Articoli con tag: piste ciclabili

La nostra promessa elettorale ai nuovi sindaci

di Paolo Pinzuti – bikeitalia.it, 22/06/2016

Le elezioni comunali e la campagna elettorale più pecoreccia e bassa della storia sono finalmente alle spalle e, finito il tempo delle promesse, è arrivato quello di rimboccarsi le maniche.

sala raggi appendino

Alla luce delle considerazioni fatte in un precedente post (Milano, Bologna, Torino, Roma: un bilancio di fine mandato), personalmente posso dirmi più che soddisfatto dei risultati  dei ballottaggi, non tanto per questioni ideologiche o di appartenenza partitica, quanto piuttosto perché (è sicuramente una coincidenza) chi si è presentato con una visione nuova della mobilità è stato premiato mentre chi ha continuato con la solita prona accettazione della realtà è stato punito. Al di là delle noiose diatribe sullo spostamento dei voti, quello che rileva soprattutto è ungrande rinnovamento tra coloro che andranno a sedere nei vari consigli comunali e un sostanziale abbassamento dell’età media.

La generazione Ryan Air al potere.

Se da un lato è vero che l’abbassamento dell’età media può essere sinonimo di inesperienza, è altresì vero che giovane età significa anche mancanza di preconcetti, coraggio, capacità di innovazione e, si spera, una visione differente. Chi oggi ha 30/40 anni, infatti, fa parte di quella che da più parti viene definita la “generazione Erasmus” o “generazione Ryan Air”. Chi oggi ha 30/40 ha spesso avuto modo di viaggiare in lungo e in largo per l’Europa per scoprire che esistono modi diversi di spostarsi, che la storia per cui bisogna fare spazio alle auto nelle nostre città per dare da mangiare agli operai della FIAT non regge più e che non esiste modo più stupido di trascorrere il proprio tempo se non bloccati in un auto in mezzo al traffico dove non si può lavorare, non ci si può rilassare, non si può studiare, non si può stare coi propri cari ma ci si può solo dedicare al “piacere della guida”  che non fa altro che creare diseconomie.

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Chi però, a partire da lunedì, è stato chiamato ad amministrare le nostre città, deve avere ben chiaro in mente una cosa: quanto visto girando per Copenhagen, Amsterdam, Valencia, Parigi, Amburgo, etc. non è frutto solamente di una visione, ma soprattutto di precise allocazioni di budget. Sì, perché, vedete, se in altre parti d’Europa si usa la bicicletta invece che la macchina per spostarsi in città non è perché gli altri sono nati con il gene della ciclabilità nel sangue che a noi Italiani non è stato dispensato, ma perché altrove si creano le infrastrutture (ovvero non è che esistono già per creazione divina) per mettere in sicurezza gli spostamenti delle persone.

Copenhagen Ora di Punta

Quando si parla di infrastrutture non ci si riferisce alle sporadiche ciclabili interrotte, magari ricavate sui marciapiedi o di fantasmagorici interventi calati dall’alto per “cambiare tutto per non cambiare nulla”, ma, piuttosto, di reti pensate sulla base delle esigenze dei cittadini per mettere in connessione i poli attrattori, i punti di interscambio, e tanta, tanta moderazione del traffico.

I soldi per la ciclabilità ci sono.

Sulla base di questa logica, le città di tutto il mondo stanno facendo a gara a chi riuscirà a rendersi maggiormente a misura di bicicletta: Atlanta negli Stati Uniti ha deciso di allocare un miliardo di dollari nei prossimi 25 anni per questo obiettivo, Parigi destinerà 150 milioni di euro entro il 2020, Londra destinerà invece 164 milioni di sterline entro il 2020, Copenhagen alloca 15 milioni di euro ogni anno per i progetti ordinari sulla cilabilità (a cui si aggiungono quelli straordinari) e mi fermo qua per carità di patria.

Nel corso dell’ultima tornata elettorale tutti i vincitori hanno ben evidenziato l’importanza dell’uso della bicicletta nella propria visione futura di città. Adesso che si è passati dalla campagna elettorale alla pratica, quello che tocca fare è mettere il naso nel bilancio comunale e trovare i fondi per trasformare in realtà questo bel sogno.

Citytech bikenomics

E non salti in mente a nessuno di uscirsene con la solita storia del “maledetto patto di stabilità che ci impedisce di spendere i soldi dove vorremmo”: i soldi ci sono, e a dimostrarlo sono le innumerevoli porcate a cui abbiamo assistito nel corso degli ultimi anni, denari sperperati in progetti utili soltanto agli amici degli amici o, nei migliori dei casi, a offrire i circenses ai cittadini.

I soldi ci sono e devono essere scuciti a ogni costo perché la ciclabilità, come spiega nel video qui sotto il sindaco di Copenhagen, non è un costo per la città ma un investimento che si ripaga prima di tutto nella riduzione dei tempi di percorrenza e quindi nell’aumento dell’efficienza e produttività della città (poi la salute, il piccolo commercio, la ridotta incidentalità e tutte quelle cose archiviabili alla voce “bikenomics”).

La nostra promessa elettorale.

Nell’arco delle ultime settimane noi cittadini abbiamo ascoltato qualunque spergiuro da parte di chiunque volesse essere eletto, ma adesso è arrivato il nostro turno di fare promesse: cari neosindaci, noi (e parlo a nome mio, della testata su cui scrivo, ma anche dei cicloattivisti di tutta Italia di cui sono certo di interpretare il pensiero) vi promettiamo che vi marcheremo stretto e metteremo in atto qualunque azione legale o illegale che sia per trasformare le nostre città in luoghi a misura di persona. Qualora voleste assecondare questo desiderio,  saremo i vostri migliori alleati e vi porteremo in palmo di mano, qualora decideste di opporvi, saremo il vostro peggior nemico per i prossimi 5 anni perché non possiamo in nessun modo permettere che la vita nostra e dei nostri cari sia messa a repentaglio da qualche sbruffoncello che ha la bocca troppo larga durante la campagna elettorale.

