Archivio dell'autore: Barbara G.

Addio a The Bird

Jim Bridwell, addio a The Bird leggenda dell’arrampicata mondiale

Jim Bridwell ci ha lasciati. Ieri, 16 febbraio 2018, se n’è andato a 73 anni una delle assolute leggende dell’arrampicata e dell’alpinismo di tutti i tempi.

planetmountain.com, 17/02/2018

Jim Bridwell

Se n’è andato The Bird. Uno dei simboli e delle leggende immortali dell’arrampicata nella Yosemite Valley, anzi dell’arrampicata tout court. Di quell’arrampicata che è anche uno stile di vita e che riempie la vita tutta. Quell’arrampicata nata negli anni ’60 sulle pareti di Yosemite e vissuta da vagabondi della verticale. Un’era per certi versi mitica, che riecheggiava quel mondo ribelle e “hippie” che sognava la libertà e si preparava a contestare l’ordine di sempre. Jim Bridwell è stato non solo uno dei profeti di quell’arrampicata, di quell’alpinismo e di quel modo di intendere il mondo da “ribelli”. Ma anche uno che ha praticato e testimoniato quelle idee fino alla fine, dimostrando un coraggio e un’etica in parete davvero unici, da vero guerriero.

Nato a San Antonio, USA, il 29 luglio 1944, Bridwell ha iniziato suo viaggio nel mondo dell’arrampicata e dell’alpinismo negli anni ’60 proprio dalle immense pareti della Yosemite Valley facendo parte di quel gruppo di climber che, dal mitico Camp 4, cambiò per sempre il modo di intendere ed interpretare l’arrampicata, modificandone per sempre anche il “costume”. Da allora non si è più fermato spaziando poi sulle montagne del mondo ed in particolare in Patagonia e Alaska dove ha scritto pagine memorabili nella storia dell’alpinismo.

Billy Westbay, Jim Bridwell (al centro), e John Long dopo la prima ascensione in giornata di The Nose (El Capitan) nel 1975 – da wikipedia

Nella mitica Yosemite sono più di 100 le sue nuove vie, alcune diventate delle autentiche icone e delle pietre di paragone. Indimenticabile, nel 1974, la sua prima salita in giornata di The Nose su El Capitan, insieme a Billy Westbay e John Long. Impiegarono 15 ore. Fu una sorta di rivoluzione, anche per l’approccio. Non a caso la foto che riprende i 3 climber sullo sfondo dell’immensa parete del Cap è un’assoluta icona. Di più: quei tre giovani “figli dei fiori”, con quei gilets, quelle camicie a fiori, quelle bandane rappresentano lo spirito e il simbolo di un’epoca indimenticabile. Come indimenticabili sono tutte le vie di Bridwell di cui, tra le altre, ricordiamo: The integral (1969), Aquarian wall (1971), Pacific ocean wall (1975), Mirage (1976), Sea of dreams (1978), Zenyatta Mondatta (1981) e ‘Shadows’ (1989) su El Capitan. Mentre sull’ Half Dome assolutamente da ricordare sono Snake dike (1966), Bushido (1977), Zenith (1978), Big chill (1987). In Valle sarà anche ricordato per avere contribuito a fondare il Yosemite National Park’s Search and Rescue Team – YOSAR.

Invece, in Patagonia, altra sua terra d’elezione, Bridwell lasciò il suo segno indelebile centrando nel 1979 la storica prima ripetizione, ma anche prima salita completa e prima in stile alpino (con Steve Brewer), della via del “Compressore” di Maestri al Cerro Torre. Proprio riferendosi alla schiodatura di quella via Bridwell espresse il suo parere a planetmountain.com in un articolo pieno di passione e visioni che vanno oltre l’arrampicata. Sempre in Patagonia sono da ricordare, inoltre, la prima salita di Exocet al Cerro Standhardt (1988) e la prima salita completa di Desmochada (1988). In Alaska assolutamente da menzionare la prima stupefacente salita della parete Est del Moose’s Tooth (1981) aperta in pieno inverno con difficoltà di A4. Un’impresa incredibile, un autentico capolavoro! Da segnalare in Himalaya anche la sua via nuova sul Pumori (7145m) aperta nell’inverno del 1982.

