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Trento Film Festival 2016

 

Trento Film Festival 2016 – il programma, i film, le serate

planetmountain.com, 14/04/2016

Dal 28 aprile all’8 maggio 2016 è in programma a Trento la 64esima edizione del Trento Film Festival dedicato alla Montagna, Società, Cinema, Letteratura. 108 i film in programma di cui 23 in Concorso. A questi si aggiungono le serate evento. Il 26 aprile l’apertura speciale al Teatro Olimpico di Vicenza con uno spettacolo teatrale dedicato a Renato Casarotto.

108 film selezionati su oltre 500 iscritti. 14 le pellicole inserite nel “Concorso – Lungometraggi” mentre sono 9 quelle inserite nel “Concorso – Cortometraggi”, indubbiamente le sezioni più importanti, quelle che concorrono alle Genziane d’oro e d’argento. A seguire tutte le altre: la sezione “Anteprime” che presenterà 4 film; le “Proiezioni Speciali” 8; “Terre Alte” 10; “Alp&Ism” 20; “Orizzonti Vicini” 10; la nuova sezione “Sesto Grado” 4; Destinazione… Cile 15, “Eurorama” 11; Natura Doc 3. A tutto questo il cartellone del 64° Trento Film Festival affianca le classiche (e sempre attesissime) serate alpinistiche e gli incontri con molti personaggi del mondo dell’alpinismo, del cinema, della cultura e dello spettacolo. E poi la 30esima edizione di Montagnalibri con tutto ciò che è stato stampato sulle Terre alte. Come sempre quello del TFF è un programma, così fitto e intenso, in cui non è semplice orizzontarsi. O meglio, in cui ognuno può trovare il suo percorso. Ma andiamo per ordine anzi per sintesi, cercando di indicare almeno le direttrici principali del cammino.

L’anteprima del 26 aprile si gioca… fuori casa. Sì, perché quest’anno il TFF si inaugura nel magnifico Teatro Olimpico di Vicenza con una serata dedicata al grandissimo alpinista (vicentino, per l’appunto) Renato Casarotto. In scena Due amori, storia di Renato Casarotto, scritto da Nazareno Marinoni e intrepretato da Massimo Nicoli per le musiche di Francesco Maffeis e la regia di Umberto Zanoletti. Inutile dire che è un’occasione assolutamente speciale.

cAPEnorth

La maratona cinematografica. S’inizia il 30 aprile e si va avanti a ritmo serratissimo fino alla fine, fino all’8 maggio. 9 giorni di proiezioni per 108 film. Impossibile citarli tutti, anche se molti sono da segnalare. Come, proprio sabato 30 aprile, la Proiezione Speciale di La glace et le ciel il nuovo film di Luc Jacquet – già premio Oscar per La marcia dei pinguini – che sarà presentato da Luca Mercalli. Da non perdere anche la proiezione de La memoria dell’acqua alla presenza del maestro cileno Patricio Guzman.

