Treedom: per Natale regala…un albero

Triskel182

radici

Ritornare alle radici: queste parole e questa filosofia sembrano non solo incrociare il mio percorso di vita, ma anche una tendenza che sta investendo moltissime persone, in particolar modo i digital (o tech addicted).

Ed effettivamente se parliamo di ritorno alle radici, c’è qualcuno che ha fatto delle radici (e degli alberi) un vero e proprio progetto web; parlo di Treedom, una piattaforma web nata qualche anno fa per sensibilizzare utenti e opinione pubblica sul tema dell’ecologia e della sostenibilità.

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Giornata mondiale del suolo: «Il suolo in Europa non è ancora bene comune»

Triskel182

giornata-del-suolo-recuperato

430 organizzazioni chiedono una nuova Direttiva europea con la petizione #SALVAILSUOLO.

Oggi è la Giornata mondiale del suolo dei promotori della Ice – Iniziativa dei cittadini europei “People4soil” rivolgono a tutti un invito: «Immaginate una nazione di medie dimensioni, come l’Ungheria, il Portogallo o la Repubblica Ceca. Ora immaginate l’intera area di quella nazione ricoperta da cemento e asfalto: è grossomodo la superficie di suoli agricoli che negli ultimi 50 anni è stata “consumata” da insediamenti e infrastrutture nei 28 paesi dell’Unione Europea. Il suolo continua ad essere consumato a una velocità allarmante, nonostante la crisi che affligge il settore delle costruzioni in molti Paesi. Ogni anno, 1000 km2 di aree coltivate vengono cancellate da nuovi edifici».

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Un movimento a pedali

comune-info.net, 22/11/2016

La nuova rivoluzione può venire semplicemente da questa alternativa mattutina: prendo l’automobile o la bicicletta?

Didier Tronchet, Piccolo trattato di ciclosofia

Dai primi anni Novanta in poi, negli Stati Uniti e in Europa, abbiamo assistito a un enorme aumento quotidiano degli spostamenti in bici. Le ragioni e le conseguenze sono numerose e tutte significative. Nello stesso arco di tempo, mentre la Cina dismetteva il suo paradiso delle biciclette, in molte città statunitensi, europee e sudamericane spuntava dal nulla la Critical Mass, un allegro appuntamento di ciclisti, senza uomini al comando, che si trovano quasi per caso a percorrere tutti la stessa strada, lentamente, al centro della carreggiata e in strade trafficate.

Si raduna ancora in molti luoghi, la Critical Mass. Più o meno una volta mese ma sembra aver perso per strada un po’ di smalto e forse anche un po’ della sua magia. C’è chi se ne duole ma buona parte dei partecipanti ritiene invece che quanto seminato nell’immaginario di tante persone abbia già cominciato a germogliare in modi diversi e a trasformare la vita e i territori, ben oltre i recinti tematici della mobilità. Panta rei, tutto scorre. A saper guardare, per dirne una, proliferano i gruppi che fanno a meno di leader o altre linee di comando come delle continue rivendicazioni rivolte a un potere superiore, quello dello Stato, ad esempio, per scegliere invece di mettere in atto in autonomia e subito i cambiamenti auspicati. Una politica radicata nella vita di ogni giorno. Si tratta di persone che si ribellano non chiedendo ma facendo, o magari pedalando.

Con la Critical Mass non inoltriamo petizioni al governo, non chiediamo riforme, non facciamo domande, vogliamo solo poter realizzare un mondo che per il resto del mese ci limitiamo a sognare.

Chris Carlsson

Sognare sì, anche perché le due ruote restano il mezzo di trasporto più popolare per chi vive ai piani bassi della società, infatti la maggior parte dei ciclisti del pianeta vive tuttora nelle township dell’Africa, nelle periferie dell’America Latina e negli slum dell’Asia. La bici unisce a modo suo quei continenti, non li divide. Erano piani bassi quelli del dopoguerra romano neorealista raccontati da Ladri di Biciclette, lo sono oggi gli indiani sikh dell’Agro Pontino o i migranti di Rosarno, come lo restano quelli delle bici più arrugginite che percorrono le piste di terra etiopi o quelle usate dai pescatori dell’Estremo Oriente. Ci piace ricordare, però, anche le bici delle staffette partigiane, per certi versi i piani bassi della Resistenza.

