arrampicata

Attraverso il Pesce

Federica Mingolla e Fisch, il film della via Attraverso il Pesce in Marmolada

Video arrampicata: il documentario Fish che racconta la salita della climber torinese Federica Mingolla sulla celebre via Attraverso il Pesce (Weg durch den Fisch), aperta nel 1981 da Igor Koller e Jindric Šustr sulla parete sud della Marmolada, nelle Dolomiti.

planetmountain,com, 21/02/2017

Eccola Federica Mingolla, sui quasi 1000m di via tirati tutti da capocordata domenica 17 luglio 2016. Non su un chilometro verticale qualsiasi, ma sulla Via del PesceWeg durch den Fisch – aperta sulla parete Sud della Marmolada nel 1981 dai “cecoslovacchi” Igor Koller e l’allora 17enne Jindrich Sustr.

Nel 1984 questa via era stata ripetuta per la prima volta da Heinz Mariacher, Manolo, Luisa Iovane e Bruno Pederiva, mentre nel 1987 Mariacher e Pederiva sono tornati per effettuare la prima libera. Nel corso degli anni Il Pesce è diventato un vero mito, non solo per l’arrampicata in Dolomiti, e fino alla salita della Mingolla non aveva ancora avuto una prima libera femminile da capocordata.

La rotpunkt della Mingolla, che ricordiamo è caduta soltanto una volta e non sul tiro chiave di 7b+ ma sul tiro di 6c che porta alla famosa nicchia, è stata documentata “live” da Klaus Dell’Orto, Pietro Bagnara e Mirko Sotgiu di OpenCircle.

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Attraverso il pesce – scheda

19/07/2016 – Federica Mingolla e il Pesce in Marmolada: l’intervista dopo la prima femminile da capocordata
Domenica 17 luglio 2016 la climber torinese Federica Mingolla ha salito in libera la celebre via Attraverso il Pesce sulla parete sud della Marmolada. Si tratta con tutta probabilità della prima libera femminile da capocordata. La salita è stata effettuata, con Roberto Conti, in 18 ore e 27 minuti.

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Sono Laura, ho 14 anni e faccio il 9a

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Kosterlitz – una fessura da Nobel

di Matteo Bartocci – ilmanifesto.info, 05/10/2016

La fessura Kosterlitz a Ceresole Reale in Valle dell’Orco

Il fisico Mike Kosterlitz, premiato ieri in Svezia, è stato (anche) un alpinista fortissimo, protagonista del «Nuovo Mattino» degli anni ’70. E la sua firma è su un masso in valle dell’Orco.

Dalla materia «esotica» della fisica alle rocce di casa nostra e viceversa. Mike Kosterlitz, lo scienziato scozzese premiato ieri con il Nobel insieme ai colleghi britannici Thouless e Haldane, è stato anche un alpinista fortissimo, con un curriculum di tutto rispetto sulle Alpi e non solo.

Mike Kosterlitz – foto Gianni Battimelli

Tanto che una fessura su un grande masso in valle dell’Orco tra le Levanne e il Gran Paradiso prende il nome proprio da lui: «fessura Kosterlitz».

La sua storia personale si intreccia con un momento di svolta dell’arrampicata italiana. Quando era un giovane ricercatore di fisica teorica presso il Politecnico di Torino tra il 1969 e il 1970, infatti, il giovane Mike cercava compagni di scalate ma nell’austera città sabauda nessuno si fidava davvero delle capacità dello scozzese.

Al suo attivo però aveva già salite importanti in Dolomiti, sul diedro Philipp in Civetta (1965), ai Dru (tra cui la prima ripetizione della Diretta americana e la partecipazione al famoso salvataggio dei
tedeschi del’66) e sul Badile.

Qui sulla parete nord est ha aperto una nuova via con Dick Isherwood nel ’68, oggi nota come «via degli inglesi» e rimasta a lungo senza ripetizioni prima di diventare una classica.

Con queste credenziali piano piano la voce su questo «fenomeno» straniero si sparse e Kosterlitz si è legato in cordata con alpinisti del calibro di Gian Piero Motti e Gian Carlo Grassi, partecipando all’inizio di quello che poi diventerà il «nuovo Mattino» dell’arrampicata tricolore.

Un momento irripetibile in cui ’68, ’77 e mondo verticale si sono fusi tra loro lasciando tracce indelebili in tutta Italia.

Nella primavera del 1969 Grassi e Motti portano Kosterlitz in Valle dell’Orco. «Era incredibile ha raccontato anni dopo a un altro eccellente fisico-alpinista, il romano Gianni Battimelli c’era quella successione continua di pareti di granito, una più bella e più grande dell’altra, dove era ancora tutto da fare, tutto. Era come scoprire una Yosemite dietro la porta di casa. Per me dice Kosterlitz ricordando quei giorni abituato alle piccole pareti del Galles e del Derbyshire era un paradiso in terra, avevamo il mondo tutto per noi e ci divertivamo».

E così nel ’73 nacquero prima il «Pesce d’aprile» alla Torre di Aimonin e poi il suo capolavoro nella zona, «Sole nascente» al Caporal.

Kosterlitz era un maestro dell’arrampicata a incastro e la fessura di 8 metri che da allora porta il suo nome è ormai diventata celebre. Incide verticalmente un masso di granito grigio salvato dalla distruzione dopo l’apertura della galleria sul suo lato nord, nella strada a fianco.

