alpinismo

Il peso delle ombre

Il peso delle ombre di Mario Casella, un libro sull’alpinismo, le bugie e le calunnie

Il peso delle ombre. Racconti veri o false storie? (GCE Gabriele Capelli Editore). Nel suo ultimo libro il giornalista e alpinista Mario Casella affronta il mai definitivo, ma sempre doloroso, tema del falso in alpinismo ripercorrendo alcuni dei casi più emblematici e famosi. La sua è un’analisi che va oltre la semplice ricostruzione dei fatti e cerca di gettar luce su quel lato “oscuro” o meno bello che l’uomo porta con sé nell’alpinismo come nella vita.

di Erminio Ferrari – planetmountain.com, 14/09/2017

Anche Mario Casella quando giunse in vetta al Cho Oyu, il suo primo ottomila, si trovò a camminare in nubi tanto fitte da fargli smarrire la percezione del luogo. Sarò in cima, non ci sarò. Sì, c’era, ma come dimostrarlo? Tornare senza una foto che documentasse il coronamento della salita (non una prima, peraltro, e senza la pressione di uno sponsor a cui dover rendere conto) sarebbe bastato a fugare eventuali dubbi altrui? Allora non era un neofita Casella, e sapeva quanti alpinisti avevano dovuto subire quarti gradi per dimostrare l’indimostrabile, cioè la schiettezza della propria coscienza, il valore della parola. Perché funziona così: la calunnia – canta il don Basilio rossiniano – è “un venticello”, e l’invidia la nutre. Viceversa, le bugie rifulgono spesso di tanta luce da accecare per primo chi le concepisce. Accecarne la mente, intendo, così da impedirgli – pare – di distinguere il vero dal falso. Come l’Impostore di cui ha scritto bene Javier Cercas.

Le dispute sono grandi e gli uomini piccoli. E bisogna leggere ‘Il peso delle ombre’ – il bel libro di Casella, appena pubblicato da Gabriele Capelli (pp.192, 18 euro) – per averne conferma, pagina dopo pagina. Ottimo giornalista e ottimo alpinista, Casella ha affrontato con questo indispensabile bagaglio il doloroso e talvolta grottesco tema del falso nell’alpinismo, per distinguere tra bugie e calunnie, ma in particolare per interrogarsi sui meccanismi psichici e mentali insondabili di chi concepisce le prime, o sul dramma di chi è vittima delle seconde.

Un lavoro improbo, non tanto per l’abbondanza di materia fornita da due secoli e rotti di storia alpinistica, ma proprio per una peculiarità dell’alpinismo, quella cioè di non essere attività “misurabile” al pari di altre prestazioni sportive, di essere praticato il più delle volte lontano, lontanissimo da ogni possibile punto di osservazione e giudizio, e soprattutto di alimentare nei propri praticanti-adepti un pregiudizio di nobiltà su di sé, un qualcosa che li distinguerebbe dal resto dell’umanità osservata dall’alto di una vetta.

Tra i primi tentativi di salire il Monte Bianco, alla deriva perversa imboccata dalla commercializzazione degli Ottomila, si potrebbero narrare una infinità di storie. Casella ne ha scelte alcune, le più emblematiche, a suo giudizio. Alcuni casi, dibattuti sino all’indecenza, come quello della prima salita al Cerro Torre, che un novantenne Cesare Maestri continua a giurare di aver compiuto, e che sempre meno persone sono disposte ad attribuirgli. Altri meno noti, ma con uguale devastante effetto su chi ne è stato protagonista: dai dubbi avanzati sulle formidabili solitarie di Tomo Cesen sulle più difficili e inviolate pareti himalayane (dallo Jannu al Lhotse), alle riserve espresse a suo tempo sulla velocissima salita solitaria di Ueli Steck sulla sud dell’Annapurna, alle infanganti accuse a Reinhold Messner di avere abbandonato il fratello, di fatto uccidendolo, nella disperata discesa dal Nanga Parbat, nel 1970.

In un ambiente comunque competitivo, condizionato dalla relazione “atleta”-sponsor, e vittima a sua volta dell’impazzimento in tempo reale della comunicazione via social media, quale è da tempo l’alpinismo di punta, bugie conclamate, come quella dell’austriaco Christian Stangl, che si attribuì una salita al K2 non compiuta (per dirne una), hanno certamente concorso a confondere il giudizio: una verità “aggiustata” è già una bugia? Una ricostruzione lacunosa un’invenzione? Una omissione una menzogna? Un dubbio legittimo una diffamazione?

