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Turismo, meno smog e assenteismo. L’economia della bici vale 6 miliardi

Tra effetti diretti e indiretti, gli spostamenti a due ruote generano in Italia un fatturato superiore all’export del vino. La ricerca di Legambiente: chi pedala verso l’ufficio si ammala 1,3 giorni l’anno in meno rispetto agli altri. E anche questo aiuta il Pil.

di Lorenzo Salvia – corriere.it, 02/05/2017

La pedalata del mattino non è solo una tecnica di resistenza urbana, un trucco per schivare quell’incubo chiamato parcheggio e arrivare prima in ufficio. La sgroppata della domenica non è soltanto una sfida all’inesorabile pancetta, un modo per respirare il paesaggio che abbiamo intorno a noi e quello che abbiamo dentro di noi. Quando montiamo in sella facciamo girare anche la catena della nostra economia. E quando spingiamo sui pedali spingiamo pure quel numeretto che preoccupa i politici di mezzo mondo: il fatidico Pil, il Prodotto interno lordo. Gli spostamenti in bici generano in Italia un fatturato di oltre sei miliardi di euro l’anno. La pedalatori spa supera per giro d’affari l’export del nostro vino, per dire. E vale il doppio di un orgoglio nazionale come la Ferrari. Il calcolo porta la firma di Legambiente, che venerdì presenterà a Roma il primo rapporto sull’economia della bici. «In Italia — spiega l’autore Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane dell’associazione — la ciclabilità è ancora a livello adolescenziale, ma già così è capace di produrre effetti importanti. Se diventerà adulta, potremo fare molto di più».

Gli effetti diretti

Tra produzione, vendita e riparazioni, la bicicletta fa girare ogni anno in Italia oltre un miliardo di euro. Il numero dei pezzi venduto è stabile da anni, intorno al milione e mezzo. Ma il loro valore potrebbe crescere soprattutto grazie alla diffusione dei mezzi a pedalata assistita, che costano di più e quindi sul Pil incidono in misura maggiore. In Italia la vendita delle ebike non arriva al 4% del totale. In un Paese non propriamente montagnoso come l’Olanda supera il 30%. La bici elettrica consente di arruolare alla pedalata chi preferisce non faticare troppo, chi in ufficio non vuole arrivare sudato, chi magari ha una certa età. Ha aperto un mercato che prima non c’era, come tutti i prodotti davvero innovativi. Poi c’è il capitolo cicloturismo. Tra hotel, ristoranti, varie ed eventuali, i viaggiatori in bici producono in Italia 2 miliardi di euro l’anno. Molto. Ma anche poco, visto che in Germania arrivano a 9 miliardi. Sui fondamentali l’Italia è messa molto meglio: abbiamo un clima più «bike friendly», un paesaggio senza eguali, una certa tradizione a due ruote. Sono gli itinerari che mancano, anche se qualcosa si sta muovendo. Ed era ora. Il cicloturismo ha il grande pregio di portare i viaggiatori fuori dal «turisdotto» Roma-Firenze-Venezia. Non trasforma i nostri centri storici in piccole Eurodisney attraversate da carovane con il bastoncino per il selfie. Ma porta i turisti dove oggi non vanno, in quelle zone di campagna e in quei borghi che rappresentano l’Italia più bella, forse più vera. Non solo produce ricchezza ma la distribuisce meglio sul territorio.

L’impatto sulla salute

Ci sono poi ricadute più difficili da misurare ma altrettanto importanti. Se non di più. In Italia un terzo degli adulti non fa abbastanza attività fisica. Al di sotto dei 13 anni arriviamo a uno spaventoso 92%. La vita sedentaria è causa di patologie gravi come l’infarto e il diabete. L’esercizio fisico non solo è un buon antidoto. Ma è capace di combattere anche effetti collaterali come ansia e depressione. Tra diminuzione di farmaci a carico del sistema sanitario, ricoveri e altre voci, il risparmio «sanitario» generato dalla bicicletta ammonta ad altri due miliardi di euro. Poco meno di quello che spendiamo ogni anno per i ticket. Poi c’è una seconda tranche di risparmi immateriali, che vale un altro miliardo di euro. Dentro c’è il miglioramento della qualità dell’aria, visto che la bici taglia via quasi 2 miliardi di chilometri percorsi ogni anno in auto. E ancora la riduzione dei gas serra, il contenimento del rumore e anche del consumo del suolo per la costruzione di nuove strade. Poi c’è la voce a prima vista più sorprendente.