È uno dei primi passaggi di settimo grado delle Alpi (6b blocco) e per sette anni non l’ha ripetuto più nessuno (il primo a farlo è stato Roberto Bonelli nel 78).

«Certo, l’incastro era una tecnica che io avevo in più rispetto ai locali, abituato com’ero all’arrampicata nelle fessure sul gritstone, dove la progressione è tutta di incastro racconta lo scozzese sempre a Battimelli Le altre novità che ho in qualche modo importato da voi sono state le scarpe a suola liscia e soprattutto i dadi, nelle versioni ancora rudimentali e disponibili all’epoca, poco più che dei bulloni con dentro un cordino».

Le confidenze con Battimelli non sono casuali. Storico della fisica e autore di bizzarre teorie sulla commistione fra fisici e montagne, firma del nostro mensile «in movimento» (in edicola da domani, a lato la copertina del numero di ottobre) e grande conoscitore della famosa «fessura Kosterlitz», Battimelli racconta così il loro incontro degli anni ’80 a Providence: «Per me Kosterlitz era una sorta di figura leggendaria, di dimensioni mitologiche e contorni imprecisati. Per Mike è stata un’opportunità per ritornare indietro a momenti abbandonati, estraendo dalla memoria ricordi e immagini seppelliti da tempi molto lontani».

Mike infatti ha smesso di arrampicare tanti anni fa, di colpo, per ragioni di salute.

Questo Nobel, oltre a premiare la sua ricerca, darà la possibilità a molti di scoprire il volto poliedrico
di un grande fisico-alpinista.

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Outdoor Festival 2016

Campitello di Fassa, 22-23-24 luglio 2016

Daniele Nardi

Torna Outdoor Festival: un weekend ricco di sport, divertimento per tutti gli appassionati di montagna.

Percorsi prova gratuiti  e a prezzo agevolato per tutti: MOUNTAIN BIKE, SLACKLINE, NORDIC WALKING, ARRAMPICATA, ESCURSIONI, FREE RIDE, TRAIL RUNNING, ARRAMPICATA IN FALESIA, PERCORSO AVVENTURA SUGLI ALBERI, YOGA, e molto altro con i professionisti dell’Outdoor.

E la sera l’evento continua con musica, incontri e proiezioni:

  • Venerdì ore 21 – Piazza di Campitello: musica dal vivo con i Voodoovibes.
  • Sabato ore 21 – Piazza di Campitello: Serata con l’alpinista estremo Daniele Nardi: si parlerà degli 8000 e del Nanga Parbat in invernale e saranno proiettati spezzoni del film “Verso l’Ignoto” relativo alla spedizione sul Nanga Parbat dell’inverno 2015. In caso di maltempo la serata si svolgerà presso il teatro adiacente.

Organizzazione Meridiano montagne, in collaborazione con Fassa Sport Community e comune di Campitello

Il programma completo potete scaricarlo da questo link

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Melloblocco 2016: una storia che parte da lontano

Michele Comi, Nicola Noè e Stefano Scetti, storici organizzatori del Melloblocco, parlano del più grande raduno di arrampicata boulder del mondo che si terrà in Val Masino – Val di Mello dal 5 all’8 maggio 2016. Attualmente sono oltre 1300 i climbers iscritti alla 13° edizione, e le registrazioni sono online sul sito http://www.melloblocco.it

planetmountain.com, 19/04/2016

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Melloblocco 2015

Il più grande raduno di bouldering e arrampicata del mondo si appresta ad inaugurare, dal 5 all’8 maggio, l’edizione numero 13 e, alla faccia della scaramanzia, decide di volgere lo sguardo a ritroso, quando, ai principi di questa splendida avventura in Val Masino, nessuno, probabilmente, avrebbe scommesso su una manifestazione che presentava diversi aspetti innovativi per l’Europa. Come sempre il successo di un evento di tale portata conta su molte firme e contributi, ma, se si vuole spiegare il Melloblocco nella sua storia, anima ed essenza, bisogna rivolgersi agli storici consulenti per l’organizzazione cioè Michele Comi, Nicola NoèStefano Scetti.

Locandina 2016

Michele Comi. “Alla vigilia della tredicesima edizione possiamo dire di essere stati dei facilitatori di esperienze sul granito della Val Masino e nella Riserva naturale della Val di Mello. L’atto dell’arrampicare ci riporta ad una coscienza felice ed è un’esperienza che ci cambia, rendendoci più sensibili a godere del tempo, piuttosto che sottometterci alla fretta che governa ogni giornata. Arrampicare sulla roccia, così come camminare, è vivere attraverso il corpo: scalare può essere un ottimo espediente per riprendere contatto con noi stessi. Melloblocco non fa che stimolare l’incontro e la conversazione, anche attraverso una piacevole fruizione del tempo, con la libertà di salire, fermarsi o continuare.  Un modo per celebrare con semplicità la gioia dell’arrampicata in un gran bel luogo”.

