ambiente

I suoli alpini nell’equilibrio ecosistemico globale

5 dicembre giornata di approfondimento e confronto scientifico sui suoli alpini organizzata da Legambiente/Carovana delle Alpi a Torino

legambiente.it, 29/11/2017

Il 5 dicembre, in occasione del World Soil Day istituito dalle Nazioni Unite, perché in tutto il mondo cresca la consapevolezza del ruolo fondamentale del suolo negli equilibri che regolano la vita sul Pianeta, Legambiente/Carovana delle Alpi promuove una giornata di approfondimento scientifico sui suoli alpini nell’equilibrio ecosistemico globale. 

L’evento, organizzato con il patrocinio di FAO, Regione Piemonte, IPLA e Ordine degli Agronomi, avrà luogo il 5 dicembre presso la Sala multimediale della Regione Piemonte, in Corso Regina Margherita, 174 a  Torino.

Nell’attuale contingenza di gravissimo degrado ambientale dovuto all’antropizzazione incontrollata del Pianeta, il ruolo fondamentale dei suoli alpini nell’equilibrio ecosistemico globale necessita di essere tutelato prioritariamente come fattore chiave nella gestione del territorio montano, sia in ambito regionale sia italiano sia transfrontaliero.

La partecipazione all’evento è gratuita

Necessaria la prenotazione online: http://www.ipla.org >Comunicazione>Iscrizione Eventi

Scarica il programma

 

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Se ci fosse la forestale

Le immagini che arrivano dalla Val di Susa, da Campo dei Fiori e da molte altre località di montagna sono agghiaccianti. E, oltre a dare la caccia ai criminali che hanno causato tutto ciò, forse sarebbe il caso di farsi qualche domanda…

Incendi in Val di Susa, il generale della forestale accusa: “E’ anche colpa dell’abolizione del corpo”

Frame tratto da Youtube. Fonte: archivio foto Ansa

giornalettismo.com, 30/10/2017

Di chi è la colpa degli incendi che stanno devastando la Val di Susa? Nei giorni dei roghi tornano gli interrogativi che erano già emersi in estate, quando in Campania le fiamme hanno avvolto buona parte del Parco nazionale del Vesuvio. Le responsabilità vanno certamente individuate nella mano dell’uomo, perché è chiara la natura dolosa del disastro. Ma va evidenziato anche come ci sia qualche difficoltà sul fronte degli interventi. A lanciare delle accuse è Silvano Landi, ex generale del Corpo Forestale dello Stato in pensione ed ex direttore della Scuola di Cittaducale, dove è stato docente per generazioni di forestali.

In un’intervista rilasciata a Fabrizio Assandri per il quotidiano La Stampa, Landi, in passato anche docente universitario di lotta agli incendi spiega che «è stato un anno disastroso sul fronte degli incendi», anche per colpa della «disorganizzazione»:

Quest’estate in Abruzzo i boschi del monte Morrone sono bruciati per venti giorni consecutivi, altrettanti al monte Giano, ora in Val di Susa. Ritengo che in parte la colpa dipenda dalla riforma Madia, con il passaggio di consegne dal Corpo forestale agli altri corpi, i carabinieri e i vigili del fuoco, la cui specificità erano fino a poco tempo fa le città e gli edifici, non i boschi.

 L’ex generale lamenta una scarsa preparazione ed anche mezzi che restano fermi:

Ogni giorno ricevo lettere di ex forestali, transitati nei pompieri, che non vengono impiegati per gli incendi boschivi. Tra loro ci sono anche piloti. E, per problemi burocratici, una parte degli elicotteri passata ai vigili del fuoco non si è alzata in volo. Problemi che probabilmente si risolveranno, ma non si deve perdere tempo.

