mtb

Adrenaline Downhill Dolomites

La val di Fassa e il Downhill.

Un video dal FreeRider Channel (di Michele Caprari, ha anche pagina g+)

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All’Alpe di Siusi in mtb

Gruppo del Sassolungo

Oggi tocca a me

Il moroso si deve ripigliare dalle fatiche della Hero, così la domenica, dopo aver liberato la stanza, lo lascio a ben altre fatiche (la gestione dello gnomo) e inforco la mia bici. Destinazione: Alpe di Siusi. Non ci sono mai stata nemmeno a piedi, e, stando alla mappa, le strade sembrano invitanti. Inoltre, da Passo Duron qualche volta da questa parte l’occhio l’ho buttato, e mi è sempre sembrato tutto molto “intrigante”.

Mappa dell’area

Dato che parto da La Selva, sono già di strada. Proseguo in leggera salita (segnavia 30B), affronto una rampa su asfalto e da qui comincia il divertimento. Si passa un torrente in corrispondenza di un borgo denominato Ciaslat (…dice nulla?), poi inizia una bella mulattiera che, con ottima vista sul paese e sulle vette circostanti, mantenendosi in quota porta fino alla strada asfaltata che porta a Monte Pana. Giunti ai parcheggi si prosegue lungo il segnavia 30.

Pedalando verso Monte Pana – vista su Santa Cristina

Al cospetto del Sassolungo

Si passa accanto al centro fondo e si entra nel bosco.

Le strade hanno un ottimo fondo e non sono molto ripide, ma la mia totale assenza di allenamento  al di sopra dei 50 m.s.l.m. si fa sentire. E a poco vale il pensiero che quella forestale per un tratto è percorsa da chi fa la Hero, percorso lungo: arrivando dal Duron la si fa in discesa, ed è indubbiamente uno dei tratti in cui si va in scioltezza..

Mentre mi concedo una piccola pausa, vedo arrivare due ragazzi che salgono agevolmente in bici. Uno dei due è un marcantonio di uno, e indossa una divisa dell’Italia. Non ha il fisico da ciclista e nemmeno da sciatore di fondo, immagino che faccia sci alpino. Gli suona il cellulare, lo sfila dalla tasca e risponde allegramente. Ok, penso io, lui con una mano sale tranquillamente e parla al telefono, e io faccio fatica a stargli dietro. Siam messi bene… Ma il mio disappunto aumenta quando, alla fine della telefonata, mi accorgo che guida sempre con una mano, mentre con l’altra scrive un messaggio. E a momenti mi semina…

Mentre stramaledico la mia pessima forma fisica esco dal bosco, e mi trovo al cospetto del Gruppo del Sassolungo, con vista sul canalone che porta al Rifugio Vicenza. E niente, anche da qui è uno spettacolo. Due ciclisti mi chiedono di fotografarli con le cime sullo sfondo, ne approfitto per chiedere di ricambiare il favore (mica che poi qualcuno pensa che qui non ci sia mai stata…).

Proseguo salendo molto dolcemente attraverso pascoli e ammirando il panorama, che spazia dal già citato Sassolungo, al Sassopiatto, all’Alpe di Susi e allo Sciliar con Punta Santner, mentre, verso Nord, l’orizzonte è chiuso dalle Odle. Qui mi fermo per fare qualche foto e un filmato, ma evidentemente attiro l’attenzione di una specie “autoctona”, che vedo voltarsi e avvicinarsi mentre sto filmando…

A Saltria ci si immette sulla strada asfaltata, salendo verso Compatsch con qualche rampa e alcuni tornanti raggiungo un piccolo rifugio sulla destra (mi pare si chiami Rauchhutte), dove mi fermo per un caffé. E qui riprendo il discorso già fatto sulle finiture nei bagni: se avanza un lavandino lo metto nel bagno di casa mia…

Di certo non lo hanno arredato da Mondo Convenienza…

Proseguo la salita, completamente al sole, fra pascoli verdissimi e vette aguzze, sotto un cielo azzurrissimo. Tutto attorno, si spazia dalle Odle al Gruppo del Sella, Sassolungo e Sassopiatto, il Molignon, i Denti di Terrarossa, lo Sciliar. Raggiungo una zona pianeggiante, costeggiando anche alcune strutture ricettive, poi svolto a destra, alla ricerca del segnavia 6B.

Sassolungo e Sassopiatto; sullo sfondo, il Gruppo del Sella

Il panorama da qui è splendido, con qualche baita che compare qua e là in mezzo ai pascoli punteggiati di fiori. Essendo una zona sostanzialmente pianeggiante, negli avvallamenti si possono formare degli stagni. Al bivio per il rifugio Sanon tengo la destra, segnavia 19.

Le Odle

Negritella

Proseguo su ottimo fondo lungo il percorso che avevo individuato in precedenza. Fra saliscendi e qualche pausa foto mi metto alla ricerca della traccia che mi deve riportare a Saltria. La prima possibilità è quella di imboccare il sentiero 9, che, pressoché lungo la linea di massima pendenza, riporta alla strada per Ortisei, ma il suddetto sentiero attraversa un pascolo per cavalli, è cintato e c’è un cartello di divieto di transito per le bici grande così. Vado oltre, alla ricerca della forestale che avevo visto sulla cartina, con fondo che peggiora un po’ e qui ho una brutta sorpresa: la strada finisce in un appezzamento cintato, con cancello chiuso da mega lucchetto, cartello “Proprietà privata” impossibile da non notare. Mo’ che faccio? E’ un po’ tardi, e di tornare indietro fino alla strada asfaltata non ne ho voglia, di farmi bici a spinta il sentiero interdetto alle due ruote men che meno… Intendiamoci, a riguardare la carina con calma, a casa, viene un dubbio: forse la “proprietà privata” può essere aggirata, in modo da raggiungere la forestale indicata dal segnavia 11… Se ricapito qui un’altra volta riguardo meglio, ma stavolta mi adeguo e imbocco il sentiero che scende diretto a Ortisei, sperando che la parte non pedalabile sia limitata.

