Articoli con tag: Dolomiti

Adrenaline Downhill Dolomites

La val di Fassa e il Downhill.

Un video dal FreeRider Channel (di Michele Caprari, ha anche pagina g+)

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Un progetto per Passo Rolle

Qualche settimana fa avevo riportato un post relativo al progetto La Sportiva Outdoor Paradise. Per chi fosse interessato ad approfondire, segnalo quanto riportato da LaVocedelNordEst.eu, da altri siti di informazione locale, oltre al servizio messo in onda trasmesso dal TGR. Tanto per intenderci, la mappa della zona sciistica da San Martino – Passo Rolle è qui e gli impianti che ci si propone di smantellare sono la seggiovia Ferrari e Paradiso, (salendo al Passo Rolle da Predazzo, si trovano sulla destra).

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“La Sportiva Outdoor Paradise”, tre milioni di euro per far rinascere Passo Rolle

In questi giorni, sono stati intrapresi contatti preliminari con tutti gli Enti preposti: dai vari assessorati (turismo e promozione, infrastruttura e ambiente, urbanistica), all’Ente Parco Naturale “Paneveggio – Pale di San Martino”, alle Foreste Demaniali, ai sindaci dei singoli Comuni interessati e ai Presidenti delle Comunità di Valle. L’obiettivo comunque è quello di poter dare l’inizio ai lavori nel corso del 2018

LaVocedelNordEst.eu, 05/07/2017

Passo Rolle/Primiero (Trento) – Passo Rolle è oggi una ferita aperta per chi, come Lorenzo Delladio, patron della nota fabbrica di abbigliamento tecnico “La Sportiva” di Ziano di Fiemme, ama il suo territorio, ha passione per la montagna ed ha la disponibilità economica per presentare il suo progetto ribattezzato “La Sportiva Outdoor Paradise”.

Si tratta di restyling totale di Passo Rolle, spogliato dei vecchi impianti di risalita, ripulito delle vecchie strutture, che diventerà un mega parco con aree e serizi per gli sport all’aperto e piccole strutture di accoglienza raffinate, di qualità, emozionanti.

La Sportiva Outdoor Paradise

Il paradiso dell’outdoor nel paradiso delle Dolomiti situato in Trentino e più precisamente nel Primiero. E’ questo il nome dall’ambiziosa operazione di marketing proposta da Lorenzo Delladio, Amministratore Delegato e Presidente de La Sportiva S.p.a. di Ziano di Fiemme, azienda leader mondiale nella produzione di calzature ed abbigliamento outdoor, che prevede la riqualificazione turistica e territoriale del Passo Rolle e partirà con l’acquisto delle quote societarie Sitr da parte de La Sportiva.

Il progetto si basa su un cambio di prospettiva radicale per il turismo di montagna. In breve: un’area tradizionalmente vocata allo sci alpino, sarà riportata al naturale, attraverso lo smantellamento degli impianti e la riqualificazione delle strutture presenti, per soddisfare nuovi target di appassionati della natura e della vita attiva all’aria aperta, alla ricerca di benessere, sostenibilità, sicurezza e semplicità.

Nessun ritardo per il collegamento San Martino – Rolle

“Allo stesso tempo – tiene a precisare Lorenzo Delladio – questo nostro progetto non rallenterà la realizzazione del collegamento previsto con San Martino di Castrozza, anzi, auspichiamo che il tutto venga fatto al più presto in modo da poterne usufruire, convinti che il passaggio dal versante del Primiero sarà un grande beneficio per tutti.Inoltre questo collegamento potrebbe servire come viabilità alternativa alle auto e come supporto all’accessibilità al Passo Rolle in caso di forti nevicate e valanghe sul versante del Primiero”.

La visione di Delladio, supportato nella proposta dallo Studio Gabrielli & Partner di Davide Gabrielli, è la creazione di un vero e proprio paradiso per l’outdoor dove le persone possano scaricarsi dallo stress quotidiano e ricaricarsi attraverso le bellezze naturali di uno dei luoghi più iconici delle Dolomiti, patrimonio dell’umanità.

Un luogo quindi perfetto, per rappresentare e comunicare l’immagine La Sportiva nel mondo, uno spazio che renderà esperienza concreta i valori ed i prodotti dell’azienda di Ziano. “Per noi non vuole essere un’operazione speculativa -aggiunge Delladio – , ma esclusivamente una grande ed importante iniziativa di marketing, per raccontare ancora meglio i valori della nostra Azienda che guarda caso partono proprio da queste montagne”.

L’idea iniziale

Un gruppo di amici, compagni di sport e allegria, persone che nei momenti di svago e relax riescono, come spesso accade, ad essere creativi e propositivi. Ragionamenti che partono da valori che accomunano tutti, amore per la montagna e senso di appartenenza, uniti ad intelligenza, perspicacia strategica e responsabilità sociale.

Lorenzo Delladio è uno di questi 10 amici che iniziano a fare delle riflessioni su come poter rivalorizzare quest’area davvero ’speciale’.

Ci si rende conto subito che da privati cittadini non sarebbe possibile presentare un progetto agli Enti competenti, pertanto si è pensato alla leva mediatica che l’Azienda di Delladio potrebbe sfruttare al meglio per poter dare al progetto il maggior risalto e richiamo possibile, in modo da garantire al progetto stesso le maggiori possibilità di riuscita.

La Sportiva di oggi è figlia di una identità personale di Lorenzo Delladio, identità che nell’ Azienda si traduce in ‘’Brand’’ ma che rimane identità e che, come tale, cerca di esprimere la propria passione ed il proprio legame con il territorio in un impegno concreto di difesa e valorizzazione dello stesso.

Percorsi emozionali e turismo

La proposta turistica sarà molto variegata e si articolerà in percorsi emozionali che coinvolgeranno mente e corpo a partire dal centro nevralgico rappresentato da un grande rifugio, attraente ed accogliente dal quale si snoderanno le diverse attività sportive, ludiche ed educative, assistite ed in massima sicurezza e che consentirà di garantire una serie di servizi legati alla ristorazione e al relax, ma anche di ospitare meeting aziendali, eventi, test prodotti, educational e fungere da centro di allenamento per atleti in alta quota.

Il progetto è caratterizzato da un’offerta di ospitalità unica ed esclusiva: saranno infatti realizzati 5/6 alloggi all’avanguardia che si distingueranno per location, design e fruibilità: casa sull’albero, camera in quota con tetto trasparente, Igloo in ghiaccio abitabile, riconversione delle strutture industriali esistenti. con l’ottica di integrare ancor di più uomo e natura.

La possibilità di praticare tutte le discipline dell’outdoor sia in estate che in inverno quali trail running, ciaspole, trekking, nordic walking, bike, sled dog, arrampicata, sci alpinismo, attività di avvicinamento allo sport per i più piccoli, ma anche parapendio, orienteering, passeggiate a cavallo e camminate in totale immersione con la natura ed in completa sicurezza, sarà di forte attrattiva per turisti di tutto il mondo che da sempre guardano alle Dolomiti come località outoor per eccellenza, e si sposa perfettamente con la filosofia aziendale de La Sportiva che attraverso le sue collezioni mountain, climbing, mountain running, hiking e skialp, offre oggi tutto il necessario all’appassionato per vivere la montagna a 360 gradi.

