Articoli con tag: Po

La discesa del Po…facciamola un’altra volta…

Causa pessime previsioni meteo la

7 Discesa del Po

programmata per domani 10/9, è stata rinviata al

17 settembre

Nel post dedicato all’evento potete trovare i riferimenti per restare aggiornati.

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Discesa del Po 2017

Programma edizione 2017

Partenza in contemporanea da più località come indicato nella cartina allegata.

BARCA TURISTICA -20 posti-

PARTENZA POLESINE (PR)

Ore 8:00 Polesine (PR), 8:30 Isola Pescaroli (CR), 9:00 Stagno di Roccabianca (PR), 9:15 Torricella Parmense (PR), 9:45 Sacca di Colorno (PR), 10:00 Casalmaggiore (CR), 11:00 Mezzani (PR), 12:30 Viadana (MN) Contributo trasporto 5 €

BARCA TURISTICA PADUS -60 posti-

PARTENZA CASALMAGGIORE CR

Ore 9:30 imbarco, Ore 10:00 -partenza Lido Po Casalmaggiore (CR), 11:00 Breve sosta senza attracco a Mezzani (PR), 12:30 arrivo a Viadana (MN). Contributo trasporto 5 €

Prenotazioni imbarcazioni turistiche inviando mail a persona.ambiente@libero.it indicando nome e cognome dei partecipanti e recapito telefonico, oppure telefonando al 340.0003867 (Tiziano) oppure 333.7622768 (Damiano)

CICLISTI PARTENZA SACCA di COLORNO (PR) 28 Km

Ore 9:45 – Lido Po di Sacca di Colorno (PR), 11:00 aperitivo porto turistico di Mezzani (PR), ore 12:30 arrivo a Viadana

CANOE E BARCHE A REMI 15 Km

PARTENZA CASALMAGGIORE CR

Ore 10:00 Lido Po Casalmaggiore (CR), 11:00 porto turistico di Mezzani (PR) e/o spiaggione di Fossacaprara (CR), 12:30-13:00 arrivo a Viadana (MN)

CICLISTI PARTENZA GUSSOLA (CR) 24 Km

Ore 9:00 Piazza di Gussola Ore 9:30 Piazza di Martignana Ore 10:00 arrivo a Casalmaggiore Lido PO e prosecuzione itinerario fino a Viadana

CICLISTI PARTENZA CASALMAGGIORE (CR) 16 Km

Ore 10:00 Lido Po Casalmaggiore, argine maestro fino a Fossacaprara, percorso in golena fino a spiaggione. Alcuni tratti con sabbia, bici a mano. Rinfresco, a seguire via Alzaia fino a Roncadello, argine maestro fino a Viadana. Arrivo ore 12:00

CICLISTI PARTENZA GUASTALLA (RE) 15 Km

Ore 10:30 Lido Po Guastalla (RE), Via Alzaia, 11:30 Lido di Boretto (RE), 12:30 Viadana (MN)

CICLISTI PARTENZA DOSOLO (MN) 13 Km

Ore 10:00 – partenza, 10:30 Pomponesco con sosta in p.zza e rinfresco, attraversamento Garzaia e via Alzaia fino a Viadana. Alcuni tratti con sabbia, bici a mano.

ARRIVO è previsto per le ore 12:30 a Viadana località ponte vecchio.

Programma pomeriggio

Ore 12:30 – arrivo a Viadana (MN) località ponte vecchio- Ostello Bortolino, Pranzo con i banchi Local Foodd a prezzo convenzionato, intrattenimento musicale

Ore 14:00 breve presentazione “MAGANA DEL PO”, monitoraggio delle acque del fiume e del rispetto del decalogo della Carta del Po a cura di Legambiente

Intermezzi musicali con nema Problema Orkestar e Mosche di Velluto Grigio

NON è fornito il servizio di rientro bici/pedoni da Viadana. Per eventuali esigenze ci si organizza all’arrivo chiedendo un passaggio…

Possibilità uso docce all’approdo, presso Gruppo Canoe Viadana.