Scendo così su un sentiero per escursionisti, risalendo in sella per qualche breve tratto non troppo costellato di sassi e radici, o per qualche panoramico single track. Ma il dislivello che faccio accompagnando la bici non è poco…. poi finalmente giungo su una forestale, che in alcuni punti richiede un po’ di attenzione per i sassi (tra l’altro, deve esserci stato qualche smottamento risistemato da poco), poi però corre via bene fino ad arrivare in fondo alla discesa, dove mi immetto sulla strada asfaltata che mi porta ad Ortisei, in sinistra del torrente, dove ho appuntamento con i due maschietti di casa.

Lo Sciliar, con Punta Santner

Dati percorso

I dati sono calcolati con partenza da Selva di Val Gardena, al bivio della strada per La Selva (dove c’è l’ufficio postale). Rispetto a quanto scritto in precedenza va aggiunto circa 1km e mezzo su asfalto, con un paio di salite.

Lunghezza: 21.5km

Quota partenza 1530m circa, quota massima 1885m, quota arrivo 1219m.

D+ 510m circa

Il tracciato

Altimetria

 

 

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Da Pozza a Pian Trevisan

Penia

Dopo qualche anno in val di Fassa, a sbattere il naso su percorsi corti ma con dislivello “concentrato”, ho trovato il percorso ideale per iniziare le mie vacanze sulle “ruote grasse”: si tratta di un anello fra Canazei e Pian Trevisan, non molto lungo e con dislivello contenuto, divertente perché alterna tratti molto diversi fra loro e in parte decisamente poco frequentati, con qualche “difficoltà” tecnica (ovvero strappettini nel bosco su fondo sassoso e con radici, ostici per chi arriva dalla pianura e pure poco allenato) e che consente di attraversare alcuni piccoli borghi che, essendo piuttosto fuori mano, sono rimasti abbastanza fedeli alla loro struttura originaria.

Il percorso è, in sostanza, quello che in loco è identificato come “Tour 212”, sul quale io mi innesto arrivando da Pozza, lungo il percorso sterrato che passa in sinistra Avisio (il “ritorno” della Marcialonga di fondo). Anzi, volendo dirla tutta, ora che ho rifatto tutto il giro (lo scorso anno mi ha fregato una foratura) lo posso dire: il tratto fisicamente più impegnativo è proprio lungo questo tratto, dalle parti di Mazzin.

Descrivo qui l’intero percorso, distinguendo fra avvicinamento (e rientro) e l’anello vero e proprio.

Planimetria

Andata

La strada sterrata che porta da Pozza verso Canazei può essere imboccata in più punti, attraversando il Rio San Nicolò nei pressi del parco giochi o della chiesa di San Nicolò. Io generalmente preferisco la seconda opzione, risalendo Streda del Piz e svoltando a sinistra in Streda de Ciancoal, seguendo le indicazioni del tour in mtb che porta al Gardeccia. Da qui si percorre un breve tratto in discesa fino ad uscire dal paese e poi, con una serie di curve, si passa da Fraines (dove c’è il campo scuola di sci) e dal parco giochi di Pera, con vista sui Dirupi di Larsech e sugli abitati di Ronch e Muncion.

Fra Pozza e Pera – i Dirupi di Larsech

Fra Pozza e Pera – scorcio verso il Sassolungo

Si prosegue verso Nord, lungo l’Avisio, affrontando di tanto in tanto qualche breve strappo, fino al ponte in corrispondenza di Mazzin, da dove si vede la stratta Val Udai con il Sass Mantèl a fare da chiusura. Proseguendo oltre, si incontra la prima vera difficoltà: qui il tracciato della forestale si allontana dal torrente e risale lungo il pendio, con pendenze di tutto rispetto. La salita è suddivisa in tre rampe, intervallate da brevi spezzoni nei quali si può tirare un po’ il fiato. Al termine del primo si arriva al parchetto di Mazzin, da qui, volendo, si può evitare il resto della salita: sulla sinistra si stacca uno sterrato nel bosco che, su fondo a tratti sconnesso (radici, sassi) o un po’ fangoso causa attraversamento di un prato spesso zuppo d’acqua, si ricongiunge più avanti allo sterrato principale. Arrivati in cima, la discesa è bella ripida… intanto ci si fa un’idea di quello che ci aspetta al ritorno…

Superata questa asperità, la sterrata prosegue poi tranquilla, attraversando o passando accanto ai vari parchi giochi della valle, al maneggio, al mini campo da golf, alla palestra di arrampicata “ADEL” di Campitello, dedicata ai quattro ragazzi del soccorso alpino morti sotto una valanga nel 2009, mentre cercavano due ragazzi investiti da un’altra valanga mentre si avventuravano nella Val Lastiès (con rischio valanghe altissimo). La visuale sulle vette circostanti cambia in continuazione, dato che la Val di Fassa compie una curva: l’abitato di Campitello è caratterizzato dalla presenza del Gruppo del Sassolungo e dal Col Rodella, e, muovendosi verso Canazei, dal Gruppo del Sella.

Sassolungo e Sassopiatto, da Campitello

Superato il piccolo parco giochi del campo scuola di Canazei ci si immette sul percorso ad anello.