Film in “Concorso”. Per il “Concorso – Lungometraggi” cominciamo con Meru di Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi, ovvero la grande avventura vissuta sulla nord del Meru da Conrad Anker, Renan Ozturk e dallo stesso Chin. Un film pluripremiato (e presentato anche al Sundance Festival) che, insieme ad altri due lavori, Sherpa di Jennifer Peedom e K2 – Touching the Sky di Eliza Kubarska (anch’essi vincitori di molti premi) rappresenta il tema dell’alpinismo tra i film in Concorso. Infatti, Looking for Exits di Kristoffer Hengsvad, con protagonista Ellen Brennnan, esplora il mondo del volo con tuta alare. Snowman di Mike Douglas lo sci freestyle. The Great Alone di Greg Kohs (già vincitore al Film Festival di Banff 2015) è dedicato alle corse con i cani da slitta nel grande Nord. Mentre ai temi dell’ambiente e della vita in montagna sono dedicati: On the Rim of the Sky di Hongjie Xu; Drawing the tigerdi Amy Benson e Ramyiata Limbu; il film di animazione La montagne magique di Anca Damian; Andermatt – Global village di Leonidas Bieri e Behemoth il visionario film di Zhao Liang già in Concorso al Film Festival di Venezia 2015 e vincitore del Green Drop Award. Cafè Waldluft di Matthias Kossmehl tratta invece del tema più attuale di questo momento, quello dei migranti. Mentre My Love don’t Cross that River di Mo-young Yin è un inno all’amore lungo una vita e alla bellezza di vivere nella (vera) montagna. Infine, ma non certamente per ultimo, a completare la lista dei Lungometraggi in Concorso c’è l’unico film italiano: Il solengo di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, vincitore a Film festival di Torino della sezione Italiana.doc, che racconta la storia particolare, e se volete anarchica, di un uomo che sceglie di stare solo, lontano da tutti e da tutto, come un vagabondo tra i boschi. Altro tipo di esperienza (sempre italiana) è quella raccontata da Francesca Casagrande e Michel Dalle in cAPEnorth. Il corto inserito nel “Concorso – Cortometraggi” che documenta l’avventura un po’ pazza, ma soprattutto bella quanto divertente, vissuta da Henry Favre e Ludovico Botalla viaggiando da Aosta al Circolo Polare: 10.000 chilometri, tra andata e ritorno, tutti in… ape car! Altro corto italiano in gara è Limites di Giulia Landi, che in 5 intensi minuti di animazione esplora la distanza tra città e natura.

Looking for exits: conversations with a wingsuit artist

Alp&Ism, focus alpinismo. E’ la sezione che offre più titoli (20) dopo quella del Concorso. Quella dedicata agli appassionati e ai temi “alpinistici”. E l’alpinismo, i suoi protagonisti, le sue grandi salite e storie di certo non mancano. Come la traversata del Fitz Roy dei fuoriclasse Alex Honnold e Tommy Caldwell raccontata da Peter Mortimer in A Line Across the Sky, un’impresa insignita con il Piolet d’Or e un film premiato come Best Film – Climbing al Film Festival di Banff 2015. Sempre di protagonisti dell’alpinismo parla Tamara un ritratto dell’alpinista altoatesina Tamara Lunger di Joachim Hellinger e Christian Schmidt. Mentre Simone Moro in I-VIEW di Claudio Rossoni racconta il suo progetto (e il suo sogno) da elicotterista del soccorso in Himalaya che fa da specchio alla sua grande esperienza di alpinista sulle più grandi montagne. In Panaroma di Jon Herranz, la storia è quella di Edu Marin e di suo padre Francisco (62enne) alle prese con la mitica e difficile via aperta da Alex Huber sulle Tre Cime di Lavaredo. In Common threads di James Q. Martin, i protagonisti sono due assoluti campioni dell’alpinismo come David Lama e Conrad Anker. Mentre in Tom, di Angel Luis Esteban Vega ed Elena Goatelli, la storia è quella di Tom Ballard, figlio d’arte (la madre è la grandissima Alison Hargreaves) che in queste ultime stagione è salito alla ribalta con salite e uno stile del tutto personale. Sempre sul fronte dei personaggi il programma di Alp&Ism presenta dei nomi che hanno scritto la storia dell’alpinismo come: Chris Bonington – Life and climbs di Vinicio Stefanello (planetmountain.com); Jerzy Kukuczka in Jurek di Paweł Wysoczanski; il leggendario Renato Casarotto in Solo di cordata di Davide Riva; e poi Radek Jaroš, l’unico alpinista della Repubblica ceca ad aver salito tutti i 14 Ottomila, raccontato inClimbing Higer di David Čálek. Invece ad una grande montagna e a un sogno “speciale” è dedicato Cervin, Le Rêve de la Femme-Oiseau di Rinaldo Marasco e Jérôme Piguet che racconta l’esperienza di Géraldine Fasnacht e il suo tentativo di primo volo dalla cima della Grande Becca con la tuta alare. Sul versante dell’Himalaya troviamo K2 and the Invisible Footmen di Iara Lee un film importante che la regista brasialiana e attivista di Greenpeace ha dedicato ai portatori e agli sherpa, ovvero quegli uomini che da sempre rendono possibili le salite agli Ottomila e non solo. Dal canto suo Himalaya: Ladder to Paradise, di Xiao Han e Junjian Liang, documenta la formazione della prima generazione di guide alpine tibetane, come dire l’emancipazione proprio dal ruolo di portatore. Non poteva mancare il ricordo del devastante terremoto che, giusto un anno fa, ha colpito il Nepal. Himalayan Last Day di Mario Vielmo (una prima mondiale) documenta quei terrificanti e tragici momenti. Langtang di Sébastien Montaz-Rosset invece è la storia dello sky runner Kilian Jornet e dell’alpinista Jordi Tosas che lasciando perdere il progetto che avevano in corso si sono dedicati ai primi soccorsi in una Valle sperduta e isolata dalle frane provocate dal sisma. Completano la sezione il pluripremiato Citadel di Alastair Charles Lee; Sciare in salita di Chiara Brambilla. Climbing ice – The iceland trifecta di Anton Lorimer; Metronomic di Vladimir Cellier; Onekotan – The lost island di Simon Thussbas.