Per il recupero imbarcazioni rivolgersi a Canottieri Amici del PO tel 0375.43502 info@amicidelpo.org

Possibilità di Campeggio per canoisti presso la Polisportiva Amici del PO di Casalmaggiore per chi arriva il sabato.

Per info

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Woda woda

Woda woda dalle mani
Scivolata via
Senza odore né colore
L’eco del suo nome

Che non piove (ad eccezione dei temporali di ieri) è cosa nota, ma le conseguenza vere sull’ambiente, sull’agricoltura, si possono vedere solo muovendosi lentamente: a piedi, a bici… perché lo sguardo veloce dal finestrino dell’auto non permette di cogliere certi particolari, che sono poi quelli che danno l’idea dell’entità del problema. Certo, si possono vedere gli spiaggioni del Po o dell’Adda da un ponte, la terra asciutta, ma oltre non si può andare.

Ecco, le foto che riporto sotto sono state scattate il 4/6/2017 fra Crotta d’Adda e Spinadesco, alcune di esse sono state messe a confronto con inquadrature analoghe immortalate in altri periodi.

E a me viene in mente una vecchia, bellissima, canzone dei Litfiba. E mi viene in mente anche che, forse, non è solo colpa delle bizze di una primavera senza acqua. E di un inverno senza acqua e neve. Forse un po’ di colpa, più che San Pietro nel deserto (come dice la canzone), ce l’hanno gli impianti per l’innevamento artificiale che questo inverno hanno lavorato a palla, sfruttando l’acqua immagazzinata nei periodi di vacche grasse, distogliendola dai flussi di alimentazione diretta di fiumi e laghi.

Ma come conciliare le esigenze dell’agricoltura con quelle dei comprensori montani, la cui sopravvivenza è stata tarata prevalentemente sul successo della stagione invernale? Bella domanda… ma qualcuno che comincia a farsi qualche domanda c’è.

La torbiera di Crotta, 04/06/2017

La torbiera ghiacciata, gennaio ’17

Passaggi… 04/06/2017

Spinadesco, dietro al pennello un laghetto

Crotta, c’è chi ne approfitta…

E, visto che l’ho citata…

 

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Ricuciamo la bellezza – video

Lo staff di VenTo lancia il video “Ricuciamo la bellezza | Pedalando lungo la ciclovia VENTO”, realizzato da Marco Tessaro per raccontare il VENTO Bici tour 2016 e tutte le bellezze, i volti, il patrimonio e la natura della valle del grande Fiume Po.

Dal Piemonte al Veneto (e non solo).

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Po Grande

Cremona sottoscrive “Po Grande”, candidatura UNESCO per la Media Valle del Po

Cerimonia questa mattina (24/01) nella Reggia di Colorno, per il Comune è intervenuto l’Assessore Virgilio.

welfarenetwork, 24/01/2017

A fine dicembre 2016 il Comune di Cremona ha aderito al progetto Po Grande per la candidatura della Media Valle del Po come patrimonio MaB (Man and Biosphere) dell’UNESCO. Questa mattina, nella Reggia di Colorno, si è tenuta la cerimonia di sottoscrizione del Protocollo d’intesa tra gli enti coinvolti, mentre il testo del documento è stato presentato al Palazzo Ducale di Revere, in provincia di Mantova, lunedì 23 gennaio. Per l’Amministrazione comunale la firma è stata apposta dall’Assessore al Territorio e all’Area Vasta Andrea Virgilio.

