Tratti di primavera fra campi urbani

Due ruote: Tratti di primavera fra campi urbani

di Roberto Schena – ilcielosumilano.it, 24/04/2016

Non fa caldo, non fa freddo, non ci sono ancora zanzare. La Primavera, iniziata da un pezzo, è la stagione ideale per prendere le due ruote ed esplorare i dintorni di Milano. Io qui suggerisco un’ampia area dove sono possibili diversi percorsi, interamente in campagna, tra i meno conosciuti e frequentati, eppure molto interessanti, con spunti di paesaggio davvero notevoli, luoghi dove s’imparano molte cose. Vale anche per  chi ama il trekking urbano, ovverosia la “scarpinata a piedi”,  pratica sempre più diffusa, in verità. Si tratta di una forma di turismo “vagabonding”, libera e ricca di sorprese, adatta a tutte le età, senza un particolare allenamento preventivo e di grande beneficio per gambe e salute.

Su due ruote fra sentieri circondati da alberi secolari

Questa proposta riguarda un territorio che va dalla Valle del Ticinello  alle abbazie di Mirasole e Chiaravalle,passando per Selvanesco e Ronchetto delle Rane. Ma è possibile una deviazione verso est: Selvanesco, Quintosole, Macconago. Va bene per chi ama piante in fiore, odore dell’erba, cascine di ogni dimensione e forma, chiesette seicentesche, abbazie medievali, antichi borghi, rogge ed estesi campi, a perdita d’occhio (cosa non frequente a Milano). È uno dei due o tre paesaggi integri rimasti a Milano, interamente nella fetta milanese del Parco Sud.

Antiche, strette strade campestri, oggi asfaltate ma sono ancora quelle segnalate nel catasto teresiano del XVIII secolo

In altri termini, a Milano, incredibile ma vero, si può arrivare alle abbazie di Chiaravalle o di Mirasole percorrendo interi chilometri, da via Ripamonti o da via dei Missaglia, senza vedere un’auto, o vedendone pochissime,  circondati da un paesaggio non troppo dissimile da quello secolare conosciuto dai nostri avi. I milanesi non sanno che la loro città è il secondo comune agricolo d’Italia, con diverse cascine ancora attive e che devono affrettarsi a goderne perché questi terreni prima o poi spariranno sotto il cemento, se non li difenderanno.

Non resta che immergersi nel parco del Ticinello, con i suoi alberi bisecolari, più vecchi dell’unità d’Italia, dovrebbero essere dichiarati monumento nazionale; le cascine Campazzo e Campazzino, la prima anche frequentabile, nel senso che la gente è benvenuta se entra a vedere gli animali e la corte. Ci sono poi i borghi di Selvanesco, purtroppo non frequentabile (si può vedere solo da fuori), di Quintosole e Macconago, autentici ecomusei incompresi da palazzo Marino, nonché dei Tre Ronchetti, che invece sono  percorribilissimi al loro interno.    Vi troverete in compagnia dei  tralicci dell’Enel, adibiti al trasporto della corrente elettirica,  è vero che simili giganti stonano moltissimo, ma se non altro sono il segno inequivocabile che vi trovate in una finis terrae. Gran posto per le vostre fotografie, qui intorno sono venuti alcuni dei più grandi  professionisti, come Berengo Gardin, a realizzare scatti tra i più magici (e talvolta inquietanti) mai realizzati a Milano. Le due ruote correranno, o i piedi cammineranno, alternando antichi sentieri sterrati a strette strade segnatale dal catasto teresiano nel XVIII secolo, oggi asfaltate ma rimaste a corsia unica, talmente strette che in molti tratti è impossibile per due auto potersi affiancare o superare.

Campazzino

La proprietà dei terreni è interamente in mano alle banche;  li hanno acquisiti dal fallimento del costruttore Salvatore Ligresti, al quale in passato è stato consentito di tutto, compreso la distruzione di interi campi agricoli per la costruzione di torri e palazzi a uso ufficio… mai utilizzati! Il “tour” è interessante anche perché si possono vedere questi scempi. Purtroppo noterete anche qualche accumulo di rifiuti abusivamente scaricati, sono zone poco frequentate prive di controllo e c’è chi ne approfitta. Voi prendete nota, fotogratate e segnalate all’Amsa, in genere dopo pochi giorni avviva a pulire. Ma scrivete anche a sindaco, assessori e giornali rimproverandoli per il loro incivile disinteresse. Vediamo se le banche, oggi proprietarie dei campi agricoli residui di Milano vogliono e possono proporre il risanamento e la valorizzazione dell’ambiente ai fini di un pregiato turismo urbano, unico nel suo genere, nella terra considerata la più fertile d’Europa.

Campazzo, retro

Un consiglio: portatevi acqua e panini. Non ne troverete lungo tali percorsi, i posti sono davvero un po’ fuori dal mondo in cui siete abituati a vivere. Non c’è un bar a ogni angolo e sappiate che non ci sono nemmeno panchine per sedersi. Ristoranti ce ne sono e anche di buoni e tradizionali, ma attenti perché trattandosi in genere di attività di ristorazione destinate a clientele speciali, amanti della cucina milanese,  non sono alla portata di tutte le tasche, il conto è quasi sempre sui 40 Euro, se non di più. Purtroppo le vecchie trattorie dove si mangiava bene spendendo poco sono ormai rare in tutta Milano.  Girare in bicicletta in questi luoghi è un po’ come dare la caccia al tesoro: ogni volta che si scopre un luogo c’è l’indizio per la tappa successiva: un filare di alberi, una roggia, un’indicazione scritta, la punta di un campanile che emerge in prospettiva… Uno sport più low cost di così forse non esiste.

Selvanesco

Quintosole, casino di caccia del XV secolo

Il torrione di Chiaravalle e i binari ferroviari dismessi che dovrebbero, forse, un giorno, diventare pista ciclabile

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