Nicola Noè. “Ho incontrato un Melloblocco in embrione al Rock Master 2003. Allora non mi era chiara l’evoluzione del progetto, ma lo erano i principi fondanti: formula a raduno e senza una competizione, inserimento nell’ambiente naturale e riduzione al minimo dell’impatto ambientale, che ci hanno condotto, anno dopo anno, come nel 2004, quando le presenze non arrivarono a 500, alle migliaia delle ultime edizioni. Com’è cresciuto il Melloblocco? Diventando un raduno frequentato da un pubblico sempre più giovane, di arrampicatori non necessariamente fortissimi, ma accomunati dalla passione di arrampicare nella natura, stare in compagnia e incontrare i propri beniamini in un ambiente informale”.

Stefano Scetti. “Questa sarà il mio 10° Melloblocco come organizzatore, nel corso dei quali ho conosciuto mondo completamente nuovo, fatto di ragazzi provenienti da tutte le parti del globo, uniti da una grande passione per il “verticale”. Non posso definirmi arrampicatore, ma ho riscoperto un forte legame che mi unisce ai partecipanti: voglia di stare all’aria aperta con gli amici, rispettare la natura, riscoprire la semplicità di un ambiente poco influenzato dall’uomo, accontentarsi di quello che ci offre senza chiedere di più, che diventa la vera ricchezza che oggi tutti cercano. Parlando della Val Masino ho notato un  forte cambiamento nella percezione dell’evento da parte della popolazione. Tredici anni fa eravamo pacificamente invasi da uno strano popolo di individui con un materasso sulle spalle e non capivamo del tutto cosa stessero facendo, ogg sentiamo nostro l’evento e ci mettiamo tutti in gioco per accogliere al meglio gli ospiti”.

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Melloblocco 2015

Dal 2004 il Melloblocco trasforma l’incantevole paesaggio della Val Masino e della Val di Mello in un luogo di aggregazione senza precedenti, grazie all’unione con la natura della Lombardia, regione a grande vocazione alpina, ad una organizzazione snella e alla formula non agonistica che offre a tutti la possibilità di arrampicare vicino ai campioni mondiali della disciplina. Arrampicata, musica, natura, stimolo alla conoscenza dei luoghi e divertimento in Valtellina per il più grande raduno internazionale di bouldering al mondo.

13° Melloblocco 5 – 8 Maggio 2016 Val Masino – Val di Mello (SO)

Per registrarsi: www.melloblocco.it

Gli articoli a tema su Planetmountain: Melloblocco story

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Melloblocco 2015

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Trento Film Festival 2016

 

Trento Film Festival 2016 – il programma, i film, le serate

planetmountain.com, 14/04/2016

Dal 28 aprile all’8 maggio 2016 è in programma a Trento la 64esima edizione del Trento Film Festival dedicato alla Montagna, Società, Cinema, Letteratura. 108 i film in programma di cui 23 in Concorso. A questi si aggiungono le serate evento. Il 26 aprile l’apertura speciale al Teatro Olimpico di Vicenza con uno spettacolo teatrale dedicato a Renato Casarotto.

108 film selezionati su oltre 500 iscritti. 14 le pellicole inserite nel “Concorso – Lungometraggi” mentre sono 9 quelle inserite nel “Concorso – Cortometraggi”, indubbiamente le sezioni più importanti, quelle che concorrono alle Genziane d’oro e d’argento. A seguire tutte le altre: la sezione “Anteprime” che presenterà 4 film; le “Proiezioni Speciali” 8; “Terre Alte” 10; “Alp&Ism” 20; “Orizzonti Vicini” 10; la nuova sezione “Sesto Grado” 4; Destinazione… Cile 15, “Eurorama” 11; Natura Doc 3. A tutto questo il cartellone del 64° Trento Film Festival affianca le classiche (e sempre attesissime) serate alpinistiche e gli incontri con molti personaggi del mondo dell’alpinismo, del cinema, della cultura e dello spettacolo. E poi la 30esima edizione di Montagnalibri con tutto ciò che è stato stampato sulle Terre alte. Come sempre quello del TFF è un programma, così fitto e intenso, in cui non è semplice orizzontarsi. O meglio, in cui ognuno può trovare il suo percorso. Ma andiamo per ordine anzi per sintesi, cercando di indicare almeno le direttrici principali del cammino.

L’anteprima del 26 aprile si gioca… fuori casa. Sì, perché quest’anno il TFF si inaugura nel magnifico Teatro Olimpico di Vicenza con una serata dedicata al grandissimo alpinista (vicentino, per l’appunto) Renato Casarotto. In scena Due amori, storia di Renato Casarotto, scritto da Nazareno Marinoni e intrepretato da Massimo Nicoli per le musiche di Francesco Maffeis e la regia di Umberto Zanoletti. Inutile dire che è un’occasione assolutamente speciale.

cAPEnorth

La maratona cinematografica. S’inizia il 30 aprile e si va avanti a ritmo serratissimo fino alla fine, fino all’8 maggio. 9 giorni di proiezioni per 108 film. Impossibile citarli tutti, anche se molti sono da segnalare. Come, proprio sabato 30 aprile, la Proiezione Speciale di La glace et le ciel il nuovo film di Luc Jacquet – già premio Oscar per La marcia dei pinguini – che sarà presentato da Luca Mercalli. Da non perdere anche la proiezione de La memoria dell’acqua alla presenza del maestro cileno Patricio Guzman.

