I tour degli altri

L’Aquila-Amatrice in bicicletta

A febbraio 2017 Bikeitalia.it ha lanciato la campagna Dal terremoto alla bici, invitando i lettori a viaggiare in bicicletta nelle regioni colpite dal terremoto per contribuire a risollevarne il turismo e l’economia locale.

Propongo un itinerario su asfalto da L’Aquila ad Amatrice, una distanza di 62 km. Due luoghi ultimamente simbolo dello sfascio dei terremoti, sono molto più di questo.

di Ezio Colanzi – bikeitalia.it

L’Aquila, per partire, invito a visitarla. È la testimonianza che una città è fatta di chi vuole stare, da persone più che luoghi. Si esce da l’Aquila verso Paganica e si sale ad Assergi lungo la SS 17 bis, vale la pena pedalare nei vicoli del vecchio borgo.

Continuando verso Campotosto sulla SP 86 s’incontra la svolta per San Pietro della Ienca. Può essere l’occasione per una sosta e per il panorama. Volendo, c’è una mulattiera in discesa che riporta ad Assergi. Oppure si può proseguire ancora verso il valico delle Capannelle, a quota 1300 m s.l.m., passo di collegamento di due versanti del Gran Sasso d’Italia. Il nome sembra derivi dalle capannelle che erano riparo notturno dei pastori in viaggio con le greggi. Il tratto del valico è transitabile dalla primavera all’autunno, può essere coperto di neve nei mesi invernali. In generale si tratta di una tipica strada di montagna poco frequentata da automobili, poco più trafficata da l’Aquila ad Assergi.

Oltre il valico restano poco più di venti chilometri per Campotosto, percorrendo la SS 80 e poi la SS 577 che costeggia la riva sud – est del lago dalla tipica forma a V. Propongo di assaggiare la mortadella di Campotosto, chiamata coglioni di mulo.
La SS 577 porta ad Amatrice, che era Abruzzo fino alla fine degli anni venti del novecento. Oggi è in provincia di Rieti.

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Cose che in Abruzzo ci sono ancora

L’Abruzzo è il luogo dove l’altitudine dell’Appennino raggiunge quasi i tremila metri sul Corno Grande – Gran Sasso d’Italia. Sono presenti tre parchi nazionali: il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, il Parco Nazionale della Majella. Il Parco Naturale Sirente-Velino e altre 38 riserve naturali.

È regione verde d’Europa, oltre il 36% del territorio è tutelato da aree protette.
Molto di più, l’Abruzzo è una terra intima, una di quelle che rivelano novità solo se cercate a fondo, con sorprese piccole, uniche e modeste. Come i paesi di pietra che resistono in bilico sui versanti dei monti. Abitati con insistenza, restano isolati con le nevicate intense e fanno pensare che sono cambiate le abitudini di chi vive in Appennino. Gli uomini hanno smesso di fare scorte per i mesi freddi, si lasciano assistere e contano sui supermercati vicini. Una neve abbondante fa decadere il patto di assistenza, ricorda che la montagna si abita prima di tutto in autonomia. Gli uomini del passato si concedevano un tempo di riposo in inverno, vivevano come la terra, nelle stagioni. I vecchi dicevano sotto la neve pane, sotto l’acqua fame.

Propongo ai cicloviaggiatori di fermarsi nei paesi lungo l’itinerario, di cercare persone. Di ascoltare le voci di chi resta. Chi pedala tanto per sudare tralascia le cose, in questo Appennino non basta. Conviene avere tempo per i racconti, dire e sentire due parole. Cercare un bar per chiedere indicazioni, iniziare conversazione sulle mulattiere con i giocatori di tressette. Sapere come vive chi sta nei luoghi di sempre.
Agli amanti delle ruote grasse propongo di improvvisare, ogni alternativa è buona, in Appennino si è a casa ovunque. E di uscire dall’itinerario, di provare sentieri trasversali, di pedalare sull’erba corta dei pascoli dove le mandrie passano e ripassano.

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La Parenzana

Sono molto legata al’Istria, ho bellissimi ricordi delle vacanze passate qui da bambina insieme alla mia famiglia:  i gelatai pazzi di Novigrad e Parenzo (anche se mi scoccia scrivo i nomi delle città in italiano per non smadonnare con i caratteri slavi), gli amici di Monfalcone Luciano, Paolo e Goretta, quelli di Rovereto, ovvero Manuela e la su famiglia e Michele e i suoi genitori, i mondiali dell’82 visti nella veranda di Michele e ascoltati alla radio, i dirimpettai tedeschi soprannominati Von Tozzen (versione teutonica di “Fantozzi”). E le mangiate di “scampi alla busara” dal Dolo, a Tar (la Krcma Teran).

Ecco…l’idea di tornarci in bici mi stuzzica parecchio…

*****

di Chiara Meriani – The Ladybike

Simbolo dell’Istria in bicicletta, la Parenzana è una delle ciclabili europee più famose e affascinanti. Circa 130 km da mare a mare, dal Golfo di Trieste al porticciolo di Parenzo, pedalando nell’interno della terra istriana, prima “bianca” (a causa delle rocce calcaree), poi “grigia” (il colore del flysch, tipica roccia sedimentaria) e infine “rossa” sulla costa, dove la terra argillosa è ricca di ferro.

Tappa dopo tappa, vi raccontiamo questa ciclovia dei tre Stati, che come l’Istria si srotola sui colli e declina verso il mare senza soluzione di continuità, come se i confini tra Italia, Slovenia e Croazia ci non esistessero. Con immagini rubate al paesaggio tra una pedalata e l’altra, vi vogliamo regalare gli stessi scorci che un tempo venivano visti dai finestrini del treno: un treno entrato quasi nel mito, anche perché su quei binari correva la storia.