Jim Bridwell, l’inconfondibile Jim, con i suoi baffi, con quella faccia segnata e vissuta da mille battaglie e pareti non c’è più. E’ un altro pezzo di storia che se ne va. Stava male da tempo. Anche su queste pagine avevamo pubblicato l’appello lanciato del suo amico e compagno di cordata Giovanni Groaz. Eppure Bridwell ha resistito, ha lotttato come sempre ha fatto sulle pareti del mondo. Forse perché, come ci aveva risposto in un’intervista tanto tempo fa, la via perfetta, come la vita, “Non deve dimostrare le capacità di uno specialista ma la completezza dell’arrampicatore.”

di Vinicio Stefanello

Alcune delle moltissime prime salite e salite di rilievo di Jim Bridwell

1963 Northeast Buttress, Higher Cathedral Rock, Yosemite, CA, USA
1964 North Buttress 5.10a, Middle Cathedral Rock, first free ascent
1965 Entrance Exam, Arch Rock, Yosemite, CA, USA con Chuck Pratt, Chris Fredericks e Larry Marshik
1967 East Face, Higher Cathedral Rock, Yosemite, CA, USA con Chris Fredericks
1967 South Central, Washington Column, Yosemite, CA, USA con Joe Faint
1968 T-riple Direct, El Capitan, Yosemite, CA, USA con Kim Schmitz
1970 New Dimensions, Arch Rock, Yosemite, CA, USA con Mark Klemens
1970 Vain Hope, Ribbon Falls, Yosemite, CA, USA con Royal Robbins e Kim Schmitz
1971 Aquarian Wall, El Capitan, Yosemite, CA, USA con Kim Schmitz
1972 Nabisco Wall, The Cookie, Yosemite, CA, USA
1973 Straight Error, Elephant Rock
1974 Freestone, Geek Towers, Yosemite Falls, Yosemite, CA, USA
1975 Wailing Wall, Tuolumne Meadows, CA, USA (2° 5.12 degli USA) con Dale Bard e Rick Accomozo
1975 Pacific Ocean Wall, El Capitan, Yosemite, CA, USA con Bill Westbay, Jay Fiske e Fred East
1976 Gold Ribbon, Ribbon Falls, Yosemite, CA, USA con Mike Graham
1977 Bushido, Half Dome, Yosemite, CA, USA con Dale Bard
1978 Sea of Dreams, El Capitan, Yosemite, CA, USA con Dale Bard e Dave Diegelman
1978 Zenith, Half Dome, Yosemite, CA, USA con Kim Schmitz
1979 Southeast Ridge del Cerro Torre (Via del Compressore), Patagonia, Argentina con Steven Brewer (prima salita in stile alpino del Torre)
1979 Northwest Face, Kichatna Spire, Alaska Range, USA con Andrew Embick
1981 Zenyatta Mondatta, El Capitan, Yosemite, CA, USA con Peter Mayfield e Charlie Row
1981 Dance of the Woo Li Masters, East Face di The Moose’s Tooth, Ruth Gorge, Alaska, USA con Mugs Stump
1982 South Face, Pumori, Nepal con Jan Reynolds e Ned Gilette (invernale)
1987 The Big Chill, Half Dome, Yosemite, CA, USA con Peter Mayfield, Sean Plunkett e Steve Bosque
1988 Exocet VI 5.9 WI6, East Face Cerro Stanhardt, Patagonia con Greg Smith, Jay Smith
1989 Shadows VI 5.10 A5, Half Dome, con Cito Kirkpatrick, Charles Row, William Westby
1989 West Face (VI 5.11b), El Capitan (in libera)
1999 Oddysey, Gran Capucin, Monte Bianco, Alpi, Francia con Giovani Groaz
1999 The Useless Emotion (VII 5.9 WI4 A4), The Bear’s Tooth, Ruth Glacier, Alaska, USA con Terry Christensen, Glenn Dunmire, Brian Jonas e Brian McCray May 3-21, 1999
2001 The Beast Pillar, The Moose’s Tooth, Ruth Gorge, Alaska, USA con Spencer Pfinsten

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Bicicletterario 2018

Si avvicina il 18 febbraio 2018, scadenza del bando per questa IV edizione de Il Bicicletterario, e vogliamo ricordare a tutti che la partecipazione è assolutamente gratuita: possono partecipare adulti, ragazzi e bambini con poesie, racconti brevi (7200 battute spazi inclusi), miniracconti (1800 battute spazi inclusi) e aforismi, naturalmente a tema ‘bicicletta’.

