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Ai piedi del Sassolungo

Dove si può andare a fare un giro in montagna a portata di bambino ma con un bel panorama, partendo da Selva di Valgardena senza muovere la macchina perché in paese è tutto bloccato causa Hero?

Il percorso seguito è quello evidenziato in verde (da http://www.alpenwelt-kunden.com/www/kunden/tvb_groeden/)

La risposta è abbastanza facile: città dei sassi!!! Ovvero, una passeggiata tranquilla ai piedi del Sassolungo, dalla stazione di monte della cabinovia Ciampinoi fino a passo Sella e ritorno, così vediamo passare i bikers che si cimentano col percorso medio…e se, non ci mette troppo a fare il giro, becchiamo pure il capofamiglia sulla strada del ritorno. E l’escursione sotto il punto di vista tecnico è decisamente facile, bisogna solo sperare che non ci sia vento.

Il 16 mattina ci svegliamo con un sole spaziale. Quando io e il pargolo ci prepariamo per la nostra escursione, papà Massimo è già uscito da un pezzo. Mentre usciamo direzione stazione di valle della cabinovia, lancio uno sguardo all’orologio:  è più o meno l’ora della partenza del nostro Hero, che, dalla griglia numero 14, si appresta ad affrontare la salita per Dantercepies. Noi intanto scendiamo tranquillamente da Pian verso il paese seguendo il torrente, passando cioè dal parcheggio dei camper. Intanto un’occhiata verso il Sella la lancio: pare non ci sia vento, per fortuna.

Dopo aver provato inutilmente a raggiungere la Ciampinoi passando dal prato (ma di lì mi sa che si passa solo d’inverno), ci riportiamo sulla strada ed arriviamo alla cassa. Davanti a noi, alcuni bikers stanno facendo i biglietti. la cabinovia infatti consente di prendere quota con la due ruote, per poi affrontare il percorso di freeride o percorrere i sentieri ai piedi del Sassolungo, con  senza “aiutino” elettronico: già, perché le e-bike a ruote grasse prendono sempre più piede, per le possibilità che offrono. Il mio figliolo intanto, dall’alto delle sue due partecipazioni alla Hero kids, fa il piccolo integralista:

No, a me le bici elettriche fanno schifo. In bicicletta bisogna pedalare

Caro mio, aspetta che mamma ti porti questa estate a fare qualche giro…poi vediamo se la vedi ancora così…

Verso le Odle

Con la cabinovia superiamo i circa 700m di dislivello che portano ai 2250 della stazione di monte. Da qui il panorama si apre verso lo Sciliar e l’Alpe di Siusi, sulla la Val Gardena verso le Odle, Passo Gardena, il Gruppo del Sella e il Sassolungo. Ed è da qui che si parte per immettersi sulla Saslonch (vecchia o nuova, a seconda dei gusti), per provare il brivido della discesa a fionda lungo la pista dei campioni. Ecco, il “si parte” e generico: fate pure, io vi guardo dal bar 😀 . E mica solo loro… pure i ragazzi che si buttano col parapendio li osservo, ma da lontano. Deve essere bellissimo, per carità… ma anche no. Io i piedi li tengo ben attaccati a terra.

Sciliar e Alpe di Siusi

Dopo le foto di rito cominciamo a scendere. Seguiamo il segnavia 21, che ci porta, con qualche “tornante” in mezzo al pascolo, ad una selletta (Sela Tieja). Da qui, svoltando a sinistra si scende a Pian de Gralba, noi invece andiamo dritto lungo il 21A, passando ai piedi del Piz Sella (da non confondersi con il Sella, quello vero, che domina l’omonimo passo e la strada che sale da Selva).

Gli elicotteri Rai stanno sorvolando la zona da tempo, e ora ne vediamo uno abbassarsi: guardiamo sullo sterrato sottostante e vediamo due persone in mtb che scendono a precipizio, quella davanti ha una divisa rossa. L’elicottero li segue per un pezzo, riproducendo, lungo un invisibile sentiero sospeso, le curve seguite dai due ciclisti, ovvero Christina Kollmann-Forstner, vincitrice della Hero 60km femminile, e l’operatore video.

Rifugio Comici, al cospetto del Sassolungo

Bottger, con numero 14.

Mentre proseguiamo, altre mtb si apprestano ad affrontare la discesa, e quando arriviamo ad incrociare il 526 dobbiamo prestare attenzione. Saliamo i pochi metri che ci portano al rifugio Comici, punto di osservazione straordinario per veder transitare le campionesse e i maschietti che hanno deciso di cimentarsi su questo percorso, che è già ben bastardo di suo.

Wittlin, col numero 98.

In particolare, proprio davanti al rifugio c’è uno strappo che fa rallentare i bikers, creando così le condizioni ideali per fare foto e qualche filmato (e per fare il tifo, ovviamente). E il luogo ideale per l’appostamento diventa l’incrocio del sentiero, dove il tracciato di gara devia per scendere verso Selva.

Ci fermiamo un po’ qui, poi ci rimettiamo in marcia lungo il sentiero 526, con l’orecchio ben teso e l’occhio all’erta, per poterci scansare per tempo all’arrivo di qualche atleta. E, da pseudo ciclista che non può certo definirsi “atleta”, devo dire che fa impressione la reattività con cui affrontano questi strappi, pur con 3200m di dislivello nelle gambe. E capisco ancor di più le parole della padrona di casa, che ci ha raccontato di esser salita a Dantercepies, qualche anno prima, e di essere rimasta impressionata proprio dalla velocità

Noi così non andiamo nemmeno in discesa

Superato il punto critico, dove il sentiero compie frequenti curve e la presenza degli alberi copre la visuale, possiamo camminare più tranquilli, perché lo sguardo corre libero verso lo sterrato che corre a monte della città dei Sassi, e se arriva qualcuno ce ne accorgiamo per tempo.

Camminiamo così sotto un sole caldo, con un clima ottimale per fare una passeggiata, passando ai piedi di un gruppo montuoso (il Sassolungo-Sassopiatto) che per me è il simbolo delle dolomiti al pari del Vajolet: perché è caratteristico, è visibile da molte valli laterali di Fassa e Gardena e, ad ognuna di esse, offre un aspetto diverso del suo “carattere”. Ed è il protagonista indiscusso di una delle immagini icona della Val di Fassa, ovvero la foto del laghetto della casa cantoniera (che, per la cronaca, campeggia nel puzzle appeso nel soggiorno di casa di mia madre).