Il progetto coinvolge cinque Province e 50 Comuni, appartenenti a due Regioni, Lombardia ed Emilia Romagna, per un tratto di 200 km di asta fluviale, 39 siti classificati come “Natura 2000”, 38 habitat di interesse comunitario e dieci affluenti. L’attività di coordinamento del progetto è affidata al Comune di San Daniele Po per il territorio di Cremona, al Comune di Colorno per il territorio di Parma, al Comune di Guastalla per il territorio di Reggio Emilia, al Comune di Motteggiana per il territorio di Mantova e al Comune di Piacenza. La candidatura a Riserva della Biosfera MaB UNESCO è sostenuta, accanto alle località rivierasche, anche dall’Autorità di Bacino del Fiume Po, ente capofila della strutura di coordinamento, dall’Università degli Studi di Parma e da Legambiente. Ai due appuntamenti ha partecipato anche Philippe Pypaert dell’Ufficio UNESCO di Venezia, unitamente ai rappresentanti delle Riserve MaB già istituite nel bacino padano: il Delta, la “CollinaPo Torinese” e l’area del Monviso che comprende la Prima Valle del Po. Per quanto riguarda la nostra provincia i Comuni coinvolti sono Casalmaggiore, Cremona, Gerre de’ Caprioli, Gussola, Martignana di Po, Motta Baluffi, Pieve d’Olmi, San Daniele Po, Scandolara Ravara, Stagno Lombardo e Torricella del Pizzo.

“Con la sottoscrizione di questo Protocollo – dichiara Virgilio – il Comune di Cremona prosegue innanzitutto il percorso avviato da tempo, insieme ad altri enti, teso a valorizzare il grande patrimonio che rappresenta il nostro fiume: basti pensare ad iniziative quali il Contratto di Fiume, Pedalando un Po, l’ampliamento del PLIS del Po e del Morbasco, Armonie del Grande Fiume e il Protocollo d’Intesa per la valorizzazione strategica dei territori dell’Asta fluviale del Po”.

“Insieme agli altri Comuni cremonesi, in stretta sinergia con gli enti delle provincie di Mantova, Parma e Piacenza, nonché dell’Autorità di Bacino del Fiume Po, dell’Università degli Studi di Parma e di Legambiente, la firma di oggi rappresenta un altro importante passo nella direzione intrapresa. Tutti quanti i sottoscrittori del documento concordano nel ritenere di grande rilevanza che l’area mediana del Po venga inserita nel programma UNESCO: qui infatti la storia dell’uomo è sempre stata strettamente intrecciata al fiume, ai suoi ritmi, alle sue caratteristiche naturali, ai suoi paesaggi e al suo clima, creando la possibilità di uno sguardo d’insieme sul fiume. Per il futuro di questa area ci deve essere la piena valorizzazione dell’ambiente e dell’identità storica, mettendoli al centro di politiche territoriali ed economiche, che guardino oltre i confini amministrativi” aggiunge l’Assessore, che conclude: “Anche il Comune di Cremona ha deciso di cogliere questa grande opportunità: il coordinamento permanente di un’area per stesse esigenze e peculiarità, non appunto per confini amministrativi, per attuare progettualità, infrastrutture turistiche, politiche ambientali sovracomunali, reperimento di risorse, attuazione di politiche turistico-culturali”.

Il Programma MAB (Man and the Biosphere) è stato avviato dall’Unesco negli anni ’70 allo scopo di migliorare il rapporto tra uomo e ambiente e ridurre la perdita di biodiversità attraverso programmi di ricerca e capacity building, promuovere e dimostrare una relazione equilibrata fra la comunità umana e gli ecosistemi, creare siti privilegiati per la ricerca, la formazione e l’educazione ambientale, oltre che poli di sperimentazione di politiche mirate di sviluppo e pianificazione territoriale.

Il Programma ha già portato al riconoscimento, da parte dell’UNESCO, delle Riserve della Biosfera di altri territori lungo l’asta del Po: il Delta (riconoscimento nel 2015), le Collina Po torinese (riconoscimento nel 2016), l’area del Monviso comprendente la prima valle del Po (riconoscimento nel 2013) e l’Appennino Tosco Emiliano (2015). I passaggi necessari a formalizzare la candidatura ufficiale alla rappresentanza UNESCO in Italia devono essere completati entro il settembre 2017.

