arrampicata

Addio a The Bird

Jim Bridwell, addio a The Bird leggenda dell’arrampicata mondiale

Jim Bridwell ci ha lasciati. Ieri, 16 febbraio 2018, se n’è andato a 73 anni una delle assolute leggende dell’arrampicata e dell’alpinismo di tutti i tempi.

planetmountain.com, 17/02/2018

Jim Bridwell

Se n’è andato The Bird. Uno dei simboli e delle leggende immortali dell’arrampicata nella Yosemite Valley, anzi dell’arrampicata tout court. Di quell’arrampicata che è anche uno stile di vita e che riempie la vita tutta. Quell’arrampicata nata negli anni ’60 sulle pareti di Yosemite e vissuta da vagabondi della verticale. Un’era per certi versi mitica, che riecheggiava quel mondo ribelle e “hippie” che sognava la libertà e si preparava a contestare l’ordine di sempre. Jim Bridwell è stato non solo uno dei profeti di quell’arrampicata, di quell’alpinismo e di quel modo di intendere il mondo da “ribelli”. Ma anche uno che ha praticato e testimoniato quelle idee fino alla fine, dimostrando un coraggio e un’etica in parete davvero unici, da vero guerriero.

Nato a San Antonio, USA, il 29 luglio 1944, Bridwell ha iniziato suo viaggio nel mondo dell’arrampicata e dell’alpinismo negli anni ’60 proprio dalle immense pareti della Yosemite Valley facendo parte di quel gruppo di climber che, dal mitico Camp 4, cambiò per sempre il modo di intendere ed interpretare l’arrampicata, modificandone per sempre anche il “costume”. Da allora non si è più fermato spaziando poi sulle montagne del mondo ed in particolare in Patagonia e Alaska dove ha scritto pagine memorabili nella storia dell’alpinismo.

Billy Westbay, Jim Bridwell (al centro), e John Long dopo la prima ascensione in giornata di The Nose (El Capitan) nel 1975 – da wikipedia

Nella mitica Yosemite sono più di 100 le sue nuove vie, alcune diventate delle autentiche icone e delle pietre di paragone. Indimenticabile, nel 1974, la sua prima salita in giornata di The Nose su El Capitan, insieme a Billy Westbay e John Long. Impiegarono 15 ore. Fu una sorta di rivoluzione, anche per l’approccio. Non a caso la foto che riprende i 3 climber sullo sfondo dell’immensa parete del Cap è un’assoluta icona. Di più: quei tre giovani “figli dei fiori”, con quei gilets, quelle camicie a fiori, quelle bandane rappresentano lo spirito e il simbolo di un’epoca indimenticabile. Come indimenticabili sono tutte le vie di Bridwell di cui, tra le altre, ricordiamo: The integral (1969), Aquarian wall (1971), Pacific ocean wall (1975), Mirage (1976), Sea of dreams (1978), Zenyatta Mondatta (1981) e ‘Shadows’ (1989) su El Capitan. Mentre sull’ Half Dome assolutamente da ricordare sono Snake dike (1966), Bushido (1977), Zenith (1978), Big chill (1987). In Valle sarà anche ricordato per avere contribuito a fondare il Yosemite National Park’s Search and Rescue Team – YOSAR.

Invece, in Patagonia, altra sua terra d’elezione, Bridwell lasciò il suo segno indelebile centrando nel 1979 la storica prima ripetizione, ma anche prima salita completa e prima in stile alpino (con Steve Brewer), della via del “Compressore” di Maestri al Cerro Torre. Proprio riferendosi alla schiodatura di quella via Bridwell espresse il suo parere a planetmountain.com in un articolo pieno di passione e visioni che vanno oltre l’arrampicata. Sempre in Patagonia sono da ricordare, inoltre, la prima salita di Exocet al Cerro Standhardt (1988) e la prima salita completa di Desmochada (1988). In Alaska assolutamente da menzionare la prima stupefacente salita della parete Est del Moose’s Tooth (1981) aperta in pieno inverno con difficoltà di A4. Un’impresa incredibile, un autentico capolavoro! Da segnalare in Himalaya anche la sua via nuova sul Pumori (7145m) aperta nell’inverno del 1982.

Jim Bridwell, l’inconfondibile Jim, con i suoi baffi, con quella faccia segnata e vissuta da mille battaglie e pareti non c’è più. E’ un altro pezzo di storia che se ne va. Stava male da tempo. Anche su queste pagine avevamo pubblicato l’appello lanciato del suo amico e compagno di cordata Giovanni Groaz. Eppure Bridwell ha resistito, ha lotttato come sempre ha fatto sulle pareti del mondo. Forse perché, come ci aveva risposto in un’intervista tanto tempo fa, la via perfetta, come la vita, “Non deve dimostrare le capacità di uno specialista ma la completezza dell’arrampicatore.”