Il primo rogo in Val di Susa è scoppiato domenica 22 ottobre a Bussoleno, in località Calusetto. Si pensava all’inizio che si trattasse di fiamme che potevano essere circoscritte nel giro di poco tempo. Le cose sono andate diversamente. Da quell’incendio, grazie anche alla siccità e al vento soffiato da Est verso Ovest, l’incendio ha colpito anche altre zone, come Falcimaglia e Campobello, per poi estendersi al parco naturale del Foresto. Sono andati in cenere centinaia di ettari. Finora risultano evacuate 600 persone, compresi i circa 200 pazienti di una casa di cura.

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Diga del Vajont dall’alto, 54 dopo il disastro del Vajont

Le riprese fatte da un drone realizzate da Alessandro Menafra per ricordare il disastro del Vajont del 9 ottobre 1963.

planetmountain.com, 08/10/2017

Le immagini, a dir poco spettacolari, di quella che nel 1960, anno della sua costruzione, era la diga più alta al mondo. Ecco le riprese realizzate da Alessandro Menafra della Diga del Vajont, della Valle del Vajont e del piccolo borgo di Casso a 950m sopra la diga, per ricordare quella terribile tragedia della sera del 9 ottobre 1963 quando il Monte Toc franò nel lago provocando una devastante onda che causò quasi 2000 vittime a Longarone e nelle frazioni limitrofi.

Una gobba immensa sollevò la luce della luna dalla superficie del lago e la scagliò verso il cielo. Poi il bagliore si spense nel boato di un mare che piombava su Longarone. E in quel momento anche Erto, avviato a diventare una cittadina, sprofondò. E non rinacque mai più.

Da “Il volo della martora” di Mauro Corona

Link: www.alessandromenafra.com

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Requiem per un ghiacciaio

«Il ghiacciaio dei Forni non c’è più»

Il ghiacciaio dei Forni : la lingua centrale

Il glaciologo Claudio Smiraglia in Valfurva per monitorare l’andamento: «Situazione peggiore del solito, una cosa che ritenevo impensabile fino a vent’anni fa»

laprovinciadisondrio.it, 20/08/2017

«Il ghiacciaio dei Forni non esiste più». È questa l’amara constatazione del glaciologo Claudio Smiraglia, professore ordinario presso il dipartimento di Scienze della terra “Ardito Desio” dell’università degli Studi di Milano, in questi giorni a Santa Caterina Valfurva anche per tenere monitorato quello che, fino a qualche anno fa, era considerato il più grande ghiacciaio vallivo composto a livello nazionale. «Purtroppo – commenta – l’ho trovato peggio del solito. Quel ghiacciaio unitario, formato da una bella lingua verso il Branca e da due bacini laterali che confluivano, per un totale di oltre 10 kmq, non esiste più, ma si è spaccato in tre ghiacciai più piccoli, uno vallivo e due montani, con un collasso continuo del suo settore inferiore. Quella vista in questi giorni è una situazione che, personalmente, ritenevo impensabile vent’anni fa». E i dati in tal senso sono davvero eloquenti. Basti pensare che, nei primi dieci giorni di questo mese, il ghiacciaio dei Forni, come spessore, ha perso tre volte tanto rispetto al medesimo periodo dello scorso anno, un dato davvero negativo. «Si nota anche un regresso importante sullo Sforzellina – sottolinea il glaciologo -. La situazione è drastica: bastava guardare, nei giorni scorsi, il Frodolfo (torrente che scorre da Santa Caterina verso Bormio, nda) caratterizzato da grosse cascate che uscivano dal ghiacciaio una situazione che, personalmente, non ho mai visto da quarant’anni a questa parte».

*****

L’articolo è di questa estate. Quella che è la situazione dei ghiacciai alpini, Forni compreso, e previsioni relative alla ritirata del fronte, l’avevo riportata qui. Per completezza riporto la sequenza di foto e la previsione futura.

Ghiacciaio dei Forni

La situazione attuale del ghiacciaio della Marmolada è invece riprodotta nella foto qui sotto.

Ghiacciaio della Marmolada, agosto 2017

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Frana sul Latemar, piovono massi dalla Torre Pederiva

Filmata da un escursionista. Una nuvola di polvere in cima alla foresta del Latemar

altoadige.geolocal.it, 28/09/2017

NOVA LEVANTE. Frana, a metà mattina del 28 settembre, dalla parete Nord del Latemar.