Inaugurato dall’Impero Austrungarico, partì per il suo primo viaggio il 1 aprile 1902 (alla partenza nemmeno un giornalista o un curioso. Essendo il primo di aprile, l’annuncio era stato creduto uno scherzo…) e l’ultimo, nel 1935 dopo aver vissuto la Grande Guerra e il passaggio al Regno d’Italia. Le rotaie videro la Seconda Guerra, la Jugoslavia e il suo dissolvimento, la nascita di Slovenia e Croazia. Poi, rimosse, lasciarono spazio al tracciato della ciclabile: oggi la Parenzana torna ad unire l’Istria, in nome della “salute e dell’amicizia”, come recitano i suoi cartelli.

Pedalare lungo la traccia della ferrovia che fu, permette di scoprire – lontani dalla folla turistica – i tesori dell’Istria: dalle colline di vigne e ulivi alle saline, dai boschi dove si nascondono i tartufi ai porticcioli della costa, dalle chiesette antiche alle case costruite pietra su pietra. E in ogni paese troverete qualche prelibatezza da assaggiare (non perdetevi i fuži con il sugo di gallina) e di certo, non resterete a bocca asciutta.

Nonostante nella borraccia non debba mancare l’acqua (in estate in particolare, la Parenzana per lunghi tratti è in battuta di sole), durante le soste non potete farvi mancare un bicchiere di Terrano o uno di Malvasia: non a caso, uno dei soprannomi della Parenzana era “l’ubriacona” per la gran quantità di vino che trasportava!). Sette tunnel (il primo a Isola, l’ultimo a Montona), viadotti (nel tratto Grisignana-Livade
prima e in quello Montona-Visinada poi), sterrato, ghiaia, terra e asfalto… forse, pedalerete alla stessa velocità del treno che, in media, faceva soltanto 20 km/h (partenza da Trieste alle 5, arrivo a Parenzo alle 11.54): scegliete una bicicletta adatta al fondo spesso sassoso, come una MTB, magari a pedalata assistita, perfetta per chi desidera superare i dislivelli senza fatica (il più alto, di 297 metri, presso Grisignana). L’importante è che la bici abbia una buona luce: l’ultimo tunnel in terra croata è lungo, sconnesso e totalmente buio. Dal centro di noleggio Bikeways partono (anche su richiesta) gite organizzate per la Parenzana mentre, per usufruire di un transfert al rientro, potete contattare il Parenzana Bike Taxi e un 4×4 con carrello riporterà voi e le vostre bici da Parenzo fino a Trieste (info: www.facebook.com/istriashuttleservice). Ora si parte!

La mappa con traccia di tutto il percorso

Altre indicazioni potete trovarle QUI.

Prima tappa: da Trieste a Portorose

Stazione di Trieste, Sant’Andrea: sorgeva qui la prima pietra miliare della Parenzana, il chilometro zero, con incise le lettere TPC (Trieste-Parenzo-Canfanaro: fin lì la ferrovia sarebbe dovuta arrivare). Dopo quattro anni dall’inaugurazione, la stazione di partenza della linea ferroviaria più famosa dell’Istria,  nel 1906 fu spostata a Campo Marzio, dove oggi sorge il museo ferroviario di Trieste: da qui, dovrebbe iniziare il nostro viaggio a pedali.

Ma visto che pedalare in questa città non è (ancora) particolarmente divertente; e dato che la pista ciclabile inizia a Muggia, abbiamo deciso di rendere l’escursione più rilassante, divertente e addirittura romantica, partendo in motonave! Caricate le biciclette sul Delfino Verde (che durante tutto l’anno collega Trieste a Muggia e recentemente si è dotato di una rastrelliera che può portare ben 16 bici – http://triestetrasporti.it) lasciamo le rive, ammirando piazza Unità che vista dal mare appare ancora più bella. Arrivati al porticciolo di Muggia, si monta in sella: un paio di chilometri e, come indicato sulla MAPPA GENERALE, si imbocca la pista ciclabile. Allo stesso punto si può arrivare anche via terra: la mappa della prima tappa mostra invece l’itinerario che dall’attuale stazione dei treni di Trieste (dove potete noleggiare una bicicletta al Bikeways Point di viale Miramare 5) porta fino all’inizio della ciclabile lungo il Rio Ospo, e poi avanti fino a raggiungere Portorose, prima tappa della nostra Parenzana a puntate.

A questo punto, ci tocca fare un po’ di salita per raggiungere Škofije: prima di sconfinare in Slovenia, la ciclabile ritrova il tracciato originale delle rotaie e sfoggia un bel ponticello in pietra, unico ricordo della Parenzana in territorio italiano.

Una volta entrati in Slovenia, la pista (quasi sempre asfaltata) vi porterà, seguendo la dicitura D8, a Capodistria, Isola e infine Portorose: lungo il percorso incontrerete la prima stazione a Decani, una delle meglio conservate, ora divenuta casa privata. Ancora Bertocchi, un ponticello per superare il fiume Rižana/Risano e si raggiunge il centro di Capodistria.

Da qui, si pedala fino a Isola su una pista ciclopedonale lungomare; la ciclabile poi lascia la costa e prende la direzione dell’entroterra all’altezza di una stazione di servizio ben riconoscibile perché a fianco troneggia, sotto vetro come fosse una reliquia, una locomotiva originale della Parenzana!

Ed ecco il primo tunnel: all’uscita, si pedala tra gli orti coltivati e gli ulivi delle campagne di Strugnano fino a raggiungere il secondo tunnel sotto il monte Luzzan, il più lungo di tutto il tracciato, ma ben asfaltato e illuminato. Allo sbocco, uno splendido scorcio sul mare: dall’alto si vede Portorose, gioiello della costa slovena affacciato sul golfo di Pirano.

Conclusi i primi 40 km di viaggio, ci si può fermare a dormire, magari all’Hotel Tomi perfettamente attrezzato per i ciclisti (e con una famosa trattoria dove gustare, vista mare, piatti tradizionali come la “polenta con baccalà al caldo”). Se avete tempo, concedetevi anche una sosta wellness: è dal 1830 che Portorose è una famosa  località balneare e termale e nel suo albergo più antico (splendidamente ristrutturato), il Kempinski Palace, potrete concedervi una sauna o un massaggio per ripartire più in forma di prima!