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Se non sapete come fare a prestare fede alle promesse fatte, abbiamo preparato per voi un evento dove vi faremo raccontare dai più grandi esperti italiani ed europei come realizzare città a misura di bicicletta. L’evento si chiama CosmoBike Mobility, si terrà dal 14 al 16 settembre a Verona e siete caldamente invitati a partecipare e a far partecipare i vostri tecnici comunali.

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Nel frattempo, buon lavoro e buona scelta della giunta.

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La ciclabile più bella del mondo

Rio de Janeiro, tutti pazzi per la pista ciclabile più bella del mondo

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Da una parte l’Atlantico, dall’altra lo skyline dai rilievi che sormontano Rio. Una fettuccia destinata al pedale di circa quattro chilometri di lunghezza. Nella metropoli carioca tutti giurano che sia la pista ciclabile più bella del mondo. Congiungerà i quartieri di Leblon a São Conrado. Dovrebbe servire a decongestionare il traffico, sostiene la stampa. Ma molti suggeriscono che il panorama sia talmente mozzafiato per cui alla fine il destino vero di questa ciclovia sarà semplicemente quello di consentire pedalate in tutto relax. Non lontano tra l’altro dal percorso della crono olimpica prevista per Rio 2016 (foto www1.folha.uol.com.br)

La gallery QUI

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Aosta in bicicletta, in cantiere nuove ciclabili

bikeitalia.it, 08/01/2016

“Entro il 2021 Aosta avrà una moderna pista ciclabile lunga 18 chilometri”. Parola dell’assessore alla Mobilità del Comune di Aosta Andrea Paron. Alla vigilia di Natale la Giunta comunale ha approvato la scheda di progetto della rete ciclopedonale e dei servizi di mobilità ciclabile della città di Aosta, che sarà finanziata per quasi due terzi dall’Unione Europea: “Per i lavori di ‘Aosta in bicicletta’ (termine previsto dicembre 2021, ndr) il Comune potrà contare su 4.850.000 euro: 3 milioni dalla Regione (derivanti da fondi europei), il resto dal piano nazionale per la sicurezza stradale”, precisa l’assessore Paron.

Su una superficie complessiva di 21 km quadrati – a tanto ammonta l’estensione della Comune di Aosta – 18 chilometri di ciclabile non sono pochi: attualmente ne sono presenti 7, ma è in cantiere un piano articolato per dotare la città di altri 11 km per creare una rete capillare ciclabile, in modo tale da favorire gli spostamenti in bicicletta e disincentivare l’utilizzo del mezzo privato motorizzato. La progettazione è stata realizzata a “costo zero” per l’amministrazione, grazie al lavoro svolto dall’apposita unità di Progetto, a cui è stato affidato il compito di realizzare a livello progettuale la rete ciclabile e ciclopedonale cittadina, prevedendo la ricucitura e il completamento dei tratti esistenti e i collegamenti alle piste ciclabili intercomunali e lo sviluppo della mobilità ciclabile inserita nell’integrazione multimodale degli spostamenti tramite i parcheggi cittadini e di interscambio e i servizi di mobilità alternativa.


Lo sviluppo futuro della mobilità ciclabile a discapito dell’utilizzo dell’auto contribuirà inoltre alla scorrevolezza della circolazione stradale, all’alleggerimento del carico veicolare, alla riduzione dell’inquinamento ambientale, a rendere maggiormente vivibile la città. Come precisa il Comune di Aosta in una nota: “Gli obiettivi del progetto: incentivare la mobilità ciclabile in quanto modello di spostamento urbano che contribuisce a rendere il centro cittadino a misura di pedoni e ciclisti e maggiormente protetto dal traffico e dall’inquinamento veicolare, porre in maggiore sicurezza le diverse modalità di spostamento tramite la separazione dei percorsi che attualmente, in diverse situazioni, si trovano forzatamente a coesistere sulle stesse vie cittadine”.

La declinazione del progetto si svilupperà attraverso la realizzazione infrastrutturale della rete, collegando i tracciati ciclabili con parcheggi di interscambio e servizi a supporto della mobilità in bicicletta; ma anche integrando le risorse del territorio per potenziare l’attrattività turistica degli itinerari ciclabili. 

Dunque l’investimento è finalizzato da un lato a ricucire tratti già esistenti – per renderli integrati nel tessuto della mobilità cittadina – e dall’altro ad affiancare alla ciclabilità in senso stretto anche Zone a Traffico Limitato, aree pedonali e Zone 30 (strade di quartiere) per aumentare la sicurezza stradale in ambito urbano. La progettazione preliminare è prevista per il 2016, quella definitiva entro il 2017.

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Un anno da ricordare per la bici

Questa fine anno sta portando buone notizie per chi ama la bici e per chi crede che sua giunto il tempo per puntare, anche in Italia, su mobilità sostenibile e cicloturismo.

Prima di tutto, nella Finanziaria è stato inserito lo stanziamento, per il triennio 2016-2018, di 91 milioni di Euro per il triennio 2016-2018 per il finanziamento di progettazione e realizzazione di un sistema nazionale di ciclovie turistiche, progettazione e realizzazione di ciclostazioni e interventi per la sicurezza della ciclabilità cittadina, con priorità per la Ciclovia del Sole (Verona-Firenze), progetto VenTo (Venezia-Torino), Grab (Roma) e Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese (da Caposele a Santa Maria di Leuca).