Canazei – “Ecomostro” incompiuto

Anello

Si prosegue sullo sterrato in sinistra Avisio, passando accanto ad un piccolo bike park dove si possono apprendere ed affinare le tecniche di conduzione della mtb, con la parete del Piz Ciavazes a sinistra e il Gran Vernel davanti. Raggiunta la statale la si attraversa girando a sinistra e, subito dopo il ponticello, si svolta a destra lungo la ciclabile. Con un bel percorso prevalentemente all’ombra si costeggia il torrente raggiungendo Alba (visibile il palazzo del Ghiaccio sulla destra), passando accanto ad un (altro!) parco giochi e sotto la palestra di arrampicata (sulla parete scura sulla sinistra sono tracciate alcuni monotiri).

Si giunge nuovamente la statale, che si attraversa in corrispondenza della stazione di valle della funivia. Si imbocca una sterrata lungo il torrente, in destra idrografica, e poco dopo lo si attraversa grazie ad un ponticello in legno. Qui comincia la parte divertente, perché ci si ritrova nel bosco, su un sentiero non troppo largo che, con alcuni saliscendi, passaggi su passerelle in legno o su fondo naturale, qualche tratto più ampio e sassoso, risale il corso del torrente. L’ultimo tratto è quello più impegnativo, perché gli strappi sono più ripidi e sconnessi (radici e rocce affioranti), poi si sbuca sulla strada per Passo Fedaia, poco prima del tornante 1.

Gran Vernèl

Pian Trevisan

Villetta Maria

Dalla statale per il Fedaia a Lorenz. Sullo sfondo, la Crepa Neigra

Si percorre, in salita, un tratto di statale, fino ad incontrare uno spiazzo sulla destra, dove c’è un crocefisso in legno: qui si imbocca la strada, inizialmente asfaltata, che percorre Pian Trevisan, il vallone ai piedi del Gran Vernel. Oltre la cava si prosegue su sterrato, agevole e su ottimo fondo, prima di rientrare sulla strada asfaltata che porta al Villetta Maria passando accanto ad alcune delle stazioni della via Crucis che sale verso il Fedaia (prosegue lungo un sentiero che parte dal piazzale dell’albergo).

Si percorre la strada asfaltata che dall’albergo riporta sulla statale, poco prima del tornante 2. Si prosegue e, esattamente in corrispondenza del tornante 3, si imbocca una bella forestale sulla sinistra (sbarra verde). Si sale nel bosco, in una zona scarsamente frequentata. Da qui si deve raggiungere Penia: ho il dubbio che il cartello che segnala la deviazione sia saltato, o forse basta proseguire lungo la forestale? Io imbocco un sentiero sulla sinistra con indicazione per Penia: passando di qui si segue un ripido sentiero in discesa nel bosco, su fondo reso soffice dagli aghi di pino, ma con qualche radice o roccia che affiora qua e là. Si supera un torrente in corrispondenza di una stretta incisione e da qui si segue una mulattiera, che alterna tratti quasi pianeggianti a discese più ripide, fino ad immettersi su una strada che, con vista su Gran Vernel, Colac e Crepa Neigra, raggiunge il villaggio di Lorenz.

Verso Lorenz

Panorama da Lorenz

Penia

Si attraversa questo piccolo villaggio (i borghi di mezza costa sono quelli che hanno subito di meno l’impatto del turismo, mantenendosi sostanzialmente fedeli alla struttura originaria) e si scende, su ripido sterrato, a tratti acciottolato, fino a Penia. Questa frazione di Canazei ha subito i cambiamenti dati dal turismo (alberghi e residence, soprattutto verso la statale), ma arrivando da Lorenz sembra ancora di piombare in un vecchio paesino di montagna, oltretutto la posizione defilata (e più esposta al sole rispetto ai paesi sottostanti) lo fanno restare un luogo tuttora tranquillo e godevole. Da qui però si ripiomba presto sulla statale, che si percorre in discesa fino alla ciclabile (quella della palestra di roccia), che si imbocca in direzione opposta.

Giunti nuovamente sulla statale in prossimità della caserma dei Vigili del Fuoco, la si attraversa percorrendo il lungo Avisio destro (all’andata ci si era mantenuti sul lato opposto), passando accanto al campeggio. Al ponticello in legno si attraversa, passando (bici a mano) dietro al parchetto del campo scuola.

Penia

Ritorno

Si ripercorre esattamente la strada seguita all’andata. Occhio però… che stavolta a Mazzin il salitone non concede tregua, o quasi. Affrontato da qui è decisamente più impegnativo (e a tratti può slittare la ruota).

Un consiglio gastronomico. Per chi volesse far merenda, a Mazzin potete dirigervi verso il paese e portarvi sulla statale. Nello spiazzo del mercato c’è un tendone, con scritto “sagra del dolce locale”: ecco, è lo spaccio della vicina Dolciaria Fassana (il laboratorio mi pare sia a Fontanazzo, vicino al fiume, se passate nel momento giusto potete sentire il profumo degli strudel appena sfornati). Vi avviso, hanno roba “porca”.

Rientro a Pozza

Dati percorso

Lunghezza: 33km

Quota min-max (*): 1372 – 1826 mslm

D+: 615m

(*) Valori da gps (va tarato meglio)

Tracciato – curve di livello

Profilo

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Sempre santi e madonne…

Scorcio sul Catinaccio e i Dirupi di Larsech

E niente, sarà anche corto, ma il percorso da Pozza di Fassa alla Baita alle Cascate (Val San Nicolò) mi bastona sempre. Sarà la partenza pronti-via, sarà lo scarso allenamento, ma gli strappi su sterrato fra il Soldanella e Malga Crocefisso mi fanno sempre sanguinare le orecchie. E non è che il tratto in asfalto prima di Sauch sia una passeggiata…

Stavolta però, come per gli altri giri di quest anno, ho approfittato per provare il “baracchino” nuovo, il ciclocomputer che fa anche dei video di lunghezza limitata (9 secondi al massimo).