Se avete amici e conoscenti di madrelingua inglese/francese/spagnolo, sono ammessi anche i componimenti – solo poesie o aforismi – scritti in uno di questi tre idiomi.

Una autorevole Giuria attende di vagliare le vostre ‘parole in bicicletta’, che giungeranno ai suoi membri in forma tassativamente anonima: il nome degli autori verrà reso noto soltanto per le opere effettivamente selezionate per i premi del bando, del supplemento al bando e per la pubblicazione in antologia.

Per partecipare – lo ripetiamo: in forma del tutto gratuita – basta inviare il proprio scritto alla Segreteria del Premio, all’indirizzo e-mail bicicletterario@gmail.com (attenzione allo spelling!) entro la data di scadenza.

Perché partecipare? Ve lo diciamo in questa pagina del nostro sito:

Per il bando e tutte le info, visita il sito del Bicicletterario!

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L’incredibile operazione di salvataggio sul Nanga Parbat

Un’alpinista francese è stata soccorsa da alcuni dei migliori alpinisti in circolazione su una delle montagne più difficili del mondo

Il momento in cui Elisabeth Revol è stata caricata sull’elicottero, al campo base del Nanga Parbat. (SAYED FAKHAR ABBAS/AFP/Getty Images)

ilpost.it, 29/01/2017

Domenica gli alpinisti polacchi Adam Bielecki, Jarek Botor e Piotr Tomala e il russo Denis Urubko hanno salvato l’alpinista francese Elisabeth Revol sul Nanga Parbat, la nona montagna più alta del mondo, in Pakistan. Revol stava tentando insieme al polacco Tomek Mackiewicz di scalare il Nanga Parbat – che è alto 8126 metri – d’inverno: erano rimasti bloccati durante la discesa e in loro aiuto si è mobilitata quella che in molti stanno definendo una delle più incredibili operazioni di soccorso della storia dell’alpinismo. Revol, che ha riportato gravi congelamenti alle mani e ai piedi, è stata salvata, mentre Mackiewicz è ancora sulla montagna: con ogni probabilità è morto.

Cos’è il Nanga Parbat

Il Nanga Parbat non appartiene propriamente né al massiccio dell’Himalaya né a quello del Karakorum: si trova nella regione del Kashmir, nella valle dell’Indo, ed è considerata una delle montagne più difficili al mondo da scalare (molto più dell’Everest, nonostante sia oltre 700 metri più bassa), per la ripidezza dei suoi versanti e per la grande rapidità con la quale cambiano le condizioni climatiche. Venne scalato per la prima volta nel 1953 dall’austriaco Herman Buhl, in una storica salita compiuta per la maggior parte in solitaria. Negli anni precedenti, oltre 30 persone erano già morte provando a scalare il Nanga Parbat, e da allora ne sono morte altre decine, tanto che ha ricevuto il soprannome di “montagna assassina”. Nel 1970 l’alpinista italiano Reinhold Messner, il più grande himalayista di sempre, provò a scalare per la prima volta il versante del Rupal, quello esposto a sud. Nel tentativo morì travolto da una valanga suo fratello Günther, sulla cui morte ci furono per anni polemiche, perché a lungo Reinhold non fu creduto e fu accusato ingiustamente di avere abbandonato il fratello.

A partire dagli anni Ottanta, quando ormai tutte e quattordici le montagne più alte di ottomila metri erano state scalate, l’alpinismo himalayista si concentrò sul provare a scalarle d’inverno, quando le condizioni già normalmente molto ostili all’uomo sono ancora più difficili. L’unico ottomila ancora mai scalato d’inverno è il K2, mentre il Nanga Parbat è stato salito in invernale per la prima volta nel 2016, da una spedizione in cui c’era l’alpinista italiano Simone Moro.

