Articoli con tag: piste ciclabili

Non si può morire così – resoconto

di Milano Bicycle Coalition

Grazie davvero a tutte e tutti per la partecipazione (*), è stata una serata molto triste per la circostanze, ma speriamo davvero che da questa tragedia possa riprendere forza e vigore un certo modo di stare in bici in città che dobbiamo portare avanti per cercare di ottenere qualcosa. In altre parole: facciamoci sentire anche quando non ci sono tragedie.

Per quello che riguarda l’incontro che c’è stato tra l’assessore Granelli, alcuni consiglieri comunali di maggioranza e una delegazione di rappresentanti di associazioni e singoli ciclisti:
– sono state smentite le ipotesi di limitare l’uso della bici nelle zone dei cantieri o di permetterlo solo conducendo le bici a mano;
– i consiglieri presenti si sono impegnati a costituire un intergruppo “amici della bicicletta” trasversale a tutte le forze politiche che possa funzionare da grimaldello all’interno del Consiglio e delle istituzioni (entro luglio);
– è stato chiesto di utilizzare le osservazioni che si possono fare al Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile) entro fine settembre per fare proposte concrete sui nostri temi.

Terremo aggiornati tutti attraverso questa pagina.

(marco)

Flash mob davanti a Palazzo Marino (gallery fotografica)

(*) Non si può morire così – presidio e biciclettata

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Una ciclabile non fa primavera

di Manuel Massimo – bikeitalia.it, 20/03/2017

La polemica è sempre dietro l’angolo e troppo spesso quando un’amministrazione decide di realizzare una ciclabile si trova a dover affrontare gruppi di cittadini difensori dello status quo e del parcheggio libero, meglio se selvaggio. A nulla servono le valide argomentazioni con cui l’amministrazione di turno illustra il progetto, elencandone i vantaggi dal punto di vista dell’ambiente e della vivibilità delle strade: se la ciclabile elimina posti auto il cittadino autodipendente vedrà soltanto un ostacolo in più per trovare l’agognato parcheggio, quella ricerca spasmodica per cui spende centinaia di ore l’anno. Troppo facile prendersela con la ciclabile: “In fondo non si capisce perché la debbano fare proprio lì e non altrove e poi, diciamocelo, quanto verrà utilizzata? Vuoi mettere una bella sfilza di parcheggi a bordo strada ambo i lati quanto sarebbero più utili per tutti…”.

Ecco: finché in Italia il livello del dibattito sul tema sarà questo, la ciclabilità resterà al palo perché lì l’hanno lasciata gli amministratori pro tempore che per creare meno malumori possibili e garantirsi la rielezione hanno scelto di ipotecare il futuro della mobilità nuova in cambio di un presente dove l’automobile è ancora considerata un totem e chi pedala viene messo ai margini, della carreggiata così come dell’agenda politica. La direzione che stanno prendendo le principali città dei Paesi più attenti all’ambiente, alla vivibilità e alla salute pubblica è decisamente quella della ciclabilità: incrementare gli spostamenti in bicicletta fa parte della soluzione, continuare a privilegiare i motori è un serio problema.

Nel suo piccolo, il caso della ciclabile di Via Armando Diaz a Sassari rappresenta in modo abbastanza chiaro il tema: la realizzazione di una corsia ciclabile su strada, protetta da un robusto cordolo di cemento, che crea continuità negli spostamenti a pedali tra la periferia e il centro della città è diventata motivo di scontro e attacco all’amministrazione che ha deciso di realizzarla al posto dei parcheggi destinati alle auto. Il tutto su una strada a senso unico dove la sosta era consentita su entrambi i lati: grazie alla realizzazione della ciclabile non solo è stata riasfaltata *tutta* la via dopo 20 anni, ma gli stalli del parcheggio (ridotti da 128 a 68) sono ora *tutti* gratuiti. Una soluzione apparentemente win-win, ma destinare spazio alle bici “sottraendolo” alle auto fa ancora effetto e in alcuni cittadini genera malcontento.

E così la ciclabile diventa motivo di contesa, pietra dello scandalo e finanche pretesto per attaccare l’operato di un’amministrazione comunale: perché eliminare il parcheggio significa minare le certezze di chi si sposta in auto anche per andare a comprare il giornale all’edicola in fondo alla strada, dove legge articoli di cronaca locale che pompano il caso della “ciclabile della discordia” perché in fondo la colpa del traffico a qualcuno o a qualcosa bisogna pur addossarla “e non sarà mica colpa di chi si sposta in auto, ma di chi non gli dà gli adeguati spazi per potersi muovere e fermare in santa pace. E poi qui non siamo mica a Copenaghen…”.