In secondo luogo, è stato approvato il “collegato ambientale“: i comuni con più di 100mila abitanti, anche in associazione, potranno presentare progetti per limitare traffico e inquinamento, che il governo finanzierà con 35 milioni di euro complessivi. I fondi saranno destinati a incentivare “iniziative di mobilità sostenibile, incluse iniziative di piedibus, di car-pooling, di car-sharing, di bike-pooling e di bike-sharing, la realizzazione di percorsi protetti per gli spostamenti, anche collettivi e guidati, tra casa e scuola, a piedi o in bicicletta, di laboratori e uscite didattiche con mezzi sostenibili, di programmi di educazione e sicurezza stradale, di riduzione del traffico, dell’inquinamento e della sosta degli autoveicoli in prossimità degli istituti scolastici”.

Si stanziano 5 milioni l’anno alla Regione-Emilia Romagna per il completamento del corridoio europeo EUROVELO 7, la riqualificazione ad uso ciclopedonale del vecchio tracciato ferroviario dismesso Verona-Bologna.

Grazie a modifiche normative chi usa la bici per andare al lavoro godrà dell’estensione dell’assicurazione Inail in caso di incidente.

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Un anno da ricordare. Video-auguri di Natale della Presidente FIAB.

fiab-onlus.it, 22/12/2013

Il 2015 sarà un anno da ricordare.

Finalmente per la FIAB si raccolgono i primi frutti di un lungo lavoro, con concreti provvedimenti pro mobilità ciclistica.

In video gli auguri di buon natale e felice anno nuovo da parte della Presidente FIAB Giulietta Pagliaccio.

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Roma e il Giubileo della ciclabilità negata

di Manuel Massimo – bikeitalia.it, 07/12/2015

Non si sa quanti pellegrini giungeranno a Roma per il Giubileo della Misericordia che inizia domani, 8 dicembre 2015: fatto sta che difficilmente potranno farlo in bicicletta in sicurezza, visto che le tanto annunciate 21 corsie ciclabili da realizzare ad hoc sono rimaste al palo e il Comune di Roma non sembra voler investire a breve in queste infrastrutture leggere. E così il progetto delle ciclabili giubilari – che avrebbe potuto costituire l’architrave per il biciplan cittadino – è rimasto chiuso in un cassetto.

Dopo la defenestrazione del sindaco Ignazio Marino avvenuta in autunno, le 21 ciclabili leggere contenute nella delibera capitolina n. 274 approvata il 6 agosto 2015 sono state di fatto congelate. Già l’assessore alla Mobilità Stefano Esposito– il senatore del Pd nominato nell’ultimo rimpasto di giunta – aveva sconfessato lebike lane nel corso di un incontro con i cittadini portatori d’interessi per la mobilità nuova, sostenendo che chi pedala a Roma lo fa “a suo rischio e pericolo”.

Noi – che a Roma, come in molte altre città d’Italia, ci pedaliamo tutti i giorni – sappiamo benissimo che muoversi in bici è rischioso proprio laddove le amministrazioni girano la testa dall’altra parte e lasciano chi pedala in balìa di un traffico motorizzato aggressivo, senza adeguati controlli da parte di chi dovrebbe far rispettare i limiti di velocità e debellare i parcheggi in doppia fila. Di solito le giustificazioni addotte spaziano da “non ci sono i soldi” a “questa non è una priorità”: senza capire che, invece, curare la ciclabilità rappresenta un intervento strategico per migliorare la mobilità tutta, come spiega bene il filmBikes vs. Cars che andrebbe proiettato nelle scuole.

Roma e il Giubileo della ciclabilità negata. Le firme del commissario straordinario facente funzione di sindaco Francesco Paolo Tronca sono state apposte su provvedimenti riguardanti la sicurezza e il decoro: via i “centurioni”, le bancarelle e i risciò dal Colosseo, off-limits per urtisti e camion bar la zona adiacente al Vaticano, ma le famose ciclabili leggere sono scomparse. E la sicurezza stradale di chi pedala anche.

Dopo gli attentati di Parigi l’attenzione e le risorse dei governi e delle amministrazioni di pressoché tutti i Paesi d’Europa si sono spostate sulla sicurezza: stazioni della metropolitana presidiate, posti di blocco nelle zona calde delle città, aumento dei controlli in strada e degli agenti in servizio. Ma a Roma un’opera importante e necessaria come la pedonalizzazione integrale di via della Conciliazione durante il periodo del Giubileo non è stata approvata e anche le “vie dei pellegrini” – non solo l’Appia Antica, ma anche via Urbana che pedonale non è– sono invase dai motori che possono continuare a percorrerle con buona pace della sicurezza stradale.

In questo panorama già abbastanza desolante e penalizzante per chi pedala a Roma, con il suo “spezzatino” ciclabile e piste abbandonate a se stesse, va ricordato che il bikesharing capitolino è stato smantellato anche se da anni ne viene periodicamente annunciato il ritorno: l’ultima promessa – ormai ho perso il conto – parlava di 350 stazioni per complessive 4.000 biciclette in condivisione. Sono rimaste parole al vento.

A quanto pare l’unico intervento ciclabile degno di nota nella città che da domani si prepara ad accogliere milioni di persone per l’evento mondiale indetto da Papa Francesco è stato realizzato dai cittadini, sotto il tunnel di Santa Bibiana: la ciclabile popolare di circa 100 metri che unisce Esquilino e San Lorenzo è stata ridipinta di fresco qualche settimana fa, funziona bene e rappresenta un piccolo miracolo in un contesto di abbandono. Domani comincia il Giubileo della ciclabilità negata: qui non c’è Misericordia per chi pedala.

