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Pavia, Lebici Festival

14-17 settembre, arriva Lebici, Festival della bicicletta a Pavia

Pavia, 14-17 settembre. Sono queste le coordinate per Lebici, Festival dedicato alla bicicletta organizzato dal Comune di Pavia con il supporto di Bikenomist.

bikeitalia.it, 02/09/2017

A 200 anni dall’invenzione della bicicletta, la città di Pavia vuole celebrarla con oltre  30 eventi dedicati alla bicicletta come mezzo di trasporto, turismo, piacere e sport.

Saranno quattro giorni in cui le pedalate si alterneranno a conferenze, tavole rotonde e proiezioni di film, mostre di quadri per raccontare Pavia a chiusa la bici e la bicicletta ai Pavesi.

Il programma

Pavia bici

Le giornate di giovedì 14 e venerdì 15 sono pensate in particolare per glioperatori del turismo e del commercio, ma anche per le istituzioni locali e per tutti coloro che vogliono sapere come avere città più vivibili, efficienti, sicure e aperte a un turismo dolce. Un focus sul bike sharing metterà a confronto i principali operatori del mondo per capire cosa sta succedendo.

Il film di animazione “Appuntamento a Belleville“, aprirà Venerdì sera lo spazio dedicato ai cittadini, mentre Sabato sera sarà il momento del videocicloviaggio di Jovanotti in Nuova Zelanda e del documentarrio “Bikes vs. Cars

Sabato 16 e domenica 17, si pedalerà in città nel verde del Parco del Ticino. Ci sarà inoltre spazio per presentazioni di viaggi, workshop di allenamento e comfort in sella, meccanica di bici e alimentazione, curato dal team Bikeitalia.

E ancora mostre di quadri di artisti e attività ludiche per bambini.

Dove & Quando

Centro del Festival Lebici sarà Piazza della Vittoria a Pavia da cui partiranno le pedalate:

Sabato 16 settembre: 

  • alle ore 10:00 partirà un giro per famiglie nel Parco del Ticino su un percorso sicuro, a cura dell’associazione Wonder Ride;
  • alle ore 16:00, Bike Pride, il momento dei ciclisti urbani di stare assieme, incontrarsi e contarsi, a cura di Fiab Pavia;

Domenica 17 settembre: 

  • alle ore 8:00 parte dalla Darsena di Milano la “Carovana Pavese“, 33 km lungo la ciclabile del Naviglio Pavese;
  • Alle ore 10:00 è il momento dell‘asta di biciclette;
  • alle ore 16:00 parte la Pedalongobarda, una pedalata alla scoperta delle tracce dei Longobardi nella loro capitale, a cura di Fiab Pavia;

Per consultare il programma completo, e per informazioni su come arrivare a Pavia, vi rimandiamo al sito ufficiale: www.lebici.it

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Servono più bike hotel per il cicloturismo

Le strutture ricettive devono adeguarsi alla domanda con la creazione di strutture ad hoc che, con l’eccezione dell’Alta Valle, in provincia sono ancora pochissime.

laprovinciadisondrio.it, 21/08/2017

Come nel suo stile, il direttore del consorzio turistico del Terziere Superiore, Gigi Negri, guarda avanti e propone come adattare la risposta turistica valtellinese alle nuove richieste. E il mondo delle bike – mt bike e bici da strada- ha, ormai, investito in maniera decisa anche la provincia di Sondrio dove, ogni anno, sono migliaia i turisti che dall’estero o dall’Italia scelgono di visitare le Valle con la due ruote.

Dati precisi non sono disponibili, ma Negri è convinto che sia grande il lavoro fatto dai consorzi, ora tocca agli operatori turistici, anche perché «nel giro di cinque anni, con l’avvento della bicicletta con la pedalata assistita che sta andando di moda – dichiara -, ci sarà un ulteriore incremento di questa forma di turismo. La gente, anche meno allenata, potrà arrivare dove normalmente non riesce. È questo un mondo in evoluzione, dobbiamo farci trovare pronti con servizi, nel caso della bicicletta elettrica con punti di ricarica ad esempio, ma su tutto, con i bike hotel».

Secondo Negri non servono grossi adeguamenti: bastano una piccola officina dove i ciclisti possano sistemare la loro due ruote o alla sera lavarla con la pompa dell’acqua, una bike room che custodisca di notte le bici – ce ne sono alcune che costano più di 10mila euro -, un servizio di lavanderia in modo che, alla mattina, i ciclisti possano avere gli indumenti puliti ed, infine, la preparazione di una colazione importante con carboidrati e tutto ciò che lo sportivo necessita per affrontare la pedalata. «Quello delle biciclette – dice – è un turismo che paga, non sta a guardare i soldi, se si chiedono 2 euro in più per colazione, questi vengono sborsati senza problemi. Non è vero che la gente non spende, non spende se non riceve i servizi».

