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Anello Selva – Passo Sella. Video

Ecco qui il video del percorso ad anello che consente di raggiungere Passo Sella e Città dei Sassi da Selva di val Gardena.

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Anello Selva – Passo Sella

(Un ritorno da Hero)

Sbagliando strada ai piedi del Sassolungo

La lavagna degli eroi

Non so se si può considerare una routine ormai assodata, ma se il venerdì è dedicato al “kid”, il sabato al nostro “Hero”… la domenica si svolge la “Hero schiappa”, ovvero sono io a salire in sella alla mia mtb e a cimentarmi sulle salite della Val Gardena.

Lo scorso anno, complice una giornata strepitosa, ero andata all’Alpe di Siusi. Stavolta decido di cimentarmi con la salita al passo Sella, e ritorno dal percorso medio della Hero, ben consapevole che se devi percorrere una forestale che segue, anche solo parzialmente, una pista da sci…vuol dire che stai cercando guai.

La mattina facciamo colazione e liberiamo la stanza (o meglio, il mini appartamento) del garni “Ortles Angelo” che abbiamo scelto questo anno. E, come noi, anche gli altri ospiti sono qui per la Hero, come ricorda la lavagnetta appesa alla reception. Inforco la mia bestiola, che non è certo all’altezza delle bici che erano parcheggiate sotto casa in questi giorni, ma a me va bene così… in fondo il mio problema non sono certo i kg della bici, sono quelli che mi porto appresso abitualmente (oltre al pessimo allenamento). Mi “incammino” verso Plan de Gralba.

Planimetria

Profilo

Il percorso

Percorro la statale, con molta calma, percorrendo i pochi tornanti che portano verso il bivio fra Passo Sella e Passo Gardena. Il termine “calma” è decisamente ironico. Sono una vera e propria lumaca. D’altra parte il tempo per allenarmi è pressoché assente, e pensare che mi hanno spedito a lavorare in Liguria, quindi potrei anche spaccarmi un po’ sulle salite dell’entroterra. Potrei, ma non posso, perché non mi sono portata la bici, dubito accettino di custodirmela al Novotel…

Vabbé, lasciamo perdere, ora sono in ferie e mi godo la salita, mentre mi sorpassano tutti quanti, auto e ciclisti, e il panorama pian piano si allarga verso valle, e le pareti del Sassolungo e del Sella iniziano ad incombere su di me.

Salendo a Plan de Gralba – Uno sguardo verso le Odle

Arrivata a Plan de Gralba devio a destra e, da qui, passo sullo sterrato. Questo è un posto strategico per la stagione invernale, perché da qui partono gli impianti che servono le piste di Passo Sella (è sul Sellaronda, giro in senso orario). Ed è proprio lungo una di queste piste che devo salire.

Il segnavia da seguire è il 657. Mentre pedalo verso l’inizio della forestale, l’occhio mi corre sull’ampio parcheggio, e noto con piacere che ci sono alcune colonnine di ricarica per auto elettriche. Molto bene, il vento sta cambiando. E se, oltre a quello, calano un po’ anche i prezzi delle auto, quando la Picanto deciderà di passare a miglior vita potremmo anche fare il grande salto.

La salita inizialmente è dolce, il fondo ottimo. La parete del Sella si mette in mostra sulla sinistra, e lo sguardo fatica ad abbracciarla tutta. La sterrata, che corre approssimativamente parallela alla statale, si mantiene sulla sinistra della pista da sci, e comincia a bastonarmi alternando tratti pedalabilissimi a strappi dove fatico, e la ruota posteriore tende a slittare.

Ad un certo punto devo mettere giù il piedino per non cadere. Spingo ansimando la bici, mentre un tizio mi supera i scioltezza (beato lui…). Sto per risalire in sella in corrispondenza di un tratto tranquillo, ma mi fermo perché lo vedo seguire una traiettoria strana: lì, ai piedi di uno strappo che si preannuncia bastardissimo, una forestale si stacca deviando a destra, mentre quella su cui siamo va via dritta. Il tipo, dopo aver cambiato più volte direzione, sembra puntare alla bisettrice dell’incrocio. E sale lungo il prato che ricopre la pista, lungo la linea di massima pendenza.

Questo è tutto matto!

Penso io, mentre rimetto le chiappe sul sellino. Pedalo, cambiando il rapporto perché vado via tranquilla. Riscalo all’inizio della salita. Scalo ancora perché è dura, e la ruota pattina, mentre io ansimo e smadonno.