Seconda tappa – Da Portorose a Buje

Rieccoci in sella: ripresa la ciclabile, all’altezza di Lucia si attraversa un campeggio e, uscendo da un cancello, si arriva sul mare: da questo momento si prosegue pedalando lungo la costa e respirando a pieni polmoni l’aria del mare. Dopo pochi chilometri si entra in Croazia, passando il confine e fiancheggiando la famosa casa slovena in territorio croato: da quando il confine l’ha inglobata suo malgrado, sfoggia il tricolore sloveno e la scritta “Tudi tukaj je Slovenija” – “anche qui è Slovenia” combattendo da anni una guerra diplomatica e personale in stile don Camillo e Peppone…

Prima tappa da non perdere, le saline di Sicciole (www.kpss.si): nonostante siano in Slovenia, l’entrata più comoda per i ciclisti è “il secondo ingresso”, quello di Fontanigge, raggiungibile percorrendo una stradina bianca subito dopo il controllo documenti: quindi, dal territorio croato. Se non avete tempo per fermarvi a visitare le saline e il loro museo, potrete goderne comunque la vista dall’alto: per alcuni km di lenta e costante salita, la ciclabile  regala la vista spettacolare sulla distesa di acqua e sale e sulle casette diroccate, un tempo abitazioni dei salinai. Entrati in Croazia, la ciclabile sarà tutta (o quasi) su sterrato; da seguire, non più la D8, ma la segnaletica gialla con il logo della Parenzana.

Sfiorata la punta del promontorio di Salvore, la ciclabile si immerge nell’interno dell’Istria e si fa sempre più pietrosa. Seguendo le indicazioni per Markovac e attraversando strada asfaltata e svincoli dell’autostrada, si raggiunge Petrovija: da qui ci si riimmerge nel bosco, poi si pedala tra campi coltivati fino a raggiungere Buie. E se volete fermarvi a dormire in un B&B caratteristico, con tutto ciò che può servire ad un ciclista, pedalate ancora fino ad arrivare a Peroj: da qui, lasciando la ciclabile e proseguendo su strada asfaltata, raggiungerete Al Merlo Olivo. Potrete accordarvi di persona con Franz, il proprietario, la stessa persona che organizza il Parenzana Bike Transfer con 4×4 e carrello per le bici. Cena “casalinga” e tipica istriana, su richiesta (ricordatevi di accordarvi in anticipo): provate la minestra di bobici(=mais, in dialetto istriano)! E la mattina dopo sarete pronti a ripartire: vi aspettano ancora una sessantina di chilometri…

La mappa di questa tappa

Terza tappa: da Buie a Livade

A detta di molti, la parte più bella della Parenzana è quella che da Buie porta fino a Visinada passando per Grisignana, Livade, Montona: poi il percorso diviene più pianeggiante e forse meno spettacolare. Quindi, per la terza tappa, preparatevi a godere i più bei panorami che un tempo si ammiravano dai vagoni della ferrovia.

Dopo la notte passata a Crassiza – se avete seguito l’itinerario consigliato – per raggiungere nuovamente la ciclabile ci sono due opzioni: quella di ripercorrere due km di strada asfaltata fino a Peroj; oppure lo sterrato, impegnativo ma non troppo, che collega il B&B Al Merlo Olivo al tracciato originale della Parenzana. Risistemato da Franz – il proprietario – ora è abbastanza agevole e soprattutto ripulito da eventuali immondizie…

Quindi, ci si ritrova nuovamente sulla ciclabile, al km 57: da qui, proseguendo in leggera salita attraverso un bel bosco di conifere, si raggiunge la galleria di San Vito/Sveti Vid; all’uscita, una delle stazioni meglio conservate – oggi abitazione privata – e la vista su Grisignana, conosciuta anche come “città degli artisti”: ogni anno, agli inizi di maggio, le viuzze di questo borgo diventano un palcoscenico per giovani artisti e celebrità internazionali.

Ma Grisignana merita una visita in qualsiasi periodo dell’anno: per raggiungere il borgo medioevale dovrete lasciare il tracciato della ciclabile subito prima del tunnel Calcini tenendo la destra e percorrere il viale che porta al paese. Da qui, una bella, lunga e morbida discesa vi farà arrivare dal punto più alto e più panoramico della pedalata (293 m slm) fino a Levade, placidamente adagiata sul fondovalle del fiume Quieto (12,84 m slm): una ventina di km con una pendenza massima del 3 per cento nel tratto finale.

La ciclabile sbuca sulla strada del paese: di fronte a voi, un piccolo museo dedicato alla Parenzana e, sulla destra, pochi metri più in giù, un’osteria dove vale la pena fermarsi: a fianco della Comunità degli Italiani potrete accomodarvi   nella Konoba Dorjana, dove – nel caso fosse una giornata “freschetta” o se magari qualche scroscio di pioggia vi avesse colto lungo la pedalata – potrete riscaldarvi vicino ad un
antico caminetto;
al bicchiere di malvasia – tipico vino bianco istriano – non potrete dire di no e se avrete voglia di mangiare, non fatevi mancare la frittata con tartufo! Per gli amanti del famoso – e costosissimo – fungo ipogeo istriano, sempre a Livade una tappa obbligata è il ristorante Zigante, che organizza anche degustazioni su richiesta. Da qui, ben rifocillati, si riparte verso la meta di questa terza e penultima tappa: per una serata di relax, a 5 km da Livade, vi aspettano le Terme di Santo Stefano che, oltre a varie proposte di wellness, offrono la possibilità di alloggiare in stanze a tre o quattro stelle.