Film in “Concorso”. Per il “Concorso – Lungometraggi” cominciamo con Meru di Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi, ovvero la grande avventura vissuta sulla nord del Meru da Conrad Anker, Renan Ozturk e dallo stesso Chin. Un film pluripremiato (e presentato anche al Sundance Festival) che, insieme ad altri due lavori, Sherpa di Jennifer Peedom e K2 – Touching the Sky di Eliza Kubarska (anch’essi vincitori di molti premi) rappresenta il tema dell’alpinismo tra i film in Concorso. Infatti, Looking for Exits di Kristoffer Hengsvad, con protagonista Ellen Brennnan, esplora il mondo del volo con tuta alare. Snowman di Mike Douglas lo sci freestyle. The Great Alone di Greg Kohs (già vincitore al Film Festival di Banff 2015) è dedicato alle corse con i cani da slitta nel grande Nord. Mentre ai temi dell’ambiente e della vita in montagna sono dedicati: On the Rim of the Sky di Hongjie Xu; Drawing the tigerdi Amy Benson e Ramyiata Limbu; il film di animazione La montagne magique di Anca Damian; Andermatt – Global village di Leonidas Bieri e Behemoth il visionario film di Zhao Liang già in Concorso al Film Festival di Venezia 2015 e vincitore del Green Drop Award. Cafè Waldluft di Matthias Kossmehl tratta invece del tema più attuale di questo momento, quello dei migranti. Mentre My Love don’t Cross that River di Mo-young Yin è un inno all’amore lungo una vita e alla bellezza di vivere nella (vera) montagna. Infine, ma non certamente per ultimo, a completare la lista dei Lungometraggi in Concorso c’è l’unico film italiano: Il solengo di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, vincitore a Film festival di Torino della sezione Italiana.doc, che racconta la storia particolare, e se volete anarchica, di un uomo che sceglie di stare solo, lontano da tutti e da tutto, come un vagabondo tra i boschi. Altro tipo di esperienza (sempre italiana) è quella raccontata da Francesca Casagrande e Michel Dalle in cAPEnorth. Il corto inserito nel “Concorso – Cortometraggi” che documenta l’avventura un po’ pazza, ma soprattutto bella quanto divertente, vissuta da Henry Favre e Ludovico Botalla viaggiando da Aosta al Circolo Polare: 10.000 chilometri, tra andata e ritorno, tutti in… ape car! Altro corto italiano in gara è Limites di Giulia Landi, che in 5 intensi minuti di animazione esplora la distanza tra città e natura.

Looking for exits: conversations with a wingsuit artist

Alp&Ism, focus alpinismo. E’ la sezione che offre più titoli (20) dopo quella del Concorso. Quella dedicata agli appassionati e ai temi “alpinistici”. E l’alpinismo, i suoi protagonisti, le sue grandi salite e storie di certo non mancano. Come la traversata del Fitz Roy dei fuoriclasse Alex Honnold e Tommy Caldwell raccontata da Peter Mortimer in A Line Across the Sky, un’impresa insignita con il Piolet d’Or e un film premiato come Best Film – Climbing al Film Festival di Banff 2015. Sempre di protagonisti dell’alpinismo parla Tamara un ritratto dell’alpinista altoatesina Tamara Lunger di Joachim Hellinger e Christian Schmidt. Mentre Simone Moro in I-VIEW di Claudio Rossoni racconta il suo progetto (e il suo sogno) da elicotterista del soccorso in Himalaya che fa da specchio alla sua grande esperienza di alpinista sulle più grandi montagne. In Panaroma di Jon Herranz, la storia è quella di Edu Marin e di suo padre Francisco (62enne) alle prese con la mitica e difficile via aperta da Alex Huber sulle Tre Cime di Lavaredo. In Common threads di James Q. Martin, i protagonisti sono due assoluti campioni dell’alpinismo come David Lama e Conrad Anker. Mentre in Tom, di Angel Luis Esteban Vega ed Elena Goatelli, la storia è quella di Tom Ballard, figlio d’arte (la madre è la grandissima Alison Hargreaves) che in queste ultime stagione è salito alla ribalta con salite e uno stile del tutto personale. Sempre sul fronte dei personaggi il programma di Alp&Ism presenta dei nomi che hanno scritto la storia dell’alpinismo come: Chris Bonington – Life and climbs di Vinicio Stefanello (planetmountain.com); Jerzy Kukuczka in Jurek di Paweł Wysoczanski; il leggendario Renato Casarotto in Solo di cordata di Davide Riva; e poi Radek Jaroš, l’unico alpinista della Repubblica ceca ad aver salito tutti i 14 Ottomila, raccontato inClimbing Higer di David Čálek. Invece ad una grande montagna e a un sogno “speciale” è dedicato Cervin, Le Rêve de la Femme-Oiseau di Rinaldo Marasco e Jérôme Piguet che racconta l’esperienza di Géraldine Fasnacht e il suo tentativo di primo volo dalla cima della Grande Becca con la tuta alare. Sul versante dell’Himalaya troviamo K2 and the Invisible Footmen di Iara Lee un film importante che la regista brasialiana e attivista di Greenpeace ha dedicato ai portatori e agli sherpa, ovvero quegli uomini che da sempre rendono possibili le salite agli Ottomila e non solo. Dal canto suo Himalaya: Ladder to Paradise, di Xiao Han e Junjian Liang, documenta la formazione della prima generazione di guide alpine tibetane, come dire l’emancipazione proprio dal ruolo di portatore. Non poteva mancare il ricordo del devastante terremoto che, giusto un anno fa, ha colpito il Nepal. Himalayan Last Day di Mario Vielmo (una prima mondiale) documenta quei terrificanti e tragici momenti. Langtang di Sébastien Montaz-Rosset invece è la storia dello sky runner Kilian Jornet e dell’alpinista Jordi Tosas che lasciando perdere il progetto che avevano in corso si sono dedicati ai primi soccorsi in una Valle sperduta e isolata dalle frane provocate dal sisma. Completano la sezione il pluripremiato Citadel di Alastair Charles Lee; Sciare in salita di Chiara Brambilla. Climbing ice – The iceland trifecta di Anton Lorimer; Metronomic di Vladimir Cellier; Onekotan – The lost island di Simon Thussbas.