Ma in quali scenari si situano i cambiamenti che può favorire oggi un utilizzo sempre maggiore della bicicletta? Prima di tutto c’è da difendersi dalle reazioni dell’industria automobilistica e delle corporation dell’estrattivismo e del petrolio, che potrebbero essere anche scomposte, imprevedibili e violente. Poi c’è da rendere sempre più evidenti le ragioni per scegliere i pedali e le proprie gambe come agenti del movimento nella vita di ogni di giorno. Spiega Ivan Illich in Elogio della bicicletta:

La bicicletta richiede poco spazio. Se ne possono parcheggiare diciotto al posto di un’auto, se ne possono spostare trenta nello spazio divorato da un’unica vettura. Per portare quarantamila persone al di là di un ponte in un’ora, ci vogliono … dodici [corsie] se si ricorre alle automobili, e solo due corsie se le quarantamila persone vanno da un capo all’altro pedalando…

Si tratta di proteggere anche la propria autonomia da ogni forma di dominio: con la bicicletta, aggiunge Illich, “si diventa padroni dei propri movimenti senza impedire quelli dei propri simili”.

La sfida più grande, per gli uomini e le donne che vanno in bici, rimane però quella di restare in movimento e di restare un movimento. Scrive ancora Carlsson, in uno degli articoli raccolti in questo quaderno:

Fate attenzione a una futura integrazione e sussunzione da parte dei ricchi, dei costruttori e dei loro amici politici. Oggigiorno, andare in bicicletta è un tipo di movimento sociale, ma domani sarà solo un modo per spostarsi… a meno che non uniamo la bici a un’agenda più estesa che cambi la logica della crescita infinita, di un mondo basato sulla mercificazione dell’uomo e della sua creatività, e della riduzione della natura a “risorsa” (…) Un’agenda più profonda si nasconde dietro le nostre turbinanti ruote, ma può sfuggirci abbastanza facilmente se lasciamo spazio al più ristretto buon senso di coloro che non riescono a vedere negli alberi una foresta, che non riescono a vedere che andare in bici non è altro che un passaggio verso una più ampia trasformazione di come possiamo vivere insieme

Scarica subito il quaderno “Un movimento a pedali” (edizioni Comune), al costo simbolico di 1,5 euro

È possibile inviare il contributo proposto (1,5 euro) via paypal oppure con un bonifico (in questo secondo caso, appena lo avete effettuato scrivete adamministrazione@comuneinfo.net). Grazie

Questo è l’iban:

Versamenti sul: c/c bancario dell’associazione Persone Comuni
IBAN IT58X0501803200000000164164; Banca Pop. Etica, Roma;
causale donazione “Un movimento a pedali”