Gruppo del Sella

Genziana

E così, con il Sassolungo sulla destra e la vista dell’imponente Gruppo del Sella sulla sinistra, arriviamo ad un bivio. Noi prendiamo il sentiero più basso, così non siamo di impiccio ai bikers e ci godiamo il proseguimento della passeggiata. Mentre il figlio comincia a borbottare perché ha fame, saliamo leggermente su un agevole sentiero che attraversa il pascolo fino a raggiungere una recinzione. La passiamo, e proseguiamo lungo un sentiero che si fa via via più stretto.

Arriviamo all’inizio della Città dei Sassi, ovvero un’area caratterizzata dalla presenza di massi erratici… che hanno errato ben poco, essendo caduti dalle sovrastanti pareti del Sassolungo. Sono di dimensioni molto varie, alcuni sono sufficientemente alti da poter essere usati come palestra di roccia, e proteggono il suolo a sufficienza da consentire la crescita ad alcune conifere.

A questo punto cedo, ed “esco” il panino che mi ero portata da casa. Il pargolo infatti si è fatto un po’ troppo lagnoso, e ormai la promessa di un piatto di pasta al rifugio non è sufficiente a tenerlo buono. Facciamo quindi un pre-pranzo vista Sella, e tutte le volte che lo guardo penso a quanto siamo piccoli noi rispetto alla natura, alla sua forza, perché ce ne vuole, di forza, per sollevare di 3000m un atollo corallino di milioni di anni fa…

Gruppo Sassolungo-Sassopiatto dalla Città dei Sassi

Le vette del parco Puez-Odle dalla Città dei Sassi

Proseguiamo facendo lo slalom fra i macigni e sbuchiamo in prossimità del Rifugio Passo Sella. Questo, più che un rifugio di montagna, sembra un locale trendy per la borghesia milanese, quindi impongo all’erede di andare a mangiare al baretto sull’altro lato della statale. Qui però scopro che il menù offre panini, salamelle e cose decisamente strong per i nostri stomaci, e non c’è la pasta, quindi ritorniamo sui nostri passi e ci sediamo al rifugio. Devo dire che la mia scelta si è rilevata ottima, ho preso una crema di patate e rafano con la menta, mentre per la pasta al ragù del figlio non c’è nemmeno da chiedere, vista la velocità con cui è sparita dal piatto.

La Marmolada fa capolino dietro la cresta erbosa

Le Torri del Sella e il Sass Pordoi

Ci riavviamo sulla strada del ritorno, mentre mandiamo un messaggio al “nostro” alle prese con le salite (e le discese) del Sellaronda. Chissà dove caspita è? Sarà riuscito a passare in tempo dai vari cancelli? Se non si è ancora fatto vivo, il Campolongo lo ha passato, magari è ad Arabba….

Rododendri

Ci riportiamo lungo il tracciato di gara, e ora chi passa lo fa in modo decisamente meno…ehm… “baldanzoso”. Gente di tutte le età, di tutti i sessi, di tutte le “forme”. Ci fermiamo a fare un po’ di tifo, e arriva un signore che tira sui 60.

Bravo! Forza che fra poco è tutta discesa!

Eh, quando non ce n’è più, non ce n’è più….

Guardi, noi stiamo aspettando il mio compagno, che arriverà fra un’ora, non meno…

Ecco, il tempo stimato da me si è poi rivelato un po’ troppo ottimistico, ma qui ci arriviamo dopo…

Gente strana…

Torniamo così al Comici, e ci prepariamo ad aspettare, dandoci come tempo limite le 16.30 (la cabinovia chiude alle 17.30), nel frattempo ci dissetiamo, ci lustriamo gli occhi guardando le vette circostanti, vediamo gruppi in supporto di amici e parenti scrutare l’orizzonte alla ricerca di una mtb arancione, di una divisa rossa… e guardiamo incuriositi i personaggi pittoreschi che si aggirano in prossimità del bar. Il tutto con un clima gradevolissimo, trovare qui 22° alle quattro del pomeriggio, a metà giugno, non è che capita proprio tutti i giorni.

Aspetta che ti aspetta, mentre le facce che transitano davanti al Comici sono sempre più stravolte e si rischia qualche tamponamento fra chi si sforza di farla in sella e chi proprio non ce la fa, e in salita scende e spinge la bici, cominciamo a raccattare zaini e cappellino. Si, insomma, non proprio: il cappellino della Hero di Ettore non si trova.

Ma dove lo hai lasciato?

Boh?

‘nnamo bene!!! Torna indietro e fai il giro al contrario!

Fortunatamente una signora ci sente brontolare e viene in nostro soccorso, e il cappello lo recuperiamo. Manca solo il capofamiglia. E arriva un sms

Sella!!!

Ok, è ancora vivo, ma noi dobbiamo scendere, altrimenti ci tocca la pista da sci a piedi. Ci rimettiamo in marcia, e, sulla salita verso la stazione di monte, incrociamo un ragazzo in mtb, munito di protezioni alle ginocchia. Ecco, questo biker mettiamolo da parte (questa citazione la possono capire solo i fans i Carlo Lucarelli) e andiamo avanti. Saliamo in cabina e, mentre chiacchieriamo, osserviamo gli ultimi a lanciarsi col parapendio e sbirciamo sul sottostante percorso di freeride, arriviamo in paese. Ci dirigiamo verso la piazza, e incontriamo, tra gli altri ciclisti, un ragazzo in mtb munito di protezioni alle ginocchia.

…Ettore, guarda che quel ragazzo lo abbiamo incrociato sul sentiero!!! E’ arrivato prima di noi!

E, mentre ci avviciniamo all’arrivo, comincia ad arrivarci la voce dello speaker che pronuncia il nome degli eroi che tagliano il traguardo. E, per un attimo, mi sembra di sentire il nome del “nostro”. Poco dopo mi trovo una chiamata persa. Ci troviamo al lavaggio bici. Seduto per terra ci aspetta un rottame d’uomo, ma pur sempre #hero!!!

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Gioiellino Vallunga

Da Vallunga verso il Sassolungo e l’Alpe di Siusi

Eccoci qui, per il secondo anno consecutivo a Selva in occasione della Hero.

Al nostro arrivo, i gestori del Garni in cui alloggiamo ci raccontano che, dal punto di vista del meteo, è un periodaccio, perché piove praticamente tutti i giorni… magari anche solo un paio di acquazzoni al pomeriggio, giusto per rompere le scatole, non far asciugare la biancheria, ritardare i lavori di preparazione per la stagione estiva… e causare liti coi bimbi, che vorrebbero tanto andare a giocare al parco, ma con i giochi fradici è impossibile. Noi incrociamo le dita, fiduciosi dell’attendibilità delle previsioni meteo, riviste in meglio nelle ultime ore.