La spedizione di Revol e Mackiewicz

Revol ha 37 anni ed è una delle migliori alpiniste del mondo. È stata la prima donna a scalare il Broad Peak, il Gasherbrum I e il Gasherbrum II – tre ottomila del Karakorum vicini tra loro – in solitaria e senza utilizzare bombole d’ossigeno, che rendono molto più facile respirare rispetto all’aria rarefatta a grandi altitudini. Mackiewicz aveva invece 42 anni ed era a sua volta un alpinista affermato, che aveva già provato a scalare il Nanga Parbat d’inverno altre sei volte. La loro spedizione era partita settimane fa, ed era stata organizzata in stile alpino, cioè senza usare bombole d’ossigeno, portatori, corde fisse o rifornimenti dal basso. Dopo il periodo di acclimatamento con cui gli alpinisti si abituano alle altitudini sopra i 4000 metri, la spedizione era partita ufficialmente a metà gennaio: il piano era salire la montagna dal versante del Diamir, quello occidentale.

Mercoledì 25 gennaio avevano raggiunto la quota di 7300 metri, dove avevano bivaccato pianificando di raggiungere la cima il giorno successivo. I due sono effettivamente arrivati sulla vetta, ma durante la discesa hanno avuto dei gravi problemi. Le informazioni sono ancora confuse, perché arrivano solo dalle testimonianze fornite via radio e poi di persona da Revol, che deve ancora fare delle dichiarazioni pubbliche. Sembra però che intorno ai 7400 metri Mackiewicz abbia sofferto di un grave mal di montagna, che abbia perso la vista e abbia riportato dei congelamenti. Revol, dopo avere aiutato per quanto possibile Mackiewicz nel proseguire la discesa, ha proseguito da sola per provare a chiedere aiuto, riuscendo a lanciare un segnale di soccorso con il telefono satellitare.

L’operazione di soccorso

Dopo la diffusione della notizia delle difficoltà della spedizione, è stata immediatamente lanciata una raccolta fondi online per finanziare la spedizione di soccorso, che ha raccolto rapidamente oltre 115mila euro. Il governo pakistano infatti non finanzia le operazioni di soccorso di questo tipo, e mancavano i soldi per trasportare dei soccorritori sul posto. Poco dopo il ministro dello Sport polacco ha comunque annunciato che sarebbe stato il suo governo a coprire le spese.

Il problema è che organizzare una spedizione di soccorso a oltre 7000 metri su una delle montagne più difficili del mondo è complicatissimo. Gli elicotteri non possono atterrare sopra una certa quota, intorno ai 5000 metri, oltre i quali i soccorritori devono salire a piedi. Per questo potevano essere impiegati soltanto altri alpinisti, che dovevano essere nei paraggi e disponibili a rischiare grosso: i cinque membri di una spedizione che stava provando la prima salita del K2 in invernale, tra i migliori alpinisti del mondo, si sono subito offerti di provare a soccorrere Revol e Mackiewicz.

Le condizioni meteo sul Nanga Parbat però stavano peggiorando, così come quelle sul K2, distante un centinaio di chilometri. Due elicotteri hanno raggiunto sabato mattina il campo base del K2, dove si trovavano gli alpinisti, ma hanno potuto decollare soltanto nel primo pomeriggio per via del brutto tempo: a bordo c’erano Bielecki, Urubko, Botor e Tomala. Sono stati lasciati sul Nanga Parbat, a circa 5000 metri, e hanno subito cominciato la salita. Dalle notizie si sapeva che Revol era a circa 6700 metri, e si sperava che stesse continuando lentamente la sua discesa, andando incontro ai soccorritori. Mackiewicz, a quanto si sapeva, era invece a 7200 metri. (Un video girato nel momento in cui Revol è stata ritrovata).

Due dei quattro alpinisti hanno salito quasi duemila metri, in cattive condizioni meteo e in parte di notte, ma alla fine sono riusciti a trovare Revol grazie al tracker satellitare e grazie ai segnali che stava facendo con una lampada frontale. Dopo una breve sosta hanno incominciato la discesa, mentre gli altri due alpinisti sono andati loro incontro per aiutarli. Domenica mattina Revol ha infine raggiunto il campo base del Nanga Parbat, con principi di congelamento a mani e piedi, e successivamente è stata trasportata in elicottero a Islamabad. Le condizioni meteo, l’altitudine e la stanchezza non hanno consentito ai soccorritori di provare a raggiungere Mackiewicz, le cui ricerche sono per ora sospese. È molto improbabile che sia sopravvissuto.

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L’ultima intervista a Walter

Bella intervista a Walter Bonatti.

