percorsi ciclabili

Vento Bici Tour 2017: anteprima

Pedalando insieme ricuciamo la bellezza

Dal 2 all’11 giugno 2017, in bici da Venezia a Torino lungo il fiume Po. Iscriviti al Bici Tour

progetto.vento.polimi.it

Ci sono i viaggi in bici e poi c’è Vento Bici Tour: non una vacanza, non una pedalata, ma l’impossibile da costruire insieme. Con la tua bici puoi ricucire la bellezza dispersa lungo le rive del fiume Po. Puoi essere parte di un progetto, quello della ciclabile turistica più lunga d’Italia. Puoi partecipare a un’esperienza da vivere guardando, ascoltando, annusando e gustando: ci devi mettere tutto te stesso, e in cambio parteciperai a qualcosa che ancora non esiste, il percorso ciclabile da Venezia a Torino. Grazie alla bici, un giorno potrà essere di tutti: ma dal 2 all’11 giugno 2017, si apre un’opportunità di pedalare tutti insieme su VENTO.

Per la prima volta, e solo per pochi giorni, sarà possibile pedalare lungo il tracciato di VENTO in sicurezza. Un’occasione unica, fintanto che la ciclabile non verrà realizzata, per scoprire la bellezza di un territorio oggi dimenticato ma straordinariamente ricco di potenzialità. Giornate sui pedali immersi nel paesaggio che accompagna gli argini del fiume, dal mare Adriatico alle Alpi, costellate di eventi nei quali apprezzare la storia, la cultura e i sapori di queste terre. Le aree interne del nostro Paese. Due weekend da vivere in prima persona, per pedalare per la prima volta tutti insieme da Venezia a Torino, lungo il Po, sul futuro del nostro paese.

Un’iniziativa del Politecnico di Milano, ideatore e promotore del progetto VENTO, che ancora una volta esce dai propri laboratori per raccontare al Paese le potenzialità del cicloturismo infrastrutturato e lo stato di avanzamento di questo progetto. Un progetto che mostra al grande pubblico che le università non fanno soltanto formazione, ma hanno la capacità e la forza di innescare importanti cambiamenti culturali.

La quinta edizione di VENTO Bici Tour 2017 offre la possibilità di vivere un viaggio in bici pieno di sorrisi, cultura, condivisione. Un viaggio per assaporare l’atmosfera unica delle regioni attraversate dal Po. Durante le pedalate collettive sono previsti servizi di assistenza, eventi, degustazioni: non pedalerai mai da solo, ma tu, i tuoi amici e la tua famiglia sarete immersi un’esperienza completa in bici. Scopri come iscriverti sul modulo online.

Iscriviti alle giornate di pedalata collettiva: ricuci la bellezza insieme a noi!
Due weekend e sei giorni di bici lungo il Po, da Venezia a Torino, attraverso il territorio di quattro regioni: Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte. Pedalerai assieme a tanti altri ciclisti, scoprirai i paesaggi dimenticati della valle del grande fiume, degusterai prodotti tipici di queste terre, parteciperai a occasioni di scambio culturale, e godrai della meraviglia della ciclovia VENTO che oggi ancora non esiste ma che in queste giornate potrai apprezzare per quello che sarà.

Solo iscrivendosi al Tour, e solo per queste sei giornate, sarà possibile percorrere il tracciato della ciclovia in progetto partecipando a numerosi eventi. Momenti di dialogo e confronto sui tanti temi che ruotano attorno al mondo del cicloturismo, visita a piccole e grandi perle diffusamente presenti in queste terre (chiese, musei, castelli, borghi storici, …), e degustazione di prodotti tipici del territorio. Grazie alla collaborazione con Slowfood e alla disponibilità di produttori e ristoratori locali, durante le soste intermedie previste all’interno di ogni giornata, sarà possibile assaggiare alcune specialità della tradizione culinaria. I pranzi non sono inclusi nella quota di iscrizione, ma ad un prezzo convenzionato sarà possibile acquistare prodotti alimentari nei punti di sosta.

Agli iscritti al Tour sono garantiti i seguenti servizi: copertura assicurativa, assistenza meccanica, trasporto bagagli, convenzioni alberghiere e assistenza sanitaria. Per l’occasione il percorso di VENTO verrà segnalato.

E per i primi 100 che prenotano, in regalo la maglietta di VENTO!
Se non rientri tra i primi 100 iscritti, puoi comunque acquistare la maglietta, in cotone o tecnica!

Il programma del Tour ancora non è definitivo e potrà subire piccole variazioni. Questo perchè lo stiamo costruendo con i territori, come consuetudine ormai da cinque anni. La collaborazione con i territori è ciò che ha permesso di organizzare eventi straordinari nelle precedenti edizioni, e lo stesso accadrà per questa edizione. Nella sezione che segue, verranno pubblicati via via tutti gli aggiornamenti del programma e nelle prossime settimane troverete indicazione più specifiche relativamente a luoghi e orari.

Programma di massima

Pedalando assieme dal Mare Adriatico al mantovano

ven 02/06, Venezia – Adria

  • Venezia: VENTO Bici tour ai nastri di partenza
  • Lido di Pellestrina: pedalata attraverso il borgo storico
  • Adria: VENTO e cultura, serata letteraria

sab 03/06, Adria – Ferrara

  • Ro: con le spalle al Delta, sosta al Bicigrill
  • Ferrara: una serata nella città estense

dom 04/06, Ferrara – S. Benedetto Po

  • Bondeno: una sosta alla Stellata
  • Revere; visita alle bellezze della cittadina
  • San Benedetto Po: alla scoperta dell’Abbazia del Polirone

Il gruppo di ricerca VENTO prosegue il suo viaggio

lun 05/06, San Benedetto Po – Boretto

mar 06/06, Boretto – Cremona

mer 07/06, Cremona – Piacenza

  • Cremona: VenTo day, un momento di confronto tra Governo, Regioni, Università sullo stato di avanzamento del progetto e sugli sviluppi del Sistema nazionale delle ciclovie turistiche.

