Lavaredo (hai voluto la bici?)

Ovvero: la prima salita vera.

Lavaredo… “dove tutto è cominciato”… no, dai, non facciamo i  retorici… ma in effetti la prima salita vera, in bici, l’ho fatta qui. Con una mtb da 150 euri della decathlon. Bisognava pur sostituire quella per l’arrampicata con un’altra fissazione 😀 .

Allora: nel 2006 ho avuto grossi problemi ad un ginocchio. In tutta l’estate ho fatto tre – escursioni – tre perché a salire andavo come una lippa ma la discesa era un supplizio. 50 m di dislivello e cominciavano i dolori. Di andare ad arrampicare manco a parlarne… principalmente per l’avvicinamento, ma in sostanza avevo paura che il ginocchio non tenesse, che qualche torsione strana mi mettesse definitivamente KO. E, una volta sfiammato, non ho più ricominciato perché la paura (di cadere, di scartavetrarmi sulla roccia…) alla terza volta che ricominci, a 34 anni, è difficile da mandar via. E diciamocelo… era anche venuto il momento di cambiare perché le domeniche in parete erano diventate un po’ come timbrare il cartellino. Avevo bisogno di fare qualcosa d’altro. E la sosta forzata aveva fatto maluccio anche al mio compagno (arrampicatoriamente parlando, di intende).

L’anno successivo mi lascio così convincere a prendere la mtb visto che non dava noia alle mie cartilagini. Pur chiedendomi, io che ho sempre smadonnato a fare i cavalcavia: ma che cavolo ci vado a fare in bicicletta in montagna?

Compro la bici e partiamo, destinazione Cortina.

Appena arrivati, in pratica dopo aver fatto solo salite di ordinaria amministrazione (ovvero per andare a fare la spesa in paese), il mio socio se ne esce con la proposta da pazzo.

“Andiamo alle tre cime di Lavaredo”
“Si, bene. Ci informiamo come funzionano l’accesso, gli orari…”
“No, in bici ”
“Tu sei scemo”
“Perché? Ce la facciamo…”
“Non ce la faremo MAI. Soprattutto IO”

Totale: ci mettiamo in marcia. Tanto torneremo indietro…

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Lago di Misurina. Sullo sfondo, il Sorapiss

Partenza da Misurina. Di prima mattina, con aria frizzantina e praticamente senza riscaldamento, iniziamo la salita. I ricordi sono confusi, un po’ per gli anni passati, un po’ per la scarsa lucidità del momento. Mi ricordo una rampa bastardissima subito all’inizio, io che sbaglio a cambiare e mi devo fermare con una sensazione di cuore che pulsa impazzito a quota tonsille. Il primo tratto è un supplizio, poi si rifiata in corrispondenza della sbarra del pedaggio.

E la strada ricomincia a salire. E io che penso alle parole di un mio collega, un salitomane: “quando ci sono i tornanti si può rifiatare prendendo la traiettoria giusta”. Rifiatare una cippa (ops…) qui ci sono tornanti a cavatappo! E interminabili rampe monopendenza!!! Ci fermiamo per ripigliarci. Arriva un tipo: “dura, dura…”. Si, è dura, ma almeno tu pedali, io mi sono fermata venti volte. E ne manca, ancora…

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Panorama dalla strada verso il rifugio Auronzo

Ma c’è qualcosa che non va. Non è che sulla bici sono troppo “ingrugnata”? Alzo un po’ il sellino e la situazione migliora. Ho scritto “migliora” non “diventa una passeggiata”. Diciamo che la densità di madonne si riduce. Pian pianino arrivo… e pure per prima! Si ok… il mio compagno pedalava su una ciofeca… la mtb da supermercato che ho comprato quando, in una volta sola, mi sono trovata senza auto (distrutta) e senza bici (rubata, o dimenticata da qualche parte in quel di Melzo).

La salita si conclude al rifugio Auronzo, che a dire il vero è sul lato brutto delle tre cime.

E quindi?

Leghiamo le bici e facciamo il giro (eravamo in forma, ai tempi). Non è un escursione né lunga né complicata, la consiglio quasi a chiunque. Dico “quasi” perché nel tratto sul “lato bello” dopo il rifugio Locatelli il sentiero scende in una piccola gola e risale sull’altro lato. Qui abbiamo beccato una comitiva di pensionati giapponesi che probabilmente non erano mai stati in montagna in vita loro, accompagnati da una guida alpina, un baldo (e caruccio, per essere biondo) giovane che ci guardava sconsolato alla ricerca di uno sguardo comprensivo… ecco a questi lo avrei sconsigliato.

Ritornando a bomba: dalla Forcella Lavaredo la vista si apre sul lato famoso, quello da cartolina, delle tre cime. E devo dire che merita…

Completato anche il giro, devo dire che la discesa in bici me la sono goduta…

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Le Tre Cime versione cartolina (dal rifugio Locatelli)

Info tecniche

Fatto il 04/08/2007

Salita in bici: link

Escursione attorno al gruppo: descrizione QUI e QUI

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Categorie: amarcord, bicicletta, escursionismo, miei trek, salite | Tag: , , , | 1 commento

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