Il calo delle assenze sul lavoro

Secondo uno studio del centro di ricerca olandese Tno, le persone che vanno al lavoro in bicicletta si assentano dal lavoro meno dei colleghi che usano altri mezzi: la differenza è di 1,3 giorni l’anno. Il risultato? Le 750 mila persone che in Italia pedalano verso l’ufficio producono un risparmio di quasi 200 milioni di euro l’anno. Un terzo di quello che il governo ha appena messo sul piatto per non far chiudere Alitalia, tanto per rimanere nel ramo trasporti. Possibile? Possibile. In Islanda fanno addormentare i neonati nel passeggino davanti al portone di casa, anche se la temperatura non è esattamente tropicale. Dicono che così i loro bimbi crescono più sani. Magari esagerano. Ma un po’ di freddo (preso anche pedalando) rende il nostro corpo davvero più forte, facendo contento pure il capufficio. È per questo, non per un attacco di generosità, che in Inghilterra lo Stato aiuta chi va in ufficio in bici: con il progetto Cycle to work il lavoratore ha uno sconto sull’acquisto del mezzo mentre la sua azienda deve pagare meno contributi. In Italia, invece, chi si presenta in ufficio in bici resta un incrocio tra lo sfigato e lo stravagante.

I vantaggi non misurabili

Bob Kennedy diceva che il Pil «misura tutto, tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta». Ecco, nella bike economy ci sono anche effetti non misurabili. Una bella pedalata (rispettando i semafori e senza trasformare i pedoni sul marciapiede in birilli, please) rientra senza dubbio nella categoria. Riguarda solo gli appassionati? Certo. Ma i vantaggi non misurabili coinvolgono anche chi in bicicletta non ci va. Oggi le nostre città sono pensate per chi si muove in macchina. Riportarle a luoghi per esseri umani ci farebbe guadagnare tutti. Come diceva lo scrittore francese Andrè Billy: «L’auto è troppo veloce, il viaggio a piedi troppo lento. La bicicletta è un punto di equilibrio».

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Perché le biciclette salveranno gli italiani

di Omar Gatti – bikeitalia.it, 10/01/2017

L’ultimo rapporto Istat è impietoso: il 42,3% degli italiani sopra i 3 anni non pratica attività sportiva e quasi il 50% degli adulti si definisce sostanzialmente “sedentario”. Questa è la fotografia di un paese che diventa sempre più fermo, non solo nell’innovazione, ma anche nell’attività di tutti i giorni. Il fatto che un italiano su due viva in una condizione di ipocinesi, cioè di mancanza totale di movimento fisico, è un fattore preoccupante ed è tristemente destinato a salire.

Abbiamo app che ci permettono di fare la spesa, pagare le fatture, farci consegnare la cena a casa senza nemmeno più uscire e il tempo che abbiamo “guadagnato” lo spendiamo sul divano, grazie alle sempre più allettanti proposte della tv a pagamento. Andiamo al lavoro in auto, prendiamo l’ascensore per salire in ufficio, lavoriamo al computer per 8 ore e poi torniamo a casa, per sederci a tavola, sul divano e poi a andare a letto. Ci stiamo convincendo che muovere il corpo significhi usurarlo e affaticarlo, mentre restare fermi e seduti permetta di mantenerlo in perfetto stato. Siamo stati cresciuti da una generazione di mamme e nonne abituate a pensare che magrezza significhi povertà e miseria mentre grassezza sia sinonimo di benessere. Questo stile di vita sta già presentando il suo conto: le cosiddette malattie del “benessere” sono ormai diffusissime. Problemi coronarici, ipertensione, obesità, diabete di tipo II, sono patologie in continua crescita, tanto che un medico, conosciuto a un nostro corso di biomeccanica, mi disse: “Omar, se vuoi investire fallo nella salute, perché gli italiani sono sempre più vecchi e sempre più malati”.

