i trek degli altri

Escursione Anello del Tracciolino

Dato che il Tracciolino è nell’elenco delle “cose da fare”, lo ribloggo così non mi perdo i riferimenti… 😉

AGENDA DEGLI APPUNTI

Nel territorio tra la Val Codera e la Valle dei Ratti si trova il sentiero del tracciolino, una spettacolare opera di ingegneria che io e Claudia abbiamo deciso di andare a scoprire in un caldissimo sabato di fine luglio

Costruito negli anni trenta [del vecchio millennio, nda] il sentiero del tracciolino è lungo 10 chilometri e si sviluppa lungo il fianco della montagna all’altezza costante di 920 metri s.l.m..

anello del tacciolino novate mezzole verceia 7 Uno dei tratti “all’aperto” delle gallerie scavate nella roccia sul tracciolino. Un vero spettacolo!

Collegamento tra le dighe della Valle dei Ratti e della Val Codera, il tracciolino in se è un “sentiero” abbastanza monotono, se non fosse reso un pelo più interessante da:

  1. le spettacolari gallerie scavate nella roccia e comprese tra la diga della Valle dei Ratti ed il sentiero che scende a San Giorgio
  2. il panorama mozzafiato del quale si può godere cammino facendo
  3. la diga della Valle dei Ratti

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Anello del Resegone

Più di uno spunto per qualche escursione nel Lecchese…

NB. La salita ai Piani d’Erna via Rifugio Stoppani l’ho fatta in inverno, con le ciaspole, e non è malaccio.

Al Resegone sono salita una volta sola, partendo da Morterone, ma non ricordo assolutamente che giro ho fatto…

AGENDA DEGLI APPUNTI

Una inaspettata “conquista” per me e Claudia: la cima Carminati sul Monte Resegone

Per molti magari potrebbe sembrare ovvio salire sul Resegone, ma per noi, che non siamo assolutamente dei provetti “alpinisti” ne tanto meno ci consideriamo degli esperti trekkers, è stata proprio una bella soddisfazione arrivare su in cima. Proprio come ci diceva un ragazzo trovato lungo il nostro cammino.

Ma cominciamo dal principio

Da quando è che mi sono trasferito per lavoro nel varesotto, ho spesso sentito parlare del Monte Resegone.

Negli anni poi, ho appreso che per moltissimi bustocchi el Resegun [insieme alle Grigne, nda] è una di quelle montagne che una volta nella vita almeno bisogna arrampicarsi lassù, fosse l’ultima cosa che si fa.

Poi ho conosciuto Claudia e anche lei si è aggiunta a quella schiera di persone che varda là el Resegun che montagna. La vedi? Lì, vicino alle Grigne, a…

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15 Sentieri Partigiani

Itinerari storico-escursionistici nell’Appennino Reggiano

www.sentieripartigiani.it

Questo libro è un invito a camminare sui sentieri dei partigiani, un invito a uscire dalla vita consueta e a mettersi in cammino. Lentamente, un passo dopo l’altro, scoprire lo splendido scenario dell’Appennino reggiano e il tesoro della storia antifascista.

Solo tornando sui luoghi di queste storie si può comprendere quel desiderio di guistizia che ha spinto i partigiani a combattere. Ascoltare i luoghi per capire la scelta di divenire partigiano, le sofferenze che essa ha comportato, la paura della morte, le speranze di un futuro diverso, fatto di uguaglianza. Un sogno da costruire con la forza della ragione e della solidarietà che nasceva da un gruppo di uomini e donne liberi.

Dopo l’8 settembre 1943 i primi partigiani solirono in montagna per organizzare la resistenza armata contro l’occupazione nazista tedesca e contro i fascisti italiani. Fino alla Liberazione, fino al 25 aprile 1945, furono 20 mesi duri. E la montagna seppe accogliere chi cervava una nuova vita, con un contributo tanto generoso quanto determinante.

Nel 1992 si tenne la prima edizione di quello che sarebbe divenuto poi un appuntamento fisso sui nostri monti. Da allora ogni anno la camminata dei Sentieri Partigiani, organizzato da Istoreco, raccoglie un successo sempre maggiore: saliamo anche noi dopo ogni 8 settembre in montagna, per camminare insieme ai testimoni partigiani, per ascoltare le loro storie durante i momenti di sosta, per discutere di ieri e di oggi, per goderci quella natura che allora li ha accolti e che fa oggi da sfondo al nostro tornare in quei luoghi.
Da questa esperienza nacque dieci anni fa una prima piccola guida, subito esaurita. Oggi, con questa nuova pubblicazione storica-escursionistica. vogliamo rimettere a disposizione di tutti uno strumento aggiornato per (ri)scoprire i luoghi dell’Appennino reggiano e la memoria che essi custodiscono.

