Articoli con tag: Prov. Belluno

Cortina: un’estate di corsa e tutta in salita

3 giorni di gare per i più allenati

di Chiara Todesco – lastampa.it, 19/06/2017

Una dietro l’altra, senza sosta: Cortina comincia la stagione estiva di corsa. Sono tre le gare di running in quota previste tra qualche giorno: la Cortina Skyrace il 22 giugno, The North Face Lavaredo Ultra Trail il 23 giugno e la Cortina Trail il 24. Tre appuntamenti per chi ha le gambe allenate e saltabecca come i camosci.

Il primo appuntamento impegna gli atleti per 20 chilometri: un percorso che parte dal centro di Cortina, in Corso Italia, e si arrampica sempre più su lungo i sentieri. Occorre avere testa e gambe perché il dislivello positivo è notevole: ben 1000 metri. Da precorrere massimo in 3 ore e mezza.

Il giorno dopo è la volta di un’altra ultra maratona delle montagne, la “The North Face Lavaredo Ultra Trail”: 119 chilometri di corsa con 5.850 metri di dislivello positivo. A questa rinomata competizione di trail running, giunta alla sua undicesima edizione, partecipano atleti da tutto il pianeta. Fatica, agonismo e spettacolo: gli ingredienti ci sono tutti. Si parte di notte, sempre dal centro di Cortina, e si percorrono sentieri che attraversano i luoghi più scenografici di tutta la zona: dal Cristallo alle Tofane, dalle Cinque Torri alle Cime di Lavaredo. I più in forma ci mettono 12 ore a tagliare il traguardo, i meno allenati hanno 30 ore di tempo a disposizione per compiere l’impresa della vita.

Sabato 24 giugno si chiude invece con la Cortina Trail, giusto per alleggerire un po’ le gambe: “solo” 48 km di percorso con un dislivello positivo di 2.600 metri.

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Spettacolare Hero 2017

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L’anello mancato: 3 e 4- Le 5 Torri e la Val Travenanzes

Ecco, siamo arrivati alla parte mancante dell’anello.

Con la tappa 1 siamo andati da Cortina al Lago Verde (Rifugi Fanes e La Varella), con la tappa 2 e metà della 3 abbiamo percorso tutta la valle di Fanes fino al Col Locia, da qui siamo scesi a Plan d’Ega per poi risalire alla piana del Rifugio Scotoni, proseguendo poi per il Lagazuoi fino a scendere al Falzarego.

Da qui in poi, non avendolo percorso di persona, riporto le indicazioni della relazione e qualche foto rubata alla rete. Si tenga presente che la relazione era presa da una “vecchia rivista” già dieci anni fa, e in alcuni punti le indicazioni non sono chiarissime, è quindi opportuno verificare sentieri, punti di appoggi e l’eventuale presenza di tratti attrezzati.

…Lo chiuderò, prima o poi, questo giro…

Mappa del trek. In fucsia e arancione le tappe 3 e 4

Tappa 3: da Rifugio Scotoni a rifugio 5 Torri (2137mslm), tempo stimato 6-7 ore.

La descrizione fino a Passo Falzarego è riportata nel post precedente.

Un’osservazione: nella relazione si cita il segnavia 441b come riferimento per raggiungere Forcella Averau da Passo Falzarego, ma dalla mappa Kompass in mio possesso il 441b non parte dal passo. Suppongo sia da intendere “segnavia 441”, verificare le condizioni del sentiero.

Le 5 Torri, sullo sfondo le Tofane, da http://lagazuoi5torri.dolomiti.org

Museo all’aperto – 5 Torri

Per info

Museo all’aperto delle 5 Torri

Tappa 4: da 5 Torri (2137mslm) a Ponte de ra Sies, tempo stimato 8-9 ore.

Per info

Fotogallery traversata val Travenanzes da sito cai San Vito al Tagliamento

Escursione Falzarego – Lagazuoi – Travenanzes

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L’anello mancato: 2,5-da Fanes al Falzarego

Mappa del trek. In blu e fucsia sono indicate le tappe 2 e 3

Proseguo qui la descrizione di un percorso ad anello tentato nel 2017.

Doveva essere la tappa n°2, invece abbiamo fatto un’aggiunta, e, a posteriori, dico “per fortuna!!!”. Ma andiamo con calma.