La traccia di questa tappa potete scaricarla qui

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Formiche in bicicletta

 

Da Trento a Roma con le formiche di Fabio Vettori

Dal 5 al 12 giugno le formiche salgono in sella alla volta della capitale. 
Un viaggio in 7 tappe che toccherà 7 regioni. 7 serate all’insegna della fede e sospinte dallo spirito ecologico, alla scoperta di un nuovo itinerario ciclabile di oltre 750km.
fabiovettori.com
Fabio Vettori e le sue Formiche, con un team composto da 6 ciclisti amatoriali, si apprestano a pedalare verso Roma, attraversando metà Italia per promuovere il libro “Cari giovani, cari ragazzi e ragazze…”, recentemente pubblicato dalla casa editrice Reverdito ed illustrato dall’artista trentino, il quale si è ispirato ai gesti ed ai discorsi di Papa Francesco. Verrà inoltre presentato in anteprima il calendario ecologico per l’anno 2017  delle Formiche di Fabio Vettori, ultimo lavoro dell’artista, ed ispirato, tra le altre cose, dall’enciclica Laudato si’, pubblicata dal Pontefice lo scorso giugno, ed a forte vocazione ecologica ed ambientalista.
Cogliendo appieno il messaggio ecologico di Francesco si è deciso di indirizzarsi alla volta di Roma, con l’unico mezzo che non inquina: la bicicletta, da sempre grande passione di Fabio Vettori. È stato così delineato un itinerario che va a toccare 7 regioni italiane, e che prevede altrettante serate dove sarà possibile assistere alla presentazione sia del libro in questione, sia all’anteprima del nuovo calendario ecologico. Il viaggio si snoderà quindi da Trento, città natale dell’artista, alla volta di Peschiera del Garda (VR), per passare poi per Mirandola (MO) a distanza di 4 anni dal terribile terremoto che ha colpito la cittadina emiliana; la cima Coppi dell’itinerario sarà il passo della Raticosa, con i suoi 968 metri di altitudine, sull’Appenino tosco – emiliano, che condurrà il gruppo verso due tappe attraverso le sinuose colline toscane sino a Sesto Fiorentino (FI) ed Asciano (SI). Il giorno seguente si approderà ad Assisi (PG), luogo evocativo e fortemente simbolico in quanto il Papa stesso si è ispirato agli insegnamenti di san Francesco per redigere la sua enciclica. L’ultima fatica delle Formiche itineranti sarà Amelia (TR) nel ternano; dopodiché, dopo più di 750km di strada l’11 giugno la carovana potrà finalmente fare scorrere le ruote fini sui sanpietrini romani. Nella capitale si terrà una serata conclusiva presso l’Istituto Maria Bambina, in vista dell’Angelus di domenica 12 giugno in Piazza San Pietro, dove si avrà l’occasione di consegnare, quantomeno simbolicamente, la maglietta da ciclismo “di Papa Francesco”, realizzata dagli amici di Sportful e il libro “Cari giovani, cari ragazzi e ragazze…” proprio a colui che lo ha ispirato. L’arrivo a Roma sancirà inoltre l’apertura di un nuovo “itinerario ciclabile” volto ad unire le bellezze artistiche e paesaggistiche dell’Italia dal nord al centro.
Chiunque vorrà, potrà tenersi aggiornato sullo svolgimento del viaggio tramite la pagina facebook ufficiale 
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Marche-London

Un modo alternativo per promuovere il territorio. La partenza è avvenuta il 27/05, oggi era previsto il transito per Crema

In bicicletta fino a Londra per promuovere le Marche

mcnet.tv, 26/05/2016

Marche- London, in bicicletta dal centro di Ascoli Piceno a quello di Londra, da piazza del Popolo a Trafalgar Square attraversando l’Europa. Saranno percorsi 2.100 chilometri da quattro ciclo-ambasciatori delle qualità marchigiane: l’atleta paralimpica Antonella Rutigliano (sei titoli italiani e partecipazioni ai campionati mondiali), Roberta Bernardini, Mauro Fumagalli e Giampiero Talamonti.

A loro il compito, strada facendo, di promuovere le Marche con incontri ed eventi enogastronomici, supportati da un camper al seguito con le migliori prelibatezze regionali. Occasioni per divulgare vita, cultura, eccellenze e opportunità turistiche del nostro territorio.

L’itinerario pedalato prevede varie tappe tra cui, in Italia, Ferrara, Parma e Milano; passaggio in Francia dal Passo del Sempione per Montreux, Besançon, Digione e Parigi; sbarco in Inghilterra a Newhaven e poi Bringhton prima di arrivare a Londra.

La Regione Marche ha presentato l’iniziativa con una conferenza stampa, presenti l’assessore alla cultura e al turismo Moreno Pieroni e lo chef-imprenditore Franco Taruschio, marchigiano da una vita ponte e punto di riferimento della nostra terra nel Regno Unito.

Partenza della prima tappa venerdì 27 maggio da Ascoli Piceno fino a Recanati, passando per Macerata (ore 14,30 Giardini Diaz). L’arrivo a Londra in programma per sabato 11 giugno.

Dopo alcune favorevoli recensioni sui giornali britannici, soprattutto quella di The Guardian che ha inserito le Marche fra le mete turistiche da preferire nel 2016, questa iniziativa potrà ulteriormente contribuire all’attuale buona immagine della regione.

Marche-London, organizzato da Marchebikelife e Cinevel-Viaggi, verràseguito durante il percorso via radio, web, social network e riproposto in tre puntate da Sky Sport HD a luglio. Alla fine, l’esperienza sarà raccolta in un libro fotografico e in una mostra.

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Voglio essere vivo

”Voglio essere vivo”: viaggio in bici dall’Oregon alla Patagonia

di Flavia Cappadocia – 3nz.it, 16/07/2015

La routine è nemica del tempo, lo fa volare via. Quando siamo bambini tutto è meraviglioso, nuovo, in ogni momento impariamo qualcosa e la nostra mente è attiva. Col passare del tempo la vita sembra già scritta: la macchina, il lavoro, il trantran giornaliero. Mi sono licenziato e ho iniziato il viaggio. Voglio essere ‘vivo’ tutti i giorni. Sempre. Non voglio che il calendario determini la mia esistenza, voglio essere io a scegliere.