Questo è il primissimo esperimento di assemblaggio. Ho dovuto smadonnare un po’, perché uno dei programmi di assemblaggio non i importava i filmanti perché risultavano protetti, li ho dovuti importare prima con un altro programma. E comunque non mi ha fatto tagli e giunzioni in modo impeccabile, e, dulcis in fundo, alcune parti vanno a scatti e altre no… Insomma, devo ancora capire bene come “domare” il software (o se è il caso di passare ad altro). Però… sono soddisfatta della scelta musicale!!! 😀

Speriamo che il prossimo riesca meglio…

I Maerins e il Catinaccio dal prato antistante Baita alle Cascate

Col Ombert

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E le cicale…

(anteprima sconclusionato)

Il frinire delle cicale lo associo irrimediabilmente alle vacanze di luglio in Istria. Un rumore fortissimo che arrivava dalle chiome dei lecci, dalle foglie spesso immobili (già, la “calma equatoriale” a volte c’era pure lì), mentre calpestando le sterpaglie si liberava l’odore caratteristico di alcune specie erbacee.

Fra Regona e Cascina Sant’Archelao

Ma se l’unico modo per andare a fare un giro in bici è inforcare la mtb alle 14,30 di un caldissimo venerdì di inizio luglio, rassegnandomi alla filosofia T.I.N.A. (there is no alternative), che generalmente aborrrrrro nella vita, ecco che le cicale diventano la mia compagnia, e il medesimo odore di erba, che si sprigiona mentre mi scanso per far passare un’auto lungo l’argine dell’Adda, mi fa tornare con la mente alle vacanze di 30 anni fa.

Ma, ricordi o non ricordi, fa un caldo abbestia mentre mi avventuro lungo un giro ben collaudato (che descriverò prossimamente), parzialmente ombreggiato nel primo tratto… e in pieno sole nel secondo, con la borraccia che dopo poco contiene qualcosa che assomiglia più alla pipì che all’acqua con i sali.

Ma non sono l’unica in giro per diletto, a quanto pare. Vecchietti in bici, a torso nudo e abbronzatissimi, che vanno più veloci della sottoscritta, e un tizio a piedi lungo l’argine dell’Adda, con solo un paio di pantaloncini tirati su che più non si può, senza manco il cappello… anche lui bello nero.

In ogni caso…meglio noi, a soffrire per diletto, che chi con quel caldo deve pure mettere le rotoballe di paglia sul pianale del carro. L’è mei fa un casu al so che laurà à l’umbria (*) , cantavano i Gamba de Legn, e in fondo non avevano tutti i torti.

Il giro collaudato mi gioca però un brutto scherzo. Poco prima di sbucare sull’argine di Adda mi trovo la strada sbarrata da due-trattori-due che stanno irrigando con la turbina e che occupano completamente la carreggiata, con le ruote posteriori a filo del fosso e il bocchettone che riversa l’acqua sul lato opposto, allagando totalmente la strada. A quel punto, per non dover tornare sulla provinciale, torno indietro per tentare la sorte lungo una traccia che avevo scartato in fase esplorativa in quanto avevo trovato ortiche alte un metro. Causa stagione piuttosto secca la traccia è percorribile e mi porta lungo un fossato che passa in prossimità del bacino terminale di quel monumento all’inutilità che è il Canale Cremona-Milano, che dopo tutti questi anni andrebbe derubricato a Cremona-Cascina Tencara (circa 15km totali). E così, arrancando nell’erba, mi trovo a scavalcare, bici in spalla, degli arbusti caduti sulla strada, con nutrie (nota specie “autoctona”) che placidamente mi passano davanti per tuffarsi in un fosso di acqua stagnante.

Questa è la zona della foce dell’Adda, di fronte a Isola Serafini. I temporali degli ultimi giorni hanno restituito all’Adda e agli stagni della torbiera un livello accettabile, ma il Po è decisamente in condizioni disastrose, con vasti spiaggioni emersi, alcuni dei quali coperti d’erba fin alla riva. Procedo fino a Spinadesco, dove mi fiondo in un bar gestito da un cinese, che parla in dialetto cremonese, per scolarmi una lemonsoda, chiacchierando con alcuni clienti un po’ perplessi alla vista di una tizia in giro in bici con quel caldo.

C’è chi lavora…lì in mezzo…

Cascina Tencara

E il discorso finisce sulle piste ciclabili, e il Comune di Cremona che finalmente collega le frazioni ma poteva svegliarsi prima (chissà dove si erano imboscati i soldi, mi dicono… bah, a dire il vero il comune aveva ottenuto dei finanziamenti circa un anno fa). E poi il solito discorso… l’industriale locale. Se non ci fosse Lui (non LVI, non fraintendete…) che fa lavorare tanta gente e finanzia piscina-ciclabili-museo-casa di riposo-cazzi e mazzi…non si farebbe nulla. “Di solito poi si vuole anche qualcosina in cambio”, dico io. Attimo di silenzio. “Beh, gli faranno mettere un po’ di scorie nella strada…” (preciso: pratica legale, sono materiali compatibili con la realizzazione di rilevati stradali e pavimentazioni, non si tratta di seppellire materiali tossici). “Fosse solo quello”, penso io. La discarica del paese accanto intanto continua a crescere, mentre altre questioni sono bloccate da pratiche burocratiche e indagini sulle aree interessate.

Dato l’orario è il caso di rimettersi in sella. E la temperatura del contenuto residuo della borraccia consiglia vivamente una sforbiciata al percorso di rientro.

Un po’ di Po

ps.

(*) Traduzione dal magentino: è meglio non fare un cazzo al sole che lavorare all’ombra.

