Articoli con tag: Pizzighettone

A mente sgombra (forse…)

Inforcare una bici, andare a correre… mica lo si fa “solo” per buttar giù qualche etto (e già sarebbe un successo). E’ anche un modo per “buttar giù” i pensieri, nel senso di liberarsene, sgomberare la mente. Poi, ovvio che a correre, se non si è abbastanza allenati, dopo un po’ subentra il pensiero “no, cazzo, non ce la faccio”. Ma questo è un altro discorso.

Con la bici, invece, è più facile, perché, se non si vuole battere il record personale, ci si può rilassare di più, e le tensioni se ne vanno. Per me questo funziona soprattutto se mi muovo seguendo il flusso d’acqua di un fiume, o di un canale.

Ma una testa non riesce a stare a lungo vuota, l’eliminazione delle tensioni riattiva le connessioni, e le suggestioni del paesaggio, le piccole cose che si notano guardandosi intorno si mescolano ad altri pensieri che riaffiorano, e ti ritrovi, nuovamente, a ripensare ai tuoi casini, ma analizzandoli con spirito diverso, cambiando punto di osservazione, a fare qualche piccolo bilancio.

E allora, mentre ti fai una piccola uscita nella campagna cremonese, tagliando inizialmente per campi per poi riportarti su asfalto a fare un giro tranquillo, di quelli che sai quanto ci metti e quanto margine puoi prenderti per fermarti a scattare qualche foto, prende avvio il processo di rimozione, miscelazione e rielaborazione. E lo sguardo sulla natura che sta completando il risveglio primaverile, questo processo lo aiuta. E così, passando accanto alla cascina disabitata lungo lo sterrato verso la Roggia Marchesa, scopri l’immancabile gatto nero, ma anche qualche cucciolotto nato da poco. E le rogge che non sono ancora state riempite d’acqua, mentre l’acqua caduta nei giorni precedenti qualche segno sulla vicinale lo ha lasciato, e tu un po’ smadonni, perché non hai voglia di infangarti troppo.

Cascina Vallate Ponte

E via, lungo lo sterrato, fino a Regona, e da qui verso Formigara, dove la Cascina Vallate Ponte, col suo inconfondibile rosa-rosso, un tempo tipico delle abitazioni della mia zona, sta a presidiare il ponticello sul Serio Morto. Ed ecco che l’acqua, elemento essenziale di questo paesaggio, trasporta pensieri, riflessioni… Potesse rimuovere completamente anche le frustrazioni sarebbe una gran bella cosa… e invece non è proprio così. E dal muro rosa carico ai muri di gomma contro i quali ti sei imbattuto durante la settimana il passo è breve…

Il Serio Morto

E arrivi a Ferie, lungo la scarpata del Lago Gerundo… territorio modellato da un corso d’acqua un tempo ampio e ora rientrato nell’alveo dell’Adda. Cascine più o meno grandi, villette… un sacco di case vuote, l’osteria del paese, l’oratorio (ma ci sono i bambini qui? in quanti usano i giochini di lato al parchetto?), l’immancabile asinello nel recinto lungo la strada per Formigara… I discorsi fatti in ufficio, a casa… che si mescolano nella testa senza un ordine logico mentre affronti la salitella, e insieme ai pensieri, le canzoni. Già, perché non puoi mai sapere che canzone ti verrà in mente, per qualche stranissimo scherzo della mente. Per associazione di idee (in ufficio era stato nominato Vasco Rossi, un paio di giorni prima) ti viene in  mente la Mannoia e la sua bellissima interpretazione di Sally. Una canzone che associ ad un periodo poco divertente della vita. Un periodo di decisioni drastiche.

Sally cammina per la strada senza nemmeno / guardare per terra

Sally è una donna che non ha più voglia / di fare la guerra

No, ma io per terra devo guardare, mica che poi prendo una buca. E non avrei certo voglia di fare la guerra, ma mi ci trovo dentro, cazzo, nella mia piccola guerra personale…

La musica esce dalla testa, svolti per imboccare la strada “di argine” verso Pizzighettone (in pratica, è il primo tratto della “ciclabile delle città murate” fatto al contrario). E sono le piccole cose che ti colpiscono…

Ma da quanto tempo non vedevo un orto con le bustine di sementi infilate su un bastoncino? Si lo so, è una cavolata… ma fa molto orto della nonna. Il mio vicino, che ha un orto immenso, non le mette. La mappa dell’orto ce l’ha stampata in testa.

E man mano che incontri viottoli laterali, ti dici che una qualche volta devi venire in perlustrazione per cercare percorsi alternativi. Anche da Ferie ce ne sono di vicinali che scendono giù verso la valle dell’Adda… totalmente sconosciute.