Niente, mi arrendo.

Mi sposto sul prato, risalgo, pedalo. E vado, con il cuore in gola ma vado. Ecco, non era matto, il tizio di prima. Aveva semplicemente ragione. Anche se l’erba non è cortissima, anche se il fondo qualche solchetto ce l’ha, almeno qui la ruota non slitta, e si riesce ad andare.

Salendo oltre, la strada è bella, complessivamente pedalabile, anche se di tanto in tanto viene qualche dubbio sulla direzione da seguire, perché dove si incrociano altre forestali le indicazioni scarseggiano, o sono messe in posizione tale da trarre in inganno. E questo presenta aspetti positivi e negativi. Come? Ora mi spiego.

Salendo incrocio una forestale, che sale leggermente verso sinistra. Mentre guardo la strada non mi accorgo di un cartello, che è alcuni metri più in basso rispetto all’incrocio. Che faccio, quindi? Seguo la forza, e svolto a sinistra. Dopo la curva successiva mi trovo davanti una rampa ripidissima, di quelle con le due fasce di fondo cementato per agevolare la salita dei fuoristrada, e in mezzo alle due fasce, ciottoli. Comincio a smadonnare, ad arrancare, la faccio quasi tutta mentre mi vengono in bel po’ di dubbi.

Non è che mi sto avvicinando troppo alla statale?

Infatti… in cima trovo la sbarra che chiude l’immissione sulla statale per il Sella. Torno indietro, e mi accorgo del cartello che prima mi era sfuggito.

No, dai, sulla pista da sci no…

Voglio illudermi, spero di aver interpretato male il cartello, o che qualcuno lo abbia inavvertitamente fatto ruotare un po’. Allora provo a seguire la sterrata verso destra (rispetto alla strada da cui sono arrivata. Da qualche parte si andrà… E mi trovo, dopo poco, in mezzo a un gruppo di baite, fra ruscelli e laghetti, sotto la parete del Sassolungo. Pace, silenzio. Un posto bellissimo, dove non sarei mai passata se la segnaletica fosse stata più chiara, se non avessi sperato fino all’ultimo di evitare qualcosa di veramente tosto. Purtroppo però la strada qui finisce, e mi rassegno a tornare, nuovamente, su i miei passi e ad affrontare ciò che speravo di evitare.

Sassolungo

Baite ai piedi del Sassolungo

Baite ai piedi del Sassolungo

Risalgo la pista da sci.

La pista in questione è un prato ripido; niente sterrato, stavolta. Probabilmente c’è chi se la fa in bici in discesa, a tavoletta, perché c’è una sottile striscia priva di erba. E, da sotto, si capisce che ci sono 2-3 muri (spero non di più) separati da tratti meno… stronzi. Oltre il mio sguardo non vede. Mi affido a San Fausto Coppi e comincio a salire lungo la linea di massima pendenza.

Il primo tratto lo faccio a fatica. Mi ripiglio un attimo e faccio il secondo. Tiro su la testa, vedo il terzo.

Minchia… Non ce la farò mai.

Il terzo (e ultimo), oltre ad essere ripido è pure il più lungo. Rimango ferma un attimo, come a cercare delle energie che non ci sono, e poi provo. Ne faccio circa 3/4 e poi alzo bandiera bianca, stramaledendo la mia totale mancanza di allenamento.

Ruzzo la bici fino in cima, e qui tutto diventa più abbordabile, Lo sterrato sale dolcemente, serpeggiando fra prati e qualche grosso sasso, fino ad un punto di ristoro. Qui parte la caccia al segnavia, che scovo sulla destra della baita. Ah, dimenticavo: qui lo sterrato finisce. Il resto è sentiero, lungo il quale si alternano tratti ripidi e sconnessi da fare a spinta con altri nei quali si procede agevolmente, o quasi. Siamo ai piedi della cosiddetta Città dei Sassi, ciò che è rotolato fin qui ha volume nettamente minore rispetto ai macigni che si trovano più a monte (su alcuni ci sono tracciati dei monotiri e sono frequentati da corsi di arrampicata) e l’ultimo tratto lo percorro in sella, facendo lo slalom e sbucando così in corrispondenza del Rifugio Passo Sella.