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Roma a misura di bici

ROMA COME AMSTERDAM. BICIPLAN, IL SOGNO DI UNA CITTÀ A MISURA DI BICI

di Germana Carillo – greenme.it, 17/11/2015

Metti una capitale, Roma, e il guazzabuglio di auto che la invade. Metti che, forse forse, anche in una capitale come la nostra, una delle più rumorose e conelevati tassi di smog, ci si possa svegliare un giorno, migliorare quel gruzzoletto di aria che respiriamo e andare piuttosto in bici, come quegliscellerati dei nostri cugini nordeuropei.

Tutta questione di volontà? Si certo. E ne è straconvinto Dario Piermarini, un quasi quarantenne romano che si è messo in testa che la mobilità sostenibile a Roma è possibilissima. Basta qualche buona idea e nemmeno così tanti fondi da stanziare. Ed è così che nasce Settimo Biciclettari, il gruppo di lavoro da lui coordinato costituito dai comitati quartiere e dalle associazioni del VII municipio di Roma ed esclusivamente basato sul tema della mobilità sostenibile.

Una “chiamata alle armi”, la definisce Dario. E come non capirlo dalla denominazione del gruppo: un chiaro riecheggio, oltre che alla municipalità, anche al Settimo Cavalleggeri, come mi spiega Dario, e al reggimento più celebre della storia. Ma, nel loro caso, col solo scopo di rendere più vivibile il territorio partendo da quei 230mila abitanti del solo settimo municipio.

IL BICIPLAN – E la “chiamata alle armi” risponde a un nome: si chiama, infatti,Biciplan il progetto sul quale il gruppo lavora da gennaio. “Una progettazione di massima di una rete di mobilità sostenibile nel nostro Municipio – mi spiega Dario. Una progettazione cui avrebbe già dovuto pensare l’Amministrazione”, puntualizza.

In buona sostanza, si tratta della possibilità di dare alla città di Roma 22 chilometri di percorsi ciclo-pedonali, collegando Ciampino a San Giovanni e valorizzando le aree archeologiche e i parchi (Parco degli Acquedotti, Parco di Tor Fiscale, parco della Caffarella), per decongestionare la città dal traffico e fare in modo che andare in bicicletta qui sia più facile.

Il Biciplan si basa su 3 priorità:

Priorità 1. Sottopasso del Grande Raccordo Anulare: mi spiega Dario Piermarini che il ricongiungimento della parte esterna del GRA del Settimo Municipio è l’obiettivo principale perché si tratterebbe del nodo nevralgico dell’Asse degli Acquedotti. Molti sono i lavori già fatti da alcuni volontari per la bonifica e la messa in sicurezza del sottopasso GRA, rendendolo fruibile a tutti i ciclisti che da Morena e Ciampino vanno verso il Parco degli Acquedotti. In sostanza il passaggio è aperto, ma ora serve necessariamente un intervento dell’Amministrazione.

Priorità 3. Potenziamento e la messa in sicurezza dell’asse principale.

Ma il progetto è già in fase di realizzazione? Assolutamente no, risponde Dario un po’ amareggiato. Il progetto “è stato presentato ufficialmente all’attuale giunta del VII Municipio, abbiamo anche avuto un paio di incontri con la Presidente che si è detta interessata. Siamo in attesa di risposta – aggiunge – si tratta di attuare interventi leggeri di collegamento, per una stima dei costi inferiore ai 70mila euro”.

La realtà è che “se da un lato c’è un cambiamento epocale nelle abitudini di vita dei cittadini, dall’altro c’è la politica che pensa di poter andare avanti con posizioni obsolete”.

La realtà, insomma, è la solita mentalità italiota, di chi non vede oltre la punta del proprio naso, di chi è fermo su posizioni del tipo “tanto è un modello, quello della mobilità sostenibile e della ciclabilità, che va bene solo al Nord Europa” e non fa nulla per cambiare le sorti di una città che ha invece mille potenzialità. Eppure, conclude Dario Pieramarini, la stima dei costi non è nemmeno così stratosferica.

Cosa serve allora? Superare la burocrazia. E avere quella magica dose di buona volontà.

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Il piano bici di Parigi

Torniamo a pensare a Parigi in positivo…

Il nuovo piano bici di Parigi: cosa prevede il prossimo quinquennio

tuttogreen.it, 21/04/2015

La capitale francese vuole diventare la capitale mondiale della bicicletta ed essere percepita come una città amica dei ciclisti: scopriamo il nuovo piano bici di Parigi per il quinquennio 2015-2020.

Abbiamo già parlato in altre occasioni del nuovo corso parigino in relazione alle due ruote e il nuovo piano bici conferma il trend in atto: il piano 2015-2020 prevede un investimento pari a oltre 150 milioni di euro, con il quale sarà possibile raddoppiare la lunghezza delle vie ciclabili entro il 2020, passando dagli attuali 700 km fino ai 1400 km previsti, ed agevolare così gli spostamenti casa-lavoro su due ruote.

Con questo ambizioso progetto si punta a realizzare un’area ciclabile che si estende lungo due assi principali della città (nord-sud ed est-ovest) collegando anche le aree boschi periferiche della capitale francese.

Il piano bici francese ha pensato anche alla sicurezza e alla tutela dei ciclisti predisponendo il doppio senso nelle vie a senso unico e delle regole atte a garantire la convivenza tra i diversi utenti dello spazio pubblico. Sono state previste anche nuove norme per la circolazione come il diritto di precedenza dei ciclisti ai semafori che sarà esteso a tutti gli incroci della città.