La Sportiva Outdoor Paradise prevede anche un’area giochi dedicata alle nuove generazionicon particolare attenzione all’avvicinamento alle pratiche sportive attraverso percorsi motori, laboratori, giochi dinamici, creativi e di socializzazione.

Un nuovo turismo

Il progetto fonda le sue premesse sulle nuove tendenze in campo turistico e sulle nuove abitudini dei consumatori sempre più dediti al turismo attivo e alla ricerca di luoghi nuovi dove praticare lo sport. Secondo i più recenti dati Istat il 64% delle persone che praticano attività sportiva con intensità lo fanno all’aria aperta in spazi non sportivi. A questo si affianca il calo evidente di pratiche quali lo sci alpino e lo snowboard in favore di sci alpinismo, free-ride e ciaspole. Un italiano su 4 inoltre sceglie la destinazione turistica in virtù della sua offerta sportiva.

Nuovi paradigmi

“E’ un progetto ambizioso che ribalta i paradigmi del turismo di montagna normalmente incentrati sulla presenza di impianti a fune, affiancandosi all’offerta turistica attuale per un approccio sostenibile e in grado di trasferire veramente i valori fondanti del nostro territorio – spiega l’ideatore Lorenzo Delladio – è una grande opportunità di visibilità e di marketing a livello internazionale per il Trentino tutto, in particolare per il Primiero – continua Delladio – opportunità che va sviluppata e comunicata in modo deciso e convinto per dare risposta alle nuove richieste del mercato turistico.”

“L’iniziativa privata dell’azienda La Sportiva porta una decisa iniezione di entusiasmo in un progetto che per il suo successo ha bisogno di una partecipazione convinta di tutti gli Enti coinvolti che porterà anche a generare nuove opportunità di sviluppo per il Passo Rolle stesso: ci auguriamo che la mentalità degli operatori possa essere aperta al cambiamento per preparare il futuro di quest’area”, ha precisato Davide Gabrielli.

A giocare un ruolo fondamentale è il senso di appartenenza con il territorio che accomuna tutte le realtà coinvolte nel progetto ed una visione strategica che si intreccia con la responsabilità sociale d’impresa verso le proprie comunità e le proprie montagne. A beneficiarne saranno tutti gli operatori del Passo Rolle, di San Martino di Castrozza / Primiero e anche della Valle di Fiemme.

Il progetto avrà successo se tutti gli operatori, soprattutto del Passo Rolle, ma non solo, sapranno adeguarsi alle nuove esigenze offrendo maggiori e migliori servizi. Per questo si pensa di coinvolgerli in corsi di formazione, in modo da creare una offerta che soddisfi quanto verrà promesso dalla pubblicità che sarà fatta. Tutti dovranno adoperarsi per far si che questa ‘’operazione’’ possa dare finalmente una svolta decisiva e positiva al Passo Rolle.

Lo stato dell’arte

In questi giorni, sono stati intrapresi contatti preliminari con tutti gli Enti preposti: dai vari assessorati (turismo e promozione, infrastruttura e ambiente, urbanistica), all’Ente Parco Naturale “Paneveggio – Pale di San Martino”, alle Foreste Demaniali, ai sindaci dei singoli Comuni interessati e ai Presidenti delle Comunità di Valle.

Dai prossimi giorni, saranno organizzati gli incontri ufficiali con questi Enti in modo da confrontarsi sulle modalità operative, legislative ed esecutive per la messa in opera del progetto. Da imprenditore Delladio auspica di poter applicare a questo progetto le stesse dinamiche e tempistiche cui è abituato in Azienda, si rende conto altresì che le istituzioni e la politica richiedono tempi diversi.

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Da LaVoceDel Nordest.eu, le voci pro e contro l’iniziativa.

Da PredazzoBlog, la lettera di alcuni frequentatori del Passo Rolle

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Il servizio su TrentinoTV

I video della serata di presentazione

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All’Alpe di Siusi in mtb

Gruppo del Sassolungo

Oggi tocca a me

Il moroso si deve ripigliare dalle fatiche della Hero, così la domenica, dopo aver liberato la stanza, lo lascio a ben altre fatiche (la gestione dello gnomo) e inforco la mia bici. Destinazione: Alpe di Siusi. Non ci sono mai stata nemmeno a piedi, e, stando alla mappa, le strade sembrano invitanti. Inoltre, da Passo Duron qualche volta da questa parte l’occhio l’ho buttato, e mi è sempre sembrato tutto molto “intrigante”.

Mappa dell’area

Dato che parto da La Selva, sono già di strada. Proseguo in leggera salita (segnavia 30B), affronto una rampa su asfalto e da qui comincia il divertimento. Si passa un torrente in corrispondenza di un borgo denominato Ciaslat (…dice nulla?), poi inizia una bella mulattiera che, con ottima vista sul paese e sulle vette circostanti, mantenendosi in quota porta fino alla strada asfaltata che porta a Monte Pana. Giunti ai parcheggi si prosegue lungo il segnavia 30.

Pedalando verso Monte Pana – vista su Santa Cristina

Al cospetto del Sassolungo

Si passa accanto al centro fondo e si entra nel bosco.

Le strade hanno un ottimo fondo e non sono molto ripide, ma la mia totale assenza di allenamento  al di sopra dei 50 m.s.l.m. si fa sentire. E a poco vale il pensiero che quella forestale per un tratto è percorsa da chi fa la Hero, percorso lungo: arrivando dal Duron la si fa in discesa, ed è indubbiamente uno dei tratti in cui si va in scioltezza..

Mentre mi concedo una piccola pausa, vedo arrivare due ragazzi che salgono agevolmente in bici. Uno dei due è un marcantonio di uno, e indossa una divisa dell’Italia. Non ha il fisico da ciclista e nemmeno da sciatore di fondo, immagino che faccia sci alpino. Gli suona il cellulare, lo sfila dalla tasca e risponde allegramente. Ok, penso io, lui con una mano sale tranquillamente e parla al telefono, e io faccio fatica a stargli dietro. Siam messi bene… Ma il mio disappunto aumenta quando, alla fine della telefonata, mi accorgo che guida sempre con una mano, mentre con l’altra scrive un messaggio. E a momenti mi semina…

Mentre stramaledico la mia pessima forma fisica esco dal bosco, e mi trovo al cospetto del Gruppo del Sassolungo, con vista sul canalone che porta al Rifugio Vicenza. E niente, anche da qui è uno spettacolo. Due ciclisti mi chiedono di fotografarli con le cime sullo sfondo, ne approfitto per chiedere di ricambiare il favore (mica che poi qualcuno pensa che qui non ci sia mai stata…).

Proseguo salendo molto dolcemente attraverso pascoli e ammirando il panorama, che spazia dal già citato Sassolungo, al Sassopiatto, all’Alpe di Susi e allo Sciliar con Punta Santner, mentre, verso Nord, l’orizzonte è chiuso dalle Odle. Qui mi fermo per fare qualche foto e un filmato, ma evidentemente attiro l’attenzione di una specie “autoctona”, che vedo voltarsi e avvicinarsi mentre sto filmando…

A Saltria ci si immette sulla strada asfaltata, salendo verso Compatsch con qualche rampa e alcuni tornanti raggiungo un piccolo rifugio sulla destra (mi pare si chiami Rauchhutte), dove mi fermo per un caffé. E qui riprendo il discorso già fatto sulle finiture nei bagni: se avanza un lavandino lo metto nel bagno di casa mia…

Di certo non lo hanno arredato da Mondo Convenienza…

Proseguo la salita, completamente al sole, fra pascoli verdissimi e vette aguzze, sotto un cielo azzurrissimo. Tutto attorno, si spazia dalle Odle al Gruppo del Sella, Sassolungo e Sassopiatto, il Molignon, i Denti di Terrarossa, lo Sciliar. Raggiungo una zona pianeggiante, costeggiando anche alcune strutture ricettive, poi svolto a destra, alla ricerca del segnavia 6B.