Da Passo Sella verso la Val Gardena

Mi porto sulla statale che sale al passo, ne percorro un breve tratto fino al bivio per il rifugio Valentini, vista Marmolada. Qui svolto a destra, in cima imbocco un single track che si fionda verso le piste da sci: da questo punto sono sul percorso della Hero (medio, ovviamente). In fondo però tocca affrontare un breve strappo per giungere sulla sterrata della Città dei sassi, ai piedi del Sassolungo. Da qui. la vista sul Gruppo del Sella è impagabile. Si procede mantenendo la quota pressoché costante, per arrivare ad un tratto di discesa con un passaggio tecnico, dopo il quale la strada si ricongiunge col sentiero che arriva dal Sella (526).

Si giunge così fino al rifugio Comici, con lunghi tratti in discesa o valsopiano e qualche strappetto in salita (quello più antipatico è proprio davanti al rifugio). Archiviata la giornata dedicata alle mtb, gli escursionisti sono giustamente tornati padroni dei sentieri, però quando ti trovi davanti la famigliola proprio nei punti più ripidi, suoni il campanello e non ti sente nessuno, mettere giù il piedino fa un poco girare i cosiddetti.

Arrivati al Comici, si svalica svoltando a sinistra, e qui comincia la picchiata verso Selva. Oddio, non è mica solo discesa…

Inizialmente si imbocca una ripida forestale, poi si taglia a sinistra per pascoli, con la bici che ballonzola per le irregolarità del terreno, in mezzo alle mucche che pascolano pacifiche, successivamente si segue, per buona parte del tragitto, una forestale indicata dal segnavia 22. Io sarò anche scarsa, ma la discesa non mi pare banale. Riguardandomi, successivamente, il video della discesa della vincitrice, scopro che qui lei ha sbagliato traiettoria e per poco non si è ribaltata nel torrente.

Si passa accanto alla partenza di una seggiovia, e poi giù per un ripido muretto, e poi, lungo una forestale nel bosco, con alcuni tratti parecchio sconnessi e sassosi, che mi spingono a fare una cosa che di solito non faccio, per pigrizia e per un problema tecnico alla bici: abbasso drasticamente il sellino, perché la sensazione di essere catapultata in avanti è veramente fastidiosa. E io il sellino lo tengo parecchio alto, in rapporto ai miei pochi cm, per non sforzare il ginocchio. Però per me modificare la posizione del sellino significa “uscire” la chiave inglese dalla borsa degli attrezzi, perché il meccanismo di blocco del canotto non tiene, e il mio meccanico di fiducia (il moroso) non me lo ha ancora sistemato. Insomma, una scocciatura che pago più avanti, quando la strada risale per attraversare la mitica Saslong (si, proprio quella della Coppa del Mondo).

Si ricomincia a scendere nel bosco, si attraversa la Saslong V1 (credo sia il tracciato originario) e il prato a monte di La Selva, si scende a piombo su asfalto per poi svoltare bruscamente a sinistra, lungo il viottolo che passa a monte della strada che da La Selva porta verso il centro. Anche qui è prevalentemente discesa, a parte un breve tratto, e lo sterrato si conclude, con un brusco tornante, sbucando sulla strada accanto all’ufficio postale e alla Casa di Cultura.

Da lì, all’arrivo è un attimo. Basta attraversare la strada…

Dati tecnici

Lunghezza: 17km 500m

D+: 835m

D- :  878m

Postilla

Di questo giro ho il video. Il primo tentativo di fare assemblaggio e pubblicazione ha dato pessimi risultati. Appena riesco rifo tutto…

Reloaded

Ecco il video

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Ai piedi del Sassolungo

Dove si può andare a fare un giro in montagna a portata di bambino ma con un bel panorama, partendo da Selva di Valgardena senza muovere la macchina perché in paese è tutto bloccato causa Hero?

Il percorso seguito è quello evidenziato in verde (da http://www.alpenwelt-kunden.com/www/kunden/tvb_groeden/)

La risposta è abbastanza facile: città dei sassi!!! Ovvero, una passeggiata tranquilla ai piedi del Sassolungo, dalla stazione di monte della cabinovia Ciampinoi fino a passo Sella e ritorno, così vediamo passare i bikers che si cimentano col percorso medio…e se, non ci mette troppo a fare il giro, becchiamo pure il capofamiglia sulla strada del ritorno. E l’escursione sotto il punto di vista tecnico è decisamente facile, bisogna solo sperare che non ci sia vento.

