Articoli con tag: inquinamento

(In)civili

Un viottolo inesplorato lungo un giro super collaudato.

Diamo un’occhiata

E giù dall’argine di Adda, verso il fiume. Si, so più o meno dove si sbuca… Ma non ci sono mai andata, quindi…

E, soprattutto, lo faccio ora che la strada è in buone condizioni, prima che si sminchi causa irrigazioni massicce e letame gettato ad minchiam. Ma chissà se in fondo ci sono problemi, dato che qualche settimana fa il fiume era salito di livello…

Supero il primo filare di alberi, arrivato al secondo “parcheggio” la MTB. Scendo la massicciata a protezione dell’ansa del fiume. Ben nascosti fra robinie, ortiche e sabbia, i massi affiorano, qua e là.

Ecco, un po’ di acqua c’è ancora sopra al livello normale del fiume, e i gorghi creati dalla corrente fanno un po’ impressione, soprattutto perché fanno rumore, dove smuovono gi arbusti che spuntano dall’acqua bassa.

Crotta d’Adda

L’abitato di Crotta si affaccia dalla ripida scarpata, sulla quale si vedono i nastri bianchi che delimitano il percorso della gara di XC organizzata per il 1°maggio. Attraccata, si vede una barchetta che ricorda quella dei cartoni animati…quella guidata dalla nonnina canterina, con Tweety che cinguettava nella gabbietta e Silvestro che le tentava tutte per raggiungere l’ambita preda.

Sullo spiaggione in ombra, all’interno dell’ansa, alcuni pescatori intenti a manovrare le canne.

Adda, verso la foce nel Po

Tutto bello, vero?

No, per niente.

Abbasso lo sguardo.

Una bombola del gas, di quelle grosse. Dubito possa essere stata trascinata lì dalla corrente, soprattutto perché accanto c’è un sacco della spazzatura pieno di piatti di plastica, e un congruo numero di lattine di Bavaria vuote. Capisco che il materiale trascinato dalla corrente tenda ad accumularsi nei punti dove la riva è bassa, ma che “casualmente” i resti di un pic nic finiscano tutti nello stesso punto, sacco pieno aperti compreso, mi sembra poco verosimile.

Sorpresa #1

Sorpresa #2

E schifezze simili se ne trovano ovunque, sacchi pieni abbandonati nei fossi lungo la provinciale, bottiglie di plastica che si accumulano nei navigli in corrispondenza di grate e sifoni, residui di ogni tipo nei campi coltivati, per non parlare delle TV abbandonate nei fossi a 20m dall’ingresso della piazzola ecologica (si, visto pure quello).

Ma cosa vi costa riportarvi a casa quello che vi siete portati appresso? Meno di quello che vi è costato portarlo lì, visto che ora è vuoto. Servono obblighi, divieti, multe, vigli sguinzagliati in orari poco urbani armati di blocchetto contravvenzioni (cosa improponibile per i piccoli comuni)? Non dovrebbe bastare un po’ di testa?

A questo punto spero che si moltiplichino iniziative come quello del sindaco delle Isole Tremiti, che, dopo aver visto le analisi relativi alle microplastiche presenti nel mare dell’arcipelago, ha vietato l’impiego di stoviglie usa e getta. Ma dovremmo andare oltre, affrontare la realtà e abbandonare l’usa e getta, la plastica, i contenitori non biodegradabili i non riutilizzabili.

Ma senza usare la testa non si va da nessuna parte. Senza l’educazione e il rispetto dei beni comuni siamo condannati.

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Polvere (e altre schifezze)

I tiggì parlano di Cremona, ma non per i violini o per la Pomì.

Ne parlano perché è prima. Il primo capoluogo lombardo ad aver esaurito il bonus polveri sottili per l’intero 2017. Peccato che siamo solo a metà febbraio.

Fantastico…

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Indice di Qualità dell’Aria, aggiornamento 20/02/2017 – da Arpa Lombardia

A quando interventi seri ed organici a livello nazionale, e soprattutto validi per tutta la Pianura Padana, finalizzati ad abbattere le emissioni?

Vi riporto qui il comunicato stampa di Legambiente (per il pdf integrale clicca qui).

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Di smog si muore

di Piercarlo Bertolotti – Presidente FIAB Cremona

welfarenetwork.it, 29/01/2017

Un Ambiente sano è alla base di una popolazione in buona salute. L’OMS ha recentemente dichiarato che una morte su 4 è causata dall’inquinamento ambientale, e a farne la spesa sono soprattutto bambini ed anziani. Nel triste elenco fornito dai dati ARPA, Cremona è tra le città più inquinate d’Italia.

Fondamentale, quindi, parlare di mobilità sostenibile, ovvero di quelle modalità di spostamento in grado di diminuire gli impatti ambientali, sociali ed economici del trasporto pubblico e privato.