Le grandi serate del Festival. Detto dell’inagurazione del 26 aprile al Teatro Olimpico di Vicenza con lo spettacolo dedicato a Renato Casarotto, il 28 aprile le danze si aprono all’Auditorium Santa Chiara con quella che ormai è la “serata Messner”. Quest’anno con“South! The last trip” Reinhold Messner, per la regia di Alessandro Filippini, metterà in scena l’avventura delle avventure, quella dell’Endurance di Ernest Shackleton in Antartide di cui quest’anno ricorre il 100° anniversario. Il 30 aprile è in programma una serata dagli ampi orizzonti e soprattutto di assoluta attualità per il nostro (possibile) futuro: don Luigi Ciotti e Luca Mercalli parleranno di “Crisi ambientale e crisi etica: due facce dello stesso problema”. Altro grande appuntamento è il 3 maggio con Neri Marcorè per “Ai confini del mondo”un viaggio attraverso la Patagonia, la Terra del fuoco e le interviste impossibili a Charles Darwin e Padre De Agostini. Il 4 maggio è la volta di Marco Albino Ferraricon “Le lunghe notti. 1944: in fuga con Bill Tilman sulle Dolomiti” l’emozionante avventura, ai più sconosciuta, del grande alpinista ed esploratore che, nel 1944, da ufficiale dell’esercito britannico fu pacadutato sulle Dolomiti per aiutare la Resistenza italiana. Il 5 maggio invece è la data della prima delle due serate alpinistiche: Simone Moro e Tamara Lungersul palco del Santa Chiara racconteranno il loro alpinismo, la loro ultima grande avventura sul Nanga Parbat d’inverno ma anche il senso della cordata, della loro grande cordata. A chiudere saranno i Ragni di Lecco con Matteo Della Bordella, Luca Schiera, Matteo De Zaiacomo e Fabio Palma che, in una serata curata da Alessandro Filippini, percorreranno la storia dei Ragni partendo da tre mitiche prime salite: la Sud del McKinley di Riccardo Cassin, il Gasherbrum IV di Carlo Mauri e Walter Bonatti, il Pilastro est del Fitz Roy di Casimiro Ferrari, fino ad arrivare ai nostri giorni che li vede protagonisti.

Il paese ospite della 64ma edizione è il Cile

LA GIURIA 2016
La giuria internazionale che assegnerà le genziane d’oro e d’argento per la sezione cinematografica “Concorso – Lungometraggi” e “Concorso – Cortometraggi” è composta dal regista italiano Alberto Fasulo, dalla direttrice di festival francese Myriam Gast Loup, dal direttore della fotografia Thierry Machado, dalla cineasta e docente di cinema cilena Tiziana Panizza e dallo scalatore, sportivo e filmmaker statunitense Cedar Wright.

Info: www.trentofestival.it

Programma pdf

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El Gato Negro

El Gato Negro, la prima scalata in Africa di Manolo

di Maurizio Zanolla “Manolo” – planetmountain.com, 23/12/2015

Manolo, il Kenya, l’Africa, l’arrampicata e la corsa. La storia di El Gato Negro (25/30m 7a/b), una nuova via di arrampicata trad nata per caso, nelle Iten Rocks a Eldoret in Kenya, tra i magnifici runners degli altopiani e il soffio caldo dell’Africa. Il racconto di Manolo e il video di Claudio Berardelli.

Nandi Hills, Kenya

“Per quanto mi riguarda nulla so con certezza ma le stelle mi fanno sognare”

Vincent van Gogh

Correre… correre, mi piaceva, correvo all’alba, al tramonto, correvo con la pioggia con la neve con il freddo, correvo al buio, con la pila, con la luna o alla luce dei lampioni, correvo sulle strade asfaltate, fra le pozzanghere degli sterrati, sui sentieri sull’erba e sulle pietraie, correvo sulle spiagge, in montagna e nel deserto, correvo ovunque, sui marciapiedi delle metropoli, negli aeroporti, e nei loro enormi silos, correvo nei parcheggi, correvo sotto il sole torrido ormai senza sudare, correvo per fuggire, per raggiungere, correvo per non stare fermo, correvo senza meta senza orologio senza tempo… correvo!

Corrono… corrono… corrono ogni giorno per fuggire sempre più lontano dalla strada e dalle loro storie difficili

Non sei mai stato in Africa? “Daii!!!… è un’occasione per conoscerli, è uno spettacolo vederli correre all’alba sulle piste rosse delle Nandi Hills.”
“No Vince, non posso, ho promesso a “Narci” che avremmo raccontato la storia della “nostra scalata”, hanno già organizzato…!”
“Beh, torni un po’ prima, dai metti dentro anche una corda e un paio di friends che se troviamo un posto magari un giorno riusciamo anche a scalare!”
“No Vince, non arriverei in tempo e poi ci sono i mamba!!!”