Uno scheletro…in golena

Però una deviazione la fai, in corrispondenza di un vecchio impianto a servizio di una cava. Deviazione si fa per dire, perché dopo nemmeno 100 metri ti trovi in riva all’Adda, che dalla strada nemmeno si vede. Quello che vedi invece sono le solite taniche di plastica blu abbandonate fra i rovi. Che schifo… ma avere cura per il proprio territorio è così da radical chic? Gli agricoltori proprio se ne sbattono, eh…

Attrezzatura di cava in disuso

L’Adda fra Formigara e Pizzighettone

Riprendi la ciclabile in direzione sud. In un campo preparato a puntino spuntano le prime piante, ma alcuni mucchietti di terra alterano la geometria perfetta del terreno perfettamente rullato e rigato dalle file di germogli. Una talpa? Talpa topografo, cazzarola, sono tutti allineati manco li avessero tracciati col laser. E qui ci scapperebbe una battuta da  ingegnere, ma non la capirebbe nessuno (addetti ai lavori a parte)…

Ecco, ci risiamo….

Sally ha già visto che cosa / ti può crollare addosso

Sally è già stata punita

Cappellina votiva

In un certo senso… sarà perché mi fido troppo delle persone, poi quando ci sbatto il naso fa molto male… Fa male vedere le persone diventare il peggio che prima detestavano… Fa male vedere la mediocrità fatta carriera (o presunta tale). E zitta non ci so stare, prima o poi mi spediranno a casa di Dio per punizione…

Sul curvone (no, la Coppa Cobram non c’entra), dove si stacca una sterrata che conduce ad un maneggio, sorge l’immancabile cappellina votiva. Ma chissà perché sono tutte dedicate alla Madonna? Le rose di lato all’ingresso, le sedie di plastica per sostare a prendere il fresco nelle giornate afose, questa ha sull’altare un dipinto che, almeno agli ignoranti in materia di religione, fa pensare alla Madonna di Lourdes che appare alla pastorella. Ma magari non c’entra un tubo…

Sally cammina per la strada sicura / senza pensare a niente

Di sicuro c’è solo la morte, ma sinceramente questa certezza spero di provarla il più tardi possibile. A pensare a niente un bel tubo… 

Quando la vita era più facile…

Ma perché caspita la vita è così un casino, che se non lo è sembra che te la complichino apposta, giusto per farti un dispetto? Perché si riempiono tutti la bocca di parole fighe, poi alla resa dei conti sono ottusi? Perché impongono agli altri delle scelte totalmente prive di senso solo perché devono far vedere che comandano loro, perché ti considerano una pedina nello scacchiere dei loro premi aziendali, e chissenefotte se ne va della tua vita familiare, e pure (diciamolo) dell’efficienza aziendale?

Mobbasta, però, eh…

Le mura di Pizzighettone

Prosegui seguendo i cartelli della Ciclabile delle Città murate, arrivi a Pizzighettone. Il sole che illumina radente la parete della torre d’angolo crea un contrasto di colori ed ombre. E per la prima volta ti fermi a guardare, da questa angolazione, le mura, ancora ben conservate (grazie anche all’appassionato lavoro di un gruppo di volontari), e noti le torrette di avvistamento presenti sul lato nord. Ma non solo… ai piedi delle mura, il percorso un po’ tortuoso di ciò che rimane di una lanca del Serio Morto, in questo periodo asciutta. Alcuni pannelli illustrano la vegetazione presente e inquadrano la zona all’interno della antica valle fluviale.

Lato Nord della cinta muraria di Pizzighettone: le torrette di avvistamento. A i piedi, la Lanca del Becco

Chiesa di San Bassiano

Attraversi il centro abitato: il Palazzo Comunale esattamente di fronte alla Chiesa di San Bassiano, la cerchia delle mura, la Polveriera, Porta Soccorso.

Poco fuori le mura, oltre il ponte della ferrovia, l’Alveo dell’Adda è stato in passato rimodellato. In corrispondenza delle “rapide” alcuni anni fa è stata costruita una centrale elettrica in riva destra. Da poco è stata inaugurata quella in sinistra, durante la realizzazione dell’opera sono stati trovati i resti di un antico mulino.

Oltre l’incrocio con la provinciale scendi lungo l’argine verso Crotta.

Bello lasciar correre le ruote… una volta tanto posso avvicinarmi ai 30km/h 😀 😀 😀

Le centrali di Pizzighettone

Prosegui, incontrando alcuni ciclisti e qualche “camminatore”, uno sguardo a sinistra su cascinali e campi e uno a destra sul fiume, le opere idrauliche, le ripide scarpate sabbiose. Costeggi la torbiera e poi su, verso Crotta. Svolti a destra e, da via Cavallatico, sovrasti l’ansa del fiume. E ancora il flusso dell’acqua accompagna quello dei pensieri.