La sezione di soli 15 itinerari è dovuta a motivi editoriali. Per ogni approfondimento sulla Resistenza nell’Appennino reggiano si rimanda alle opere citate in bibliografia. Questa nuova guida non è che una proposta dei tanti sentieri possibili ancora da fare!

Avvertenze

Presentiamo in questo volume 15 sentieri che toccano solo alcuni di quei luoghi dell’Appennino reggiano teatro della lotta di Resistenza al nazi-fascismo – nel più ampio contesto della Seconda Guerra Mondiale – e delle vicende ad essa legate. Sono solo ipotesi di percorsi che si lasciano aperte a variazioni, interpretazioni, aggiunte, sovrapposizioni. Tante quante la vostra creatività e curiosità vorranno proporre.
Vogliamo offrire una guida per tutti. Nella scelta dei tracciati abbiamo privilegiato la chiarezza, tenendo conto della fattibilità, e del mutamento – a tratti radicale – del territorio. La descrizione escursionistica e le informazioni turistiche di supporto hanno così lo scopo di facilitare il più possibile il percorso.

Si è cercato di creare sentieri ad anello dove partenza e arrivo combacino; quando ciò non è stato possibile abbiamo proposto luoghi d’inizio e fine serviti dai bus di linea, in modo da poter sfruttare i mezzi pubblici per il ritorno. Data la lunghezza impegnativa, alcuni sentieri prevedono anelli a intersezione che possono essere svolti nella loro interezza oppure singolarmente, in autonomia gli uni dagli altri. Potrebbe essere la scusa per spezzare un sentiero lungo in due parti, sostando per un pernottamento in una delle tante strutture ricettive segnalate.

Ogni sentiero è legato a un tema e diviso in cinque parti. La prima prevede informazioni d’avvicinamento: i principali luoghi che si andranno a toccare, durata e difficoltà, profilo altimetrico e carta con riferimenti iconografici d’orientamento e storici. Seguono una descrizione del percorso, con indicazioni escursionistiche e storiche, una memoria costituita da testimonianze legate ai luoghi percorsi e una scheda storica legata al tema del sentiero. Alcune informazioni turistiche di ristorazione e pernottamento completano l’intinerario. Le cartografie che corredano ogni sentiero sono indicative: è sempre consigliato avvalersi di bussola e specifiche mappe, come:
> Appennino Reggiano, carta escursionistica 1:25.000 in tre fogli, Geomedia-Regione Emilia Romagna-CAI, 2009;
> Carta dei Sentieri e Rifugi, fogli n. 14, 15, 16, Firenze, Multigraphic.

La scala delle cartografie presenti su quello libro è 1:56.250, il lato di ogni quadrato del reticolo misura 2 km.

I riferimenti segnalati nelle descrizioni escursionistiche possono subire variozioni a distanza di tempo; le durate sono indicative. Le condizioni ottimaliper intraprendere i percorsi proposti si ritrovano nei mesi estivi, per l’ampia durata di luce e l’assenza di ostacoli come umidità e guadi difficoltosi dovuti all’ingrossarsi dei corsi d’acqua, pioggia, neve e gelo.
Fra le tante regole non scritte ci teniamo a ricordare di portate a valle i vostri rifiuti e più generale il rispetto per i luoghi attraversati.

Buon cammino.

Altre testimonianze su:
www.resistance-archive.org

Informazioni generali su:
www.istoreco.re.it

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La nuova vita di Alan

Un giorno, mentre sto “cazzeggiando” (termine tecnico) su internet, mi arriva una notifica da un gruppo g+ che seguo. Il titolo del post, relativo ad un trek nel Lagorai, mi incuriosisce: io di solito vado in Val di Fassa, ma il Lagorai, che è nella vicina val di Fiemme, non lo conosco per niente.

Clicco sul link. Si apre una pagina, e la prima cosa che mi colpisce, più che le montagne, è il logo AIDO su un pannello segnaletico.

Io sono una donatrice AIDO (o meglio, una potenziale donatrice) e i miei genitori, in tempi diversi, sono stati nello staff del gruppo AIDO locale (mia mamma è tuttora presidente), quindi il tema della donazione in casa mia è… “di casa”. Incuriosita, comincio a navigare nel sito, una volta tanto interessata più al gestore del sito che alle escursioni in montagna descritte nelle pagine.

E la storia che scopro è una di quelle che ti scombussolano dentro. E’ la storia di una doppia vita, la vita prima e la vita dopo.

In mezzo, un trapianto.

Ecco la storia di Alan.

Personalmente mi sento in dovere di dover inserire nella mia autobiografia, due Biografie, una per il “pre” e una per il “post” Trapianto.