Sassolungo e Sassopiatto; sullo sfondo, il Gruppo del Sella

Il panorama da qui è splendido, con qualche baita che compare qua e là in mezzo ai pascoli punteggiati di fiori. Essendo una zona sostanzialmente pianeggiante, negli avvallamenti si possono formare degli stagni. Al bivio per il rifugio Sanon tengo la destra, segnavia 19.

Le Odle

Negritella

Proseguo su ottimo fondo lungo il percorso che avevo individuato in precedenza. Fra saliscendi e qualche pausa foto mi metto alla ricerca della traccia che mi deve riportare a Saltria. La prima possibilità è quella di imboccare il sentiero 9, che, pressoché lungo la linea di massima pendenza, riporta alla strada per Ortisei, ma il suddetto sentiero attraversa un pascolo per cavalli, è cintato e c’è un cartello di divieto di transito per le bici grande così. Vado oltre, alla ricerca della forestale che avevo visto sulla cartina, con fondo che peggiora un po’ e qui ho una brutta sorpresa: la strada finisce in un appezzamento cintato, con cancello chiuso da mega lucchetto, cartello “Proprietà privata” impossibile da non notare. Mo’ che faccio? E’ un po’ tardi, e di tornare indietro fino alla strada asfaltata non ne ho voglia, di farmi bici a spinta il sentiero interdetto alle due ruote men che meno… Intendiamoci, a riguardare la carina con calma, a casa, viene un dubbio: forse la “proprietà privata” può essere aggirata, in modo da raggiungere la forestale indicata dal segnavia 11… Se ricapito qui un’altra volta riguardo meglio, ma stavolta mi adeguo e imbocco il sentiero che scende diretto a Ortisei, sperando che la parte non pedalabile sia limitata.

Scendo così su un sentiero per escursionisti, risalendo in sella per qualche breve tratto non troppo costellato di sassi e radici, o per qualche panoramico single track. Ma il dislivello che faccio accompagnando la bici non è poco…. poi finalmente giungo su una forestale, che in alcuni punti richiede un po’ di attenzione per i sassi (tra l’altro, deve esserci stato qualche smottamento risistemato da poco), poi però corre via bene fino ad arrivare in fondo alla discesa, dove mi immetto sulla strada asfaltata che mi porta ad Ortisei, in sinistra del torrente, dove ho appuntamento con i due maschietti di casa.

Lo Sciliar, con Punta Santner

Dati percorso

I dati sono calcolati con partenza da Selva di Val Gardena, al bivio della strada per La Selva (dove c’è l’ufficio postale). Rispetto a quanto scritto in precedenza va aggiunto circa 1km e mezzo su asfalto, con un paio di salite.

Lunghezza: 21.5km

Quota partenza 1530m circa, quota massima 1885m, quota arrivo 1219m.

D+ 510m circa

Il tracciato

Altimetria

 

 

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Da Pozza a Pian Trevisan

Penia

Dopo qualche anno in val di Fassa, a sbattere il naso su percorsi corti ma con dislivello “concentrato”, ho trovato il percorso ideale per iniziare le mie vacanze sulle “ruote grasse”: si tratta di un anello fra Canazei e Pian Trevisan, non molto lungo e con dislivello contenuto, divertente perché alterna tratti molto diversi fra loro e in parte decisamente poco frequentati, con qualche “difficoltà” tecnica (ovvero strappettini nel bosco su fondo sassoso e con radici, ostici per chi arriva dalla pianura e pure poco allenato) e che consente di attraversare alcuni piccoli borghi che, essendo piuttosto fuori mano, sono rimasti abbastanza fedeli alla loro struttura originaria.

Il percorso è, in sostanza, quello che in loco è identificato come “Tour 212”, sul quale io mi innesto arrivando da Pozza, lungo il percorso sterrato che passa in sinistra Avisio (il “ritorno” della Marcialonga di fondo). Anzi, volendo dirla tutta, ora che ho rifatto tutto il giro (lo scorso anno mi ha fregato una foratura) lo posso dire: il tratto fisicamente più impegnativo è proprio lungo questo tratto, dalle parti di Mazzin.

Descrivo qui l’intero percorso, distinguendo fra avvicinamento (e rientro) e l’anello vero e proprio.

Planimetria

Andata

La strada sterrata che porta da Pozza verso Canazei può essere imboccata in più punti, attraversando il Rio San Nicolò nei pressi del parco giochi o della chiesa di San Nicolò. Io generalmente preferisco la seconda opzione, risalendo Streda del Piz e svoltando a sinistra in Streda de Ciancoal, seguendo le indicazioni del tour in mtb che porta al Gardeccia. Da qui si percorre un breve tratto in discesa fino ad uscire dal paese e poi, con una serie di curve, si passa da Fraines (dove c’è il campo scuola di sci) e dal parco giochi di Pera, con vista sui Dirupi di Larsech e sugli abitati di Ronch e Muncion.

Fra Pozza e Pera – i Dirupi di Larsech

Fra Pozza e Pera – scorcio verso il Sassolungo

Si prosegue verso Nord, lungo l’Avisio, affrontando di tanto in tanto qualche breve strappo, fino al ponte in corrispondenza di Mazzin, da dove si vede la stratta Val Udai con il Sass Mantèl a fare da chiusura. Proseguendo oltre, si incontra la prima vera difficoltà: qui il tracciato della forestale si allontana dal torrente e risale lungo il pendio, con pendenze di tutto rispetto. La salita è suddivisa in tre rampe, intervallate da brevi spezzoni nei quali si può tirare un po’ il fiato. Al termine del primo si arriva al parchetto di Mazzin, da qui, volendo, si può evitare il resto della salita: sulla sinistra si stacca uno sterrato nel bosco che, su fondo a tratti sconnesso (radici, sassi) o un po’ fangoso causa attraversamento di un prato spesso zuppo d’acqua, si ricongiunge più avanti allo sterrato principale. Arrivati in cima, la discesa è bella ripida… intanto ci si fa un’idea di quello che ci aspetta al ritorno…

Superata questa asperità, la sterrata prosegue poi tranquilla, attraversando o passando accanto ai vari parchi giochi della valle, al maneggio, al mini campo da golf, alla palestra di arrampicata “ADEL” di Campitello, dedicata ai quattro ragazzi del soccorso alpino morti sotto una valanga nel 2009, mentre cercavano due ragazzi investiti da un’altra valanga mentre si avventuravano nella Val Lastiès (con rischio valanghe altissimo). La visuale sulle vette circostanti cambia in continuazione, dato che la Val di Fassa compie una curva: l’abitato di Campitello è caratterizzato dalla presenza del Gruppo del Sassolungo e dal Col Rodella, e, muovendosi verso Canazei, dal Gruppo del Sella.

Sassolungo e Sassopiatto, da Campitello

Superato il piccolo parco giochi del campo scuola di Canazei ci si immette sul percorso ad anello.

