Articoli con tag: Selva di val Gardena

Gioiellino Vallunga

Da Vallunga verso il Sassolungo e l’Alpe di Siusi

Eccoci qui, per il secondo anno consecutivo a Selva in occasione della Hero.

Al nostro arrivo, i gestori del Garni in cui alloggiamo ci raccontano che, dal punto di vista del meteo, è un periodaccio, perché piove praticamente tutti i giorni… magari anche solo un paio di acquazzoni al pomeriggio, giusto per rompere le scatole, non far asciugare la biancheria, ritardare i lavori di preparazione per la stagione estiva… e causare liti coi bimbi, che vorrebbero tanto andare a giocare al parco, ma con i giochi fradici è impossibile. Noi incrociamo le dita, fiduciosi dell’attendibilità delle previsioni meteo, riviste in meglio nelle ultime ore.

Beh, al nostro risveglio, il venerdì mattina, ci accoglie un cielo strepitoso. Dai, che forse pure sta volta ci va di culo… Già, perché sciropparsi tutti sti km per beccare il tempo brutto è una gran rottura, e, soprattutto, ognuno di noi ha un suo piccolo progettino: la Hero kids per il cucciolo di casa (che è sempre meno cucciolo…), la Hero percorso “medio” per Massimo… e la” Hero della schiappa” per la sottoscritta, che vuole ritagliarsi qualche ora per fare, finalmente, un giro decente a dispetto della preparazione fisica pressoché nulla.

E quindi… Massimo parte prestissimo per scaldare la gamba provando la Dantercepies, nel pomeriggio c’è la gara del figlio… e in mezzo io ho poco più di due ore per fare un giro soft, con zero rischi di cannare strada, cosi se per sfiga la domenica dovesse guastarsi il tempo, almeno non dovrei tornare a casa a bocca asciutta. E quindi la scelta ricade su Vallunga, il cui imbocco è proprio sopra Selva. Ecco, se capitate da queste parti, andateci (a piedi o in bici, come volete), perché merita. Diciamo che è una versione della Val Contrin senza quasi dislivello verso fondovalle, con pareti rocciose altrettanto verticali ma mooolto più verde.

Escursione in Vallunga indicata sulla mappa interattiva (www.valgardena.it). In realtà si può risalire la valle ben oltre il punto indicato (io sono arrivata fino al bivio col sentiero 16).

Parto, ben bardata vista la stagione e la quota, e prendo la ciclabile che corre a monte della strada che da Selva porta a Plan de Gralba. E all’ombra ho pure freddo. Arrivata in paese comincio a risalire alcuni strappetti, alla ricerca del sentiero da seguire. Devo cercare il segnavia 14, e finalmente lo trovo, staccandosi dal sentiero per Dantercepies corre un po’ imboscato, lungo una staccionata accanto ad un residence. E qui esco al sole, che comincia a scaldarmi dandomi l’opportunità di ammirare le vette che si stagliano fra i boschi verdissimi e il cielo azzurro intenso. E, verso il Sassolungo, le vele colorate dei parapendii scendono dolcemente verso Selva.

Il Sassolungo

Le indicazioni mi portano verso il centro di fondo. Seguo la strada asfaltata e mi trovo davanti al cancello del centro di addestramento dei Carabinieri. Mannaggia, ste caserme in posti strepitosi… e il sentiero dove è? Torno indietro di qualche decina di metri e mi accorgo che davanti ad un punto di ristoro (Baita Ciampac) c’è un passaggio. Proseguo e arrivo ad una staccionata: varco il cancello e mi trovo nel Parco Puez-Odle, in mezzo alle mucche al pascolo. Risalgo la piana lungo una forestale ben tenuta, passo accanto ad una chiesetta e proseguo, su strada molto agevole. Prendo quota abbastanza agevolmente, finché non vedo una escursionista davanti a me che, gesticolando come un matta, chiede a tutti i transitanti nel raggio di duecento metri di non far rumore.

Scendo dalla bici e mi guardo intorno. e lo vedo: un camoscio sta pascolando in tutta tranquillità, mentre la signora prova ad avvicinarsi dolcemente per fare delle foto. L’animale decide di sottrarsi alle foto della signora, e si allontana, mentre uno squadrone in mtb si avvicina e passa oltre.