Beh, al nostro risveglio, il venerdì mattina, ci accoglie un cielo strepitoso. Dai, che forse pure sta volta ci va di culo… Già, perché sciropparsi tutti sti km per beccare il tempo brutto è una gran rottura, e, soprattutto, ognuno di noi ha un suo piccolo progettino: la Hero kids per il cucciolo di casa (che è sempre meno cucciolo…), la Hero percorso “medio” per Massimo… e la” Hero della schiappa” per la sottoscritta, che vuole ritagliarsi qualche ora per fare, finalmente, un giro decente a dispetto della preparazione fisica pressoché nulla.

E quindi… Massimo parte prestissimo per scaldare la gamba provando la Dantercepies, nel pomeriggio c’è la gara del figlio… e in mezzo io ho poco più di due ore per fare un giro soft, con zero rischi di cannare strada, cosi se per sfiga la domenica dovesse guastarsi il tempo, almeno non dovrei tornare a casa a bocca asciutta. E quindi la scelta ricade su Vallunga, il cui imbocco è proprio sopra Selva. Ecco, se capitate da queste parti, andateci (a piedi o in bici, come volete), perché merita. Diciamo che è una versione della Val Contrin senza quasi dislivello verso fondovalle, con pareti rocciose altrettanto verticali ma mooolto più verde.

Escursione in Vallunga indicata sulla mappa interattiva (www.valgardena.it). In realtà si può risalire la valle ben oltre il punto indicato (io sono arrivata fino al bivio col sentiero 16).

Parto, ben bardata vista la stagione e la quota, e prendo la ciclabile che corre a monte della strada che da Selva porta a Plan de Gralba. E all’ombra ho pure freddo. Arrivata in paese comincio a risalire alcuni strappetti, alla ricerca del sentiero da seguire. Devo cercare il segnavia 14, e finalmente lo trovo, staccandosi dal sentiero per Dantercepies corre un po’ imboscato, lungo una staccionata accanto ad un residence. E qui esco al sole, che comincia a scaldarmi dandomi l’opportunità di ammirare le vette che si stagliano fra i boschi verdissimi e il cielo azzurro intenso. E, verso il Sassolungo, le vele colorate dei parapendii scendono dolcemente verso Selva.

Il Sassolungo

Le indicazioni mi portano verso il centro di fondo. Seguo la strada asfaltata e mi trovo davanti al cancello del centro di addestramento dei Carabinieri. Mannaggia, ste caserme in posti strepitosi… e il sentiero dove è? Torno indietro di qualche decina di metri e mi accorgo che davanti ad un punto di ristoro (Baita Ciampac) c’è un passaggio. Proseguo e arrivo ad una staccionata: varco il cancello e mi trovo nel Parco Puez-Odle, in mezzo alle mucche al pascolo. Risalgo la piana lungo una forestale ben tenuta, passo accanto ad una chiesetta e proseguo, su strada molto agevole. Prendo quota abbastanza agevolmente, finché non vedo una escursionista davanti a me che, gesticolando come un matta, chiede a tutti i transitanti nel raggio di duecento metri di non far rumore.

Scendo dalla bici e mi guardo intorno. e lo vedo: un camoscio sta pascolando in tutta tranquillità, mentre la signora prova ad avvicinarsi dolcemente per fare delle foto. L’animale decide di sottrarsi alle foto della signora, e si allontana, mentre uno squadrone in mtb si avvicina e passa oltre.

Nel Parco Puez-Odle

La salita è pedalabilissima, con solo una brusca rampa sassosa a rompere le scatole. Il paesaggio è incantevole, alternando radure verdissime a tratti un po’ più brulli per i sassi trascinati da un torrente in piena.; il tutto delimitato da pareti verticali di roccia tendente al rosa. Sulla strada, alcuni escursionisti, una ragazza che corre (o meglio, trotterella) e tanti, tanti bikers: gruppi con divisa sociale, con divise delle varie edizioni della Hero, uomini e donne, ragazzi e persone diversamente giovani… un campionario di umanità su due ruote che si prepara fisicamente a fare la Hero… o a guardare gli amici arrancare sulle salite della gara, e ti chiedi se fra questi, soprattutto quelli con divisa sponsorizzata o con il fisico migliore c’è qualcuno che domani spaccherà, se qualcuno è veramente forte (oddio, magari quelli forti non si allenano in un posto così tranquillo, ma non si sa mai). Se poi ti capita di tenere aperto il cancellino di un pascolo ad un tizio con barba e ciuffo di capelli castano-rossicci che sbuca dal caschetto, che per un nanosecondo ti fa illudere di aver incontrato (quel gran figo di) Peter Sagan…

A parte qualche gradevole incontro su due ruote, proseguo il tragitto, da sola ma allo stesso tempo insieme a tutti quelli che salgono qui discorrendo del più e del meno, scambiandosi pareri sulle granfondo nelle Alpi.

Ma la Alta Valtellina è meglio come organizzazione o no? E il paesaggio?

Più selvaggio, questo è più da cartolina

Ecco, la considerazione sul paesaggio da cartolina è quello che più “ci azzecca” con il panorama al termine della sterrata, in prossimità del bivio col sentiero 16: una piana verde tempestata di fiori, una baita sulla destra, qualche masso erratico sparso qua e là, mucche al pascolo, mentre il gruppo che mi ha preceduto qui si lancia in foto artistiche all’amico che, con indosso gli scarpini di ordinanza, prova a scalare il masso accanto alla sterrata… e poi si domanda come scendere.

Arrivati!

Il problema è scendere…

Mentre due bikers si avventurano oltre, una mucca osserva incuriosita due mtb abbandonate sul prato. Chissà, magari si chiede a che specie appartengono quegli esseri cornuti… e se anche loro hanno il campanello come il suo…

Incontro fra esseri cornuti…

Per me è ora di tornare. Inverto la marcia e scendo. Il camoscio è definitivamente sparito, e io scelgo di fare una piccola variante al percorso mantenendomi un po’ in quota per poi scendere veloce sul pascolo sottostante, poco dietro il centro di addestramento dei carabinieri.

Sulla strada del ritorno

Scendo cercando un punto da cui scattare una foto alla sagoma dello Sciliar che si staglia in lontananza… e mi fiondo in paese alla ricerca del resto della famigliola.

Sciliar e Punta Santner

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Grandi e piccoli #Hero

Ecco qua i filmati con i momenti più belli della Hero Kids…

…e della gara ufficiale

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Orange is the new black

No, la serie TV non c’entra nulla, ovviamente.

C’entra la hero kids. Lo scorso anno più di quattrocento bambini fra i 4 e i 12 anni si sono “sfidati”, con addosso la maglietta nera della manifestazione, sui due tracciati preparati per loro.