Le grandi serate del Festival. Detto dell’inagurazione del 26 aprile al Teatro Olimpico di Vicenza con lo spettacolo dedicato a Renato Casarotto, il 28 aprile le danze si aprono all’Auditorium Santa Chiara con quella che ormai è la “serata Messner”. Quest’anno con“South! The last trip” Reinhold Messner, per la regia di Alessandro Filippini, metterà in scena l’avventura delle avventure, quella dell’Endurance di Ernest Shackleton in Antartide di cui quest’anno ricorre il 100° anniversario. Il 30 aprile è in programma una serata dagli ampi orizzonti e soprattutto di assoluta attualità per il nostro (possibile) futuro: don Luigi Ciotti e Luca Mercalli parleranno di “Crisi ambientale e crisi etica: due facce dello stesso problema”. Altro grande appuntamento è il 3 maggio con Neri Marcorè per “Ai confini del mondo”un viaggio attraverso la Patagonia, la Terra del fuoco e le interviste impossibili a Charles Darwin e Padre De Agostini. Il 4 maggio è la volta di Marco Albino Ferraricon “Le lunghe notti. 1944: in fuga con Bill Tilman sulle Dolomiti” l’emozionante avventura, ai più sconosciuta, del grande alpinista ed esploratore che, nel 1944, da ufficiale dell’esercito britannico fu pacadutato sulle Dolomiti per aiutare la Resistenza italiana. Il 5 maggio invece è la data della prima delle due serate alpinistiche: Simone Moro e Tamara Lungersul palco del Santa Chiara racconteranno il loro alpinismo, la loro ultima grande avventura sul Nanga Parbat d’inverno ma anche il senso della cordata, della loro grande cordata. A chiudere saranno i Ragni di Lecco con Matteo Della Bordella, Luca Schiera, Matteo De Zaiacomo e Fabio Palma che, in una serata curata da Alessandro Filippini, percorreranno la storia dei Ragni partendo da tre mitiche prime salite: la Sud del McKinley di Riccardo Cassin, il Gasherbrum IV di Carlo Mauri e Walter Bonatti, il Pilastro est del Fitz Roy di Casimiro Ferrari, fino ad arrivare ai nostri giorni che li vede protagonisti.