Ma forse Sally è proprio questo il senso, il senso / del tuo vagare
forse davvero ci si deve sentire / alla fine un po’ male
Forse alla fine di questa triste storia / qualcuno troverà il coraggio
per affrontare i sensi di colpa / e cancellarli da questo viaggio
per vivere davvero ogni momento / con ogni suo turbamento
e come se fosse l’ultimo

Sensi di colpa, errori, “omissioni”… o meglio, cose su cui si è lasciato troppo correre. Per poi pentirsene. E no, non li cancelli. Però puoi trarre insegnamento, forse. Provare a cercare soluzioni. Poco diplomaticamente, dire le cose in faccia. che almeno è liberatorio. O forse, semplicemente (si fa per dire), tirare delle belle somme, e poi decidere del futuro. Ma forse quello che mi fa star veramente male è veder trattare di merda chi la possibilità di dire le cose in faccia non ce l’ha.

Ti riporti sulla strada per Acquanegra passando davanti a Villa Stanga. Sulla cascina accanto, una mano ardita ha coperto con vernice bianca una frase di stampo fascista, che, bastarda, riaffiora in trasparenza.

Sembra quasi una metafora dell’attualità… e ciò non mi piace per nulla.

Villa Stanga

Di nuovo in sella, imbrocchi la provinciale che arriva dal ponte sul fiume.

ed un pensiero le passa per la testa / forse la vita non è stata tutta persa
forse qualcosa s’è salvato / forse davvero non è stato poi tutto sbagliato

Bah, speriamo. Un pizzico di ottimismo, ogni tanto, ci vuole. Almeno al prossimo giro mi verrà in mente una canzone più allegra. 

Rientri a casa, che la famiglia aspetta.

*****

Bonus track

 

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Il lago che non c’è e il confine scomparso

Approfittando di qualche ora libera, sono andata a rifare l’Anello Gerundo, stavolta con le foglie ingiallite che cominciano a cadere e il mais tagliato da poco.

L’Adda a Gombito

Ho dovuto fare qualche variante per causa di forza maggiore, ma, oltre a qualche foto, stavolta ho girato il video. E, soprattutto, ho fatto una “scoperta”. Accanto a Cascina Saragozza c’è un cippo in granito, indicante il confine fra lo stato Veneto e Milano: di qui sono passata un sacco di volte, ma non ci avevo mai fatto caso. L’agricoltore con cui mi sono fermata a parlare mi ha detto che ce n’è un altro, poco lontano, lungo la strada per Castelleone. Sto cercando di trovare dei riscontri storici: nel periodo precedente la nascita della Repubblica Cisalpina Crema era sotto Venezia, una specie di enclave nel Granducato di Milano. Ma la data sul cippo sembra essere 1798. Indagherò…

“Stato di Milano”, presso Cascina Saragozza

“Stato Veneto”, presso Cascina Saragozza

Intanto che ravano in rete, vi propongo il video…

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E le cicale…

(anteprima sconclusionato)

Il frinire delle cicale lo associo irrimediabilmente alle vacanze di luglio in Istria. Un rumore fortissimo che arrivava dalle chiome dei lecci, dalle foglie spesso immobili (già, la “calma equatoriale” a volte c’era pure lì), mentre calpestando le sterpaglie si liberava l’odore caratteristico di alcune specie erbacee.

Fra Regona e Cascina Sant’Archelao

Ma se l’unico modo per andare a fare un giro in bici è inforcare la mtb alle 14,30 di un caldissimo venerdì di inizio luglio, rassegnandomi alla filosofia T.I.N.A. (there is no alternative), che generalmente aborrrrrro nella vita, ecco che le cicale diventano la mia compagnia, e il medesimo odore di erba, che si sprigiona mentre mi scanso per far passare un’auto lungo l’argine dell’Adda, mi fa tornare con la mente alle vacanze di 30 anni fa.

Ma, ricordi o non ricordi, fa un caldo abbestia mentre mi avventuro lungo un giro ben collaudato (che descriverò prossimamente), parzialmente ombreggiato nel primo tratto… e in pieno sole nel secondo, con la borraccia che dopo poco contiene qualcosa che assomiglia più alla pipì che all’acqua con i sali.

Ma non sono l’unica in giro per diletto, a quanto pare. Vecchietti in bici, a torso nudo e abbronzatissimi, che vanno più veloci della sottoscritta, e un tizio a piedi lungo l’argine dell’Adda, con solo un paio di pantaloncini tirati su che più non si può, senza manco il cappello… anche lui bello nero.

In ogni caso…meglio noi, a soffrire per diletto, che chi con quel caldo deve pure mettere le rotoballe di paglia sul pianale del carro. L’è mei fa un casu al so che laurà à l’umbria (*) , cantavano i Gamba de Legn, e in fondo non avevano tutti i torti.