Mi chiamo Alan e sono nato a Trento il 27 ottobre 1984 all’Ospedale San Camillo da genitori entrambi trentini, con parto naturale.

Appena nato dopo poco più di un mese vengo ricoverato all’ospedalino a Trento per problemi di fegato, ero giallo, gonfio, non avevo appetito e quindi, dopo qualche mese sono stato trasferito all’ospedale di Padova nel reparto di Gastroenterologia presso la Prof.ssa Zancan per accertamenti più dettagliati sul mio stato di salute.

Dopo vari studi mi diagnosticano il Deficit di Alfa 1 antitripsina, disordine genetico che per una combinazione del 50% di possibilità vado a incontrare già dalla tenera età…

Inizia una vita fatta di visite, dottori, ospedali, una vita da “malato”. La tenera età non mi consente di potermi lamentare, le problematiche che incontro durante il periodo neonatale sono relativamente poche.
La vita però va avanti, frequento asilo, elementari, medie e superiori cercando di condurre una vita normale, ma così non è, le limitazioni sono tante, troppe per un ragazzo che sta iniziando a vivere la sua adolescenza, non poter far sport non mi aiuta a socializzare e a poter confrontarmi con i miei compagni,  ma con determinazione riesco ad arrivare fino ai 14 anni, i tempi del motorino, delle prime compagnie.

Un “bel” giorno succede il “patatrack”, la pipì rossa….. è Panico!!! Non riesco a parlarne con nessuno, neanche con gli adulti, ho paura, dentro di me mi convinco del fatto che da li a pochi giorni il tutto si sarebbe risolto.

Un giorno vengo colto in flagrante, si accorgono del mio problema e mi portano in ospedale con urgenza.

Successivamente mi viene diagnosticata una Glomerulo-nefrite membranoproliferativa, una malattia renale per la quale ho dovuto sottopormi a un trattamento Dialitico (Emodialisi) piuttosto intensivo.

Qui inizia uno dei periodi più duri della mia vita, a 14 anni, non poter più fare neanche il poco che mi piaceva, costretto in un letto d’ospedale con 3 trattamenti di Emodialisi da fare a settimana…

Il morale è sotto terra, ansia e panico sono all’ordine del giorno, ricordo ancora il mio pensiero più ricorrente “Quando andrò a casa?”…

Un giorno… l’encefalopatia… che in poche parole è l’accumulo di sostanze tossiche nel sangue che il fegato non riesce a eliminare e che causa coma epatico, in cui se non vieni trattato subito con i mezzi più appropriati vai incontro a morte certa.

Fortunatamente a Trento i medici del reparto di Nefrologia mi hanno salvato, e dopo 12 ore di lotta contro la morte, riapro gli occhi e intorno a me trovo i miei famigliari più cari, la mia amata nonna Letizia, il mio zio Emilio e la mia mamma. Bei brutti momenti !!!

L’encefalopatia è il punto di non ritorno, successivamente l’Ospedale di Trento prende contatti con la Clinica Universitaria di Padova e dopo attente valutazioni, con un’ambulanza vengo trasportato al Policlinico Universitario dell’Ospedale Civile dove la dott.ssa che mi seguiva fin da piccolo mi ha fissato una visita specialistica un pò particolare.

Quella visita cambiò per sempre la mia vita…

In un mese e mezzo di Ospedale a Padova eseguo tutti gli esami necessari per il Trapianto, penso di non aver mai fatto così tanti esami, invasivi o meno, una sorta di Check-Up completo di tutto il mio corpo, atto a valutare le mie possibilità di sopravvivenza al Trapianto e la mia predisposizione all’accoglimento di due nuovi organi. Il fegato e il Rene.

Il 22 maggio 2000 il telefono di mia madre squilla, è sera, sono circa le 18.00.

Poco dopo mia madre entra in camera e mi dice “Alan prepara il pigiama!”.

Verso le 20.00 siamo a Padova, un chirurgo viene a prelevarmi circa 20, 25 provette di sangue, il quale verrà utilizzato per tutte le analisi necessarie al Trapianto.

Entro in sala operatoria il 23 maggio 2000 alle ore 06.00 e ne esco alle 22.30 dello stesso giorno.

Da qui in poi potrei scrivere un’altra Biografia, quella che descrive la vita da Trapiantato di Organi, ma preferisco non farlo, perché in questo piccolo spazio sul web voglio raccontare le esperienze sportive con immagini e racconti che testimoniano che una vita dopo il Trapianto è possibile e anzi, è un dover sfruttare e goderne a pieno, per te stesso e per chi col suo sacrificio di vita ti ha donato una seconda chance.