Nel Parco Puez-Odle

La salita è pedalabilissima, con solo una brusca rampa sassosa a rompere le scatole. Il paesaggio è incantevole, alternando radure verdissime a tratti un po’ più brulli per i sassi trascinati da un torrente in piena.; il tutto delimitato da pareti verticali di roccia tendente al rosa. Sulla strada, alcuni escursionisti, una ragazza che corre (o meglio, trotterella) e tanti, tanti bikers: gruppi con divisa sociale, con divise delle varie edizioni della Hero, uomini e donne, ragazzi e persone diversamente giovani… un campionario di umanità su due ruote che si prepara fisicamente a fare la Hero… o a guardare gli amici arrancare sulle salite della gara, e ti chiedi se fra questi, soprattutto quelli con divisa sponsorizzata o con il fisico migliore c’è qualcuno che domani spaccherà, se qualcuno è veramente forte (oddio, magari quelli forti non si allenano in un posto così tranquillo, ma non si sa mai). Se poi ti capita di tenere aperto il cancellino di un pascolo ad un tizio con barba e ciuffo di capelli castano-rossicci che sbuca dal caschetto, che per un nanosecondo ti fa illudere di aver incontrato (quel gran figo di) Peter Sagan…

A parte qualche gradevole incontro su due ruote, proseguo il tragitto, da sola ma allo stesso tempo insieme a tutti quelli che salgono qui discorrendo del più e del meno, scambiandosi pareri sulle granfondo nelle Alpi.

Ma la Alta Valtellina è meglio come organizzazione o no? E il paesaggio?

Più selvaggio, questo è più da cartolina

Ecco, la considerazione sul paesaggio da cartolina è quello che più “ci azzecca” con il panorama al termine della sterrata, in prossimità del bivio col sentiero 16: una piana verde tempestata di fiori, una baita sulla destra, qualche masso erratico sparso qua e là, mucche al pascolo, mentre il gruppo che mi ha preceduto qui si lancia in foto artistiche all’amico che, con indosso gli scarpini di ordinanza, prova a scalare il masso accanto alla sterrata… e poi si domanda come scendere.

Arrivati!

Il problema è scendere…

Mentre due bikers si avventurano oltre, una mucca osserva incuriosita due mtb abbandonate sul prato. Chissà, magari si chiede a che specie appartengono quegli esseri cornuti… e se anche loro hanno il campanello come il suo…

Incontro fra esseri cornuti…

Per me è ora di tornare. Inverto la marcia e scendo. Il camoscio è definitivamente sparito, e io scelgo di fare una piccola variante al percorso mantenendomi un po’ in quota per poi scendere veloce sul pascolo sottostante, poco dietro il centro di addestramento dei carabinieri.

Sulla strada del ritorno

Scendo cercando un punto da cui scattare una foto alla sagoma dello Sciliar che si staglia in lontananza… e mi fiondo in paese alla ricerca del resto della famigliola.

Sciliar e Punta Santner

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All’Alpe di Siusi in mtb

Gruppo del Sassolungo

Oggi tocca a me

Il moroso si deve ripigliare dalle fatiche della Hero, così la domenica, dopo aver liberato la stanza, lo lascio a ben altre fatiche (la gestione dello gnomo) e inforco la mia bici. Destinazione: Alpe di Siusi. Non ci sono mai stata nemmeno a piedi, e, stando alla mappa, le strade sembrano invitanti. Inoltre, da Passo Duron qualche volta da questa parte l’occhio l’ho buttato, e mi è sempre sembrato tutto molto “intrigante”.

Mappa dell’area

Dato che parto da La Selva, sono già di strada. Proseguo in leggera salita (segnavia 30B), affronto una rampa su asfalto e da qui comincia il divertimento. Si passa un torrente in corrispondenza di un borgo denominato Ciaslat (…dice nulla?), poi inizia una bella mulattiera che, con ottima vista sul paese e sulle vette circostanti, mantenendosi in quota porta fino alla strada asfaltata che porta a Monte Pana. Giunti ai parcheggi si prosegue lungo il segnavia 30.

Pedalando verso Monte Pana – vista su Santa Cristina

Al cospetto del Sassolungo

Si passa accanto al centro fondo e si entra nel bosco.