Le motivazioni addotte dagli oppositori della ciclabile in questione è che, a loro dire, la larghezza della carreggiata sarebbe insufficiente a garantire il passaggio dei mezzi di soccorso, ma la risposta dei tecnici non lascia spazio a interpretazioni di sorta: se 3,10 metri vi sembran pochi, sottolineano altresì che si tratta di una larghezza di 35 centimetri superiore ai 2,75 metri minimi previsti per una corsia urbana. Nel mirino dei no-ciclabile sono finiti anche i cordoli in cemento larghi 50 centimetri, ma la motivazione alla base di tutto guardando le immagini sembra essere un’altra: con questo tipo di sistemazione su quella strada sarà impossibile sostare in doppia fila e chi era abituato a trovare sempre subito parcheggio dovrà modificare le proprie abitudini rendendosi conto che la scelta di utilizzare l’automobile sempre-e-comunque non è quella giusta.

Una ciclabile non fa primavera, soprattutto in un contesto dove mediamente i percorsi destinati alle bici fioriscono in un ginepraio di strade realizzate quasi esclusivamente a uso e consumo dei mezzi a motore: ma se in quelle giungle d’asfalto – che sono le nostre città – qualcosa può cambiare in meglio sarà di certo perché sbocceranno nuovi spazi per chi pedala, non perché sarà realizzata l’ennesima corsia per aumentare la portata di una strada già congestionata dal traffico motorizzato.

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Emilia-Romagna a due ruote, verso la legge regionale sulla ciclabilità

di Raffaele Di Marcello – fiab-onlus.it, 09/03/2017

L’Emilia-Romagna, dove le persone che usano regolarmente la bicicletta sono il doppio rispetto alla media nazionale – 10% rispetto al 5% -, punta a diventare ancora di più la regione delle due ruote e della mobilità sostenibile.

A partire dalla realizzazione della prima Rete delle ciclovie regionali, da Piacenza a Rimini, passando per nuove piste ciclabili e ciclopedonali e, nelle aree urbane, nuove ‘zone 30’, dove velocità e traffico siano ridotti, cui associare la promozione delle “bici pieghevoli” per affiancare l’utilizzo dei mezzi pubblici.

Con obiettivi chiari: raddoppio della percentuale di spostamenti in bici e a piedi sul territorio; dimezzamento entro il 2020 delle vittime su strada, come indicato dall’Unione europea; nuovi collegamenti tra le piste esistenti, una maggiore integrazione treno-bici e servizi per i ciclisti, dalla riparazione alla vigilanza. E per ogni nuova strada realizzata, una nuova pista ciclabile, come prevede il codice della strada, anche se non necessariamente affiancata all’infrastruttura carrabile.

È quanto prevede il primo progetto di legge sulla ciclabilità in Emilia-Romagna, approvato dalla Giunta regionale. Norma alla quale corrisponderà un investimento iniziale della Regione di 10 milioni di euro, risorse stanziate dal Fondo di sviluppo e coesione e messe a bando a favore di Enti Locali, agenzie per la mobilità e società di gestione nel campo dei trasporti. Con una avvertenza: gli enti e i soggetti inadempienti sulle misure per la ciclabilità non potranno beneficiare di contributi regionali. Complessivamente, sono 25 i milioni di euro destinati alla mobilità ciclistica entro la fine della legislatura.

Mobilità ciclopedonale in Emilia-Romagna: i dati

In Emilia-Romagna la rete della mobilità ciclopedonale vede una percentuale di spostamenti doppia rispetto a quella nazionale: 10%, contro il 5% del dato italiano. Negli anni c’è stato un significativo incremento dei chilometri di piste ciclabili realizzate nelle aree urbane dei 13 comuni dell’Emilia-Romagna con popolazione superiore ai 50mila abitanti, passati dai 400 chilometri del 2000 agli attuali 1.400. Parallelamente, le aree a traffico limitato (ZTL) e quelle pedonali dei centri storici sono aumentate, passando dai 7,2 kmq del 2000 agli attuali 10 kmq. Mentre le “zone 30” sono aumentate dai 20 km del 2000 ai 400 km attuali. Inoltre, tutti i Comuni capoluogo si sono dotati di sistemi di controllo elettronico dei varchi di accesso alle zone con limitazioni di accessibilità e le ZTL coprono ormai gran parte dei nuclei storici delle principali centri, da Piacenza a Rimini. Va ricordato poi che in Emilia-Romagna ci sono 630 treni attrezzati per il trasporto bici (su un totale di circa 900 circolanti), di cui 90% su rete nazionale e 10% su rete Fer.