Vigolana trail, passaggio a 35km

Nella sua nuova vita Alan va in montagna. O meglio: partecipa ad escursioni impegnative, fa ghiaccio, partecipa a gare Ultratrail. Le sue escursioni le racconta sul suo blog, TRANSPLANT SPORT. Il sito però non è solo il diario di bordo di un giovane appassionato di montagna, è anche uno strumento per parlare di emodialisi e trapianti. Uno strumento di supporto a pazienti in attesa di trapianto o già trapiantati e, soprattutto, di sensibilizzazione nei confronti dei potenziali donatori.

Cima Tosa – Canalone Neri

Per chi volesse sapere qualcosa in più su Alan:

Blog: TRANSPLANT SPORT

Mail: alan.cattincosso@gmail.com

Facebook: https://www.facebook.com/alan.deslucca

Garmin: http://connect.garmin.com/profile/alancattin

Alan in vetta… con maglietta

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Il database del pellegrino misterioso

Tutti i cammini d’Europa online! L’incredibile database del pellegrino misterioso

Il Pilgrim Routes Database raccoglie (quasi) tutte le vie di pellegrinaggio del Vecchio Continente. Ed è stato realizzato da Peter Robins, di cui non si riesce a scoprire nulla…

di Andrea Mattei – running.gazzetta.it, 01/03/2017

Ci sono, ovviamente, la Via Francigena e il Cammino di Santiago, la Via degli Dei e il Cammino di San Benedetto. Ma anche percorsi meno noti, come il Cammino della Luce, che unisce Aquileia a Roma, e la Ruta de la Lana, che taglia la Spagna da nord a sud. Poi si possono scoprire tracciati non solo inattesi ma anche dai nomi impronunciabili: la Svatojakubská cesta na jižní Moravě in Repubblica Ceca e la Südostbayerischer Jakobsweg in Germania, per fare giusto due esempi.

In poche parole: tutti i cammini d’Europa che possiate immaginare, e anche quelli che non vi verrebbero mai in mente, li trovate in un unico luogo virtuale creato da un misterioso introvabile personaggio. È il Pilgrim Routes Database, una fantastica raccolta di link a tutti (o quasi tutti) i percorsi del Vecchio Continente messi insieme da tal Peter Robins, personaggio schivo e diffidente, che ha compiuto ovviamente questo grande lavoro sul web, ma che dal web si tiene scrupolosamente alla larga, lasciando pochissime tracce di sé. Di lui si sa che è un pellegrino e studioso inglese che vive nella parte di Chester City chiamata Boughton, più precisamente a Spital Boughton: ha fatto questo incredibile lavoro di ricerca ma non si sa su quante di queste vie abbia camminato. Chi, anni fa, riuscì a rintracciare un suo indirizzo mail e gli scrisse ricevette una risposta categorica: mi spiace, ho troppo lavoro da fare per potermi occupare di quello che mi chiede. Fine.

Forse non proprio un bel carattere. Ma di certo ci lascia un database da cui attingere a piacimento, per sbizzarrirci a scegliere o sognare il nostro prossimo cammino in giro per l’Europa. E per questo lo dobbiamo ringraziare.

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Tor des Géants 2016, il video

Il video della settima edizione del Tor des Géants, la gara di trail running vinta da Oliviero Bosatelli e Lisa Borzani e che, dall’ 11 al 18 settembre 2016, ha infiammato la Valle d’Aosta.

planetmountain.com, 26/09/2016

Poco più di quattro minuti, per rivivere tutte le emozioni del Tor des Géants. Una gara, estenuante quanto bella, attorno alle montagne oltre i 4000 metri di quota della Valle d’Aosta, vinta da Oliviero Bosatelli e Lisa Borzani, completata da altri 444 finisher e supportata da oltre 2000 volontari.

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Rotolando verso Sud

Due ragazzi, Jessica e Fabio.

Due zaini, 2 paia di scarponi.

Un paese, l’Italia, da percorrere da Nord a Sud. A piedi.

In data 12/08/2016 hanno scritto sul loro blog, Viandanti di Sogni:

Dopo 1902 chilometri e 113 giorni on the road siamo giunti alla meta!

Eccoci arrivati! Siamo all’Isola delle Correnti, dove le onde del Mar Ionio si mescolano e scontrano con quelle del Mar Mediterraneo: il punto più a sud d’Italia!

Non possiamo descrivere cosa ha significato per noi raggiungere questo luogo magico…tutta la fatica, la paura e le difficoltà che abbiamo incontrato lungo il cammino sono state ripagate.

Per chi non lo sapesse l’obiettivo iniziale era Palermo, ma strada facendo abbiamo deciso di optare per il punto più a sud, seguendo il nostro motto “rotolando verso sud”! E possiamo dire che è stata la scelta giusta, l’emozione provata è stata incredibile.

A freddo cercheremo di fare il punto della situazione ed esprimere quello che questo viaggio ci ha trasmesso. Per ora ci godiamo il successo e ci prendiamo qualche giorno di meritato riposo!