Le strade hanno un ottimo fondo e non sono molto ripide, ma la mia totale assenza di allenamento  al di sopra dei 50 m.s.l.m. si fa sentire. E a poco vale il pensiero che quella forestale per un tratto è percorsa da chi fa la Hero, percorso lungo: arrivando dal Duron la si fa in discesa, ed è indubbiamente uno dei tratti in cui si va in scioltezza..

Mentre mi concedo una piccola pausa, vedo arrivare due ragazzi che salgono agevolmente in bici. Uno dei due è un marcantonio di uno, e indossa una divisa dell’Italia. Non ha il fisico da ciclista e nemmeno da sciatore di fondo, immagino che faccia sci alpino. Gli suona il cellulare, lo sfila dalla tasca e risponde allegramente. Ok, penso io, lui con una mano sale tranquillamente e parla al telefono, e io faccio fatica a stargli dietro. Siam messi bene… Ma il mio disappunto aumenta quando, alla fine della telefonata, mi accorgo che guida sempre con una mano, mentre con l’altra scrive un messaggio. E a momenti mi semina…

Mentre stramaledico la mia pessima forma fisica esco dal bosco, e mi trovo al cospetto del Gruppo del Sassolungo, con vista sul canalone che porta al Rifugio Vicenza. E niente, anche da qui è uno spettacolo. Due ciclisti mi chiedono di fotografarli con le cime sullo sfondo, ne approfitto per chiedere di ricambiare il favore (mica che poi qualcuno pensa che qui non ci sia mai stata…).

Proseguo salendo molto dolcemente attraverso pascoli e ammirando il panorama, che spazia dal già citato Sassolungo, al Sassopiatto, all’Alpe di Susi e allo Sciliar con Punta Santner, mentre, verso Nord, l’orizzonte è chiuso dalle Odle. Qui mi fermo per fare qualche foto e un filmato, ma evidentemente attiro l’attenzione di una specie “autoctona”, che vedo voltarsi e avvicinarsi mentre sto filmando…

A Saltria ci si immette sulla strada asfaltata, salendo verso Compatsch con qualche rampa e alcuni tornanti raggiungo un piccolo rifugio sulla destra (mi pare si chiami Rauchhutte), dove mi fermo per un caffé. E qui riprendo il discorso già fatto sulle finiture nei bagni: se avanza un lavandino lo metto nel bagno di casa mia…

Di certo non lo hanno arredato da Mondo Convenienza…

Proseguo la salita, completamente al sole, fra pascoli verdissimi e vette aguzze, sotto un cielo azzurrissimo. Tutto attorno, si spazia dalle Odle al Gruppo del Sella, Sassolungo e Sassopiatto, il Molignon, i Denti di Terrarossa, lo Sciliar. Raggiungo una zona pianeggiante, costeggiando anche alcune strutture ricettive, poi svolto a destra, alla ricerca del segnavia 6B.

Sassolungo e Sassopiatto; sullo sfondo, il Gruppo del Sella

Il panorama da qui è splendido, con qualche baita che compare qua e là in mezzo ai pascoli punteggiati di fiori. Essendo una zona sostanzialmente pianeggiante, negli avvallamenti si possono formare degli stagni. Al bivio per il rifugio Sanon tengo la destra, segnavia 19.

Le Odle

Negritella

Proseguo su ottimo fondo lungo il percorso che avevo individuato in precedenza. Fra saliscendi e qualche pausa foto mi metto alla ricerca della traccia che mi deve riportare a Saltria. La prima possibilità è quella di imboccare il sentiero 9, che, pressoché lungo la linea di massima pendenza, riporta alla strada per Ortisei, ma il suddetto sentiero attraversa un pascolo per cavalli, è cintato e c’è un cartello di divieto di transito per le bici grande così. Vado oltre, alla ricerca della forestale che avevo visto sulla cartina, con fondo che peggiora un po’ e qui ho una brutta sorpresa: la strada finisce in un appezzamento cintato, con cancello chiuso da mega lucchetto, cartello “Proprietà privata” impossibile da non notare. Mo’ che faccio? E’ un po’ tardi, e di tornare indietro fino alla strada asfaltata non ne ho voglia, di farmi bici a spinta il sentiero interdetto alle due ruote men che meno… Intendiamoci, a riguardare la carina con calma, a casa, viene un dubbio: forse la “proprietà privata” può essere aggirata, in modo da raggiungere la forestale indicata dal segnavia 11… Se ricapito qui un’altra volta riguardo meglio, ma stavolta mi adeguo e imbocco il sentiero che scende diretto a Ortisei, sperando che la parte non pedalabile sia limitata.