Il paese ospite della 64ma edizione è il Cile

LA GIURIA 2016
La giuria internazionale che assegnerà le genziane d’oro e d’argento per la sezione cinematografica “Concorso – Lungometraggi” e “Concorso – Cortometraggi” è composta dal regista italiano Alberto Fasulo, dalla direttrice di festival francese Myriam Gast Loup, dal direttore della fotografia Thierry Machado, dalla cineasta e docente di cinema cilena Tiziana Panizza e dallo scalatore, sportivo e filmmaker statunitense Cedar Wright.

Info: www.trentofestival.it

Programma pdf

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Un Manifesto per la montagna

Un Manifesto (mensile) per l’alpinismo e la montagna

Domani, Giovedì 11 febbraio, in edicola con Il Manifesto un nuovo inserto, 16 pagine a colori, a 50 centesimi, dedicato all’alpinismo e alla montagna. La presentazione di Matteo Bartocci ed Eleonora Martini, ideatori del progetto “In Movimento” con Il Manifesto.

di Matteo Bertocci ed Eleonora Martini – planetmountain.com, 10/02/2016

Un omaggio alla montagna in tante sue declinazioni: esce domani, giovedì 11 febbraio, il nuovo inserto del Manifesto,“In Movimento”, dedicato all’alpinismo e alle attività open-air, in alta e bassa quota. Una monografia dedicata questo mese alle attività invernali, dal Karakorum alle Alpi e agli Appennini, fino all’Antartide, passando per le emergenze climatiche, lo sci-alpinismo e le cascate di ghiaccio.

Ideato da Matteo Bartocci ed Eleonora Martini, con la consulenza editoriale di Umberto Isman e Francesca Colesanti e la realizzazione grafica di Alessandra Barletta, l’inserto mensile di 16 pagine a colori costerà 50 centesimi e resterà in edicola anche nei giorni successivi all’11 febbraio. E’ un esperimento editoriale che nasce per passione, perché l’editoria e l’informazione sono fatti anche di questo, persone in carne e ossa che raccontano storie perché gli piacciono e perché le ritengono importanti. Ma anche per scelta politica, come dice il gioco della testata “in movimento”.

La montagna, l’alpinismo, ma più in generale lo sport, rappresentano da sempre un terreno naturale dove misurare l’essere umano, i suoi sogni, i suoi limiti. Il Manifesto si mette “in movimento” in un senso apparentemente diverso da quello, politico, al quale è più abituato chi lo conosce. E’ una scommessa editoriale e una sfida culturale oltre la solita cronaca alpinistica che pochi quotidiani finora hanno raccolto in un progetto dedicato.

Il settore della montagna è piccolo ma in crescita. La cosa più importante per noi è che il pubblico della montagna (e un domani quello di altri sport o attività) è un pubblico dinamico – brutta parola ma bel concetto -, curioso, attento, viaggiatore con le gambe e con la mente. Perciò è un inserto che in prospettiva cerca un pubblico nuovo e autonomo rispetto a quello del giornale. Che vuole parlare a tutti, anche e soprattutto ai non “montanari”, senza perdere in approfondimento e qualità per chi “le cose le sa”. E le racconteremo in tutti i suoi aspetti – dalla scalata su ghiaccio all’arrampicata, dal Nanga Parbat al “nostro” Gran Sasso. Teniamo presente che il manifesto va in tutte le edicole di Italia e di natura e montagne, per fortuna, ne abbiamo dappertutto.

Non è una monografia specializzata, ce ne sono già tante, bellissime. E’ un prodotto su carta da giornale, non patinato. Perciò la qualità dei contenuti è tutto. Mescoleremo l’occhio e la mano di giornalisti del manifesto con firme, storie ed esperienze di persone importanti, con interviste all’alpinista Daniele Nardi alla guida Anna Torretta, articoli del fotografo Damiano Levati, Marco Geri, Gianni Battimelli, del glaciologo Riccardo Scotti, le vignette di CaioComix.