di Vinicio Stefanello

Alcune delle moltissime prime salite e salite di rilievo di Jim Bridwell

1963 Northeast Buttress, Higher Cathedral Rock, Yosemite, CA, USA
1964 North Buttress 5.10a, Middle Cathedral Rock, first free ascent
1965 Entrance Exam, Arch Rock, Yosemite, CA, USA con Chuck Pratt, Chris Fredericks e Larry Marshik
1967 East Face, Higher Cathedral Rock, Yosemite, CA, USA con Chris Fredericks
1967 South Central, Washington Column, Yosemite, CA, USA con Joe Faint
1968 T-riple Direct, El Capitan, Yosemite, CA, USA con Kim Schmitz
1970 New Dimensions, Arch Rock, Yosemite, CA, USA con Mark Klemens
1970 Vain Hope, Ribbon Falls, Yosemite, CA, USA con Royal Robbins e Kim Schmitz
1971 Aquarian Wall, El Capitan, Yosemite, CA, USA con Kim Schmitz
1972 Nabisco Wall, The Cookie, Yosemite, CA, USA
1973 Straight Error, Elephant Rock
1974 Freestone, Geek Towers, Yosemite Falls, Yosemite, CA, USA
1975 Wailing Wall, Tuolumne Meadows, CA, USA (2° 5.12 degli USA) con Dale Bard e Rick Accomozo
1975 Pacific Ocean Wall, El Capitan, Yosemite, CA, USA con Bill Westbay, Jay Fiske e Fred East
1976 Gold Ribbon, Ribbon Falls, Yosemite, CA, USA con Mike Graham
1977 Bushido, Half Dome, Yosemite, CA, USA con Dale Bard
1978 Sea of Dreams, El Capitan, Yosemite, CA, USA con Dale Bard e Dave Diegelman
1978 Zenith, Half Dome, Yosemite, CA, USA con Kim Schmitz
1979 Southeast Ridge del Cerro Torre (Via del Compressore), Patagonia, Argentina con Steven Brewer (prima salita in stile alpino del Torre)
1979 Northwest Face, Kichatna Spire, Alaska Range, USA con Andrew Embick
1981 Zenyatta Mondatta, El Capitan, Yosemite, CA, USA con Peter Mayfield e Charlie Row
1981 Dance of the Woo Li Masters, East Face di The Moose’s Tooth, Ruth Gorge, Alaska, USA con Mugs Stump
1982 South Face, Pumori, Nepal con Jan Reynolds e Ned Gilette (invernale)
1987 The Big Chill, Half Dome, Yosemite, CA, USA con Peter Mayfield, Sean Plunkett e Steve Bosque
1988 Exocet VI 5.9 WI6, East Face Cerro Stanhardt, Patagonia con Greg Smith, Jay Smith
1989 Shadows VI 5.10 A5, Half Dome, con Cito Kirkpatrick, Charles Row, William Westby
1989 West Face (VI 5.11b), El Capitan (in libera)
1999 Oddysey, Gran Capucin, Monte Bianco, Alpi, Francia con Giovani Groaz
1999 The Useless Emotion (VII 5.9 WI4 A4), The Bear’s Tooth, Ruth Glacier, Alaska, USA con Terry Christensen, Glenn Dunmire, Brian Jonas e Brian McCray May 3-21, 1999
2001 The Beast Pillar, The Moose’s Tooth, Ruth Gorge, Alaska, USA con Spencer Pfinsten

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Canaglie! Massimo Pegorini racconta Walter Bonatti

Vi auguro un buon 2018 con questa chicca.

Una voce rincorre un video.

Con “Canaglie” Massimiliano Pegorini racconta vite particolari di artisti, di sportivi…di esseri umani, Presso Antica Osteria del Fico (CR).

Questa volta è il turno di Walter Bonatti, grande uomo e grande alpinista.

Se volete ascoltare il racconto di Massimo, l’appuntamento è

9 gennaio 2018 h 22

Antica Osteria del Fico, via Guido Grandi, 22 – Cremona

(Il locale è piccolo, è consigliabile chiamare per prenotare)

Per informazioni, visitate la pagina dell’evento facebook, Qui sotto trovate il trailer

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Climbing Awards 2018

Comunicato stampa

I Climbing Awards arrivano ad Outdoor Expo

Tornano il 2 marzo 2018 gli Oscar nazionali dedicati ai migliori atleti, manager e brand dell’universo italiano dell’arrampicata sportiva.

Per la prima volta saranno ospiti di BolognaFiere

Tutto pronto per la terza edizione dei Climbing Awards, gli Oscar nazionali dedicati ai migliori atleti, manager e brand dell’universo italiano dell’arrampicata sportiva che per due anni si sono svolti all’interno di Skipass, il Salone del Turismo e degli Sport Invernali di ModenaFiere.

Per la prima volta cambiano casa e si trasferiscono all’interno della manifestazione che meglio rappresenta l’intero mondo del climbing e dello sport all’aria aperta: Outdoor Expo.

Dal 2 al 4 marzo 2018 BolognaFiere aprirà i battenti per ospitare la prima edizione di questa nuova ed inedita manifestazione che si pone l’obiettivo di riunire nel capoluogo emiliano tutte le realtà del mondo Outdoor. Per tre giorni il quartiere fieristico di Bologna diventerà il polo di attrazione per migliaia di appassionati, atleti, operatori, giornalisti ed esperti del settore.