Citando i più bei nomi dell’alpinismo mondiale da oltre un secolo a questa parte, Casella reinterpreta questi interrogativi, accompagnandosi a una accurata ricostruzione dei fatti. Ma il suo merito maggiore è quello di avere evitato il piglio del giornalista d’inchiesta, preferendovi l’attenzione (e talvolta un’addolorata vicinanza) ai meccanismi psicologici, alle implicazioni esistenziali dei personaggi di questo dramma. Non deve essere stato facile: per chi ancora crede nell’uomo, condividendone nel suo caso una passione totalizzante come può essere l’alpinismo, ogni smentita, ogni “tradimento” è una ferita, la cui cura impegna più della salita più difficile.

Link: gabrielecapellieditore.com

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K2 – Bonatti contro tutti

montagna.tv, 13/03/2017

Il 31 luglio 1954 Achille Compagnoni e Lino Lacedelli sono in cima al K2, la seconda montagna più alta del mondo. E’ la più grande impresa sportiva del nostro Paese dopo la fine della II guerra mondiale. La notizia occupa le prime pagine di tutti i quotidiani italiani, ma negli anni a venire, sulle ultime ore che hanno preceduto la scalata si aprirà una polemica che durerà per cinquant’anni. Da un lato la versione ufficiale di Compagnoni e del capo-spedizione Ardito Desio, dall’altro quella di Walter Bonatti, protagonista di un drammatico bivacco notturno a oltre ottomila metri di quota.

La Grande Storia  con  Paolo  Mieli  racconta la storia di questa avventura avvalendosi delle immagini a colori di Italia K2, il film che il Club Alpino Italiano produsse in occasione della spedizione. Le interviste a Reinhold Messner e allo storico dell’alpinismo Enrico Camanni svelano i retroscena dell’impresa e i misteri di una vetta che ancora oggi è considerata tra le più inaccessibili e pericolose. Il “caso K2” si è concluso soltanto nel 2008, quando una commissione di saggi nominata dal Club Alpino Italiano ha dato pienamente ragione a Walter Bonatti e alla sua versione dei fatti, restituendogli il suo onore di uomo di montagna.

“K2 – Bonatti contro tutti” di Peter Freeman – La Grande Storia, 13/03/2017

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Chiuso per siccità

Rifugio Gonella sul Monte Bianco: nevaio prosciugato e niente più acqua, chiuso il rifugio

mountbnb.it, 31/07/2017

E’ finita l’acqua, e il Rifugio Gonella sulla via italiana al Monte Bianco a 3071 m chiude. Non ci si può né lavare e né cucinare perché i nevai ai quali il rifugio attingeva si sono esauriti. Lo scorso inverno ha nevicato poco e il caldo di questa estate ha fatto il resto. A questo fatto si è aggiunta anche la condizione in cui versa la via sui ghiacciai del Miage e del Dôme, pericolosi per crepacci aperti con salti di oltre due metri.

Quindi la stagione estiva al Gonnella finisce qua. Con più di un mese di anticipo rispetto agli anni precedenti.
Da oggi quindi resta a disposizione solo la parte invernale della struttura. Le alte temperature – secondo quanto ha riferito oggi il quotidiano La Repubblica – hanno provocato l’esaurimento dei nevai che lo riforniscono attraverso opere di captazione.

Quest’anno, spiega all’ANSA uno dei gestori, Davide Gonella, “abbiamo accolto appena 250 alpinisti, meno delle stagioni passate, anche perché la via è la limite, si sono aperti molti crepacci”. Nelle ultime giornate il caldo ha concesso un po’ di tregua, “se fosse continuata l’afa iniziata a giugno, avremmo dovuto anticipare ulteriormente la chiusura. Per dieci giorni siamo andati avanti con l’acqua di riserva delle cisterne”. Non è comunque la prima chiusura anticipata per il rifugio: “Successe due anni fa, ma era già agosto, fu meno eclatante”, ricorda il gestore.

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Kangchenjunga Skyline

Simone Moro e Tamara Lunger si preparano per la traversata del Kangchenjunga senza ossigeno e senza supporto degli sherpa.