Di Hervé Bricca, per “Fischio d’inizio”

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Mobilità ciclistica: 14,8 milioni di euro per la sicurezza dei percorsi

E il Senato ha dato il via libera alla legge per lo sviluppo della mobilità in bicicletta

edilportale.com, 27/12/2017

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, ha firmato il decreto per la ripartizione tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano di 14,8 milioni di euro per interventi funzionali in ambito urbano, comprensivi degli eventuali costi per la progettazione, dedicati al miglioramento della sicurezza stradale dei ciclisti all’interno dei Comuni con popolazione residente superiore a 20.000 abitanti.

Potranno essere selezionati interventi che prevedano:

  • realizzazione di piste ciclabili, anche in funzione di disimpegno della sede stradale promiscua;
  • realizzazione di percorsi ciclabili, attraversamenti semaforizzati, attraversamenti mediante sovrappassi o sottopassi destinati a ciclisti;
  • messa in sicurezza di percorsi ciclabili;
  • creazione di una rete di percorsi ciclabili protetti o con esclusione del traffico motorizzato da tutta la sede stradale.

A copertura della spesa, oltre al finanziamento statale erogabile nella misura massima del 50%, è previsto il concorso da parte degli enti attuatori, beneficiari finali dei finanziamenti, per un volume complessivo di investimento superiore ai 30 milioni di euro.

Il decreto costituisce la prosecuzione del lavoro del Governo per lo sviluppo della ciclabilità integrata iniziato con le ciclovie turistiche e proseguito con gli itinerari ciclabili e pedonali.

Alla fine del 2016 sono stati ripartiti tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano 12,4 milioni di euro per lo sviluppo e la messa in sicurezza di itinerari e percorsi ciclabili e pedonali: sono stati finanziati più di 70 interventi sul territorio che consentiranno di realizzare più di 60 km tra piste ciclabili e percorsi ciclo-pedonali, quasi 10 km di percorsi pedonali e circa 60 attraversamenti stradali critici per pedoni e biciclette.

Via libera del Senato alla legge per la mobilità in bicicletta

La Commissione Lavori Pubblici del Senato, in sede deliberante, ha approvato la legge per lo sviluppo della mobilità in bicicletta e la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica.

“La Cenerentola della mobilità, la bicicletta – ha commentato il Ministro Delrio -, assume pari dignità in città, in periferia e nei percorsi turistici, rispetto agli altri mezzi e guida il cambiamento verso la mobilità dolce e alternativa. È uno scatto culturale e nella pianificazione delle opere, per il quale il nostro Paese è pronto e di cui dobbiamo ringraziare tutti i Parlamentari con i quali abbiamo collaborato, a partire dal relatore on. Paolo Gandolfi e al Sindaco e Presidente dell’Anci, Antonio Decaro”.

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La Bianchi del Campionissimo

Un selfie con la bicicletta di Coppi per entrare nella storia dello sport

Alessandria, da domani al museo esposta la Bianchi del campione

La «Bianchi» sulla quale Coppi vinse Giro e Tour del 1949 (da sinistra Roberto Livraghi, il collezionista Gianfranco Trevisan con la compagna Dorina)

di Valentina Frezzato – lastampa.it, 16/01/2018

Quel telaio carta da zucchero, il manubrio che la trasforma in un ariete e la borraccia argentata, ben salda davanti. Linee che hanno fatto l’epopea del ciclismo. Qualcuno, fortunato, ha assistito a quelle imprese epiche: su questa bici Fausto Coppi vinse tutto. Era il 1949 e l’inseparabile Bianchi lo portò sulla vetta (vera e del podio) del Giro d’Italia e del Tour de France. Pedivelle e raggi leggendari che, da domani, verranno esposti in un museo, ma solo per tre mesi.

Il collezionista Gianfranco Trevisan l’ha prestata («scortata» da Padova, da dove è venuto con la compagna Dorina qualche giorno fa) al Museo «Acdb-Alessandria Città delle biciclette», nato da pochi mesi e già «in volata», perché iniziative e ospiti saranno davvero tante in questo primo anno di vita. La bicicletta sarà al «suo» posto dalla settimana prossima, nella sala dedicata a Fausto Coppi, dove fino a due settimane fa è stata ospite anche l’ultima bicicletta del Campionissimo, utilizzata al Trofeo Baracchi del 4 novembre 1959.