Quest anno invece i bambini erano circa 500, i percorsi sono diventati tre e… La maglietta è diventata arancio, con un muso di orsacchiotto stilizzato sul petto (ci ho messo un po’ a capirlo…)

Beh, un bello spettacolo, nulla da dire, soprattutto perché stavolta c’era un tempo splendido. E i bimbi si sono impegnati un sacco!!!

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Ready for the battle?

Mancano 10 giorni al weekend della Hero.

15/06 Hero kids (per gli eroi di domani)

16/06 Sellaronda MTB Hero

Tutte le info sul sito ufficiale

La gara in tivvù… su Eurosport e RaiSpot (ore 10.00 – 12.00)

Siete pronti?

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Frana sul Latemar, piovono massi dalla Torre Pederiva

Filmata da un escursionista. Una nuvola di polvere in cima alla foresta del Latemar

altoadige.geolocal.it, 28/09/2017

NOVA LEVANTE. Frana, a metà mattina del 28 settembre, dalla parete Nord del Latemar.

A filmare e a fotografare la scena è stato un escursionista, che si trovava sui cosidetti prati del Latemar, sopra Carezza.

Dalla parete della Torre Pederiva, uno dei contrafforti della parete nord del Latemar, sopra il lago di Carezza, si è staccata una frana, con conseguente nuvola di polvere che si è notata da centinaia di metri di distanza.

Un evento storicamente piuttosto usuale, come testimonia la presenza, in zona, del sentiero del Labirinto del Latemar, una sorta di percorso attraverso una città dei Sassi, proprio come quella assai celebre del passo Sella, dovuta a ripetute frane verificatesi negli ultimi secoli, per via della precarietà delle pareti.

Siccome pare che la frana abbia lambito i sentieri escursionistici 20 e 21 dal passo Costalunga a Mitterleger, il Comune di Nova Levante ha disposto la chiusura dei sentieri medesimi, lungo i quali il Brd di Nova Levante ha effettuato dei controlli per verificare che nessuno fosse rimasto coinvolto dalla frana.

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All’Alpe di Siusi in mtb

Gruppo del Sassolungo

Oggi tocca a me

Il moroso si deve ripigliare dalle fatiche della Hero, così la domenica, dopo aver liberato la stanza, lo lascio a ben altre fatiche (la gestione dello gnomo) e inforco la mia bici. Destinazione: Alpe di Siusi. Non ci sono mai stata nemmeno a piedi, e, stando alla mappa, le strade sembrano invitanti. Inoltre, da Passo Duron qualche volta da questa parte l’occhio l’ho buttato, e mi è sempre sembrato tutto molto “intrigante”.

Mappa dell’area

Dato che parto da La Selva, sono già di strada. Proseguo in leggera salita (segnavia 30B), affronto una rampa su asfalto e da qui comincia il divertimento. Si passa un torrente in corrispondenza di un borgo denominato Ciaslat (…dice nulla?), poi inizia una bella mulattiera che, con ottima vista sul paese e sulle vette circostanti, mantenendosi in quota porta fino alla strada asfaltata che porta a Monte Pana. Giunti ai parcheggi si prosegue lungo il segnavia 30.

Pedalando verso Monte Pana – vista su Santa Cristina

Al cospetto del Sassolungo

Si passa accanto al centro fondo e si entra nel bosco.

Le strade hanno un ottimo fondo e non sono molto ripide, ma la mia totale assenza di allenamento  al di sopra dei 50 m.s.l.m. si fa sentire. E a poco vale il pensiero che quella forestale per un tratto è percorsa da chi fa la Hero, percorso lungo: arrivando dal Duron la si fa in discesa, ed è indubbiamente uno dei tratti in cui si va in scioltezza..

Mentre mi concedo una piccola pausa, vedo arrivare due ragazzi che salgono agevolmente in bici. Uno dei due è un marcantonio di uno, e indossa una divisa dell’Italia. Non ha il fisico da ciclista e nemmeno da sciatore di fondo, immagino che faccia sci alpino. Gli suona il cellulare, lo sfila dalla tasca e risponde allegramente. Ok, penso io, lui con una mano sale tranquillamente e parla al telefono, e io faccio fatica a stargli dietro. Siam messi bene… Ma il mio disappunto aumenta quando, alla fine della telefonata, mi accorgo che guida sempre con una mano, mentre con l’altra scrive un messaggio. E a momenti mi semina…

Mentre stramaledico la mia pessima forma fisica esco dal bosco, e mi trovo al cospetto del Gruppo del Sassolungo, con vista sul canalone che porta al Rifugio Vicenza. E niente, anche da qui è uno spettacolo. Due ciclisti mi chiedono di fotografarli con le cime sullo sfondo, ne approfitto per chiedere di ricambiare il favore (mica che poi qualcuno pensa che qui non ci sia mai stata…).

Proseguo salendo molto dolcemente attraverso pascoli e ammirando il panorama, che spazia dal già citato Sassolungo, al Sassopiatto, all’Alpe di Susi e allo Sciliar con Punta Santner, mentre, verso Nord, l’orizzonte è chiuso dalle Odle. Qui mi fermo per fare qualche foto e un filmato, ma evidentemente attiro l’attenzione di una specie “autoctona”, che vedo voltarsi e avvicinarsi mentre sto filmando…

A Saltria ci si immette sulla strada asfaltata, salendo verso Compatsch con qualche rampa e alcuni tornanti raggiungo un piccolo rifugio sulla destra (mi pare si chiami Rauchhutte), dove mi fermo per un caffé. E qui riprendo il discorso già fatto sulle finiture nei bagni: se avanza un lavandino lo metto nel bagno di casa mia…

Di certo non lo hanno arredato da Mondo Convenienza…

Proseguo la salita, completamente al sole, fra pascoli verdissimi e vette aguzze, sotto un cielo azzurrissimo. Tutto attorno, si spazia dalle Odle al Gruppo del Sella, Sassolungo e Sassopiatto, il Molignon, i Denti di Terrarossa, lo Sciliar. Raggiungo una zona pianeggiante, costeggiando anche alcune strutture ricettive, poi svolto a destra, alla ricerca del segnavia 6B.

Sassolungo e Sassopiatto; sullo sfondo, il Gruppo del Sella

Il panorama da qui è splendido, con qualche baita che compare qua e là in mezzo ai pascoli punteggiati di fiori. Essendo una zona sostanzialmente pianeggiante, negli avvallamenti si possono formare degli stagni. Al bivio per il rifugio Sanon tengo la destra, segnavia 19.