Abbiamo cercato di raccontare le cose a tutto tondo, uscendo dai soliti clichè della “montagna assassina” o dell’ultima moda sulla neve. Giocando un po’ di assonanza e di contrappunto tra le varie storie in pagina. Per esempio, parlando di scialpinismo, abbiamo accostato due figure importanti ma diverse come Luca Mazzoleni oggi negli Appennini e Stefano De Benedetti sul Bianco negli anni ’80. Due modi agli antipodi di interpretare lo stesso “sport”. E sono messi uno di fronte all’altro. Non è un paragone diretto tra i due, ci mancherebbe!, è un suggerimento all’occhio del lettore. Vedere la stessa cosa da una prospettiva diversa. Che in fondo è quello che si fa quando si sale (o si scende) una montagna.

A marzo usciremo con un altro numero mensile, dedicato all’arrampicata e alla roccia. Poi, se questo progetto troverà le gambe per camminare dipenderà solo dai lettori.

www.ilmanifesto.info

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Montagna leggendaria

La Montagna Leggendaria con La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera

planetmountain.com, 28/12/2015

Da lunedì 28 dicembre 2015 è in edicola, con La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera, Montagna Leggendaria una collana dedicata ai grandi libri dell’alpinismo. Il primo titolo è Everest 1996 di Anatolij Bukreev.

Anatolij Bukreev

Per inaugurare la collana “Montagna Leggendaria” La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera hanno scelto “Everest 1996” di Anatolij Bukreev, un grandissimo alpinista russo, una leggenda dell’alpinismo (appunto) e una guida, ma anche uno dei principali protagonisti di quell’autentica tragedia, la stessa raccontata nel film Everest uscito nelle sale quest’anno, avvenuta sulla montagna più alta del mondo nel maggio del 1996. Una data che segna forse un punto di non ritorno nella storia dell’alpinismo sull’Everest. In questo libro Bukreev dà la sua versione di quegli stessi fatti raccontati da Jon Krakauer nel best seller Aria sottile. E’ un libro da leggere non solo perché è il tributo alla verità che dobbiamo a uno dei più forti scalatori degli Ottomila dei nostri tempi ma anche perché in quella notte, in cui tutto successe, Anatolij Bukreev da solo, nella tormenta, di notte, senza ossigeno, riuscì a portare in salvo tre persone.

I titoli di “Montagna Leggendaria” spaziano dalla narrativa alle uscite storiche, dagli autori stranieri a quelli italiani, dai fondamentali alle più recenti novità ed è ricca di autori famosi, a cominciare dal grandissimo trio italiano che per oltre mezzo secolo, in una eccezionale staffetta, fece guadagnare al nostro paese la leadership mondiale delle scalate: Riccardo Cassin, Walter Bonatti e Reinhold Messner: attraverso i loro scritti un largo pubblico ha potuto conoscere le emozioni più profonde di queste straordinarie avventure ad alta quota.

Seguono: “Una vita così” di Walter Bonatti, la storia di un’esistenza eccezionale e il ritratto, anche intimo e personale, di un protagonista indimenticabile; Reinhold Messner, un altro gigante della scena alpinistica internazionale, è l’autore del terzo volume “La seconda morte di Mallory”, la ricostruzione insieme documentata e romanzesca della prima conquista dell’Everest a opera dello scalatore George Mallory; “Dove la parete strapiomba”, il primo libro di Riccardo Cassin scritto nel 1958, al termine delle iniziali grandi imprese che lo hanno portato nell’Olimpo dell’alpinismo mondiale, è la quarta uscita; segue “Walter Bonatti, il fratello che non sapevo di avere” di Reinhold Messner, insieme al giornalista Sandro Filippini che narra l’incontro tra due dei più grandi alpinisti di sempre, a pochi anni dalla scomparsa del grande alpinista bergamasco.

Ogni libro sarà in vendita con La Gazzetta dello Sport e con il Corriere della Sera a 7.90 euro. Il primo “Everest 1996” è in edicola da martedì 28 dicembre. Seguono gli altri con cadenza settimanale.