Il punto più a sud del Sentiero d’Italia

Se volete sapere qualcosa di più su di loro, sul loro viaggio e sulle storie delle persone (vieggiatori e “local”) che hanno incontrato lungo il cammino visitate il loro sito.

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La Via dei Santuari

Le Cinque Terre sono uno dei luoghi della mia infanzia. Questo articolo, rubato spudoratamente a Liguria Social Trip, parla dell’aspetto meno conosciuto di questi luoghi, ovvero il sentiero di monte, che tocca 5 luoghi di culto cari agli abitanti del posto.
Un piccolo consiglio: io ho pernottato in un paio di occasioni a Soviore. La vecchia foresteria è stata adattata ad albergo-ostello, gestito da suore (che però qui praticamente non si vedono). Le camere sono spartane, ma almeno si riesce a pernottare ad un prezzo abbordabile (traduco: quello che si paga in Trentino per un tre stelle lo si paga qui, ma visti i prezzi in paese…). Spero che nel frattempo non abbiano cambiato la cuoca, qui ho sempre mangiato bene. Essendo a 400m la sera fa fresco anche in estate.

Le Cinque Terre dall’alto: La via dei Santuari

Vi state chiedendo: come apprezzare le Cinque Terre a pieno, senza confondermi con l’orda di turisti che affollano bar e ristoranti?
Dall’alto della via dei Cinque Santuari, vera e propria Via Crucis percorsa dai credenti nelle ricorrenze annuali, lo spettacolo sui borghi è mozzafiato. A ognuno dei cinque paesi delle Cinque Terre corrisponde, un Santuario. Sono cinque, alti, sembrano fortezze inespugnabili che da lassù vogliono sfidare il mare.
Un sentiero tra terra, mare e cielo al di fuori dai flussi turistici, percorrere questo itinerario nato nel segno della fede vuole dire immergersi in una Liguria autentica e segreta.
Di quella Liguria devota al culto di Maria, punto di riferimento per i contadini impegnati in un’agricoltura eroica, e per i marinai che potevano trovarne conforto dal mare. Testimonianza di un antico passato in cui i borghi marinari facevano parte della diocesi di Luni.
Alcuni studiosi sostengono addirittura la via dei Santuari, ricalchi il percorso di una via di comunicazione risalente all’Età del Bronzo (1800 – 900 a.C.), della quale renderebbero testimonianza i menhir di Volastra e di Tramonti attribuiti ad una antica civiltà ligure.

Tappa n. 1: Soviore (Monterosso) – Reggio (Vernazza)

Il santuario di Soviore: Il Santuario di Soviore è infatti il più antico della Liguria. L’oggetto di culto, qui, è una Pietà lignea risalente al Medioevo. La leggenda racconta che la prima chiesa fu edificata nell’VIII secolo, quando un prete, guidato da una colomba, trovò nel terreno una Pietà lignea, lì sepolta un secolo prima dagli abitanti della zona fuggiti per paura dell’arrivo delle truppe di Rotari.
Dal santuario di Soviore (Monterosso) al santuario di Reggio (Vernazza): Partendo da Soviore si sale lungo la strada Levanto-Pignone, fino all’inizio del sentiero 8/b. Lasciata la carrozzabile si scende fino a superare il torrente Mulinaro, si prosegue per la Capanna Ricchetto per poi scendere ancora lungo la Costa Mesorano. Ancora un breve tratto in piano e si raggiunge la strada che collega Vernazza alla Foce Drignana. Da qui, un breve sentiero porta al sottostante Santuario della Madonna di Reggio. La mulattiera si snoda tra vigneti e uliveti fino a raggiungere il piazzale del santuario circondato da alberi secolari.
Santuario di Nostra Signora del Reggio (Vernazza): Nascosto all’ombra di alberi monumentali, tra cui un leccio plurisecolare, si venera l’immagine di una Madonna Nera con bambino detta “l’Africana”, dipinta, secondo la leggenda, da San Luca. L’edificio, enorme e possente, conserva ancora la facciata romanica delle origini, risalenti al 1284. All’esterno cercate la bella fonte custodita in una grotta artificiale.

Tappa n. 2: Reggio (Vernazza) – Nostra Signora delle Grazie (San Bernardino – – Corniglia)

Santuario di Reggio al Santuario di Nostra Signora delle Grazie: Si sale lungo la strada che porta alla Foce Drignana fino a incontrare il sentiero 8/a. All’altezza di Muro Superiore si incrocia la strada che porta al piccolo abitato di San Bernardino, in cui sorge il Santuario di Nostra Signora delle Grazie.
Il piccolo edificio ha l’aspetto di una chiesa di campagna. Al suo interno si venera una tela raffigurante la Madonna coi santi San Bernardo e San Bernardino da Siena. La leggenda vuole che originariamente al posto dell’attuale costruzione ci fosse una cappella fondata dallo stesso San Bernardino, che qui veniva a pregare.