Le Odle

Negritella

Proseguo su ottimo fondo lungo il percorso che avevo individuato in precedenza. Fra saliscendi e qualche pausa foto mi metto alla ricerca della traccia che mi deve riportare a Saltria. La prima possibilità è quella di imboccare il sentiero 9, che, pressoché lungo la linea di massima pendenza, riporta alla strada per Ortisei, ma il suddetto sentiero attraversa un pascolo per cavalli, è cintato e c’è un cartello di divieto di transito per le bici grande così. Vado oltre, alla ricerca della forestale che avevo visto sulla cartina, con fondo che peggiora un po’ e qui ho una brutta sorpresa: la strada finisce in un appezzamento cintato, con cancello chiuso da mega lucchetto, cartello “Proprietà privata” impossibile da non notare. Mo’ che faccio? E’ un po’ tardi, e di tornare indietro fino alla strada asfaltata non ne ho voglia, di farmi bici a spinta il sentiero interdetto alle due ruote men che meno… Intendiamoci, a riguardare la carina con calma, a casa, viene un dubbio: forse la “proprietà privata” può essere aggirata, in modo da raggiungere la forestale indicata dal segnavia 11… Se ricapito qui un’altra volta riguardo meglio, ma stavolta mi adeguo e imbocco il sentiero che scende diretto a Ortisei, sperando che la parte non pedalabile sia limitata.

Scendo così su un sentiero per escursionisti, risalendo in sella per qualche breve tratto non troppo costellato di sassi e radici, o per qualche panoramico single track. Ma il dislivello che faccio accompagnando la bici non è poco…. poi finalmente giungo su una forestale, che in alcuni punti richiede un po’ di attenzione per i sassi (tra l’altro, deve esserci stato qualche smottamento risistemato da poco), poi però corre via bene fino ad arrivare in fondo alla discesa, dove mi immetto sulla strada asfaltata che mi porta ad Ortisei, in sinistra del torrente, dove ho appuntamento con i due maschietti di casa.

Lo Sciliar, con Punta Santner

Dati percorso

I dati sono calcolati con partenza da Selva di Val Gardena, al bivio della strada per La Selva (dove c’è l’ufficio postale). Rispetto a quanto scritto in precedenza va aggiunto circa 1km e mezzo su asfalto, con un paio di salite.

Lunghezza: 21.5km

Quota partenza 1530m circa, quota massima 1885m, quota arrivo 1219m.

D+ 510m circa

Il tracciato

Altimetria

 

 

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DolomitesVives e la chiusura del Passo Sella

Della chiusura al traffico dei passi dolomitici se ne parla da anni. Quest’anno, finalmente, ogni mercoledì (periodo luglio-agosto) verrà chiuso il Passo Sella.

Chi c’è andato (il 08/08) ha detto che c’erano parecchi ciclisti, e che è stato installato un sistema per monitorare i passaggi. Si spera che questa iniziativa sia solo il primo passo per “demotorizzare” (almeno in parte) le Dolomiti.

Faccio alcune considerazioni.

Chi ama la montagna ne ama i silenzi, e non ha bisogno di eventi organizzati per viverla, per trovare motivazioni. Ma, a dispetto di ciò, nelle dolomiti c’è già un fitto calendario di iniziative, ad esempio “I suoni delle dolomiti”. Non mi pare che per questi eventi si sia scandalizzato nessuno, anzi, sono visti come un’ottima occasione per coniugare ambiente, musica, teatro, avvicinando all’ambiente  montano anche persone che normalmente non camminano molto (ad esempio, arrivare al Micheluzzi, Fuciade o al Vajolet non è complicato, e a concerti organizzati in questi luoghi c’è sempre il pienone).

Non vedo quindi il problema se al Passo Sella vengono organizzati eventi per attirare persone proprio nella giornata di chiusura al traffico. Anzi, può essere una cosa positiva, perché chi si muove col sedile sotto alle chiappe, se non può andare il mercoledì ci va il giovedì, sempre con l’auto. C’è chi ha bisogno di uno “stimolo” per muoversi comunque, indipendentemente dall’auto. In montagna vengono anche persone che si muovono come se fossero in città, Ci vuole tempo per cambiare la mentalità delle persone, e occasioni per spingerli a vivere in modo più autentico i sentieri, anche fosse per fare 500-1000m per raggiungere il sito “mangereccio”, con tutto il tempo per guardarsi intorno (e passare in auto, o fermarsi solo per qualche foto, non è che si vede molto).

E lasciamo tempo al tempo… e comunque, fra arrampicare sentendo le auto passare sui tornanti e sentendo un concerto in quota…penso sia meglio la seconda opzione.

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GognaBlog, 12/07/2017

Oggi, mercoledì 12 luglio 2017, al Passo Sella è la seconda giornata di chiusura al traffico motorizzato. L’evento di attrattiva è il Cook the Mountain-Dolomites taste tour, dalle ore 12 alle 15, nei rifugi Des Alpes, Valentini, Friedrich August, Salei, Comici, Passo Sella Dolomiti Mountain Resort (anche se quest’ultimo del “rifugio” non getta neppure l’ombra). In queste sei location, tutte facilmente accessibili dal passo, altrettanti chef stellati propongono un percorso enogastronomico. Nelle intenzioni leggiamo di incontri “con prodotti selezionati della regione, interpretati nel modo più autentico dagli chef, un’esperienza unica per gustare, con un itinerario di rifugio in rifugio, il meglio dei sapori di questo territorio”. Naturalmente con l’immancabile frasetta “nel pieno rispetto dell’ambiente”.

E’ una sperimentazione di montagna green di cui si parla (e su cui si litiga) da vent’anni: e il primo esperimento è al Passo Sella, che mette in comunicazione Canazei, in Val di Fassa, con Selva di Val Gardena.

Tramite l’iniziativa DolomitesVives, quest’estate si vedrà il traffico limitato sul Passo Sella, con i famosi nove mercoledì di luglio e agosto di chiusura, giornate in cui, dalle 9 alle 16, il passo sarà accessibile solo a piedi, in bicicletta, con mezzi a trazione elettrica, con impianti funiviari e con bus-navetta. Questi ultimi sono stati implementati (per maggiori info sulla mobilità, leggi qui).

Attorno a questa storica decisione è stata fatta una possente propaganda: «Per i passi dolomitici, in particolare il passo Sella, il 5 luglio comincerà una nuova era… Durante le giornate di chiusura, all’insegna del motto #dolomitesvives, è previsto un programma di intrattenimento musicale e culinario, in modo da permettere a tutti di “vivere le Dolomiti” con tutti i cinque i sensi», sottolinea in una nota la Provincia autonoma di Bolzano.

La settimana scorsa, il 5 luglio, ha inaugurato il tutto Reinhold Messner, nei pressi della Città dei Sassi, in mezzo alle fanfare delle bande dalle valli di Fassa, Gardena e Badia. Il famoso alpinista è salito a piedi dal versante della val Gardena partendo da Pian de Gralba.