Anche la disponibilità di stazioni e parcheggi per i veicoli a due ruote sarà ampliata secondo il piano parigino che ha in programma la realizzazione di nuove aree più piccole ma in numero maggiore.

Uno degli obiettivi più ambiziosi e alti di questo progetto consiste sicuramente nel mirare a costruire una cultura della bici sostenendo la realizzazione di luoghi ad essa dedicati, come officine per la riparazione, centri per l’apprendimento, etc. In parallelo si cerca di rendere questo passatempo pienamente esprimibile grazie alle piste ciclabili all’interno della capitale parigine e nei suoi boschi realizzate come percorsi cicloturistici. A questo proposito anche gli incentivi rivolti agli acquirenti di bici elettriche nuove o bici cargo rientra in questo tipo di politica. Si prospetta anche il rinnovo del bike sharing di Vélib con la messa a disposizione anche di ebike.

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FIAB incontra i ministri Del Rio e Franceschini

COMUNICATO STAMPA

Infrastrutture, Trasporti e Turismo:
elementi strategici per la mobilità ciclistica del nostro Paese.

FIAB incontra i ministri Delrio e Franceschini

Mobilità quotidiana, cicloturismo e intermodalità.

Tre aree d’intervento per un cambio di passo nelle politiche della mobilità.

15 ottobre 2015 – Intensa giornata di confronto con i massimi rappresentanti al Governo sui temi di mobilità sostenibile e cicloturismo: per la prima volta FIAB-Federazione Italiana della Bicicletta ha incontrato, in contemporanea, ieri a Roma, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio e il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini.

Partendo dalle tante proposte che FIAB (da sempre impegnata nella diffusione della bicicletta quale mezzo di trasporto ecologico in un quadro di riqualificazione dell’ambiente urbano ed extraurbano e interlocutore privilegiato delle istituzioni per tutte le tematiche delle ‘due ruote’) ha avanzato al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nel corso degli ultimi mesi*, il colloquio tra la presidente FIAB Giulietta Pagliaccio e Delrio si è svolto in un clima di grande sintonia, condividendo l’imminente necessità di un ‘cambio di passo’ nelle prossime politiche sulla mobilità ciclistica del nostro Paese, attraverso scelte evidenti e concrete.

Abbiamo individuato l’opportunità di indirizzare il cambiamento su tre filoni– spiega la Pagliaccio – : la mobilità quotidiana con un’attenzione particolare al tema e alle necessità delle grandi città; il cicloturismo, con lo sviluppo di una rete nazionale che punti su specifici obiettivi di priorità e che includa le esigenze di ciclabilità urbana e di accesso alle città e l’intermodalità tra bici e altri mezzi di trasporto pubblico, a tutto vantaggio sia della mobilità quotidiana sia del cicloturismo.

L’incontro tra FIAB e Delrio avviene all’indomani dal 1° Summit Europeo sulla Mobilità Ciclistica, dove i Ministri dei Trasporti della UE hanno dato vita alla Carta di Lussemburgo, ovvero una Dichiarazione d’intenti e un piano attuativo sulla mobilità ciclistica come modalità di trasporto climate friendly, in cui la bicicletta – per il suo contributo d’innovazione, i benefici per l’ambiente e il clima, quelli per la salute degli utenti, nonché per l’indotto economico – deve essere riconosciuta da tutti gli Stati Membri come mezzo di trasporto paritario rispetto alle altre modalità.

Anche in Italia assistiamo a nuovi segnali politici che lasciano ben sperare in questa direzione -dice ancora Giulietta Pagliaccio – come il recente sblocco di 12 milioni di euro destinati a opere per la sicurezza dei percorsi ciclabili. Insieme al Ministro Delrio auspichiamo la nascita di un tavolo interministeriale che, coinvolgendo in primis i Ministeri delle Infrastrutture e Trasporti e quello del Turismo, coordini i temi di mobilità ciclisticae sensibilizzi le Regioni a politiche sostenibili, anche in vista dell’approvazione della legge di stabilità che prevede risorse dedicate.

Ci si è invece confrontati con il Ministro del Turismo Franceschini in merito all’importanza economica del cicloturismo e, in particolare, sul progetto per lo sviluppo del percorso ciclabile tra Verona e Firenze, parte centrale della Ciclopista del Sole che collega il Brennero alla Sicilia e che, nel primo tratto fino a Verona, è già completato ‘in sede propria’.

I rappresentanti di Regioni ed Enti di tutti i territori attraversati dal percorso (le regioni Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, le città metropolitane di Mantova, Modena, Bologna,  Prato e Pistoia, il Circuito Città d’Arte della Pianura Padana  e FIAB) hanno dato vita ieri, alla presenza del Ministro Franceschini, a un tavolo per lo sviluppo del tratto ciclabile Verona / Firenze dal punto di vista turistico, con l’obiettivo di affrontare difficoltà e problematiche attraverso un metodo di lavoro sinergico e strategico per il cicloturismo, che parte da ciò che già esiste sul tracciato e valorizza l’impegno di tutti gli attori coinvolti lungo il percorso.

La ciclopista del Sole richiama, nel cicloturismo, quello che ha rappresentato l’autostrada del Sole per lo sviluppo del turismo in Italia: un percorso che collega il nostro Paese dal nord al sud e che, anche per tratti intermedi, offre interessanti opportunità di vacanza sulle due ruote attraverso i territori italiani di rara bellezza -spiega Antonio Dalla Venezia, responsabile FIAB per il cicloturismo e Bicitalia. E aggiunge – Integrata nella rete Bicitalia.org la Ciclopista del Sole è il tratto italiano dell’Eurovelo 7 che, lungo oltre 5000 chilometri, permette di pedalare da Capo Nord a Malta.