Kangchenjunga Skyline

up-climbing.com, 07/04/2017

Gli atleti del team The North Face® Simone Moro e Tamara Lunger annunciano che tenteranno la traversata più alta del pianeta senza il supporto di sherpa né di ossigeno supplementare, una spedizione unica al mondo.

L’impresa avrà luogo nei mesi di aprile e maggio 2017 partendo dall’altopiano del Kangbachen al Yalung Kang (8505m), da cui i due atleti si dirigeranno verso la cima del Kangchenjunga lungo lo skyline montuoso sino alla Cima Sud (8476m), il tutto senza scendere al di sotto degli 8200m e per un totale di 5.5 chilometri in 7 giorni.

Il team intraprenderà una fase di acclimatamento sulla via normalmente utilizzata per l’ascensione al Kangchenjunga; in questa fase verranno anche studiati i possibili punti di uscita durante la traversata. Una volta che l’acclimatamento sarà completato, il duo scalerà la prima parte della via normale fino al campo 1 e successivamente affronterà  una nuova via a nord sino alla cresta e all’altopiano del Kangbachen. Raggiunto questo punto del percorso, Simone e Tamara seguiranno l’intero skyline montuoso verso est per raggiungere le cime Yalung Kang, Kangchenjunga, la Cima Centrale e la Cima Sud per una distanza totale di 5.5 chilometri. Questa scalata ad alto rischio si svolgerà in stile alpino, il che significa che Simone e Tamara porteranno con sé tutto l’equipaggiamento necessario dal campo base per tutta la durata della spedizione senza alcuna possibilità di depositarlo e di ottenere aiuto esterno lungo la via per 7 giorni.

Tamara Lunger e Simone Moro

L’ultima importante impresa che Simone e Tamara hanno compiuto insieme nel febbraio dello scorso anno è stata la prima ascesa in invernale del Nanga Parbat. Durante questo nuovo epico viaggio, si spingeranno al limite rimanendo al di sopra della “death zone” degli 8.000m per 3 giorni di fila.

Per un alpinista, scalare una vetta di 8.000m è di per sé un grande risultato. Una traversata di 3 giorni sopra gli 8.000m è una sfida alquanto rara, ma affrontarla senza alcun supporto né ossigeno è qualcosa di unico!” afferma Simone Moro.“Ci siamo allenati per aiutare i nostri corpi a far fronte allo stress che deriverà dall’affrontare un percorso di questo tipo, ma nessuno di noi sa davvero cosa accadrà a questa altitudine, per un periodo di tempo così lungo. Sarà la forma di esplorazione più autentica, dirigersi verso l’ignoto senza sapere cosa accadrà – ma è un’avventura che entrambi siamo entusiasti di affrontare.

Tamara Lunger aggiunge:

Come alpinista, cerchi costantemente di impegnarti in qualcosa che non ti spinga soltanto a superare i tuoi limiti personali, ma anche i confini dello sport. Quando è nata l’idea di conquistare il Kangchenjunga, mi sono resa conto che era la sfida giusta per raggiungere questi obiettivi. Tutto l’allenamento e la pianificazione del mondo non ti possono preparare completamente ad un’avventura come questa, ma Simone ed io abbiamo la determinazione e la capacità di sognare necessarie per portarla a termine!

Per sapere di più sull’impresa, e per rimanere aggiornato, visita la sezione dedicata del sito di The North Face.

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Nanga Parbat, il gigante femmina

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Ritorniamo d’inverno

La guida alpina che viaggia da un inverno all’altro per amore

Coppia aostana fra Nuova Zelanda, Nord America e Ande, purché sia freddo

Matteo Calcamaggi e Paola Marquis si sono conosciuti sulle nevi del Monte Rosa

di Enrico Martinet – lastampa.it, 02/11/2016

Ritorniamo d’inverno. Così hanno detto a casa. Lui guida alpina, lei maestra di scuola primaria («e precaria»): dopo dieci anni di vita insieme hanno deciso di inseguire amore e inverno. Per passione della neve e dello sci, dice Matteo Calcamuggi che sulla neve ha cominciato a giocare a 3 anni e a 6 faceva già curve fra i pali dello slalom. Guida alpina e maestro di sci, giramondo, cercatore di avventura. Ora la più grande: inseguire l’inverno fra Nuova Zelanda, Nord America, le Ande e ritorno. Viaggio di un anno. «A dicembre 2017 ci vediamo in Valle d’Aosta», dice la coppia che si è inventata una sorta di marchio, «Teo&Peo».