E’ questa la filosofia che  il protagonista del video, Jedidiah Jenkins, si porta dietro e chi gli darà il coraggio e la determinazione di pedalare fino all’ultimo chilometro in un percorso di 11mila chilometri che separa l’Oregon dalla Patagonia. Un viaggio per riprendersi in mano la propria vita, inghiottita – come quella di tanti – nell’abitudine e nella monotonia. Il video è stato realizzato dal regista Kenny Laubbacher, suo amico, che ha trascorso un mese insieme a lui

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Tratti di primavera fra campi urbani

Due ruote: Tratti di primavera fra campi urbani

di Roberto Schena – ilcielosumilano.it, 24/04/2016

Non fa caldo, non fa freddo, non ci sono ancora zanzare. La Primavera, iniziata da un pezzo, è la stagione ideale per prendere le due ruote ed esplorare i dintorni di Milano. Io qui suggerisco un’ampia area dove sono possibili diversi percorsi, interamente in campagna, tra i meno conosciuti e frequentati, eppure molto interessanti, con spunti di paesaggio davvero notevoli, luoghi dove s’imparano molte cose. Vale anche per  chi ama il trekking urbano, ovverosia la “scarpinata a piedi”,  pratica sempre più diffusa, in verità. Si tratta di una forma di turismo “vagabonding”, libera e ricca di sorprese, adatta a tutte le età, senza un particolare allenamento preventivo e di grande beneficio per gambe e salute.

Su due ruote fra sentieri circondati da alberi secolari

Questa proposta riguarda un territorio che va dalla Valle del Ticinello  alle abbazie di Mirasole e Chiaravalle,passando per Selvanesco e Ronchetto delle Rane. Ma è possibile una deviazione verso est: Selvanesco, Quintosole, Macconago. Va bene per chi ama piante in fiore, odore dell’erba, cascine di ogni dimensione e forma, chiesette seicentesche, abbazie medievali, antichi borghi, rogge ed estesi campi, a perdita d’occhio (cosa non frequente a Milano). È uno dei due o tre paesaggi integri rimasti a Milano, interamente nella fetta milanese del Parco Sud.

Antiche, strette strade campestri, oggi asfaltate ma sono ancora quelle segnalate nel catasto teresiano del XVIII secolo

In altri termini, a Milano, incredibile ma vero, si può arrivare alle abbazie di Chiaravalle o di Mirasole percorrendo interi chilometri, da via Ripamonti o da via dei Missaglia, senza vedere un’auto, o vedendone pochissime,  circondati da un paesaggio non troppo dissimile da quello secolare conosciuto dai nostri avi. I milanesi non sanno che la loro città è il secondo comune agricolo d’Italia, con diverse cascine ancora attive e che devono affrettarsi a goderne perché questi terreni prima o poi spariranno sotto il cemento, se non li difenderanno.

Non resta che immergersi nel parco del Ticinello, con i suoi alberi bisecolari, più vecchi dell’unità d’Italia, dovrebbero essere dichiarati monumento nazionale; le cascine Campazzo e Campazzino, la prima anche frequentabile, nel senso che la gente è benvenuta se entra a vedere gli animali e la corte. Ci sono poi i borghi di Selvanesco, purtroppo non frequentabile (si può vedere solo da fuori), di Quintosole e Macconago, autentici ecomusei incompresi da palazzo Marino, nonché dei Tre Ronchetti, che invece sono  percorribilissimi al loro interno.    Vi troverete in compagnia dei  tralicci dell’Enel, adibiti al trasporto della corrente elettirica,  è vero che simili giganti stonano moltissimo, ma se non altro sono il segno inequivocabile che vi trovate in una finis terrae. Gran posto per le vostre fotografie, qui intorno sono venuti alcuni dei più grandi  professionisti, come Berengo Gardin, a realizzare scatti tra i più magici (e talvolta inquietanti) mai realizzati a Milano. Le due ruote correranno, o i piedi cammineranno, alternando antichi sentieri sterrati a strette strade segnatale dal catasto teresiano nel XVIII secolo, oggi asfaltate ma rimaste a corsia unica, talmente strette che in molti tratti è impossibile per due auto potersi affiancare o superare.

Campazzino

La proprietà dei terreni è interamente in mano alle banche;  li hanno acquisiti dal fallimento del costruttore Salvatore Ligresti, al quale in passato è stato consentito di tutto, compreso la distruzione di interi campi agricoli per la costruzione di torri e palazzi a uso ufficio… mai utilizzati! Il “tour” è interessante anche perché si possono vedere questi scempi. Purtroppo noterete anche qualche accumulo di rifiuti abusivamente scaricati, sono zone poco frequentate prive di controllo e c’è chi ne approfitta. Voi prendete nota, fotogratate e segnalate all’Amsa, in genere dopo pochi giorni avviva a pulire. Ma scrivete anche a sindaco, assessori e giornali rimproverandoli per il loro incivile disinteresse. Vediamo se le banche, oggi proprietarie dei campi agricoli residui di Milano vogliono e possono proporre il risanamento e la valorizzazione dell’ambiente ai fini di un pregiato turismo urbano, unico nel suo genere, nella terra considerata la più fertile d’Europa.

Campazzo, retro

Un consiglio: portatevi acqua e panini. Non ne troverete lungo tali percorsi, i posti sono davvero un po’ fuori dal mondo in cui siete abituati a vivere. Non c’è un bar a ogni angolo e sappiate che non ci sono nemmeno panchine per sedersi. Ristoranti ce ne sono e anche di buoni e tradizionali, ma attenti perché trattandosi in genere di attività di ristorazione destinate a clientele speciali, amanti della cucina milanese,  non sono alla portata di tutte le tasche, il conto è quasi sempre sui 40 Euro, se non di più. Purtroppo le vecchie trattorie dove si mangiava bene spendendo poco sono ormai rare in tutta Milano.  Girare in bicicletta in questi luoghi è un po’ come dare la caccia al tesoro: ogni volta che si scopre un luogo c’è l’indizio per la tappa successiva: un filare di alberi, una roggia, un’indicazione scritta, la punta di un campanile che emerge in prospettiva… Uno sport più low cost di così forse non esiste.