In questa ideale cornice avranno luogo le premiazioni dei Climbing Awards! Il loro obiettivo, come sempre, rimane quello di premiare e valorizzare i rappresentati dell’arrampicata sportiva italiana che si sono maggiormente distinti durante la stagione 2017. Riconfermate anche per questa terza edizione le 5 categorie in gara, pensate per mettere in risalto tutte le diverse sfaccettature di questa disciplina. Atleti maschili e femminili, eventi, palestre, team: ad Outdoor Expo, vedranno riconosciuti finalmente i loro sforzi.

Nella prima fase del concorso chiunque potrà inviare le candidature tramite mail (allegando documento word di motivazione e n.2 foto rappresentative) all’indirizzo alice@moonsrl.it entro e non oltre mercoledì 31 gennaio 2018.

Nella seconda fase il pubblico potrà esprimere il proprio giudizio tramite un modulo di votazione online. Le premiazioni dei vincitori nelle varie categorie si svolgeranno il 2 marzo 2018 a BolognaFiere, durante la prima edizione di Outdoor Expo.

Per info su candidature, nomination e votazioni vi invitiamo a visitare la fan page ufficiale facebook.com/ClimbingAwards oppure a chiamare il numero 059.9783397.

Per info su Outdoor Expo potete consultare il sito internet www.outdoorexpo.eu o la fanpage fb.me/outdoorexpo.eu.

CLIMBING AWARDS – CATEGORIE IN GARA

Miglior Climbing Team

Qual è il miglior italian climbing team? Qualità dei propri climber, marketing, iniziative a supporto della squadra e spirito di squadra sono le caratteristiche necessarie per vincere questo premio.

Miglior Palestra

Questa categoria è stata pensata per poter premiare le palestre di arrampicata sportive migliori della penisola per qualità, dimensione, servizi e professionalità nella gestione generale.

Miglior Evento 

Gli eventi sono sicuramente un ottimo veicolo per far conoscere l’arrampicata ad un pubblico sempre più vasto e apprezzare il livello raggiunto dagli atleti, per questo abbiamo deciso di premiare l’evento meglio organizzato sotto tutti gli aspetti, svoltosi sul territorio italiano.

Miglior Fair Play (uomo) 

Tecnica e stile per eleggere il miglior atleta italiano dell’anno che abbia ottenuto i migliori risultati in modo leale e corretto, rispettando le regole e gli altri atleti.

Miglior Fair Play (donna) 

Stesse caratteristiche della categoria maschile: tecnica, stile e risultati ottenuti grazie ad una certa etica comportamentale… ma con un piacevole pizzico di grazia in più.

Tempistiche e prossime date dei Climbing Awards:

  • mercoledì 31 gennaio 2018: chiusura delle candidature.
  • mercoled’ 7 febbraio 2018: saranno rese note al pubblico le nomination nelle varie categorie ed aperte le votazioni online.
  • venerdì 23 febbraio 2018: chiusura delle votazioni online.
  • venerdì 2 marzo 2018: durante OutdoorExpo presso BolognaFiere, saranno annunciati i vincitori nelle varie categorie e consegnati i Climbing Awards.

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12 giorni appesi ad una corda

Quando sento parlare di “Salto Angel” non posso non pensare a quel capolavoro di UP.

“L’avventura è laggiù”!!!

 

 

Dodici giorni appesi a una corda per scalare la cascata più alta del mondo, in Venezuela

di Noemi Penna – lastampa.it, 18/10/2017

Così maestosa e inavvicinabile da esser stata «scalata» solo quattro volte in venticinque anni. Salto Angel è la cascata più alta del mondo: si trova in Venezuela, nella remota zona di Bolivar, e scende per 979 metri dal monte Auyantepui.

Solo per ammirarla da valle serve una camminata di due giorni nella foresta. Ma gli inglesi James Pearson e Caroline Ciavaldini non si sono spaventati e hanno tentato l’impresa insieme ad altre sei persone, trascorrendo 12 giorni e notti appesi alla parete.

Le vertiginose fotografie della loro ascesa ora fanno parte di un libro, «Climbing Beyond: the world’s greatest rock climbing adventures», in cui marito e moglie, entrambi 32enni, hanno voluto racchiudere le loro imprese «in verticale» più spettacolari, da Les Calanques di Marsiglia sino al Tonsai Beach in Tailandia, passando appunto dal Santo Angel in Venezuela.

La scalata è stata una vera impresa. I progressi sono stati lenti, ed è anche capitato che l’intera squadra stesse ferma per sei giorni ad uno stesso punto, a 250 metri di distanza dalla vetta.

«Arrivare in cima è un viaggio faticoso, a livello mentale e fisico. E anche se in futuro sarà sempre più difficile intraprendere una impresa del genere – affermano i due scalatori -, speriamo che altre persone avranno la possibilità di sperimentare una scalata come la nostra».