Con l’adozione di un Biciplan, la volontà di dotarsi di un PUMS, il nuovo piano della sosta e la prossima realizzazione di quattro piste ciclabili, cofinanziate da un bando regionale, che permetteranno finalmente di avere quei percorsi caratterizzati dalla sicurezza e dalla continuità, l’amministrazione di Cremona è sulla buona strada. Il mix ottimale dato incentivando il trasporto pubblico, favorendo lo sviluppo della pedonalità (pedibus scolastico, aree pedonali), lo sviluppo della mobilità ciclistica (bike to work e logistica merci in ZTL) ha dato buone risultati in parecchie città vicine a noi, quindi perché non continuare e, magari, osare di più?

Insistere sull’apertura di una ZTL, già perforata da centinaia di passaggi inutili in ogni ora del giorno e perseverare nella correlazione “meno auto in centro = meno affari per i commercianti” rappresenta una visione ancorata al passato e che non fa bene alla città. La città è delle persone e se le persone fanno fatica a vivere la città per mancanza di spazi, sarà solo una lenta agonia.

Ci domandiamo se questa è una ZTL che funziona e che risponde agli obiettivi istituzionali per i quali è stata costituita (tutela del patrimonio storico e architettonico del centro, dei turisti e dei pedoni, riduzione della congestione e dell’inquinamento, ecc…) oppure, vista la situazione, non sarebbe più onesto coniare una nuovo acronimo e chiamarla ZTM Z(ona a Traffico Motorizzato)?

La bicicletta fa bene alla salute ed è amica del commercio. Recenti studi hanno dimostrato che nelle attività commerciali situate lungo una rete ciclabile sviluppata ci sono stati incrementi nelle vendite superiori al 45%. Il commercio, lo sappiamo bene, non gode di buona salute, ma sappiamo anche che la capacità e lungimiranza imprenditoriale è quella che, nella storia, ha sempre saputo ribaltare a proprio favore una crisi, ed è per questo che siamo profondamente convinti che proprio lo smog possa essere un’occasione per ripensare al rapporto coi propri clienti e trasformare un problema in un’opportunità.

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Le 10 città più inquinate in Italia per pedalare

Complice il bel tempo (qui al Nord, intendo) ad inizio anno si ricomincia a parlare di inquinamento atmosferico. Riporto quindi questo articolo. Ha circa un anno, ma dubito che nel frattempo sia cambiato molto…

di Riccardo Tempo – urban.bicilive.it, 17/12/2015

Nel frattempo, noi vi riportiamo la classifica delle dieci città italiane più inquinate secondo i dati dell’Istat (usciti a novembre 2015) riguardanti il 2014 e, a breve, ritorneremo con altri articoli pertinenti questa tematica, su tutti l’impiego delle mascherine antismog contro i fumi tossici.

Intanto vi consigliamo di comprare una maschera dal marchio EN 149 (norma europea sull’efficienza minima filtrante), di cui troverete tre categorie diverse: FFP1 (efficienza filtrante minima del 78%), FFP2 (del 92%) e FFP3 (del 98%).

Quali sono le 10 città più inquinate in Italia?

Abbiamo suddiviso la classifica in due tronconi, basandoci sui parametri del PM₁₀ e del diossido di azoto (conosciuto anche come biossido di azoto). Nei due capitoletti successivi, oltre alle tabelle sui rispettivi valori, troverete una breve spiegazione tecnica su entrambe le sostanze.

Vista di Frosinone, città medaglia di bronzo al valor civile, prima per inquinamento da PM₁₀ (credit Wikipedia)

Le 10 città più inquinate in Italia secondo i valori di PM₁₀

Il PM₁₀ (Materia Particolata, dall’inglese Particulate Matter) rappresenta una delle frazioni in cui è suddiviso il particolato, cioè l’insieme delle sostanze sospese nell’atmosfera. Queste particelle microscopiche hanno un diametro aerodinamico uguale o inferiore a 10 µm (micrometri), corrispondente a dieci millesimi di millimetro.

Il PM₁₀ e le altre tipologie di polveri sottili derivano sia da processi naturali (erosione del suolo, eruzioni vulcaniche…) sia da processi legati alle attività umane (su tutte la combustione) e possono causare effetti cancerogeni, come provato dalla comunità scientifica internazionale.

L’Unione Europea ha emanato la direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria in Europa, attuata il 13 agosto 2010 anche in Italia grazie al Decreto Legislativo 155/2010, che stabilisce il valore massimo per la media annuale di PM₁₀ in 40 µg/m³, il valore massimo giornaliero in 50 µg/m³ e il numero massimo di 35 giorni fuori soglia durante un anno.

Purtroppo, i valori sopraccitati vengono spesso superati ma, visto il numero dei cittadini italiani favorevoli all’uso della bici, degli spostamenti a piedi o sui mezzi pubblici in perenne aumento, siamo convinti che i piccoli (a volte anche grandi) miglioramenti avvenuti in qualche realtà non siano frutto del caso.