Il giro collaudato mi gioca però un brutto scherzo. Poco prima di sbucare sull’argine di Adda mi trovo la strada sbarrata da due-trattori-due che stanno irrigando con la turbina e che occupano completamente la carreggiata, con le ruote posteriori a filo del fosso e il bocchettone che riversa l’acqua sul lato opposto, allagando totalmente la strada. A quel punto, per non dover tornare sulla provinciale, torno indietro per tentare la sorte lungo una traccia che avevo scartato in fase esplorativa in quanto avevo trovato ortiche alte un metro. Causa stagione piuttosto secca la traccia è percorribile e mi porta lungo un fossato che passa in prossimità del bacino terminale di quel monumento all’inutilità che è il Canale Cremona-Milano, che dopo tutti questi anni andrebbe derubricato a Cremona-Cascina Tencara (circa 15km totali). E così, arrancando nell’erba, mi trovo a scavalcare, bici in spalla, degli arbusti caduti sulla strada, con nutrie (nota specie “autoctona”) che placidamente mi passano davanti per tuffarsi in un fosso di acqua stagnante.

Questa è la zona della foce dell’Adda, di fronte a Isola Serafini. I temporali degli ultimi giorni hanno restituito all’Adda e agli stagni della torbiera un livello accettabile, ma il Po è decisamente in condizioni disastrose, con vasti spiaggioni emersi, alcuni dei quali coperti d’erba fin alla riva. Procedo fino a Spinadesco, dove mi fiondo in un bar gestito da un cinese, che parla in dialetto cremonese, per scolarmi una lemonsoda, chiacchierando con alcuni clienti un po’ perplessi alla vista di una tizia in giro in bici con quel caldo.

C’è chi lavora…lì in mezzo…

Cascina Tencara

E il discorso finisce sulle piste ciclabili, e il Comune di Cremona che finalmente collega le frazioni ma poteva svegliarsi prima (chissà dove si erano imboscati i soldi, mi dicono… bah, a dire il vero il comune aveva ottenuto dei finanziamenti circa un anno fa). E poi il solito discorso… l’industriale locale. Se non ci fosse Lui (non LVI, non fraintendete…) che fa lavorare tanta gente e finanzia piscina-ciclabili-museo-casa di riposo-cazzi e mazzi…non si farebbe nulla. “Di solito poi si vuole anche qualcosina in cambio”, dico io. Attimo di silenzio. “Beh, gli faranno mettere un po’ di scorie nella strada…” (preciso: pratica legale, sono materiali compatibili con la realizzazione di rilevati stradali e pavimentazioni, non si tratta di seppellire materiali tossici). “Fosse solo quello”, penso io. La discarica del paese accanto intanto continua a crescere, mentre altre questioni sono bloccate da pratiche burocratiche e indagini sulle aree interessate.

Dato l’orario è il caso di rimettersi in sella. E la temperatura del contenuto residuo della borraccia consiglia vivamente una sforbiciata al percorso di rientro.

Un po’ di Po

ps.

(*) Traduzione dal magentino: è meglio non fare un cazzo al sole che lavorare all’ombra.

Con Cremona non c’entrano nulla, ma, visto che li ho nominati, ecco i Gamba de Legn (sono di Corbetta, MI).

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Stagni ghiacciati

(lucertole su due ruote – cronaca di un giro in mtb di inizio gennaio)

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Morta dell’Adda

Modalità “Piero Angela” on.

In questo strano inverno, freddo ma senza neve, che alterna periodi di nebbie persistenti ad altri di splendide giornate di sole, uno strano animale esce dalla tana all’ora di pranzo, preferibilmente nel weekend, per approfittare dei raggi del sole quasi come un animale a sangue freddo.

E’ l’homo ciclisticus, strano mammifero completamente coperto da maglia termica e windstopper, munito di occhiali e con strane propaggini circolari sulle quali si mantiene in equilibrio, ghiaccio permettendo, sfruttando l’effetto giroscopico. Questo animale nel periodo invernale è tendenzialmente solitario, al limite si muove in coppia con un suo simile, mentre durante il periodo estivo, dopo aver mutato la sua livrea, è più frequente che si muova in gruppo, spesso lottando per la conquista del territorio (una sottile striscia di asfalto) con altri mammiferi muniti di corazza metallica su 4 ruote. Altra particolarità è che, nel periodo invernale, si incontrano sulle strade quasi esclusivamente homo ciclisticus maschi, mentre d’estate anche alcuni esemplari femminili si avventurano fuori dalla tana, se trovano qualcuno che si prende cura dei cuccioli per qualche ora.

Modalità “Piero Angela” off.