Il 16 mattina ci svegliamo con un sole spaziale. Quando io e il pargolo ci prepariamo per la nostra escursione, papà Massimo è già uscito da un pezzo. Mentre usciamo direzione stazione di valle della cabinovia, lancio uno sguardo all’orologio:  è più o meno l’ora della partenza del nostro Hero, che, dalla griglia numero 14, si appresta ad affrontare la salita per Dantercepies. Noi intanto scendiamo tranquillamente da Pian verso il paese seguendo il torrente, passando cioè dal parcheggio dei camper. Intanto un’occhiata verso il Sella la lancio: pare non ci sia vento, per fortuna.

Dopo aver provato inutilmente a raggiungere la Ciampinoi passando dal prato (ma di lì mi sa che si passa solo d’inverno), ci riportiamo sulla strada ed arriviamo alla cassa. Davanti a noi, alcuni bikers stanno facendo i biglietti. la cabinovia infatti consente di prendere quota con la due ruote, per poi affrontare il percorso di freeride o percorrere i sentieri ai piedi del Sassolungo, con  senza “aiutino” elettronico: già, perché le e-bike a ruote grasse prendono sempre più piede, per le possibilità che offrono. Il mio figliolo intanto, dall’alto delle sue due partecipazioni alla Hero kids, fa il piccolo integralista:

No, a me le bici elettriche fanno schifo. In bicicletta bisogna pedalare

Caro mio, aspetta che mamma ti porti questa estate a fare qualche giro…poi vediamo se la vedi ancora così…

Verso le Odle

Con la cabinovia superiamo i circa 700m di dislivello che portano ai 2250 della stazione di monte. Da qui il panorama si apre verso lo Sciliar e l’Alpe di Siusi, sulla la Val Gardena verso le Odle, Passo Gardena, il Gruppo del Sella e il Sassolungo. Ed è da qui che si parte per immettersi sulla Saslonch (vecchia o nuova, a seconda dei gusti), per provare il brivido della discesa a fionda lungo la pista dei campioni. Ecco, il “si parte” e generico: fate pure, io vi guardo dal bar 😀 . E mica solo loro… pure i ragazzi che si buttano col parapendio li osservo, ma da lontano. Deve essere bellissimo, per carità… ma anche no. Io i piedi li tengo ben attaccati a terra.

Sciliar e Alpe di Siusi

Dopo le foto di rito cominciamo a scendere. Seguiamo il segnavia 21, che ci porta, con qualche “tornante” in mezzo al pascolo, ad una selletta (Sela Tieja). Da qui, svoltando a sinistra si scende a Pian de Gralba, noi invece andiamo dritto lungo il 21A, passando ai piedi del Piz Sella (da non confondersi con il Sella, quello vero, che domina l’omonimo passo e la strada che sale da Selva).

Gli elicotteri Rai stanno sorvolando la zona da tempo, e ora ne vediamo uno abbassarsi: guardiamo sullo sterrato sottostante e vediamo due persone in mtb che scendono a precipizio, quella davanti ha una divisa rossa. L’elicottero li segue per un pezzo, riproducendo, lungo un invisibile sentiero sospeso, le curve seguite dai due ciclisti, ovvero Christina Kollmann-Forstner, vincitrice della Hero 60km femminile, e l’operatore video.

Rifugio Comici, al cospetto del Sassolungo

Bottger, con numero 14.

Mentre proseguiamo, altre mtb si apprestano ad affrontare la discesa, e quando arriviamo ad incrociare il 526 dobbiamo prestare attenzione. Saliamo i pochi metri che ci portano al rifugio Comici, punto di osservazione straordinario per veder transitare le campionesse e i maschietti che hanno deciso di cimentarsi su questo percorso, che è già ben bastardo di suo.

Wittlin, col numero 98.

In particolare, proprio davanti al rifugio c’è uno strappo che fa rallentare i bikers, creando così le condizioni ideali per fare foto e qualche filmato (e per fare il tifo, ovviamente). E il luogo ideale per l’appostamento diventa l’incrocio del sentiero, dove il tracciato di gara devia per scendere verso Selva.

Ci fermiamo un po’ qui, poi ci rimettiamo in marcia lungo il sentiero 526, con l’orecchio ben teso e l’occhio all’erta, per poterci scansare per tempo all’arrivo di qualche atleta. E, da pseudo ciclista che non può certo definirsi “atleta”, devo dire che fa impressione la reattività con cui affrontano questi strappi, pur con 3200m di dislivello nelle gambe. E capisco ancor di più le parole della padrona di casa, che ci ha raccontato di esser salita a Dantercepies, qualche anno prima, e di essere rimasta impressionata proprio dalla velocità

Noi così non andiamo nemmeno in discesa

Superato il punto critico, dove il sentiero compie frequenti curve e la presenza degli alberi copre la visuale, possiamo camminare più tranquilli, perché lo sguardo corre libero verso lo sterrato che corre a monte della città dei Sassi, e se arriva qualcuno ce ne accorgiamo per tempo.