Oltre Bicitalia.org, la rete cicloturistica nazionale targata FIAB e Ministero dell’Ambiente, con 18.000 km di strade ciclabili sul territorio nazionale, di cui 10.000 già mappati, 18 suggestivi grandi itinerari e oltre 50 «ciclovie di qualità», FIAB è il principale promotore in Italia di iniziative cicloturistiche. Attraverso le oltre 140 associazioni presenti sul territorio propone ogni anno oltre 4000 attività (gite, escursioni, ciclovacanze, bici-viaggi e altri appuntamenti in bicicletta) consultabili sul sito Andiamoinbici.it. Le strutture ricettive “amiche della bicicletta” sono invece classificate nel motore di ricerca Albergabici.it

*****

* Proposte avanzate da FIAB al Ministro Infrastrutture e Trasporti Graziano Delrio nella lettera del 6/5/15:

  • Sostenere la legge Decaro–Gandolfi per lo sviluppo della mobilità in bicicletta al fine di arrivare a una rapida approvazione
  • Istituire la Direzione Generale per la Mobilità Ciclistica
  • Attivare una strategia generale di comunicazione per cambiare spazi urbani e comportamenti in riferimento al tema della mobilità delle persone
  • Attivare una strategia generale di formazione dei funzionari delle pubbliche amministrazioni, dei politici e di coloro che influenzano i destini delle nostre città e territori
  • Equiparare la bicicletta al trasporto pubblico nell’infortunio in itinere
  • Definire una segnaletica nazionale cicloturistica
  • Monitorare la composizione modale degli spostamenti (attivare la raccolta dati su scala territoriale)
  • Raccogliere i dati sull’incidentalità locale (consentire la divulgazione dei dati disaggregati e utilizzabili a fini statistici locali)
  • Introdurre l’analisi di rischio per ridurre i rischi stradali (rendere obbligatori Piani della Sicurezza Urbana per le amministrazioni provinciali e metropolitane)
  • Anticipare l’applicazione della VISS, Valutazione di Impatto sulla Sicurezza Stradale (D.Lgs. 35/2011) ed estenderne il campo di applicazione anche a livello urbano
  • Introdurre tecniche ISA (Intelligent Speed Adaptation)
  • Promuovere la certificazione secondo la norma UNI ISO 39001:2012
  • Pubblicare il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale orizzonte 2020 (siamo al 2015! Ovvero 5 anni in ritardo)
  • Revisione organica del Codice della Strada e delle norme tecniche
  • Aggiornamento della legge di finanziamento sulla mobilità ciclistica
  • Finanziamento della rete nazionale di mobilità

Ufficio Stampa FIAB:Dragonetti&Montefusco Comunicazione T 02 48022325 – ufficio-stampa@fiab-onlus.it

Annachiara Montefusco – M 339 7218836 – montefusco@dragonettimontefusco.com

Monica Macchioni – M 3441447050 – macchioni@dragonettimontefusco.com

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Levano i parcheggi, aggiungono piste ciclabili, e le vendite dei negozi salgono…

…e chi lo avrebbe mai detto?

Benzina Zero

Broadway, a Salt Lake City, con piste ciclabili e intersezioni protette. per fare le piste ciclabili hanno levato posti auto.

Le piste ciclabili richiedono spazio. Ma ogni volta che le amministrazioni propongono di levare parcheggi i commercianti si preoccupano.

Crescono però le prove che, quando più piste ciclabili e meno parcheggi fanno parte di un piano generale per rallentare il traffico, la gente fa più volentieri acquisti nei negozi locali, e i commercianti vendono di più. (Ci sono numerosi studi che lo dimostrano)

In uno studio sulle nuove piste ciclabili di Salt Lake City, la conversione di parcheggi in strada in piste ciclabili ha incrementato gli affari dei commercianti locali. Per esempio:

Il proprietario di un negozio di piante, John Mueller of Paradise Palm, ha visto le vendite salire come risultato della ciclabilità locale.

“Le piste ciclabili e i limiti di velocità aiutano a rallentare il traffico automobilistico

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44 miliardi di motivi per viaggiare in bici

Articolo dello scorso anno, molto interessante

di Veronica Caciagli – tekneco.it, tramite comune-info.net, 12/01/2014

Il Parlamento europeo ha scoperto che l’impatto economico del cicloturismo ha cominciato a raggiungere giri d’affari importanti (almeno 44 miliardi di euro nel 2012), in particolare in Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Svizzera e Olanda. Il requisito fondamentale per il viaggiatore è solo una una strada continua, sicura e piacevole, con una chiara segnaletica stradale e magari qualche officina attrezzata presso ostelli, alberghi e agriturismi. Insomma, non serve nessuna grande opera.

È guidando una bici che puoi conoscere meglio i contorni di un luogo, poiché sudi sulle salite e le discendi a ruota libera. In tal modo ricorderai come sono veramente, mentre con un’automobile solo un’elevata altura ti impressionerà e non avrai l’accurato ricordo del territorio che hai attraversato come quello ottenuto guidando con la bicicletta

Ernest Hemingway

Anche l’avventuriero Hemingway amava i viaggi in bicicletta, magari attraversando i sentieri impervi della sua epoca: il cicloturismo era una prerogativa per pochi amatori, appassionati di bicicletta e di viaggi alla scoperta. Da allora il cicloturismo si è evoluto, diventando una vacanza alla portata di tutti, anche delle famiglie.

