Articoli con tag: Monte Bianco

Chiuso per siccità

Rifugio Gonella sul Monte Bianco: nevaio prosciugato e niente più acqua, chiuso il rifugio

mountbnb.it, 31/07/2017

E’ finita l’acqua, e il Rifugio Gonella sulla via italiana al Monte Bianco a 3071 m chiude. Non ci si può né lavare e né cucinare perché i nevai ai quali il rifugio attingeva si sono esauriti. Lo scorso inverno ha nevicato poco e il caldo di questa estate ha fatto il resto. A questo fatto si è aggiunta anche la condizione in cui versa la via sui ghiacciai del Miage e del Dôme, pericolosi per crepacci aperti con salti di oltre due metri.

Quindi la stagione estiva al Gonnella finisce qua. Con più di un mese di anticipo rispetto agli anni precedenti.
Da oggi quindi resta a disposizione solo la parte invernale della struttura. Le alte temperature – secondo quanto ha riferito oggi il quotidiano La Repubblica – hanno provocato l’esaurimento dei nevai che lo riforniscono attraverso opere di captazione.

Quest’anno, spiega all’ANSA uno dei gestori, Davide Gonella, “abbiamo accolto appena 250 alpinisti, meno delle stagioni passate, anche perché la via è la limite, si sono aperti molti crepacci”. Nelle ultime giornate il caldo ha concesso un po’ di tregua, “se fosse continuata l’afa iniziata a giugno, avremmo dovuto anticipare ulteriormente la chiusura. Per dieci giorni siamo andati avanti con l’acqua di riserva delle cisterne”. Non è comunque la prima chiusura anticipata per il rifugio: “Successe due anni fa, ma era già agosto, fu meno eclatante”, ricorda il gestore.

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Cinquemila metri Zero termico

La temperatura di scioglimento dei ghiacci è arrivata oltre l’altezza del Monte Bianco così un secolo di copertura glaciale è a rischio

Un giorno sul Bianco in t-shirt. Gli scatti di Federico Ravassard, fotografo italo-francese, ritraggono la climber Federica Mingolla mentre scala il Monte Bianco in una giornata di estate.

di Enrico Martinet – lastampa.it, 18/06/2017

Osservatori d’un mondo di roccia e ghiaccio in agonia. Così deve diventare l’uomo di montagna. L’indicazione è di uno dei massimi glaciologi, il professor Martin Funk, politecnico di Davos. Vola in Groenlandia a studiare quel pezzo candido, grande quanto la Liguria, che si sta staccando dalla terra dell’Artico e lascia il compito di testimone a chi vive e studia ai piedi del Monte Bianco: «Guardate con attenzione, il cambiamento è rapido e dovete saperlo vedere e trasmettere subito». In questo giugno travestito da luglio, con lo zero termico a 5000 metri, non c’è più una sola parte della penisola italica votata al gelo. Neppure in vetta all’Europa, sulla cupola sommitale del Monte Bianco. L’agonia è cominciata vent’anni fa, ma la svolta è stata l’estate del 2003, quando inclemenza meteo ha cominciato a far rima con febbre, non con bufere.

Dall’Artico alle Alpi

Se l’artico perde pezzi giganteschi, la Valle d’Aosta, la terra con altitudine media più elevata d’Europa (2000 metri) ha perduto l’un per cento dei suoi ghiacciai in sette anni, dal 2005 al 2012. La sua superficie è coperta di ghiaccio per il 4 per cento, 120 chilometri quadrati: ne ha persi 30, qualcosa come seimila campi di calcio, oppure sei volte la parte più densa della città di Aosta. Gli «osservatori» che Funk consigliava sono quelli della Fondazione Montagna Sicura, di Courmayeur, ai piedi del gigante febbricitante, geologi e esperti di meteo e di clima di Regione e Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente). Guardano e studiano quanto accade in alto, dove dovrebbe regnare il freddo. L’alpinista Giorgio Passino, guida alpina di Courmayeur: «Caldo impressionante. A giugno in maglietta a 4.800 metri. Pazzesco. La notte il cielo è sereno eppure non gela. Non c’è la solita escursione termica. Si sprofonda in neve marcia perfino alle prime ore del mattino».

Rispetto all’intero territorio alpino il versante italiano del Monte Bianco è quello che ha avuto nevicate più abbondanti sia in inverno sia in primavera. Non così sul versante francese dove la situazione è ancora più preoccupante. «Negli ultimi 15 giorni – dice Edoardo Cremonese dell’Arpa – per sei volte le temperature hanno superato lo zero in cima al Bianco. Domenica scorsa a mezzogiorno la punta più alta, 12 gradi. E la quantità di neve è pari all’anno più povero, il 2011».

Rischio siccità, frane, crolli. Jean-Pierre Fosson, segretario di Montagna Sicura: «Abbiamo tre situazioni sotto controllo sul Monte Bianco. Il “cucciolone”, il grande ghiacciaio pensile delle Grandes Jorasses, che è soggetto a perdere per gravità la parte frontale senza che il riscaldamento incida più di tanto, poi il ghiacciaio di Planpincieux e il versante della Brenva che invece subiscono l’alterazione climatica». Fotocamere e sensori puntano i luoghi a rischio. Valerio Segor, ufficio valanghe della Regione che ha appena partecipato a un summit di 16 paesi in Germania per rivedere le scale del rischio, dice: «Ghiacciai come la Brenva o il Miage stanno per diventare “caldi”. Significa che quando accadrà saranno soggetti a scivolamento perché non poggeranno più su terreno freddo ma faranno i conti con la circolazione d’acqua da scioglimento nel loro substrato».