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Cento immobili su cammini e percorsi per il turismo lento

di Raffaele Di Marcello – fiab-onlus.it, 21/05/2017

In principio fu il decreto “Cultura” (Decreto Legge n.83 31/05/2014, convertito in Legge 29/07/2014 n.106) con il quale si prevedeva che, per favorire la realizzazione di itinerari moto e ciclo turistici, le case cantoniere, i caselli e le stazioni ferroviarie o marittime, le fortificazioni e i fari potessero essere concessi in uso gratuito a imprese, cooperative e associazioni costituite in prevalenza da giovani fino a 35 anni, per una durata massima di 7 anni.

Poi arrivò, nel luglio 2016, il bando dell’ANAS per la gestione di 30 case cantoniere dismesse, distribuite tra Val D’Aosta, Puglia, Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Lazio, Piemonte e Veneto, dove spariva l’uso gratuito per lasciare il posto all’offerta economicamente più vantaggiosa, con la durata della concessione portata a 10 anni, con prezzi a base di gara intorno ai 20.000 annui, più una percentuale sul fatturato derivante dall’attività posta in essere all’interno della struttura, da versare all’ANAS. Dispersa anche la preferenza per i giovani under 35 e veniva richiesta esperienza nel settore di attività che avrebbe caratterizzato la struttura (ristorazione, ricettività, ecc.), vanificando, di fatto, lo spirito della legge.

Ora l’Agenzia del Demanio, con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturari e del Turismo (MiBACT) e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), ha presentato il progetto “Valore Paese – Cammini e Percorsi” lanciando una consultazione pubblica online che porterà al bando di gara per la concessione gratuita di immobili pubblici sui tracciati storico-religiosi e ciclopedonali.

“Cammini e Percorsi – ha dichiarato Roberto Reggi, Direttore dell’Agenzia del Demanio – è un progetto che racchiude tutti gli obiettivi strategici che guidano l’attività quotidiana dell’Agenzia: il recupero di immobili pubblici non più utilizzati, il supporto e la collaborazione con gli Enti territoriali, il confronto continuo con le altre istituzioni per trovare soluzioni ai problemi, il coinvolgimento della cittadinanza, la trasparenza nella gestione del patrimonio immobiliare dello Stato, l’attenzione verso le realtà locali e la volontà di generare valore economico e sociale grazie alla collaborazione pubblico-privato. Come è accaduto per il progetto Fari, oggi parte un cammino appassionante di trasformazione e rigenerazione di queste 100 strutture che coinvolgerà i giovani e le realtà locali in cui vivono, un beneficio reale che impatterà sui territori e sul turismo”.

L’iniziativa è stata presentata il 9 maggio scorso a Roma nella “Sala Spadolini” del MiBACT, durante una conferenza stampa  moderata dalla conduttrice televisiva e radiofonica Camila Raznovich, dal Direttore dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, alla presenza del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio,  del Capo di Gabinetto del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Giampaolo D’Andrea e di Francesco Palumbo, Direzione Generale Turismo MiBACT.

CAMMINI e PERCORSI  è il nuovo progetto “a rete” dell’ Agenzia del Demanio, promosso da MiBACT e Mit che mira ad avviare azioni congiunte volte alla salvaguardia e al riuso sia del patrimonio tipico della tradizione locale, come masserie e rifugi, e manufatti quali piccole stazioni, case cantoniere, caselli idraulici, che del patrimonio culturale di pregio come  monasteri, castelli, ville. Recuperare oltre 100 immobili pubblici lungo i cammini e i percorsi ciclopedonali e storico-religiosi che attraversano tutta l’Italia per trasformarli in ostelli, piccoli hotel, punti ristoro, ciclofficine, punti di servizio e assistenza per tutti i pellegrini, i turisti, i camminatori e i ciclisti che ogni anno percorrono questi tracciati. Favorire e sostenere lo sviluppo del turismo lento offrendo la possibilità di riutilizzare gli immobili pubblici come contenitori di servizi e di esperienze autentiche, fortemente radicate sul territorio. Accanto a Valore Paese-Fari, l’iniziativa dedicata al recupero dei fari e degli edifici costieri che ha già riscosso un grande successo, l’Agenzia  punta ancora una volta su una nuova concezione di turismo più consapevole, rispettoso del territorio e dell’ambiente e capace di far emergere le bellezze locali. Cammini e Percorsi si inquadra infatti nell’ambito del Piano Strategico del Turismo 2017–2022 e del Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche/Piano Straordinario della Mobilità turistica.