Con queste misure riduciamo le emissioni di CO2 – ha esordito l’assessore all’ambiente della Provincia di Bolzano Richard Theiner – e diamo un contributo importante alla conservazione della natura sulle nostre montagne che sono patrimonio mondiale dell’Unesco… Con la chiusura un giorno a settimana diamo un segnale importante, ma sicuramente non sufficiente. In futuro dovranno seguire altri interventi”.

Il servizio di trasporto pubblico ha funzionato senza problemi, con decine di bus messi a disposizione dalle Province di Trento e Bolzano che hanno garantito i collegamenti lungo i 10 km di strada chiusa ai veicoli a motore.

Qualche disorientamento per gli automobilisti che sono giunti ai bivi di chiusura (per il passo Pordoi e passo Gardena) prima di rendersi conto dei cartelli di divieto. Ha fatto notizia chi è salito con auto elettrica al 100% (una Tesla): “Dobbiamo imparare a inquinare meno“, ha detto.

Ecco i contenuti di quanto il Re degli Ottomila ha espresso parlando al pubblico:
Sono vent’anni che chiedo la “tranquillizzazione” delle Dolomiti, con la chiusura almeno parziale delle strada. E ora che la politica ha fatto il primo passo sono felice, ma è solo l’inizio: in futuro vedo tante altre strade delle Dolomiti chiuse al mattino, dopo che è salito chi lavora, per riaprire il pomeriggio in modo che sia possibile godere la montagna come 200 anni fa“.
E ancora: “Ci tenevo a essere lassù il primo giorno, voglio battermi perché questo progetto si allarghi. Nei prossimi tre anni possiamo puntare alla chiusura tutta l’estate, poi altre località vorranno unirsi a questo circuito della montagna tranquilla, arriveremo alla chiusura di tutto il Sella Ronda (i quattro passi dolomitici dove d’inverno i turisti viaggiano con gli sci ai piedi) e in dieci anni si realizzerà quel grande progetto che sono le Dolomiti “tranquillizzate”, silenziose e grandiose com’erano prima delle strade“.

A proposito delle critiche e dell’opposizione a questo progetto, Messner dice: “Il turismo “buono”, che dà risultati economici, è quello che si fa con i turisti che pernottano, mangiano o fanno acquisti. Finché il turista è in moto o in macchina non spende, tanto meno se non riesce nemmeno a fermarsi perché non ci sono parcheggi. Il futuro è un altro… Il futuro è una montagna silenziosa da regalare a chi sale con le proprie forze: a piedi o in bicicletta. Le Dolomiti, che sono il posto più bello del mondo, possono diventare la prima destinazione mondiale per le biciclette, sia su strada che in mountain bike. Anche un “vecchietto” come me può salire con l’e-bike e godere le emozioni delle Dolomiti con lentezza, senza il rumore dei motori e dei clacson… Certo, serviranno navette, un’organizzazione, ulteriori parcheggi, in una parola una strategia che richiederà anni. Ma sono convinto che alla fine avremo più clienti perché riusciremo a offrire ciò che proponevamo una volta”.

Un ritorno al passato? Messner non è solo a essere convinto del contrario. Ne sono convinti anche gli amministratori delle province autonome di Bolzano e Trento, nonostante debbano fronteggiare le proteste degli albergatori. Mentre la Provincia di Belluno non è d’accordo.

Contro l’iniziativa è insorto il Comitato degli operatori turistici dei passi dolomitici che due mesi fa ha incaricato un legale di ricorrere al Tar del Laziocontro la chiusura del passo Sella, decisa dalle Province di Trento e Bolzano, con autorizzazione del ministero delle Infrastrutture. Punto di riferimento del Comitato è Osvaldo Finazzer, che gestisce un albergo sul Passo Pordoi. “Chiudere i passi sarebbe la nostra morte. Per i cicloturisti le amministrazioni comincino a programmare e investire sulle piste ciclabili. Almeno sul circuito del Sellaronda“. E ha trovato una sponda in Veneto, nell’assessore regionale all’Ambiente, il bellunese Giampaolo Bottacin, che ha detto: “La mobilità è un diritto costituzionale, che nessuno può impedire”. Con la pronta replica dell’assessore trentino Mauro Gilmozzi: “I nostri vicini, a casa loro, potranno sempre fare ciò che vogliono. Ma non vorrei che mandassero le forze dell’ordine a presidiare il confine…”. Anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha scritto al Ministro delle Infrastrutture Graziano Del Rio illustrandogli come “gli impatti negativi che iniziative preclusive del diritto alla mobilità come questa, non programmate strategicamente su basi più ampie e condivise, possono avere sull’economia turistica delle aree montane, nella fattispecie della nostra Regione”.

Considerazioni
Anzitutto il plauso per non aver scelto la facile soluzione del pedaggio: l’introduzione di gabelle di qualunque tipo non è sufficiente per risolvere i problemi del traffico. Come dice Messner, “Il pedaggio serve a guadagnare soldi, non a limitare il traffico. Ma le Dolomiti sono di tutti, non solo di chi può pagare il pedaggio, e abbiamo la responsabilità di tutelarle“.
Non credo che con questi provvedimenti ci si possa aspettare una “reale” diminuzione del carico di traffico. Non dimentichiamo che si può sempre scegliere di alzarsi un’ora prima e salire comunque al passo prima delle 9. E chi deve necessariamente attraversare il valico può farlo di martedì o giovedì, dunque aumentando il carico in quei giorni.

E’ indubbia però la positività del segnale. Che magari non si tradurrà in un’automatica inversione di tendenza, ma che di certo è un inizio.

Comprendo, ma fino a un certo punto, anche l’affanno degli organizzatori nell’escogitare eventi settimanali che attirino la gente nell’ambito di una proibizione-auto e facciano da “animatori”. La loro paura di scontentare i molti operatori turistici che temono di rimetterci un sacco di soldi non è così giustificata, dato il nutrito programma di iniziative in alternativa.

E’ vero che ci vuole un po’ di tempo. Però la grande partecipazione alle manifestazioni ciclistiche dimostra che siamo sulla strada giusta. I turisti fuggono dal rumore e dall’inquinamento che soffrono in città e non si può far trovare loro una situazione ancora peggiore quando vengono in montagna.
L’elenco completo delle iniziative è qui: http://dolomitesvives.com/it/eventi/.

Non si è andati molto al di là di una limitata fantasia, perché oltre alla possibilità di escursioni a piedi, per gli eventi si tratta di concerti ed esibizioni eno-gastronomiche, con l’eccezione dell’inaugurazione del 5 luglio (con Messner che ha dialogato con la giornalista Ellis Kasslatter) e del 9 agosto (Leggende dello Sport, incontro con alcuni personaggi che con le Dolomiti hanno da sempre un rapporto speciale, come i campioni dello sci alpino Isolde Kostner e Peter Runggaldier, e i ciclisti Maurizio Fondries e Francesco Moser).