Camminiamo così sotto un sole caldo, con un clima ottimale per fare una passeggiata, passando ai piedi di un gruppo montuoso (il Sassolungo-Sassopiatto) che per me è il simbolo delle dolomiti al pari del Vajolet: perché è caratteristico, è visibile da molte valli laterali di Fassa e Gardena e, ad ognuna di esse, offre un aspetto diverso del suo “carattere”. Ed è il protagonista indiscusso di una delle immagini icona della Val di Fassa, ovvero la foto del laghetto della casa cantoniera (che, per la cronaca, campeggia nel puzzle appeso nel soggiorno di casa di mia madre).

Gruppo del Sella

Genziana

E così, con il Sassolungo sulla destra e la vista dell’imponente Gruppo del Sella sulla sinistra, arriviamo ad un bivio. Noi prendiamo il sentiero più basso, così non siamo di impiccio ai bikers e ci godiamo il proseguimento della passeggiata. Mentre il figlio comincia a borbottare perché ha fame, saliamo leggermente su un agevole sentiero che attraversa il pascolo fino a raggiungere una recinzione. La passiamo, e proseguiamo lungo un sentiero che si fa via via più stretto.

Arriviamo all’inizio della Città dei Sassi, ovvero un’area caratterizzata dalla presenza di massi erratici… che hanno errato ben poco, essendo caduti dalle sovrastanti pareti del Sassolungo. Sono di dimensioni molto varie, alcuni sono sufficientemente alti da poter essere usati come palestra di roccia, e proteggono il suolo a sufficienza da consentire la crescita ad alcune conifere.

A questo punto cedo, ed “esco” il panino che mi ero portata da casa. Il pargolo infatti si è fatto un po’ troppo lagnoso, e ormai la promessa di un piatto di pasta al rifugio non è sufficiente a tenerlo buono. Facciamo quindi un pre-pranzo vista Sella, e tutte le volte che lo guardo penso a quanto siamo piccoli noi rispetto alla natura, alla sua forza, perché ce ne vuole, di forza, per sollevare di 3000m un atollo corallino di milioni di anni fa…

Gruppo Sassolungo-Sassopiatto dalla Città dei Sassi

Le vette del parco Puez-Odle dalla Città dei Sassi

Proseguiamo facendo lo slalom fra i macigni e sbuchiamo in prossimità del Rifugio Passo Sella. Questo, più che un rifugio di montagna, sembra un locale trendy per la borghesia milanese, quindi impongo all’erede di andare a mangiare al baretto sull’altro lato della statale. Qui però scopro che il menù offre panini, salamelle e cose decisamente strong per i nostri stomaci, e non c’è la pasta, quindi ritorniamo sui nostri passi e ci sediamo al rifugio. Devo dire che la mia scelta si è rilevata ottima, ho preso una crema di patate e rafano con la menta, mentre per la pasta al ragù del figlio non c’è nemmeno da chiedere, vista la velocità con cui è sparita dal piatto.

La Marmolada fa capolino dietro la cresta erbosa

Le Torri del Sella e il Sass Pordoi

Ci riavviamo sulla strada del ritorno, mentre mandiamo un messaggio al “nostro” alle prese con le salite (e le discese) del Sellaronda. Chissà dove caspita è? Sarà riuscito a passare in tempo dai vari cancelli? Se non si è ancora fatto vivo, il Campolongo lo ha passato, magari è ad Arabba….

Rododendri

Ci riportiamo lungo il tracciato di gara, e ora chi passa lo fa in modo decisamente meno…ehm… “baldanzoso”. Gente di tutte le età, di tutti i sessi, di tutte le “forme”. Ci fermiamo a fare un po’ di tifo, e arriva un signore che tira sui 60.

Bravo! Forza che fra poco è tutta discesa!

Eh, quando non ce n’è più, non ce n’è più….