Gli immobili coinvolti nel progetto si trovano lungo la Via Appia, la Via Francigena, il Cammino di Francesco e il Cammino di San Benedetto, lungo le ciclovie VEnTO, SOLE e Acqua (Acquedotto Pugliese), e lungo altri itinerari riconosciuti a livello locale.

Si tratta di 103 beni, 43 dello Stato, 50 degli Enti territoriali e 10 di Anas, che attraverso bandi di gara pubblicati entro l’estate, saranno affidati in concessione gratuita (9 + 9 anni)  “ad imprese, cooperative e associazioni, costituite in prevalenza da soggetti fino a quaranta anni” (come previsto dal D.L. Art Bonus e Turismo) oppure in concessione di valorizzazione fino a 50 anni ad operatori che possano sviluppare un progetto turistico dall’elevato potenziale per i territori, in una logica di partenariato pubblico-privato, a beneficio di tutta la collettività.

Il tema dei Cammini e dei tracciati storico religiosi è al centro delle agende di molte istituzioni e dell’opinione pubblica perché trasversale: coinvolge la popolazione dei camminatori, dei pellegrini e dei bikers, ma anche le Regioni, i Comuni e tutti gli enti territoriali periferici e centrali.

Per questo l’Agenzia del Demanio, con il supporto del Touring Club italiano, ha pubblicato una consult@zione pubblica che fino al 26 giugno prossimo permetterà di esplorare i diversi aspetti connessi all’iniziativa, raccogliendo idee, suggerimenti e l’indice di gradimento espressi dal grande pubblico, dai giovani, dal terzo settore e dall’imprenditoria in vista della pubblicazione dei bandi di gara.

Nelle prossime settimane l’Agenzia del Demanio organizzerà, assieme ad alcuni partner del progetto, degli Openday in movimento lungo i tracciati che costeggiano gli immobili inseriti in Cammini e Percorsi.

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Turismo, meno smog e assenteismo. L’economia della bici vale 6 miliardi

Tra effetti diretti e indiretti, gli spostamenti a due ruote generano in Italia un fatturato superiore all’export del vino. La ricerca di Legambiente: chi pedala verso l’ufficio si ammala 1,3 giorni l’anno in meno rispetto agli altri. E anche questo aiuta il Pil.

di Lorenzo Salvia – corriere.it, 02/05/2017

La pedalata del mattino non è solo una tecnica di resistenza urbana, un trucco per schivare quell’incubo chiamato parcheggio e arrivare prima in ufficio. La sgroppata della domenica non è soltanto una sfida all’inesorabile pancetta, un modo per respirare il paesaggio che abbiamo intorno a noi e quello che abbiamo dentro di noi. Quando montiamo in sella facciamo girare anche la catena della nostra economia. E quando spingiamo sui pedali spingiamo pure quel numeretto che preoccupa i politici di mezzo mondo: il fatidico Pil, il Prodotto interno lordo. Gli spostamenti in bici generano in Italia un fatturato di oltre sei miliardi di euro l’anno. La pedalatori spa supera per giro d’affari l’export del nostro vino, per dire. E vale il doppio di un orgoglio nazionale come la Ferrari. Il calcolo porta la firma di Legambiente, che venerdì presenterà a Roma il primo rapporto sull’economia della bici. «In Italia — spiega l’autore Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane dell’associazione — la ciclabilità è ancora a livello adolescenziale, ma già così è capace di produrre effetti importanti. Se diventerà adulta, potremo fare molto di più».

Gli effetti diretti

Tra produzione, vendita e riparazioni, la bicicletta fa girare ogni anno in Italia oltre un miliardo di euro. Il numero dei pezzi venduto è stabile da anni, intorno al milione e mezzo. Ma il loro valore potrebbe crescere soprattutto grazie alla diffusione dei mezzi a pedalata assistita, che costano di più e quindi sul Pil incidono in misura maggiore. In Italia la vendita delle ebike non arriva al 4% del totale. In un Paese non propriamente montagnoso come l’Olanda supera il 30%. La bici elettrica consente di arruolare alla pedalata chi preferisce non faticare troppo, chi in ufficio non vuole arrivare sudato, chi magari ha una certa età. Ha aperto un mercato che prima non c’era, come tutti i prodotti davvero innovativi. Poi c’è il capitolo cicloturismo. Tra hotel, ristoranti, varie ed eventuali, i viaggiatori in bici producono in Italia 2 miliardi di euro l’anno. Molto. Ma anche poco, visto che in Germania arrivano a 9 miliardi. Sui fondamentali l’Italia è messa molto meglio: abbiamo un clima più «bike friendly», un paesaggio senza eguali, una certa tradizione a due ruote. Sono gli itinerari che mancano, anche se qualcosa si sta muovendo. Ed era ora. Il cicloturismo ha il grande pregio di portare i viaggiatori fuori dal «turisdotto» Roma-Firenze-Venezia. Non trasforma i nostri centri storici in piccole Eurodisney attraversate da carovane con il bastoncino per il selfie. Ma porta i turisti dove oggi non vanno, in quelle zone di campagna e in quei borghi che rappresentano l’Italia più bella, forse più vera. Non solo produce ricchezza ma la distribuisce meglio sul territorio.