INDICE DEL QUADERNO

INTRODUZIONE

La bicicletta serve a vivere insieme Comune

Ma come freni… Non è possibile” Rotafixa

PENSARE

Quando andare in bici era cool C. Carlsson

Mai più altri 20 anni di Critical mass Rotafixa

La ciclofficina e le candele Chiara Sozzi

Città e biciclette Alfredo Bellini

Andiamo a piedi e in bicicletta Raffaele Basile e Luca Madiai

Le metropoli autogrill Fabrizio Bottini

La rivoluzione comincia in strada Chris Carlsson

GRIDARE

E tutto per una stupida auto Bicisnob

Niente Motor Show: 10 motivi per rallegrarsi Michelangelo Alimenti

La bicicletta è una matita Marco Boschini

La bici da cross di Amy Liz Smith

La bambina con la bicicletta e la pace Saverio Tommasi

La trappola delle piste ciclabili Paolo Bellino Rotafixa

FARE

Bike to school. Lettera alla giunta Anna Becchi

Ero un automobilista Michelangelo Alimenti

Penne, quaderni, zainetti e biciclette Bikeitalia.it

Ripartire dalle ferrovie abbandonate Domenico Finiguerra

La vecchia ferrovia, autostrada delle bici Maria Rita D’Orsogna

Andare a 30 all’ora, per cambiare la città Luca Cirese

Slow, saring, low cost, dalla bici al bus Alessandra Magliaro

Bloccare il traffico non basta più Domenico Finiguerra

Cicliste della luna, ribellarsi pedalando Maria G. Di Rienzo

Le polveri sottili siamo noi Marco Boschini

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In volo sull’Antartide

Un iceberg tabulare vicino alla costa dell’Antartide occidentale, il 27 ottobre 2016. (Mario Tama, Getty Images)

internazionale.it, 21/11/2016

L’operazione Icebridge è la più grande indagine aerea condotta dalla Nasa sui ghiacci polari della Terra. Nell’arco di sei anni gli scienziati hanno studiato le variazioni annue dello spessore del ghiaccio marino, dei ghiacciai e delle calotte nelle zone artiche e antartiche.

L’obiettivo della missione è quello di prevedere la reazione dei ghiacci polari ai cambiamenti climatici e il conseguente innalzamento del livello del mare.

Alla fine dell’operazione Icebridge, la Nasa e l’università della California di Irvine hanno concluso che i ghiacciai dell’Antartide occidentale si stanno sciogliendo a una velocità mai registrata finora. Lo scioglimento dei ghiacciai è una delle conseguenze principali del riscaldamento globale.

Tra ottobre e novembre del 2016 durante l’operazione in Antartide, Mario Tama, fotografo dell’agenzia Getty Images, ha accompagnato i ricercatori della Nasa.

Altre foto QUI (cliccare sulla foto per la gallery).

Una parte della calotta glaciale antartica vista da un aereo della missione, il 31 ottobre 2016. (Mario Tama, Getty Images)

Una parte della calotta glaciale antartica fotografata da un aereo durante l’operazione Icebridge, il 28 ottobre 2016. (Mario Tama, Getty Images)

Un ricercatore a bordo di un aereo dell’operazione Icebridge, il 27 ottobre 2016. (Mario Tama, Getty Images)

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Ferrara, città delle biciclette… e le altre perché no?

di Manuel Massimo – bikeitalia.it, 21/11/2016

Avere un contesto urbano che favorisce l’uso della bicicletta può essere decisivo per far sviluppare la ciclabilità sul proprio territorio: Ferrara l’ha dimostrato negli anni, con azioni volte a creare migliori condizioni per pedalare e un’attenzione per le due ruote che affonda le sue radici molto lontano, se si pensa che la prima ciclabile ferrarese risale al 1908 e che la diffusione della bici è sempre stata alta in quel di Ferrara.

Circa un terzo dei ferraresi utilizza quotidianamente la bici
: un mezzo di trasporto ideale per spostamenti entro i 10 km, soprattutto dove le strade pianeggianti rendono il tutto ancora più agevole. Ma le ciclabili da sole non fanno i ciclisti, a incidere sul numero di persone in sella è anche la percezione che si ha della bici da parte dell’amministrazione e degli stessi cittadini: il legame tra bici e Ferrara è forte e si è rinsaldato nel tempo.

La prima iniziativa, di carattere cicloturistico, risale al 1995: l’introduzione della Bicicard, una tessera che permetteva ai turisti di lasciare la propria auto in un parcheggio apposito e di prendere a noleggio una bicicletta gratuitamente, di entrare nei musei civici senza pagare il biglietto, di usufruire di sconti per mostre e pernottamenti in hotel nonché agevolazioni in ristoranti e negozi convenzionati.