Canazei – “Ecomostro” incompiuto

Anello

Si prosegue sullo sterrato in sinistra Avisio, passando accanto ad un piccolo bike park dove si possono apprendere ed affinare le tecniche di conduzione della mtb, con la parete del Piz Ciavazes a sinistra e il Gran Vernel davanti. Raggiunta la statale la si attraversa girando a sinistra e, subito dopo il ponticello, si svolta a destra lungo la ciclabile. Con un bel percorso prevalentemente all’ombra si costeggia il torrente raggiungendo Alba (visibile il palazzo del Ghiaccio sulla destra), passando accanto ad un (altro!) parco giochi e sotto la palestra di arrampicata (sulla parete scura sulla sinistra sono tracciate alcuni monotiri).

Si giunge nuovamente la statale, che si attraversa in corrispondenza della stazione di valle della funivia. Si imbocca una sterrata lungo il torrente, in destra idrografica, e poco dopo lo si attraversa grazie ad un ponticello in legno. Qui comincia la parte divertente, perché ci si ritrova nel bosco, su un sentiero non troppo largo che, con alcuni saliscendi, passaggi su passerelle in legno o su fondo naturale, qualche tratto più ampio e sassoso, risale il corso del torrente. L’ultimo tratto è quello più impegnativo, perché gli strappi sono più ripidi e sconnessi (radici e rocce affioranti), poi si sbuca sulla strada per Passo Fedaia, poco prima del tornante 1.

Gran Vernèl

Pian Trevisan

Villetta Maria

Dalla statale per il Fedaia a Lorenz. Sullo sfondo, la Crepa Neigra

Si percorre, in salita, un tratto di statale, fino ad incontrare uno spiazzo sulla destra, dove c’è un crocefisso in legno: qui si imbocca la strada, inizialmente asfaltata, che percorre Pian Trevisan, il vallone ai piedi del Gran Vernel. Oltre la cava si prosegue su sterrato, agevole e su ottimo fondo, prima di rientrare sulla strada asfaltata che porta al Villetta Maria passando accanto ad alcune delle stazioni della via Crucis che sale verso il Fedaia (prosegue lungo un sentiero che parte dal piazzale dell’albergo).

Si percorre la strada asfaltata che dall’albergo riporta sulla statale, poco prima del tornante 2. Si prosegue e, esattamente in corrispondenza del tornante 3, si imbocca una bella forestale sulla sinistra (sbarra verde). Si sale nel bosco, in una zona scarsamente frequentata. Da qui si deve raggiungere Penia: ho il dubbio che il cartello che segnala la deviazione sia saltato, o forse basta proseguire lungo la forestale? Io imbocco un sentiero sulla sinistra con indicazione per Penia: passando di qui si segue un ripido sentiero in discesa nel bosco, su fondo reso soffice dagli aghi di pino, ma con qualche radice o roccia che affiora qua e là. Si supera un torrente in corrispondenza di una stretta incisione e da qui si segue una mulattiera, che alterna tratti quasi pianeggianti a discese più ripide, fino ad immettersi su una strada che, con vista su Gran Vernel, Colac e Crepa Neigra, raggiunge il villaggio di Lorenz.

Verso Lorenz

Panorama da Lorenz

Penia

Si attraversa questo piccolo villaggio (i borghi di mezza costa sono quelli che hanno subito di meno l’impatto del turismo, mantenendosi sostanzialmente fedeli alla struttura originaria) e si scende, su ripido sterrato, a tratti acciottolato, fino a Penia. Questa frazione di Canazei ha subito i cambiamenti dati dal turismo (alberghi e residence, soprattutto verso la statale), ma arrivando da Lorenz sembra ancora di piombare in un vecchio paesino di montagna, oltretutto la posizione defilata (e più esposta al sole rispetto ai paesi sottostanti) lo fanno restare un luogo tuttora tranquillo e godevole. Da qui però si ripiomba presto sulla statale, che si percorre in discesa fino alla ciclabile (quella della palestra di roccia), che si imbocca in direzione opposta.

Giunti nuovamente sulla statale in prossimità della caserma dei Vigili del Fuoco, la si attraversa percorrendo il lungo Avisio destro (all’andata ci si era mantenuti sul lato opposto), passando accanto al campeggio. Al ponticello in legno si attraversa, passando (bici a mano) dietro al parchetto del campo scuola.

Penia

Ritorno

Si ripercorre esattamente la strada seguita all’andata. Occhio però… che stavolta a Mazzin il salitone non concede tregua, o quasi. Affrontato da qui è decisamente più impegnativo (e a tratti può slittare la ruota).

Un consiglio gastronomico. Per chi volesse far merenda, a Mazzin potete dirigervi verso il paese e portarvi sulla statale. Nello spiazzo del mercato c’è un tendone, con scritto “sagra del dolce locale”: ecco, è lo spaccio della vicina Dolciaria Fassana (il laboratorio mi pare sia a Fontanazzo, vicino al fiume, se passate nel momento giusto potete sentire il profumo degli strudel appena sfornati). Vi avviso, hanno roba “porca”.

Rientro a Pozza

Dati percorso

Lunghezza: 33km

Quota min-max (*): 1372 – 1826 mslm

D+: 615m

(*) Valori da gps (va tarato meglio)

Tracciato – curve di livello

Profilo

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Lo zen e l’arte di accatastare la legna

Accatastare la legna per farla asciugare in vista dell’inverno può diventare una forma d’arte.

No, non sto scherzando: con un po’ di tecnica e parecchia fantasia ogni anno si può rinnovare la facciata di casa. In questi anni ho visto cose degna di nota, qui in Val di Fassa: ecco qualche esempio.

Mazzin, 2012

Mazzin, 2017

Baita Lino Brach – Val Duron, 2012

Pozza, 2017

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Il fascino dell’impossibile

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La rinascita di Passo Rolle

Alcune settimane fa mi sono imbattuta in questo post, pubblicato sulla pagina Passo Rolle

Mio nonno Alfredo Paluselli, dopo aver viaggiato per il mondo, vide in Passo Rolle tutta la bellezza possibile e a questo luogo dedicò la sua esistenza. Qui creò la prima scuola di sci delle Dolomiti, il primo skilift del Trentino e seguendo l’ispirazione creò uno dei luoghi di montagna più fotografati in assoluto: Baita Segantini. Con badile e piccone realizzò anche un placido laghetto alpino, in modo da poter vedere la bellezza della sua Baita e del suo amato Cimon della Pala raddoppiati dal riflesso. Tutto questo non prima di aver adattato a strada carrozzabile, sempre a braccia e sudore, un vecchio camminamento risalente alla prima guerra mondiale che portava fin là. A Baita Segantini rimase in solitudine per trentacinque anni, nel contatto estremo con la natura, a volte terribile, a volte eccelsa. Superò in perfetta solitudine anche l’inverno del 1950/’51 quando a Baita Segantini caddero ventisette metri di neve. Rimase sempre fedele a Passo Rolle, fino alla morte.

Oltre che un custode di questi luoghi fu sicuramente anche un pioniere. Questa parola, pioniere, racchiude un significato di innovazione, di visione diversa, di rottura con il passato. Come ogni volta che si propone qualcosa di innovativo e diverso anche ai suoi tempi non mancarono le forti critiche: “È un matto” dicevano alcuni. “Cosa pensa di fare? Qua è sempre stato così, perché vuole cambiare?” dicevano altri. È la natura umana, che avendo paura di ciò che non conosce, lo rinnega. Eppure lui continuò sulla sua strada e il risultato è che oggi Baita Segantini è una delle immagini dolomitiche più conosciute in assoluto e Passo Rolle è stato per decenni una località sciistica rinomata e frequentata.