gio 07/06, Piacenza – Pavia

Pedalando assieme dall’Oltrepo alle Alpi

ven 09/06, Pavia – Valenza

  • Alluvioni-Piovera: sosta alle porte del Piemonte
  • Valenza: una serata di festa in piazza

sab 10/06, Valenza – Trino

  • Casale Monferrato: visita guidata della città a pedali
  • Pobietto: sosta alla Grangia
  • Trino: degustazione di prodotti tipici in piazza

dom 11/06, Trino – Torino

  • Torino: il Tour si conclude con una festa in città
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Pedaliamo la FVG3

fiab-onlus.it, 28/03/2017

Domenica 2 aprile, nell’ambito della “Giornata Nazionale delle Ferrovie Non Dimenticate”, il Coordinamento regionale FIAB del Friuli Venezia Giulia organizza un’escursione lungo la ciclovia pedemontana FVG3 che si sviluppa ai piedi delle Prealpi Carniche e delle Dolomiti Friulane nella Provincie di Pordenone e Udine.

Per effettuare questo evento sono stati organizzati 2 treni speciali in arrivo dal Veneto e da Trieste. Sono previsti più di 150 partecipanti.

A metà giornata a Cavasso Nuovo si terrà la conferenza «Ciclovia Pedemontana FVG3: opportunità di sviluppo del territorio alla luce della riattivazione della ferrovia Sacile-Gemona» in cui interverranno, tra gli altri, il Responsabile nazionale FIAB del settore cicloturismo  Antonio Dalla Venezia e l’Assessore regionale alle Infrastrutture Mariagrazia Santoro.

La FIAB fa parte di un gruppo di associazioni che si sono impegnate a sostenere il progetto di sviluppo dell’area, che punta a far sinergia tra i mezzi della mobilità sostenibile, in particolare bici e treno: quale miglior modo per entrare in contatto col territorio, con i luoghi, le persone, le tradizioni?

La ciclovia pedemontana FVG3 è una delle dieci sigle che identificano i principali percorsi cicloturistici del Friuli Venezia Giulia e che vanno a comporre la Rete delle Ciclovie di Interesse Regionale (ReCIR). È l’itinerario pedemontano che, nella sua parte occidentale, affianca il tracciato della linea ferroviaria Sacile-Gemona. Un percorso strategico per diversi motivi, non ultima la possibilità di convogliare il turismo ciclistico che proviene da nord e che percorre la pluripremiata ciclabile Alpe Adria, verso il Veneto e, in particolare, verso Venezia.

Si parte da Gemona in direzione Tagliamento, ultimo grande fiume dell’arco alpino che scorre in un greto naturale con la sua particolare conformazione a rami intrecciati. La strada lungo il Tagliamento dedicata ad Ottavio Bottecchia è un omaggio al grande ciclismo e conduce all’affascinante laghetto di Cornino, uno specchio d’acqua di origine glaciale senza immissari né emissari. In alto, volteggiano i grifoni reintrodotti nella riserva con un progetto di conservazione degli anni Ottanta.

Dalla stazione di Pinzano il paesaggio si fa rurale con la cornice, in questa stagione, delle vette innevate del Monte Cavallo e delle Dolomiti Friulane. Qui iniziano anche i castelli, che punteggiano il territorio fino a Toppo, uno dei borghi più belli d’Italia, e poi fino a Cavasso Nuovo, mezzeria ideale della tratta cicloturistica.

Vi si può arrivare allora partendo da Sacile, lasciarsi alle spalle le anse del Livenza e pedalare verso Budoia e poi Aviano. Anche da questo lato il percorso si snoda attraverso borghi e castelli antichi, immerso nel verde della campagna pedemontana tra i profumi della natura ed i sapori delle specialità gastronomiche tipiche della zona (cinque dei nove presidi Slow Food censiti in regione sono dislocati lungo la ciclovia FVG3). Oltrepassato il Cellina si raggiunge Maniago, capitale dei coltelli, e infine Cavasso Nuovo.

Programma del convegno «Ciclovia Pedemontana FVG3: opportunità di sviluppo del territorio alla luce della riattivazione della ferrovia Sacile-Gemona» che si terrà domenica 2 aprile alle 13.00 presso la sala consiliare del palazzo comunale di Cavasso Nuovo in Piazza Plebiscito, 12.

  • Saluti: Emanuele Zanon, Sindaco di Cavasso Nuovo; Andrea Palese, Associazione Comitato Pendolari Alto Friuli
  • La complementarità di ferrovia e ciclovia per lo sviluppo del cicloturismo: Antonio Dalla Venezia, Responsabile nazionale FIAB settore cicloturismo
  • Prospettive di sviluppo della ciclovia FVG3: Luana Casonatto, Presidente dell’Associazione Aruotalibera FIAB Pordenone
  • La riattivazione della linea Sacile-Gemona e le politiche regionali per il cicloturismo: Mariagrazia Santoro, Assessore regionale Infrastrutture e Territorio
  • Conclusioni: Federico Zadnich, Coordinatore regionale FIAB FVG

Scarica locandina con programma

Invito al convegno

29/03 – 02/04 “Oltre i confini – Viaggio nella mobilità dolce in friuli” – Programma

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La Ciclovia Olona Lura tra le Brezze della Città Metropolitana di Milano

Il bando Brezza 2 è disponibile sul sito della Fondazione Cariplo.

Ciclovia Olona Lura

Giovedì 16 marzo alla Città Metropolitana di Milano si è svolto il convegno “La Mobilità Ciclabile Metropolitana riparte da una Brezza“, con il quale sono stata presentati i quattro studi di fattibilità che incrociano li territorio della Città Metropolitana sul Ticino, Adda, Lambro ed Olona Lura.

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Ricuciamo la bellezza – video

Lo staff di VenTo lancia il video “Ricuciamo la bellezza | Pedalando lungo la ciclovia VENTO”, realizzato da Marco Tessaro per raccontare il VENTO Bici tour 2016 e tutte le bellezze, i volti, il patrimonio e la natura della valle del grande Fiume Po.