Selvanesco

Quintosole, casino di caccia del XV secolo

Il torrione di Chiaravalle e i binari ferroviari dismessi che dovrebbero, forse, un giorno, diventare pista ciclabile

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Il Cammino di Santiago in bici

Anche se non sono credente i “cammini” mi affascinano molto, perché credo che ognuno possa trovare il suo personale significato ad un viaggio “lento”. Che sia per la fede, l’ecosostenibilità, gli incontri lungo la via o la possibilità di “vivere” i luoghi attraversandoli a bassa velocità, credo che un “cammino” sia prima di tutto un viaggio dentro se stessi.

Il cammino di Santiago in bici: una vacanza low cost ma di alta qualità

helloworld.it, 05/08/2015

Un senso di libertà e, diciamolo pure, una facilitazione non indifferente rispetto alle migliaia di pellegrini che ogni anno lo affrontano a piedi, zaino in spalla e scarpe comode: il cammino di Santiago quest’anno noi lo facciamo in bicicletta!

Il Cammino di Santiago è un percorso che si fa non necessariamente per motivi religiosi ma anche per motivi culturali, per una sfida con noi stessi, per ritagliarsi uno spazio di riflessione intima e personale.

O semplicemente un modo diverso di viaggiare e conoscere il nord della Spagna.

La parte più popolare è il cammino francese, dove incontrerai diversi gruppi di pellegrini… a piedi, in bici, a cavallo, ognuno con i suoi tempi e le sue modalità.

Dichiarato nel 1987 Itinerario culturale Europeo e Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCOnel 1993, il Cammino di Santiago di Compostela è il cammino che fin dal Medioevo i pellegrini intraprendono fino alla tomba di Giacomo il Maggiore.

Il punto di partenza principale è Puente la Reina, da lì si possono scegliere diversi percorsi, uno dei più battuti prevede un percorso in bicicletta di circa 740 km.
Se un viaggiatore a piedi percorre circa 20/30 chilometri al giorno, con la bicicletta si percorrono dai 60 ai 90 chilometri.

Il Cammino di Santiago in biciletta quindi si può fare in dieci giorni con la possibilità di avere molto tempo per conoscere e visitare luoghi naturalistici e culturali.

compostela

TAPPE (secondo il percorso che abbiamo scelto):

Partiamo da Pamplona, splendida città della Navarra. Diventata famosa per la controversa corsa dei tori di San Fermin, che ogni anno a luglio attira orde di turisti.

Da Pamplona a Najera: 127 chilomentri attraversando la Rioja, terra famosa per i suoi vini.

Pamplona

Da Najera pedialiamo in direzione di Burgos, antica capitale della Castiglia, dominata dalla splendida Cattedrale di Santa Maria.

Lasciamo Burgos per percorrere 140 chilometri nella splendida meseta castigliana tra enormi spazi aperti e campi di grano fino a Sahagun.

Najera

Da Sahagun 112 chilometri ci separano da Astorga, città dove ammirare il Palazzo Episcopale opera di Gaudì, e la Cattedrale gotica della città.

Astorga – Cebreiro, altra tappa (lunga 115 chilometri) ma che lungo la strada riserva una piacevole sorpresa tra le sue distese di vigneti: due piscine artificiali create sotto un ponte medievale dove poter fare il bagno per una sosta rigenerante.

Penultima tappa: Cebreiro – Melide, 114 chilometri ammirando all’orizzonte il verde dellaGalizia,  prima dell’ultima tappa, solo 55 chilometri da Melide a destinazione: Santiago de Compostela.
Il cammino finisce davanti la Cattedrale di San Giacomo di Compostela.

INFO UTILI

Prima di iniziare il Cammino è necessario iscriversi come pellegrino e ricevere un libretto, la Credenziale del Pellegrino, con la quale potrai usufruire dell’ospitalità negli alloggi durante il Cammino e riceverete il certificato ufficiale all’arrivo.

Per dormire infatti esistono delle soluzioni ad uso esclusivo dei pellegrini che grazie alla Credenziale vengono ospitati gratuitamente, senza possibilità di effettuare prenotazioni e per una sola notte, nei rifugi e negli albergue che esistono lungo il percorso. La precedenza viene chiaramente data a coloro i quali percorrono il cammino a piedi ma le strutture sono numerose e un alloggio per la notte si trova sempre.

Se invece desideri una sistemazione più confortevole, puoi optare per un Parador, strutture a sovvenzione statale spesso ospitate all’interno di edifici storici (castelli o un ex monasteri).
Le soluzioni per arrivare al punto di partenza sono molteplici, consigliamo di atterrare in una delle città della Navarra, dell’Aragona o dei Paesi Baschi: treno, aereo (è possibile raggiungere con dei voli low cost gli aereoporti di Saragozza, Bilbao e Pamplona, macchina, autobus, ognuna di queste soluzioni ti permetterà di viaggiare con la tua bici al seguito. Qui trovi una guida completa su come portare la tua bici in aereo. E se ancora non hai trovato un compagno di avventura, lascia il tuo annuncio qui, ci sono tantissime persone già pronte a partire!

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Pedalando fra Peschiera e Mantova

Ciclabile Peschiera Mantova: lungo il fiume Mincio in bicicletta

La maggior parte delle piste ciclabili sono adatte a tutti: dai più piccoli ed inesperti ai veterani della bicicletta. La Ciclabile Peschiera – Mantova (o viceversa), conosciuta anche con il nome di Ciclabile del Mincio non fa proprio eccezione. Per quasi 50 chilometri costeggia il fiume Mincio correndo pianeggiante nelle lande lombarde. Vi devo dire la verità: la ciclabile Peschiera – Mantova è un itinerario pedalabile fra i più facili che abbia mai percorso in vita mia…  ci siete mai stati?

di Veronica – lifeintravel.it, 21/05/2013

Pedalando sulla ciclabile Peschiera – Mantova

Dalla provincia di Verona e più precisamente dalla località turistica di Peschiera del Garda affacciata sull’omonimo lago, inizia la ciclabile del fiume Mincio che attraversa parte della pianura padana zigzagando fino alla città di Mantova.

