A mente sgombra (forse…)

Inforcare una bici, andare a correre… mica lo si fa “solo” per buttar giù qualche etto (e già sarebbe un successo). E’ anche un modo per “buttar giù” i pensieri, nel senso di liberarsene, sgomberare la mente. Poi, ovvio che a correre, se non si è abbastanza allenati, dopo un po’ subentra il pensiero “no, cazzo, non ce la faccio”. Ma questo è un altro discorso.

Con la bici, invece, è più facile, perché, se non si vuole battere il record personale, ci si può rilassare di più, e le tensioni se ne vanno. Per me questo funziona soprattutto se mi muovo seguendo il flusso d’acqua di un fiume, o di un canale.

Ma una testa non riesce a stare a lungo vuota, l’eliminazione delle tensioni riattiva le connessioni, e le suggestioni del paesaggio, le piccole cose che si notano guardandosi intorno si mescolano ad altri pensieri che riaffiorano, e ti ritrovi, nuovamente, a ripensare ai tuoi casini, ma analizzandoli con spirito diverso, cambiando punto di osservazione, a fare qualche piccolo bilancio.

E allora, mentre ti fai una piccola uscita nella campagna cremonese, tagliando inizialmente per campi per poi riportarti su asfalto a fare un giro tranquillo, di quelli che sai quanto ci metti e quanto margine puoi prenderti per fermarti a scattare qualche foto, prende avvio il processo di rimozione, miscelazione e rielaborazione. E lo sguardo sulla natura che sta completando il risveglio primaverile, questo processo lo aiuta. E così, passando accanto alla cascina disabitata lungo lo sterrato verso la Roggia Marchesa, scopri l’immancabile gatto nero, ma anche qualche cucciolotto nato da poco. E le rogge che non sono ancora state riempite d’acqua, mentre l’acqua caduta nei giorni precedenti qualche segno sulla vicinale lo ha lasciato, e tu un po’ smadonni, perché non hai voglia di infangarti troppo.

Cascina Vallate Ponte

E via, lungo lo sterrato, fino a Regona, e da qui verso Formigara, dove la Cascina Vallate Ponte, col suo inconfondibile rosa-rosso, un tempo tipico delle abitazioni della mia zona, sta a presidiare il ponticello sul Serio Morto. Ed ecco che l’acqua, elemento essenziale di questo paesaggio, trasporta pensieri, riflessioni… Potesse rimuovere completamente anche le frustrazioni sarebbe una gran bella cosa… e invece non è proprio così. E dal muro rosa carico ai muri di gomma contro i quali ti sei imbattuto durante la settimana il passo è breve…

Il Serio Morto

E arrivi a Ferie, lungo la scarpata del Lago Gerundo… territorio modellato da un corso d’acqua un tempo ampio e ora rientrato nell’alveo dell’Adda. Cascine più o meno grandi, villette… un sacco di case vuote, l’osteria del paese, l’oratorio (ma ci sono i bambini qui? in quanti usano i giochini di lato al parchetto?), l’immancabile asinello nel recinto lungo la strada per Formigara… I discorsi fatti in ufficio, a casa… che si mescolano nella testa senza un ordine logico mentre affronti la salitella, e insieme ai pensieri, le canzoni. Già, perché non puoi mai sapere che canzone ti verrà in mente, per qualche stranissimo scherzo della mente. Per associazione di idee (in ufficio era stato nominato Vasco Rossi, un paio di giorni prima) ti viene in  mente la Mannoia e la sua bellissima interpretazione di Sally. Una canzone che associ ad un periodo poco divertente della vita. Un periodo di decisioni drastiche.

Sally cammina per la strada senza nemmeno / guardare per terra

Sally è una donna che non ha più voglia / di fare la guerra

No, ma io per terra devo guardare, mica che poi prendo una buca. E non avrei certo voglia di fare la guerra, ma mi ci trovo dentro, cazzo, nella mia piccola guerra personale…

La musica esce dalla testa, svolti per imboccare la strada “di argine” verso Pizzighettone (in pratica, è il primo tratto della “ciclabile delle città murate” fatto al contrario). E sono le piccole cose che ti colpiscono…

Ma da quanto tempo non vedevo un orto con le bustine di sementi infilate su un bastoncino? Si lo so, è una cavolata… ma fa molto orto della nonna. Il mio vicino, che ha un orto immenso, non le mette. La mappa dell’orto ce l’ha stampata in testa.

E man mano che incontri viottoli laterali, ti dici che una qualche volta devi venire in perlustrazione per cercare percorsi alternativi. Anche da Ferie ce ne sono di vicinali che scendono giù verso la valle dell’Adda… totalmente sconosciute.

Uno scheletro…in golena

Però una deviazione la fai, in corrispondenza di un vecchio impianto a servizio di una cava. Deviazione si fa per dire, perché dopo nemmeno 100 metri ti trovi in riva all’Adda, che dalla strada nemmeno si vede. Quello che vedi invece sono le solite taniche di plastica blu abbandonate fra i rovi. Che schifo… ma avere cura per il proprio territorio è così da radical chic? Gli agricoltori proprio se ne sbattono, eh…

Attrezzatura di cava in disuso

L’Adda fra Formigara e Pizzighettone

Riprendi la ciclabile in direzione sud. In un campo preparato a puntino spuntano le prime piante, ma alcuni mucchietti di terra alterano la geometria perfetta del terreno perfettamente rullato e rigato dalle file di germogli. Una talpa? Talpa topografo, cazzarola, sono tutti allineati manco li avessero tracciati col laser. E qui ci scapperebbe una battuta da  ingegnere, ma non la capirebbe nessuno (addetti ai lavori a parte)…

Ecco, ci risiamo….

