Articoli con tag: Dolomiti

Riprendiamoci Passo Sella!

Dolomiti, parte la sperimentazione: un passo alpino aperto solo alle biciclette. Messner: “Bene, serve cambio radicale”

Tutti i mercoledì dalle 9 alle 16 il Passo Sella sarà chiuso ad automobili e motociclette. Dal 2018 potrebbe toccare a Pordoi, Gardena e Campolongo. L’alpinista: “Così si apprezza il silenzio”. Ma gli operatori turistici protestano: “È la nostra fine”

di Giuseppe Pietrobelli – ilfattoquotidiano.it, 05/07/2017

Un sogno, le Dolomiti senza auto e senza moto. “Bisogna chiudere al traffico i passi almeno cinque-sei ore al giorno”. Nel luglio di un anno fa l’alpinista Reinhold Messner aveva lanciato questo appello, il giorno dopo la morte in un incidente stradale di Bruno Bonaldi, ex campione di sci nordico e marito di Maria Canins, che in bicicletta si era schiantato contro un furgoncino a San Cassiano, mentre scendeva lungo la strada della Val Parola. Una frase che sembrava dettata da un fatto di cronaca. Ma da allora si è approfondita la riflessione sul bisogno di far ritrovare alla montagna la sua dimensione e di ridarle il silenzio. Al punto che con il primo mercoledì di luglio prende il via una iniziativa che potrebbe essere il primo passo verso un futuro in cui la montagna non sarà più accessibile con mezzi motorizzati, salvo pullman-navetta, per diventare il regno di cicloturisti e camminatori.

Un sogno possibile? Oltre a Messner, che ne è diventato in qualche modo il portabandiera, ne sono convinti anche gli amministratori delle province autonome di Bolzano e Trento, nonostante debbano fronteggiare le proteste degli albergatori. L’esperimento riguarda, per quest’anno, il Passo Sella che mette in comunicazione Canazei, in Val di Fassa, con Selva di Val Gardena. Ma dal 2018 lo stop al traffico potrebbe essere esteso ai passi Pordoi, Gardena e Campolongo. Ogni mercoledì di luglio e agosto la strada del passo sarà chiusa ai veicoli a motore tra le 9 e le 16. Unici mezzi consentiti, quelli a trazione elettrica, le biciclettee gli autobus del servizio pubblico.

Nel primo mercoledì, Messner partecipa al Passo Sella all’iniziativa di Dolomites Vives, raccontando episodi della sua vita legati al rapporto con le montagne, proprio lui che per primo ha scalato tutti i quattordici Ottomila della terra. Ai giornali locali ha spiegato l’importanza di un evento che significa una svolta non solo nel rapporto dell’uomo con la natura, ma anche del turismo di massa con la conservazione dell’ambiente.

“Questo è più che un primo passo verso il futuro. So che per fare ciò che per me sarebbe assolutamente necessario ci vorranno anni: la maggior parte dei passi dolomitici andrebbero chiusi, almeno per gran parte della giornata”. Un ritorno al passato? Messner è convinto del contrario. “Il futuro sta in un cambio radicale delle nostre Dolomiti, anche perché dobbiamo conservare e incentivare quel turismo che punta alla lentezza, al silenzio. Dobbiamo restituire le strade ai ciclisti, che attualmente sono quasi più numerosi di chi si muove a piedi. Sono persone che cercano il silenzio e ora invece abbiamo passi pieni di rumore, di aggressività”.

Messner parla anche da alpinista. “Ti ritrovi in parete e non riesci nemmeno a sentire cosa urlano i tuoi compagni di cordata perché i motori di auto e moto coprono qualsiasi altro suono. Questo non è certamente quello che voleva l’Unesco quando ci ha attribuito il riconoscimento di patrimonio dell’umanità“. Ma per lui non ci sono altre scelte, pur nell’esigenza di garantire a chi lavora in alta montagna la possibilità di portare in quota il necessario per lavorarvi e viverci. “Le ore centrali però vanno preservate dai clacson, dagli automobilisti arrabbiati o dalle moto – ha dichiarato al Corriere dell’Alto Adige – Per imprimere un cambio di rotta sulla mobilità non possiamo fare tutto in un anno. Serviranno navette, un’organizzazione, ulteriori parcheggi, in una parola una strategia che richiederà anni. Ma sono convinto che alla fine avremo più clienti perché riusciremo a offrire ciò che proponevamo una volta”.