Ho quarantuno anni, e fatta eccezione per l’anno del servizio militare, posso dire di aver vissuto e lavorato a Passo Rolle tutta la mia vita. Di questa località ho visto i momenti turisticamente migliori, quando per esempio a volte i carabinieri dovevano chiudere l’accesso perché la mobilità era compromessa dalle troppe macchine dei turisti. E ne ho visto il declino, con l’apparire del degrado, dell’abbandono, del disinteresse. Ho visto le incomprensioni, i litigi, le invidie, gli indici puntati ad indicare le colpe, tra operatori, tra politici, tra Fiemme e Primiero… A volte ho avuto persino vergogna per come Passo Rolle si presentava. Ho vissuto lo smantellamento della seggiovia per la Segantini, la chiusura di Malga Fosse, dell’Hotel Rolle. Ho vissuto anche la chiusura della strada per settantadue giorni nell’inverno del 2013/’14. Fino ad arrivare alla chiusura degli impianti, l’inverno scorso.
Difficile lavorare in una situazione di incertezza così esasperante.
E dire che si tratterebbe di un posto così bello, su questo siamo d’accordo tutti.

In questo clima di decadenza e inefficienza una recente proposta di una nota azienda locale mi ha donato un bagliore di nuova energia, di rottura con il passato, mi ha fatto sentire quel senso di rinascita di cui tanto questo posto ha bisogno. Una sera a Malga Rolle, mentre ascoltavo la proposta de La Sportiva, sentivo un senso di soddisfazione per non essermene andato, per aver resistito, nonostante tutto. Quello che La Sportiva stava proponendo a noi operatori era dirompente, innovativo, qualcosa che guardava al futuro e non al passato, qualcosa basato su due semplici fattori: le emozioni, vero motore del turismo di oggi, e la natura magnifica di Passo Rolle. Un’impresa con sede a Ziano di Fiemme, guarda caso proprio il paese di mio nonno, stava facendo una proposta in controtendenza: in una montagna dove tutti cercano di creare nuovi impianti, nell’idea de La Sportiva si parlava di togliere le seggiovie per puntare tutto sulla natura incontaminata.
Durante quella presentazione mi sono sentito come deve essersi sentito mio nonno nel 1931 quando si lasciava affascinare per le prime volte dall’idea di creare nuovi impianti sciistici. Ora nel 2017 innovare a Passo Rolle significa togliere quegli impianti. Almeno quelli non più economicamente sostenibili, appesantiti dai debiti e con una stagione di chiusura totale alle spalle; impianti che difficilmente avrebbero potuto risollevarsi, collegamento o meno. Certo, mai dire mai, ma la realtà è che l’inverno scorso quegli impianti erano chiusi.

Il turismo invernale è cambiato molto, sarebbe miope non notarlo. Sarebbe da stolti far finta di non vedere tutti quei turisti invernali che non sciano ma scelgono comunque le nostre montagne per le loro vacanze e sono alla caccia di attività alternative, di esperienze. E non è soltanto questione di sensazioni. Al giorno d’oggi ci sono le statistiche e i sondaggi a dirci che le abitudini dei turisti si stanno evolvendo.

Scrivo questa lunga lettera perché nonostante la grande approvazione generale, l’idea de La Sportiva ha suscitato anche alcuni pareri ostili, e le discussioni sui social network tra favorevoli e contrari si sono moltiplicate. L’idea a mio avviso non è stata compresa fino in fondo, si sono diffuse voci che parlavano di lusso, di mega resort, di un progetto per pochi che escludeva le persone non ricche e via dicendo. Voci che spesso erano fondate sul nulla ma che alimentavano lunghe discussioni fuorvianti. Basti dire che anche se venissero create alcune strutture di alto livello ciò non andrebbe a levare l’offerta più economica già oggi presente sul passo. Basti dire che la montagna resterebbe libera ma che tutti potrebbero usufruire di una migliore segnaletica e di una sistemazione generale dell’area con criteri assolutamente ecologici. Certo, non si potrebbe più fare sci alpino sulla pista Paradiso, ma si guadagnerebbero altre possibilità, diversificate, e vorrei ricordare ancora una volta che l’anno scorso quell’impianto è stato chiuso per tutta la stagione e che non mi pare di vedere all’orizzonte grosse possibilità su questo fronte. Sulle piste Rolle, Castellazzo e Cimon si potrebbe continuare a sciare e da quanto dichiarato finora dai politici di competenza l’idea de La Sportiva non andrebbe ad interferire con il progetto degli impianti di collegamento con San Martino di Castrozza.

Perché non provare quindi a lasciarsi affascinare da prospettive nuove? Perché non cercare di uscire dalla stagnazione tramite l’innovazione? Perché non capire la possibilità di allungamento delle stagioni o i vantaggi di avere una proposta che può funzionare anche in assenza di neve? Perché non farsi sedurre dall’idea di una zona con un’offerta turistica integrata e diversificata, unica in Italia, che porterebbe nuove tipologie di turisti?

Cambiare richiede impegno lo sappiamo. Richiede un ripensamento di abitudini e di metodi. Ma a pensare sempre nello stesso modo si va sempre nella stessa direzione, e abbiamo visto bene che direzione ha preso Passo Rolle negli ultimi anni. Se guardiamo indietro ci accorgiamo che sono state proprio le idee dirompenti e innovative a funzionare a Passo Rolle, un tempo. Ora quei tempi sono passati e c’è bisogno di nuove idee. Queste idee sono arrivate e non provare a capirle sarebbe come guardare il treno partire e passare, senza salirci. Un’azienda privata che investe lo fa per un qualche ritorno, è ovvio, ma se saremo aperti e pronti ad accogliere il cambiamento le opportunità saranno per tutti, anche per le località vicine che potranno proporre ai propri clienti qualcosa di alternativo allo sci.

Cerchiamo di essere lungimiranti come lo sono stati i pionieri che ci hanno preceduto.
Se invece saremo chiusi e ancorati ai soliti sistemi, se continueremo a piagnucolare senza avere il coraggio di cambiare, cosa ci resterà quando avremo finito il fiato?

Alfredo Paluselli

Il tema mi ha incuriosito molto: non è da tutti pensare, al giorno d’oggi, di rinunciare al turismo invernale sci ai piedi. Ovunque si sta assistendo al potenziamento degli impianti di risalita (giusto o sbagliato che sia), all’allargamento delle piste esistenti o alla creazione di nuove, al potenziamento degli impianti di innevamento artificiale necessari per poter aprire le piste in queste annate di neve pressoché assente; questa sarebbe un’iniziativa in totale controtendenza. Mi sono detta: mi informo.

Ecco, ora che sono in vacanza nelle Dolomiti ne ho sentito nuovamente parlare al TG regionale. Teoricamente, nel giro di qualche settimana si dovrebbe decidere se accettare la proposta del patron de La Sportiva (nota azienda che produce attrezzatura da montagna, con sede a Ziano di Fiemme): in sostanza l’idea è quella di acquisire gli impianti, cospicui debiti compresi, smantellarli, recuperare e riqualificare parte delle strutture esistenti per ricavare un centro dedicato agli sport all’aria aperta sia estivi che invernali, con noleggio attrezzature, assistenza di professionisti, percorsi tracciati per tutte le età e capacità. E ampliando l’offerta ricettiva anche al Passo (anche per turisti molto danarosi, stando a quel che ho letto).