Con Cremona non c’entrano nulla, ma, visto che li ho nominati, ecco i Gamba de Legn (sono di Corbetta, MI).

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3a Orobie Bike Fest

Sabato 15 e domenica 16 luglio 2017

3^ edizione Orobie Bike Fest

La terza edizione di Orobie Bike Fest vi aspetta a Piazza Brembana con numerose attività: escursioni in vari paesi dell’Alta Valle Brembana e raduni in MTB, bici da strada e sulla pista ciclabile, spettacoli, esibizioni, stand espositivi con le novità del settore e e possibilità di prova delle biciclette.

SABATO 15 LUGLIO

 

DOMENICA 16 LUGLIO

Info complete sul sito dedicato.

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Anello gerundo

Proposta per un giro ad anello fra le rive dell’Adda e la scarpata di quello che un tempo era il “Lago Gerundo”, con possibilità di fare più varianti. 

Mappa schematica del Lago Gerundo (da wikipedia)

L’occasione è ghiotta: un lunedì a casa dal lavoro, ad inizio aprile, in una bella giornata di sole… come si fa a non inforcare la mtb per il primo giro “serio” della stagione? Piatto ricco, mi ci ficco… e decido di fare un giro ad anello che ritengo ormai collaudato, per essere sicura di fare un po’ di chilometri divertendomi.

La scelta ricade sull’anello che da Regona, passando per Formigara e le cascine lungo l’Adda, porta fino a Montodine, per poi raggiungere Ripalta Arpina costeggiando il Serio, rientrando poi da Castelleone e San Bassano. E’ un percorso che ho via via affinato per aumentare la frazione su sterrato, ma che anche stavolta, complice una svolta mancata nell’area industriale di Castelleone, mi ha portato ad una ulteriore modifica al percorso. Lo descriverò qui in senso orario, depurandolo (ovviamente) della parte che da casa mia porta fino alla partenza.

Per comodità (mia) fisso come punto di partenza Regona, per la precisione il ponte sul Serio Morto vicino alla Cascina Vallate Ponte (inconfondibile…per il colore rosa scuro).

Mappa percorso

Dati percorso

Lunghezza totale 36,500km, di cui

  • 23,600km su strade sterrate
  • 4,700km su strade asfaltate urbane
  • 8,200km su strade extraurbane a bassa frequentazione

Alcuni siti toccati dal percorso sono inseriti nell’Ecomuseo della Provincia di Cremona, in particolare la strada Romana Mediolanum-Cremona

Descrizione tracciato

Regona, Cascina Vallate Ponte

Si percorre la stretta strada asfaltata che, puntando verso Ovest, porta in direzione di Formigara: si seguono le indicazioni per la Ciclabile delle Città Murate, direzione Pizzighettone, con la possibilità di fare una “puntatina” all’Eremo Sant’Eusebio, imboccando una strada sterrata sulla destra (la chiesetta si trova sulla scarpata, nascosta dagli alberi, accanto ad una azienda agricola).

Eremo S. Eusebio

Eremo S. Eusebio, la facciata è rivolta verso una roggia

Formigara, ex mulino

All’incrocio si svolta a destra, lungo una strada che costeggia la vecchia scarpata incisa dal fiume (o dal lago?) fino all’abitato di Ferie; qui, sempre seguendo le indicazioni per la ciclabile, si svolta a sinistra e poi a destra, passando accanto all’oratorio. Uscendo dall’abitato, con la ripida scarpata sulla destra (c’è un recinto dove “alloggia” un asinello) si imbocca una leggera salita e poi si prosegue verso Formigara. Avviso agli allergici ai pioppi…evitate il periodo piumini, se non volete collassare…in piena “fioritura” qui si pedala nell’ovatta…

Si attraversa la provinciale e si entra in Formigara, sulla destra ci sono villette, cascinali e un mulino ristrutturato, che un tempo, per azionare la ruota, sfruttava un canale che scende dalla scarpata su cui è costruito il paese. Con qualche curva e un paio di strappetti si sale in paese. L’Adda la si raggiunge seguendo (come è logico) le indicazioni per il porto, oppure dalla strada che porta alla chiesa, tenendola sulla sinistra e imboccando una stretta discesa.

Formigara, fiume Adda

Povero bambinello…

Raggiunto il fiume si svolta a destra sulla sterrata, e poi si tiene la sinistra per costeggiare l’Adda. Si prosegue così, su strade ben tenute, svoltando a destra, allontanandosi dal fiume) per passare fra le cascine Pastorello e Biasolo, girando successivamente a sinistra al bivio con la strada per Cornaleto, per poi imboccare uno sterrato sulla destra. Si passa davanti ad una grossa azienda agricola (Cascina Fasola, mi pare si chiami…); seguendo la strada si arriverebbe (anche da qui) a Cornaleto, volendo dirigersi a Gombito si svolta a sinistra con una curva secca, situata in corrispondenza di un alto pioppo e di una cappellina votiva con un dipinto della Madonna con bambino (non potete sbagliare: se il dipinto è orrendo siete nel posto giusto…).

Poco più avanti si gira a destra, imboccando una strada che, con qualche curva, procede parallelamente al fiume, e fra gli alberi potete intravedere le antenne azzurre del ponte strallato che collega Montodine con il Lodigiano, all’altezza di Castiglione d’Adda. Si svolta ancora a destra, e poi a sinistra, tagliando un’ansa dell’Adda. Passando accanto a Cascina Vinzasca si raggiunge una strada asfaltata che porta ad una cava, la si attraversa e si imbocca uno sterrato ben tenuto che, passando accanto ad una bella area di sosta (ci sono giochi per bambini, tavoli da pic nic e una torretta di avvistamento per birdwatching), corre fra l’Adda e una fila di pioppi. Arrivati alle prime case del paese, se si tiene la sinistra si arriva all’attracco sul fiume e ad una piccola area di sosta con spazio per il barbecue.