Tappa n. 3: San Bernardino (Corniglia) – Volastra (Manarola)

Dal Santuario di San Bernardino al santuario di Nostra signora della Salute: si prende il sentiero n. 7 fino a raggiungere il piccolo abitato di case Fornacchi. Da qui si ci si incammina sulla carrozzabile in direzione Riomaggiore. Al bivio si percorre il sentiero n. 6/d dal quale si gode una vista mozzafiato su Corniglia e Manarola, e si arriva a Volastra dove sorge il Santuario di Nostra Signora della Salute.
Questo Santuario risale al XX secolo e mantiene tutt’ora la sua semplice e chiara struttura romanica.

Tappa n. 4: Volastra – Montenero (Riomaggiore)

Dal santuario di Nostra Signora della Salute (Volastra) al santuario di nostra Signora di Montenero (Riomaggiore). Da Volastra si prende il sentiero n. 6, lo stesso che scende verso Manarola, fino a incontrare la Strada dei Santuari, qualche centinaio di metri prima del bivio che porta al paese. Da qui ci si incammina lungo la carrozzabile e si raggiunge un ampio tornante verso il sentiero n. 3a.
Santuario di Nostra Signora di Montenero (Riomaggiore): La comunità di devoti si riversa ogni lunedì di Pentecoste per portare in processione l’immagine votiva custodita all’interno. Il Santuario ha origini antiche e la sua fondazione si deve al ritrovamento di un’icona bizantina che divenne meta di pellegrinaggio. Tra tutti i santuari, questo è il nostro preferito. Un atrio verde dal quale si può abbracciare con lo sguardo tutta la costa. Il vento che soffia nei giorni di fine estate, riempie di libertà e pace l’animo. Lontano dal caos dei borghi, lontano dal rumore della civiltà, qui rimane il silenzio ed il mare.
Periodi consigliati: primavera, autunno o primissima estate.
Controllare la percorribilità dei sentieri sul sito ufficiale.
Equipaggiamento escursionistico (no sandali), acqua.
Godetevi l’autenticità delle cinque terre!
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PERUn Viaggio

Vi avevo già raccontato la storia di Andrea Devicenzi

Ecco, il 25 luglio partirà per l’INCA TRAIL. Ecco una intervista tratta dal sito dedicato a questa avventura.

Per un viaggio senza limiti: obiettivo Machu Picchu

Andrea Devicenzi, campione paralimpico di Paratriathlon, si sta preparando per una Grande avventura. Il 25 luglio partirà per il Perù, per affrontare una sfida che lo porterà a scoprire i propri limiti.

1.200 chilometri in mountain bike da Lima e Cusco e 4 giorni di trekking, con stampelle e zaini per raggiungere il sito archeologico di Machu Picchu.

Dove nasce il progetto “Inca Trail 2016” ?

Nasce dal desiderio di visitare uno dei luoghi più misteriosi della terra: Machu Picchu. Già da diversi anni ho un particolare interesse per questo sito sul quale mi sono documentato in abbondanza; più leggo e guardo filmati, più mi convince la sua straordinarietà, di come possa essere stato costruito migliaia di anni fa.
Mesi fa, ritrovandomi con Stefano Mattioli dopo alcuni anni – con lui ho condiviso l’avventura estrema in India sulla strada carrozzabile più alta del mondo, raggiungendo la vetta del Kardlung La a 5.602 metri – intenzionati entrambi nell’intraprendere un’altra avventura simile, abbiamo iniziato a parlarne. Spunta il Perù come meta; qualche giorno per verificare quale potesse essere un programma particolarmente sfidante, ed ecco che nasce l’idea dell’“Inca Trail 2016”.

Machu Picchu è un luogo mistico… che significato ha per te questo viaggio?

Come detto prima, sono particolarmente colpito dalla straordinarietà di questo sito. Non nascondo di credere anche alle teorie più bizzarre su ciò che si racconta. Credo nella presenza di altre vite nell’Universo nel quale, solamente nel nostro sistema solare, esistono oltre 4 miliardi di stelle. Credo in modo ancora più profondo alla legge di attrazione e all’energia che tutti possediamo, ma che forse non riusciamo ad utilizzare. Non vedo l’ora di essere davanti a queste costruzioni di cui ancora oggi non ne è spiegata la costruzione. Ci sono alcune parti di questi muri da cui si può percepire l’energia che emanano. Sarebbe stato nostro desiderio poter dormire almeno una notte in cima a Machu Picchu, ma in modo legale purtroppo non lo si può fare, perciò abbiamo deciso di rimanere solamente le ore che l’organizzazione del trekking ci concede.