Come si può fronteggiare questa vera e propria emergenza? La sensibilizzazione è importante certo ma spesso siamo portati a pensare che “tanto succede sempre agli altri”. Non pensiamo mai che certe cose possano succedere a noi e se ciò avviene ne siamo sorpresi. Per consentire agli italiani di modificare il proprio stile di vita, aumentando il movimento e l’attività motoria, bisogna dar loro i mezzi per farlo. E tra questi mezzi ci sono le biciclette. La bici è l’unico mezzo di trasporto che consente di coprire lunghe distanze che allo stesso tempo impegna il conducente in un’attività sportiva. Sono innumerevoli gli studi che dimostrano come l’uso continuativo della bici consenta di rafforzare il sistema immunitario, migliorare la circolazione, aumentare l’attenzione, diminuire il rischio d’insorgenza di patologie coronariche. Anche in età avanzata, l’uso quotidiano della bici permette di mantenere le ossa più forti, i muscoli più tonici e le articolazioni lubrificate, con conseguente diminuzione di anchilosi o artrosi. L’idea che il nostro corpo si conservi se non usato è totalmente sbagliata. Il nostro organismo utilizza una funzione meravigliosa: la supercompensazione. In sostanza, ogni volta che noi lo sottoponiamo a uno sforzo, il nostro corpo attua delle modifiche strutturali per resistere a un eventuale nuovo stress fisico. Più ci muoviamo e più diventiamo forti e resistenti.

La bicicletta è il mezzo che consente di passare da uno stile di vita sedentario e ipocinetico a uno più attivo e quindi il suo acquisto può essere equiparato a quello di un medicinale, solo con molti meno effetti collaterali. Dare la bici agli italiani significa permettere loro di recuperare l’investimento fatto attraverso una defiscalizzazione, che può avvenire con l’inclusione delle bici nei presidi medici scaricabili dalla dichiarazione dei redditi.

Il trend “ipocinetico” degli italiani non cambierà dall’oggi al domani, poiché si è ormai convinti che questo stile di vita sia qualcosa di immutabile. Eppure includere del movimento nella propria vita, senza che questo richieda un dispendio di tempo libero, è semplice: usare la bici per gli spostamenti quotidiani. Anche una sola mezz’ora al giorno permette di ridurre drasticamente le probabilità di sviluppare patologie del benessere. Per cui se non volete farlo per l’ambiente perché pensate che il riscaldamento globale sia una bufala per vendere auto elettriche, se non volete farlo per gli altri perché del prossimo non ve ne frega niente, se non volete farlo per i vostri figli perché “tanto si arrangeranno”, allora siate davvero egoisti e fatelo per voi stessi: compratevi una bicicletta.

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“Mila” vagante

Una “Mila” vagante da Gemona a Lampedusa

fiab-onlus.it, 04/03/2016

Mila Brollo è una donna di 58 anni che attraverserà l’Italia da sola partendo da Gemona del Friuli dove risiede per arrivare a Lampedusa in sella a una bici a pedalata assistita.