Contro l’iniziativa è insorto il Comitato degli operatori turistici dei passi dolomitici che due mesi fa ha incaricato un legale di ricorrere al Tar del Lazio contro la chiusura del passo Sella, decisa dalle Province di Trento e Bolzano, con autorizzazione del ministero delle Infrastrutture. Punto di riferimento del Comitato è Osvaldo Finazzer, che gestisce un albergo sul Passo Pordoi. “Chiudere i passi sarebbe la nostra morte. Per i cicloturisti le amministrazioni comincino a programmare e investire sulle piste ciclabili. Almeno sul circuito del Sellaronda“. E ha trovato una sponda in Veneto, nell’assessore regionale all’Ambiente, il bellunese Giampaolo Bottacin, che ha detto: “La mobilità è un diritto costituzionale, che nessuno può impedire”. Con la pronta replica dell’assessore trentino Mauro Gilmozzi: “I nostri vicini, a casa loro, potranno sempre fare ciò che vogliono. Ma non vorrei che mandassero le forze dell’ordine a presidiare il confine…”.

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I piccoli eroi del 2017

Bellissimi i pargoli. Erano circa 400.

E il percorso per i più “grandicelli”, ovvero dai 7 ai 12 anni, non era stupidissimo…

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Spettacolare Hero 2017

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Prima della prima

È il grande giorno. Stasera saprò se la nostra famigliola sarà ancora costituita da tre persone e se mi toccherà trovarmi un nuovo moroso perché il titolare sarà perito da… “hero”.

Max torna dalla colazione.

– Giù c’era uno che era alla sua prima primissima…

– …hero? (Già, tu ne hai fatte tante, eh?)

– No, prima manifestazione! Non sapeva come si metteva il numero!

– …

– Ha detto ” ma perché ce ne sono due?”

– Ma almeno… lo sa a cosa sta andando incontro?

Ecco, a questo matto inconsapevole, ma soprattutto al mio moroso, matto consapevole perché almeno una vaga idea ce l’ha… Dedico questa.

Perché si può essere eroi anche solo per un giorno.

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Ti raserò l’aiuola

…waiting for #HERO

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Dolomiti timelapse

Prendetevi 3 minuti…

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Piccoli Hero(es) crescono

Venerdì 16 giugno si terrà la Hero Kids 2017.

Per i Paez e le Bigham di domani…

Per info vai alla pagina dedicata

 

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L’anello mancato: 3 e 4- Le 5 Torri e la Val Travenanzes

Ecco, siamo arrivati alla parte mancante dell’anello.

Con la tappa 1 siamo andati da Cortina al Lago Verde (Rifugi Fanes e La Varella), con la tappa 2 e metà della 3 abbiamo percorso tutta la valle di Fanes fino al Col Locia, da qui siamo scesi a Plan d’Ega per poi risalire alla piana del Rifugio Scotoni, proseguendo poi per il Lagazuoi fino a scendere al Falzarego.

Da qui in poi, non avendolo percorso di persona, riporto le indicazioni della relazione e qualche foto rubata alla rete. Si tenga presente che la relazione era presa da una “vecchia rivista” già dieci anni fa, e in alcuni punti le indicazioni non sono chiarissime, è quindi opportuno verificare sentieri, punti di appoggi e l’eventuale presenza di tratti attrezzati.

…Lo chiuderò, prima o poi, questo giro…

Mappa del trek. In fucsia e arancione le tappe 3 e 4

Tappa 3: da Rifugio Scotoni a rifugio 5 Torri (2137mslm), tempo stimato 6-7 ore.

La descrizione fino a Passo Falzarego è riportata nel post precedente.