La Brenva

Il versante della Brenva che è memoria anche delle grandi imprese alpinistiche di Walter Bonatti è un altro «malato». Lo Sperone di granito e ghiaccio subisce l’ingiuria del caldo che provoca crolli di parete. E cambia perfino l’alpinismo. Le vie di salita sono in parte irriconoscibili per l’abbassamento dei ghiacciai. Mario Mochet, guida del Bianco da 46 anni: «Sulla Brenva Arnaud Clavel ed io aprimmo una via sul Père Eternel dedicandola a Papa Wojtyla. Oggi per rifarla hanno dovuto piantare due chiodi a pressione in più. Il ghiacciaio ha scoperto un piede liscio e verticale. Noi guide dobbiamo fare i conti con queste variazioni. Però mi sembra che si è un po’ troppo ossessionati dalle previsioni. Tutto si è estremizzato, non solo il clima, ma anche la nostra percezione. I ghiacci torneranno».

Il presidente delle guide del Bianco, Giulio Signò: «Una settimana fa nevicava, un freddo umido inconsueto, poi tutto svanito in poco tempo. Al rifugio Gouter, sul versante francese, non c’è neve. Di solito a giugno si doveva spalare per raggiungere l’ingresso». Ghiacciai irti di seracchi, con crepacci che, se il caldo perdurerà, obbligheranno gli alpinisti a larghi giri per evitarli. Il mondo in agonia ha luoghi sconosciuti. Nella conca del «cercle Maudit», dove emergono come torri i «satelliti» di granito rosso, tutto è più alto. Passino: «Decine di metri in più da arrampicare». Su roccia scolorita da un secolo di copertura glaciale ora svanita sotto un sole d’Africa.

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Un igloo sul Monte Bianco

…basta che non si mettano a sforacchiare a nastro i ghiacciai, che non se la passano tanto bene…

Cena e pernottamento in igloo sotto la cima del Monte Bianco

La società guide alpine: “Un modo diverso di vivere la montagna”

L’igloo è una tana quasi tonda di circa 4 metri di diametro a 3.600 metri e a un’ora dalla funivia del Monte Bianco

di Enrico Martinet – lastampa.it, 22/12/2016

Come una duna in un deserto candido, un nido scavato nel ghiacciaio nell’anfiteatro che sale verso il Dente del Gigante. In quella tana quasi tonda di circa quattro metri di diametro si può passare una notte a 3600 metri e a un’ora dalla funivia del Monte Bianco. La società guide alpine di Courmayeur, la più antica d’Italia e la seconda al mondo, offre questo «inverno diverso», ai confini di un mondo dei silenzi. E in sicurezza. Vivere il ghiacciaio, scoprirlo dal suo interno, un po’ come accade d’estate sul versante francese (le grotte della Mer de Glace). Con l’aggiunta del pernottamento.

«Diamo la possibilità – dice Giulio Signò, presidente delle guide del Bianco – di vivere una piccola avventura fra le vette in totale sicurezza, anche per poter indicare il modo corretto di andare in montagna». Il ghiacciaio è quello del Gigante, al centro ogni estate di un’attenzione particolare proprio perché i turisti, incuranti di ogni segnale di pericolo e perfino dei cancelli, lo percorrono senza corde e alcuna attrezzatura alpinistica, fino all’assurdità di saltare fra i crepacci, di sbirciare dal bordo dei precipizi».

Ora le guide hanno programmato queste vacanze sul ghiacciaio fra le loro offerte invernali. Per farlo hanno scavato una grande gibbosità fra le Aiguilles Marbrées e il Dente del Gigante e ne hanno ricavato un mini alloggio, tavolo, divano, sedie e letto. Ma gli ospiti non rimarranno da soli, sempre con la guida, anche durante la notte. L’igloo scavato è affacciato sulla Val Ferret. Di laggiù (due chilometri di dislivello) verranno i richiami della civiltà, l’ammiccare delle luci. Per dormire pelli (sintetiche) e sacchi a pelo sono forniti dalle guide. Così come l’andata e ritorno in funivia, con la Skyway e la cena al rifugio Torino, sulla cresta dell’Helbronner. La notte in igloo costa 650 euro per due persone, tutto compreso, attrezzatura, funivia, cena e colazione l’indomani nell’igloo. In più la gita sul ghiacciaio durante il ritorno verso la funivia.

«Sempre per motivi di sicurezza – spiega Signò – vaglieremo la possibilità che le persone possano affrontare la gita che è di circa un’ora». Dal rifugio Torino si partirà dopo la cena per percorrere il ghiacciaio del Gigante in falso piano fino alle aguzze quinte dell’Aiguilles Marbrées. Guida e coppia risaliranno lo scivolo di neve del colle Marbré, per superare la cresta rocciosa e finire sui plateau glaciali verso la meta, l’igloo. Signò: «Nulla di impegnativo, c’è soltanto da camminare e da seguire la tecnica per la sicurezza calzando i ramponi e procedendo in cordata».

Il ghiacciaio del Gigante, ampio e spettacolare, sarà anche la meta per chi vuole attraversarlo con una gita di circa 3 ore e mezzo, sempre accompagnato dalla guida. Il costo è di 85 euro a persona a cui occorre aggiungere i 48 del biglietto della funivia. Sentieri di neve e ghiaccio nel cuore del Bianco.

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