Sempre nel 1995, Ferrara entra a far parte del circuito europeo Cities for Cyclists (città per i ciclisti). Il network ha come obiettivo di promuovere la bicicletta come parte integrante del traffico urbano. Il provvedimento più importante, quello che ha permesso di dare impulso al “sistema-bicicletta” ferrarese, è stato senza dubbio l’istituzione dell’Ufficio Biciclette nel 1996, rimasto per anni l’unico in Italia.

Qualche tempo fa avevamo intervistato Gianni Stefanati, il Bicycle Manager della città di Ferrara, e i concetti espressi riguardo ai risultati raggiunti come amministrazione e al continuo lavoro da fare per mantenere alto il livello di ciclabilità oggi restano validi. La rete ciclabile in sede propria, con percorsi radiali e interconnessi, si sviluppa all’esterno della cinta muraria al cui interno è racchiusa la città storica: qui Ferrara dispone di un’ampia area a ciclabilità diffusa quasi del tutto priva di piste ciclabili.

Questa condizione, comune a molte realtà italiane, invita a riflettere: che cosa manca a decine di città simili – con popolazione compresa tra 100 e 150mila abitanti – per diventare più bike friendly? Perché per spostamenti quotidiani inferiori ai 10 km in moltissime realtà urbane il mezzo più utilizzato è l’automobile in modalità 1:1 (dove cioè chi guida è l’unico occupante del veicolo, ndr)? Quali azioni bisogna intraprendere per dare un’impronta ciclabile alle altre città d’Italia?

Ciascuna realtà geografica ha caratteristiche proprie
, ma il dato che le accomuna tutte è la presenza delle auto e la loro considerazione sulle strade: incentivare la circolazione delle auto, alla lunga, impoverisce il territorio e crea un effetto-domino dove le conseguenze negative – come l’inquinamento e l’incidentalità stradale – impattano sulla società peggiorando la qualità della vita. “Pensare ciclabile” significa sottrarre spazio alla mobilità insostenibile a motore con azioni mirate per chi sceglie di spostarsi pedalando.

Ferrara può rappresentare un modello per indurre altre realtà comunali a diventare sempre più a misura di bicicletta: non a caso la rete Cittainbici.it – che collega gli Enti locali che in Italia che hanno attivato un Ufficio Biciclette, a oggi 29 – è coordinata dalla città di Ferrara e gestita tramite l’Agenzia della Mobilità (AMI Ferrara).

Negli ultimi 20 anni le azioni-a-pedali di Ferrara sono state molteplici: la Carta della Bicicletta nel 1997, l’approvazione del Biciplan nel 1998, l’avvio del sistema “C’entro in bici” nel 2004 per l’utilizzo gratuito di biciclette pubbliche da parte dei pendolari; campagne mirate per la sicurezza dei ciclisti e per il contrasto ai furti di bici; nel 2013 collocazione di ContaBicy sulle ciclabili di accesso alla città storica per monitorare passaggi/frequenza dei ciclisti. E tante altre presenti sul sito dedicato ferrarainbici.it.

Se è vero che Ferrara sta lavorando con attenzione da 20 anni su questo tema e può contare su una popolazione incline a pedalare e un territorio pianeggiante, è vero anche che “volere è potere” e che le altre amministrazioni locali sono chiamate a fare la loro parte per considerare la bicicletta come un mezzo di trasporto da valorizzare in ogni ambito: una scelta che ripaga in ogni senso. Provare (e pedalare) per credere.

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Come ti tampono i caramba…

Alla doppia curva la macchina dei carabinieri che apre la strada ai corridori rallenta e per non tamponarla il gruppo al completo ruzzola a terra, lanciando una serie di improperi all’indirizzo dei militari, che proseguono indisturbati lungo il percorso come nulla fosse. Virale in Ree, con centinaia di migliaia di condivisioni, questo incidente avvenuto tre settimane fa durante una corsa dilettantistica ad Avetrana, in provincia di Taranto

Qui il video

http://www.youreporter.it/video_Avetrana_carabinieri_lenti_asfaltano_ciclisti_boom_di_clic

 

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Parte il progetto “Cremona a tutela dell’ecosistema del Po”

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Sta per partire il progetto “Cremona a tutela dell’ecosistema del Po” di cui vi avevo parlato qui.