Una buona idea è il programma delle escursioni di Geo Trekking: semplici gite di qualche ora, ma guidate dalla Fondazione Dolomiti UNESCO, dagli esperti del Muse di Trento, dalle Guide Alpine e Accompagnatori di Media Montagna delle valli di Fassa, Gardena e Badia. Su un itinerario che proporrà una lettura del paesaggio geologico dolomitico, attraverso l’illustrazione delle principali tappe evolutive del territorio (dalle piattaforme carbonatiche pre-vulcaniche, al vulcanismo medio-Triassico fino alle piattaforme carbonatiche post-vulcaniche), i fossili della Formazione di San Cassiano, la Marmolada e il suo ghiacciaio.

La domanda a questo punto sorge spontanea: ma è possibile che a nessuno venga in mente di valorizzare il SILENZIO e la mancanza assoluta di ogni evento organizzato, ivi comprese le escursioni di gruppo?

Il silenzio è e deve restare la base di un soggiorno in montagna, assieme alla lentezza e alla mancanza di aggressività. Questo è e rimane l’intendimento dell’Unesco quando ha attribuito alle Dolomiti il riconoscimento di patrimonio dell’umanità. Sembra però di predicare ai sordi.

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Ai piedi delle Odle

(S’alza il vento)

Le Odle dal Col Raiser

Come dicevo in un post precedente, il giorno della “Hero” io e il pargolo siamo andati a fare un’escursione.

Obiettivo: percorso non eccessivamente lungo con dislivello contenuto e bel panorama. Essendo la prima volta che ci avventuravamo in Val Gardena, ed essendo mio figlio un po’ difficile da convincere quando si tratta di fare qualcosa di nuovo, era necessario minimizzare l’avvicinamento per salire in quota, privilegiando i sentieri alle forestali (si, ho un figlio esigente…).

Anello Col Raiser – Pieralongia – Rif. Firenze. Purtroppo abbiamo fatto solo la parte in blu, andata e ritorno

La scelta è caduta sulla conca sopra Santa Cristina, ai piedi delle Odle, raggiungibile con la lunghissima cabinovia di Col Raiser, anche se, alla fin della fiera, a fondovalle è stato fatto comunque un avvicinamento di tutto rispetto. L’idea era quella di compiere un giro ad anello, in senso orario, toccando la malga di Pieralongia e il rifugio Firenze, per cause di forza maggiore il giro è poi stato “potato”.

Mappa dell’area

Il percorso

Si parte da Santa Cristina, zona Plan de Tieja: si percorre la strada che, dal paese, sale e porta a Selva di Val Gardena passando a mezzacosta, da qui si seguono le indicazioni per la cabinovia Col Raiser.

Man mano che con l’ovetto si sale “sorvolando” quella che in inverno è la pista di rientro, superando i 22 piloni della cabinovia, il panorama si allarga: sotto e accanto a noi gli abeti sferzati dal vento si diradano sempre di più per lasciar spazio a estesi verdi pascoli, con le vette del parco Puez-Odle che li abbracciano verso nord, mentre alle nostre spalle via via compaiono le vette delle dolomiti della Val di Fassa (Sella, Sassolungo e Sassopiatto, la catena del Molignon) e l’Alpe di Siusi. E, sopra, il cielo azzurrissimo, sporcato solo da qualche nuvoletta.

Alla faccia del bagno #1

La stazione di arrivo della cabinovia, a circa 2100mslm, è, in pratica, tutt’uno con il rifugio. Anche se il termine rifugio, qui, è decisamente fuori luogo. Questo è un vero e proprio hotel, con tanto di area benessere (c’è anche una vasca all’esterno), bella stufa di maiolica nel bar e finiture di livello. E qui apro una parentesi: non ho mai trovato bagni così belli nei rifugi. Direte: e chissenefrega… Beh, tra questo e il piccolo rifugio dove mi sono fermata all’Alpe di Siusi ho trovato delle cose che mai mi sognerei di mettere nel bagno di casa mia, e non solo perché ho il braccino corto: certe cose bisogna anche saperle tenere, e io a casa non saprei farlo. Qui c’erano piastrelle con inserti e bordure in legno e un sistema di contrappesi in pietra per chiudere in automatico le porte (qualcosa del genere c’è anche a Fuciade, ma qui si sono superati).

Alla faccia del bagno #2

Dopo il caffè ristoratore (per me, lo gnomo meglio di no…) ci mettiamo in marcia. E qui purtroppo ci rendiamo conto che il vento è un po’ più forte rispetto a quello che ci aspettavamo, è freddino e piuttosto fastidioso (anche se io vado avanti, coraggiosamente, in maniche corte ancora per un po’).

Spalle al rifugio prendiamo la forestale sulla sinistra, che, passando accanto alla malga Odles, porta verso il rifugio Fermeda. Si sale molto dolcemente, la strada è abbastanza riparata, ma nei punti esposti il vento si fa sentire. I fiori di inizio estate ci fanno compagnia, ne approfitto per far vedere al pargolo le genziane (che ad agosto non ci sono). D’altra parte bisogna pur sfruttare il manualetto sui fiori alpini comperato il giorno prima…

Genziane

Gruppo Sella e Sassolungo

Sassolungo, Sassopiatto, grippo del Molignon

Imbocchiamo successivamente una forestale sulla destra, contrassegnata dal 4A, seguendo le indicazioni per la ferrata e per Pieralongia. Il vento si fa via via più insistente, e freddo, mentre prendiamo dolcemente quota fra i prati. Sempre peggio…mentre proseguiamo tenendo nuovamente la destra dirigendoci verso i massi erratici ai piedi della Gran Fermeda, aggirando il piccolo colle sopra il quale c’è il nostro primo obiettivo (la malga Pieralongia, dove, vista l’ora, vorremmo mangiare). Il figlio si lamenta, e ha ragione. Nel frattempo si copre pure il cielo, qui a ridosso delle vette.

Arrivati alla malga scopriamo che…è proprio una malga, piccina picciò, senza saletta interna. Ci rimango un po’ male, la stragrande maggioranze delle “malghe” e “baite” della val di Fassa sono ristoranti a tutti gli effetti: mi sarei presa volentieri una zuppa, giusto per scaldarmi, mentre il figlio a metà strada già stava sognando un piatti di tagliatelle al ragù… Invece no, troviamo un angolo di panca riparato dal vento e ordiniamo un tagliere speck e formaggio in due. Con speck si intende una fetta alta più di mezzo centimetro, e il formaggio (due tipi diversi) sufficientemente dolce da piacere all’erede. Più che l’onor potè il digiuno… Ettore si scofana quasi tutto il formaggio e un pezzetto di speck.