Arrivando a Gombito, area attrezzata

Verso Gombito

Gombito, area attrezzata vicino all’attracco

Riportandosi sulla strada asfaltata, si imbocca via Marconi e, passato lo scolmatore, si arriva in un’area in via di lottizzazione (via della Luna), con una villetta molto particolare davanti alla quale si passa imboccando lo sterrato sulla destra. Con qualche curva ci si avvicina a… una collina? No, non esageriamo… probabilmente la strada che si inerpica superando pochi metri di dislivello risale dal fondo del fantomatico Lago Gerundo verso una zona emersa dalle acque che un tempo era denominata Isola Fulcheria. O almeno così si dice… sta di fatto che su queste scarpate di “saliscendi” ne abbiamo già fatti dall’inizio del giro, ed altri ne faremo proseguendo fino a Ripalta e sulla strada del ritorno…

Alla villetta si svolta a destra…

… e si “sale”!!! 😀 😀 😀

In salita verso Ripalta Arpina

Tornando a bomba, ci sono due strade che consentono di risalire, quella a sinistra un po’ più dolce, quella di destra è più ripida e con il fondo inciso dall’acqua, e, almeno per il primo tratto dopo la salita, non è tenuta da dio, il fondo è parecchio erboso. Io sono passata di qui, e con un paio di curve a 90° verso sinistra, mi sono riportata sulla strada che sbuca a Cascina Saragozza (inconfondibile, arrivando alla cascina si percorre un viale costeggiato da alti pioppi cipressini). Si prosegue fino a Montodine, qui, appena prima del ponte sul Serio, si imbocca un viottolo in discesa, con il quale si raggiunge un percorso ciclabile sterrato sistemato di recente: inizialmente si segue il Serio e poi si sale per raggiungere Ripalta Arpina (all’incrocio con la strada asfaltata si svolta a sinistra).

Si attraversa il paese portandosi sulla SP52 ed imboccando successivamente via Ripalta Arpina (si passa davanti al cimitero) si raggiunge la zona industriale di Castelleone. Qui, dopo aver correttamente svoltato a sinistra in via Fontanili, invece di svoltare a sinistra in via del Carroccio per raggiungere la rotonda (quella del “famila”, tanto per capirci, da dove avrei dovuto imboccare la SP22 e successivamente svoltare a sinistra seguendo le indicazioni per il Bosco Didattico) ho tirato dritto, e in via del Lavoro ho imboccato uno sterrato, dirigendomi verso sud-est.

Questa strada vicinale, che arriva dalla rotonda di cui sopra, passa accanto ad una cava e porta ad un bivio (ci sono indicazioni per un percorso ciclabile). Qui, svoltando a sinistra, si attraversa la SP22. Proseguendo su sterrato, si svolta poi a sinistra (la deviazione non è molto visibile) e, su buon fondo, si sbuca proprio davanti a Cascina Stella e al Bosco didattico, dove ci si ricongiunge con il tracciato inizialmente previsto. Insomma, causa errore ho aumentato la percentuale su sterrato, e la cosa non mi dispiace….

Mantenendo Cascina Stella sulla sinistra si prosegue dritto attraversando un gruppo di cascine (località Cà Nove), proseguendo su una sterrata ben tenuta che segue una scarpata data dal rimodellamento apportate dalle acque si sbuca su una stretta strada asfaltata. Si svolta a sinistra in direzione San Giacomo.

Valle del Serio vista dalla strada per Ripalta

Qui, deviando nel piccolo centro (costituito da alcune cascine), si può raggiungere la chiesa di San Giacomo, che si trova lungo il tracciato di quella che, in epoca romana, era la strada che collegava Cremona a Milano. La strada risulta essere ancora “visibile” se si osserva l’allineamento dato da strade asfaltate (la ciclabile che costeggia la Paullese verso Cremona), strade vicinali, rogge e filari di alberi.

San Giacomo

Chiesetta di San Giacomo

Pannello esplicativo: Strada Mediolanum-Cremona

Pannello esplicativo: San Giacomo

Il Serio Morto fra Regona e San Bassano

Proseguendo si arriva a San Bassano. Dopo aver attraversato la provinciale nei pressi del cimitero, si imbocca la strada principale del paese e, scendendo verso il Serio Morto, si svolta a destra appena prima del ponte, seguendo le indicazioni della Ciclabile delle Città Murate.

Si percorre qui il tratto di sterrato che segue il Serio Morto: esso costituisce parte del vecchio corso del Serio, che negli anni 30 del secolo scorso è stato rettificato, anche se rimangono tracce dell’antico tracciato (lanche e la tipica vegetazione delle aree umide).

Proseguendo ci si reimmette sulla Regona-Formigara in corrispondenza della Cascina Vallate Ponte.

Serio Morto: modifiche al percorso

Serio Morto: pannello esplicativo su formazione lanche

Tracce del vecchio alveo del Serio Morto

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Anello Valle del Morbasco

Non sono proprio mille, però…

Giornata di ferie, senza incombenze familari = mtb.

Devo dire la verità, inizialmente pensavo di andare a rifare la Ciclabile delle Città Murate (collaudata e abbastanza lunga), perché non avevo voglia di azzardarmi a cercare un percorso nuovo, oltretutto le idee che ho in testa prevedono un po’ troppo asfalto per i miei gusti e, soprattutto, per “l’esigenza” del momento. Ma, quando mi sono svegliata, il cielo grigio mi ha consigliato di rimanere più vicino a casa, così ho pensato di andare a concatenare più tratti già percorsi per chiudere un anello. Ne è uscito un giro di lunghezza più che discreta, nella campagna a Nord-Ovest rispetto a Cremona, ottenuto collegando la Strada Regina con un pezzo di Ciclabile delle città murate, la ciclabile del Naviglio Civico e un tratto di ciclabile scoperto per caso dalle parti di Castelverde.