L’impatto sulla salute

Ci sono poi ricadute più difficili da misurare ma altrettanto importanti. Se non di più. In Italia un terzo degli adulti non fa abbastanza attività fisica. Al di sotto dei 13 anni arriviamo a uno spaventoso 92%. La vita sedentaria è causa di patologie gravi come l’infarto e il diabete. L’esercizio fisico non solo è un buon antidoto. Ma è capace di combattere anche effetti collaterali come ansia e depressione. Tra diminuzione di farmaci a carico del sistema sanitario, ricoveri e altre voci, il risparmio «sanitario» generato dalla bicicletta ammonta ad altri due miliardi di euro. Poco meno di quello che spendiamo ogni anno per i ticket. Poi c’è una seconda tranche di risparmi immateriali, che vale un altro miliardo di euro. Dentro c’è il miglioramento della qualità dell’aria, visto che la bici taglia via quasi 2 miliardi di chilometri percorsi ogni anno in auto. E ancora la riduzione dei gas serra, il contenimento del rumore e anche del consumo del suolo per la costruzione di nuove strade. Poi c’è la voce a prima vista più sorprendente.

Il calo delle assenze sul lavoro

Secondo uno studio del centro di ricerca olandese Tno, le persone che vanno al lavoro in bicicletta si assentano dal lavoro meno dei colleghi che usano altri mezzi: la differenza è di 1,3 giorni l’anno. Il risultato? Le 750 mila persone che in Italia pedalano verso l’ufficio producono un risparmio di quasi 200 milioni di euro l’anno. Un terzo di quello che il governo ha appena messo sul piatto per non far chiudere Alitalia, tanto per rimanere nel ramo trasporti. Possibile? Possibile. In Islanda fanno addormentare i neonati nel passeggino davanti al portone di casa, anche se la temperatura non è esattamente tropicale. Dicono che così i loro bimbi crescono più sani. Magari esagerano. Ma un po’ di freddo (preso anche pedalando) rende il nostro corpo davvero più forte, facendo contento pure il capufficio. È per questo, non per un attacco di generosità, che in Inghilterra lo Stato aiuta chi va in ufficio in bici: con il progetto Cycle to work il lavoratore ha uno sconto sull’acquisto del mezzo mentre la sua azienda deve pagare meno contributi. In Italia, invece, chi si presenta in ufficio in bici resta un incrocio tra lo sfigato e lo stravagante.

I vantaggi non misurabili

Bob Kennedy diceva che il Pil «misura tutto, tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta». Ecco, nella bike economy ci sono anche effetti non misurabili. Una bella pedalata (rispettando i semafori e senza trasformare i pedoni sul marciapiede in birilli, please) rientra senza dubbio nella categoria. Riguarda solo gli appassionati? Certo. Ma i vantaggi non misurabili coinvolgono anche chi in bicicletta non ci va. Oggi le nostre città sono pensate per chi si muove in macchina. Riportarle a luoghi per esseri umani ci farebbe guadagnare tutti. Come diceva lo scrittore francese Andrè Billy: «L’auto è troppo veloce, il viaggio a piedi troppo lento. La bicicletta è un punto di equilibrio».

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Viaggiare in Sardegna in bicicletta: tutte le novità

Stanziati 15 milioni di euro per i primi bandi di un progetto rivoluzionario: 2000 km e 42 itinerari tutti in sicurezza

Tre bikers sulla costa nord dell’isola

di Fabrizio Milanesi – touringclub.it, 08/02/2017

Fare sistema, coinvolgere le istituzioni, essere coraggiosi immaginando una prospettiva diversa: la Sardegna si è smarcata dal cliché di isola solo mare e spiagge mettendosi “davanti a tirare”. Il gergo non per caso richiama il linguaggio corsaiolo, visto che proprio la bicicletta è al centro di questo nuovo ambizioso progetto isolano.