Abbiamo sentito Bibi Bellini, Coordinatore FIAB Emilia-Romagna: “Fiab considera questa legge un passaggio importante per fare diventare l’Emilia-Romagna la bike valley della ciclabilità italiana e vero e proprio hub del cicloturismo del nostro Paese: non a caso parliamo di un territorio attraversato da ben tre eurovelo e un quarto (lungo la direttrice adriatica) che da tempo è nelle strategie di medio periodo di Fiab che in Italia è centro di coordinamento Eurovelo. 

Una legge che è promossa dall’assessorato ai trasporti ma che ci auspichiamo possa interessare trasversalmente tutti gli assessorati perché la promozione della bicicletta ha ricadute positive non solo sul piano dei trasporti ma anche su quelli dell’Ambiente, del Turismo, delle Attività produttive e naturalmente della Salute.”

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Alla Camera la ciclabilità resta al palo

Alla Camera la ciclabilità resta al palo: stop alla legge quadro

di Manuel Massimo – bikeitalia.it, 20/12/2016

Un’interruzione brusca e imprevista ha stoppato l’iter parlamentare – che sta andando avanti da circa due anni e mezzo – della proposta di legge quadro sulla ciclabilità: il provvedimento non è potuto arrivare in aula per l’approvazione alla Camera, perché manca il parere tecnico della Ragioneria Generale dello Stato sulla copertura finanziaria. Lo stop si è materializzato fisicamente ieri mattina, mercoledì 19 ottobre, sorprendendo anche il relatore della proposta, l’onorevole del Pd Paolo Gandolfi che, raggiunto telefonicamente da Bikeitalia, non nasconde il proprio disappunto: “Dovevamo votare in aula ma all’ultimo momento è venuto fuori che mancava il parere della Commissione Bilancio: è necessaria la relazione tecnica del Ministero dell’Economia e delle Finanze, quindi per ora l’approvazione è rimandata”.

Eppure sembrava che l’iter dovesse procedere senza intoppi, non c’erano state avvisaglie di sorta su un possibile stop come dichiara Gandolfi: “Il provvedimento ha avuto un iter abbastanza lungo: pensavo che la cosa fosse a posto, avevamo già preso i tempi necessari e speravo si potesse finalmente arrivare all’approvazione”. Invece questo stop imprevisto complica le cose: in queste settimane le Commissione Bilancio è alle prese con la Legge di Stabilità 2017, ma la proposta di legge quadro sulla ciclabilità deve necessariamente passare di lì per avere il nulla osta sulla copertura finanziaria. Al momento non c’è una data certa in cui il provvedimento potrà approdare in aula.

L’onorevole Gandolfi spera che la legge quadro possa essere approvata almeno entro la fine dell’anno o al più tardi all’inizio del 2017: “Abbiamo presentato le linee guida di questo provvedimento il 14 febbraio 2014 in un convegno alla Camera, spererei di arrivare all’approvazione quanto prima anche perché il consenso sui contenuti, a quanto mi risulta, è trasversale e non vedo ostacoli oggettivi all’orizzonte. Certo, questo stop non ci voleva”.

Uno dei nodi della legge quadro sulla ciclabilità riguarda proprio l’aspetto finanziario che intende destinare alla costruzione di piste ciclabili e infrastrutture leggere per biciclette una quota del 2% del Fondo per la realizzazione delle infrastrutture prioritarie del Codice appalti, come spiega Gandolfi: “L’obiettivo è quello di avere una quota certa e consistente per le biciclette e lo sviluppo della ciclabilità nel tessuto urbano, con una rete ciclabile nazionale: non un po’ di soldi e come va va…”.