Non deve esser certo una passeggiata, anche per dei professionisti, trascorrere tutti quei giorni «appesi». Hanno dovuto far tutto affidando la loro vita ad una corda, appoggiandosi a piccoli spuntoni di roccia. Ma «svegliarsi lassù, avendo davanti la foresta amazzonica, gli arcobaleni e lo sfarfallio della luce del sole che si infrange contro la cascata, è qualcosa di talmente magico e unico che sembrava di vivere in un altro mondo, fuori dal tempo».

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Attraverso il Pesce

Federica Mingolla e Fisch, il film della via Attraverso il Pesce in Marmolada

Video arrampicata: il documentario Fish che racconta la salita della climber torinese Federica Mingolla sulla celebre via Attraverso il Pesce (Weg durch den Fisch), aperta nel 1981 da Igor Koller e Jindric Šustr sulla parete sud della Marmolada, nelle Dolomiti.

planetmountain,com, 21/02/2017

Eccola Federica Mingolla, sui quasi 1000m di via tirati tutti da capocordata domenica 17 luglio 2016. Non su un chilometro verticale qualsiasi, ma sulla Via del PesceWeg durch den Fisch – aperta sulla parete Sud della Marmolada nel 1981 dai “cecoslovacchi” Igor Koller e l’allora 17enne Jindrich Sustr.

Nel 1984 questa via era stata ripetuta per la prima volta da Heinz Mariacher, Manolo, Luisa Iovane e Bruno Pederiva, mentre nel 1987 Mariacher e Pederiva sono tornati per effettuare la prima libera. Nel corso degli anni Il Pesce è diventato un vero mito, non solo per l’arrampicata in Dolomiti, e fino alla salita della Mingolla non aveva ancora avuto una prima libera femminile da capocordata.

La rotpunkt della Mingolla, che ricordiamo è caduta soltanto una volta e non sul tiro chiave di 7b+ ma sul tiro di 6c che porta alla famosa nicchia, è stata documentata “live” da Klaus Dell’Orto, Pietro Bagnara e Mirko Sotgiu di OpenCircle.

Leggi anche

Attraverso il pesce – scheda

19/07/2016 – Federica Mingolla e il Pesce in Marmolada: l’intervista dopo la prima femminile da capocordata
Domenica 17 luglio 2016 la climber torinese Federica Mingolla ha salito in libera la celebre via Attraverso il Pesce sulla parete sud della Marmolada. Si tratta con tutta probabilità della prima libera femminile da capocordata. La salita è stata effettuata, con Roberto Conti, in 18 ore e 27 minuti.

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Sono Laura, ho 14 anni e faccio il 9a

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Kosterlitz – una fessura da Nobel

di Matteo Bartocci – ilmanifesto.info, 05/10/2016

La fessura Kosterlitz a Ceresole Reale in Valle dell’Orco

Il fisico Mike Kosterlitz, premiato ieri in Svezia, è stato (anche) un alpinista fortissimo, protagonista del «Nuovo Mattino» degli anni ’70. E la sua firma è su un masso in valle dell’Orco.

Dalla materia «esotica» della fisica alle rocce di casa nostra e viceversa. Mike Kosterlitz, lo scienziato scozzese premiato ieri con il Nobel insieme ai colleghi britannici Thouless e Haldane, è stato anche un alpinista fortissimo, con un curriculum di tutto rispetto sulle Alpi e non solo.

Mike Kosterlitz – foto Gianni Battimelli

Tanto che una fessura su un grande masso in valle dell’Orco tra le Levanne e il Gran Paradiso prende il nome proprio da lui: «fessura Kosterlitz».

La sua storia personale si intreccia con un momento di svolta dell’arrampicata italiana. Quando era un giovane ricercatore di fisica teorica presso il Politecnico di Torino tra il 1969 e il 1970, infatti, il giovane Mike cercava compagni di scalate ma nell’austera città sabauda nessuno si fidava davvero delle capacità dello scozzese.

Al suo attivo però aveva già salite importanti in Dolomiti, sul diedro Philipp in Civetta (1965), ai Dru (tra cui la prima ripetizione della Diretta americana e la partecipazione al famoso salvataggio dei
tedeschi del’66) e sul Badile.

Qui sulla parete nord est ha aperto una nuova via con Dick Isherwood nel ’68, oggi nota come «via degli inglesi» e rimasta a lungo senza ripetizioni prima di diventare una classica.

Con queste credenziali piano piano la voce su questo «fenomeno» straniero si sparse e Kosterlitz si è legato in cordata con alpinisti del calibro di Gian Piero Motti e Gian Carlo Grassi, partecipando all’inizio di quello che poi diventerà il «nuovo Mattino» dell’arrampicata tricolore.

Un momento irripetibile in cui ’68, ’77 e mondo verticale si sono fusi tra loro lasciando tracce indelebili in tutta Italia.