Il tutto potrebbe integrarsi, anche se le due cose possono sembrare in contraddizione, con i nuovi impianti di collegamento fra San Martino di Castrozza e Passo Rolle, perché così si potrebbe accedere al centro in modo green, dando la possibilità a chi scia e a chi preferisce fare altro di partire dallo stesso punto e fare ognuno ciò che più aggrada.

Da appassionata di montagna, mi pare un’idea fantastica. Prima di tutto, non esiste solo lo sci. Esistono molte attività che si possono fare in inverno, con e senza neve, e il numero di appassionati è in continua ascesa. Inoltre bisognerebbe cominciare a farsi qualche domanda relativamente alla sostenibilità ambientale dello sci alpino, e alle ripercussioni sull’economia delle aree alpine date dall’accorciamento (e spostamento) della stagione sciistica, oltre che dalla presenza ed esigenze degli appassionati delle altre discipline.

Basta dare un’occhiata alle mappe Google Earth: molte foto nell’area dolomitica sono state scattate durante questo inverno, e sono inquietanti: piste ridotte a striscioline di neve sparata in mezzo ad un panorama brullo. E’ ancora ammissibile investire tutti questi soldi su aree così vaste? Ecco, se l’iniziativa de La Sportiva può dimostrare che esiste una via alternativa all’approccio alla montagna, sarà comunque un successo, perché di aree che in passato sono state attrezzate per lo sci e ora sono poco o per nulla utilizzate, in Italia ce ne sono parecchie. Forse è il caso di cambiare schema.

E credo sia anche normale che, a fronte di una proposta di cambiamento così radicale, le opinioni siano così diverse. Pensare di ribaltare la prospettiva che ha fatto da guida nelle ultime decadi non è facile, ma credo che nemmeno far fronte ai 750000€ di debiti sia una cosa semplice. Sono straconvinta che certe iniziative dovrebbero essere sempre prese dalle Amministrazioni e non dai privati: qui si parla anche di marketing, nel senso che per la nota azienda sarebbe un modo per dare visibilità al suo marchio, alla sua “filosofia aziendale”, ma, volendo pensar male, mi viene da dire che un’azienda che investe così tanto su un’area voglia poi qualcosa in cambio. Ma è anche difficile, al giorno d’oggi, avere Amministratori con visione nuova e di lungo periodo, perché le amministrazioni sono comunque espressione degli interessi di imprenditori e lavoratori della zona, e ognuno vuole salvare il proprio orticello, a volte contro ogni evidenza.

Spero prima di tutto che vengano rispettati i vincoli dati dal fatto che ci si muove nel contesto del Parco di Paneveggio – Pale di San Martino, questo per quanto riguarda il recupero delle strutture esistenti, perché, detto papale papale, le nuove attività previste sono sicuramente più a misura di parco rispetto allo sci alpino. In secondo luogo spero che questa sia comunque l’occasione per fare tutti una riflessione: amministratori, imprenditori, lavoratori, ambientalisti.

(Ne riparleremo a breve… anche degli interrogativi che molti cominciano a farsi relativamente alla sostenibilità degli impianti di innevamento artificiale)

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Le Dolomiti viste dal National Geographic

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DolomitesVives e la chiusura del Passo Sella

Della chiusura al traffico dei passi dolomitici se ne parla da anni. Quest’anno, finalmente, ogni mercoledì (periodo luglio-agosto) verrà chiuso il Passo Sella.

Chi c’è andato (il 08/08) ha detto che c’erano parecchi ciclisti, e che è stato installato un sistema per monitorare i passaggi. Si spera che questa iniziativa sia solo il primo passo per “demotorizzare” (almeno in parte) le Dolomiti.

Faccio alcune considerazioni.

Chi ama la montagna ne ama i silenzi, e non ha bisogno di eventi organizzati per viverla, per trovare motivazioni. Ma, a dispetto di ciò, nelle dolomiti c’è già un fitto calendario di iniziative, ad esempio “I suoni delle dolomiti”. Non mi pare che per questi eventi si sia scandalizzato nessuno, anzi, sono visti come un’ottima occasione per coniugare ambiente, musica, teatro, avvicinando all’ambiente  montano anche persone che normalmente non camminano molto (ad esempio, arrivare al Micheluzzi, Fuciade o al Vajolet non è complicato, e a concerti organizzati in questi luoghi c’è sempre il pienone).

Non vedo quindi il problema se al Passo Sella vengono organizzati eventi per attirare persone proprio nella giornata di chiusura al traffico. Anzi, può essere una cosa positiva, perché chi si muove col sedile sotto alle chiappe, se non può andare il mercoledì ci va il giovedì, sempre con l’auto. C’è chi ha bisogno di uno “stimolo” per muoversi comunque, indipendentemente dall’auto. In montagna vengono anche persone che si muovono come se fossero in città, Ci vuole tempo per cambiare la mentalità delle persone, e occasioni per spingerli a vivere in modo più autentico i sentieri, anche fosse per fare 500-1000m per raggiungere il sito “mangereccio”, con tutto il tempo per guardarsi intorno (e passare in auto, o fermarsi solo per qualche foto, non è che si vede molto).

E lasciamo tempo al tempo… e comunque, fra arrampicare sentendo le auto passare sui tornanti e sentendo un concerto in quota…penso sia meglio la seconda opzione.

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GognaBlog, 12/07/2017

Oggi, mercoledì 12 luglio 2017, al Passo Sella è la seconda giornata di chiusura al traffico motorizzato. L’evento di attrattiva è il Cook the Mountain-Dolomites taste tour, dalle ore 12 alle 15, nei rifugi Des Alpes, Valentini, Friedrich August, Salei, Comici, Passo Sella Dolomiti Mountain Resort (anche se quest’ultimo del “rifugio” non getta neppure l’ombra). In queste sei location, tutte facilmente accessibili dal passo, altrettanti chef stellati propongono un percorso enogastronomico. Nelle intenzioni leggiamo di incontri “con prodotti selezionati della regione, interpretati nel modo più autentico dagli chef, un’esperienza unica per gustare, con un itinerario di rifugio in rifugio, il meglio dei sapori di questo territorio”. Naturalmente con l’immancabile frasetta “nel pieno rispetto dell’ambiente”.

E’ una sperimentazione di montagna green di cui si parla (e su cui si litiga) da vent’anni: e il primo esperimento è al Passo Sella, che mette in comunicazione Canazei, in Val di Fassa, con Selva di Val Gardena.

Tramite l’iniziativa DolomitesVives, quest’estate si vedrà il traffico limitato sul Passo Sella, con i famosi nove mercoledì di luglio e agosto di chiusura, giornate in cui, dalle 9 alle 16, il passo sarà accessibile solo a piedi, in bicicletta, con mezzi a trazione elettrica, con impianti funiviari e con bus-navetta. Questi ultimi sono stati implementati (per maggiori info sulla mobilità, leggi qui).