La Regione Sardegna ha infatti avviato l’iter per la realizzazione di oltre duemila (duemila!) chilometri di strade destinate alle biciclette su una rete che coinvolgerà ben 209 comuni.

Una partenza che è il risultato di un anno e mezzo di progettazione che ha visto l’apporto di 65 associazioni, 209 enti locali, quattro assessorati regionali, l’Enas, l’agenzia Forestas e i Consorzi di bonifica.

La mappa del primo lotto di ciclabili in progettazione

VIA AI BANDI PER 5 DIRETTRICI E 13 ITINERARI CICLABILI

I due primi finanziamenti di 15 milioni di euro sono sufficienti a indire le gare entro il 2017 e finanzieranno la realizzazione sul territorio sardo di una rete di collegamento tra aree urbane ad extraurbane: circa 700 chilometri di piste da suddividere in 5 macro-direttrici e 13 itinerari.

  • Direttrice 1 Alghero-Porto Torres-Sassari + Porto Torres/Sassari-Badesi  (km 115,84)
  • Direttrice 2 Ozieri/Chilivani – Illorai Staz. Tirso + Illorai staz. Tirso – Macomer + Macomer – Bosa (km 164,17)
  • Direttrice 3 Bosa – Oristano + Oristano – Tharros + Oristano Terralba (km. 133,79)
  • Direttrice 4 Cagliari/Elmas/Assemini – Sanluri/San Gavino + Sanluri-Isili (km 113,78)
  • Direttrice 5 Santa  Margherita di Pula – Cagliari + Cagliari – Villasimius + Villasimius – Villaputzu (km 149,75)

Per arrivare a tagliare il traguardo dei 1400 chilometri mancanti si aprirà una competizione con le altre regioni italiane e gli altri Stati europei per accreditarsi i finanziamenti europei destinati a chi può dimostrare di avere un progetto in fase avanzata.

LA BICICLETTA, UN TOCCASANA PER L’ECONOMIA REGIONALE

Letteratura francese e provenzale medievale; studi danteschi; linguistica sarda; letteratura catalana; teoria e storia della critica letteraria; critica del testo. Questo è il background non particolarmente agonistico del “regista” della rivoluzione sarda a pedali. 

Paolo Giovanni Maninchedda dopo l’attività di ricerca e giornalistica sulle testate regionali si è infatti impegnato nella gestione della cosa pubblica sarda fino a ricoprire il suo attuale ruolo di assessore ai Lavori pubblici. Sostenitore di una sana e meritoria competizione con il “continente”, Maninchedda si è speso molto per un progetto davvero ambizioso.

Nella conferenza stampa di presentazione, l’assessore ha dichiarato entusiasta infatti che “la bicicletta non è più solo uno strumento di svago, è un mezzo di trasporto ma anche un produttore di ricchezza sostenibile e di salute. È stato calcolato – aggiunge Maninchedda – che un euro investito in ciclabilità restituisca un euro di ricaduta economica nel comparto turistico, questo significa che ha un ritorno altissimo”.

A dare sostanza alle parole dell’assessore anche una pubblicazione del Cirem, il centro interuniversitario di ricerche economiche e mobilità dell’università di Cagliari che ha stimato in 85 milioni di euro l’apporto del progetto dopo la sua realizzazione.

Il relax dopo una pedalata su una splendida spiaggia dell’Iglesiente

SARDEGNA E BICICLETTA NELL’EDIZIONE DEL CENTENARIO DEL GIRO D’ITALIA

Il timing del progetto è perfetto sapendo che il Giro d’Italia ha programmato proprio sull’isola le prime tre tappe della storica edizione del Centenario.

Il prossimo 5 maggio si partirà con la Alghero-Olbia, che si svilupperà per 203 chilometri sui saliscendi lungo la costa nord dell’isola. Sarà seguita il 6 maggio dalla Olbia-Tortoli, una tappa di mezza montagna che si accentra verso le montagne di Nuoro, mentre domenica 7 maggio sarà la volta della Tortoli-Cagliari, con in mezzo il passaggio panoramico sulla costa di Villasimius.

Una Sardegna pronta a vestirsi di Rosa, ed è solo l’inizio perché se le azioni istituzionali continueranno a tenere il gruppo compatto si arriverà presto a quello che l’assessore regionale al Turismo sardo Francesco Morandi ha definito in conferenza stampa “il più importante progetto di infrastrutturazione turistica che la Sardegna abbia mai visto, con duemila chilometri di percorsi possiamo infatti costruire un prodotto legato a sostenibilità, crescita economica delle zone interne e destagionalizzazione”. Un po’ la dimostrazione che pedalare spesso rende liberi.