Beh, approfittando della bella giornata anche io una domenica, dopo aver preparato il pasto per il cucciolo e per il mio compagno, mi sono ri-scoperta homo ciclisticus di genere femminile, ed ho fatto un piccolo giro giusto per sgranchire un po’ le gambe e scattare qualche foto alla campagna invernale.

stagni-ghiacciati

Il tracciato

Anello del parco dell’Adda

Uscendo da Grumello in direzione Ovest avevo l’intenzione di fare un giro su sterrato per arrivare a Pizzighettone, alla Morta dell’Adda: ero curiosa di vedere se e quanto l’acqua era ghiacciata. Ma i colpi di fucile sparati in lontananza mi hanno fatto pensare “…mmm… meglio di no, sarà per un’altra volta!” e mi sono diretta subito verso Pizzighettone, per la provinciale, che, a dirla tutta, non è molto più ampia di una strada vicinale…

img_20170115_142600Morta dell’Adda, il tratto lungo la strada verso Cascina Gerre

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Morta dell’Adda, il tratto lungo la strada verso la Codognese

Questa strada la faccio tutti i giorni per andare in stazione, ma percorrerla in bici mi ha fatto notare meglio il livello di inciviltà raggiunto dagli umani, che non si fanno scrupoli a gettare sacchetti, bottiglie e vaschette da gastronomia dalle vetture in transito. E non è nulla in confronto a ciò che si trova in posti più isolati, dove, tra simpatici personaggi che vanno a smaltire abusivamente i loro sacchetti e agricoltori che buttano i contenitori del lubrificante dove capita, nelle rogge ci si trova di tutto.

Si arriva al “Mùunt del Panigàal”, una zona della campagna sopraelevata rispetto alle aree circostanti (rimodellate nei millenni da corsi d’acqua in parte scomparsi) che prende il nome dalla cascina Panigale… e che da queste parti è una specie di gpm. Da qui si scende verso Roggione, frazione di Pizzighettone.

Roggione si è sviluppato lungo la strada: una fila di case sulla sinistra, fra la via principale e la ferrovia che corre parallela. Sulla destra della provinciale un’altra fila di case, oltre a quelle allineate lungo una via che costeggia la scarpata fino alla Cascina Sant’Archelao. E nuove villette e palazzine. E cascine. Alcune ben tenute, altre in fase di ristrutturazione. Alcune, purtroppo, completamente diroccate, ed è un peccato perché credo che si debba fare il possibile per conservare queste strutture, che sono parte della nostra storia, evitando di andare ad occupare terreno agricolo per costruire nuove abitazioni. E, detto sinceramente, ristrutturare l’esistente stimola la creatività.

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Morta dell’Adda, il tratto lungo la strada verso la Codognese

Passato Roggione, si svolta a sinistra verso il passaggio a livello, successivamente si attraversa la provinciale imboccando la strada per cascina Gerre. La Morta dell’Adda, un’ansa abbandonata dal corso principale del fiume e rifugio per molti animali selvatici, è a ridottissima distanza dalla Codognese. Vederla quasi completamente ghiacciata fa decisamente impressione.

Da qui ci sono numerose possibilità per proseguire. Stavolta ho fatto una cosa che normalmente evito come la peste: ho percorso  un tratto di provinciale. Ripassando da Pizzighettone avrei allungato il tragitto (e vista l’ora non potevo perdere tempo), inoltre non c’era in giro un’anima… Mi sono quindi diretta verso Codogno, e all’imbocco del ponte sull’Adda ho svoltato a sinistra sulla strada di argine, che, almeno fino a Crotta d’Adda, è interamente asfaltata.

D’inverno, con gli alberi spogli, il sole più basso e la luce un po’ soffusa, sono più evidenti le geometrie che caratterizzano la campagna: i pioppi in filari, le linee rette di suddivisione fra gli appezzamenti, le piantine seminate in autunno in file strette. E le ampie anse del fiume.

L’argine corre a distanza variabile dal fiume, con ampi campi e grosse aziende agricole sulla sinistra, campi, pioppeti e zone con vegetazione spontanea sulla destra, ed accanto ad esso sorgono numerosi manufatti per la gestione delle acque delle rogge. In località “Marez” c’è anche la possibilità di scendere in spiaggia.

L’argine, dopo aver quasi “abbracciato” una grossa azienda agricola, punta in direzione Nord, da qui risulta visibile l’abitato di Crotta, che sorge su una scarpata che sovrasta il fiume.

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Casotto di Caccia

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L’Adda fra Pizzighettone e Crotta

Sulla sinistra è visibile la torbiera, e deve aver fatto ben freddo se l’acqua dei laghetti è completamente gelata pur essendo esposta al sole per tutto il giorno… Qui nel periodo estivo si possono vedere con una certa facilità gli aironi cinerini.