L’impresa è decisamente impegnativa, come ti stai preparando?

La mia preparazione per questa avventura ha ricalcato per lo più quella del 2010, quando mi preparai per il Raid in India. La prima fase, quella invernale, rimane pressoché identica a quella di tutti gli anni, in cui prediligo il lavoro sull’agilità ed il così detto “fondo”. Quest’anno avevo in programma la partecipazione ad alcune gare di triathlon, perciò in primavera gli allenamenti si sono suddivisi sui tre sport di questa specialità, nuoto, bici e corsa. Nuoto, ottimale per allungare la muscolatura, la bici per aumentare la potenza e la corsa, che io svolgo con le stampelle non utilizzando nessuna protesi, utile per la fase di trekking.
Purtroppo, un grave incidente a maggio, in piena attività, ha compresso tutto questo, bloccandomi per circa 20 giorni, facendomi così rinunciare a queste gare e costringendomi a dedicarmi esclusivamente al Perù.
Perciò, inizio lunghi allenamenti in bici intervallati da quelli a piedi, senza correre, ma cercando di aumentarne sempre di più la durata. Ora, ad un mese dalla partenza, i lavori specifici danno spazio a lunghe pedalate in cui è fondamentale mantenere il cuore ad una certa frequenza il più tempo possibile. Purtroppo, abitando in piena Pianura Padana, mi è difficile allenarmi in quota per acclimatarmi prima della partenza.

Quali sono le aspettative ?

Prima di partire per l’India, nel 2010, non conoscevo l’importanza di vivere il nostro traguardo ancora prima di raggiungerlo. Ora, grazie al percorso di crescita personale e agli strumenti appresi per diventare Mental Coach, sono consapevole di quanto sia importante visualizzare ciò che vorremo realizzare e raggiungere. Nel corso di tutti questi mesi, centinaia di volte, mentre leggevo, guardavo filmati o mentre mi allenavo, visualizzavo ed immaginavo di essere su quelle strade, immaginando, nel modo più reale possibile, di esserci. In questi anni ho potenziato questa tecnica ed utilizzandola spesso ha accresciuto di molto le mie aspettative. Mi godrò ogni metro, perché son convinto che ad ogni curva ci sia qualcosa di particolare e meraviglioso ad aspettarmi.
In tutte le persone con cui ho parlato in questi ultimi mesi, raccontando il progetto, cambiava la luce nei loro occhi, come si emozionassero al solo sentirne parlare, perciò, cosa sarà esserci realmente?

Quale sarà la chiave vincente per avere successo in questa impresa?

Godersi ogni momento, consapevole di essere immersi in un sogno realizzato. La squadra, che è formata solamente da me (affronterò l’avventura in autosufficienza, senza jeep al seguito), sarà fondamentale per superare tutti i momenti di difficoltà, che sono certo non mancheranno. Penso che proprio in quei momenti sarà fondamentale riscoprire tutto il lavoro fatto nei mesi precedenti, con le visualizzazioni, gli allenamenti, i sacrifici, il consenso della famiglia e tanto altro. Lo faccio per lavoro, ma prima di questo l’ho provato più volte nei vari ambiti della mia vita e la testa, son sicuro, giocherà un ruolo fondamentale.

Per seguire l’Inca Trail

Sito web

facebook

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Sulle orme della storia

Valfurva – Sulle orme della storia

Dal 6 al 10 luglio “In viaggio sulle Orobie” toccherà le cime della Valfurva e i luoghi della Grande Guerra. Giornalisti, alpinisti, musicisti e fotografi in cammino per riflettere su passato e presente tra incontri, letture e persino concerti. E quest’anno il viaggio si fa anche social.

welfarenetwork.it, 03 Luglio 2016
Trekking, storia, cultura e gastronomia. La quarta edizione di «In viaggio sulle Orobie» porta nello zaino un po’ di tutto questo sulle cime della Valfurva, in luoghi simbolo dell’alpinismo, che furono anche teatro alla Grande Guerra, di cui quest’anno si celebra il Centenario.

Un ben assortito e variegato gruppo di escursionisti, guidato dalla guida alpina Giulio Beggio, seguirà le tracce della memoria lungo un itinerario immerso in uno dei paesaggi montani più suggestivi d’Italia. Un’occasione per ricordare le ferite del passato, ma anche per meditare su quelle dei nostri giorni. Dal 6 al 10 luglio 2016 la comitiva toccherà i rifugi Forni, Branca, Pizzini e V Alpini, che, assieme al Casati, sono autentici simboli per chi ama le terre alte. Si camminerà e ci si fermerà a pensare: il programma prevede conversazioni, letture, spettacoli e persino concerti che si terranno di volta in volta nelle mete raggiunte. Quest’anno il Viaggio sarà anche “social”: tappe e contenuti saranno condivisi attraverso la piattaforma Garmin Adventure (http://adventures.garmin.com/it-IT/) e la app Orobie Active (http://appitaliane.it/iphone-ipad/viaggi/orobie-active-ddqdxni.html).