La prima tappa ci aveva portato da Cortina al rifugio La Varella percorrendo la bella val di Fanes e il Passo di Limo.

Chiesetta dietro al rifugio La Varella

Qui abbiamo pernottato in un bel rifugio, tranquillo, che faceva anche da alberghetto, nel senso che, oltre alle camerate, c’erano stanze più piccole e c’era chi pernottava qui più giorni facendosi portare qui in jeep. Non essendo proprio lungo l’Alta Via n°1 come il vicino, e più grande, Rifugio Fanes, risultava meno affollato rispetto a quest’ultimo. Nel rifugio abbiamo incontrato anche alcune comitive in mtb impegnate nella traversata del gruppo (qui si può arrivare anche da San Vigilio di Marebbe), e, personalmente, non li ho invidiati, sapendo che all’indomani avrebbero dovuto affrontare le rampe che portavano al Passo di Limo…

Il torrente nei pressi del Lago Verde

Tappa 2: da Rifugio La Varella (2038mslm) a Rifugio Scotoni (1985mslm), tempo stimato 4-5 ore.

La mattina successiva ci rimettimo in marcia in direzione sud lungo l’Alta Via n°1. Ripercorriamo il Passo di Limo per poi percorrere l’Alpe di Fanes Grande, fra torrenti, laghetti e bastionate rocciose dalle forme più varie. Sembra di essere in un altro mondo, lontano dai sentieri più affollati, in un ambiente particolare, che si differenzia dalla maggior parte delle valli dolomitiche proprio per la forma delle vette circostanti, che, sulla nostra destra, sono molto “morbide” per una strana combinazione di storia geologica ed erosione, che ha reso molto visibili le ondulazioni, le pieghe degli strati rocciosi.

Alpe Fanes Grande, con le Cime di Campestrin a sinistra e Sas dai Bec e Taibun sulla destra

Sas dai Bec

Arriviamo al Juf da l’Ega (Passo Tadega, 2157mslm), lasciando sulla destra il vallone che porta a Punta Lavarella, per poi imboccare il sentiero 11 percorrendo la Val di Fanes fino a Col Locia (2069mslm), fra la Cima del Lago e il Piz les Cunturines. La relazione in nostro possesso diceva di tagliare in quota lungo il sentiero 21 fino alla Forcella di Lago (2140mslm) e, da qui, al Rifugio Scotoni. A parte che sulla nostra mappa tale sentiero non era segnalato, noi preferiamo scendere lungo un sentiero che, fra rocce e gradoni sostenuti da tronchi, ci porta fino a Plan d’Ega, a quota 1730mslm circa, percorrendo parte di questo tragitto insieme ad un paio di coraggiosi bikers che si fannno buona parte del dislivello con la bici in spalla. Ho pensato fossero matti, poi negli anni successivi sono andata ad impegolarmi in situazioni forse peggiori, capendo che… una scammellata val bene un giro spettacolo.

Col Locia, vista verso il vallone che porta a San Cassiano. Sullo sfondo, Pralongià e il Gruppo del Sella

La discesa dal Col Locia, lungo il sentiero 11.

“Hotel Pecora” a Plan d’Ega

Da lì risaliamo, lungo il segnavia 20, percorrendo il vallone di Lagazuoi fino alla verde piana del Rifugio Scotoni (in pratica risalendo il percorso che in inverno si fa con la lunghissima pista da sci che dal rifugio Lagazuoi scende fino a San Cassiano.

Al rifugio Scotoni arriviamo intorno all’una, piuttosto affamati. Il rifugio è parecchio affollato e… gli altoparlanti sparano musica tirolese a palla. Vabbè che in fondo siamo…a casa loro, ma per chi si è conosciuto ascoltando Love Over Gold dei Dire Straits è un po’ troppo. Mangiamo, ci guardiamo in faccia e… “tira fuori un attimo la cartina…”. Visto l’orario c’è margine, rimanere lì a farsi ammorbare, per quanto il posto non sia male, non ne vale assolutamente la pena. Da lì al successivo Rifugio Lagazuoi però c’è un bel pezzo, e per me, stimare le percorrenze su una carta al 50.000 dopo che per una vita ho usato quelle al 25.000, non è banalissimo. Ritenendo la cosa fattibile ci rimettiamo in marcia, decisi a fare mezza tappa del giorno successivo.