A filmare e a fotografare la scena è stato un escursionista, che si trovava sui cosidetti prati del Latemar, sopra Carezza.

Dalla parete della Torre Pederiva, uno dei contrafforti della parete nord del Latemar, sopra il lago di Carezza, si è staccata una frana, con conseguente nuvola di polvere che si è notata da centinaia di metri di distanza.

Un evento storicamente piuttosto usuale, come testimonia la presenza, in zona, del sentiero del Labirinto del Latemar, una sorta di percorso attraverso una città dei Sassi, proprio come quella assai celebre del passo Sella, dovuta a ripetute frane verificatesi negli ultimi secoli, per via della precarietà delle pareti.

Siccome pare che la frana abbia lambito i sentieri escursionistici 20 e 21 dal passo Costalunga a Mitterleger, il Comune di Nova Levante ha disposto la chiusura dei sentieri medesimi, lungo i quali il Brd di Nova Levante ha effettuato dei controlli per verificare che nessuno fosse rimasto coinvolto dalla frana.

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La discesa del Po…facciamola un’altra volta…

Causa pessime previsioni meteo la

7 Discesa del Po

programmata per domani 10/9, è stata rinviata al

17 settembre

Nel post dedicato all’evento potete trovare i riferimenti per restare aggiornati.

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La frana di Pizzo Cengalo

Crolla la montagna: 100 sfollati

Frana il Pizzo Cengalo, evacuati i villaggi di Bondo, Promontogno, Sottoponte e Spino in Bregaglia e un campeggio della zona, chiusa la strada cantonale.

rsi.ch, 23/08/2017

Video dalle pagine di Diego SalashRossana Dossi

Altri video su pagina articolo principale

Il Pizzo Cengalo, in Bregaglia, è crollato mercoledì in mattinata. Alcuni abitanti di Bondo, Promontogno, Sottoponte e Spino sono stati sfollati per questioni di sicurezza (circa 100 persone) e spostati in un luogo sicuro, mentre la strada cantonale della valle è stata chiusa tra Stampa e Castasegna. Intanto il ponte vecchio del fiume Bondasca, a Bondo, è crollato.

“Siamo molto preoccupati anche per la Val Bondasca, lì ci potrebbero essere escursionisti e persone all’alpe”, ha spiegato la sindaca di Bregaglia, Anna Giacometti, ai microfoni della RSI, che ha aggiunto come “il geologo ci aveva consigliato di attivare le misure di sicurezza, cosa che abbiamo fatto. Ma nessuno si aspettava che la nuova frana sarebbe caduta così presto e con questa importanza”.

Il bacino di contenimento a valle, con il materiale raccolto dal Pizzo Cengalo

I segni di nuovi cedimenti erano già stati notati domenica 13 agosto e — dal 24 giugno — si è registrata una trentina di piccoli crolli. L’area ha segnato movimenti e crolli già nel 2011 e nel 2012 ed era tenuta sotto controllo ed era attesa una frana tra i 2 e i 3 milioni di metri cubi di roccia. Un bacino artificiale è stato costruito in passato per raccogliere il materiale in caduta dalla montagna, che ora si sta riempiendo e ha già sorpassato un livello critico. Il materiale, tuttavia, non è ancora fuoriuscito.

Una conferenza stampa è prevista, si legge nel comunicato della polizia cantonale grigionese, alle 15.30 a Promontogno.

Le immagini dopo la frana

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Discesa del Po 2017

Programma edizione 2017

Partenza in contemporanea da più località come indicato nella cartina allegata.