Dal Piemonte al Veneto (e non solo).

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Rallarvegen

Il “Rallarvegen”, 80km in bicicletta nel cuore della Norvegia

helloworld.it, 07/02/2017

La bicicletta è il mezzo ideale per ammirare la Norvegia. Per soffermarsi sugli angoli più incantevoli e lasciarsi avvolgere dalla natura magnifica e selvaggia. Ovviamente, pedalare lungo le vallate, sopra le montagne e costeggiare i fiumi non è un gioco da ragazzi; e per godersi una vacanza sulle due ruote tra i fiordi norvegesi bisogna essere ben allenati.

La Norvegia però, con le sue eccellenti infrastrutture, fa di tutto per rendere agevole e organizzare al meglio un tour in bicicletta. Disseminati lungo tutto il paese ce ne sono molti, da quelli più noti (ci sono dieci itinerari cicloturistici nazionali) a quelli più originali (ad esempio attraverso le isole Lofoten).

In questa mappa, sviluppata dal sito visitnorway, hai solo l’imbarazzo della scelta per il tuo itinerario, e puoi trovare oltre alle posizioni dei punti-informazione, anche tutti gli hotel e ristoranti da prenotare lungo il tragitto.

L’itinerario Rallarvegen

Noi però abbiamo deciso di consigliartene uno, un’ottima via di mezzo tra avventura e relax: si tratta del cosiddetto “Rallarvegen“, uno degli itinerari più belli da affrontare sulle due ruote.

È l’antica strada di servizio utilizzata dagli operai che hanno costruito la linea ferroviaria, e parte da Haugastøl e raggiunge Flåm, lungo un percorso di 82 chilometri. Volendo si può optare anche per una strada più breve, di 56 km, che parte da Finse. Vediamo nel dettaglio come si sviluppa il tour.

La prima parte del viaggio arriva fino a Finse, ed è lunga 27 chilometri. Si comincia il percorso da Haugastøl, qui si trova un ufficio turistico che ti darà tutte le informazioni di cui hai bisogno. Si possono affittare anche le biciclette (all’incirca 50 euro per 2 giorni del weekend, con incluso il trasporto con il treno da Flåm). Tra le opzioni più interessanti c’è quella di spedire i bagagli nelle stazioni successive del tour, per viaggiare più leggeri.

Finse è uno dei punti più alti del Rallarvegen e in autunno già si vedono alcuni picchi montagnosi innevati. A Finse ci sono due ottime soluzioni per il pernottamento, l’Hotel Finse 1222 o la Finsehytta Mountain Lodge. In questo tratto di strada malagevole bisogna prestare molta attenzione, è quindi una buona idea portarsi dietro un kit per la riparazione di emergenza. Qui si può ammirare il ghiacciaio Hardangerjøkulen, il sesto più grande paese, e provare anche prelibatezze locali come waffles e sluskesuppe.

Una volta lasciata Finse, si percorre la strada che porta da Hallingskeid a Vatnahalsen, per 17 chilometri. Il paesaggio in questo punto diventa più aspro e selvaggio. Vicino Myrdal si trova il Vatnahalsen Mountain Hotel, altra ottima soluzione per dormire. 

Questo è l’ultimo tratto di viaggio, alcuni tornanti e una strada perlopiù in discesa raggiunge il Flåmsdalen dove si chiude il Rallarvegen. Qui la strada è estremamente ripida e bisogna stare molto attenti. Il consiglio è quello di scendere dalla bicicletta e spingerla a mano per evitare brutte cadute.

Il viaggio si conclude nella valle di Flåmsdalen, meravigliosa. Molte le soluzioni per pernottare, una buona idea sarebbe quella di restarci qualche giorno. Qui la natura norvegese si mostra in tutto il suo splendore. Montagne aguzze, cascate verticali, fiumi argentini e verdi vallate. Hai tutto il tempo per riprendere il fiato, respirare profondamente, guardarti intorno e ascoltare il suono della natura. Il giusto premio al termine della corsa.

Per informazioni  www.rallarvegen.com

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Viaggiare in Sardegna in bicicletta: tutte le novità

Stanziati 15 milioni di euro per i primi bandi di un progetto rivoluzionario: 2000 km e 42 itinerari tutti in sicurezza

Tre bikers sulla costa nord dell’isola

di Fabrizio Milanesi – touringclub.it, 08/02/2017

Fare sistema, coinvolgere le istituzioni, essere coraggiosi immaginando una prospettiva diversa: la Sardegna si è smarcata dal cliché di isola solo mare e spiagge mettendosi “davanti a tirare”. Il gergo non per caso richiama il linguaggio corsaiolo, visto che proprio la bicicletta è al centro di questo nuovo ambizioso progetto isolano.

La Regione Sardegna ha infatti avviato l’iter per la realizzazione di oltre duemila (duemila!) chilometri di strade destinate alle biciclette su una rete che coinvolgerà ben 209 comuni.

Una partenza che è il risultato di un anno e mezzo di progettazione che ha visto l’apporto di 65 associazioni, 209 enti locali, quattro assessorati regionali, l’Enas, l’agenzia Forestas e i Consorzi di bonifica.

La mappa del primo lotto di ciclabili in progettazione

VIA AI BANDI PER 5 DIRETTRICI E 13 ITINERARI CICLABILI

I due primi finanziamenti di 15 milioni di euro sono sufficienti a indire le gare entro il 2017 e finanzieranno la realizzazione sul territorio sardo di una rete di collegamento tra aree urbane ad extraurbane: circa 700 chilometri di piste da suddividere in 5 macro-direttrici e 13 itinerari.