Nell’Europa del centro-nord il cicloturismo è un tipo di turismo molto diffuso: non solo fa bene alla salute e all’ambiente, in quanto ad emissioni zero, ma anche all’occupazione, agli investimenti e al reddito. Secondo lo studio “European Cycle Route Network EuroVelo”, condotto dalla Direzione Generale per le Politiche Interne del Parlamento Europeo nel 2012 l’impatto economico del cicloturismo è significativo: la stima è di 2.295 milioni di viaggi, per un giro d’affari di 44 miliardi di euro all’anno. Il numero di pernottamenti ammonta attualmente a 20,4 milioni, con 9 miliardi di euro spesi annualmente.

A testimonianza del recente nuovo interesse, anche i dati sul cicloturismo sono ancora parziali e sono disponibili solo da alcuni anni: il cicloturismo non è registrato nelle statistiche Eurostat o in altre statistiche ufficiali, per cui la stima del Parlamento europeo è stata fatta attraverso un modello con cui le diverse frazioni di flussi turistici sono state usate per stimare il valore e il volume del cicloturismo. La crescita del turismo in bicicletta non è uguale in tutta Europa: il mercato è comunque in aumento ovunque, nonostante la crisi economica, ma il suo impatto è già significativo nei Paesi dell’Europa centro-settentrionale, l’Austria, il Belgio, la Danimarca, la Francia, la Germania, la Svizzera e l’Olanda, mentre alcuni Paesi, tra cui l’Italia, sono indietro nello sviluppo delle infrastrutture che permettono ai viaggiatori un sereno cammino. Il requisito fondamentale per il viaggiatore è, infatti, una strada continua, sicura e piacevole, con una chiara segnaletica stradale, per un percorso di almeno 150-200 Km. La Francia è, attualmente, la più importante destinazione per i tour operator che si occupano di cicloturismo, seguita dall’Austria, mentre la maggior parte dei cicloturisti vengono da Germania e Gran Bretagna.

Tra gli impatti del cicloturismo, al primo posto troviamo le strutture ricettive: alcuni alberghi offrono dei servizi dedicati al cicloturista, come un’officina attrezzata per le riparazioni a disposizione dei clienti, o informazioni. Il reddito connesso al cicloturismo in realtà va ben oltre, iniziando dalla fase di pianificazione della rete turistica: la progettazione richiede il lavoro di architetti, ingegneri, designer e impiantisti; il coordinamento, supervisione e stipula di contratti dovrà essere portata avanti dal settore amministrativo. Poi si avrà la fase di realizzazione, con il coinvolgimento di imprese edili, di impiantistica, di illuminotecnica, di sicurezza, ITC; si dovranno installare nuovi arredi stradali, per permettere un percorso continuativo. Infine, si dovrà curare la comunicazione e promozione, anche attraverso i canali web.

Nella fase operativa, oltre alle già citate strutture ricettive, l’impatto maggiore sarà sulla ristorazione, sulle attività di manutenzione e su tutti gli operatori del settore turistico: dall’organizzazione e fruizione del viaggio (tour operator, guide turistiche, treni, traghetti, passaggi autostradali), ai servizi di promozione (punti di informazione, promozione, sito web. Infine, per la sua natura di turismo lento, viaggiare in bicicletta rende il percorso turistico più originale e con spazio all’iniziativa, “off the beaten track”; distribuendo il turismo anche in zone fino a pochi anni prima poco sconosciute e verso beni culturali e ambientali non raggiunti precedentemente.

Mappa europea del cicloturismo

La tratta ciclistica attualmente più frequentata è da Passau a Vienna: sono 320 km di percorso, che vedono circa 300.000 ciclisti all’anno, con picchi di 5.000 al giorno. Nel 2010 l’indotto è stato di quasi 72 milioni di euro all’anno, ovvero ben 225.000 euro per chilometro di ciclabile all’anno. Ancora più incoraggianti sono gli sviluppi per il ciclismo europeo, con il progetto EuroVelo: è la nuova rete di vie ciclabili gestita dalla European Cyclists Federation, che congiungerà i Paesi membri dell’Unione, fornendo ai viaggiatori dei comodi collegamenti ciclabili.

Tra questi nuovi collegamenti, la nuova rotta Iron Curtain Trail (ICT), come la Cortina di Ferro ha diviso l’Europa per quasi cinquant’anni nel secolo scorso, così offrirà una via ciclabile continua dal mare di Barents al Mar Nero, attraversando e unendo 20 Paesi europei. Potrà portare a un ingresso addizionale di turisti proprio laddove la Cortina di Ferro ha reso in passato difficoltosi gli spostamenti di persone. Il potenziale di domanda generato dall’ICT è stimato in 1 milione di viaggi, con un ricavo di circa 521 milioni di euro annui.

Cicloturismo Made in Italy

“Quando pedalerai in Italia, troverai buon cibo, buon vino e un buon caffè o un cappuccino ad accoglierti”, è scritto sulla pagina italiana del sito EuroVelo. Del totale di 70.000 Km europei, sono tre le ciclovie EuroVelo che attraversano l’Italia, per un totale di circa 6600 km. Due sono in direzione nord-sud, ovvero la EV5 Via Romeo Francigena e la EV7 Sun Route; un’altra in direzione ovest-est, la EV8 Mediterranean Route. Sono già state inserite nello studio di fattibilità di rete ciclabile nazionale denominato BICITALIA, elaborato dalla FIAB su incarico del Ministero dell’Ambiente, in attuazione della delibera CIPE n. 1 del 1° febbraio 2001 che impegnava il Ministero dei Trasporti a dotarsi di un piano nazionale di percorribilità ciclistica.