Con questo vento pensare di completare il giro è abbastanza assurdo. Si tratta di fare un tratto in quota verso Est (segnavia 2B) prima di scendere verso il rifugio Firenze (13B-13) e da lì “risalire” al Col Raiser, zona quasi tutta molto esposta, senza alcun riparo. E già così è dura, se poi il vento dovesse aumentare ulteriormente….

Scendiamo quindi da dove siamo arrivati, e riprendiamo la cabinovia. Peccato, perché il posto meritava sul serio… rimane la voglia di tornare per completare il giro, magari allungandolo un po’.

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Fra Selva e Santa Cristina

Il Sassolungo da La Selva (il buon giorno si vede dal mattino)

Con il moroso ad arrancare lungo il percorso “medio” della Hero, io e lo gnomo siamo andati a fare una escursione.

La scelta è ricaduta sulla conca ai piedi delle Odle, raggiungibile via cabinovia da Santa Cristina. Io sono abbastanza allergica di mio all’uso dell’auto per gli spostamenti, ma, visto il casino che prevedibilmente avremmo trovato in paese (dovevamo per forza passare dall’arrivo della gara), la scelta di raggiungere la partenza della cabinovia è stata obbligata. La nostra escursione può quindi suddividersi idealmente in due parti, quella di fondovalle, adatta a bambini e pensionati, e quella in quota che, seppur facile, si sviluppa sopra i 2100m. Qui verrà brevemente descritto il percorso “ad anello” che collega Selva di Val Gardena con Santa Cristina, il percorso in quota sarà oggetto di un post a parte.

Località… e curiosità

Santa Cristina. Si trova fra i torrenti Pilon Bach e Cisles Bach, di fronte a Monte Pana. E’ punto di accesso per il Parco Puez-Odle, dove si possono fare numerosissime escursioni, e sede di un importante comprensorio sciistico proprio ai piedi delle Odle.

Selva di Val Gardena si trova a fondovalle, ai piedi dei passi Sella e Gardena, dominata dai Gruppi Sassolungo, Sella e Puez. A parte le infinite possibilità relativamente a escursioni e ferrate, è importante centro sciistico, punto di passaggio per il Sellaronda. Ma sellaronda non è solo sci… è anche Sellaronda bike day, Maratona dles Dolomites (che però parte dalla Val Badia)… insomma, anche per bici da strada e mtb ce n’è veramente per tutti i gusti.

Ferrovia della Val Gardena. L’esercito austriaco costruì, durante la prima guerra mondiale, una ferrovia a scartamento ridotto che collegava Chiusa con Plan, sopra Selva di Val Gardena. La ferrovia, rimasta in funzione fino al 1960, aveva un tracciato piuttosto tortuoso necessario per superare il notevole dislivello fra le località servite. La parte bassa del tracciato è stata utilizzata per realizzare una nuova strada di accesso alla valle, la parte alta invece è diventata un percorso ciclopedonale di collegamento fra le località dell’alta valle. L’unica locomotiva superstite è visibile ad Ortisei: è stata recentemente restaurata e, in occasione dei lavori, è stata aperta una pagina facebook per raccogliere ricordi e testimonianze di chi quella ferrovia l’aveva utilizzata.

La ferrovia a Santa Cristina. Visibile, sullo sfondo, Castello Gardena

Mappa percorso. In rosso l’andata (fino alla partenza della funivia Col Raiser), in arancio il ritorno.

Il percorso

La località La Selva, facilmente raggiungibile dal centro di Selva di Val Gardena (si seguono le indicazioni per l’ufficio postale e poi si prosegue per circa 1 km), è una specie di balconcino sull’alta val Gardena, un unico grande prato disseminato di alberghetti e garni ai piedi del Sassolungo, ad un tiro di schioppo dalle piste da sci. Anzi, la pista da sci rossa che da Sochers scende alla partenza della cabinovia Saslong (dove arriva la pista della coppa del mondo di discesa) passa proprio su questi prati.

Si segue il segnavia 22, che indica una strada che scende in mezzo ai prati servendo qualche albergo (il Granvara non passa inosservato) e case private e poi entra nel bosco, dove intercetta il sentiero 22A. Le indicazioni recitano “Santa Cristina-Castello”, e io, non conoscendo la zona, mi chiedo cosa caspita sia “Castello”. Ci vuol poco per scoprire di che si tratta: percorrendo un bel sentiero nel bosco si sbuca dietro a Castel Gardena (Fischburg), dimora di caccia (e pesca, come suggerisce il nome) risalente al ‘600 e attualmente di proprietà di una famiglia veneziana. E devo fare i complimenti ai “signori” che hanno scelto il luogo per costruirlo, perché si trova in una posizione invidiabile, con ampia vista sulla valle e i boschi appena fuori dal muro di cinta.

Castel Gardena

Castel Gardena

Proseguendo lungo il sentiero si finisce su una “cosa” ripida ripida… ovvero… il muro finale della mitica Saslong!!! Ho provato a convincere il figlio a mettersi in posizione a uovo (lui che non sa sciare) per immortalarlo sul ripidissimo prato, ma non c’è stato verso. Gli ho chiesto di farmi una foto (io che scendo con lo snowboard, e che, piuttosto di farmi una discesa del genere, scendo a piedi), ma mi ha mandato a stendere. E niente foto, quella solo col prato non rende mica l’idea…

Ci si dirige verso al stazione di valle della cabinovia, passando accanto ad una casa decorata con vecchi attrezzi agricoli si prende poi la strada che porta in paese.

Attraversando la statale si imbocca via Plan da Tieja, che sale ripida fino ad una specie di balcone naturale fra Santa Cristina e Selva. Da qui, svoltando a destra seguendo la segnaletica, si può raggiungere la stazione di valle della cabinovia Col Raiser (è punto di partenza per la conca ai piedi delle Odle e per il rifugio Firenze). Proseguendo lungo la strada (asfaltata) si può raggiungere Selva evitando la statale, passando a monte dell’abitato La Poza.

Altra possibilità è quella di rientrare dalla ciclabile, che ripercorre quello che un tempo era il tracciato del trenino. La si incontra salendo da Santa Cristina, dove la pendenza di Str. de la Tieja diminuisce.

Entrando in Selva si passa accanto all’Alpenroyal Grand Hotel. Se proprio siete curiosi potete farvi fare un preventivo per le prossime vacanze… io mi risparmio la fatica…

Info

Mappa escursionistica schematica  della Val Gardena

Mappa interattiva

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