Nella primavera del 1969 Grassi e Motti portano Kosterlitz in Valle dell’Orco. «Era incredibile ha raccontato anni dopo a un altro eccellente fisico-alpinista, il romano Gianni Battimelli c’era quella successione continua di pareti di granito, una più bella e più grande dell’altra, dove era ancora tutto da fare, tutto. Era come scoprire una Yosemite dietro la porta di casa. Per me dice Kosterlitz ricordando quei giorni abituato alle piccole pareti del Galles e del Derbyshire era un paradiso in terra, avevamo il mondo tutto per noi e ci divertivamo».

E così nel ’73 nacquero prima il «Pesce d’aprile» alla Torre di Aimonin e poi il suo capolavoro nella zona, «Sole nascente» al Caporal.

Kosterlitz era un maestro dell’arrampicata a incastro e la fessura di 8 metri che da allora porta il suo nome è ormai diventata celebre. Incide verticalmente un masso di granito grigio salvato dalla distruzione dopo l’apertura della galleria sul suo lato nord, nella strada a fianco.

È uno dei primi passaggi di settimo grado delle Alpi (6b blocco) e per sette anni non l’ha ripetuto più nessuno (il primo a farlo è stato Roberto Bonelli nel 78).

«Certo, l’incastro era una tecnica che io avevo in più rispetto ai locali, abituato com’ero all’arrampicata nelle fessure sul gritstone, dove la progressione è tutta di incastro racconta lo scozzese sempre a Battimelli Le altre novità che ho in qualche modo importato da voi sono state le scarpe a suola liscia e soprattutto i dadi, nelle versioni ancora rudimentali e disponibili all’epoca, poco più che dei bulloni con dentro un cordino».

Le confidenze con Battimelli non sono casuali. Storico della fisica e autore di bizzarre teorie sulla commistione fra fisici e montagne, firma del nostro mensile «in movimento» (in edicola da domani, a lato la copertina del numero di ottobre) e grande conoscitore della famosa «fessura Kosterlitz», Battimelli racconta così il loro incontro degli anni ’80 a Providence: «Per me Kosterlitz era una sorta di figura leggendaria, di dimensioni mitologiche e contorni imprecisati. Per Mike è stata un’opportunità per ritornare indietro a momenti abbandonati, estraendo dalla memoria ricordi e immagini seppelliti da tempi molto lontani».

Mike infatti ha smesso di arrampicare tanti anni fa, di colpo, per ragioni di salute.

Questo Nobel, oltre a premiare la sua ricerca, darà la possibilità a molti di scoprire il volto poliedrico
di un grande fisico-alpinista.

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Outdoor Festival 2016

Campitello di Fassa, 22-23-24 luglio 2016

Daniele Nardi

Torna Outdoor Festival: un weekend ricco di sport, divertimento per tutti gli appassionati di montagna.

Percorsi prova gratuiti  e a prezzo agevolato per tutti: MOUNTAIN BIKE, SLACKLINE, NORDIC WALKING, ARRAMPICATA, ESCURSIONI, FREE RIDE, TRAIL RUNNING, ARRAMPICATA IN FALESIA, PERCORSO AVVENTURA SUGLI ALBERI, YOGA, e molto altro con i professionisti dell’Outdoor.

E la sera l’evento continua con musica, incontri e proiezioni:

  • Venerdì ore 21 – Piazza di Campitello: musica dal vivo con i Voodoovibes.
  • Sabato ore 21 – Piazza di Campitello: Serata con l’alpinista estremo Daniele Nardi: si parlerà degli 8000 e del Nanga Parbat in invernale e saranno proiettati spezzoni del film “Verso l’Ignoto” relativo alla spedizione sul Nanga Parbat dell’inverno 2015. In caso di maltempo la serata si svolgerà presso il teatro adiacente.

Organizzazione Meridiano montagne, in collaborazione con Fassa Sport Community e comune di Campitello

Il programma completo potete scaricarlo da questo link

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Melloblocco 2016: una storia che parte da lontano

Michele Comi, Nicola Noè e Stefano Scetti, storici organizzatori del Melloblocco, parlano del più grande raduno di arrampicata boulder del mondo che si terrà in Val Masino – Val di Mello dal 5 all’8 maggio 2016. Attualmente sono oltre 1300 i climbers iscritti alla 13° edizione, e le registrazioni sono online sul sito http://www.melloblocco.it

planetmountain.com, 19/04/2016

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Melloblocco 2015

Il più grande raduno di bouldering e arrampicata del mondo si appresta ad inaugurare, dal 5 all’8 maggio, l’edizione numero 13 e, alla faccia della scaramanzia, decide di volgere lo sguardo a ritroso, quando, ai principi di questa splendida avventura in Val Masino, nessuno, probabilmente, avrebbe scommesso su una manifestazione che presentava diversi aspetti innovativi per l’Europa. Come sempre il successo di un evento di tale portata conta su molte firme e contributi, ma, se si vuole spiegare il Melloblocco nella sua storia, anima ed essenza, bisogna rivolgersi agli storici consulenti per l’organizzazione cioè Michele Comi, Nicola NoèStefano Scetti.