La reazione del Movimento 5 Stelle sulla mancata approvazione in aula della legge quadro sulla ciclabilità non tarda ad arrivare: “Ecco il vero volto del governo che si professa a parole a favore della mobilità ciclabile e della sostenibilità ma alle parole fa seguire azioni contrarie”, commentano i deputati M5S della Commissione Trasporti. Il capogruppo M5S in Commissione Trasporti Diego De Lorenzis in una nota stampa fa una previsione sullo slittamento dei tempi di approvazione: “Certamente se ne parlerà dopo la discussione della legge di bilancio, probabilmente l’anno prossimo. E poi il Pd dice che il problema della lentezza legislativa è il bicameralismo. Le leggi utili agli italiani si inceppano per una relazione tecnica non arrivata in tempo e i deputati questa settimana hanno votato da martedì pomeriggio a mercoledì mattina. Ma non ci facciamo ingannare: non è una questione burocratica ma politica”.

De Lorenzis esplicita quindi il suo pensiero sull’accaduto: “Evidentemente le poche risorse necessarie per la legge, tra l’altro già reperite, devono essere dirottate su altro. Magari su opere inutili e mastodontiche, come il Ponte sullo Stretto che, sotto il ricatto di Ncd, adesso il ministro Delrio approva o magari qualche petroliere ha fatto qualche telefonata al governo. Questa proposta di legge deve andare avanti, è fondamentale per rendere l’Italia sostenibile e in linea con l’Europa più avanzata, quella che viene sempre portata ad esempio. Ma dobbiamo notare che il ministro, che ama farsi fotografare in bicicletta, sta tentando di affossarla. Proprio come accaduto con l’altra proposta gemella in Commissione Ambiente qualche settimana fa”.

Nel mondo delle associazioni di ciclisti e dei movimenti di cicloattivisti c’è sconcerto e malcontento per questo inspiegabile stop alla legge quadro sulla ciclabilità: prese di posizione e reazioni all’accaduto non tarderanno ad arrivare. Intanto, a caldo, la prima a commentare è stata la presidente della Fiab Giulietta Pagliaccio appena appresa la notizia, sotto forma di lettera aperta al ministro Graziano Delrio per comunicare la delusione, propria e dell’associazione che rappresenta, di cui riportiamo un passo: “Ancora una volta il Parlamento non è riuscito ad approvare la Legge Quadro sulla Ciclabilità, una legge che avrebbe portato l’Italia, finalmente, ad avere una politica nazionale concreta per cambiare la mobilità nelle nostre città. Una Legge che avrebbe finalmente messo alle strette anche quegli amministratori più riottosi, insensibili e anche incapaci di affrontare il cambiamento per rendere più vivibili le città che governano”.

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La ciclabile solare

Un progetto sperimentale. Chissà che in futuro, dovessero abbassarsi i costi…

La prima pista ciclabile con i pannelli solari

cicloturismo.it, 22/04/2016

La pista ciclabile a doppio senso di marcia che collega i due quartieri di Krommenie e Wormerveer di Amsterdam. Dal 12 novembre un tratto della pista ciclabile è accessoriata con dei pannelli solari incorporati nella strada, il nome del progetto è solaroad e una soluzione perfetta perché produce energia elettrica pulita e a basso impatto ambientale. Il tratto sperimentale è costato circa tre milioni di euro, pagati dal comune di Amsterdam, i pannelli solari sono realizzati con celle solari in silicio cristallizzato e sono stati protetti da uno strato di vetro temperato. Secondo il progetto i 70 metri di panelli solari dovrebbero riuscire a coprire il fabbisogno energetico di 3 famiglie.

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Piste ciclabili, convenzione con Rete ferroviaria italiana

Notizia un po’ datata, ma comunque interessante.

online.stradeeautostrade.it, 03/03/2016

La Giunta provinciale di Bolzano ha dato via libera alla stipula di una convenzione con Rfi (Rete Ferroviaria Italiana Spa) per proseguire nella realizzazione di progetti di miglioramento della mobilità ciclistica attraverso nuove piste ciclabili lungo le linee ferroviarie.

La Provincia prosegue nel programma di sviluppo della rete delle piste ciclabili pubbliche, dell’interscambio modale e dell’uso combinato “treno+bicicletta”. La Giunta ha approvato la
stipula di una nuova convenzione con Rfi, che sarà siglata dal presidente Arno Kompatscher. “La conformazione orografica del territorio altoatesino e le valli strette, infatti, rendono funzionale la realizzazione di piste ciclabili nelle vicinanze delle linee ferroviarie esistenti”, ha ricordato Kompatscher dopo la seduta.