Mi vengono in mente le giraffe, i leoni, i Masai, non so nemmeno esattamente dove si trova il Kenya in quell’immenso continente, ma ormai ci sono seduto sopra a 12.000 metri d’altezza e Vince se la ride felice.

Vincenzo Lancini, “pura energia”, fisioterapista e vero mago della “Tecar”, segue ormai da diversi anni molti straordinari campioni dell’atletica, fra i quali i Keniani. All’aeroporto di Eldoret, ci accoglie un suo amico con il quale ogni tanto collabora, Claudio Berardelli, che da “undici” li allena.

Colori, il mondo diventa colori, gli uomini, le donne, le capanne, le bici, le moto colori, le strade sono un fiume di colori che si muovono. Poi un muro alto con il filo spinato e un portone di ferro che si apre e oltre le inferriate, un giapponese di quasi ottant’anni con un libro in mano s’inchina e saluta: ma dove sono finito?

Claudio mi presenta Jiro Mochizuki uno dei più famosi fotografi del pianeta atletica, poi smette di parlare, di telefonare, respira e mi dice di avere un’idea… e mi preoccupa!

Sono ancora frastornato dal viaggio, dal sole, dai colori… dall’Africa e siamo già in viaggio per vedere se possiamo scalare, ma non dovevamo solo guardare i campioni correre?

Quando scendiamo dalla macchina la Rift Valley si spalanca infinita, ma non vedo niente su cui scalare, solo qualche masso pieno di muschio e poco interessante, meno male! Non ne ho proprio voglia, sono stanco morto.

Claudio mi suggerisce che sarebbe carino fare anche solo qualche metro per la stampa locale, non hanno mai visto nessuno scalare, sono molto curiosi e sarebbe bello.

Scalare un masso muschioso in mezzo ai serpenti, per la televisione…? Non lo ascolto neanche, mi sembra un pazzo!

Bevo un té… faccio due passi, attraverso un campo, qualche capanna, e improvvisamente una parete precipita di colori arancioni, e mi ritorna la voglia di scalare.

Claudio diventa inarrestabile, mi ricorda che la tv locale sarebbe interessata e ci sarebbe anche quella nazionale… anche al National Daily farebbe piacere… e… se non ti disturba troppo, la trasmissione sportiva del Kenya…

Ed eccomi sistemato!

Sul bordo di quel cuneo di roccia non possiamo attaccarci da nessuna parte, i pochi friends servono tutti per la salita, e dobbiamo trovare uno straccio di corda per poterci ancorare e almeno una spazzola… trovano tutto!!!

La parte centrale sembra troppo difficile e quando mi calo, una mangusta schizza da una tana a fianco… ma non si ciba di serpenti? “Dai… dai! se c’è lei non ci sono loro!”, aggiunge Vince.

A me viene da pensare il contrario… La parete strapiomba non riesco ad agganciarmi da nessuna parte però appaiono dei buchi che prima non avevo visto, ma sono così piccoli che dentro non ci può stare nessun serpente, e provo a scalarla.

Fantastico!

I movimenti su quella pietra vulcanica e morbida sono possibili, belli e nemmeno così difficili, ma sembra invece impossibile proteggersi con il misero materiale che abbiamo.

Mi guardo attorno… sono in Kenya nel cuore dell’Africa, sopra a un pezzo di pietra colorata e speciale e, forse, non ritornerò mai più.

“Ricala Vince!” Provo a rivedere…

Tre friends e uno stopper! Potrebbe essere il nome per la via, ma lo stopper non serve a niente e neanche il friend a metà, quello dopo è un terno al lotto, però l’ultimo all’uscita è ottimo. Peccato che ormai lassù il peggio sia finito.

Sul sentiero metto male un piede, una fitta e il menisco sembra lesionarsi, ma porca miseria sarà mica colpa di quel “Gato Negro” disegnato sulla bottiglia cilena che abbiamo aperto ieri?

La pioggia notturna peggiora le cose ma all’alba il cielo è terso e il giardino sembra una fornace! Siamo all’equatore e mi chiedo come sarà quella roccia arancione!

Cerco di non pensare e partiamo per le “Iten Rocks” che, a 2.400 metri di quota, sono già schiaffeggiate dalla brezza secca e forte del Rift, che ci costringe a coprirci.

Le condizioni sembrano perfette, nessun mamba in circolazione, il ginocchio è incerottato come un pacco postale e Vince, oltre alla “Tecar” sa usare il “mezzo barcaiolo”.

Poi guardo solo in alto e incomincio a salire emozionato come un bambino, sulla mia prima via in Africa.

Sopra, sull’altopiano, intanto gli atleti continuano a correre il loro “fartlek” infinito verso un traguardo disegnato di dollari, ma ormai, lontani e imprendibili sono rimasti in pochi, solo i campioni che corrono… corrono… corrono ogni giorno per fuggire sempre più lontano dalla strada e dalle loro storie difficili, e lo fanno come lo possono fare solo loro, belli e leggeri sfiorando quel suolo rosso che si perde nel sole enorme del Kenya.