Locandina 2016

Michele Comi. “Alla vigilia della tredicesima edizione possiamo dire di essere stati dei facilitatori di esperienze sul granito della Val Masino e nella Riserva naturale della Val di Mello. L’atto dell’arrampicare ci riporta ad una coscienza felice ed è un’esperienza che ci cambia, rendendoci più sensibili a godere del tempo, piuttosto che sottometterci alla fretta che governa ogni giornata. Arrampicare sulla roccia, così come camminare, è vivere attraverso il corpo: scalare può essere un ottimo espediente per riprendere contatto con noi stessi. Melloblocco non fa che stimolare l’incontro e la conversazione, anche attraverso una piacevole fruizione del tempo, con la libertà di salire, fermarsi o continuare.  Un modo per celebrare con semplicità la gioia dell’arrampicata in un gran bel luogo”.

Nicola Noè. “Ho incontrato un Melloblocco in embrione al Rock Master 2003. Allora non mi era chiara l’evoluzione del progetto, ma lo erano i principi fondanti: formula a raduno e senza una competizione, inserimento nell’ambiente naturale e riduzione al minimo dell’impatto ambientale, che ci hanno condotto, anno dopo anno, come nel 2004, quando le presenze non arrivarono a 500, alle migliaia delle ultime edizioni. Com’è cresciuto il Melloblocco? Diventando un raduno frequentato da un pubblico sempre più giovane, di arrampicatori non necessariamente fortissimi, ma accomunati dalla passione di arrampicare nella natura, stare in compagnia e incontrare i propri beniamini in un ambiente informale”.

Stefano Scetti. “Questa sarà il mio 10° Melloblocco come organizzatore, nel corso dei quali ho conosciuto mondo completamente nuovo, fatto di ragazzi provenienti da tutte le parti del globo, uniti da una grande passione per il “verticale”. Non posso definirmi arrampicatore, ma ho riscoperto un forte legame che mi unisce ai partecipanti: voglia di stare all’aria aperta con gli amici, rispettare la natura, riscoprire la semplicità di un ambiente poco influenzato dall’uomo, accontentarsi di quello che ci offre senza chiedere di più, che diventa la vera ricchezza che oggi tutti cercano. Parlando della Val Masino ho notato un  forte cambiamento nella percezione dell’evento da parte della popolazione. Tredici anni fa eravamo pacificamente invasi da uno strano popolo di individui con un materasso sulle spalle e non capivamo del tutto cosa stessero facendo, ogg sentiamo nostro l’evento e ci mettiamo tutti in gioco per accogliere al meglio gli ospiti”.

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Melloblocco 2015

Dal 2004 il Melloblocco trasforma l’incantevole paesaggio della Val Masino e della Val di Mello in un luogo di aggregazione senza precedenti, grazie all’unione con la natura della Lombardia, regione a grande vocazione alpina, ad una organizzazione snella e alla formula non agonistica che offre a tutti la possibilità di arrampicare vicino ai campioni mondiali della disciplina. Arrampicata, musica, natura, stimolo alla conoscenza dei luoghi e divertimento in Valtellina per il più grande raduno internazionale di bouldering al mondo.

13° Melloblocco 5 – 8 Maggio 2016 Val Masino – Val di Mello (SO)

Per registrarsi: www.melloblocco.it

Gli articoli a tema su Planetmountain: Melloblocco story

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Melloblocco 2015

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Trento Film Festival 2016

 

Trento Film Festival 2016 – il programma, i film, le serate

planetmountain.com, 14/04/2016

Dal 28 aprile all’8 maggio 2016 è in programma a Trento la 64esima edizione del Trento Film Festival dedicato alla Montagna, Società, Cinema, Letteratura. 108 i film in programma di cui 23 in Concorso. A questi si aggiungono le serate evento. Il 26 aprile l’apertura speciale al Teatro Olimpico di Vicenza con uno spettacolo teatrale dedicato a Renato Casarotto.

108 film selezionati su oltre 500 iscritti. 14 le pellicole inserite nel “Concorso – Lungometraggi” mentre sono 9 quelle inserite nel “Concorso – Cortometraggi”, indubbiamente le sezioni più importanti, quelle che concorrono alle Genziane d’oro e d’argento. A seguire tutte le altre: la sezione “Anteprime” che presenterà 4 film; le “Proiezioni Speciali” 8; “Terre Alte” 10; “Alp&Ism” 20; “Orizzonti Vicini” 10; la nuova sezione “Sesto Grado” 4; Destinazione… Cile 15, “Eurorama” 11; Natura Doc 3. A tutto questo il cartellone del 64° Trento Film Festival affianca le classiche (e sempre attesissime) serate alpinistiche e gli incontri con molti personaggi del mondo dell’alpinismo, del cinema, della cultura e dello spettacolo. E poi la 30esima edizione di Montagnalibri con tutto ciò che è stato stampato sulle Terre alte. Come sempre quello del TFF è un programma, così fitto e intenso, in cui non è semplice orizzontarsi. O meglio, in cui ognuno può trovare il suo percorso. Ma andiamo per ordine anzi per sintesi, cercando di indicare almeno le direttrici principali del cammino.