LA CURVA PERFETTA

Il progetto di Matteo e Paola Marquis, che si sono conosciuti sulle nevi del Monte Rosa, piste di Gressoney, è «La curva perfetta». Da Aosta alla Malpensa quindi la Nuova Zelanda. Adesso sono lì. «Fantastico. Neve poca però, l’inverno se ne va e noi siamo pronti a inseguire il freddo, come una coda che risale verso il Nord, si gira e torna al Sud», dice Matteo. In realtà nel suo piano di viaggio poteva entrarci anche il Giappone, dove però le montagne, seppur cariche di neve, sono più dolci. «Mondo di straordinaria bellezza, ma pendii più tranquilli, ci penseremo quando gli anni si faranno sentire», dicono. La loro è una spedizione «nella natura». Sciano e scalano. Progetti sicuri soltanto l’itinerario: le biforcazioni sono legate ai sogni di salite e discese nelle Ande. Matteo le conosce: fra le sue spedizioni c’è già stata la costola che percorre tutta l’America del Sud. Quando nel nostro emisfero tornerà l’estate Matteo e Paola saranno in Perù, Bolivia, Cile e Argentina. Il loro viaggio finirà in Patagonia. Paola dice: «Mi sono presa un anno per poi raccontare ai bimbi questo viaggio fra sci e scalate». In Nuova Zelanda hanno comperato un furgone e lo hanno attrezzato come un camper. Fra poco lo venderanno, saliranno su un aereo che li porterà alle isole Cook, quindi in cima alla California per affrontare di nuovo la neve. «Inverno di bufere. Altro furgone, altro camper improvvisato». Tutto al risparmio: un po’ di sponsor, i soldi messi da parte a fare la guida e il maestro. «E se vediamo che il portafoglio ha più scontrini che dollari, allora faremo qualche giornata sui campi di sci. Un po’ di lezioni ai turisti».

NIENTE RECORD

L’inverno del Nord America sarà duro: dallo Utah al Nevada, quindi l’Oregon e lo Stato di Whashington. «Forse la curva perfetta – dicono Teo e Peo – la troveremo nella “polvere” delle Rochies Mountains in Canada, o in Alaska». E sarà già febbraio. Record? Neanche uno in previsione. «Ma no, via da queste cose. Incontreremo appassionati come noi di sci, condivideremo esperienze su Internet. E porteremo con noi foto e filmati, certo», racconta Matteo che in tv c’è finito con il programma «Monte Bianco», la gara a squadre. Lui era la guida alpina di Arisa, grande cantante, alpinista disastrosa. E Matteo, nonostante i consigli e i rimproveri, non è riuscito a dominare le sue paure. Ha pianto quando Arisa è stata esclusa. Ora è in viaggio per «respirare la natura, il suo freddo e per vivere questa esperienza insieme a Paola». Per amore sulle montagne delle Americhe, dal Nord al Sud. Con una tappa al tempio della roccia, il californiano Yosemite Park. Parola chiave «lovers», dello sci, certo, e per la vita.

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L’archivio Bonatti a Torino

Accolto nel luogo più adatto un patrimonio di grande valore storico

L’archivio di Walter Bonatti donato al Museo della montagna di Torino

di Piero Carlesi – touringclub.it, 11/10/2016

bonatti

Circa 7000 foto di montagna, databili dalla fine degli anni ’40 agli anni ’80 del Novecento, attrezzature alpinistiche utilizzate da Bonatti negli anni ’50 e ’60 (dalla famosa solitaria sul Petit Dru alla via nuova sulla parete nord del Cervino): abbigliamento, zaini, caschi, scarponi, piccozze, ramponi, martelli, occhiali e poi dattiloscritti, appunti, relazioni tecniche, testi per conferenze, interventi e discorsi pubblici, libri, pellicole e registrazioni audio e video, fotocamere. Inoltre 70.000 diapositive realizzate da Bonatti nel corso dei viaggi di esplorazione, oltre ai materiali preparatori per le avventure in terre lontane e ancora, sessant’anni di ritagli stampa e di corrispondenze. Un patrimonio di testimonianze, cimeli e ricordi stimabile in circa 250mila pezzi è stato donato dagli eredi di Walter Bonatti (Francesco e Stefano Vicario, figli di Rossana Podestà) al Museo nazionale della montagna di Torino, del Club Alpino Italiano.