Comuni N° max di superamenti della media giornaliera di 50 μg/m 3 Valore massimo della concentrazione media annua (in μg/m 3 )
Frosinone 110 46
Torino 94 40
Alessandria 86 38
Vicenza 77 36
Benevento 75 33
Cremona 71 37
Lodi 71 37
Milano 68 26
Cagliari 65 41
Palermo 64 44

Confrontando questi dati rispetto a quelli del 2013, denotiamo come (nonostante i valori restino critici in parecchie città) ci sia stato un miglioramento climatico in numerose località. Napoli, per esempio, è passata da 120 a 40 giorni oltre i limiti consentiti, Milano da 81 a 68, Verona da 79 a 43, Venezia da 74 a 66 e Padova da 68 a 59, mentre sono peggiorate Roma (da 41 a 43), Palermo (da 34 a 64) e Cagliari (da 35 a 65).

Frosinone e Torino, in testa a questa triste classifica, hanno comunque migliorato i propri dati.

Brescia, “Leonessa d’Italia” e patrimonio dell’UNESCO, prima per inquinamento da diossido di azoto (credit Luca Giarelli / CC-BY-SA 3.0)

Le 10 città più inquinate in Italia secondo i valori del diossido di azoto

Il diossido di azoto (NO₂) è un gas dall’effetto cancerogeno, che manifesta i propri effetti soprattutto sulle vie polmonari e viene prodotto in maggior parte dai motori diesel.

Osservando la tabella sottostante, si noti come Torino e Palermo siano gli unici due capoluoghi a mantenere la top ten rispetto a quella precedente. Sono state riportate solamente le 23 città in cui sia stata superata la soglia per la protezione della salute umana di 40 µg/m³.

foto del grafico sull'inquinamento da diossido di azoto nelle città italiane secondo i dati Istat 2014.

Bari, Cagliari, Padova e Verona sono gli unici grandi comuni a non avere mai oltrepassato i limiti, mentre Milano e Salerno hanno fatto registrare i numeri peggiori sul superamento della soglia fissata per la media oraria (200 µg/m³) di diossido di azoto, rispettivamente in 64 e 42 occasioni contro un massimo di 18 consentito.

Per maggiori informazioni, visita il sito Istat (Istituto nazionale di statistica) e leggi il rapporto “Qualità dell’ambiente urbano – Fattori di pressione”.

Per saperne di più sulla classificazione delle sostanze cancerogene, visita il sito IARC (International Agency for Research on Cancer).

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Qualità ambiente urbano, Ispra: ecco come combattere (davvero) l’inquinamento atmosferico

Triskel182

qualita-ambiente«L’obiettivo di rispettare i livelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità sembra lontanissimo». In un anno 91.050 morti premature legate a 3 inquinanti.

Il XII rapporto sulla Qualità dell’ambiente urbano, un tomo da poco meno di mille pagine appena pubblicato dall’Ispra, osserva la situazione ambientale del Paese analizzando in dettaglio quella dei 116 capoluoghi di provincia sparsi lungo lo Stivale: qui risiede una minoranza (circa il 30% degli italiani, oltre 18 milioni di persone), ma il punto d’osservazione rimane privilegiato. «Le città, come riferisce anche la Commissione europea, sono “causa e soluzione delle difficoltà di natura economica, ambientale e sociale di oggi”. Sappiamo – osserva nel rapporto il segretario generale Anci, Veronica Nicotra – che le aree urbane in Europa ospitano oltre due terzi della popolazione ed è qui che vengono utilizzate circa l’80% delle risorse energetiche», senza dimenticare il consumo di beni materiali e dunque di risorse naturali.

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Contaminazione ad alta quota

Triskel182

Chi non ha mai sognato di trovarsi nella natura incontaminata dell’Himalaya o delle Ande per fare una scalata o un trekking? Pochi altri posti al mondo possono vantare una neve così pura o un’acqua ugualmente cristallina. Eppure sostanze chimiche pericolose e persistenti si nascondono anche qui.

A maggio e giugno 2015, otto squadre di attivisti di Greenpeace hanno intrapreso spedizioni in aree montane e remote di tre continenti, per prelevare campioni di acqua e neve che sono poi state analizzate in laboratorio alla ricerca dei pericolosi perflorurati (PFC). Purtroppo abbiamo trovato tracce di queste sostanze, come illustra il rapporto “Impronte nella neve – I pericolosi PFC nei luoghi più remoti del Pianeta” che diffondiamo oggi. Con questa ricerca globale vogliamo attirare l’attenzione su un problema da tempo presente ma poco conosciuto e mai risolto: la presenza di sostanze invisibili ma altamente persistenti nell’ambiente.

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