Mila non è una ciclista, non avrebbe potuto pensare a un viaggio così in sella a una bicicletta senza assistenza.
La bicicletta a pedalata assistita darà la possibilità a Mila di compiere il viaggio in modo lento, assaporando particolari che sfuggono alla percezione nella frenesia quotidiana. Un viaggio di altri tempi, ma 2.0: Mila condividerà infatti le sue giornate sui Social Media e sulla nuova piattaforma per lo storytelling di viaggio GHaus.
Mila è affetta da diabete di tipo 2 e sarà seguita per una ricerca sull’andamento della glicemia con uno sforzo lento ma prolungato, dall’Università di Pisa.
Il viaggio di mila, che durerà circa due mesi, è patrocinato dalla FIAB che la aiuterà attraverso le sedi locali anche per quanto riguarda le tappe e i percorsi.
Non sarà un viaggio solo sportivo e avventuroso, sarà un viaggio “social” e un viaggio di sensibilizzazione. Mila da molti anni si occupa di ambiti sociali, di promozione al benessere e di sostenibilità.
Attraverso il viaggio Mila vuole dunque valorizzare le sue reti:
– il movimento della Salute Mentale Parole Ritrovate, che è presente sull’intero territorio nazionale e mira a creare attraverso il protagonismo dell’utenza e delle famiglie; Mila fa parte dell’associazione FareAssieme FVG, che la sostiene in questa avventura ed è un operatore della salute mentale;
–   l’associazione VIP ViviamoInPositivo Italia Onlus: Mila infatti da anni è una volontaria clown di corsia.
– i comuni che hanno subito un terremoto, che verranno salutati da Mila come rappresentante di Gemona del Friuli, anch’essa terremotato esattamente 40 anni fa.

I partner:
–      Radio Caterpillar la seguirà attraverso collegamenti l radiofonici il viaggio;
–       Jacopo Fo ospiterà i post di Mila sul suo blog oltre che darle visibilità tramite la web TV di Alcatraz.
–       La Regione Friuli Venezia Giulia e la città di Gemona che patrocineranno il viaggio.
–       La FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) e la UISP (Unione Italiana Sport per Tutti regione Emilia-Romagna) patrocineranno il viaggio e organizzeranno eventi per i loro associati pubblicizzati a mezzo stampa locale e brevi accompagnamenti per alcuni tratti.
–       Inoltre, avendo Mila il diabete di tipo 2, verrà svolto durante il viaggio una ricerca per valutare i risultati di uno sforzo prolungato dall’Università di Pisa per successive pubblicazioni.
– L’arrivo previsto a Lampedusa per i primi di giugno, intende porre l’accento sulla straordinarietà dell’isola e dei suoi abitanti che vedono annualmente migliaia di rifugiati e profughi sbarcare in tale sito. E’ prevista una raccolta fondi per la implementazione di una biblioteca di silent books, destinata a chi arriva nell’isola senza conoscere altra lingua che quella del proprio paese.

Durante il viaggio e all’arrivo a Lampedusa sono programmati degli eventi.

Su Produzioni dal Basso biciterapia, si trova un video ed anche il programma e viene chiesto un piccolo sostegno al progetto.

Mila terrà un blog dedicato al viaggio dal titolo Bici Terapia di una Mila Vagante (biciterapia.it) e pubblicherà quotidianamente foto e diario di viaggio sui maggiori social network: Facebook, Instagram, Twitter.

L’interesse di Mila non è sportivo ma è di sensibilizzazione e diffusione mediatica, dunque lei è sicura di arrivare fino in fondo al percorso: in caso di complicazioni potrà aumentare le soste o  utilizzare altri mezzi di trasporto per brevi tragitti.

Seguila sul Blog Biciterapia.it

su fb: biciterapia di una Mila vagante

sostienila: produzioni dal basso biciterapia

ITINERARIO di massima

PARTENZA :  Gemona del Friuli  (Tarvisio)
PORDENONE (vicinanze)
Oderzo
Mogliano
MESTRE
Mira
Rovigo
Ferrara
MODENA
BOLOGNA
Prato
FIRENZE
Siena
Grosseto
Alberese
Civitavecchia
ROMA
Terracina
Formia
NAPOLI
POMPEI
SALERNO
Eboli
Maratea
LAMEZIATERME
ViboValenzia
GioiaTauro
VillaS.Giovanni x traghetto
MESSINA
PALERMO
GIBELLINA
AGRIGENTO
LAMPEDUSA

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Le città bike-friendly sono anche più ricche

Le città bike-friendly sono più ricche oltre che più sicure: questo è la conclusione di un ampio studio portato avanti dall’Università della California nell’ambito del programma Active Living.