La storia

La Bianchi di dieci anni prima è stata completamente restaurata, ma per chi sa notare i dettagli, ecco quella «sbeccatura» che indica una caduta, probabilmente la famosa della quinta tappa, Rouen-Saint Malo, che non fermò il Campionissimo. Anzi, probabilmente gli donò grinta.

Il Museo «Alessandria Città delle biciclette» (a Palazzo Monferrato in via San Lorenzo) partecipa alla «Giornata dei selfie nei musei» con un’apertura straordinaria, domani: «Il selfie può assumere un significato diverso se incontra l’arte, perché la forma di autoscatto contemporanea può diventare mezzo di divulgazione del patrimonio artistico e culturale» è l’obiettivo del «Museum Selfie Day». Da «Acdb» si potrà immortalare anche la Bianchi, la bici della fuga epica nella tappa Cuneo-Pinerolo che con Coppi «uomo solo al comando», che staccò il secondo di ben dodici minuti. «Quella fuga – ricorda Roberto Livraghi, segretario della Camera di commercio di Alessandria, l’ente che a cui si deve l’allestimento del museo – è componente fondamentale di un mito che non dà segni di usura e che, anzi, avvicinandosi l’anno del centenario della nascita, cioè il 2019, sembra diventare di giorno in giorno più affascinante».

Il record

Sempre domani, arriverà la Legnano usata da Coppi nel 1942, quando stabilì il record dell’ora al Vigorelli; un prestito a sorpresa del Museo del ciclismo Madonna del Ghisallo di Magreglio. Un altro paragrafo importante in questo racconto su due ruote. Dalle 18 ci saranno anche Paolo Tullini e Paolo Amadori, autori di «Le bici di Coppi», uscito con una seconda edizione nel 2017, dopo il ritrovamento di due bici del Campionissimo, tra cui quella che Faustino Coppi ha lasciato in prestito ad «AcdB» fino a qualche giorno fa, ora esposta al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure. Fra i primi a visitare il museo di Alessandria, il giorno dell’inaugurazione, c’era Davide Cassani, ct della nazionale di ciclismo, che così ha sentenziato: «Qui si entra nella storia dello sport e del ciclismo». E, da oggi, nel mito di Coppi.

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Ci vediamo Sabato 7 Aprile

Pronti per la LodiLeccoLodi?
Oddio, probabilmente no, almeno non fisicamente… ma avete tempo esattamente 4 mesi per allenarvi!

LodiLeccoLodi

Appuntamento Sabato 7  Aprile, piano piano usciranno tutte le informazioni voi intanto cominciate ad allenarvi.

A presto!

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Canaglie! Massimo Pegorini racconta Walter Bonatti

Vi auguro un buon 2018 con questa chicca.

Una voce rincorre un video.

Con “Canaglie” Massimiliano Pegorini racconta vite particolari di artisti, di sportivi…di esseri umani, Presso Antica Osteria del Fico (CR).

Questa volta è il turno di Walter Bonatti, grande uomo e grande alpinista.

Se volete ascoltare il racconto di Massimo, l’appuntamento è

9 gennaio 2018 h 22

Antica Osteria del Fico, via Guido Grandi, 22 – Cremona

(Il locale è piccolo, è consigliabile chiamare per prenotare)

Per informazioni, visitate la pagina dell’evento facebook, Qui sotto trovate il trailer

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Climbing Awards 2018

Comunicato stampa

I Climbing Awards arrivano ad Outdoor Expo

Tornano il 2 marzo 2018 gli Oscar nazionali dedicati ai migliori atleti, manager e brand dell’universo italiano dell’arrampicata sportiva.

Per la prima volta saranno ospiti di BolognaFiere

Tutto pronto per la terza edizione dei Climbing Awards, gli Oscar nazionali dedicati ai migliori atleti, manager e brand dell’universo italiano dell’arrampicata sportiva che per due anni si sono svolti all’interno di Skipass, il Salone del Turismo e degli Sport Invernali di ModenaFiere.

Per la prima volta cambiano casa e si trasferiscono all’interno della manifestazione che meglio rappresenta l’intero mondo del climbing e dello sport all’aria aperta: Outdoor Expo.