BARCA TURISTICA -20 posti-

PARTENZA POLESINE (PR)

Ore 8:00 Polesine (PR), 8:30 Isola Pescaroli (CR), 9:00 Stagno di Roccabianca (PR), 9:15 Torricella Parmense (PR), 9:45 Sacca di Colorno (PR), 10:00 Casalmaggiore (CR), 11:00 Mezzani (PR), 12:30 Viadana (MN) Contributo trasporto 5 €

BARCA TURISTICA PADUS -60 posti-

PARTENZA CASALMAGGIORE CR

Ore 9:30 imbarco, Ore 10:00 -partenza Lido Po Casalmaggiore (CR), 11:00 Breve sosta senza attracco a Mezzani (PR), 12:30 arrivo a Viadana (MN). Contributo trasporto 5 €

Prenotazioni imbarcazioni turistiche inviando mail a persona.ambiente@libero.it indicando nome e cognome dei partecipanti e recapito telefonico, oppure telefonando al 340.0003867 (Tiziano) oppure 333.7622768 (Damiano)

CICLISTI PARTENZA SACCA di COLORNO (PR) 28 Km

Ore 9:45 – Lido Po di Sacca di Colorno (PR), 11:00 aperitivo porto turistico di Mezzani (PR), ore 12:30 arrivo a Viadana

CANOE E BARCHE A REMI 15 Km

PARTENZA CASALMAGGIORE CR

Ore 10:00 Lido Po Casalmaggiore (CR), 11:00 porto turistico di Mezzani (PR) e/o spiaggione di Fossacaprara (CR), 12:30-13:00 arrivo a Viadana (MN)

CICLISTI PARTENZA GUSSOLA (CR) 24 Km

Ore 9:00 Piazza di Gussola Ore 9:30 Piazza di Martignana Ore 10:00 arrivo a Casalmaggiore Lido PO e prosecuzione itinerario fino a Viadana

CICLISTI PARTENZA CASALMAGGIORE (CR) 16 Km

Ore 10:00 Lido Po Casalmaggiore, argine maestro fino a Fossacaprara, percorso in golena fino a spiaggione. Alcuni tratti con sabbia, bici a mano. Rinfresco, a seguire via Alzaia fino a Roncadello, argine maestro fino a Viadana. Arrivo ore 12:00

CICLISTI PARTENZA GUASTALLA (RE) 15 Km

Ore 10:30 Lido Po Guastalla (RE), Via Alzaia, 11:30 Lido di Boretto (RE), 12:30 Viadana (MN)

CICLISTI PARTENZA DOSOLO (MN) 13 Km

Ore 10:00 – partenza, 10:30 Pomponesco con sosta in p.zza e rinfresco, attraversamento Garzaia e via Alzaia fino a Viadana. Alcuni tratti con sabbia, bici a mano.

ARRIVO è previsto per le ore 12:30 a Viadana località ponte vecchio.

Programma pomeriggio

Ore 12:30 – arrivo a Viadana (MN) località ponte vecchio- Ostello Bortolino, Pranzo con i banchi Local Foodd a prezzo convenzionato, intrattenimento musicale

Ore 14:00 breve presentazione “MAGANA DEL PO”, monitoraggio delle acque del fiume e del rispetto del decalogo della Carta del Po a cura di Legambiente

Intermezzi musicali con nema Problema Orkestar e Mosche di Velluto Grigio

NON è fornito il servizio di rientro bici/pedoni da Viadana. Per eventuali esigenze ci si organizza all’arrivo chiedendo un passaggio…

Possibilità uso docce all’approdo, presso Gruppo Canoe Viadana.

Per il recupero imbarcazioni rivolgersi a Canottieri Amici del PO tel 0375.43502 info@amicidelpo.org

Possibilità di Campeggio per canoisti presso la Polisportiva Amici del PO di Casalmaggiore per chi arriva il sabato.