Tuttogreen, 03/07/2015

La mobilità sostenibile è stata tradizionalmente associata ad una tematica strettamente correlata alla questione ambientale e spesso lasciata alla sensibilità individuale rispetto all’impatto che semplici abitudini quotidiane possono avere sulle sorti del Pianeta ma in realtà si tratta anche di una questione economica, e le città bike-friendly rappresentano bene questo nuovo paradigma.

E’ provato che le città dove i trasporti sono più sostenibili, che promuovono l’uso di mezzi di mobilità ecologici, come le bici, sono anche anche le più ricche.

In effetti sembra che le città in cui i residenti sono più attivi fisicamente presentano un notevole vantaggio rispetto ad altri cittadini più avvezzi alla sedentarietà, misurato attraverso una migliore produttività economica, migliori prestazioni scolastiche oltre ad una popolazione più in salute.

Secondo un report prodotto dall’Università della California – San Diego, le città, all’interno di una società globalizzata e competitiva, hanno l’imperativo economico di promuovere e favorire forme di mobilità sostenibile (camminare, andare in bici e utilizzare i mezzi del trasporto pubblico) oltre ad aumentare la disponibilità di spazi verdi e disincentivare l’uso dell’auto.

Questa ricerca analizza più di 500 studi già esistenti provenienti da oltre 17 Paesi per tracciare un profilo complessivo degli effetti di un incremento dell’attività fisica nel contesto urbano.

Nel complesso si rivela come i progetti che includono camminare e usare la bici in città comportino un ritorno in termini di benefici economici, quantificabili in circa 20 dollari per 1,50 dollari investiti. Ciò avviene grazie ad un aumento delle opportunità commerciali per i negozi locali, da una minore congestione causata dal traffico e da una riduzione del tasso di inquinamento cittadino. In sintesi, quindi, le città bikefriendly si rivelano tendenzialmente più ricche delle altre.

Forse affrontare la questione della mobilità sostenibile anche in termini di ritorno economico può costituire una valida attrattiva sia per i governanti (tramite semplici misure, come l’incremento di spazi aperti e aree verdi e la realizzazione di piste ciclabili) che per i cittadini, chiamati a contribuire con uno stile di vita più attivo con l’incentivo di un aumento della ricchezza della propria città.

La ricerca della University of California ha individuato 5 aree dello spazio urbano in cui intervenendo si aumenta la possibilità che gli abitanti prendano la bici o vadano a piedi invece che usare l’auto:

  • Spazi pubblici e parchi: far in modo che gli abitanti possano vivere vicino a degli spazi verdi e percorsi di jogging o passeggiate ‘verdi’ separate dalla strada
  • Design urbano: quartieri progettati per un uso misto, sia per per auto che piste ciclabili e pedoni, rendendo le strade sicure per tutti non solo per chi le percorre in auto.
  • Trasporti: infrastrutture per l’uso della bici e per camminare: una rete di mezzi pubblici sicura e accessibile
  • Scuole: vicine a dove vivono gli studenti che le frequentano, scuole di quartiere in cui poter fare anche degli esercizi fisici
  • Abitazioni e uffici: incoraggiare l’attività fisica con scale accessibili e parcheggi più lontani

Il paper evidenzia una serie di iniziative che le cittadine possono attuare per promuovere l’attività fisica dei propri abitanti, pubblicizzando ad esempio il fatto che le strade senza auto parcheggiate hanno un minore tasso di crimini, o anche, che gli studenti attivi fanno meglio anche negli studi, e che l’attività e il movimento aiutano a mantenere la salute sia fisica che mentale.

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