Guardi, noi stiamo aspettando il mio compagno, che arriverà fra un’ora, non meno…

Ecco, il tempo stimato da me si è poi rivelato un po’ troppo ottimistico, ma qui ci arriviamo dopo…

Gente strana…

Torniamo così al Comici, e ci prepariamo ad aspettare, dandoci come tempo limite le 16.30 (la cabinovia chiude alle 17.30), nel frattempo ci dissetiamo, ci lustriamo gli occhi guardando le vette circostanti, vediamo gruppi in supporto di amici e parenti scrutare l’orizzonte alla ricerca di una mtb arancione, di una divisa rossa… e guardiamo incuriositi i personaggi pittoreschi che si aggirano in prossimità del bar. Il tutto con un clima gradevolissimo, trovare qui 22° alle quattro del pomeriggio, a metà giugno, non è che capita proprio tutti i giorni.

Aspetta che ti aspetta, mentre le facce che transitano davanti al Comici sono sempre più stravolte e si rischia qualche tamponamento fra chi si sforza di farla in sella e chi proprio non ce la fa, e in salita scende e spinge la bici, cominciamo a raccattare zaini e cappellino. Si, insomma, non proprio: il cappellino della Hero di Ettore non si trova.

Ma dove lo hai lasciato?

Boh?

‘nnamo bene!!! Torna indietro e fai il giro al contrario!

Fortunatamente una signora ci sente brontolare e viene in nostro soccorso, e il cappello lo recuperiamo. Manca solo il capofamiglia. E arriva un sms

Sella!!!

Ok, è ancora vivo, ma noi dobbiamo scendere, altrimenti ci tocca la pista da sci a piedi. Ci rimettiamo in marcia, e, sulla salita verso la stazione di monte, incrociamo un ragazzo in mtb, munito di protezioni alle ginocchia. Ecco, questo biker mettiamolo da parte (questa citazione la possono capire solo i fans i Carlo Lucarelli) e andiamo avanti. Saliamo in cabina e, mentre chiacchieriamo, osserviamo gli ultimi a lanciarsi col parapendio e sbirciamo sul sottostante percorso di freeride, arriviamo in paese. Ci dirigiamo verso la piazza, e incontriamo, tra gli altri ciclisti, un ragazzo in mtb munito di protezioni alle ginocchia.

…Ettore, guarda che quel ragazzo lo abbiamo incrociato sul sentiero!!! E’ arrivato prima di noi!

E, mentre ci avviciniamo all’arrivo, comincia ad arrivarci la voce dello speaker che pronuncia il nome degli eroi che tagliano il traguardo. E, per un attimo, mi sembra di sentire il nome del “nostro”. Poco dopo mi trovo una chiamata persa. Ci troviamo al lavaggio bici. Seduto per terra ci aspetta un rottame d’uomo, ma pur sempre #hero!!!

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DolomitesVives e la chiusura del Passo Sella

Della chiusura al traffico dei passi dolomitici se ne parla da anni. Quest’anno, finalmente, ogni mercoledì (periodo luglio-agosto) verrà chiuso il Passo Sella.

Chi c’è andato (il 08/08) ha detto che c’erano parecchi ciclisti, e che è stato installato un sistema per monitorare i passaggi. Si spera che questa iniziativa sia solo il primo passo per “demotorizzare” (almeno in parte) le Dolomiti.

Faccio alcune considerazioni.

Chi ama la montagna ne ama i silenzi, e non ha bisogno di eventi organizzati per viverla, per trovare motivazioni. Ma, a dispetto di ciò, nelle dolomiti c’è già un fitto calendario di iniziative, ad esempio “I suoni delle dolomiti”. Non mi pare che per questi eventi si sia scandalizzato nessuno, anzi, sono visti come un’ottima occasione per coniugare ambiente, musica, teatro, avvicinando all’ambiente  montano anche persone che normalmente non camminano molto (ad esempio, arrivare al Micheluzzi, Fuciade o al Vajolet non è complicato, e a concerti organizzati in questi luoghi c’è sempre il pienone).

Non vedo quindi il problema se al Passo Sella vengono organizzati eventi per attirare persone proprio nella giornata di chiusura al traffico. Anzi, può essere una cosa positiva, perché chi si muove col sedile sotto alle chiappe, se non può andare il mercoledì ci va il giovedì, sempre con l’auto. C’è chi ha bisogno di uno “stimolo” per muoversi comunque, indipendentemente dall’auto. In montagna vengono anche persone che si muovono come se fossero in città, Ci vuole tempo per cambiare la mentalità delle persone, e occasioni per spingerli a vivere in modo più autentico i sentieri, anche fosse per fare 500-1000m per raggiungere il sito “mangereccio”, con tutto il tempo per guardarsi intorno (e passare in auto, o fermarsi solo per qualche foto, non è che si vede molto).