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Il grande fiume lento

Di Alessandro Sanna ne avevo già parlato QUI.

alessandro-sanna

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Idee su due ruote – Crotta d’Adda

Il lavoro di progettazione e ricerca relativamente al progetto Vento prosegue: gli studenti del Laboratorio di Progettazione Urbanistica (IV anno scuola di Architettura Urbanistica), coordinati dal team del prof. Paolo Pileri, sono stati invitati a ideare progetti di raccordo fra la ciclovia VenTo e le località toccate dal tracciato. Diffondere questi progetti potrebbe portare anche le Amministrazioni Locali ad avere una maggiore attenzione al progetto della ciclabile del Po e alle ricadute potenziali sul territorio: l’adesione al progetto (che peraltro non costa nulla, comporta la volontà di renderne noti i contenuti, rendendo più agevole e proficua la sua realizzazione) è stata molto a macchia di leopardo, con aree che hanno accolto con favore il progetto e altre nelle quali non ci si è (ancora?) attivati per renderlo noto a popolazione e soggetti economici.

Si legge nella pagina di presentazione dei laboratori:

La nostra idea di sviluppo è andata sbiadendosi negli anni.
Soprattutto nei più recenti in cui si è fatta ancor più acuta la pretesa
di immaginare che al benessere sociale corrisponda la grigia urbanizzazione
delle più recenti cementificazioni fatte di capannoni e villette.
Quel modello è fallito e i nostri territori rischiano di fallire insieme a loro.

Oggi dobbiamo metterci alla ricerca di un nuovo progetto di territorio che, siamo convinti, rimetta in primo piano lo spazio aperto come sintesi tra paesaggio, territorio, ambiente e nuove pratiche sociali. In questi decenni di retoriche sviluppiste (che ci lasciano oggi un tasso di disoccupazione peggiore di quello di 20 anni fa) abbiamo forse perso di vista la misura della bellezza di ciò che abbiamo dentro e attorno ai luoghi che abitiamo. Ci spostiamo sempre in auto, dentro una scatola. O ci spostiamo sempre più velocemente lasciando che tutto il resto ci sfugga accanto. I nostri territori trattengono tanta bellezza. Ma la bellezza va scoperta. Bisogna camminarci dentro e attraverso. Pedalarci e correrci. Fermarsi e respirarla.

Tutto ciò ha bisogno di spazi, percorsi, aree che diventano la punteggiatura attraverso cui ri-mettersi in contatto con gli spazi apertie scoprire che non ci sono solo gli interni e gli spazi pubblici, ma gli spazi aperti dove agricoltura, natura e patrimoni storici e urbani del passato attendono sguardi che li ricomprendano. Gli studenti del IV anno di Architettura si sono misurati con il tema di come rigenerare il movimento lento sul territorio utilizzando la bicicletta, non tanto per riaccendere l’emozione e il gusto di libertà che dà, ma come strategia per rigenerare un territorio ricco di spunti e opportunità. Oggi il progetto urbanistico è anche qualcosa che non si misura con i volumi ma con l’intenzione di studiare nuove forme per interpretare la relazione culturale tra uomo e spazio aperto, con la capacità di ri-evocare congiunzioni perse sotto il peso eccessivo di una cultura degli interni e del cemento, in cui lo spostamento è un esercizio troppo disgiunto da ciò che si attraversa al punto da esserne estraneo, mentre qui lo spostamento diviene la narrazione centrale in cui scoprire, godere, apprezzare, sentire, imparare, prendere coscienza del paesaggio. La destinazione invece diviene una semplice pausa del tra un’esperienza di movimento e la successiva.

Vi avevo già presentato il progetto riguardante Somaglia elaborato da un gruppo di studenti. Ora propongo il progetto di un altro gruppo che si è concentrato sua zona compresa fra Pizzighettone e Spinadesco.

Gli studenti hanno ideato un progetto in grado di valorizzare, oltre al tracciato lungo il Po, anche l’alzaia del Canale Cremona-Milano, che in realtà non è mai stato completato e si ferma nei pressi di Pizzighettone.

Segnalo che dei comuni coinvolti ad oggi ha aderito al progetto il Comune di Spinadesco e (non direttamente interessato ma confinante) il comune di Grumello Cremonese ed Uniti.