  • Direttrice 1 Alghero-Porto Torres-Sassari + Porto Torres/Sassari-Badesi  (km 115,84)
  • Direttrice 2 Ozieri/Chilivani – Illorai Staz. Tirso + Illorai staz. Tirso – Macomer + Macomer – Bosa (km 164,17)
  • Direttrice 3 Bosa – Oristano + Oristano – Tharros + Oristano Terralba (km. 133,79)
  • Direttrice 4 Cagliari/Elmas/Assemini – Sanluri/San Gavino + Sanluri-Isili (km 113,78)
  • Direttrice 5 Santa  Margherita di Pula – Cagliari + Cagliari – Villasimius + Villasimius – Villaputzu (km 149,75)

Per arrivare a tagliare il traguardo dei 1400 chilometri mancanti si aprirà una competizione con le altre regioni italiane e gli altri Stati europei per accreditarsi i finanziamenti europei destinati a chi può dimostrare di avere un progetto in fase avanzata.

LA BICICLETTA, UN TOCCASANA PER L’ECONOMIA REGIONALE

Letteratura francese e provenzale medievale; studi danteschi; linguistica sarda; letteratura catalana; teoria e storia della critica letteraria; critica del testo. Questo è il background non particolarmente agonistico del “regista” della rivoluzione sarda a pedali. 

Paolo Giovanni Maninchedda dopo l’attività di ricerca e giornalistica sulle testate regionali si è infatti impegnato nella gestione della cosa pubblica sarda fino a ricoprire il suo attuale ruolo di assessore ai Lavori pubblici. Sostenitore di una sana e meritoria competizione con il “continente”, Maninchedda si è speso molto per un progetto davvero ambizioso.

Nella conferenza stampa di presentazione, l’assessore ha dichiarato entusiasta infatti che “la bicicletta non è più solo uno strumento di svago, è un mezzo di trasporto ma anche un produttore di ricchezza sostenibile e di salute. È stato calcolato – aggiunge Maninchedda – che un euro investito in ciclabilità restituisca un euro di ricaduta economica nel comparto turistico, questo significa che ha un ritorno altissimo”.

A dare sostanza alle parole dell’assessore anche una pubblicazione del Cirem, il centro interuniversitario di ricerche economiche e mobilità dell’università di Cagliari che ha stimato in 85 milioni di euro l’apporto del progetto dopo la sua realizzazione.

Il relax dopo una pedalata su una splendida spiaggia dell’Iglesiente

SARDEGNA E BICICLETTA NELL’EDIZIONE DEL CENTENARIO DEL GIRO D’ITALIA

Il timing del progetto è perfetto sapendo che il Giro d’Italia ha programmato proprio sull’isola le prime tre tappe della storica edizione del Centenario.

Il prossimo 5 maggio si partirà con la Alghero-Olbia, che si svilupperà per 203 chilometri sui saliscendi lungo la costa nord dell’isola. Sarà seguita il 6 maggio dalla Olbia-Tortoli, una tappa di mezza montagna che si accentra verso le montagne di Nuoro, mentre domenica 7 maggio sarà la volta della Tortoli-Cagliari, con in mezzo il passaggio panoramico sulla costa di Villasimius.

Una Sardegna pronta a vestirsi di Rosa, ed è solo l’inizio perché se le azioni istituzionali continueranno a tenere il gruppo compatto si arriverà presto a quello che l’assessore regionale al Turismo sardo Francesco Morandi ha definito in conferenza stampa “il più importante progetto di infrastrutturazione turistica che la Sardegna abbia mai visto, con duemila chilometri di percorsi possiamo infatti costruire un prodotto legato a sostenibilità, crescita economica delle zone interne e destagionalizzazione”. Un po’ la dimostrazione che pedalare spesso rende liberi.

Sintesi del progetto Sardegna – scarica

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Ciclabile del Canale Cavour: la Regione Piemonte stanzia 2 milioni di euro.

fiab-onlus.it, 01/02/2017

L’edificio di presa del Canale Cavour a Chivasso.

Tre edizioni di Explorando, decine e decine di cicloturisti accompagnati da Fiab tra Torino e Milano. E poi comuni, province ed enti coinvolti per la realizzazione della ciclabile lungo il Canale Cavour. Dopo tutto questo, e anche grazie all’impegno delle diverse associazioni sul territorio, la Regione Piemonte ha firmato l’accordo di programma il 26 gennaio scorso. E i 2 milioni di euro stanziati sono solo il primo passo. A impegnarsi anche la Città Metropolitana di Torino e le Province di Vercelli e Novara.

La ciclabile – almeno, chi l’ha fatta se la immagina così – partirebbe dall’edificio di presa del Cavour, a Chivasso, dove quest’opera di ingegneria idraulica ha iniziato poco dopo l’Unità ad abbeverare le risaie e le campagne piemontesi. Ma se ancora non è chiaro il percorso in cantiere, lo sono invece gli 85 i chilometri complessivi del canale. Tutti in gran parte pedalabili tra il vercellese e il novarese fino allo sfogo delle sue acque nel Ticino, a mezza giornata in bici da Milano. Un’arteria cicloturistica su cui da anni Fiab ha scommesso insieme alle Associazioni irrigue di Est ed Ovest Sesia, al Parco regionale del Po e della collina torinese e al Parco del Ticino e del Lago Maggiore.

“Ma siamo solo alle prime battute – confida Massimo Tocci, Presidente della Fiab Torino Bici e Dintorni – anche perchè nei prossimi mesi e anni andrà pensata non soltanto la ciclabile del Cavour. Ci sono anche le strutture ricettive, oltre alle migliori soluzioni per l’intermodalità da pensare”. Se però l’opera all’epoca fu un capolavoro d’ingegneria, realizzata peraltro in un tempo record di 33 mesi, per la ciclabile del Canale Cavour si dovrà attendere qualche anno. Secondo La Stampa, almeno il 2020.