Sintesi del progetto Sardegna – scarica

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Ciclabile del Canale Cavour: la Regione Piemonte stanzia 2 milioni di euro.

fiab-onlus.it, 01/02/2017

L’edificio di presa del Canale Cavour a Chivasso.

Tre edizioni di Explorando, decine e decine di cicloturisti accompagnati da Fiab tra Torino e Milano. E poi comuni, province ed enti coinvolti per la realizzazione della ciclabile lungo il Canale Cavour. Dopo tutto questo, e anche grazie all’impegno delle diverse associazioni sul territorio, la Regione Piemonte ha firmato l’accordo di programma il 26 gennaio scorso. E i 2 milioni di euro stanziati sono solo il primo passo. A impegnarsi anche la Città Metropolitana di Torino e le Province di Vercelli e Novara.

La ciclabile – almeno, chi l’ha fatta se la immagina così – partirebbe dall’edificio di presa del Cavour, a Chivasso, dove quest’opera di ingegneria idraulica ha iniziato poco dopo l’Unità ad abbeverare le risaie e le campagne piemontesi. Ma se ancora non è chiaro il percorso in cantiere, lo sono invece gli 85 i chilometri complessivi del canale. Tutti in gran parte pedalabili tra il vercellese e il novarese fino allo sfogo delle sue acque nel Ticino, a mezza giornata in bici da Milano. Un’arteria cicloturistica su cui da anni Fiab ha scommesso insieme alle Associazioni irrigue di Est ed Ovest Sesia, al Parco regionale del Po e della collina torinese e al Parco del Ticino e del Lago Maggiore.

“Ma siamo solo alle prime battute – confida Massimo Tocci, Presidente della Fiab Torino Bici e Dintorni – anche perchè nei prossimi mesi e anni andrà pensata non soltanto la ciclabile del Cavour. Ci sono anche le strutture ricettive, oltre alle migliori soluzioni per l’intermodalità da pensare”. Se però l’opera all’epoca fu un capolavoro d’ingegneria, realizzata peraltro in un tempo record di 33 mesi, per la ciclabile del Canale Cavour si dovrà attendere qualche anno. Secondo La Stampa, almeno il 2020.

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Torino, aperitivo con VenTo

Giovedì 20 ottobre a Torino, presso la  Bibliomediateca Mario Gromo, ci sarà la proiezione del film “VenTo, l’Italia in bicicletta lungo il fiume Po“.

L’evento sarà preceduto dall’Aperitivo Bikers organizzato da Ciclocucina (ore 19,30)

Alla proiezione saranno presenti due degli autori (Pino Pace e Stefano Scarafia) e Camilla Munno, del team di progettazione.

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Nasce il sistema delle Ciclovie Turistiche Nazionali

progetto.vento.polimi.it

Il 27 luglio non lo ricorderemo solo come il giorno della nascita di questa grande visione che è la Rete delle ciclovie turistiche nazionali, ma anche come una tappa fondamentale in cui il nostro Paese ha scelto di dare credito a un diverso modello di sviluppo. La mobilità ciclabile e il cicloturismo sono due leve strategiche per il territorio, per l’occupazione, per il paesaggio, per l’economia diffusa e per rianimare le comunità locali nelle nostre aree interne. Investire sulla ciclabilità non è la fissa di qualcuno o il capriccio di qualcun altro ma è un’opzione di sviluppo a impatto zero e a effetto assicurato a cui non possiamo e non dobbiamo rinunciare. Hanno fatto bene il Governo e le Regioni a impegnare risorse per iniziare a realizzare quello che sarà un intervento strutturale per la società e l’economia del territorio. Non va dimenticato che a firmare il protocollo c’erano sia il Ministero delle infrastrutture che quello dei Beni Culturali e del Turismo. Il primo è titolare dell’infrastruttura ciclabile che è il mezzo abilitante grazie al quale avremo centinaia di migliaia di turisti. Il secondo è titolare della cultura della cura del paesaggio italiano e dei suoi beni che è ciò che i cicloturisti vogliono scoprire. Il cicloturismo è la condensazione di entrambe le dimensioni e non può essere solo pista ciclabile come non può essere solo uno sgambettare sul territorio per strade ordinarie. Il cicloturismo che abbiamo proposto con VENTO è esattamente un progetto di territorio, paesaggio, società che supera e include le infrastrutture. La visione di VENTO, come della rete che si vuole generare, ci spinge più in là e ci fa piacere che Governo e Regioni abbiano raccolto questa sfida senza cedere ad alcun ribassismo. Ci fa piacere, come istituzione scientifica quale è il Politecnico di Milano, aver ideato e consegnato VENTO al Paese come contributo per migliorare la qualità della vita, perché questo è uno dei nostri compiti civili. Siamo grati a Governo e Regioni per questo atto di impegno che è un riconoscimento del nostro lavoro come di quello degli altri. Ora si tratta di iniziare a progettare e realizzare, ma non è finito il tempo per comunicare, far capire e far conoscere le potenzialità del cicloturismo. Quindi ci aspettiamo che il territorio, con tutte le sue meravigliose e diverse energie, ci supporti ancora e inizi a prepararsi al cambiamento che arriverà prima del previsto. A settembre saremo sul territorio con VENTOBiciTour (17-25/09) proprio per rilanciare VENTO e il cicloturismo e sarà importantissima la risposta del territorio. Chiudo ringraziando tutti, ma proprio tutti quelli che hanno creduto in VENTO in questi 6 anni. Il successo condensato in questa firma è merito loro: cittadini, imprese, aziende agricole, associazioni, media, comuni, province, regioni, fondazioni, enti, ministeri e tutte le persone che ne animano l’attività. Sono loro, assieme a noi Politecnico di Milano, che hanno indicato al Paese una strada nuova da seguire. Ciclabile ovviamente.