TUTTO IL MATERIALE A TORINO

Secondo il Direttore del Museo Aldo Audisio “l’acquisizione delle collezioni di Bonatti, decisione presa unicamente dagli eredi, rappresenta la continuazione di un progetto iniziato da tempo con Walter, e si allinea con il grande lavoro di documentazione che il Museo Nazionale della Montagna conduce da molti anni, con l’obiettivo di studiare, narrare in maniera rigorosa e valorizzare la storia dell’alpinismo e delle alte terre. L’archivio Bonatti, che fino ad oggi era diviso tra Valtellina, Milano e Visso, in provincia di Macerata, viene così finalmente riunito”.

UN RIORDINO COMPLESSO 

Il riordino delle collezioni dell’archivio Bonatti entrerà a breve nella sua fase operativa. Si tratterà di un lavoro lungo, complesso e oneroso, completamente a carico del Museo del CAI Torino. Il costo indicativo dell’operazione è stimabile in circa 300.000 euro. Al momento il progetto può far conto su un primo, consistente sostegno economico della Sede Centrale del Club alpino italiano, pari a un terzo della somma.

Per gran parte del periodo di riordino del materiale non sarà ovviamente possibile la consultazione dei documenti, che verranno poi messi a disposizione degli studiosi e del pubblico, una volta ultimata la completa sistemazione archivistica.

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Nanga Parbat – Moro e Lunger

Spedizione Nanga Parbat 2015/2016 (prima invernale).

Le interviste di Mountain Blog a Simone Moro e Tamara Lunger

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Il Cerro Torre secondo me

Marcello Cominetti ad Arabba presenta Il Cerro Torre secondo me

Giovedì 11 agosto 2016, alle 21.00, presso la Sala Congressi di Arabba, Marcello Cominetti presenta il docu-film: Il Cerro Torre secondo me. Moderatore Giampaolo Soratroi.

planetmountain.com, 10/08/2016

Guida alpina e sciatore, viaggiatore e organizzatore di spedizioni, alpinista eclettico, fotografo, scrittore e musicista. Ora vive a Corte un paesino della valle. Marcello Cominetti è sempre stato un girovago.

Nella serata di Giovedì 11 agosto alla sala Congressi di Arabba racconterà il suo approccio con la montagna, il mestiere affascinante e complesso della guida. «Fin da piccolo ho sempre girato il mondo, in ogni luogo sono un “foresto”, ma il fatto di non sentirmi legato ad un posto in particolare non mi ha mai creato problemi. Ci sono luoghi dove sto bene, mi sento a casa. La Patagonia è uno di questi luoghi».

«L’alpinismo mi è sempre e così tanto piaciuto, da farmi diventare guida di montagna e da farmi credere che avrei perfino potuto viverci. Ancora oggi mi piacciono le grandi avventure, l’incertezza e l’isolamento e se devo privilegiare un aspetto in quello che mi propongo di fare, è la qualità dell’emozione che provo. L’alpinismo per me è sempre stato divertimento. Anche se si fa fatica, a volte si soffre, ho sempre cercato di privilegiare l’aspetto ludico».

Ad Arabba, Marcello Cominetti presenterà il docu-film “Il Cerro Torre secondo me” nel quale mostrerà al pubblico non tanto la complicatezza dell’ascensione, quanto dell’impegno totale che questa richiede a un professionista che voglia praticare il mestiere di guida su queste cime.

www.marcellocominetti.com
marcellocominetti.blogspot.it

Info: www.arabba.it

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Passione Verticale 2016

Simone Moro a Courmayeur per Passione Verticale 2016

Giovedì 28 luglio a Courmayeur prende il via Passione Verticale la classica rassegna estiva del Comune di Courmayeur dedicata all’alpinismo e alla montagna. Primo ospite per “I Volti” dell’alpinismo sarà Simone Moro che dialogherà con Vinicio Stefanello di planetmountain.com. La serata si terrà nella tensostruttura di Piazza Petigax.

planetmountain.com, 27/07/2016

Sarà Simone Moro ad inaugurare Passione Verticale, l’ormai classico appuntamento estivo di Courmayeur con i protagonisti dell’alpinismo e con tutto ciò che fa cultura e passione per la montagna. Come sempre il programma è ricco di spunti e spazia dagli incontri con “I Volti” dell’alpinismo a cura di Vinicio Stefanello, ai film dedicati alla montagna e all’esplorazione, a due serate speciali. La prima ripercorrerà la grande storia della Scuola di alpinismo del Monte Bianco che proprio quest’anno festeggia il 50° anniversario. La seconda presenterà Le Montagne da Sogno ovvero le grandi discese con gli sci della parete Nord della Dent Blanche e della via Major al Monte Bianco.