“Ciao Manolo! Com’è andato il ritorno tutto bene? “Sei arrivato in tempo per la serata?”

“Si Vince! Sono arrivato appena in tempo, ma mi sono quasi addormentato e mi spiace, ma avevi ragione tu, ne valeva la pena, anche se “la mia Africa” si è fermata su un piccolo cuneo di pietra arancione fra le verdi colline del tè, ad ascoltare le storie difficili, di chi corre e di chi allena sull’altopiano fra gli infortuni della strada e della vita, confermando che la passione è l’ossigeno dell’anima!

“El Gato Negro” è nata per caso infilandosi per scherzo in un ritaglio di tempo imprevisto, ma sono quasi certo che è solo una piccola parte di tutto quello che non ho visto!

Corda doppia africana

Il video QUI

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Delago

Tre amici scalano la Torre Delago dopo le prime nevicate di ottobre.

Video: Aerovista (trovato grazie a Fassa Sport Community)

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Climbing awards 2015

Climbing Awards 2015 by Skipass, annunciate la nomination, aperte le votazioni

planetmountain.com, 15/10/2015

Tutto pronto per la fase conclusiva della prima edizione dei Climbing Awards 2015 by Skipass: le nomination nelle 5 categorie dell’arrampicata sportiva agonistica sono state svelate e le votazioni online aperte.

Skipass, il salone del turismo e degli sport invernali in programma a ModenaFiere dal 29 ottobre al 1 novembre, è lieto di presentare la prima edizione degli Skipass Climbing Award, gli oscar nazionali dedicati ai migliori atleti, eventi e team di questo outdoor sport. Gli Skipass Climbing Awards sono un progetto nato e realizzato per volontà di Skipass, Equilibrium e MOON in collaborazione con Up, Versante Sud, Outdoor Magazine per premiare i migliori rappresentati dell’arrampicata sportiva italiana che si sono maggiormente distinti durante il 2015. Sono 5 le categorie in gara per questa prima edizione del premio, pensate per valorizzare vari aspetti di questa disciplina. Atleti maschili e femminili, eventi, palestre, team, a Skipass, per la prima volta vedranno riconosciuti i loro sforzi.

Potete esprimere il vostro voto online al seguente link: www.skipass.it/cose-skipass/awards/climbing-awards/

Per vedere le foto dei climber nominati per i Climbing Awards 2015 cliccate questo link

NOMINATION CLIMBING AWARDS 2015 by SKIPASS

Miglior Climbing Team

Quale fra le associazioni, vanta il migliore italian climbing team? Qualità dei propri climber, marketing, iniziative a supporto della squadra, e spirito di squadra sono le caratteristiche necessarie per vincere questo premio.
Lupi Climb Mantova
Climbers Triuggio
Vertigine 1996 Sassuolo
Equilibrium Modena
S.A.S.P. Torino
AVS Sektion Brixen

Miglior Palestra
Questa categoria è stata pensata per poter premiare le palestre di arrampicata sportive migliori della penisola per qualità, dimensione, servizi e professionalità nella gestione generale.
King Rock – Verona
Salewa Cube – Bolzano
Pareti Climbing Center – Parma
Rock Spot – Milano
B-Side – Torino
Aza Climb – Arzignano

Miglior Evento
Gli eventi sono sicuramente un ottimo veicolo per far conoscere l’arrampicata ad un pubblico sempre più vasto e apprezzare il livello raggiunto dagli atleti, per questo abbiamo deciso di premiare l’evento meglio organizzato sotto tutti gli aspetti, svoltosi sul territorio italiano.
Mondiali Giovanili – Arco
Festival della Montagna – L’Aquila
Campionato Italiano Boulder Skipass – Modena
Melloblocco – Val Masino
Block & Wall street boulder – Trento
Climbing Festival – San Vito lo Capo

Miglior Fair Play (uomo)
Tecnica e stile per eleggere il miglior atleta italiano dell’anno che abbia ottenuto i migliori risultati in modo leale e corretto, rispettando le regole e gli altri atleti.
Mario Calanca
Matteo Cittadini
Lorenzo Garavaglia
Andrea Greco
Pietro Radassao
Philip Schenk
Gian Luca Zodda

Miglior Fair Play (donna)
Stesse caratteristiche della categorie maschile: tecnica, stile e risultati ottenuti grazie ad una certa etica comportamentale… ma con un piacevole pizzico di grazia in più.
Chiara Bigi
Elisabetta Dalla Brida
Annalisa De Marco
Andrea Ebner
Silvia Porta
Martina Zanetti

Per votare i Climbing Awards 2015 cliccate il seguente link:

it.surveymonkey.com/r/ClimbingAwardsPubblico2015

Tempistiche e prossime date degli Climbing Awards 2015
– Lunedì 12 Ottobre 2015 saranno rese note al pubblico le nomination nelle varie categorie ed aperte le votazioni online per il pubblico.
– Lunedì 26 Ottobre 2015: chiusura delle votazioni online.
– Domenica 1 Novembre 2015, ore 14.30 a Skipass presso ModenaFiere nella zona Boulder, saranno annunciati i vincitori nelle varie categorie e consegnati gli Skipass Climbing Awards 2015.