La stipula della convenzione tra Provincia e Rfi consentirà in particolare lo sviluppo della rete di piste ciclabili lungo la linea ferroviaria Bolzano-Merano e la Fortezza-San Candido, compresa la tratta oltre San Candido sino al confine di Stato. Anche Rfi ha già manifestato interesse alla realizzazione di piste ciclabili nelle vicinanze delle linee ferroviarie, per consentire un accesso più agevole alla linea ferroviaria per le necessità di manutenzione e pronto intervento.

La convenzione prevede alcune condizioni: per la realizzazione di piste ciclabili in tratti particolarmente difficili del territorio, Rfi dovrà esprimere il proprio consenso alla riduzione delle distanze fino a un minimo di 3 metri tra gli elementi dell’infrastruttura ciclabile e la più vicina rotaia. La Provincia consentirà a Rfi di utilizzare le piste ciclabili per lo svolgimento dell’attività di
sorveglianza, manutenzione e pronto intervento sulla linea ferroviaria e inoltre garantirà la realizzazione di specifici varchi lungo le recinzioni che separano le piste dalla ferrovia.
Negli ultimi vent’anni la Provincia ha investito 150 milioni di euro per creare una rete di 500 km di piste ciclabili, a cui si aggiungono 22 stazioni di sosta e noleggio con 7 mila biciclette e 600 bici elettriche.

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La tangenziale dei bambini

Un percorso pedonale e ciclabile lungo 2 km con indicazioni stradali, uscite e collegamenti che servirà per andare e venire da scuola, restando al riparo da traffico e incidenti
di Francesco Moroni – lastampa,it, 25/07/2016
 “Una città più sicura per i bambini è una città più sicura per tutti”. Nasce così a Casalmaggiore, in provincia di Cremona, la prima “Tangenziale dei Bambini”, un percorso pedonale e ciclabile, sviluppato costeggiando l’argine maestro del Po e lungo un paio di chilometri.

Finalmente un percorso sicuro, chiuso al traffico veicolare e adatto quindi alla viabilità scolastica. Una vera e propria tangenziale che scorre all’esterno della zona urbana, con indicazioni stradali, uscite (nove) e collegamenti verso tutti i principali siti del centro storico. Il tutto a misura di bambino. Servirà ai più piccoli (e a chi li accompagna) per andare e venire da scuola, dalla palestra, dalla biblioteca, dai luoghi più attrattivi restando al riparo da traffico, incidenti e smog.

Consentirà soprattutto di evitare tutti i rischi dei percorsi che si incontrano attraversando il centro. Nell’ora di punta delle scuole, infatti, circa un migliaio di persone tra bimbi e genitori vengono impegnati in una gincana mozzafiato tra curve e incroci pericolosi, mancanza di marciapiedi e strisce pedonali, auto in doppia fila che costringono le scolaresche a camminare in mezzo al traffico: una vera e propria giungla urbana. Il nuovo tracciato non solo evita tutti questi i rischi ed è altrettanto breve (un quarto d’ora immersi nella natura) ma si propone come alternativa di trasporto a tutti gli effetti.

Il progetto è stato presentato dal Comitato Slow Town nell’ambito della manifestazione “La Città dei bambini”, e sostenuto da aziende private del territorio attraverso la creazione di uno “stradello” che collega l’ultima parte dell’argine a Casalmaggiore, contribuendo a dare continuità al percorso. Il Comune, oltre a non aver dovuto utilizzare risorse proprie per la realizzazione, risparmierà sui costi di manutenzione del manto stradale delle vie del centro già provato dal traffico, con forti guadagni soprattutto in termini di sicurezza a favore degli utenti della strada e riduzione dell’inquinamento acustico e dell’aria.

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Cremona, ammessi al finanziamento regionale lavori per quattro piste ciclabili

Informazione locale.