Scendo così su un sentiero per escursionisti, risalendo in sella per qualche breve tratto non troppo costellato di sassi e radici, o per qualche panoramico single track. Ma il dislivello che faccio accompagnando la bici non è poco…. poi finalmente giungo su una forestale, che in alcuni punti richiede un po’ di attenzione per i sassi (tra l’altro, deve esserci stato qualche smottamento risistemato da poco), poi però corre via bene fino ad arrivare in fondo alla discesa, dove mi immetto sulla strada asfaltata che mi porta ad Ortisei, in sinistra del torrente, dove ho appuntamento con i due maschietti di casa.

Lo Sciliar, con Punta Santner

Dati percorso

I dati sono calcolati con partenza da Selva di Val Gardena, al bivio della strada per La Selva (dove c’è l’ufficio postale). Rispetto a quanto scritto in precedenza va aggiunto circa 1km e mezzo su asfalto, con un paio di salite.

Lunghezza: 21.5km

Quota partenza 1530m circa, quota massima 1885m, quota arrivo 1219m.

D+ 510m circa

Il tracciato

Altimetria

 

 

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Fra Selva e Santa Cristina

Il Sassolungo da La Selva (il buon giorno si vede dal mattino)

Con il moroso ad arrancare lungo il percorso “medio” della Hero, io e lo gnomo siamo andati a fare una escursione.

La scelta è ricaduta sulla conca ai piedi delle Odle, raggiungibile via cabinovia da Santa Cristina. Io sono abbastanza allergica di mio all’uso dell’auto per gli spostamenti, ma, visto il casino che prevedibilmente avremmo trovato in paese (dovevamo per forza passare dall’arrivo della gara), la scelta di raggiungere la partenza della cabinovia è stata obbligata. La nostra escursione può quindi suddividersi idealmente in due parti, quella di fondovalle, adatta a bambini e pensionati, e quella in quota che, seppur facile, si sviluppa sopra i 2100m. Qui verrà brevemente descritto il percorso “ad anello” che collega Selva di Val Gardena con Santa Cristina, il percorso in quota sarà oggetto di un post a parte.

Località… e curiosità

Santa Cristina. Si trova fra i torrenti Pilon Bach e Cisles Bach, di fronte a Monte Pana. E’ punto di accesso per il Parco Puez-Odle, dove si possono fare numerosissime escursioni, e sede di un importante comprensorio sciistico proprio ai piedi delle Odle.

Selva di Val Gardena si trova a fondovalle, ai piedi dei passi Sella e Gardena, dominata dai Gruppi Sassolungo, Sella e Puez. A parte le infinite possibilità relativamente a escursioni e ferrate, è importante centro sciistico, punto di passaggio per il Sellaronda. Ma sellaronda non è solo sci… è anche Sellaronda bike day, Maratona dles Dolomites (che però parte dalla Val Badia)… insomma, anche per bici da strada e mtb ce n’è veramente per tutti i gusti.

Ferrovia della Val Gardena. L’esercito austriaco costruì, durante la prima guerra mondiale, una ferrovia a scartamento ridotto che collegava Chiusa con Plan, sopra Selva di Val Gardena. La ferrovia, rimasta in funzione fino al 1960, aveva un tracciato piuttosto tortuoso necessario per superare il notevole dislivello fra le località servite. La parte bassa del tracciato è stata utilizzata per realizzare una nuova strada di accesso alla valle, la parte alta invece è diventata un percorso ciclopedonale di collegamento fra le località dell’alta valle. L’unica locomotiva superstite è visibile ad Ortisei: è stata recentemente restaurata e, in occasione dei lavori, è stata aperta una pagina facebook per raccogliere ricordi e testimonianze di chi quella ferrovia l’aveva utilizzata.

La ferrovia a Santa Cristina. Visibile, sullo sfondo, Castello Gardena

Mappa percorso. In rosso l’andata (fino alla partenza della funivia Col Raiser), in arancio il ritorno.