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La torbiera

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La torbiera

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L’argine a Crotta, in corrispondenza della torbiera

Si prosegue fino alla strada che esce da Crotta in direzione Ovest e ci si innesta su di essa nei pressi del cimitero. Si gira a destra, verso il paese, e poco dopo si trova un viottolo sulla destra (è segnalato) che porta sul ciglio della scarpata che sovrasta la golena, si entra in paese e si percorre via Cavallatico. Percorrendo via Porto si arriva in una piazzetta e si svolta a destra in direzione Acquanegra. Raggiunto l’incrocio con la provinciale si gira a sinistra, passando l’inutile canale Cremona-Tencara (in origine doveva raggiungere Milano, ma si è fermato prima dell’Adda), anch’esso ghiacciato. Si raggiunge la Codognese, la si attraversa in direzione Grumello. Dopo il passaggio a livello sulla sinistra si può scorgere la sagoma un po’ inquietante della ciminiera dell’ex Fornace: dico così perché la parte alta è paurosamente inclinata, ogni volta che la vedo ho la sensazione che basti una raffica i vento un po’ più forte per tirarla giù.

Per i patiti del genere: poco prima dell’incrocio sulla Codognese (territorio di Crotta d’Adda) c’è una pista di motocross. Ci fanno gare anche di un certo livello, credo. Sicuramente c’è sempre un bel movimento di sportivi, attivi e “passivi”.

Arrivo a casa giusto per una doccia calda e un thé…

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Idee su due ruote – Crotta d’Adda

Il lavoro di progettazione e ricerca relativamente al progetto Vento prosegue: gli studenti del Laboratorio di Progettazione Urbanistica (IV anno scuola di Architettura Urbanistica), coordinati dal team del prof. Paolo Pileri, sono stati invitati a ideare progetti di raccordo fra la ciclovia VenTo e le località toccate dal tracciato. Diffondere questi progetti potrebbe portare anche le Amministrazioni Locali ad avere una maggiore attenzione al progetto della ciclabile del Po e alle ricadute potenziali sul territorio: l’adesione al progetto (che peraltro non costa nulla, comporta la volontà di renderne noti i contenuti, rendendo più agevole e proficua la sua realizzazione) è stata molto a macchia di leopardo, con aree che hanno accolto con favore il progetto e altre nelle quali non ci si è (ancora?) attivati per renderlo noto a popolazione e soggetti economici.

Si legge nella pagina di presentazione dei laboratori:

La nostra idea di sviluppo è andata sbiadendosi negli anni.
Soprattutto nei più recenti in cui si è fatta ancor più acuta la pretesa
di immaginare che al benessere sociale corrisponda la grigia urbanizzazione
delle più recenti cementificazioni fatte di capannoni e villette.
Quel modello è fallito e i nostri territori rischiano di fallire insieme a loro.

Oggi dobbiamo metterci alla ricerca di un nuovo progetto di territorio che, siamo convinti, rimetta in primo piano lo spazio aperto come sintesi tra paesaggio, territorio, ambiente e nuove pratiche sociali. In questi decenni di retoriche sviluppiste (che ci lasciano oggi un tasso di disoccupazione peggiore di quello di 20 anni fa) abbiamo forse perso di vista la misura della bellezza di ciò che abbiamo dentro e attorno ai luoghi che abitiamo. Ci spostiamo sempre in auto, dentro una scatola. O ci spostiamo sempre più velocemente lasciando che tutto il resto ci sfugga accanto. I nostri territori trattengono tanta bellezza. Ma la bellezza va scoperta. Bisogna camminarci dentro e attraverso. Pedalarci e correrci. Fermarsi e respirarla.

Tutto ciò ha bisogno di spazi, percorsi, aree che diventano la punteggiatura attraverso cui ri-mettersi in contatto con gli spazi apertie scoprire che non ci sono solo gli interni e gli spazi pubblici, ma gli spazi aperti dove agricoltura, natura e patrimoni storici e urbani del passato attendono sguardi che li ricomprendano. Gli studenti del IV anno di Architettura si sono misurati con il tema di come rigenerare il movimento lento sul territorio utilizzando la bicicletta, non tanto per riaccendere l’emozione e il gusto di libertà che dà, ma come strategia per rigenerare un territorio ricco di spunti e opportunità. Oggi il progetto urbanistico è anche qualcosa che non si misura con i volumi ma con l’intenzione di studiare nuove forme per interpretare la relazione culturale tra uomo e spazio aperto, con la capacità di ri-evocare congiunzioni perse sotto il peso eccessivo di una cultura degli interni e del cemento, in cui lo spostamento è un esercizio troppo disgiunto da ciò che si attraversa al punto da esserne estraneo, mentre qui lo spostamento diviene la narrazione centrale in cui scoprire, godere, apprezzare, sentire, imparare, prendere coscienza del paesaggio. La destinazione invece diviene una semplice pausa del tra un’esperienza di movimento e la successiva.