L’anteprima del 26 aprile si gioca… fuori casa. Sì, perché quest’anno il TFF si inaugura nel magnifico Teatro Olimpico di Vicenza con una serata dedicata al grandissimo alpinista (vicentino, per l’appunto) Renato Casarotto. In scena Due amori, storia di Renato Casarotto, scritto da Nazareno Marinoni e intrepretato da Massimo Nicoli per le musiche di Francesco Maffeis e la regia di Umberto Zanoletti. Inutile dire che è un’occasione assolutamente speciale.

cAPEnorth

La maratona cinematografica. S’inizia il 30 aprile e si va avanti a ritmo serratissimo fino alla fine, fino all’8 maggio. 9 giorni di proiezioni per 108 film. Impossibile citarli tutti, anche se molti sono da segnalare. Come, proprio sabato 30 aprile, la Proiezione Speciale di La glace et le ciel il nuovo film di Luc Jacquet – già premio Oscar per La marcia dei pinguini – che sarà presentato da Luca Mercalli. Da non perdere anche la proiezione de La memoria dell’acqua alla presenza del maestro cileno Patricio Guzman.

Film in “Concorso”. Per il “Concorso – Lungometraggi” cominciamo con Meru di Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi, ovvero la grande avventura vissuta sulla nord del Meru da Conrad Anker, Renan Ozturk e dallo stesso Chin. Un film pluripremiato (e presentato anche al Sundance Festival) che, insieme ad altri due lavori, Sherpa di Jennifer Peedom e K2 – Touching the Sky di Eliza Kubarska (anch’essi vincitori di molti premi) rappresenta il tema dell’alpinismo tra i film in Concorso. Infatti, Looking for Exits di Kristoffer Hengsvad, con protagonista Ellen Brennnan, esplora il mondo del volo con tuta alare. Snowman di Mike Douglas lo sci freestyle. The Great Alone di Greg Kohs (già vincitore al Film Festival di Banff 2015) è dedicato alle corse con i cani da slitta nel grande Nord. Mentre ai temi dell’ambiente e della vita in montagna sono dedicati: On the Rim of the Sky di Hongjie Xu; Drawing the tigerdi Amy Benson e Ramyiata Limbu; il film di animazione La montagne magique di Anca Damian; Andermatt – Global village di Leonidas Bieri e Behemoth il visionario film di Zhao Liang già in Concorso al Film Festival di Venezia 2015 e vincitore del Green Drop Award. Cafè Waldluft di Matthias Kossmehl tratta invece del tema più attuale di questo momento, quello dei migranti. Mentre My Love don’t Cross that River di Mo-young Yin è un inno all’amore lungo una vita e alla bellezza di vivere nella (vera) montagna. Infine, ma non certamente per ultimo, a completare la lista dei Lungometraggi in Concorso c’è l’unico film italiano: Il solengo di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, vincitore a Film festival di Torino della sezione Italiana.doc, che racconta la storia particolare, e se volete anarchica, di un uomo che sceglie di stare solo, lontano da tutti e da tutto, come un vagabondo tra i boschi. Altro tipo di esperienza (sempre italiana) è quella raccontata da Francesca Casagrande e Michel Dalle in cAPEnorth. Il corto inserito nel “Concorso – Cortometraggi” che documenta l’avventura un po’ pazza, ma soprattutto bella quanto divertente, vissuta da Henry Favre e Ludovico Botalla viaggiando da Aosta al Circolo Polare: 10.000 chilometri, tra andata e ritorno, tutti in… ape car! Altro corto italiano in gara è Limites di Giulia Landi, che in 5 intensi minuti di animazione esplora la distanza tra città e natura.

