Articoli con tag: ciclabilità

Milano, la “tangenziale” della bici

Un solido aiuto a chi si sposta in bicicletta a Milano e dintorni (con mappa)

Fonte: milano.cityrumors.it, 30/03/2018

Qualcuno si ricorda la “cintura verde” attorno a Milano? Nel periodo dell’EXPO e’ stata diffusa l’idea di creare una sorta di fascia territoriale che circonda la citta’, costituita da parchi, zone agricole, ma anche aree urbane, e collegata con un’unica pista ciclopedonale. Tutto sembra essere rimasto sulla carta, ma in fondo in fondo non e’ proprio cosi’.

Con un pizzico di spirito pionieristico ci siamo lanciati nell’impresa di scoprire se sia tutta una grande opera propagandistica legata al periodo dell’EXPO, o qualcosa si sia realmente materializzato e, inforcando le nostre inseparabili biciclette, abbiamo “chiuso il cerchio” attorno alla citta’ !

Nel corso di pochi anni sono stati realizzati ponti e sottopassi, circa una quindicina. Il vero problema e’ che a nessuno e’ venuto in mente di realizzare in pratica un unico percorso ciclopedonale che li congiunga (nonostante la mappa del 2015 lo mostri chiaramente), dunque tutto sembra essersi fermato alla cosiddetta mobilita’ ciclabile locale, mentre noi, carichi di visioni e alla ricerca delle tracce di una Milano perduta, siamo alla fine riusciti a tracciare il mitico “anello”, sfruttando quei ponti e sottopassi, ma anche le strade vicinali o le alzaie di alcuni canali e ovviamente i numerosi parchi che circondano la metropoli lombarda.

Ed ecco il percorso (di colore rosso) che abbiamo tracciato.

In senso orario, partendo da Baggio, attraversiamo ben 14 parchi: delle Cave e Aniasi (Baggio e Trenno). Pertini (Gallaratese), Franco Verga (Quarto Oggiaro), Walter Chiari (Bovisasca), Villa Litta Modignani(Affori), Bosco di Bruzzano e Parco Nord (Bruzzano e Niguarda), Naviglio Martesana, Lambro (Cimiano), Forlanini (Ortica), Monluè (Cascina omonima), della Vettabbia(Chiaravalle e Vaiano Valle), Agricolo Sud Milano (Gratosoglio e Ronchetto sul Naviglio), dei Fontanili (Inganni e Forze Armate).

Come si puo’ notare, e’ molto simile a quello ideale della cosiddetta “cintura verde”. Manca una segnaletica orizzontale e verticale e l’asfaltatura di alcuni tratti, che lo renderebbero realmente fruibile da chiunque.

A quel punto, avremo creato un vero raccordo tra i cosiddetti “raggi” (di colore violetto) che entrano nell’area cittadina.

E quando si abbraccia un territorio piuttosto vasto con un anello ciclopedonale, ci si sente molto piu’ padroni di questo luogo, come dice una canzone: “ tutta mia la citta’… ” (1969 dell’Equipe 84)

Scarica la intera mappa zippata (in formato .gpx)

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Stati generali della mobilità nuova

La giornata di oggi ormai è andata, ma ci sono iniziative anche domani!!!

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Non si può morire così

Non si può morire così – presidio e biciclettata

Un altro ciclista morto in modo atroce in pieno centro a Milano.

Un altro ciclista assassinato da un angolo cieco, forse dalla distrazione di un guidatore. Oppure chissà solo inciampato tra rotaie e pavè.

Un altro ciclista come avremmo potuto essere noi.

Gli incidenti possono accadere, ma questa città è sempre meno amica di ciclisti e pedoni. E i cantieri di M4 hanno peggiorato la situazione, visto che si pensa sempre prima alle esigenze degli utenti automobilistici e poi a tutti gli altri, forse.

Portiamo una ghost bike e poi andiamo in bicicletta a Palazzo Marino, dove sarà in corso il Consiglio Comunale.

Il ritrovo è

Lunedì 10/07/2017 ore 19.00

Piazza della Resistenza Partigiana

Organizzato da Milano Bicycle Coalition – Evento facebook con info

Qui il servizio su Telecolor

La proposta….niente bici dove ci sono i cantieri?

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Ferrara, città delle biciclette… e le altre perché no?

di Manuel Massimo – bikeitalia.it, 21/11/2016

Avere un contesto urbano che favorisce l’uso della bicicletta può essere decisivo per far sviluppare la ciclabilità sul proprio territorio: Ferrara l’ha dimostrato negli anni, con azioni volte a creare migliori condizioni per pedalare e un’attenzione per le due ruote che affonda le sue radici molto lontano, se si pensa che la prima ciclabile ferrarese risale al 1908 e che la diffusione della bici è sempre stata alta in quel di Ferrara.