Oltrepassata una delle porte di Peschiera del Garda si sale poche decine di metri sulla sinistra per poi attraversare in discesa dei giardinetti ed iniziare a pedalare lungo la vera e propria Ciclabile del Mincio, il fiume nato pochi secondi prima dal Lago di Garda.
La ciclabile Peschiera – Mantova fa parte dell’itinerario numero 7 dei percorsi in bici Eurovelo, quello che da Capo Nord, dopo oltre 7000 km, arriva sull’isola di Malta. Correndo pianeggiante, la pista ciclabile raggiunge in pochi chilometri Dolci, Ponti sul Mincio e Mozambano, situato nel Parco del Mincio.
Il territorio di Mozambano, anche se forse non si direbbe, è prevalentemente collinare grazie alle colline moreniche che lo caratterizzano. Da non perdere una visita al castello. Dal borgo di Mozambano si può allungare il percorso deviando verso Castellaro Lagusello dominato dal maniero del X-XI secolo.
A Castellaro Lagusello si trova anche uno dei 111 siti palafitticoli delle Alpi protetti dell’UNESCO. L’itinerario prosegue con pedalata regolare verso sud continuando ad oltrepassare il confine tra Veneto e Lombardia, tra le province di Verona e Mantova. Valeggio sul Mincio, nota per i gustosi tortellini, appare sulla sinistra quasi a sorvegliare la ciclabile dall’alto. In corrispondenza del borgo la pista attraversa uno dei luoghi più caratteristici del tracciato: Borghetto. Annoverato tra i borghi più belli d’Italia, Borghetto vanta alcuni mulini, un ponte pittoresco da dove si hanno forse le migliori vedute sul piccolo abitato e una storia antica che parla di Longobardi.  Lungo le rive del fiume Mincio non è difficile scorgere, soprattutto in primavera, qualche volatile acquatico come folaghe, germani reali e gallinelle d’acqua. Tieni pronta la macchina fotografica e, chi lo sà, magari riuscirai ad immortalare dei bei momenti!
Entrando definitivamente in territorio mantovano noterai che ogni borgo ha il suo castello o le sue peculiarità strutturali, proprio per questo ti consiglio di pedalare lentamente e goderti questa giornata lungo la ciclabile Peschiera – Mantova in piena armonia con ciò che ti circonda.
Probabilmente, prima di arrivare a Mantova, riuscirai anche ad imbatterti in una buffa nutria, una sorta di castoro con la coda da pantegana. Le nutrie non sono endemiche d’Italia ma furono introdotte sul nostro territorio per la pelliccia. Oggi non vengono più cacciate e le nutrie hanno invaso completamente le zone umide della pianura padana e di altre aree d’Italia danneggiando il territorio.

Quando andare e perché

La ciclabile Peschiera – Mantova si sviluppa in pianura nella sua totalità offrendo paesaggi molto differenti da quelli della ciclabile dell’Adige o dalla ciclabile della Valsugana.
I periodi ideali per scoprire questo angolo d’Italia sono quelli primaverili ed autunnali quando le temperature sono più miti, l’umidità non soffoca ad ogni pedalata e i cicloturisti che pedalano lungo il Minciosono meno. Un’altra peculiarità della primavera è quella di concedere la possibilità di scorgere qualche pulcino appena nato nuotare impacciato sull’acqua, una buona occasione per praticare birdwatching! In estate la pianura Padana è un vero forno ed il tasso di umidità rende difficoltoso il tragitto. Inoltre, a causa dell’alto numero di visitatori del Garda, potrebbe capitare di incappare in ingorghi di biciclette.
In autunno la pianura è spesso soggetta al fenomeno della nebbia e, se ami i film horror o non ti interessa ammirare borghi e castelli stagliarsi verso il cielo da una coltre fumosa, percorrere la ciclabile del Mincio in questo periodo potrebbe rivelarsi un’esperienza unica e suggestiva!

Cosa vedere lungo la ciclabile Peschiera – Mantova

A cavallo fra le province di Verona e Mantova, la ciclabile del Mincio collega Peschiera a Mantova in circa 50 km ma, lungo l’itinerario originale, si incontrano altre deviazioni che collegano paesi vicini o che conducono a Mantova per vie alternative, magari passando per diverse località interessanti da visitare!

  • Peschiera del Garda: è uno dei punti di partenza della ciclabile del Mincio (dipende, dopotutto, dai punti di vista!!!). Distesa sul lago di Garda, Peschiera vanta diverse fortificazioni, un bel centro storico (spesso invaso dai tedeschi!) e degli scavi romani. La sua vicinanza ai parchi tematici come Gardaland, ne fa una meta molto ambita!
  • Mozambano: è forse la prima vera e propria località mantovana che si incontra lungo la ciclabile. Vanta un bel castello dell’XI secolo ed un pittoresco Skyline.
  • Volta Mantovana: raggiungibile con una deviazione di 4,5 km dall’itinerario originale, Volta Mantovana è conosciuta per il suo castello risalente, come quello di Mozambano, all’XI secolo e per il palazzo Gonzaga-Guerrieri. Dalla ciclabile Peschiera – Mantova si stacca il tratto ciclabile del Corridoio Morenico Basso che collega Castiglione delle Stiviere a Pozzolo e passa proprio da Volta Mantovana.
  • Valeggio sul Mincio: è uno degli ultimi paesi della provincia di Verona. Sovrastato dal castello Scaligero (molto suggestivo e visitato!), Valeggio sul Mincio è conosciuta soprattutto per la villa Sigurtà e, dal punto di vista gastronomico, per gli ottimi tortellini. Se si passa da queste parti, non ci si può dimenticare di programmare una sosta proprio qui!
  • Rivalta sul Mincio: questo piccolo paese della provincia di Mantova viveva un tempo di pesca. Oggi è possibile passeggiare verso il Mincio passando dall’antico e pittoresco borgo dei pescatori. Da Rivalta si possono iniziare variegate escursioni in canoa o barca lungo il corso del Mincio per esplorare parte del parco e dedicarsi al birdwatching. A Rivalta è possibile fermarsi a dormire nell’ostello spendendo davvero poco!
  • Mantova: dal 2008, con la vicina Sabbioneta, è diventata Patrimonio dell’Umanità per i numerosi monumenti e particolarità architettoniche e culturali lasciate dai Gonzaga. La visita di Mnatova richiede un paio di giorni ma ne vale davvero la pena. Non perdetevi il Duomo, la rotonda di San Lorenzo e la torre dell’Orologio in piazza delle Erbe, il Palazzo Ducale e gli altri numerosi edifici civili sparsi per il centro storico. Anche i due ponti di Mantova, le piazze e le viuzze… insomma munitevi di cartina presso l’ufficio turistico ed esplorate la città lentamente: non ve ne pentirete!!!