Tappa 3: da Rifugio Scotoni a rifugio 5 Torri (2137mslm), tempo stimato 6-7 ore (interrotta al Falzarego).

Sempre lungo il sentiero 20 saliamo fino al lago di Lagazuoi e da qui rientriamo sull’AV n°1. Una parte del sentiero è a gradoni (anche un po’ alti), ma nel vallone si procede lungo una traccia su roccia, su una specie di piana coronata dalla Cima del Lago, dalle Torri di Fanes e dal Piccolo Lagazuoi. Ma mano che procediamo lungo il sentiero il cielo si copre progressivamente, dando ragione (purtroppo) alle previsioni dei meteorologi.

Alpe di Lagazuoi, chiusa a nord dalla Cima del Lago e dalle Punte di Fanes

Arrivati sotto al rifugio ci rendiamo conto che il “sotto” sono 200 metri di dislivello da farsi in salita (e ridiscendere la mattina successiva) lungo il primo tratto della pista da sci. “Col cavolo che salgo per poi ridiscendere, andiamo a dormire al passo” mi sento dire. Borbotto, un po’ per l’ora tarda, un po’ perché al Falzarego poteva essere problematico trovare alloggio, ma mi adeguo. E sotto un cielo che, dal grigio normale, vira al grigio topo e alla tonalità piombo, ci avviamo alla Forcella Lagazuoi e scendiamo, lungo il segnavia 402, passando ai piedi della Cengia Martini. Da qui partono i sentieri che portano nelle gallerie scavate nella prima guerra mondiale, e che ora è possibile visitare (con l’attrezzatura adeguata, si intende).

Tofana di Rozes, in vista l’AV1 che porta a Forcella Col de Bos

Arriviamo al Passo Falzarego e scendiamo lungo la statale fino al Rifugio Col Gallina. Il tempo di entrare per chiedere un posto letto e si scatena l’inferno. Un diluvio allucinante…

Per fortuna hanno una stanzetta libera e ci fermiamo lì. Ma al tempo infernale ci si aggiunge pure la notte infernale passata perché il mio compagno sta malissimo, al ché capiamo che il nostro trek finisce lì.

La mattina successiva, mesti mesti, prendiamo l’autobus in direzione Cortina, nell’impossibilità totale di vedere il panorama perché immersi in una fitta cortina di pioggia, ma consapevoli che, se fossimo dovuti scendere del Lagazuoi con quel tempo, sarebbe stato molto, ma molto, peggio.

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L’anello mancato: 1-Val di Fanes

Le vette a Nord della piana del Lago Verde

La ricerca di informazioni per un’amica che mi ha chiesto info per le ferie di questa estate mi ha fatto tornare indietro di qualche anno, ad un progetto di 4 giorni che purtroppo non sono riuscita a chiudere.

Mappa del trek. In verde la prima tappa

…Si parte!

Era l’estate del 2007 ed  ero dalle parti di Cortina insieme al mio compagno. Prima di spostarci in Val di Fassa avevamo alcuni obiettivi: qualche escursione in mtb (che per me era una novità), le tre cime di Lavaredo, un trek ad anello fra Cortina, Fanes e il passo Falzarego, il “pellegrinaggio laico” al Vajont.

Il meteo ballerino ci ha messo i bastoni fra le ruote; con un occhio al bollettino meteo e l’altro al cielo cerchiamo la finestra ottimale per fare il trek. Individuando una finestra temporale tiratissima, ci decidiamo e partiamo.

Orrido in Val di Fanes

Prima tappa: la val di Fanes.

Partenza segnalata da Ponte de Ra Sies (1283mslm), arrivo al Rifugio La Varella (2038mslm) passando per il Passo di Limo (2172mslm). Tempo 6-7 ore.

Troviamo parcheggio per il furgone e imbocchiamo la forestale che corre ai piedi del bosco, in direzione Nord, parallela alla strada che va verso Cimebanche (segnavia 417 lungo la Valle d’Ampezzo). Dal Ponte de ra Piencia imbocchiamo la val di Fanes (segnavia 10).