La comitiva sarà composta da figure e sensibilità volutamente diverse, proprio per cercare di cogliere a fondo le numerose sfumature della montagna. Con il grande alpinista Mario Curnis e le guide Hervé Barmasse e Marco Confortola ci saranno il giornalista Lorenzo Cremonesi, l’ex sciatrice Deborah Compagnoni, il professore di filosofia Dimitri D’Andrea, il medico e alpinista Annalisa Fioretti, il direttore dei programmi di Radio Popolare Claudio Agostoni, il dirigente e viaggiatore bergamasco Stefano Viganò, l’alpinista e progettista elettronico Gian Pietro Verza, il fotografo e giornalista Umberto Isman, il musicista Martin Mayes, la documentarista Alessandra Locatelli, l’attore Stefano Panzeri, la giornalista e blogger Simonetta Radice. A “sfamare il gruppo” penserà lo chef orobico Michele Sana, che cucinerà i pasti basandosi sugli ingredienti poveri ma sostanziosi delle razioni del soldato, reinterpretate anche dagli studenti di Taste, il ristorante didattico dell’Istituto Alberghiero di iSchool.

“Cucinerò due diversi piatti rappresentativi per ogni rifugio. Uno salato e un dolce – svela lo chef Michele Sana – Le parole chiave su cui lavorerò saranno sicuramente rispetto, in memoria di una situazione meno piacevole della nostra, e semplicità. Gli ingredienti utilizzati saranno sicuramente poveri come quelli forniti nel rancio al fronte. Carne in scatola, verdure, gallette; per i più fortunati cioccolato. Il vino era poco e l’arrivo di alcool in trincea lasciava presupporre un’imminente azione di guerra. È interessante pensare che i soldati si improvvisavano cuochi per sé stessi, cucinando con mezzi di fortuna come scatolette vuote o addirittura elmetti capovolti”.

Ma tutti, a modo loro, daranno un contributo originale durante le soste nei rifugi, tra riflessioni e performance.“Attraverso dibattiti e interviste, suoni e sapori, il viaggio servirà a rinnovare, se mai ce ne fosse bisogno, l’amore per la montagna, custode di emozioni che appartengono alle nostre più profonde radici” sottolinea Pino Capellini, direttore della rivista Orobie, che organizza il viaggio con il contributo di Fondazione Credito Bergamasco, Italcementi group, Oriocenter e, in collaborazione con Garmin Italia, il Collegio delle Guide alpine lombarde, l’Unione bergamasca Cai, l’agenzia Spiagames e numerose realtà€ locali, tra cui il Comune e la Pro Loco di Valfurva, la Comunità montana dell’Alta Valtellina, i rifugi Forni, Pizzini, V Alpini, lo Sport Hotel di Santa Caterina Valfurva e il Cai Valfurva. Preziosa, in particolare, la collaborazione con il Parco dello Stelvio, che organizzerà escursioni aperte a tutti fino ai rifugi toccati dal Viaggio.

“Un viaggio importante perché parla di montagne, rifugi e soprattutto di Prima Guerra Mondiale – sottolinea Marco Confortola -. Attraverseremo una zona che era la prima linea del conflitto: le tracce lasciate sui luoghi sono ancora ben evidenti. E’ ancora possibile vedere trincee, reticolati, gallerie e certi cannoni talmente pesanti che più nessuno è riuscito a spostare. Questi resti fanno toccare con mano il significato della storia, sarà una grande emozione per coloro che parteciperanno. Il racconto dell’avventura, inoltre, costituirà uno straordinario documento sulla montagna”.

“Sarà una bella opportunità per tutti – conclude il medico e alpinista Annalisa Fioretti – . Credo che sia una bella occasione per far conoscere la montagna italiana. Ho bazzicato a lungo l’Himalaya, ma sono sempre più convinta che le cime più belle siano le nostre. Avrò anche la possibilità di parlare del mio progetto “Tor-vagando for Nepal”, a metà fra alpinismo e azione umanitaria, che ha l’obiettivo di raccogliere fondi per il post terremoto. Inoltre, come medico, mi sento di dire che la montagna vale sempre più come terapia, sia fisica che mentale. Raggiungere obiettivi con fatica, immersi nella natura, permette di migliorare la propria forza interiore”.

Per i dettagli: www.orobie.it

Categorie: escursionismo, i trek degli altri, iniziative | Tag: , , , , , , | Lascia un commento

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