E lasciamo tempo al tempo… e comunque, fra arrampicare sentendo le auto passare sui tornanti e sentendo un concerto in quota…penso sia meglio la seconda opzione.

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GognaBlog, 12/07/2017

Oggi, mercoledì 12 luglio 2017, al Passo Sella è la seconda giornata di chiusura al traffico motorizzato. L’evento di attrattiva è il Cook the Mountain-Dolomites taste tour, dalle ore 12 alle 15, nei rifugi Des Alpes, Valentini, Friedrich August, Salei, Comici, Passo Sella Dolomiti Mountain Resort (anche se quest’ultimo del “rifugio” non getta neppure l’ombra). In queste sei location, tutte facilmente accessibili dal passo, altrettanti chef stellati propongono un percorso enogastronomico. Nelle intenzioni leggiamo di incontri “con prodotti selezionati della regione, interpretati nel modo più autentico dagli chef, un’esperienza unica per gustare, con un itinerario di rifugio in rifugio, il meglio dei sapori di questo territorio”. Naturalmente con l’immancabile frasetta “nel pieno rispetto dell’ambiente”.

E’ una sperimentazione di montagna green di cui si parla (e su cui si litiga) da vent’anni: e il primo esperimento è al Passo Sella, che mette in comunicazione Canazei, in Val di Fassa, con Selva di Val Gardena.

Tramite l’iniziativa DolomitesVives, quest’estate si vedrà il traffico limitato sul Passo Sella, con i famosi nove mercoledì di luglio e agosto di chiusura, giornate in cui, dalle 9 alle 16, il passo sarà accessibile solo a piedi, in bicicletta, con mezzi a trazione elettrica, con impianti funiviari e con bus-navetta. Questi ultimi sono stati implementati (per maggiori info sulla mobilità, leggi qui).

Attorno a questa storica decisione è stata fatta una possente propaganda: «Per i passi dolomitici, in particolare il passo Sella, il 5 luglio comincerà una nuova era… Durante le giornate di chiusura, all’insegna del motto #dolomitesvives, è previsto un programma di intrattenimento musicale e culinario, in modo da permettere a tutti di “vivere le Dolomiti” con tutti i cinque i sensi», sottolinea in una nota la Provincia autonoma di Bolzano.

La settimana scorsa, il 5 luglio, ha inaugurato il tutto Reinhold Messner, nei pressi della Città dei Sassi, in mezzo alle fanfare delle bande dalle valli di Fassa, Gardena e Badia. Il famoso alpinista è salito a piedi dal versante della val Gardena partendo da Pian de Gralba.

Con queste misure riduciamo le emissioni di CO2 – ha esordito l’assessore all’ambiente della Provincia di Bolzano Richard Theiner – e diamo un contributo importante alla conservazione della natura sulle nostre montagne che sono patrimonio mondiale dell’Unesco… Con la chiusura un giorno a settimana diamo un segnale importante, ma sicuramente non sufficiente. In futuro dovranno seguire altri interventi”.

Il servizio di trasporto pubblico ha funzionato senza problemi, con decine di bus messi a disposizione dalle Province di Trento e Bolzano che hanno garantito i collegamenti lungo i 10 km di strada chiusa ai veicoli a motore.

Qualche disorientamento per gli automobilisti che sono giunti ai bivi di chiusura (per il passo Pordoi e passo Gardena) prima di rendersi conto dei cartelli di divieto. Ha fatto notizia chi è salito con auto elettrica al 100% (una Tesla): “Dobbiamo imparare a inquinare meno“, ha detto.

Ecco i contenuti di quanto il Re degli Ottomila ha espresso parlando al pubblico:
Sono vent’anni che chiedo la “tranquillizzazione” delle Dolomiti, con la chiusura almeno parziale delle strada. E ora che la politica ha fatto il primo passo sono felice, ma è solo l’inizio: in futuro vedo tante altre strade delle Dolomiti chiuse al mattino, dopo che è salito chi lavora, per riaprire il pomeriggio in modo che sia possibile godere la montagna come 200 anni fa“.
E ancora: “Ci tenevo a essere lassù il primo giorno, voglio battermi perché questo progetto si allarghi. Nei prossimi tre anni possiamo puntare alla chiusura tutta l’estate, poi altre località vorranno unirsi a questo circuito della montagna tranquilla, arriveremo alla chiusura di tutto il Sella Ronda (i quattro passi dolomitici dove d’inverno i turisti viaggiano con gli sci ai piedi) e in dieci anni si realizzerà quel grande progetto che sono le Dolomiti “tranquillizzate”, silenziose e grandiose com’erano prima delle strade“.