Sally ha già visto che cosa / ti può crollare addosso

Sally è già stata punita

Cappellina votiva

In un certo senso… sarà perché mi fido troppo delle persone, poi quando ci sbatto il naso fa molto male… Fa male vedere le persone diventare il peggio che prima detestavano… Fa male vedere la mediocrità fatta carriera (o presunta tale). E zitta non ci so stare, prima o poi mi spediranno a casa di Dio per punizione…

Sul curvone (no, la Coppa Cobram non c’entra), dove si stacca una sterrata che conduce ad un maneggio, sorge l’immancabile cappellina votiva. Ma chissà perché sono tutte dedicate alla Madonna? Le rose di lato all’ingresso, le sedie di plastica per sostare a prendere il fresco nelle giornate afose, questa ha sull’altare un dipinto che, almeno agli ignoranti in materia di religione, fa pensare alla Madonna di Lourdes che appare alla pastorella. Ma magari non c’entra un tubo…

Sally cammina per la strada sicura / senza pensare a niente

Di sicuro c’è solo la morte, ma sinceramente questa certezza spero di provarla il più tardi possibile. A pensare a niente un bel tubo… 

Quando la vita era più facile…

Ma perché caspita la vita è così un casino, che se non lo è sembra che te la complichino apposta, giusto per farti un dispetto? Perché si riempiono tutti la bocca di parole fighe, poi alla resa dei conti sono ottusi? Perché impongono agli altri delle scelte totalmente prive di senso solo perché devono far vedere che comandano loro, perché ti considerano una pedina nello scacchiere dei loro premi aziendali, e chissenefotte se ne va della tua vita familiare, e pure (diciamolo) dell’efficienza aziendale?

Mobbasta, però, eh…

Le mura di Pizzighettone

Prosegui seguendo i cartelli della Ciclabile delle Città murate, arrivi a Pizzighettone. Il sole che illumina radente la parete della torre d’angolo crea un contrasto di colori ed ombre. E per la prima volta ti fermi a guardare, da questa angolazione, le mura, ancora ben conservate (grazie anche all’appassionato lavoro di un gruppo di volontari), e noti le torrette di avvistamento presenti sul lato nord. Ma non solo… ai piedi delle mura, il percorso un po’ tortuoso di ciò che rimane di una lanca del Serio Morto, in questo periodo asciutta. Alcuni pannelli illustrano la vegetazione presente e inquadrano la zona all’interno della antica valle fluviale.

Lato Nord della cinta muraria di Pizzighettone: le torrette di avvistamento. A i piedi, la Lanca del Becco

Chiesa di San Bassiano

Attraversi il centro abitato: il Palazzo Comunale esattamente di fronte alla Chiesa di San Bassiano, la cerchia delle mura, la Polveriera, Porta Soccorso.

Poco fuori le mura, oltre il ponte della ferrovia, l’Alveo dell’Adda è stato in passato rimodellato. In corrispondenza delle “rapide” alcuni anni fa è stata costruita una centrale elettrica in riva destra. Da poco è stata inaugurata quella in sinistra, durante la realizzazione dell’opera sono stati trovati i resti di un antico mulino.

Oltre l’incrocio con la provinciale scendi lungo l’argine verso Crotta.

Bello lasciar correre le ruote… una volta tanto posso avvicinarmi ai 30km/h 😀 😀 😀

Le centrali di Pizzighettone

Prosegui, incontrando alcuni ciclisti e qualche “camminatore”, uno sguardo a sinistra su cascinali e campi e uno a destra sul fiume, le opere idrauliche, le ripide scarpate sabbiose. Costeggi la torbiera e poi su, verso Crotta. Svolti a destra e, da via Cavallatico, sovrasti l’ansa del fiume. E ancora il flusso dell’acqua accompagna quello dei pensieri.

Ma forse Sally è proprio questo il senso, il senso / del tuo vagare
forse davvero ci si deve sentire / alla fine un po’ male
Forse alla fine di questa triste storia / qualcuno troverà il coraggio
per affrontare i sensi di colpa / e cancellarli da questo viaggio
per vivere davvero ogni momento / con ogni suo turbamento
e come se fosse l’ultimo

Sensi di colpa, errori, “omissioni”… o meglio, cose su cui si è lasciato troppo correre. Per poi pentirsene. E no, non li cancelli. Però puoi trarre insegnamento, forse. Provare a cercare soluzioni. Poco diplomaticamente, dire le cose in faccia. che almeno è liberatorio. O forse, semplicemente (si fa per dire), tirare delle belle somme, e poi decidere del futuro. Ma forse quello che mi fa star veramente male è veder trattare di merda chi la possibilità di dire le cose in faccia non ce l’ha.

Ti riporti sulla strada per Acquanegra passando davanti a Villa Stanga. Sulla cascina accanto, una mano ardita ha coperto con vernice bianca una frase di stampo fascista, che, bastarda, riaffiora in trasparenza.

Sembra quasi una metafora dell’attualità… e ciò non mi piace per nulla.

Villa Stanga

Di nuovo in sella, imbrocchi la provinciale che arriva dal ponte sul fiume.

ed un pensiero le passa per la testa / forse la vita non è stata tutta persa
forse qualcosa s’è salvato / forse davvero non è stato poi tutto sbagliato

Bah, speriamo. Un pizzico di ottimismo, ogni tanto, ci vuole. Almeno al prossimo giro mi verrà in mente una canzone più allegra. 

Rientri a casa, che la famiglia aspetta.

*****

Bonus track

 

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