Il percorso

La località La Selva, facilmente raggiungibile dal centro di Selva di Val Gardena (si seguono le indicazioni per l’ufficio postale e poi si prosegue per circa 1 km), è una specie di balconcino sull’alta val Gardena, un unico grande prato disseminato di alberghetti e garni ai piedi del Sassolungo, ad un tiro di schioppo dalle piste da sci. Anzi, la pista da sci rossa che da Sochers scende alla partenza della cabinovia Saslong (dove arriva la pista della coppa del mondo di discesa) passa proprio su questi prati.

Si segue il segnavia 22, che indica una strada che scende in mezzo ai prati servendo qualche albergo (il Granvara non passa inosservato) e case private e poi entra nel bosco, dove intercetta il sentiero 22A. Le indicazioni recitano “Santa Cristina-Castello”, e io, non conoscendo la zona, mi chiedo cosa caspita sia “Castello”. Ci vuol poco per scoprire di che si tratta: percorrendo un bel sentiero nel bosco si sbuca dietro a Castel Gardena (Fischburg), dimora di caccia (e pesca, come suggerisce il nome) risalente al ‘600 e attualmente di proprietà di una famiglia veneziana. E devo fare i complimenti ai “signori” che hanno scelto il luogo per costruirlo, perché si trova in una posizione invidiabile, con ampia vista sulla valle e i boschi appena fuori dal muro di cinta.

Castel Gardena

Castel Gardena

Proseguendo lungo il sentiero si finisce su una “cosa” ripida ripida… ovvero… il muro finale della mitica Saslong!!! Ho provato a convincere il figlio a mettersi in posizione a uovo (lui che non sa sciare) per immortalarlo sul ripidissimo prato, ma non c’è stato verso. Gli ho chiesto di farmi una foto (io che scendo con lo snowboard, e che, piuttosto di farmi una discesa del genere, scendo a piedi), ma mi ha mandato a stendere. E niente foto, quella solo col prato non rende mica l’idea…

Ci si dirige verso al stazione di valle della cabinovia, passando accanto ad una casa decorata con vecchi attrezzi agricoli si prende poi la strada che porta in paese.

Attraversando la statale si imbocca via Plan da Tieja, che sale ripida fino ad una specie di balcone naturale fra Santa Cristina e Selva. Da qui, svoltando a destra seguendo la segnaletica, si può raggiungere la stazione di valle della cabinovia Col Raiser (è punto di partenza per la conca ai piedi delle Odle e per il rifugio Firenze). Proseguendo lungo la strada (asfaltata) si può raggiungere Selva evitando la statale, passando a monte dell’abitato La Poza.

Altra possibilità è quella di rientrare dalla ciclabile, che ripercorre quello che un tempo era il tracciato del trenino. La si incontra salendo da Santa Cristina, dove la pendenza di Str. de la Tieja diminuisce.

Entrando in Selva si passa accanto all’Alpenroyal Grand Hotel. Se proprio siete curiosi potete farvi fare un preventivo per le prossime vacanze… io mi risparmio la fatica…

Info

Mappa escursionistica schematica  della Val Gardena

Mappa interattiva

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I piccoli eroi del 2017

Bellissimi i pargoli. Erano circa 400.

E il percorso per i più “grandicelli”, ovvero dai 7 ai 12 anni, non era stupidissimo…

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Prima della prima

È il grande giorno. Stasera saprò se la nostra famigliola sarà ancora costituita da tre persone e se mi toccherà trovarmi un nuovo moroso perché il titolare sarà perito da… “hero”.

Max torna dalla colazione.

– Giù c’era uno che era alla sua prima primissima…

– …hero? (Già, tu ne hai fatte tante, eh?)

– No, prima manifestazione! Non sapeva come si metteva il numero!

– …

– Ha detto ” ma perché ce ne sono due?”

– Ma almeno… lo sa a cosa sta andando incontro?

Ecco, a questo matto inconsapevole, ma soprattutto al mio moroso, matto consapevole perché almeno una vaga idea ce l’ha… Dedico questa.

Perché si può essere eroi anche solo per un giorno.

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Ti raserò l’aiuola

…waiting for #HERO

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