Dal 2 al 4 marzo 2018 BolognaFiere aprirà i battenti per ospitare la prima edizione di questa nuova ed inedita manifestazione che si pone l’obiettivo di riunire nel capoluogo emiliano tutte le realtà del mondo Outdoor. Per tre giorni il quartiere fieristico di Bologna diventerà il polo di attrazione per migliaia di appassionati, atleti, operatori, giornalisti ed esperti del settore.

In questa ideale cornice avranno luogo le premiazioni dei Climbing Awards! Il loro obiettivo, come sempre, rimane quello di premiare e valorizzare i rappresentati dell’arrampicata sportiva italiana che si sono maggiormente distinti durante la stagione 2017. Riconfermate anche per questa terza edizione le 5 categorie in gara, pensate per mettere in risalto tutte le diverse sfaccettature di questa disciplina. Atleti maschili e femminili, eventi, palestre, team: ad Outdoor Expo, vedranno riconosciuti finalmente i loro sforzi.

Nella prima fase del concorso chiunque potrà inviare le candidature tramite mail (allegando documento word di motivazione e n.2 foto rappresentative) all’indirizzo alice@moonsrl.it entro e non oltre mercoledì 31 gennaio 2018.

Nella seconda fase il pubblico potrà esprimere il proprio giudizio tramite un modulo di votazione online. Le premiazioni dei vincitori nelle varie categorie si svolgeranno il 2 marzo 2018 a BolognaFiere, durante la prima edizione di Outdoor Expo.

Per info su candidature, nomination e votazioni vi invitiamo a visitare la fan page ufficiale facebook.com/ClimbingAwards oppure a chiamare il numero 059.9783397.

Per info su Outdoor Expo potete consultare il sito internet www.outdoorexpo.eu o la fanpage fb.me/outdoorexpo.eu.

CLIMBING AWARDS – CATEGORIE IN GARA

Miglior Climbing Team

Qual è il miglior italian climbing team? Qualità dei propri climber, marketing, iniziative a supporto della squadra e spirito di squadra sono le caratteristiche necessarie per vincere questo premio.

Miglior Palestra

Questa categoria è stata pensata per poter premiare le palestre di arrampicata sportive migliori della penisola per qualità, dimensione, servizi e professionalità nella gestione generale.

Miglior Evento 

Gli eventi sono sicuramente un ottimo veicolo per far conoscere l’arrampicata ad un pubblico sempre più vasto e apprezzare il livello raggiunto dagli atleti, per questo abbiamo deciso di premiare l’evento meglio organizzato sotto tutti gli aspetti, svoltosi sul territorio italiano.

Miglior Fair Play (uomo) 

Tecnica e stile per eleggere il miglior atleta italiano dell’anno che abbia ottenuto i migliori risultati in modo leale e corretto, rispettando le regole e gli altri atleti.

Miglior Fair Play (donna) 

Stesse caratteristiche della categoria maschile: tecnica, stile e risultati ottenuti grazie ad una certa etica comportamentale… ma con un piacevole pizzico di grazia in più.

Tempistiche e prossime date dei Climbing Awards:

  • mercoledì 31 gennaio 2018: chiusura delle candidature.
  • mercoled’ 7 febbraio 2018: saranno rese note al pubblico le nomination nelle varie categorie ed aperte le votazioni online.
  • venerdì 23 febbraio 2018: chiusura delle votazioni online.
  • venerdì 2 marzo 2018: durante OutdoorExpo presso BolognaFiere, saranno annunciati i vincitori nelle varie categorie e consegnati i Climbing Awards.

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Assietta 2017

Ecco a voi l’Assietta Bike 2017, pedalata e filmata dal mio moroso in una giornata a dir poco spettacolare, in un video assemblato dalla sottoscritta con un omaggio al Boss.

Il percorso, di 58km per 1758m di dislivello positivo, parte da Sestrière, ridiscende la Val Chisone, raggiunge Pragelato per poi salire a Pian dell’Alpe, Colle dell’Assietta, Col Basset. Gli altri percorsi sono il Legend (85km, 2734m D+) e l’Adventure (20km, 624m D+).

Assietta Bike – planimetria

Assietta Bike – altimetria

 

P.S.

Per tutte le info sulla manifestazione, visitate il sito ufficiale.

Sono disponibili il video ufficiale della manifestazione e il servizio completo di Bike Channel.

Per chi volesse partecipare all’edizione 2018, può informarsi qui.

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