Looking for exits: conversations with a wingsuit artist

Alp&Ism, focus alpinismo. E’ la sezione che offre più titoli (20) dopo quella del Concorso. Quella dedicata agli appassionati e ai temi “alpinistici”. E l’alpinismo, i suoi protagonisti, le sue grandi salite e storie di certo non mancano. Come la traversata del Fitz Roy dei fuoriclasse Alex Honnold e Tommy Caldwell raccontata da Peter Mortimer in A Line Across the Sky, un’impresa insignita con il Piolet d’Or e un film premiato come Best Film – Climbing al Film Festival di Banff 2015. Sempre di protagonisti dell’alpinismo parla Tamara un ritratto dell’alpinista altoatesina Tamara Lunger di Joachim Hellinger e Christian Schmidt. Mentre Simone Moro in I-VIEW di Claudio Rossoni racconta il suo progetto (e il suo sogno) da elicotterista del soccorso in Himalaya che fa da specchio alla sua grande esperienza di alpinista sulle più grandi montagne. In Panaroma di Jon Herranz, la storia è quella di Edu Marin e di suo padre Francisco (62enne) alle prese con la mitica e difficile via aperta da Alex Huber sulle Tre Cime di Lavaredo. In Common threads di James Q. Martin, i protagonisti sono due assoluti campioni dell’alpinismo come David Lama e Conrad Anker. Mentre in Tom, di Angel Luis Esteban Vega ed Elena Goatelli, la storia è quella di Tom Ballard, figlio d’arte (la madre è la grandissima Alison Hargreaves) che in queste ultime stagione è salito alla ribalta con salite e uno stile del tutto personale. Sempre sul fronte dei personaggi il programma di Alp&Ism presenta dei nomi che hanno scritto la storia dell’alpinismo come: Chris Bonington – Life and climbs di Vinicio Stefanello (planetmountain.com); Jerzy Kukuczka in Jurek di Paweł Wysoczanski; il leggendario Renato Casarotto in Solo di cordata di Davide Riva; e poi Radek Jaroš, l’unico alpinista della Repubblica ceca ad aver salito tutti i 14 Ottomila, raccontato inClimbing Higer di David Čálek. Invece ad una grande montagna e a un sogno “speciale” è dedicato Cervin, Le Rêve de la Femme-Oiseau di Rinaldo Marasco e Jérôme Piguet che racconta l’esperienza di Géraldine Fasnacht e il suo tentativo di primo volo dalla cima della Grande Becca con la tuta alare. Sul versante dell’Himalaya troviamo K2 and the Invisible Footmen di Iara Lee un film importante che la regista brasialiana e attivista di Greenpeace ha dedicato ai portatori e agli sherpa, ovvero quegli uomini che da sempre rendono possibili le salite agli Ottomila e non solo. Dal canto suo Himalaya: Ladder to Paradise, di Xiao Han e Junjian Liang, documenta la formazione della prima generazione di guide alpine tibetane, come dire l’emancipazione proprio dal ruolo di portatore. Non poteva mancare il ricordo del devastante terremoto che, giusto un anno fa, ha colpito il Nepal. Himalayan Last Day di Mario Vielmo (una prima mondiale) documenta quei terrificanti e tragici momenti. Langtang di Sébastien Montaz-Rosset invece è la storia dello sky runner Kilian Jornet e dell’alpinista Jordi Tosas che lasciando perdere il progetto che avevano in corso si sono dedicati ai primi soccorsi in una Valle sperduta e isolata dalle frane provocate dal sisma. Completano la sezione il pluripremiato Citadel di Alastair Charles Lee; Sciare in salita di Chiara Brambilla. Climbing ice – The iceland trifecta di Anton Lorimer; Metronomic di Vladimir Cellier; Onekotan – The lost island di Simon Thussbas.

Le grandi serate del Festival. Detto dell’inagurazione del 26 aprile al Teatro Olimpico di Vicenza con lo spettacolo dedicato a Renato Casarotto, il 28 aprile le danze si aprono all’Auditorium Santa Chiara con quella che ormai è la “serata Messner”. Quest’anno con“South! The last trip” Reinhold Messner, per la regia di Alessandro Filippini, metterà in scena l’avventura delle avventure, quella dell’Endurance di Ernest Shackleton in Antartide di cui quest’anno ricorre il 100° anniversario. Il 30 aprile è in programma una serata dagli ampi orizzonti e soprattutto di assoluta attualità per il nostro (possibile) futuro: don Luigi Ciotti e Luca Mercalli parleranno di “Crisi ambientale e crisi etica: due facce dello stesso problema”. Altro grande appuntamento è il 3 maggio con Neri Marcorè per “Ai confini del mondo”un viaggio attraverso la Patagonia, la Terra del fuoco e le interviste impossibili a Charles Darwin e Padre De Agostini. Il 4 maggio è la volta di Marco Albino Ferraricon “Le lunghe notti. 1944: in fuga con Bill Tilman sulle Dolomiti” l’emozionante avventura, ai più sconosciuta, del grande alpinista ed esploratore che, nel 1944, da ufficiale dell’esercito britannico fu pacadutato sulle Dolomiti per aiutare la Resistenza italiana. Il 5 maggio invece è la data della prima delle due serate alpinistiche: Simone Moro e Tamara Lungersul palco del Santa Chiara racconteranno il loro alpinismo, la loro ultima grande avventura sul Nanga Parbat d’inverno ma anche il senso della cordata, della loro grande cordata. A chiudere saranno i Ragni di Lecco con Matteo Della Bordella, Luca Schiera, Matteo De Zaiacomo e Fabio Palma che, in una serata curata da Alessandro Filippini, percorreranno la storia dei Ragni partendo da tre mitiche prime salite: la Sud del McKinley di Riccardo Cassin, il Gasherbrum IV di Carlo Mauri e Walter Bonatti, il Pilastro est del Fitz Roy di Casimiro Ferrari, fino ad arrivare ai nostri giorni che li vede protagonisti.

Il paese ospite della 64ma edizione è il Cile

LA GIURIA 2016
La giuria internazionale che assegnerà le genziane d’oro e d’argento per la sezione cinematografica “Concorso – Lungometraggi” e “Concorso – Cortometraggi” è composta dal regista italiano Alberto Fasulo, dalla direttrice di festival francese Myriam Gast Loup, dal direttore della fotografia Thierry Machado, dalla cineasta e docente di cinema cilena Tiziana Panizza e dallo scalatore, sportivo e filmmaker statunitense Cedar Wright.

Info: www.trentofestival.it

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