Tavole di progetto

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Parte il progetto “Cremona a tutela dell’ecosistema del Po”

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Sta per partire il progetto “Cremona a tutela dell’ecosistema del Po” di cui vi avevo parlato qui.

Il progetto aiuta a ripensare e riprogettare la conversione ecologica del territorio, una priorità non più rinviabile, ed è rivolto ai cittadini, alle associazioni, agli insegnanti e agli amministratori.

Le lezioni del primo modulo cominceranno il 16/12/2016.

Adesioni entro il 30/11/2016, scrivendo a ecopoaclicremona@gmail.com.

Gli insegnanti devono indicare anche l’istituto scolastico di appartenenza.

Scarica il programma in pdf.

Scarica il pieghevole in pdf.

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Cremona a tutela dell’ecosistema del Po

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Il terremoto che rivoluzionò il corso del Po

Proprio qualche giorno fa ho ritrovato questo articolo, e, visti gli scenari di distruzione che ci arrivano tramite TV e social, mi sembra giusto postarlo. La natura ha una forza immensa e non dobbiamo mai dimenticare che, più che governare questa forza, dobbiamo adeguarci ad essa, tenerne conto quando dobbiamo intervenire sull’ambiente ed evitare azioni che possano aumentarla, questa forza…

17 novembre 1570: il  terremoto che rivoluzionò il corso del Po

di Paolo Rumiz – repubblica.it, 09/08/2015 (tramite blueplanetheart.it, 12/08/2015)

L’hanno trovata, nella pancia della pianura, più di quattro secoli dopo, la faglia madre del terremoto che ha fatto entrare il Po nel suo letto attuale. Che lo ha spostato di 40 km sul ramo principale del delta. Era il 17 novembre del 1570 e la botta, ben documentata dai contemporanei, seminò il panico a Ferrara, provocando morte e distruzione. Ma il danno più grave fu che il fiume abbandonò rapidamente la città degli Estensi privandola del suo secolare ruolo portuale. Fino ad allora il braccio principale del Po aveva tagliato in diagonale la pianura dal meandro di Stellata (confluenza col Panaro) fino alle grandi dune a Nord di Ravenna. Dopo il sisma, nulla fu più come prima e l’acqua prese a incanalarsi nel ramo di Venezia, fino ad allora marginale nell’immensità del Delta.

Si tratta di una sorta di cartolina illustrata per informare la famiglia sui rilevanti danni del terremoto che l’autore, un militare svizzero, aveva visto di persona. Gli effetti sismici a Ferrara furono descritti in corrispondenze diplomatiche, documenti amministrativi e cronache. (Zentralbiliothek Zurich, E. Guidoboni e J. Ebel, 2009)

Questo del 1570 è, da oggi, il terremoto più antico a livello mondiale di cui si sia riusciti a risalire alla forma della frattura in profondità e al suo meccanismo di rottura, rileggendo matematicamente le testimonianze d’epoca sui danni provocati. Del lavoro, portato a termine grazie a un “algoritmo genetico” da due sismologi dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di geofisica Sperimentale, Livio Sirovich e Franco Pettenati, ha dato notizia una delle riviste scientifiche più attendibili del Pianeta, il Journal of Geophysical Research, che con un comunicato stampa ha pubblicizzato i calcoli e le spiegazioni dell’Ogs, compresa l’appendice di carattere storico fornita dai due ricercatori, fatto del tutto inusuale nel panorama scientifico statunitense.

“Fù detto dopo ancor per gli Munari (mugnai) che mentre trete (avvenne) questo quarto terremoto (la quarta scossa, che fu la più forte) il Po gonfiette e fermette il corso suo e tanto crescette l’acqua che era a pari delle rive, e dopo cessato il terremoto calete l’acqua al basso con tanta velocità che quasi tutti li molini che erano alla Stellata nel Po se spicorono dai loro pali dove erano attaccati”. All’origine di tutto sta questo documento dell’epoca, “Memoria de’ gran Terremoti, e Ruine causate da essi nella cità di Ferrara l’anno 1570”, la cui trascrizione settecentesca è stata rinvenuta alcuni anni fa dalla storica della sismologa Emanuela Guidoboni negli archivi della Biblioteca comunale ariostea di Ferrara.