Simone Moro, l’ospite d’eccezione che quest’anno ha il compito di dare il via alla manifestazione, non ha certo bisogno di presentazioni. Viene da Bergamo. Ha scritto la storia delle salite invernali sugli 8000. E’ reduce dalla sua 4a prima invernale su un 8000: il Nanga Parbat compiuta insieme a allo spagnolo Alex Txikon e al pachistano Ali Sadpara (mentre la sua compagna di cordata Tamara Lunger si è fermata a 100 metri dalla vetta). Sicuramente è uno degli alpinisti più forti, con più esperienza e famosi a livello internazionale. Ma forse è riduttivo presentarlo solo così. La sua storia è la storia di un percorso. Parte dall’arrampicata sportiva. Arriva in Himalaya. E s’innamora dell’alta quota e degli 8000. Più di 40 spedizioni all’attivo sono una vita. Il suo è un cammino di grandi successi. Ma anche, come sempre, di tentativi falliti, di delusioni. Di idee. Di sogni. Di fatica. Di felicità. Ma anche di importantissimi incontri con quei compagni che hanno condiviso con lui la corda. Proprio per questo il titolo della serata è L’Himalaya d’inverno e il senso delle cordate.

Va detto che Moro inaugura un trittico di “Volti” dell’alpinismo da incorniciare. Il 7 agosto sarà la volta di Sir Chris Bonington mentre il 17 agosto salirà sul palco di Passione Verticale Ueli Steck. Come dire l’immensa storia dell’alpinismo himalayano e non e uno dei più grandi protagonisti in assoluto dell’alpinismo dei nostri tempi.

PASSIONE VERTICALE 2016 – PROGRAMMA

I Volti:

  • 28 luglio – 21.15 – SIMONE MORO / L’Himalaya d’inverno e il senso delle cordate
  • 7 agosto – 21.15 – SIR CHRIS BONINGTON / Una vita di esplorazioni e avventure
  • 17 agosto – 21.15 – UELI STECK / Alpinismo e arrampicata senza fine

I Film:

  • 30 luglio – 21.15 – SUI MIEI PASSI, VIAGGIO NELL’ALTRO AFGHANISTAN di Eloïse Barbieri / Una donna occidentale vive per due mesi durante l’inverno con gli ultimi nomadi kirghisi del Pamir afgano. Il film è il suo sguardo discreto su un mondo che la sorprende.
  • 4 agosto – 21.15 – CERRO TORRE, A SNOWBALL’S CHANCE IN HELL di Thomas Dirnhofer / Premio CAI miglior film d’alpinismo Cervino CineMountain 2015
  • 20 agosto – 21.15 – LA SFIDA DI VANESSA di Eloïse Barbieri / La storia vera di Vanessa François, rimasta paralizzata a causa di un incidente in montagna, ma che continua a scalare e affronta il Grand Capucin, un monolite di quasi 4.000 metri nel massiccio del Monte Bianco. Con la partecipazione di Vanessa François

Serate Speciali:

  • 11 agosto – 21.15 – LA SCUOLA DI ALPINISMO MONTE BIANCO 50° ANNIVERSARIO Proiezione di filmati storici. A cura della Società Guide Alpine Courmayeur
  • 14 agosto – 21.15 – MONTAGNE DA SOGNO con le Guide Alpine di Courmayeur / Nella primavera 2016 le Guide Alpine di Courmayeur hanno realizzato due discese di sci ripido di grande rilievo: La parete Nord della Dent Blanche e la via Major al Monte Bianco. A raccontare le imprese Edmond Joyeusaz, Francesco Civra Dano e Luca Rolli Partecipa Giulio Signò, presidente della Società Guide Alpine di Courmayeur
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