In realtà, attualmente, il cicloturismo in Italia non è ancora organizzato a livelli di altri Stati europei: per alcuni andare in bicicletta sembra un semplice sport, oppure un passatempo adatto alle passeggiate domenicali. Il motivo di questo vuoto italico si può forse trovare nelle politiche industriali sulle auto, oppure nel segno di distinzione sociale che l’auto ha avuto per decenni. Fatto sta che in Italia è ancora difficile considerare l’utilizzo della bicicletta come soluzione di trasporto al pari delle altre. I numeri, in realtà, smentiscono questa attitudine e classificano la bicicletta come mezzo di trasporto capace di attirare investimenti, occupazione e reddito: la stima del reddito aggiuntivo generato dalle tratte italiane di EuroVelo è di 2,05 miliardi (dati del report “European Cycle Route Network EuroVelo” del Parlamento europeo), di cui 1,51 miliardi di pernottamenti. Al momento, però, in Italia ci sono ancora poche infrastrutture ciclistiche di media percorrenza, tra cui quelle del Trentino Alto Adige. Con la presenza di 370 Km di piste ciclabili attrezzate, chi vuole organizzare la sua vacanza in bicicletta in Trentino può contare su una segnaletica verticale e orizzontale che permette di seguire agevolmente i tracciati e sapere la propria posizione, su percorsi dedicati alle biciclette e mantenuti in sicurezza.

Inoltre, sono a disposizione dei cicloturisti i Bicigrill: dei punti di ristoro che mettono a disposizione gratuitamente delle attrezzature per piccole riparazioni della bicicletta e un kit di primo soccorso. Alcuni Bicigrill hanno anche aree gioco per i bambini. C’è anche un servizio di pianificazione del viaggio: basta andare sul sito www.ciclabili.provincia.tn.it. I risultati sono evidenti: secondo lo studio “Cicloturismo e cicloturisti in Trentino”, condotto dall’Osservatorio Provinciale per il Turismo di Trento, l’impatto del settore è “importante e in continua crescita”: la sola pista ciclabile della Valle dell’Adige ha visto 310 mila passaggi nel 2009, generando ricadute economiche di quasi 1 milione di euro.

Politiche per il cicloturismo

Le motivazioni dei cicloturisti risiedono in un mix di elementi, ma le motivazioni principali sono il contatto con la natura e l’opportunità di rilassarsi, rallentando rispetto alla vita di tutti i giorni. Perciò i cicloturisti hanno bisogno di strade apposite: di reti e dorsali ciclistiche, con una chiara segnaletica e la garanzia di sicurezza. Mentre dal punto di vista dell’Unione europea il cicloturismo si introduce perfettamente nelle politiche europee per la sostenibilità, ci sono ancora delle barriere allo sviluppo, come le difficoltà per il turista di interfacciarsi con modalità di trasporto intermodale ancora non sviluppato e pochi tour operator specializzati. Alcuni ciclisti iniziano il loro viaggio direttamente da casa, mentre molti utilizzano altri mezzi di trasporto per raggiungere il luogo di partenza: di solito lo spostamento primario avviene in treno, per cui per i ciclisti è fondamentale avere treni attrezzati. Trasportare la bicicletta sul treno ha un costo relativamente basso, ma non sempre è possibile e in alcuni casi non semplice. Il trasporto in treno è problematico dal punto di vista del cicloturista perché gli operatori ferroviari di diversi Paesi hanno degli approcci differenti al trasporto della bicicletta; inoltre, la maggior parte delle ferrovie non permette il trasporto di biciclette su treni di alta velocità.

In Italia è possibile trasportare gratuitamente biciclette sul Frecciarossa, ma solo se smontate e inserite in una sacca delle dimensioni di 80x110x40: un’operazione che scoraggia i più; sui treni Italo è previsto che le biciclette siano smontate e riposte in una sacca, ma senza specificarne le dimensioni. Invece il numero di ciclisti che viaggia in pullman è molto esiguo, per la scomodità di dover impacchettare la bicicletta come per un viaggio in aereo per riporla nel portabagagli.

Questa situazione sta lentamente cambiando: la francese TGV, la tedesca ICE e l’austriaca Railjet hanno adesso alcune linee con spazi adibiti al trasporto biciclette e si sono impegnate ad aumentare la capacità trasportabile nei prossimi anni. Un altro mezzo di trasporto molto utilizzato è il traghetto, che potrebbe costituire un elemento importante nello sviluppo delle rete europea ciclabile. Dalla ricerca della Commissione è risultato che le compagnie dei traghetti hanno la capacità, e anche la volontà, di trasportare un alto numero di cicloturisti, ma che attualmente non propongono questa possibilità in modo attivo nelle iniziative promozionali, perdendo quindi un’opportunità di mercato.

Le ciclovie EuroVelo in Italia

  • EV5 Via Romea Francigena: Canterbury-Londra-Roma- Brindisi. Il tratto italiano è di circa 2300 km: viene dalla Svizzera, toccando 8 regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Puglia. Congiunge le città di Como, Milano, Pavia, Piacenza, Lucca, Siena, Roma, Benevento, Matera e Brindisi.
  • EV7 The Sun Route: Capo Nord-Malta. Di circa 3000 km, viene dall’Austria e attraversa 11 regioni: Trentino Alto Adige, Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia. Passa per le città di Bolzano, Trento, Mantova, Bologna, Firenze, Arezzo, Orvieto, Roma, Napoli, Salerno, Crotone, Catanzaro, Messina, Catania, Siracusa. Dalla Sicilia arriva via traghetto fino a Malta.
  • EV8 The Mediterranean Route: Cadice/Gibilterra-Atene e Cipro. In Italia per circa 1300 km: viene dalla Francia, interessa 6 regioni: Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, proseguendo poi in Slovenia. Passa per le città di Ventimiglia, Cuneo, Torino, Pavia, Piacenza, Cremona, Mantova, Ferrara, Venezia, Grado e Trieste.
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