Che il terremoto del 1570 e lo spostamento del Po potessero essere collegati tra loro, era già stato ipotizzato nel 2003 dal geologo Pierfrancesco Burrato, sulla base dello stesso manoscritto e della geologia della regione. Un innalzamento del letto — oggi si sa che potrebbe essere stato anche di soli 10-20 centimetri — poteva aver rallentato e impaludato momentaneamente il fiume prima di fargli riprendere il corso con una piccola onda di piena. In fondo, era da millenni che Po subiva spostamenti verso Nord per via del lento sollevamento dell’Appennino al di sotto delle alluvioni. A Sud dell’attuale corso del fiume, la pianura è segnata da numerosi meandri abbandonati e in secca, come quelli tra Guastalla e Ferrara, ricchi di manufatti antichissimi legati al commercio fluviale.

In questo quadro “errabondo” del Po, i terremoti, assieme alle grandi piene (la più famosa quella che generò la cosiddetta “Rotta di Ficarolo” nel 1152), diventano eventi di rottura di un processo lento, millimetrico, in atto da tempi immemorabili. È la stessa spinta dell’Appennino che ha provocato il doppio sisma del maggio 2012 tra Mirandola e Ferrara e che fa ballare la pianura da sempre. Nel 1117, tanto per dare un’idea, ci fu un terremoto che, secondo un manoscritto trovato in Germania, gonfiò il Po al punto da “formare un arco” fra cielo e terra, “finché l’acqua ripiombò nel suo alveo con un rumore così grande che si sentì per miglia”.

È certo che già prima del terremoto in questione gli Estensi vivessero con allarme una lenta perdita di portata del corso principale sotto le mura di Ferrara e, a causa di questa emorragia, avessero intrapreso, proprio alla vigilia del sisma, importanti lavori di dragaggio. Altrettanto certo è che nel 1580, dieci anni dopo il botto, il corso del fiume aveva già abbandonato la città, decretandone la decadenza, come certifica l’iniziativa di papa Gregorio XIII di far dipingere due mappe (oggi nella Galleria delle carte geografiche dei Musei vaticani), una col nuovo corso del Po e una con il suo tracciato precedente.

Per costruire solidamente il nesso fra sisma e trasloco del fiume a partire dal 1570 bisognava individuare la faglia. Una base di partenza esisteva, ed erano i rapporti dell’epoca sui danni: resoconti immediati di ambasciatori e relazioni diaristiche manoscritte di testimoni diretti, di cui le più importanti sono i tre libri sul terremoto pubblicati in ebraico dal medico ferrarese Azaria Min Haadumim e le testimonianze del grande architetto Pirro Ligorio, successore di Michelangelo alla fabbrica di S. Pietro.

Partendo da qui, si era già arrivati a individuare la distribuzione dei danni nella regione, classificati in intensità tipo Mercalli. È partendo da questa banca dati, curata dall’Ingv, che oggi si è trovata la frattura profonda che riproduce al meglio i danni del 1570. Sirovich e Pettenati ci sono riusciti ipotizzando 4000 faglie possibili e poi altre ancora, fino a trovare la migliore in assoluto: un piano inclinato verso sud-sud-ovest lungo il quale l’Appennino da sotto alle alluvioni risale verso nord-nord-est nell’area fra Rovigo e Ferrara, e del tutto scollegato dalla linea di rottura del terremoto del maggio 2012.

Padania inquieta dunque, da sempre. E il curioso è che quel terremoto provocò anche i suoi sconvolgimenti politici. Il Papa tuonò che il sisma e la fuga del fiume verso Nord erano stati il castigo di Dio contro gli Estensi, rei di aver accolto gli Ebrei in fuga dalla Spagna. Pochi anni dopo il Vaticano si sarebbe riappropriato di Ferrara.

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