Per info

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La rinascita di Passo Rolle

Alcune settimane fa mi sono imbattuta in questo post, pubblicato sulla pagina Passo Rolle

Mio nonno Alfredo Paluselli, dopo aver viaggiato per il mondo, vide in Passo Rolle tutta la bellezza possibile e a questo luogo dedicò la sua esistenza. Qui creò la prima scuola di sci delle Dolomiti, il primo skilift del Trentino e seguendo l’ispirazione creò uno dei luoghi di montagna più fotografati in assoluto: Baita Segantini. Con badile e piccone realizzò anche un placido laghetto alpino, in modo da poter vedere la bellezza della sua Baita e del suo amato Cimon della Pala raddoppiati dal riflesso. Tutto questo non prima di aver adattato a strada carrozzabile, sempre a braccia e sudore, un vecchio camminamento risalente alla prima guerra mondiale che portava fin là. A Baita Segantini rimase in solitudine per trentacinque anni, nel contatto estremo con la natura, a volte terribile, a volte eccelsa. Superò in perfetta solitudine anche l’inverno del 1950/’51 quando a Baita Segantini caddero ventisette metri di neve. Rimase sempre fedele a Passo Rolle, fino alla morte.

Oltre che un custode di questi luoghi fu sicuramente anche un pioniere. Questa parola, pioniere, racchiude un significato di innovazione, di visione diversa, di rottura con il passato. Come ogni volta che si propone qualcosa di innovativo e diverso anche ai suoi tempi non mancarono le forti critiche: “È un matto” dicevano alcuni. “Cosa pensa di fare? Qua è sempre stato così, perché vuole cambiare?” dicevano altri. È la natura umana, che avendo paura di ciò che non conosce, lo rinnega. Eppure lui continuò sulla sua strada e il risultato è che oggi Baita Segantini è una delle immagini dolomitiche più conosciute in assoluto e Passo Rolle è stato per decenni una località sciistica rinomata e frequentata.

Ho quarantuno anni, e fatta eccezione per l’anno del servizio militare, posso dire di aver vissuto e lavorato a Passo Rolle tutta la mia vita. Di questa località ho visto i momenti turisticamente migliori, quando per esempio a volte i carabinieri dovevano chiudere l’accesso perché la mobilità era compromessa dalle troppe macchine dei turisti. E ne ho visto il declino, con l’apparire del degrado, dell’abbandono, del disinteresse. Ho visto le incomprensioni, i litigi, le invidie, gli indici puntati ad indicare le colpe, tra operatori, tra politici, tra Fiemme e Primiero… A volte ho avuto persino vergogna per come Passo Rolle si presentava. Ho vissuto lo smantellamento della seggiovia per la Segantini, la chiusura di Malga Fosse, dell’Hotel Rolle. Ho vissuto anche la chiusura della strada per settantadue giorni nell’inverno del 2013/’14. Fino ad arrivare alla chiusura degli impianti, l’inverno scorso.
Difficile lavorare in una situazione di incertezza così esasperante.
E dire che si tratterebbe di un posto così bello, su questo siamo d’accordo tutti.

In questo clima di decadenza e inefficienza una recente proposta di una nota azienda locale mi ha donato un bagliore di nuova energia, di rottura con il passato, mi ha fatto sentire quel senso di rinascita di cui tanto questo posto ha bisogno. Una sera a Malga Rolle, mentre ascoltavo la proposta de La Sportiva, sentivo un senso di soddisfazione per non essermene andato, per aver resistito, nonostante tutto. Quello che La Sportiva stava proponendo a noi operatori era dirompente, innovativo, qualcosa che guardava al futuro e non al passato, qualcosa basato su due semplici fattori: le emozioni, vero motore del turismo di oggi, e la natura magnifica di Passo Rolle. Un’impresa con sede a Ziano di Fiemme, guarda caso proprio il paese di mio nonno, stava facendo una proposta in controtendenza: in una montagna dove tutti cercano di creare nuovi impianti, nell’idea de La Sportiva si parlava di togliere le seggiovie per puntare tutto sulla natura incontaminata.
Durante quella presentazione mi sono sentito come deve essersi sentito mio nonno nel 1931 quando si lasciava affascinare per le prime volte dall’idea di creare nuovi impianti sciistici. Ora nel 2017 innovare a Passo Rolle significa togliere quegli impianti. Almeno quelli non più economicamente sostenibili, appesantiti dai debiti e con una stagione di chiusura totale alle spalle; impianti che difficilmente avrebbero potuto risollevarsi, collegamento o meno. Certo, mai dire mai, ma la realtà è che l’inverno scorso quegli impianti erano chiusi.