Si tratta di un anello che racconta un po’ di storia del mio territorio, passata e recente, e le modificazioni ad esso apportate da uomo e natura. E, vista la data (24 aprile), forse pure in tema, perché passa in un luogo piuttosto significativo per la storia Cremonese del periodo in cui Mussolini saliva al potere.

Mappa del percorso

Dati percorso

Lunghezza 54km, di cui

  • 17.040km: sede protetta – asfalto
  • 11.500km: sede protetta o strade poderali – sterrato
  • 23.560km: strade urbane o extraurbane a bassa frequentazione – asfalto
  • 1.900km: strade extraurbane provinciali a media frequentazione

(la definizione di “frequentazione media o bassa dipende agli standard cremonesi, i milanesi potrebbero mettersi a ridere…)

Percorsi ciclabili interessati:

  • Antica Strada Regina. Collega Cremona a Soresina e misura complessivamente 26.8km. Per un tratto ripercorre la “Strada Regina“, il collegamento Cremona-Milano realizzato in epoca romana il cui tracciato è ancora riconoscibile a tratti, in quanto sono presenti tratti di strada, rogge, filari di alberi che ne evidenziano l’andamento. Qui si può trovare il quaderno realizzato nell’ambito del progetto “Il territorio come ecomuseo”
  • Ciclabile delle città murate. Bellissimo percorso che collega Pizzighettone a Soncino, passando per San Bassano, Soresina, Genivolta.
  • Ciclabile del Naviglio Civico di Cremona. Collega Cremona al nodo delle Tombe Morte, a Genivolta, e misura complessivamente circa 27km. Corre in buona parte parallela al Naviglio Civico, percorrendo strade sterrate o strade secondarie poco battute.
  • Ciclabile dei Dossi: Collega, su sede protetta, San Martino in Beliseto a Castelverde, ripercorrendo l’antica sede della provinciale Cremona-Bergamo. Sul portale del Comune di Castelverde è descritta nel percorso A2-quarto tratto.

Il Castello di Cabrino Fondulo, sede del Comune di Annicco

Descrizione del tracciato

Convenzionalmente prendiamo come punto di partenza Piazza Garibaldi (davanti alla sede del Municipio di Annicco). Imbocchiamo via Arnaldo da Brescia, dopo una curva a sinistra svoltiamo a destra in via Gloria, dove troviamo le indicazioni della “Antica Strada Regina”, direzione Grontorto.

Antica Strada Regina fra Annicco e Grontorto

Verso Soresina

Si raggiunge Grontorto, lo si attraversa seguendo le indicazioni, si svolta a destra per uscire dal paese e si tiene la sinistra, proseguendo fino all’incrocio in corrispondenza della piazzola ecologica, si svolta a sinistra e, sulla destra, in corrispondenza dell’attraversamento di una roggia, si ritrovano le indicazioni per la ciclabile. Volendo si può evitare un tratto di sterrato se, lungo la strada che esce dal paese in direzione di Barzaniga, si imbocca un viottolo ombreggiato sulla sinistra: costeggiando la roggia si ritrovano le indicazioni per la ciclabile all’innesto con via Cavour (collega la SP47 con Barzaniga).

Proseguendo nella campagna si attraversa la strada Annicco-Soresina, successivamente si svolta a destra e, dopo il passaggio a livello, si sbuca sulla circonvallazione di Soresina, davanti alla Latteria Soresinese. Si prosegue verso Ovest, per poi imboccare, svoltando a destra, via Barbò (immettendosi, in sostanza, sul percorso della Ciclabile delle Città murate). E qui scopro il motivo di tanta confusione di lunedì mattina: il mercato!!! A quel punto mi arrabatto per cercare di evitare le bancarelle, imboccando strade laterali, ma con successo parziale. Normalmente però (ed è ciò che ho segnato nella mappa) si arriva in piazza Garibaldi e la si attraversa proseguendo verso Nord.

Si passa davanti al Comune e alla casa di Riposo, si giunge nuovamente sulla circonvallazione, si svolta a destra e poi a sinistra seguendo i cartelli della Ciclabile (viottolo che passa accanto ad una roggia). Da qui, per strada asfaltata riservata a bici e pedoni, ben ombreggiata grazie alla presenza di betulle, pioppi ed altre specie arboree, si giunge al santuario di Ariadello, dove si svolta a sinistra lungo una roggia, imboccando uno sterrato (occhio alle sbarre sulla salita).

Fra Soresina e Ariadello

Fra Soresina e Ariadello

Pannello lungo la Ciclabile delle Città Murate, fra Ariadello e le Tombe Morte

Planimetria della Valle del Morbasco

Giunti alle Tombe Morte si attraversa il ponte e si svolta a destra, seguendo la ciclabile del Naviglio Civico di Cremona. L’ottimo fondo della strada consente di procedere agevolmente, fra naviglio, canali di irrigazione sopraelevati, vecchie centrali elettriche. Di queste, la prima che si incontra (fra Genivolta e Azzanello) è attualmente in fase di ristrutturazione.

Genivolta – Tombe morte

Lavori in corso

Si prosegue sempre su sterrato, attraversando alcune provinciali. In corrispondenza con una strada secondaria che collega Casalmorano con Azzanello si deve abbandonare il Naviglio, svoltando verso sinistra in direzione Azzanello. Qui bisogna prestare attenzione, perché è “saltato” il cartello che segnala la deviazione. Superato un cascinale si imbocca una stradina sulla sinistra (segnalata), seguendo un sistema di rogge si arriva alla strada che porta a Mirabello Ciria.