Scarica il documento dal sito del MIT

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Louise around the world

Fine anni ’40: Louise Sutherland girava il mondo in bicicletta

di Silvia Baldi – cicloturismo.it, 17/11/2015

Nata a Dunedin in Nuova Zelanda, Louise Sutherland (1926 – 1994) è una delle prime cicloviaggiatrici della storia. Infermiera di professione, scoprì il piacere di pedalare nel 1945 quando percorse i primi 100 km in bicicletta per fare visita ai genitori. L’esperienza la rese felice e curiosa di riprovare. Si trasferì a Londra per lavoro e proprio dall’Inghilterra cominciarono i suoi viaggi. Dopo essere sbarcata in Francia decise di partire alla scoperta dell’Europa in bicicletta, con in tasca la sua qualifica di infermiera poteva fermarsi a lavorare ogni volta che i soldi finivano. Parliamo della fine degli anni ’40, un’epoca in cui i viaggi in bicicletta non erano affatto comuni tanto meno se a viaggiare era una donna!

In Svizzera, Louise acquistò un carrellino da attaccare alla bici per trasportare l’attrezzatura da campeggio e con quello raggiunse la Yugoslavia, Cipro e Israele. Arrivata a Beirut in Libano gli fu rifiutato il visto per proseguire e non le fu venduto nemmeno un biglietto del treno. Alle donne sole non era permesso viaggiare neanche in terza classe! Decisa a visitare l’India ci arrivò in nave. Mentre attraversava il paese, la malattia del padre la fece tornare in Nuova Zelanda per qualche tempo, ma subito dopo Louise inforcò di nuovo la bicicletta. Si imbarcò per il Canada, passando anche dalle Isole Fiji e dalle Hawaii, e scese fino a New York.

La Sutherland riuscì persino nell’impresa di attraversare la Foresta Amazzonica in solitaria evitando i mille pericoli che nascondeva. Nessuno lo credeva possibile: niente strade, niente compagnia in paesi pressoché sconosciuti… Al termine dei suoi viaggi Louise Sutherland aveva attraversato 54 nazioni pedalando per oltre 60.000 km.

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I libri e le due ruote

IMG_20160608_161519C’è sempre più attenzione nei confronti del mondo delle due ruote e, in particolare, al cicloturismo. Se ne parla sui social e in televisione, ci sono molti siti dedicati, persino il Governo ha capito che il settore ha enormi potenzialità e sta cominciando a finanziare i progetti principali. Anche in Italia, finalmente, stanno prendendo piede associazioni di guide e tour operator che propongono pacchetti vacanza su due ruote, o che forniscono supporto per la creazione di pacchetti vacanza su misura.

Ma c’è anche un altro modo per rendersi conto di quanto è cambiata la percezione del fenomeno cicloturismo: farsi un giro in libreria. L’altro giorno in stazione a Lambrate, ferma davanti alla vetrina di una libreria facente parte di una nota catena (di cui ovviamente non farò il nome), ho notato che, nella vetrina centrale e alla quota giusta per essere visti, c’era un’infilata di titoli sull’argomento, alternati ad altri inerenti le vacanze a “passo lento” (mi scuso per la pessima qualità della foto). In mezzo, un po’ a fare da divisorio, un libro sulla “Cretan way”. E con vicino un libro sulla Transiberiana (mio sogno semisegreto), che però è edito da…Ediciclo edizioni 😉 .