Perché se si tengono d’occhio i bandi i soldi per fare le cose si trovano…

welfarenetwork, 19/07/2016

Sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia di oggi è stata pubblicata la graduatoria dei progetti ritenuti ammissibili al finanziamento sul Programma Operativo Regionale FESR 2014 – 2020 della Regione Lombardia, Misura «Mobilità ciclistica» a seguito della presentazione della manifestazione d’interesse. Tutti i progetti rispondenti al bando presentati dal Comune di Cremona sono stati ammessi. Si tratta della Pista 5 “Migliaro-Via Bergamo-Via Filzi”, della Pista 7 “Via Brescia”, della Pista 9 “Via Mantova” e della Pista 18 “Ring Interno-Viale Trento Trieste”. Il costo complessivo delle opere è di 2.300.000 € di cui la metà sarà finanziata dalla Regione.

«È una bella notizia», commenta l’Assessore alla Mobilità Alessia Manfredini. «Sono felice del riconoscimento regionale, segnale che gli Uffici tecnici hanno operato bene predisponendo progetti completi. Ora bisognerà proseguire con la progettazione e attuare tutti gli adempimenti necessari per poter arrivare in tempi brevi alla conclusione del procedimento con la concertazione in Regione Lombardia e l’individuazione dei fondi necessari nel bilancio comunale dentro un piano di priorità».

«La strada intrapresa con la redazione del Biciplan», commenta il Consigliere Comunale Filippo Bonali, «sta cominciando a dare i primi frutti. Quando si cercano finanziamenti e ci si presenta con un piano organico, con una visione complessiva della mobilità, sicuramente contribuisce a far comprendere la bontà del progetto».

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La nostra promessa elettorale ai nuovi sindaci

di Paolo Pinzuti – bikeitalia.it, 22/06/2016

Le elezioni comunali e la campagna elettorale più pecoreccia e bassa della storia sono finalmente alle spalle e, finito il tempo delle promesse, è arrivato quello di rimboccarsi le maniche.

sala raggi appendino

Alla luce delle considerazioni fatte in un precedente post (Milano, Bologna, Torino, Roma: un bilancio di fine mandato), personalmente posso dirmi più che soddisfatto dei risultati  dei ballottaggi, non tanto per questioni ideologiche o di appartenenza partitica, quanto piuttosto perché (è sicuramente una coincidenza) chi si è presentato con una visione nuova della mobilità è stato premiato mentre chi ha continuato con la solita prona accettazione della realtà è stato punito. Al di là delle noiose diatribe sullo spostamento dei voti, quello che rileva soprattutto è ungrande rinnovamento tra coloro che andranno a sedere nei vari consigli comunali e un sostanziale abbassamento dell’età media.

La generazione Ryan Air al potere.

Se da un lato è vero che l’abbassamento dell’età media può essere sinonimo di inesperienza, è altresì vero che giovane età significa anche mancanza di preconcetti, coraggio, capacità di innovazione e, si spera, una visione differente. Chi oggi ha 30/40 anni, infatti, fa parte di quella che da più parti viene definita la “generazione Erasmus” o “generazione Ryan Air”. Chi oggi ha 30/40 ha spesso avuto modo di viaggiare in lungo e in largo per l’Europa per scoprire che esistono modi diversi di spostarsi, che la storia per cui bisogna fare spazio alle auto nelle nostre città per dare da mangiare agli operai della FIAT non regge più e che non esiste modo più stupido di trascorrere il proprio tempo se non bloccati in un auto in mezzo al traffico dove non si può lavorare, non ci si può rilassare, non si può studiare, non si può stare coi propri cari ma ci si può solo dedicare al “piacere della guida”  che non fa altro che creare diseconomie.

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Chi però, a partire da lunedì, è stato chiamato ad amministrare le nostre città, deve avere ben chiaro in mente una cosa: quanto visto girando per Copenhagen, Amsterdam, Valencia, Parigi, Amburgo, etc. non è frutto solamente di una visione, ma soprattutto di precise allocazioni di budget. Sì, perché, vedete, se in altre parti d’Europa si usa la bicicletta invece che la macchina per spostarsi in città non è perché gli altri sono nati con il gene della ciclabilità nel sangue che a noi Italiani non è stato dispensato, ma perché altrove si creano le infrastrutture (ovvero non è che esistono già per creazione divina) per mettere in sicurezza gli spostamenti delle persone.

Copenhagen Ora di Punta

Quando si parla di infrastrutture non ci si riferisce alle sporadiche ciclabili interrotte, magari ricavate sui marciapiedi o di fantasmagorici interventi calati dall’alto per “cambiare tutto per non cambiare nulla”, ma, piuttosto, di reti pensate sulla base delle esigenze dei cittadini per mettere in connessione i poli attrattori, i punti di interscambio, e tanta, tanta moderazione del traffico.