Fra Casalmorano e Azzanello

Si supera l’abitato di Mirabello e si svolta a sinistra per riprendere il percorso lungo il Naviglio. Qui si passa accanto ad una vecchia centrale elettrica. Si sbuca sulla provinciale per Cignone, di fronte ad una fabbrica. Si svolta a sinistra, passando davanti al Poeta Contadino (consigliato, si mangia bene) e si entra in Casalbuttano superando un passaggio a livello.

Mirabello Ciria – la centrale

Qui bisogna destreggiarsi fra i sensi unici per raggiungere la vasta piazza della chiesa (Piazza Libertà) e poi imboccare via Podestà in direzione Cremona. Volendo si può fare una piccola deviazione verso la Torre della Norma (edificata in ricordo del soggiorno di Bellini a Casalbuttano, attualmente in fase di ristrutturazione), imboccando via Risorgimento (a destra) e poi via Torre della Norma.

La Torre della Norma (foto risalente ad agosto 2016, adesso la torre è impacchettata)

Tornando indietro si prosegue in direzione San Vito. Si percorre un lungo rettilineo, superate le villette sulla destra ci si immette nuovamente sulla ciclabile lungo il Naviglio. Al ponticello (dal quale si vede la Cascina Mancapane) si passa sulla sponda opposta, proseguendo fino ad incontrare la SP86.

Cascina Mancapane

L’intenzione originaria era quella di proseguire oltre, ma ho trovato un bel divieto di transito per lavori di asfaltatura. Proprio dove c’era la transenna, oltrepassata la provinciale all’inizio del nuovo tratto lungo il Naviglio, si trova un cascinale disabitato da anni: sul muro di cinta c’è una lapide che ricorda l’uccisione di Attilio Boldori, per mano di quattro fascistelli (giovani e tutti di “buona famiglia”, alcuni all’epoca erano minorenni).

Ma chi era Boldori?

Lapide in ricordo di Attilio Boldori

Nato a Duemiglia (Cremona) nel 1883, assassinato dai fascisti l’11 dicembre 1921 (si, 1921, prima della marcia su Roma).

Socialista sin dagli anni giovanili. Combattente della prima guerra mondiale, guerra che avversò sempre duramente e durante la quale venne gravemente ferito. Tornò invalido.

Subito dopo la guerra fu uno dei dirigenti più stimati e capaci della Federazione Socialista di Cremona. Redattore dell’Eco del Popolo, membro dell’Esecutivo della Camera del Lavoro, fu consigliere comunale di Cremona e Vice presidente dell’Amministrazione Provinciale dall’ottobre 1920. In uno scontro con i fascisti ebbe un braccio spezzato. Mentre stava svolgendo in provincia la propria attività di dirigente del movimento operaio venne riconosciuto da un gruppo di squadristi fascisti.

Venne inseguito in aperta campagna e massacrato con bastonate e calci presso la cascina Marasca.

L’efferato assassinio ebbe una forte risonanza nazionale; a Cremona venne proclamato uno sciopero generale. Ai suoi funerali, pur essendo la città percorsa da minacciose squadracce fasciste parteciparono larghe masse di cittadini.

Altri informazioni su questa vicenda, e sul clima che si respirava in provincia all’epoca dei fatti, sono disponibili su welfarecremona.it.

Cascina Marasca

Percorso ciclabile a Castelverde

Ci si immette sulla SP86 in direzione Sud e, dopo circa 1,6km, si giunge a San Martino in Beliseto, si entra in paese, si passa davanti alla chiesa e si imbocca la ciclabile dei dossi, bel percorso piuttosto ombreggiato che porta fino al campo sportivo di Castelverde.

Superato il piazzale si svolta a sinistra, imboccando un percorso ciclopedonale ben ombreggiato. Si attraversa il centro abitato fino ad imboccare via Breda, da qui si seguono le indicazioni per Breda de’ Bugni: Si tratta di una cascina-castello dalle origini molto antiche, che ora ospita un agriturismo.

La ciclabile prosegue in direzione Ovest, fino ad immettersi sulla strada che porta alla frazione di Costa Sant’Abramo, proprio di fronte ad alcuni ex mulini ristrutturati. Si svolta verso sinistra, imboccando la ciclabile che porta a Costa.

Breda de’ Bugni, pannello segnaletico lungo la ciclabile

Breda de’Bugni, ingresso della corte

Breda de’ Bugni, facciata interna

Breda de’ Bugni, finestra sulla torre meridionale

Fra Breda e Costa Sant’Abramo (complimenti per la casa…)

Luignano

Verso Annicco

Poco prima della rotonda sulla SS415 si svolta a destra, imboccando la Ciclabile della Strada Regina, proseguendo su asfalto in direzione Ovest, per poi deviare, sempre seguendo la cartellonistica, verso Cortetano (qui il proseguimento del tracciato è proprietà privata). Ci si reimmette sul tracciato parallelo alla SS415 fino all’incrocio per Luignano, dove si svolta a destra.

La Ciclabile della Strada Regina si sovrappone qui ad una strada secondaria, costeggiata da rogge ed alberi piuttosto alti. Si prosegue verso nord passando dall’incrocio per Luignano e, passando accanto all’Agriturismo El Ciòos, si raggiunge la strada che collega Annicco a Paderno Ponchielli.

Si svolta a sinistra e si raggiunge il punto di partenza.

 

 

 

 

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I piccoli eroi del 2017

Bellissimi i pargoli. Erano circa 400.

E il percorso per i più “grandicelli”, ovvero dai 7 ai 12 anni, non era stupidissimo…

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Spettacolare Hero 2017

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