Vi avevo già presentato il progetto riguardante Somaglia elaborato da un gruppo di studenti. Ora propongo il progetto di un altro gruppo che si è concentrato sua zona compresa fra Pizzighettone e Spinadesco.

Gli studenti hanno ideato un progetto in grado di valorizzare, oltre al tracciato lungo il Po, anche l’alzaia del Canale Cremona-Milano, che in realtà non è mai stato completato e si ferma nei pressi di Pizzighettone.

Segnalo che dei comuni coinvolti ad oggi ha aderito al progetto il Comune di Spinadesco e (non direttamente interessato ma confinante) il comune di Grumello Cremonese ed Uniti.

Tavole di progetto

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Via lattea – Parco Adda Sud

Proseguono i percorsi individuati nell’ambito dell’iniziativa FaiViaLattea. Stavolta, restiamo vicino a casa…

7 – Pizzighettone-Formigara – Parco Adda Sud

04/10/2015

Alla scoperta delle terre dell’Adda e del Serio Morto, partendo dalla città murata di Pizzighettone: la marcita, il mercato di prodotti della terra, la mungitura e la macinatura del mais in cascina, i gustosi punti ristoro in agriturismo.

Dagli attracchi di Gera (Pizzighettone) e Formigara sarà possibile effettuare la navigazione in compagnia di una guida naturalistica del Parco Adda Sud.

Pizzighettone – veduta aerea

Pizzighettone – Ponte sull’Adda, vista della Torre del Guado da Gera

Come arrivare

In treno: linea Milano – Codogno Cremona Mantova, fermata: stazione Ponte d’Adda

In auto: A1 uscita Casalpusterlengo, proseguire poi per Cremona sulla SS234 fino a Pizzighettone, località Gera; parcheggio auto in Piazza Mercato

Punto di partenza: Pizzighettone Piazza d’Armi

Noleggio bici fino ad esaurimento; offerta minima 10 euro

Scarica il VOLANTINO

Vedi il SITO

Per informazioni: Segreteria Via Lattea: Tel. 02.467615340, vialattea@fondoambiente.it

FAI Via Lattea è anche su facebook

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Ciclabile delle città murate

Bel percorso interamente in provincia di Cremona, che collega Pizzighettone con Soncino passando per Soresina e Genivolta.  La definizione “ciclabile” è un po’ fuorviante in quanto il tracciato è prevalentemente sterrato, è quindi opportuno farlo in mtb.

Il contesto – note geografico-storico-culturali

È un percorso “di terra e acqua” perché attraversa le aree agricole della zona dagli argini dell’Adda e dalle sponde del “fu” Lago Gerundo alla golena dell’Oglio, passando lungo il Serio Morto e transitando per il nodo idraulico delle Tombe Morte. Per me è “d’acqua” anche in un altro senso: la prima volta che l’ho fatta si è messo a diluviare appena arrivata a Soncino, e il ritorno è stato un po’…umido.

Pizzighettone – Cinta muraria in Gera (gvmpizzighettone.it)

 Pizzighettone è integralmente circondato da una cinta di mura che alcuni anni fa un gruppo di volontari ha ripulito, rendendo accessibile anche la zona esterna del fossato. Le mura sono sede di numerose iniziative, vengono inoltre organizzate visite guidate. La Torre del Guado è stata luogo di prigionia per re Francesco I di Francia.

Il Serio Morto costituisce parte del vecchio corso del Serio, che negli anni 30 del secolo scorso è stato rettificato, anche se rimangono tracce dell’antico tracciato (lanche e la tipica vegetazione delle aree umide).

Lungo il percorso, poco fuori Soresina, si incontra il Santuario di Ariadello.

Fra Ariadello e Genivolta si transita per le Tombe morte. Il nodo idraulico delle Tombe Morte-Tredici Ponti costituisce il più importante concentramento di corsi d’acqua artificiali della provincia di Cremona, irrigando circa 85.000 ha di campagna. Qui si riuniscono i navigli civico di Cremona e Grande Pallavicino, tratti dall’Oglio, le rogge originate dai fontanili posti lungo la linea di confine tra le attuali province di Cremona e Bergamo e il canale Vacchelli, che porta le acque dell’Adda.

A Soncino è possibile visitare la splendida Rocca, che tra l’altro è anche stata utilizzata come set cinematografico. Sono inoltri presenti il Museo della seta e la Casa degli Stampatori Ebrei.