Il progetto aiuta a ripensare e riprogettare la conversione ecologica del territorio, una priorità non più rinviabile, ed è rivolto ai cittadini, alle associazioni, agli insegnanti e agli amministratori.

Le lezioni del primo modulo cominceranno il 16/12/2016.

Adesioni entro il 30/11/2016, scrivendo a ecopoaclicremona@gmail.com.

Gli insegnanti devono indicare anche l’istituto scolastico di appartenenza.

Scarica il programma in pdf.

Scarica il pieghevole in pdf.

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Sono Laura, ho 14 anni e faccio il 9a

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Lungo il Naviglio Grande

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Il Naviglio Grande è stato realizzato intorno al 1177 e reso navigabile nel 1272, prende acqua dal Ticino dall’altezza di Lonate Pozzolo (Cascina Tornavento), scende fino ad Abbiategrasso e da qui devia verso Milano, fino alla Darsena. E’ privo di conche, per la sua realizzazione è stato infatti sufficiente sfruttare la pendenza naturale del terreno.

Su queste acque sono passate le merci più svariate, dai prodotti agricoli al marmo di Candoglia utilizzato per il Duomo di Milano, e lungo le sue rive sono state costruite le ville di campagna di nobili famiglie milanesi. Su wiki potete trovare la storia del Naviglio.

Di articoli che parlano della ciclabile lungo il Naviglio ce ne sono parecchi, sia su cartaceo che on line (per esempio qui), quindi non sto a ripetere le stesse cose. Vorrei però riportare alcuni spunti e curiosità legati ai miei “giringiro” fra la presa sul Ticino e Abbiategrasso, dato che ho abitato in zona per alcuni anni e qui ci venivo spesso, sia per fare pedalate tranquille sia per chiudere l’anello con percorsi sterrati nel Parco del Ticino o per delle manifestazioni podistiche.

Il tratto fra Tornavento e Turbigo

Quando l’ho percorso io, questo tratto era praticamente senza acqua. Onestamente non so in che periodo dell’anno venga tenuto asciutto, però è interessante percorrere questo tratto perché si passa vicino alla vecchia dogana austriaca (zona Tornavento, dove c’è un centro parco) e si arriva fino alle bocche di presa sul Ticino.

Il Naviglio e il Canale Industriale

Nel tratto fra la presa sul Ticino e Turbigo il Naviglio è affiancato da un canale artificiale realizzato degli anni venti ad una quota più elevata rispetto al naviglio. Questo canale “ospita ” alcune centrali idroelettriche, quella appena a sud di Vizzola Ticino è molto particolare per le strutture di scarico dell’acqua, che sembrano quasi gli scivoli di un parco acquatico.

All’altezza di Turbigo l’acqua viene reimmessa nel Naviglio.

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Sfioratore centrale elettrica lungo il Canale Industriale

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Opere idrauliche all’altezza di Vizzola Ticino

Nella zona di Vizzola inoltre è bello scorrazzare in mtb lungo le rive del Ticino.

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Il Ticino nei pressi di Vizzola

Il Canale Industriale e il Villoresi

Per un lungo tratto Villoresi e Canale Industriale corrono paralleli, ed è seguendo le alzaie di questi canali che si arriva al Ticino e, da qui, a Sesto Calende e al Lago Maggiore. E’ la zona di Malpensa (per fortuna il rombo degli aerei si sente poco, a differenza di Turbigo, più a valle, che è proprio sotto la rotta di atterraggio), della pista di collaudo della Pirelli, di Caproni (quello degli aerei). Per chi fosse…interessato, Villa Caproni viene utilizzata per ricevimenti, soprattutto matrimoni.

Zona di boschi, che proseguendo verso Nord porta al lago Maggiore passando nei pressi di Golasecca: vi ricordate qualcosa delle lezioni di storia, o meglio di preistoria, delle elementari?