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Idee su due ruote – Crotta d’Adda

Il lavoro di progettazione e ricerca relativamente al progetto Vento prosegue: gli studenti del Laboratorio di Progettazione Urbanistica (IV anno scuola di Architettura Urbanistica), coordinati dal team del prof. Paolo Pileri, sono stati invitati a ideare progetti di raccordo fra la ciclovia VenTo e le località toccate dal tracciato. Diffondere questi progetti potrebbe portare anche le Amministrazioni Locali ad avere una maggiore attenzione al progetto della ciclabile del Po e alle ricadute potenziali sul territorio: l’adesione al progetto (che peraltro non costa nulla, comporta la volontà di renderne noti i contenuti, rendendo più agevole e proficua la sua realizzazione) è stata molto a macchia di leopardo, con aree che hanno accolto con favore il progetto e altre nelle quali non ci si è (ancora?) attivati per renderlo noto a popolazione e soggetti economici.

Si legge nella pagina di presentazione dei laboratori:

La nostra idea di sviluppo è andata sbiadendosi negli anni.
Soprattutto nei più recenti in cui si è fatta ancor più acuta la pretesa
di immaginare che al benessere sociale corrisponda la grigia urbanizzazione
delle più recenti cementificazioni fatte di capannoni e villette.
Quel modello è fallito e i nostri territori rischiano di fallire insieme a loro.

Oggi dobbiamo metterci alla ricerca di un nuovo progetto di territorio che, siamo convinti, rimetta in primo piano lo spazio aperto come sintesi tra paesaggio, territorio, ambiente e nuove pratiche sociali. In questi decenni di retoriche sviluppiste (che ci lasciano oggi un tasso di disoccupazione peggiore di quello di 20 anni fa) abbiamo forse perso di vista la misura della bellezza di ciò che abbiamo dentro e attorno ai luoghi che abitiamo. Ci spostiamo sempre in auto, dentro una scatola. O ci spostiamo sempre più velocemente lasciando che tutto il resto ci sfugga accanto. I nostri territori trattengono tanta bellezza. Ma la bellezza va scoperta. Bisogna camminarci dentro e attraverso. Pedalarci e correrci. Fermarsi e respirarla.

Tutto ciò ha bisogno di spazi, percorsi, aree che diventano la punteggiatura attraverso cui ri-mettersi in contatto con gli spazi apertie scoprire che non ci sono solo gli interni e gli spazi pubblici, ma gli spazi aperti dove agricoltura, natura e patrimoni storici e urbani del passato attendono sguardi che li ricomprendano. Gli studenti del IV anno di Architettura si sono misurati con il tema di come rigenerare il movimento lento sul territorio utilizzando la bicicletta, non tanto per riaccendere l’emozione e il gusto di libertà che dà, ma come strategia per rigenerare un territorio ricco di spunti e opportunità. Oggi il progetto urbanistico è anche qualcosa che non si misura con i volumi ma con l’intenzione di studiare nuove forme per interpretare la relazione culturale tra uomo e spazio aperto, con la capacità di ri-evocare congiunzioni perse sotto il peso eccessivo di una cultura degli interni e del cemento, in cui lo spostamento è un esercizio troppo disgiunto da ciò che si attraversa al punto da esserne estraneo, mentre qui lo spostamento diviene la narrazione centrale in cui scoprire, godere, apprezzare, sentire, imparare, prendere coscienza del paesaggio. La destinazione invece diviene una semplice pausa del tra un’esperienza di movimento e la successiva.

Vi avevo già presentato il progetto riguardante Somaglia elaborato da un gruppo di studenti. Ora propongo il progetto di un altro gruppo che si è concentrato sua zona compresa fra Pizzighettone e Spinadesco.

Gli studenti hanno ideato un progetto in grado di valorizzare, oltre al tracciato lungo il Po, anche l’alzaia del Canale Cremona-Milano, che in realtà non è mai stato completato e si ferma nei pressi di Pizzighettone.

Segnalo che dei comuni coinvolti ad oggi ha aderito al progetto il Comune di Spinadesco e (non direttamente interessato ma confinante) il comune di Grumello Cremonese ed Uniti.

Tavole di progetto

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La Parenzana

Sono molto legata al’Istria, ho bellissimi ricordi delle vacanze passate qui da bambina insieme alla mia famiglia:  i gelatai pazzi di Novigrad e Parenzo (anche se mi scoccia scrivo i nomi delle città in italiano per non smadonnare con i caratteri slavi), gli amici di Monfalcone Luciano, Paolo e Goretta, quelli di Rovereto, ovvero Manuela e la su famiglia e Michele e i suoi genitori, i mondiali dell’82 visti nella veranda di Michele e ascoltati alla radio, i dirimpettai tedeschi soprannominati Von Tozzen (versione teutonica di “Fantozzi”). E le mangiate di “scampi alla busara” dal Dolo, a Tar (la Krcma Teran).

Ecco…l’idea di tornarci in bici mi stuzzica parecchio…

*****

di Chiara Meriani – The Ladybike

Simbolo dell’Istria in bicicletta, la Parenzana è una delle ciclabili europee più famose e affascinanti. Circa 130 km da mare a mare, dal Golfo di Trieste al porticciolo di Parenzo, pedalando nell’interno della terra istriana, prima “bianca” (a causa delle rocce calcaree), poi “grigia” (il colore del flysch, tipica roccia sedimentaria) e infine “rossa” sulla costa, dove la terra argillosa è ricca di ferro.

Tappa dopo tappa, vi raccontiamo questa ciclovia dei tre Stati, che come l’Istria si srotola sui colli e declina verso il mare senza soluzione di continuità, come se i confini tra Italia, Slovenia e Croazia ci non esistessero. Con immagini rubate al paesaggio tra una pedalata e l’altra, vi vogliamo regalare gli stessi scorci che un tempo venivano visti dai finestrini del treno: un treno entrato quasi nel mito, anche perché su quei binari correva la storia.