Circa un terzo dei ferraresi utilizza quotidianamente la bici
: un mezzo di trasporto ideale per spostamenti entro i 10 km, soprattutto dove le strade pianeggianti rendono il tutto ancora più agevole. Ma le ciclabili da sole non fanno i ciclisti, a incidere sul numero di persone in sella è anche la percezione che si ha della bici da parte dell’amministrazione e degli stessi cittadini: il legame tra bici e Ferrara è forte e si è rinsaldato nel tempo.

La prima iniziativa, di carattere cicloturistico, risale al 1995: l’introduzione della Bicicard, una tessera che permetteva ai turisti di lasciare la propria auto in un parcheggio apposito e di prendere a noleggio una bicicletta gratuitamente, di entrare nei musei civici senza pagare il biglietto, di usufruire di sconti per mostre e pernottamenti in hotel nonché agevolazioni in ristoranti e negozi convenzionati.

Sempre nel 1995, Ferrara entra a far parte del circuito europeo Cities for Cyclists (città per i ciclisti). Il network ha come obiettivo di promuovere la bicicletta come parte integrante del traffico urbano. Il provvedimento più importante, quello che ha permesso di dare impulso al “sistema-bicicletta” ferrarese, è stato senza dubbio l’istituzione dell’Ufficio Biciclette nel 1996, rimasto per anni l’unico in Italia.

Qualche tempo fa avevamo intervistato Gianni Stefanati, il Bicycle Manager della città di Ferrara, e i concetti espressi riguardo ai risultati raggiunti come amministrazione e al continuo lavoro da fare per mantenere alto il livello di ciclabilità oggi restano validi. La rete ciclabile in sede propria, con percorsi radiali e interconnessi, si sviluppa all’esterno della cinta muraria al cui interno è racchiusa la città storica: qui Ferrara dispone di un’ampia area a ciclabilità diffusa quasi del tutto priva di piste ciclabili.

Questa condizione, comune a molte realtà italiane, invita a riflettere: che cosa manca a decine di città simili – con popolazione compresa tra 100 e 150mila abitanti – per diventare più bike friendly? Perché per spostamenti quotidiani inferiori ai 10 km in moltissime realtà urbane il mezzo più utilizzato è l’automobile in modalità 1:1 (dove cioè chi guida è l’unico occupante del veicolo, ndr)? Quali azioni bisogna intraprendere per dare un’impronta ciclabile alle altre città d’Italia?

Ciascuna realtà geografica ha caratteristiche proprie
, ma il dato che le accomuna tutte è la presenza delle auto e la loro considerazione sulle strade: incentivare la circolazione delle auto, alla lunga, impoverisce il territorio e crea un effetto-domino dove le conseguenze negative – come l’inquinamento e l’incidentalità stradale – impattano sulla società peggiorando la qualità della vita. “Pensare ciclabile” significa sottrarre spazio alla mobilità insostenibile a motore con azioni mirate per chi sceglie di spostarsi pedalando.

Ferrara può rappresentare un modello per indurre altre realtà comunali a diventare sempre più a misura di bicicletta: non a caso la rete Cittainbici.it – che collega gli Enti locali che in Italia che hanno attivato un Ufficio Biciclette, a oggi 29 – è coordinata dalla città di Ferrara e gestita tramite l’Agenzia della Mobilità (AMI Ferrara).

Negli ultimi 20 anni le azioni-a-pedali di Ferrara sono state molteplici: la Carta della Bicicletta nel 1997, l’approvazione del Biciplan nel 1998, l’avvio del sistema “C’entro in bici” nel 2004 per l’utilizzo gratuito di biciclette pubbliche da parte dei pendolari; campagne mirate per la sicurezza dei ciclisti e per il contrasto ai furti di bici; nel 2013 collocazione di ContaBicy sulle ciclabili di accesso alla città storica per monitorare passaggi/frequenza dei ciclisti. E tante altre presenti sul sito dedicato ferrarainbici.it.

Se è vero che Ferrara sta lavorando con attenzione da 20 anni su questo tema e può contare su una popolazione incline a pedalare e un territorio pianeggiante, è vero anche che “volere è potere” e che le altre amministrazioni locali sono chiamate a fare la loro parte per considerare la bicicletta come un mezzo di trasporto da valorizzare in ogni ambito: una scelta che ripaga in ogni senso. Provare (e pedalare) per credere.

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