Il Naviglio e il cinema

“Ma che bella giornata”, una scena del film

Se avete visto il film di Checco Zalone “Che bella giornata” avete notato un canale, un ponticello, le ciminiere di una centrale termoelettrica. Parte delle riprese sono state infatti realizzate a Turbigo.
Anche la casa in cui sono state girate alcune scene, tra cui quella della cena all’aperto, sono state girate in una casa molto particolare che si trova lungo il naviglio, nei pressi di Cuggiono.

Kayak!

Prima citavo la centrale di Turbigo. Obiettivamente, è un obbrobrio. Questo catafalco con alte ciminiere bianche e rosse, in un contesto decisamente gradevole, dove natura e opere umane hanno saputo ben integrarsi, è decisamente un pugno nello stomaco. Però in corrispondenza di questa centrale ci sono…le rapide!

Allora: il naviglio qui compie un salto. C’è un piccolo sbarramento che crea una forte corrente che viene sfruttata dagli appassionati di canoa. Si ritrovano sull’Alzaia con le loro canoe per remare controcorrente in questi pochi metri di canale.

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Castelletto di Cuggiono

Robecco e la cuccagna

A Robecco sul Naviglio la classica cuccagna ha una sua declinazione alternativa. Non bisogna arrampicarsi, ma camminare su un palo orizzontale installato sul naviglio, e chi cade si fa una bella nuotata (e l’acqua è freddina). L’iniziativa viene organizzata generalmente a inizio settembre, ma eventi analoghi si svolgono anche presso altri centri della zona (ad esempio a Boffalora, in occasione della festa patronale)

Cassinetta e il consumo di suolo

Cassinetta di Lugagnano ha fatto scuola.

Ha resistito, in piena bolla immobiliare e pre-Expo, alle pressioni dei costruttori, grazie anche, e soprattutto, ad un sindaco lungimirante che ha prima fatto rinascere il borgo e successivamente, in scadenza di mandato, ha proposto un PGT a consumo di suolo zero, stravincendo le elezioni successive.

Domenico Finiguerra è infatti un ambientalista e insieme alle comunità della zona si sta battendo da anni contro un collegamento stradale di cui nessuno comprende l’utilità, e che andrebbe ad insistere su terreni ricadenti nel Parco del Ticino, a ridosso di aziende agricole che fanno del biologico e del recupero di colture dimenticate il loro punto di forza. In questa zona si produce infatti la farina “11 grani antichi”: ad un convegno ho assaggiato un pane preparato con questa farina e cotto ne forno a legna… beh, io una cosa così buona non l’avevo mai assaggiata…

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Cassinetta di Lugagnano (la casa ideale)

Vedi anche

Reportage dal sito viagginbici.com

ABBIATEGRASSO SESTO CALENDE: alla scoperta dell’hinterland milanese

Abbiategrasso – biforcazione con Naviglio di Bereguardo

ABBIATEGRASSO SESTO CALENDE: alla scoperta dell’hinterland milanese

Cassinetta di Lugagnano

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Il treno del foliage

di Dominella Trunfio – greenme.it, 03/11/2016

E’ definita come la ferrovia più panoramica d’Italia perché guardando fuori dal finestrino, lo spettacolo è assicurato e in questo periodo autunnale anche il foliage.

Se avete voglia e tempo di immergervi tra i colori del bosco, saltate a bordo del treno del foliage, sulla linea Vigezzina-Centovalli che attraversa la Valle Vigezzo, detta anche Valle dei pittori e che collega Piemonte e Canton Ticino in Svizzera, tra le Alpi e il Lago Maggiore.

Tra settembre e novembre, l’atmosfera è davvero magica: un tripudio di colori tinteggia boschi, paesini e valli illuminati dalla stagione più suggestiva dell’anno.

Non rimane che salire su uno di questi trenini bianchi e blu, chi invece vuole viaggiare con la fantasia può perdersi in questi splendidi scatti.

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