Il tracciato

Pizzighettone – Torre del Guado (gvmpizzighettone.it)

Il primo tratto del percorso si svolge su asfalto, con partenza dalla Torre del Guado. Si prosegue in direzione Est (attenzione ai sensi unici, eventualmente svoltare in corrispondenza dei giardinetti e imboccare via Garibaldi) e, usciti dalle mura, si svolta a sinistra costeggiandole e passando poi lungo il Serio Morto. Si svolta a sinistra sulla strada per Formigara ed ancora a sinistra percorrendo le strade lungo l’argine dell’Adda, fino ad arrivare a Formigara. Qui si svolta a destra e si attraversa la provinciale, imboccando la stradina per Ferie, una frazione di Pizzighettone addossata ad una scarpata fluviale.

Passando ai piedi della scarpata si giunge ad un bivio e si svolta in direzione Regona. Lungo questo tratto di strada volendo si può fare una piccola deviazione su sterrato, per giungere all’Eremo di S. Eusebio, una piccola chiesetta situata fuori da un cascinale, con ingresso a ridosso di una roggia.

S. Eusebio

S. Eusebio

Il Serio Morto fra Regona e San Bassano

Il Serio Morto fra Regona e San Bassano

Prima di giungere a Regona si svolta a sinistra su sterrato, costeggiando il Serio Morto fino a San Bassano. Questo tratto è molto bello da fare la mattina, è abbastanza in ombra ed è frequente vedersi attraversare la strada da coniglietti selvatici. A San Bassano si svolta a destra e poi ancora a destra (via dei Lamperti), arrivando su sterrato ad alcuni cascinali e mulini in disuso. Si imbocca un viottolo e si sbuca a Cappella Cantone.

Qui si percorre un tratto dell’ex statale, passando davanti all’ex XO (ma anche ex Bibendum, Diedron… a me non è mai piaciuto andarci, ma fa abbastanza tristezza vedere un locale in cui generazioni di Cremonesi sono andati a ballare andare in rovina…). Si svolta in via Guida (la ciclabile non è segnalata!), si passa sotto la statale e al cancello dell’azienda agricola si svolta a sinistra (attenzione alle frequenti e profonde buche). Qui la segnaletica è piuttosto carente: o meglio, il cartello che indica una svolta a destra ci sarebbe anche, ma è caduto e, per quello che ne so, sono tre anni che giace in mezzo all’erba, davanti ad un cascinale. Districandosi fra qualche deviazione ma procedendo sempre in direzione nord si arriva al passaggio a livello, a Soresina.

Si svolta a destra sulla circonvallazione e a sinistra in via Barbò (oppure, a patto di districarsi fra sensi unici: proseguire dritto, svoltare a destra su via XX settembre, poi via Genala e, arrivati in piazza, svoltare a sinistra). Si attraversa il centro abitato da sud a nord, si svolta a destra su via Monte Nero e subito a sinistra verso il Santuario di Ariadello. La strada (asfaltata) è molto bella e costeggiata da un filare di alberi, è frequentatissima da ciclisti, pedoni… e passeggini.

Al santuario si svolta a sinistra costeggiando una roggia (se non ricordo male c’è una sbarra). Si prosegue passando davanti a cascina Brugnano  e si arriva alle Tombe Morte. Qui la segnaletica non è fenomenale. Si transita su un primo ponticello, si costeggia un canale e si svolta a destra su un ponte, davanti alle “cascate”, si gira a sinistra poi, svoltando due volte a destra e una a sinistra, si prosegue direzione Genivolta tenendo il canale scolmatore a sinistra.

Genivolta - Tombe morte

Genivolta – Tombe morte

Si svolta leggermente a destra su via Cindoro (volendo si può proseguire dritto, ma il fondo non è buono e la strada in immissione sulla statale è ripida), si attraversa la statale a Genivolta svoltando a sinistra e poi subito a destra in via Castello e poi ancora a sinistra in via Graffignana. Su sterrato si costeggia Cascina Valle e al cascinale successivo si svolta a sinistra seguendo una strada che, con un po’ di curve, punta verso nord (a proposito, poco dopo la cascina c’è un bivio, ma non si sbaglia: ad andare dritto la strada fa schifo, si svolta a destra ovviamente verso… nord). Passando accanto ad un’altra azienda agricola si arriva ad un bivio (sempre in corrispondenza di una cascina…) e si tiene la sinistra imboccando via Gazzuoli (asfaltata e stretta). In poco si arriva a Soncino, svoltando a sinistra si costeggiano le mura e si entra in paese, a poca distanza dalla rocca.

Soncino - La Rocca

Soncino – La Rocca

Dati tecnici

Il percorso misura circa 36.5km ed è pianeggiante.

Il roadbook completo si può trovare qui. Altre info sulla ciclabile si possono trovare su Wikipedia (eh, già), mentre sul portale cremonese del turismo si trova ciò (stendiamo un velo pietoso…)

 

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