Spalto di Col Becchei

Sono passati un bel po’ di anni, e alcuni ricordi sono un po’ sbiaditi, ma mi ricordo una bella valle, con orridi e cascate, che si percorre da Est verso Ovest in modo abbastanza agevole, seguendo una forestale che, con qualche tornante, risale la valle lungo il Rio Fanes, incrociando, in corrispondenza del Ponte Outo, la val Travenanzes (che doveva costituire il nostro percorso di rientro dal trek ad anello). La cosa che più mi ha colpito, a parte la tranquillità e il verde dei pascoli, sono le rocce. Ok, siamo nelle dolomiti… ma qui la conformazione di piane, pendii e versanti è fortemente influenzata dalla stratificazione della roccia.

Lungo tutto il tragitto incontriamo numerosi bikers, alcuni dei quali impegnati in un tragitto a tappe, ma nel complesso l’itinerario non è molto frequentato.

Guadagniamo quota e, costeggiando il Lago di Fanes, ci dirigiamo verso Malga Fanes Grande, da qui saliamo verso destra in direzione del lago di Limo, e dell’omonimo passo. Si scende per larga forestale in direzione Lago Verde e ci dirigiamo verso il Rifugio La Varella.

Qui…integratore salino a base di luppolo e ci rilassiamo in attesa della cena.

Per maggiori informazioni relativamente alla Val di Fanes visita questo link, oppure scarica l’opuscolo sulle valli di Fanes e Travenanzes.

Rifugio Fanes (adiacente al rifugio La Varella): sito dedicato.

Rio Fanes

Al pascolo nei pressi del Lago di Limo

Verso il Lago Verde

Conca del rifugio La Varella

In arrivo

“Arte” in alta quota

Segue…

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Attraverso il Pesce

Federica Mingolla e Fisch, il film della via Attraverso il Pesce in Marmolada

Video arrampicata: il documentario Fish che racconta la salita della climber torinese Federica Mingolla sulla celebre via Attraverso il Pesce (Weg durch den Fisch), aperta nel 1981 da Igor Koller e Jindric Šustr sulla parete sud della Marmolada, nelle Dolomiti.

planetmountain,com, 21/02/2017

Eccola Federica Mingolla, sui quasi 1000m di via tirati tutti da capocordata domenica 17 luglio 2016. Non su un chilometro verticale qualsiasi, ma sulla Via del PesceWeg durch den Fisch – aperta sulla parete Sud della Marmolada nel 1981 dai “cecoslovacchi” Igor Koller e l’allora 17enne Jindrich Sustr.

Nel 1984 questa via era stata ripetuta per la prima volta da Heinz Mariacher, Manolo, Luisa Iovane e Bruno Pederiva, mentre nel 1987 Mariacher e Pederiva sono tornati per effettuare la prima libera. Nel corso degli anni Il Pesce è diventato un vero mito, non solo per l’arrampicata in Dolomiti, e fino alla salita della Mingolla non aveva ancora avuto una prima libera femminile da capocordata.

La rotpunkt della Mingolla, che ricordiamo è caduta soltanto una volta e non sul tiro chiave di 7b+ ma sul tiro di 6c che porta alla famosa nicchia, è stata documentata “live” da Klaus Dell’Orto, Pietro Bagnara e Mirko Sotgiu di OpenCircle.

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Attraverso il pesce – scheda

19/07/2016 – Federica Mingolla e il Pesce in Marmolada: l’intervista dopo la prima femminile da capocordata
Domenica 17 luglio 2016 la climber torinese Federica Mingolla ha salito in libera la celebre via Attraverso il Pesce sulla parete sud della Marmolada. Si tratta con tutta probabilità della prima libera femminile da capocordata. La salita è stata effettuata, con Roberto Conti, in 18 ore e 27 minuti.

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Il Cerro Torre secondo me

Marcello Cominetti ad Arabba presenta Il Cerro Torre secondo me

Giovedì 11 agosto 2016, alle 21.00, presso la Sala Congressi di Arabba, Marcello Cominetti presenta il docu-film: Il Cerro Torre secondo me. Moderatore Giampaolo Soratroi.

planetmountain.com, 10/08/2016

Guida alpina e sciatore, viaggiatore e organizzatore di spedizioni, alpinista eclettico, fotografo, scrittore e musicista. Ora vive a Corte un paesino della valle. Marcello Cominetti è sempre stato un girovago.