Inaugurato dall’Impero Austrungarico, partì per il suo primo viaggio il 1 aprile 1902 (alla partenza nemmeno un giornalista o un curioso. Essendo il primo di aprile, l’annuncio era stato creduto uno scherzo…) e l’ultimo, nel 1935 dopo aver vissuto la Grande Guerra e il passaggio al Regno d’Italia. Le rotaie videro la Seconda Guerra, la Jugoslavia e il suo dissolvimento, la nascita di Slovenia e Croazia. Poi, rimosse, lasciarono spazio al tracciato della ciclabile: oggi la Parenzana torna ad unire l’Istria, in nome della “salute e dell’amicizia”, come recitano i suoi cartelli.

Pedalare lungo la traccia della ferrovia che fu, permette di scoprire – lontani dalla folla turistica – i tesori dell’Istria: dalle colline di vigne e ulivi alle saline, dai boschi dove si nascondono i tartufi ai porticcioli della costa, dalle chiesette antiche alle case costruite pietra su pietra. E in ogni paese troverete qualche prelibatezza da assaggiare (non perdetevi i fuži con il sugo di gallina) e di certo, non resterete a bocca asciutta.

Nonostante nella borraccia non debba mancare l’acqua (in estate in particolare, la Parenzana per lunghi tratti è in battuta di sole), durante le soste non potete farvi mancare un bicchiere di Terrano o uno di Malvasia: non a caso, uno dei soprannomi della Parenzana era “l’ubriacona” per la gran quantità di vino che trasportava!). Sette tunnel (il primo a Isola, l’ultimo a Montona), viadotti (nel tratto Grisignana-Livade
prima e in quello Montona-Visinada poi), sterrato, ghiaia, terra e asfalto… forse, pedalerete alla stessa velocità del treno che, in media, faceva soltanto 20 km/h (partenza da Trieste alle 5, arrivo a Parenzo alle 11.54): scegliete una bicicletta adatta al fondo spesso sassoso, come una MTB, magari a pedalata assistita, perfetta per chi desidera superare i dislivelli senza fatica (il più alto, di 297 metri, presso Grisignana). L’importante è che la bici abbia una buona luce: l’ultimo tunnel in terra croata è lungo, sconnesso e totalmente buio. Dal centro di noleggio Bikeways partono (anche su richiesta) gite organizzate per la Parenzana mentre, per usufruire di un transfert al rientro, potete contattare il Parenzana Bike Taxi e un 4×4 con carrello riporterà voi e le vostre bici da Parenzo fino a Trieste (info: www.facebook.com/istriashuttleservice). Ora si parte!

La mappa con traccia di tutto il percorso

Altre indicazioni potete trovarle QUI.

Prima tappa: da Trieste a Portorose

Stazione di Trieste, Sant’Andrea: sorgeva qui la prima pietra miliare della Parenzana, il chilometro zero, con incise le lettere TPC (Trieste-Parenzo-Canfanaro: fin lì la ferrovia sarebbe dovuta arrivare). Dopo quattro anni dall’inaugurazione, la stazione di partenza della linea ferroviaria più famosa dell’Istria,  nel 1906 fu spostata a Campo Marzio, dove oggi sorge il museo ferroviario di Trieste: da qui, dovrebbe iniziare il nostro viaggio a pedali.

Ma visto che pedalare in questa città non è (ancora) particolarmente divertente; e dato che la pista ciclabile inizia a Muggia, abbiamo deciso di rendere l’escursione più rilassante, divertente e addirittura romantica, partendo in motonave! Caricate le biciclette sul Delfino Verde (che durante tutto l’anno collega Trieste a Muggia e recentemente si è dotato di una rastrelliera che può portare ben 16 bici – http://triestetrasporti.it) lasciamo le rive, ammirando piazza Unità che vista dal mare appare ancora più bella. Arrivati al porticciolo di Muggia, si monta in sella: un paio di chilometri e, come indicato sulla MAPPA GENERALE, si imbocca la pista ciclabile. Allo stesso punto si può arrivare anche via terra: la mappa della prima tappa mostra invece l’itinerario che dall’attuale stazione dei treni di Trieste (dove potete noleggiare una bicicletta al Bikeways Point di viale Miramare 5) porta fino all’inizio della ciclabile lungo il Rio Ospo, e poi avanti fino a raggiungere Portorose, prima tappa della nostra Parenzana a puntate.

A questo punto, ci tocca fare un po’ di salita per raggiungere Škofije: prima di sconfinare in Slovenia, la ciclabile ritrova il tracciato originale delle rotaie e sfoggia un bel ponticello in pietra, unico ricordo della Parenzana in territorio italiano.

Una volta entrati in Slovenia, la pista (quasi sempre asfaltata) vi porterà, seguendo la dicitura D8, a Capodistria, Isola e infine Portorose: lungo il percorso incontrerete la prima stazione a Decani, una delle meglio conservate, ora divenuta casa privata. Ancora Bertocchi, un ponticello per superare il fiume Rižana/Risano e si raggiunge il centro di Capodistria.

Da qui, si pedala fino a Isola su una pista ciclopedonale lungomare; la ciclabile poi lascia la costa e prende la direzione dell’entroterra all’altezza di una stazione di servizio ben riconoscibile perché a fianco troneggia, sotto vetro come fosse una reliquia, una locomotiva originale della Parenzana!

Ed ecco il primo tunnel: all’uscita, si pedala tra gli orti coltivati e gli ulivi delle campagne di Strugnano fino a raggiungere il secondo tunnel sotto il monte Luzzan, il più lungo di tutto il tracciato, ma ben asfaltato e illuminato. Allo sbocco, uno splendido scorcio sul mare: dall’alto si vede Portorose, gioiello della costa slovena affacciato sul golfo di Pirano.

Conclusi i primi 40 km di viaggio, ci si può fermare a dormire, magari all’Hotel Tomi perfettamente attrezzato per i ciclisti (e con una famosa trattoria dove gustare, vista mare, piatti tradizionali come la “polenta con baccalà al caldo”). Se avete tempo, concedetevi anche una sosta wellness: è dal 1830 che Portorose è una famosa  località balneare e termale e nel suo albergo più antico (splendidamente ristrutturato), il Kempinski Palace, potrete concedervi una sauna o un massaggio per ripartire più in forma di prima!