 Eccoli, in ordine di… “apparizione”:

Cicloturismo per tutti – Ediciclo edizioni

Come prepararsi, cosa portare, dove andare: consigli pratici per cicloviaggiatori alle prime pedalate.

Un manuale che svela a tutti quanto è bello fare viaggi in bicicletta.

Il cicloturismo è un fenomeno in forte espansione. Sono sempre più numerosi gli italiani che scelgono la bicicletta per fare una vacanza, in Italia o all’estero. Il viaggio in bicicletta si concilia alla perfezione con le esigenze del viaggiatore moderno: è sostenibile, economico ed ecologico. Fa bene al fisico, aiuta a liberare la mente, non inquina e permette di vivere un territorio a 360°. In bicicletta il ritmo è lento, lontano dalla frenesia della quotidianità moderna. Ma come si deve fare per affrontare un viaggio in bici per la prima volta? Qual è il mezzo giusto? Quale equipaggiamento serve? Cosa si deve portare in viaggio? Dove si può andare?
In questa guida trovate le risposte alle domande più frequenti che sorgono prima di partire ma trovate anche l’invito a non esitare, a farvi conquistare dall’idea di vivere un’esperienza indimenticabile che non vedrete l’ora di ripetere.

Europa in bicicletta – TCI

41 ITINERARI CICLOTURISTICI

16 verso nord
11 nel cuore d’Europa
9 ai confini con l’Italia
4 verso est
1 nel bacino del Mediterraneo

Progettare un weekend – o una vera e propria vacanza – in bicicletta non è più un sogno riservato a pochi ed esperti appassionati, ma un modo sempre più diffuso di trascorrere il tempo libero. La bicicletta è economica ed ecologica, e soprattutto andare in giro in bici è divertente e rigenerante, consente di fare esercizio fisico e di muoversi a ritmi più umani, instaurando spesso anche un rapporto più sincero e autentico con i luoghi e le persone che si incontrano. Dalla ciclabile di Mozart al Parco Naturale di Altmültal, dai castelli della Loira alle Fiandre, dall’isola di Wight a Formentera, in questa guida troverete 36 proposte di viaggio per tutti i gusti e tutti i livelli, dal ciclista alla famiglia, e scoprirete quanto sia facile andare alla scoperta dell’Europa su due ruote.

NB. io ho quello dedicato agli itinerari in Italia, ed è fatto decisamente bene.

Olanda in bicicletta – Ediciclo

La prima guida italiana al paradiso del cicloturista: l’Olanda. Descrizioni accurate dell’itinerario e delle mete turistiche.

Cartine dettagliate del percorso ciclabile e delle principali località attraversate in scala 1:75.000. Oltre cento foto a colori.

L’Olanda, paradiso del cicloturismo, non poteva mancare ancora a lungo nel catalogo delle Cicloguide di Ediciclo. Eccola, dunque. Francesca Cosi e Alessandra Repossi hanno pedalato lungo i circa 300 km che toccano le città di di Amsterdam, Utrecht, Gouda, Delft, L’Aia e Haarlem. Dall’Aia a Haarlem, la “Ciclovia dei tulipani”, se percorsa da marzo a maggio, vi condurrà nella fantasmagoria di colori della fioritura di 7 milioni di bulbi. La guida offre approfondimenti e curiosità sulle bellezze architettoniche e artistiche, sulle attrattive naturalistiche e storiche, sui prodotti tipici della gastronomia e dell’artigianato locali. Per ogni località attraversata sono fornite tutte le informazioni sulle possibilità di alloggio, oltre ai riferimenti degli uffici del turismo e dei principali luoghi di interesse da visitare.

Cicloturismo nella natura in Piemonte – Edizioni del Capricorno

Pedalare è bello sempre, ma pedalare in un ambiente gradevole può essere straordinario.

Dalle pianure del riso al corso del Po e dei suoi affluenti, dal Belbo alle baragge, dalle colline fossilifere astigiane all’Alto Monferrato, dal Fondo Toce alla pianura cuneese:22 itinerari in bici per tutti, in aree selezionate per il loro peculiare valore ambientale e naturalistico. Percorsi, cartine realizzate ad hoc, lunghezza e difficoltà degli itinerari, varianti, possibilità di combinare treno+bicicletta: tutte le informazioni per un cicloturismo consapevole in Piemonte. Pedalare con lentezza: unire il piacere del viaggiare in bicicletta al privilegio di osservare l’ambiente da un’altra angolazione.

 

Categorie: bicicletta, percorsi ciclabili | Tag: , | Lascia un commento

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