Nella serata di Giovedì 11 agosto alla sala Congressi di Arabba racconterà il suo approccio con la montagna, il mestiere affascinante e complesso della guida. «Fin da piccolo ho sempre girato il mondo, in ogni luogo sono un “foresto”, ma il fatto di non sentirmi legato ad un posto in particolare non mi ha mai creato problemi. Ci sono luoghi dove sto bene, mi sento a casa. La Patagonia è uno di questi luoghi».

«L’alpinismo mi è sempre e così tanto piaciuto, da farmi diventare guida di montagna e da farmi credere che avrei perfino potuto viverci. Ancora oggi mi piacciono le grandi avventure, l’incertezza e l’isolamento e se devo privilegiare un aspetto in quello che mi propongo di fare, è la qualità dell’emozione che provo. L’alpinismo per me è sempre stato divertimento. Anche se si fa fatica, a volte si soffre, ho sempre cercato di privilegiare l’aspetto ludico».

Ad Arabba, Marcello Cominetti presenterà il docu-film “Il Cerro Torre secondo me” nel quale mostrerà al pubblico non tanto la complicatezza dell’ascensione, quanto dell’impegno totale che questa richiede a un professionista che voglia praticare il mestiere di guida su queste cime.

www.marcellocominetti.com
marcellocominetti.blogspot.it

Info: www.arabba.it

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Veneto Trail 2016

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Il VenetoTrail è innanzitutto una avventura in autonomia in mountain bike.

Il Veneto Trail nasce dalla voglia di importare in Italia un concetto di sport nato oltre Oceano, non si gareggia più contro un avversario ma contro se stessi. Questa infatti non è una gara ma un’avventura, una sfida per chi si vuole mettere alla prova. Chi coglierà questa sfida si cimenterà sull’intero tracciato cercando di impiegare il minor tempo possibile.

Il Veneto Trail percorre sentieri, strade bianche e strade asfaltate secondarie dalla pianura padovana fino alle Dolomiti bellunesi, alle Tre Cime di Lavaredo.  Natura incontaminata lungo le valli della Valsugana, Agordino, del Boite, del Cadore e del Piave.  Si valicheranno massicci alpini come il Monte Grappa, le Vette Feltrine, le Dolomiti sopra Cortina, i boschi di Cortina, la vallata di Auronzo, il Cadore, la valle di Longarone, i Colli asolani….

Il punto più alto per l’edizione 2016 sarà Forcella Averau oltre 2400 metri ma andremo anche al mare a Jesolo.

Alle meraviglie naturali si aggiungono le bellezze di città d’arte quali Bassano del Grappa, Agordo, Cortina d’Ampezzo, Misurina, Auronzo, Belluno, Valdobbiadene, Asolo…. ove i bikers più “tranquilli” approfitteranno per alimentarsi e riposare scattando qualche foto ricordo. Si percorrerà la nuova ciclabile del Brenta, il Sentiero degli Ezzelini, ed un tratto della ex ferrovia Ostiglia.

Ogni partecipante sarà in solitaria e si dovrà gestire in completa autonomia, decidere quanti chilometri al giorno fare, se pedalare anche la notte, quando e dove mangiare, quando e dove dormire. Durante i giorni che impiegherà per arrivare a destinazione non ci sarà alcun supporto da parte dell’organizzazione e quindi dovrà risolvere autonomamente ogni inconveniente.

Il VenetoTrail è a tappa unica, l’orologio parte a inizio percorso e si ferma solo all’arrivo e non c’è un tempo limite.
Verrà fornita la traccia gpx del percorso ed il partecipante dovrà procedere senza alcun supporto, potrà usufruire solo delle strutture che si trovano lungo il percorso o in prossimità di esso.

Lungo il percorso ci saranno pochi controlli, l’obiettivo di questa avventura è vincere la scommessa con se stessi e truffare non ha alcun senso.

Partenza venerdi 24 giugno 2016 ore 23.30 da San Martino di Lupari (PD)

Si avete letto bene si partirà in notturna stile PBP TCR etc…

Per informazioni visita il sito ufficiale

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Frozen

Pattinare su un lago ghiacciato ha un non so che di magico…e il freddo non si sente più!!!

Carolina Kostner

costner

Al Lago d’Antorno (profilo fb di Carolina Kostner)

 

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