Seconda tappa – Da Portorose a Buje

Rieccoci in sella: ripresa la ciclabile, all’altezza di Lucia si attraversa un campeggio e, uscendo da un cancello, si arriva sul mare: da questo momento si prosegue pedalando lungo la costa e respirando a pieni polmoni l’aria del mare. Dopo pochi chilometri si entra in Croazia, passando il confine e fiancheggiando la famosa casa slovena in territorio croato: da quando il confine l’ha inglobata suo malgrado, sfoggia il tricolore sloveno e la scritta “Tudi tukaj je Slovenija” – “anche qui è Slovenia” combattendo da anni una guerra diplomatica e personale in stile don Camillo e Peppone…

Prima tappa da non perdere, le saline di Sicciole (www.kpss.si): nonostante siano in Slovenia, l’entrata più comoda per i ciclisti è “il secondo ingresso”, quello di Fontanigge, raggiungibile percorrendo una stradina bianca subito dopo il controllo documenti: quindi, dal territorio croato. Se non avete tempo per fermarvi a visitare le saline e il loro museo, potrete goderne comunque la vista dall’alto: per alcuni km di lenta e costante salita, la ciclabile  regala la vista spettacolare sulla distesa di acqua e sale e sulle casette diroccate, un tempo abitazioni dei salinai. Entrati in Croazia, la ciclabile sarà tutta (o quasi) su sterrato; da seguire, non più la D8, ma la segnaletica gialla con il logo della Parenzana.

Sfiorata la punta del promontorio di Salvore, la ciclabile si immerge nell’interno dell’Istria e si fa sempre più pietrosa. Seguendo le indicazioni per Markovac e attraversando strada asfaltata e svincoli dell’autostrada, si raggiunge Petrovija: da qui ci si riimmerge nel bosco, poi si pedala tra campi coltivati fino a raggiungere Buie. E se volete fermarvi a dormire in un B&B caratteristico, con tutto ciò che può servire ad un ciclista, pedalate ancora fino ad arrivare a Peroj: da qui, lasciando la ciclabile e proseguendo su strada asfaltata, raggiungerete Al Merlo Olivo. Potrete accordarvi di persona con Franz, il proprietario, la stessa persona che organizza il Parenzana Bike Transfer con 4×4 e carrello per le bici. Cena “casalinga” e tipica istriana, su richiesta (ricordatevi di accordarvi in anticipo): provate la minestra di bobici(=mais, in dialetto istriano)! E la mattina dopo sarete pronti a ripartire: vi aspettano ancora una sessantina di chilometri…

La mappa di questa tappa

Terza tappa: da Buie a Livade

A detta di molti, la parte più bella della Parenzana è quella che da Buie porta fino a Visinada passando per Grisignana, Livade, Montona: poi il percorso diviene più pianeggiante e forse meno spettacolare. Quindi, per la terza tappa, preparatevi a godere i più bei panorami che un tempo si ammiravano dai vagoni della ferrovia.

Dopo la notte passata a Crassiza – se avete seguito l’itinerario consigliato – per raggiungere nuovamente la ciclabile ci sono due opzioni: quella di ripercorrere due km di strada asfaltata fino a Peroj; oppure lo sterrato, impegnativo ma non troppo, che collega il B&B Al Merlo Olivo al tracciato originale della Parenzana. Risistemato da Franz – il proprietario – ora è abbastanza agevole e soprattutto ripulito da eventuali immondizie…

Quindi, ci si ritrova nuovamente sulla ciclabile, al km 57: da qui, proseguendo in leggera salita attraverso un bel bosco di conifere, si raggiunge la galleria di San Vito/Sveti Vid; all’uscita, una delle stazioni meglio conservate – oggi abitazione privata – e la vista su Grisignana, conosciuta anche come “città degli artisti”: ogni anno, agli inizi di maggio, le viuzze di questo borgo diventano un palcoscenico per giovani artisti e celebrità internazionali.

Ma Grisignana merita una visita in qualsiasi periodo dell’anno: per raggiungere il borgo medioevale dovrete lasciare il tracciato della ciclabile subito prima del tunnel Calcini tenendo la destra e percorrere il viale che porta al paese. Da qui, una bella, lunga e morbida discesa vi farà arrivare dal punto più alto e più panoramico della pedalata (293 m slm) fino a Levade, placidamente adagiata sul fondovalle del fiume Quieto (12,84 m slm): una ventina di km con una pendenza massima del 3 per cento nel tratto finale.

La ciclabile sbuca sulla strada del paese: di fronte a voi, un piccolo museo dedicato alla Parenzana e, sulla destra, pochi metri più in giù, un’osteria dove vale la pena fermarsi: a fianco della Comunità degli Italiani potrete accomodarvi   nella Konoba Dorjana, dove – nel caso fosse una giornata “freschetta” o se magari qualche scroscio di pioggia vi avesse colto lungo la pedalata – potrete riscaldarvi vicino ad un
antico caminetto;
al bicchiere di malvasia – tipico vino bianco istriano – non potrete dire di no e se avrete voglia di mangiare, non fatevi mancare la frittata con tartufo! Per gli amanti del famoso – e costosissimo – fungo ipogeo istriano, sempre a Livade una tappa obbligata è il ristorante Zigante, che organizza anche degustazioni su richiesta. Da qui, ben rifocillati, si riparte verso la meta di questa terza e penultima tappa: per una serata di relax, a 5 km da Livade, vi aspettano le Terme di Santo Stefano che, oltre a varie proposte di wellness, offrono la possibilità di alloggiare in stanze a tre o quattro stelle.

La traccia di questa tappa potete scaricarla qui

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Lungo il Naviglio Grande

naviglio grande
Il Naviglio Grande è stato realizzato intorno al 1177 e reso navigabile nel 1272, prende acqua dal Ticino dall’altezza di Lonate Pozzolo (Cascina Tornavento), scende fino ad Abbiategrasso e da qui devia verso Milano, fino alla Darsena. E’ privo di conche, per la sua realizzazione è stato infatti sufficiente sfruttare la pendenza naturale del terreno.