Un’osservazione: nella relazione si cita il segnavia 441b come riferimento per raggiungere Forcella Averau da Passo Falzarego, ma dalla mappa Kompass in mio possesso il 441b non parte dal passo. Suppongo sia da intendere “segnavia 441”, verificare le condizioni del sentiero.

Le 5 Torri, sullo sfondo le Tofane, da http://lagazuoi5torri.dolomiti.org

Museo all’aperto – 5 Torri

Per info

Museo all’aperto delle 5 Torri

Tappa 4: da 5 Torri (2137mslm) a Ponte de ra Sies, tempo stimato 8-9 ore.

Per info

Fotogallery traversata val Travenanzes da sito cai San Vito al Tagliamento

Escursione Falzarego – Lagazuoi – Travenanzes

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L’anello mancato: 2,5-da Fanes al Falzarego

Mappa del trek. In blu e fucsia sono indicate le tappe 2 e 3

Proseguo qui la descrizione di un percorso ad anello tentato nel 2017.

Doveva essere la tappa n°2, invece abbiamo fatto un’aggiunta, e, a posteriori, dico “per fortuna!!!”. Ma andiamo con calma.

La prima tappa ci aveva portato da Cortina al rifugio La Varella percorrendo la bella val di Fanes e il Passo di Limo.

Chiesetta dietro al rifugio La Varella

Qui abbiamo pernottato in un bel rifugio, tranquillo, che faceva anche da alberghetto, nel senso che, oltre alle camerate, c’erano stanze più piccole e c’era chi pernottava qui più giorni facendosi portare qui in jeep. Non essendo proprio lungo l’Alta Via n°1 come il vicino, e più grande, Rifugio Fanes, risultava meno affollato rispetto a quest’ultimo. Nel rifugio abbiamo incontrato anche alcune comitive in mtb impegnate nella traversata del gruppo (qui si può arrivare anche da San Vigilio di Marebbe), e, personalmente, non li ho invidiati, sapendo che all’indomani avrebbero dovuto affrontare le rampe che portavano al Passo di Limo…

Il torrente nei pressi del Lago Verde

Tappa 2: da Rifugio La Varella (2038mslm) a Rifugio Scotoni (1985mslm), tempo stimato 4-5 ore.

La mattina successiva ci rimettimo in marcia in direzione sud lungo l’Alta Via n°1. Ripercorriamo il Passo di Limo per poi percorrere l’Alpe di Fanes Grande, fra torrenti, laghetti e bastionate rocciose dalle forme più varie. Sembra di essere in un altro mondo, lontano dai sentieri più affollati, in un ambiente particolare, che si differenzia dalla maggior parte delle valli dolomitiche proprio per la forma delle vette circostanti, che, sulla nostra destra, sono molto “morbide” per una strana combinazione di storia geologica ed erosione, che ha reso molto visibili le ondulazioni, le pieghe degli strati rocciosi.

Alpe Fanes Grande, con le Cime di Campestrin a sinistra e Sas dai Bec e Taibun sulla destra

Sas dai Bec

Arriviamo al Juf da l’Ega (Passo Tadega, 2157mslm), lasciando sulla destra il vallone che porta a Punta Lavarella, per poi imboccare il sentiero 11 percorrendo la Val di Fanes fino a Col Locia (2069mslm), fra la Cima del Lago e il Piz les Cunturines. La relazione in nostro possesso diceva di tagliare in quota lungo il sentiero 21 fino alla Forcella di Lago (2140mslm) e, da qui, al Rifugio Scotoni. A parte che sulla nostra mappa tale sentiero non era segnalato, noi preferiamo scendere lungo un sentiero che, fra rocce e gradoni sostenuti da tronchi, ci porta fino a Plan d’Ega, a quota 1730mslm circa, percorrendo parte di questo tragitto insieme ad un paio di coraggiosi bikers che si fannno buona parte del dislivello con la bici in spalla. Ho pensato fossero matti, poi negli anni successivi sono andata ad impegolarmi in situazioni forse peggiori, capendo che… una scammellata val bene un giro spettacolo.