Il turismo invernale è cambiato molto, sarebbe miope non notarlo. Sarebbe da stolti far finta di non vedere tutti quei turisti invernali che non sciano ma scelgono comunque le nostre montagne per le loro vacanze e sono alla caccia di attività alternative, di esperienze. E non è soltanto questione di sensazioni. Al giorno d’oggi ci sono le statistiche e i sondaggi a dirci che le abitudini dei turisti si stanno evolvendo.

Scrivo questa lunga lettera perché nonostante la grande approvazione generale, l’idea de La Sportiva ha suscitato anche alcuni pareri ostili, e le discussioni sui social network tra favorevoli e contrari si sono moltiplicate. L’idea a mio avviso non è stata compresa fino in fondo, si sono diffuse voci che parlavano di lusso, di mega resort, di un progetto per pochi che escludeva le persone non ricche e via dicendo. Voci che spesso erano fondate sul nulla ma che alimentavano lunghe discussioni fuorvianti. Basti dire che anche se venissero create alcune strutture di alto livello ciò non andrebbe a levare l’offerta più economica già oggi presente sul passo. Basti dire che la montagna resterebbe libera ma che tutti potrebbero usufruire di una migliore segnaletica e di una sistemazione generale dell’area con criteri assolutamente ecologici. Certo, non si potrebbe più fare sci alpino sulla pista Paradiso, ma si guadagnerebbero altre possibilità, diversificate, e vorrei ricordare ancora una volta che l’anno scorso quell’impianto è stato chiuso per tutta la stagione e che non mi pare di vedere all’orizzonte grosse possibilità su questo fronte. Sulle piste Rolle, Castellazzo e Cimon si potrebbe continuare a sciare e da quanto dichiarato finora dai politici di competenza l’idea de La Sportiva non andrebbe ad interferire con il progetto degli impianti di collegamento con San Martino di Castrozza.

Perché non provare quindi a lasciarsi affascinare da prospettive nuove? Perché non cercare di uscire dalla stagnazione tramite l’innovazione? Perché non capire la possibilità di allungamento delle stagioni o i vantaggi di avere una proposta che può funzionare anche in assenza di neve? Perché non farsi sedurre dall’idea di una zona con un’offerta turistica integrata e diversificata, unica in Italia, che porterebbe nuove tipologie di turisti?

Cambiare richiede impegno lo sappiamo. Richiede un ripensamento di abitudini e di metodi. Ma a pensare sempre nello stesso modo si va sempre nella stessa direzione, e abbiamo visto bene che direzione ha preso Passo Rolle negli ultimi anni. Se guardiamo indietro ci accorgiamo che sono state proprio le idee dirompenti e innovative a funzionare a Passo Rolle, un tempo. Ora quei tempi sono passati e c’è bisogno di nuove idee. Queste idee sono arrivate e non provare a capirle sarebbe come guardare il treno partire e passare, senza salirci. Un’azienda privata che investe lo fa per un qualche ritorno, è ovvio, ma se saremo aperti e pronti ad accogliere il cambiamento le opportunità saranno per tutti, anche per le località vicine che potranno proporre ai propri clienti qualcosa di alternativo allo sci.

Cerchiamo di essere lungimiranti come lo sono stati i pionieri che ci hanno preceduto.
Se invece saremo chiusi e ancorati ai soliti sistemi, se continueremo a piagnucolare senza avere il coraggio di cambiare, cosa ci resterà quando avremo finito il fiato?

Alfredo Paluselli

Il tema mi ha incuriosito molto: non è da tutti pensare, al giorno d’oggi, di rinunciare al turismo invernale sci ai piedi. Ovunque si sta assistendo al potenziamento degli impianti di risalita (giusto o sbagliato che sia), all’allargamento delle piste esistenti o alla creazione di nuove, al potenziamento degli impianti di innevamento artificiale necessari per poter aprire le piste in queste annate di neve pressoché assente; questa sarebbe un’iniziativa in totale controtendenza. Mi sono detta: mi informo.