I soldi per la ciclabilità ci sono.

Sulla base di questa logica, le città di tutto il mondo stanno facendo a gara a chi riuscirà a rendersi maggiormente a misura di bicicletta: Atlanta negli Stati Uniti ha deciso di allocare un miliardo di dollari nei prossimi 25 anni per questo obiettivo, Parigi destinerà 150 milioni di euro entro il 2020, Londra destinerà invece 164 milioni di sterline entro il 2020, Copenhagen alloca 15 milioni di euro ogni anno per i progetti ordinari sulla cilabilità (a cui si aggiungono quelli straordinari) e mi fermo qua per carità di patria.

Nel corso dell’ultima tornata elettorale tutti i vincitori hanno ben evidenziato l’importanza dell’uso della bicicletta nella propria visione futura di città. Adesso che si è passati dalla campagna elettorale alla pratica, quello che tocca fare è mettere il naso nel bilancio comunale e trovare i fondi per trasformare in realtà questo bel sogno.

Citytech bikenomics

E non salti in mente a nessuno di uscirsene con la solita storia del “maledetto patto di stabilità che ci impedisce di spendere i soldi dove vorremmo”: i soldi ci sono, e a dimostrarlo sono le innumerevoli porcate a cui abbiamo assistito nel corso degli ultimi anni, denari sperperati in progetti utili soltanto agli amici degli amici o, nei migliori dei casi, a offrire i circenses ai cittadini.

I soldi ci sono e devono essere scuciti a ogni costo perché la ciclabilità, come spiega nel video qui sotto il sindaco di Copenhagen, non è un costo per la città ma un investimento che si ripaga prima di tutto nella riduzione dei tempi di percorrenza e quindi nell’aumento dell’efficienza e produttività della città (poi la salute, il piccolo commercio, la ridotta incidentalità e tutte quelle cose archiviabili alla voce “bikenomics”).

La nostra promessa elettorale.

Nell’arco delle ultime settimane noi cittadini abbiamo ascoltato qualunque spergiuro da parte di chiunque volesse essere eletto, ma adesso è arrivato il nostro turno di fare promesse: cari neosindaci, noi (e parlo a nome mio, della testata su cui scrivo, ma anche dei cicloattivisti di tutta Italia di cui sono certo di interpretare il pensiero) vi promettiamo che vi marcheremo stretto e metteremo in atto qualunque azione legale o illegale che sia per trasformare le nostre città in luoghi a misura di persona. Qualora voleste assecondare questo desiderio,  saremo i vostri migliori alleati e vi porteremo in palmo di mano, qualora decideste di opporvi, saremo il vostro peggior nemico per i prossimi 5 anni perché non possiamo in nessun modo permettere che la vita nostra e dei nostri cari sia messa a repentaglio da qualche sbruffoncello che ha la bocca troppo larga durante la campagna elettorale.

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Se non sapete come fare a prestare fede alle promesse fatte, abbiamo preparato per voi un evento dove vi faremo raccontare dai più grandi esperti italiani ed europei come realizzare città a misura di bicicletta. L’evento si chiama CosmoBike Mobility, si terrà dal 14 al 16 settembre a Verona e siete caldamente invitati a partecipare e a far partecipare i vostri tecnici comunali.

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Nel frattempo, buon lavoro e buona scelta della giunta.

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La ciclabile più bella del mondo

Rio de Janeiro, tutti pazzi per la pista ciclabile più bella del mondo

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Da una parte l’Atlantico, dall’altra lo skyline dai rilievi che sormontano Rio. Una fettuccia destinata al pedale di circa quattro chilometri di lunghezza. Nella metropoli carioca tutti giurano che sia la pista ciclabile più bella del mondo. Congiungerà i quartieri di Leblon a São Conrado. Dovrebbe servire a decongestionare il traffico, sostiene la stampa. Ma molti suggeriscono che il panorama sia talmente mozzafiato per cui alla fine il destino vero di questa ciclovia sarà semplicemente quello di consentire pedalate in tutto relax. Non lontano tra l’altro dal percorso della crono olimpica prevista per Rio 2016 (foto www1.folha.uol.com.br)

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