Su queste acque sono passate le merci più svariate, dai prodotti agricoli al marmo di Candoglia utilizzato per il Duomo di Milano, e lungo le sue rive sono state costruite le ville di campagna di nobili famiglie milanesi. Su wiki potete trovare la storia del Naviglio.

Di articoli che parlano della ciclabile lungo il Naviglio ce ne sono parecchi, sia su cartaceo che on line (per esempio qui), quindi non sto a ripetere le stesse cose. Vorrei però riportare alcuni spunti e curiosità legati ai miei “giringiro” fra la presa sul Ticino e Abbiategrasso, dato che ho abitato in zona per alcuni anni e qui ci venivo spesso, sia per fare pedalate tranquille sia per chiudere l’anello con percorsi sterrati nel Parco del Ticino o per delle manifestazioni podistiche.

Il tratto fra Tornavento e Turbigo

Quando l’ho percorso io, questo tratto era praticamente senza acqua. Onestamente non so in che periodo dell’anno venga tenuto asciutto, però è interessante percorrere questo tratto perché si passa vicino alla vecchia dogana austriaca (zona Tornavento, dove c’è un centro parco) e si arriva fino alle bocche di presa sul Ticino.

Il Naviglio e il Canale Industriale

Nel tratto fra la presa sul Ticino e Turbigo il Naviglio è affiancato da un canale artificiale realizzato degli anni venti ad una quota più elevata rispetto al naviglio. Questo canale “ospita ” alcune centrali idroelettriche, quella appena a sud di Vizzola Ticino è molto particolare per le strutture di scarico dell’acqua, che sembrano quasi gli scivoli di un parco acquatico.

All’altezza di Turbigo l’acqua viene reimmessa nel Naviglio.

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Sfioratore centrale elettrica lungo il Canale Industriale

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Opere idrauliche all’altezza di Vizzola Ticino

Nella zona di Vizzola inoltre è bello scorrazzare in mtb lungo le rive del Ticino.

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Il Ticino nei pressi di Vizzola

Il Canale Industriale e il Villoresi

Per un lungo tratto Villoresi e Canale Industriale corrono paralleli, ed è seguendo le alzaie di questi canali che si arriva al Ticino e, da qui, a Sesto Calende e al Lago Maggiore. E’ la zona di Malpensa (per fortuna il rombo degli aerei si sente poco, a differenza di Turbigo, più a valle, che è proprio sotto la rotta di atterraggio), della pista di collaudo della Pirelli, di Caproni (quello degli aerei). Per chi fosse…interessato, Villa Caproni viene utilizzata per ricevimenti, soprattutto matrimoni.

Zona di boschi, che proseguendo verso Nord porta al lago Maggiore passando nei pressi di Golasecca: vi ricordate qualcosa delle lezioni di storia, o meglio di preistoria, delle elementari?

Il Naviglio e il cinema

“Ma che bella giornata”, una scena del film

Se avete visto il film di Checco Zalone “Che bella giornata” avete notato un canale, un ponticello, le ciminiere di una centrale termoelettrica. Parte delle riprese sono state infatti realizzate a Turbigo.
Anche la casa in cui sono state girate alcune scene, tra cui quella della cena all’aperto, sono state girate in una casa molto particolare che si trova lungo il naviglio, nei pressi di Cuggiono.

Kayak!

Prima citavo la centrale di Turbigo. Obiettivamente, è un obbrobrio. Questo catafalco con alte ciminiere bianche e rosse, in un contesto decisamente gradevole, dove natura e opere umane hanno saputo ben integrarsi, è decisamente un pugno nello stomaco. Però in corrispondenza di questa centrale ci sono…le rapide!

Allora: il naviglio qui compie un salto. C’è un piccolo sbarramento che crea una forte corrente che viene sfruttata dagli appassionati di canoa. Si ritrovano sull’Alzaia con le loro canoe per remare controcorrente in questi pochi metri di canale.

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Castelletto di Cuggiono

Robecco e la cuccagna

A Robecco sul Naviglio la classica cuccagna ha una sua declinazione alternativa. Non bisogna arrampicarsi, ma camminare su un palo orizzontale installato sul naviglio, e chi cade si fa una bella nuotata (e l’acqua è freddina). L’iniziativa viene organizzata generalmente a inizio settembre, ma eventi analoghi si svolgono anche presso altri centri della zona (ad esempio a Boffalora, in occasione della festa patronale)

Cassinetta e il consumo di suolo

Cassinetta di Lugagnano ha fatto scuola.

Ha resistito, in piena bolla immobiliare e pre-Expo, alle pressioni dei costruttori, grazie anche, e soprattutto, ad un sindaco lungimirante che ha prima fatto rinascere il borgo e successivamente, in scadenza di mandato, ha proposto un PGT a consumo di suolo zero, stravincendo le elezioni successive.

Domenico Finiguerra è infatti un ambientalista e insieme alle comunità della zona si sta battendo da anni contro un collegamento stradale di cui nessuno comprende l’utilità, e che andrebbe ad insistere su terreni ricadenti nel Parco del Ticino, a ridosso di aziende agricole che fanno del biologico e del recupero di colture dimenticate il loro punto di forza. In questa zona si produce infatti la farina “11 grani antichi”: ad un convegno ho assaggiato un pane preparato con questa farina e cotto ne forno a legna… beh, io una cosa così buona non l’avevo mai assaggiata…

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Cassinetta di Lugagnano (la casa ideale)

Vedi anche

Reportage dal sito viagginbici.com

ABBIATEGRASSO SESTO CALENDE: alla scoperta dell’hinterland milanese

Abbiategrasso – biforcazione con Naviglio di Bereguardo

ABBIATEGRASSO SESTO CALENDE: alla scoperta dell’hinterland milanese

Cassinetta di Lugagnano

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