Il piano dell’opera QUI.

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Auguri Reinhold

71 anni, oggi

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Auronzo, #sconfini e trincee

Ad Auronzo di Cadore, 28, 29, 30 settembre 2015

Dolomites Labfest esplora confini a ridosso delle trincee di guerra

Di Ernesto Milanesi – ilmanifesto.info, 27.08.2015

Incontri. Un lungo week end alternativo a Auronzo di Cadore. Concerto della Piccola Bottega Baltazar, spettacolo dedicato ad Alex Langer e le «biciclette danzanti»

Nives Meroi

La montagna delle trincee nel centenario della Grande Guerra, ma anche il luogo — fra terra e cielo — in cui il confine, il limite o la frontiera si stemperano. Da domani sera Auronzo di Cadore (Belluno) ospita il lungo week end della seconda edizione di #Sconfini.

È il Dolomites Unesco LabFest che nella suggestiva cornice del «patrimonio dell’umanità» propone una sorta di itinerario che spazia dalla musica al teatro, dal gusto alla riflessione, fino alla scoperta di un altro modo di vivere la montagna.

Il sipario si alza con l’originale caccia al tesoro tecnologica sul monte Piana: Geocaching con «Storie di uomini e filo spinato» per cui sono aperte le iscrizioni nel sito Internet. E alle ore 18 al cinema Kursaal di Auronzo l’inaugurazione ufficiale del festival. Nel cartellone di #Sconfini 2015, la prima giornata prevede la presentazione del libro di Marco Boato «Alexander Langer. Costruttore di ponti», mentre poi Michele Sambin e Pierangela Allegro mettono in scena lo spettacolo teatrale e musicale inedito «Segni nel tempo», dedicato a Langer a vent’anni dalla scomparsa. Sabato c’è il concerto di Piccola Bottega Baltazar in concerto con il suo laboratorio elettro-acustico che con cura artigianale lavora sulle nuove forme di musica folk. Ma anche le biciclette danzanti della Compagnia Arearea. Domenica ospiti del festival di Auronzo due «icone» dell’alpinismo: Nives Meroi che con la scalata in vetta al Manaslu nell’ottobre 2008 è una delle poche donne ad aver conquistato 11 ottomila; Maurizio Zanolla aka Manolo, uno dei pionieri dell’arrampicata libera in Italia senza tentazioni competitive. Tocca soprattutto a loro esplorare l’idea di superamento del limite, tra le crode di casa come sulle cime dall’altra parte del mondo.

Dolomites Unesco LabFest è anche l’occasione per assaggiare i piatti ed i prodotti tipici delle Dolomiti che in piazza Santa Giustina avranno la loro vetrina per tutte le tre giornate.

«Le Dolomiti sono state storicamente luogo di scontro, ma anche spazio di incontro e collaborazione, area di scambi e attraversamenti, palestra ideale per misurarsi con i propri limiti, paesaggio condizionante e ostacolo. Nel festival puntiamo ad esplorare – nelle sue molte sfaccettature – il tema del confine. Il tutto ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo, che da fronte di guerra, sono oggi uno dei simboli del Patrimonio Unesco nel mondo» anticipano alla Fondazione che organizza la manifestazione, destinata ad «emigrare» di anno in anno nelle varie province ai piedi della catena dolomitica. Ad Auronzo, intanto, è già approdato «DolomitiArtRock» a palazzo Corte Metto: è la mostra fotografica del microcosmo delle rocce dolomitiche con scatti di Bernardo Cesare. Venerdì pomeriggio il progetto viene presentato al pubblico, mentre sabato (ore 17) è in calendario un laboratorio didattico (Rocce alla Julienne), ispirato ai contenuti della mostra.

Per ogni ulteriore informazione, 0436.867395 oppure il sito Internet del festival.

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