Col Locia, vista verso il vallone che porta a San Cassiano. Sullo sfondo, Pralongià e il Gruppo del Sella

La discesa dal Col Locia, lungo il sentiero 11.

“Hotel Pecora” a Plan d’Ega

Da lì risaliamo, lungo il segnavia 20, percorrendo il vallone di Lagazuoi fino alla verde piana del Rifugio Scotoni (in pratica risalendo il percorso che in inverno si fa con la lunghissima pista da sci che dal rifugio Lagazuoi scende fino a San Cassiano.

Al rifugio Scotoni arriviamo intorno all’una, piuttosto affamati. Il rifugio è parecchio affollato e… gli altoparlanti sparano musica tirolese a palla. Vabbè che in fondo siamo…a casa loro, ma per chi si è conosciuto ascoltando Love Over Gold dei Dire Straits è un po’ troppo. Mangiamo, ci guardiamo in faccia e… “tira fuori un attimo la cartina…”. Visto l’orario c’è margine, rimanere lì a farsi ammorbare, per quanto il posto non sia male, non ne vale assolutamente la pena. Da lì al successivo Rifugio Lagazuoi però c’è un bel pezzo, e per me, stimare le percorrenze su una carta al 50.000 dopo che per una vita ho usato quelle al 25.000, non è banalissimo. Ritenendo la cosa fattibile ci rimettiamo in marcia, decisi a fare mezza tappa del giorno successivo.

Tappa 3: da Rifugio Scotoni a rifugio 5 Torri (2137mslm), tempo stimato 6-7 ore (interrotta al Falzarego).

Sempre lungo il sentiero 20 saliamo fino al lago di Lagazuoi e da qui rientriamo sull’AV n°1. Una parte del sentiero è a gradoni (anche un po’ alti), ma nel vallone si procede lungo una traccia su roccia, su una specie di piana coronata dalla Cima del Lago, dalle Torri di Fanes e dal Piccolo Lagazuoi. Ma mano che procediamo lungo il sentiero il cielo si copre progressivamente, dando ragione (purtroppo) alle previsioni dei meteorologi.

Alpe di Lagazuoi, chiusa a nord dalla Cima del Lago e dalle Punte di Fanes

Arrivati sotto al rifugio ci rendiamo conto che il “sotto” sono 200 metri di dislivello da farsi in salita (e ridiscendere la mattina successiva) lungo il primo tratto della pista da sci. “Col cavolo che salgo per poi ridiscendere, andiamo a dormire al passo” mi sento dire. Borbotto, un po’ per l’ora tarda, un po’ perché al Falzarego poteva essere problematico trovare alloggio, ma mi adeguo. E sotto un cielo che, dal grigio normale, vira al grigio topo e alla tonalità piombo, ci avviamo alla Forcella Lagazuoi e scendiamo, lungo il segnavia 402, passando ai piedi della Cengia Martini. Da qui partono i sentieri che portano nelle gallerie scavate nella prima guerra mondiale, e che ora è possibile visitare (con l’attrezzatura adeguata, si intende).

Tofana di Rozes, in vista l’AV1 che porta a Forcella Col de Bos

Arriviamo al Passo Falzarego e scendiamo lungo la statale fino al Rifugio Col Gallina. Il tempo di entrare per chiedere un posto letto e si scatena l’inferno. Un diluvio allucinante…

Per fortuna hanno una stanzetta libera e ci fermiamo lì. Ma al tempo infernale ci si aggiunge pure la notte infernale passata perché il mio compagno sta malissimo, al ché capiamo che il nostro trek finisce lì.

La mattina successiva, mesti mesti, prendiamo l’autobus in direzione Cortina, nell’impossibilità totale di vedere il panorama perché immersi in una fitta cortina di pioggia, ma consapevoli che, se fossimo dovuti scendere del Lagazuoi con quel tempo, sarebbe stato molto, ma molto, peggio.

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Paesaggi di Fassa

Foto di Anton Sessa

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