Per dormire… e mangiare!

Per dormire lungo la ciclabile del Mincio ho scelto l’Ostello del Mincio che è una struttura economica suddivisa in camere private o camerate e si trova direttamente affacciata sul fiume. A mio parere il posto è davvero meritevole di una visita anche perchè da qui si può partire per esplorare il fiume in canoa o barca. Posto letto in camerata 20 € per persona ma se si è affiliati alla AIG si spende 17€ a notte. Per avere più informazioni consulta il sito ufficiale!!!
Per mangiare qualcosa di tipico non si può perdere una sosta a Valeggio sul Mincio per i tortellini, magari dopo aver visitato la bella Borghetto.
Ulteriori informazioni sulla zona della ciclabile del Mincio le trovate curiosando sul portale turistico di Peschiera e su quello ufficiale della città di Mantova! Se pensi di viaggiare lungo il fiume Mincio acquista la nostra guida sulla ciclabile e dintorni. Buon pedalate fra Veneto e Lombardia!!!
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Su e giù nel Chianti in bicicletta

Posto anche se l’Eroica l’hanno già fatta. Un grazie a Valerio per la segnalazione 😉

di Simona Denise Deianna – lifegate.it

Suggestivo e ricco di fascino, il Chianti in bicicletta si percorre grazie a itinerari su sterrato o asfalto. Fatica e meraviglia. E alla fine ottimo vino.

Non stupisce che un vino così pregiato nasca in un territorio tanto meraviglioso: parliamo del Chianti, quell’area collinare della Toscana, caratterizzata da una piccola catena montuosa che separa le città di Firenze e Siena. Borghi, castagni, cipressi, vigne e morbide colline che se percorse in bicicletta sono capaci di regalare emozioni e paesaggi senza eguali. Gli itinerari possibili per attraversare il Chianti sono molti, di varia difficoltà, su strade asfaltate o bianche ma tutti partono o arrivano in località che offrono gioia per gli occhi e il palato.

Il Chianti in bicicletta

Il vero cuore del territorio del Chianti è quello che si estende fra i comuni di Castellina, Radda e Gaiole in Chianti e che da vita alla produzione del famoso vino Chianti Gallo Nero. In molti arrivano in queste zone per degustare il Chianti nelle numerose cantine dove viene prodotto. I vigneti e le belle colline sono attraversati da strade percorribili in bicicletta: lunghi itinerari o brevi passeggiate, ce n’è per tutti.

Le strade sterrate concedono a chi pedala il giusto tempo di guardarsi intorno e di ammirare i paesaggi. Quell’andare lenti che permette di godere davvero di ciò che si percorre. Di apprezzare anche la fatica.

Itinerari tra i vigneti del Chianti

Il Gran Giro del Chianti: passa per i 4 comuni della provincia di Siena ed è adatto a chi è abituato a pedalare sulle lunghe distanze e non si preoccupa di affrontare salite impegnative come quella del Monte Luco: magnifiche strade e altimetria molto varia caratterizzata da continui saliscendi. A ogni curva si scoprono scorci memorabili: un piccolo borgo medievale fortificato, una pieve romanica, un castello o una cantina dove degustare il Chianti doc. 98 km, percorso ad anello da e per Castelnuovo Berardenga. Impegnativo.

Più semplice, 39 km da Gaiole in Chianti, l’itinerario chiamato nelle terre del Barone Ricasoli: si sviluppa nel cuore del Chianti tra nobili vigneti e castelli lungo un percorso ondulato che risparmia dalle impegnative pendenze. Un percorso dedicato a Bettino Ricasoli  che nel 1872 fissò nero su bianco la formula del “vino perfetto”, il Chianti: una combinazione magica fatta di  7/10 di Sangiovese, 2/10 di Canaiolo, 1/10 di Malvasia o Trebbiano.

Su e giù tra badie e castelli conduce i ciclisti tra i cipressi del Chianti grazie a un itinerario abbastanza breve ma dall’andamento altimetrico decisamente vario. Non ci sono lunghe salite ma la pianura è quasi assente lungo i 27 km che passano per Badia a Berardenga (IX sec.), Monastero d’Ombrone (castello dell’XI sec.), il castello di Montalto (XI sec.) e sfiorano il borgo medievale di Montebenichi.

Il Chianti è un’area collinare della Toscana, caratterizzata da una piccola catena montuosa che separa le città di Firenze e Siena

Aspettando l’Eroica (2016)

Solo alcuni dei percorsi possibili tra i paesaggi del Chianti in Toscana: strade asfaltate e sterrati costituiscono una rete che va a esplorare capillarmente un territorio molto vasto per chi si sposta pedalando. In questa stessa zona si sviluppa l’Eroica, una corsa storica con diverse edizioni di cui vi parleremo prossimamente, voce importante nell’ambito di un progetto basato sulla salvaguardia e la protezione delle strade bianche intese come imprescindibile patrimonio del paesaggio senese e toscano. Il Chianti infatti è una sorta di “ciclo-habitat” che da più di un decennio l’Associazione Parco Ciclistico del Chianti sta valorizzando nell’ottica di un turismo ambientale in cui la bicicletta è sempre più protagonista.

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