Attorno a questa storica decisione è stata fatta una possente propaganda: «Per i passi dolomitici, in particolare il passo Sella, il 5 luglio comincerà una nuova era… Durante le giornate di chiusura, all’insegna del motto #dolomitesvives, è previsto un programma di intrattenimento musicale e culinario, in modo da permettere a tutti di “vivere le Dolomiti” con tutti i cinque i sensi», sottolinea in una nota la Provincia autonoma di Bolzano.

La settimana scorsa, il 5 luglio, ha inaugurato il tutto Reinhold Messner, nei pressi della Città dei Sassi, in mezzo alle fanfare delle bande dalle valli di Fassa, Gardena e Badia. Il famoso alpinista è salito a piedi dal versante della val Gardena partendo da Pian de Gralba.

Con queste misure riduciamo le emissioni di CO2 – ha esordito l’assessore all’ambiente della Provincia di Bolzano Richard Theiner – e diamo un contributo importante alla conservazione della natura sulle nostre montagne che sono patrimonio mondiale dell’Unesco… Con la chiusura un giorno a settimana diamo un segnale importante, ma sicuramente non sufficiente. In futuro dovranno seguire altri interventi”.

Il servizio di trasporto pubblico ha funzionato senza problemi, con decine di bus messi a disposizione dalle Province di Trento e Bolzano che hanno garantito i collegamenti lungo i 10 km di strada chiusa ai veicoli a motore.

Qualche disorientamento per gli automobilisti che sono giunti ai bivi di chiusura (per il passo Pordoi e passo Gardena) prima di rendersi conto dei cartelli di divieto. Ha fatto notizia chi è salito con auto elettrica al 100% (una Tesla): “Dobbiamo imparare a inquinare meno“, ha detto.

Ecco i contenuti di quanto il Re degli Ottomila ha espresso parlando al pubblico:
Sono vent’anni che chiedo la “tranquillizzazione” delle Dolomiti, con la chiusura almeno parziale delle strada. E ora che la politica ha fatto il primo passo sono felice, ma è solo l’inizio: in futuro vedo tante altre strade delle Dolomiti chiuse al mattino, dopo che è salito chi lavora, per riaprire il pomeriggio in modo che sia possibile godere la montagna come 200 anni fa“.
E ancora: “Ci tenevo a essere lassù il primo giorno, voglio battermi perché questo progetto si allarghi. Nei prossimi tre anni possiamo puntare alla chiusura tutta l’estate, poi altre località vorranno unirsi a questo circuito della montagna tranquilla, arriveremo alla chiusura di tutto il Sella Ronda (i quattro passi dolomitici dove d’inverno i turisti viaggiano con gli sci ai piedi) e in dieci anni si realizzerà quel grande progetto che sono le Dolomiti “tranquillizzate”, silenziose e grandiose com’erano prima delle strade“.

A proposito delle critiche e dell’opposizione a questo progetto, Messner dice: “Il turismo “buono”, che dà risultati economici, è quello che si fa con i turisti che pernottano, mangiano o fanno acquisti. Finché il turista è in moto o in macchina non spende, tanto meno se non riesce nemmeno a fermarsi perché non ci sono parcheggi. Il futuro è un altro… Il futuro è una montagna silenziosa da regalare a chi sale con le proprie forze: a piedi o in bicicletta. Le Dolomiti, che sono il posto più bello del mondo, possono diventare la prima destinazione mondiale per le biciclette, sia su strada che in mountain bike. Anche un “vecchietto” come me può salire con l’e-bike e godere le emozioni delle Dolomiti con lentezza, senza il rumore dei motori e dei clacson… Certo, serviranno navette, un’organizzazione, ulteriori parcheggi, in una parola una strategia che richiederà anni. Ma sono convinto che alla fine avremo più clienti perché riusciremo a offrire ciò che proponevamo una volta”.

Un ritorno al passato? Messner non è solo a essere convinto del contrario. Ne sono convinti anche gli amministratori delle province autonome di Bolzano e Trento, nonostante debbano fronteggiare le proteste degli albergatori. Mentre la Provincia di Belluno non è d’accordo.

Contro l’iniziativa è insorto il Comitato degli operatori turistici dei passi dolomitici che due mesi fa ha incaricato un legale di ricorrere al Tar del Laziocontro la chiusura del passo Sella, decisa dalle Province di Trento e Bolzano, con autorizzazione del ministero delle Infrastrutture. Punto di riferimento del Comitato è Osvaldo Finazzer, che gestisce un albergo sul Passo Pordoi. “Chiudere i passi sarebbe la nostra morte. Per i cicloturisti le amministrazioni comincino a programmare e investire sulle piste ciclabili. Almeno sul circuito del Sellaronda“. E ha trovato una sponda in Veneto, nell’assessore regionale all’Ambiente, il bellunese Giampaolo Bottacin, che ha detto: “La mobilità è un diritto costituzionale, che nessuno può impedire”. Con la pronta replica dell’assessore trentino Mauro Gilmozzi: “I nostri vicini, a casa loro, potranno sempre fare ciò che vogliono. Ma non vorrei che mandassero le forze dell’ordine a presidiare il confine…”. Anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha scritto al Ministro delle Infrastrutture Graziano Del Rio illustrandogli come “gli impatti negativi che iniziative preclusive del diritto alla mobilità come questa, non programmate strategicamente su basi più ampie e condivise, possono avere sull’economia turistica delle aree montane, nella fattispecie della nostra Regione”.

Considerazioni
Anzitutto il plauso per non aver scelto la facile soluzione del pedaggio: l’introduzione di gabelle di qualunque tipo non è sufficiente per risolvere i problemi del traffico. Come dice Messner, “Il pedaggio serve a guadagnare soldi, non a limitare il traffico. Ma le Dolomiti sono di tutti, non solo di chi può pagare il pedaggio, e abbiamo la responsabilità di tutelarle“.
Non credo che con questi provvedimenti ci si possa aspettare una “reale” diminuzione del carico di traffico. Non dimentichiamo che si può sempre scegliere di alzarsi un’ora prima e salire comunque al passo prima delle 9. E chi deve necessariamente attraversare il valico può farlo di martedì o giovedì, dunque aumentando il carico in quei giorni.

E’ indubbia però la positività del segnale. Che magari non si tradurrà in un’automatica inversione di tendenza, ma che di certo è un inizio.

Comprendo, ma fino a un certo punto, anche l’affanno degli organizzatori nell’escogitare eventi settimanali che attirino la gente nell’ambito di una proibizione-auto e facciano da “animatori”. La loro paura di scontentare i molti operatori turistici che temono di rimetterci un sacco di soldi non è così giustificata, dato il nutrito programma di iniziative in alternativa.

E’ vero che ci vuole un po’ di tempo. Però la grande partecipazione alle manifestazioni ciclistiche dimostra che siamo sulla strada giusta. I turisti fuggono dal rumore e dall’inquinamento che soffrono in città e non si può far trovare loro una situazione ancora peggiore quando vengono in montagna.
L’elenco completo delle iniziative è qui: http://dolomitesvives.com/it/eventi/.

Non si è andati molto al di là di una limitata fantasia, perché oltre alla possibilità di escursioni a piedi, per gli eventi si tratta di concerti ed esibizioni eno-gastronomiche, con l’eccezione dell’inaugurazione del 5 luglio (con Messner che ha dialogato con la giornalista Ellis Kasslatter) e del 9 agosto (Leggende dello Sport, incontro con alcuni personaggi che con le Dolomiti hanno da sempre un rapporto speciale, come i campioni dello sci alpino Isolde Kostner e Peter Runggaldier, e i ciclisti Maurizio Fondries e Francesco Moser).