Per maggiori informazioni visitate la pagina ufficiale www.facebook.com/climbingawards

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Vajont, la Ferrata della Memoria

Alle 22.39 del 9 ottobre 1963 un enorme volume di roccia (circa 260 milioni di mc) si staccò dal monte Toc e precipitò, con una velocità superiore ai 100km/h, nel sottostante bacino artificiale del Vajont. L’enorme onda causata dalla frana distrusse alcune borgate attorno all’invaso e scavalcò la diga, distruggendo Longarone ed altri centri abitati nella vallata sottostante. Le vittime furono complessivamente 1917.

Per non dimenticare questo disastro causato dall’avidità e dalla presunzione degli uomini, le Guide alpine di Cortina hanno aperto una ferrata lungo le pareti della gola del Vajont.

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Guide Alpine Cortina – planetmountain.com, 09/10/2015

Il 2 ottobre 2015 a Longarone (BL) è stata inaugurata la Ferrata della Memoria, la nuova via ferrata sopra la Gola del Vajont. Un modo, attraverso lo sport, per ricordare il disastro del Vajont del 9 ottobre 1963, come spiegano le Guide Alpine Cortina che hanno costruito il nuovo percorso.

Nasce nelle Dolomiti la strepitosa via ferrata del Vajont, la Ferrata della Memoria, nata da un geniale idea di Fabio Bristot “Rufus” delegato del Soccorso alpino delle Dolomiti Bellunesi che ha voluto ricordare anche attraverso lo sport la tragedia del Vajont.

La realizzazione della ferrata del Vajont è stata finanziata grazie al progetto transfrontaliero “Saferalps” che si è occupato dello studio per la messa in sicurezza delle vie ferrate nella provincia di Belluno e nel resto dell’Arco alpino. Hanno dato un fondamentale contributo DolomitiCert, il CAI Veneto, l’Università di Salisburgo e il Soccorso Alpino.

Le Guide Alpine Cortina hanno operativamente costruito la via ferrata del Vajont apportando la loro conoscenza maturata in decenni di esperienza nella costruzione e mantenimento delle più famose vie ferrate delle Dolomiti, localizzate principalmente a Cortina d’Ampezzo.

Dal 2 ottobre 2015, la diga del Vajont si può quindi osservare da un’altra prospettiva, quella sportiva, utile a far riflettere sugli errori del passato e guardare al futuro rivalutando una zona, al confine tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, che ha grandi opportunità dal punto di vista turistico.

La nuova via ferrata percorre la destra orografica della gola del Vajont attraversando territori dei comuni di Longarone (BL), Castellavazzo (BL) e Erto (PN).

L’attacco del nuovo percorso attrezzato è raggiungibile facilmente grazie alla strada regionale 251 che da Longarone porta a Erto. Nello specifico, dall’abitato di Codissago salire fino al sesto tornante, dove è posto un cartello che indica la via ferrata. Qui si abbandona la strada principale esi prosegue a destra su una stradina che porta, dopo circa cento metri, ad un parcheggio. Qui si lascia l’auto e in prossimità di una galleria si trova l’inizio del sentiero, localizzato sulla destra.

Inizialmente si scende per pochi metri fino a raggiungere lo spettacolare canale che portava l’acqua dal torrente Vajont alla cartiera di Codissago già alla fine del 1800.
Si prosegue questo canale fino a trovare una prima galleria di circa 150 m per la quale è consigliato portarsi una pila, seguita da una cengia con cavo da via ferrata, un’altra galleria più corta e altra cengia più esposta ma facile.

Al termine della cengia si raggiunge una scala che segna l’inizio della parte difficile con i primi 100 metri impegnativi ed esposti.

Subito dopo, grazie anche a una serie di cenge, si arriva a uno spallone intermedio, dove inizia la seconda parte verticale sempre difficile ma meno impegnativa della precedente, per poi proseguire su un’altra cengia verso destra e una seconda scala. Da qui si segue un intaglio nella roccia, costruito per far passare la teleferica che da Longarone portava i calcestruzzi fino sul cantiere della diga del Vajont, da dove in 5 minuti si arriva al sentiero 380 grazie al quale si raggiunge infine la diga del Vajont con la possibilità svoltando a sinistra di ritornare alla partenza.

Complessivamente ci sono 600 m di ferrata sul canale iniziale, seguiti da altri 60 in verticale. La difficoltà è facile nel tratto iniziale e molto difficile in quello seguente. Il tempo di percorrenza stimato è di circa 2/2,5 ore.

Dopo la bellissima falesia di Erto, grazie alla nuova via ferrata del Vajont questa zona e le sue pareti diventano ancor più un luogo ideale per gli appassionati di montagna.

Le Guide Alpine Cortina faranno il possibile per apportare le proprie conoscenze nel settore turistico in modo di offrire già dal mese di Ottobre e Novembre l’accompagnamento di tutti gli appassionati facendo vivere un esperienza che vuole essere a 360° collegando l’aspetto sportivo, grazie alla nuova via ferrata, quello della memoria legato alla Diga del Vajont proponendo anche la visita del Museo Longarone Vajont Attimi di Storia, quello architettonico proponendo la visita a Erto vecchia, e quello enogastronomico legato al rapporto tra il Gelato Artigianale e Longarone.

Scheda della Ferrata

Categorie: ambiente, arrampicata | Tag: , | 1 commento

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