Ecco, ora che sono in vacanza nelle Dolomiti ne ho sentito nuovamente parlare al TG regionale. Teoricamente, nel giro di qualche settimana si dovrebbe decidere se accettare la proposta del patron de La Sportiva (nota azienda che produce attrezzatura da montagna, con sede a Ziano di Fiemme): in sostanza l’idea è quella di acquisire gli impianti, cospicui debiti compresi, smantellarli, recuperare e riqualificare parte delle strutture esistenti per ricavare un centro dedicato agli sport all’aria aperta sia estivi che invernali, con noleggio attrezzature, assistenza di professionisti, percorsi tracciati per tutte le età e capacità. E ampliando l’offerta ricettiva anche al Passo (anche per turisti molto danarosi, stando a quel che ho letto).

Il tutto potrebbe integrarsi, anche se le due cose possono sembrare in contraddizione, con i nuovi impianti di collegamento fra San Martino di Castrozza e Passo Rolle, perché così si potrebbe accedere al centro in modo green, dando la possibilità a chi scia e a chi preferisce fare altro di partire dallo stesso punto e fare ognuno ciò che più aggrada.

Da appassionata di montagna, mi pare un’idea fantastica. Prima di tutto, non esiste solo lo sci. Esistono molte attività che si possono fare in inverno, con e senza neve, e il numero di appassionati è in continua ascesa. Inoltre bisognerebbe cominciare a farsi qualche domanda relativamente alla sostenibilità ambientale dello sci alpino, e alle ripercussioni sull’economia delle aree alpine date dall’accorciamento (e spostamento) della stagione sciistica, oltre che dalla presenza ed esigenze degli appassionati delle altre discipline.

Basta dare un’occhiata alle mappe Google Earth: molte foto nell’area dolomitica sono state scattate durante questo inverno, e sono inquietanti: piste ridotte a striscioline di neve sparata in mezzo ad un panorama brullo. E’ ancora ammissibile investire tutti questi soldi su aree così vaste? Ecco, se l’iniziativa de La Sportiva può dimostrare che esiste una via alternativa all’approccio alla montagna, sarà comunque un successo, perché di aree che in passato sono state attrezzate per lo sci e ora sono poco o per nulla utilizzate, in Italia ce ne sono parecchie. Forse è il caso di cambiare schema.

E credo sia anche normale che, a fronte di una proposta di cambiamento così radicale, le opinioni siano così diverse. Pensare di ribaltare la prospettiva che ha fatto da guida nelle ultime decadi non è facile, ma credo che nemmeno far fronte ai 750000€ di debiti sia una cosa semplice. Sono straconvinta che certe iniziative dovrebbero essere sempre prese dalle Amministrazioni e non dai privati: qui si parla anche di marketing, nel senso che per la nota azienda sarebbe un modo per dare visibilità al suo marchio, alla sua “filosofia aziendale”, ma, volendo pensar male, mi viene da dire che un’azienda che investe così tanto su un’area voglia poi qualcosa in cambio. Ma è anche difficile, al giorno d’oggi, avere Amministratori con visione nuova e di lungo periodo, perché le amministrazioni sono comunque espressione degli interessi di imprenditori e lavoratori della zona, e ognuno vuole salvare il proprio orticello, a volte contro ogni evidenza.

Spero prima di tutto che vengano rispettati i vincoli dati dal fatto che ci si muove nel contesto del Parco di Paneveggio – Pale di San Martino, questo per quanto riguarda il recupero delle strutture esistenti, perché, detto papale papale, le nuove attività previste sono sicuramente più a misura di parco rispetto allo sci alpino. In secondo luogo spero che questa sia comunque l’occasione per fare tutti una riflessione: amministratori, imprenditori, lavoratori, ambientalisti.

(Ne riparleremo a breve… anche degli interrogativi che molti cominciano a farsi relativamente alla sostenibilità degli impianti di innevamento artificiale)

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Le Dolomiti viste dal National Geographic

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