Una buona idea è il programma delle escursioni di Geo Trekking: semplici gite di qualche ora, ma guidate dalla Fondazione Dolomiti UNESCO, dagli esperti del Muse di Trento, dalle Guide Alpine e Accompagnatori di Media Montagna delle valli di Fassa, Gardena e Badia. Su un itinerario che proporrà una lettura del paesaggio geologico dolomitico, attraverso l’illustrazione delle principali tappe evolutive del territorio (dalle piattaforme carbonatiche pre-vulcaniche, al vulcanismo medio-Triassico fino alle piattaforme carbonatiche post-vulcaniche), i fossili della Formazione di San Cassiano, la Marmolada e il suo ghiacciaio.

La domanda a questo punto sorge spontanea: ma è possibile che a nessuno venga in mente di valorizzare il SILENZIO e la mancanza assoluta di ogni evento organizzato, ivi comprese le escursioni di gruppo?

Il silenzio è e deve restare la base di un soggiorno in montagna, assieme alla lentezza e alla mancanza di aggressività. Questo è e rimane l’intendimento dell’Unesco quando ha attribuito alle Dolomiti il riconoscimento di patrimonio dell’umanità. Sembra però di predicare ai sordi.

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Ai piedi delle Odle

(S’alza il vento)

Le Odle dal Col Raiser

Come dicevo in un post precedente, il giorno della “Hero” io e il pargolo siamo andati a fare un’escursione.

Obiettivo: percorso non eccessivamente lungo con dislivello contenuto e bel panorama. Essendo la prima volta che ci avventuravamo in Val Gardena, ed essendo mio figlio un po’ difficile da convincere quando si tratta di fare qualcosa di nuovo, era necessario minimizzare l’avvicinamento per salire in quota, privilegiando i sentieri alle forestali (si, ho un figlio esigente…).

Anello Col Raiser – Pieralongia – Rif. Firenze. Purtroppo abbiamo fatto solo la parte in blu, andata e ritorno

La scelta è caduta sulla conca sopra Santa Cristina, ai piedi delle Odle, raggiungibile con la lunghissima cabinovia di Col Raiser, anche se, alla fin della fiera, a fondovalle è stato fatto comunque un avvicinamento di tutto rispetto. L’idea era quella di compiere un giro ad anello, in senso orario, toccando la malga di Pieralongia e il rifugio Firenze, per cause di forza maggiore il giro è poi stato “potato”.

Mappa dell’area

Il percorso

Si parte da Santa Cristina, zona Plan de Tieja: si percorre la strada che, dal paese, sale e porta a Selva di Val Gardena passando a mezzacosta, da qui si seguono le indicazioni per la cabinovia Col Raiser.

Man mano che con l’ovetto si sale “sorvolando” quella che in inverno è la pista di rientro, superando i 22 piloni della cabinovia, il panorama si allarga: sotto e accanto a noi gli abeti sferzati dal vento si diradano sempre di più per lasciar spazio a estesi verdi pascoli, con le vette del parco Puez-Odle che li abbracciano verso nord, mentre alle nostre spalle via via compaiono le vette delle dolomiti della Val di Fassa (Sella, Sassolungo e Sassopiatto, la catena del Molignon) e l’Alpe di Siusi. E, sopra, il cielo azzurrissimo, sporcato solo da qualche nuvoletta.

Alla faccia del bagno #1

La stazione di arrivo della cabinovia, a circa 2100mslm, è, in pratica, tutt’uno con il rifugio. Anche se il termine rifugio, qui, è decisamente fuori luogo. Questo è un vero e proprio hotel, con tanto di area benessere (c’è anche una vasca all’esterno), bella stufa di maiolica nel bar e finiture di livello. E qui apro una parentesi: non ho mai trovato bagni così belli nei rifugi. Direte: e chissenefrega… Beh, tra questo e il piccolo rifugio dove mi sono fermata all’Alpe di Siusi ho trovato delle cose che mai mi sognerei di mettere nel bagno di casa mia, e non solo perché ho il braccino corto: certe cose bisogna anche saperle tenere, e io a casa non saprei farlo. Qui c’erano piastrelle con inserti e bordure in legno e un sistema di contrappesi in pietra per chiudere in automatico le porte (qualcosa del genere c’è anche a Fuciade, ma qui si sono superati).

Alla faccia del bagno #2

Dopo il caffè ristoratore (per me, lo gnomo meglio di no…) ci mettiamo in marcia. E qui purtroppo ci rendiamo conto che il vento è un po’ più forte rispetto a quello che ci aspettavamo, è freddino e piuttosto fastidioso (anche se io vado avanti, coraggiosamente, in maniche corte ancora per un po’).

Spalle al rifugio prendiamo la forestale sulla sinistra, che, passando accanto alla malga Odles, porta verso il rifugio Fermeda. Si sale molto dolcemente, la strada è abbastanza riparata, ma nei punti esposti il vento si fa sentire. I fiori di inizio estate ci fanno compagnia, ne approfitto per far vedere al pargolo le genziane (che ad agosto non ci sono). D’altra parte bisogna pur sfruttare il manualetto sui fiori alpini comperato il giorno prima…

Genziane

Gruppo Sella e Sassolungo

Sassolungo, Sassopiatto, grippo del Molignon

Imbocchiamo successivamente una forestale sulla destra, contrassegnata dal 4A, seguendo le indicazioni per la ferrata e per Pieralongia. Il vento si fa via via più insistente, e freddo, mentre prendiamo dolcemente quota fra i prati. Sempre peggio…mentre proseguiamo tenendo nuovamente la destra dirigendoci verso i massi erratici ai piedi della Gran Fermeda, aggirando il piccolo colle sopra il quale c’è il nostro primo obiettivo (la malga Pieralongia, dove, vista l’ora, vorremmo mangiare). Il figlio si lamenta, e ha ragione. Nel frattempo si copre pure il cielo, qui a ridosso delle vette.

Arrivati alla malga scopriamo che…è proprio una malga, piccina picciò, senza saletta interna. Ci rimango un po’ male, la stragrande maggioranze delle “malghe” e “baite” della val di Fassa sono ristoranti a tutti gli effetti: mi sarei presa volentieri una zuppa, giusto per scaldarmi, mentre il figlio a metà strada già stava sognando un piatti di tagliatelle al ragù… Invece no, troviamo un angolo di panca riparato dal vento e ordiniamo un tagliere speck e formaggio in due. Con speck si intende una fetta alta più di mezzo centimetro, e il formaggio (due tipi diversi) sufficientemente dolce da piacere all’erede. Più che l’onor potè il digiuno… Ettore si scofana quasi tutto il formaggio e un pezzetto di speck.

Con questo vento pensare di completare il giro è abbastanza assurdo. Si tratta di fare un tratto in quota verso Est (segnavia 2B) prima di scendere verso il rifugio Firenze (13B-13) e da lì “risalire” al Col Raiser, zona quasi tutta molto esposta, senza alcun riparo. E già così è dura, se poi il vento dovesse aumentare ulteriormente….

Scendiamo quindi da dove siamo arrivati, e riprendiamo la cabinovia. Peccato, perché il posto meritava sul serio… rimane la voglia di tornare per completare il giro, magari allungandolo un po’.

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