A proposito delle critiche e dell’opposizione a questo progetto, Messner dice: “Il turismo “buono”, che dà risultati economici, è quello che si fa con i turisti che pernottano, mangiano o fanno acquisti. Finché il turista è in moto o in macchina non spende, tanto meno se non riesce nemmeno a fermarsi perché non ci sono parcheggi. Il futuro è un altro… Il futuro è una montagna silenziosa da regalare a chi sale con le proprie forze: a piedi o in bicicletta. Le Dolomiti, che sono il posto più bello del mondo, possono diventare la prima destinazione mondiale per le biciclette, sia su strada che in mountain bike. Anche un “vecchietto” come me può salire con l’e-bike e godere le emozioni delle Dolomiti con lentezza, senza il rumore dei motori e dei clacson… Certo, serviranno navette, un’organizzazione, ulteriori parcheggi, in una parola una strategia che richiederà anni. Ma sono convinto che alla fine avremo più clienti perché riusciremo a offrire ciò che proponevamo una volta”.

Un ritorno al passato? Messner non è solo a essere convinto del contrario. Ne sono convinti anche gli amministratori delle province autonome di Bolzano e Trento, nonostante debbano fronteggiare le proteste degli albergatori. Mentre la Provincia di Belluno non è d’accordo.

Contro l’iniziativa è insorto il Comitato degli operatori turistici dei passi dolomitici che due mesi fa ha incaricato un legale di ricorrere al Tar del Laziocontro la chiusura del passo Sella, decisa dalle Province di Trento e Bolzano, con autorizzazione del ministero delle Infrastrutture. Punto di riferimento del Comitato è Osvaldo Finazzer, che gestisce un albergo sul Passo Pordoi. “Chiudere i passi sarebbe la nostra morte. Per i cicloturisti le amministrazioni comincino a programmare e investire sulle piste ciclabili. Almeno sul circuito del Sellaronda“. E ha trovato una sponda in Veneto, nell’assessore regionale all’Ambiente, il bellunese Giampaolo Bottacin, che ha detto: “La mobilità è un diritto costituzionale, che nessuno può impedire”. Con la pronta replica dell’assessore trentino Mauro Gilmozzi: “I nostri vicini, a casa loro, potranno sempre fare ciò che vogliono. Ma non vorrei che mandassero le forze dell’ordine a presidiare il confine…”. Anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha scritto al Ministro delle Infrastrutture Graziano Del Rio illustrandogli come “gli impatti negativi che iniziative preclusive del diritto alla mobilità come questa, non programmate strategicamente su basi più ampie e condivise, possono avere sull’economia turistica delle aree montane, nella fattispecie della nostra Regione”.

Considerazioni
Anzitutto il plauso per non aver scelto la facile soluzione del pedaggio: l’introduzione di gabelle di qualunque tipo non è sufficiente per risolvere i problemi del traffico. Come dice Messner, “Il pedaggio serve a guadagnare soldi, non a limitare il traffico. Ma le Dolomiti sono di tutti, non solo di chi può pagare il pedaggio, e abbiamo la responsabilità di tutelarle“.
Non credo che con questi provvedimenti ci si possa aspettare una “reale” diminuzione del carico di traffico. Non dimentichiamo che si può sempre scegliere di alzarsi un’ora prima e salire comunque al passo prima delle 9. E chi deve necessariamente attraversare il valico può farlo di martedì o giovedì, dunque aumentando il carico in quei giorni.

E’ indubbia però la positività del segnale. Che magari non si tradurrà in un’automatica inversione di tendenza, ma che di certo è un inizio.

Comprendo, ma fino a un certo punto, anche l’affanno degli organizzatori nell’escogitare eventi settimanali che attirino la gente nell’ambito di una proibizione-auto e facciano da “animatori”. La loro paura di scontentare i molti operatori turistici che temono di rimetterci un sacco di soldi non è così giustificata, dato il nutrito programma di iniziative in alternativa.

E’ vero che ci vuole un po’ di tempo. Però la grande partecipazione alle manifestazioni ciclistiche dimostra che siamo sulla strada giusta. I turisti fuggono dal rumore e dall’inquinamento che soffrono in città e non si può far trovare loro una situazione ancora peggiore quando vengono in montagna.
L’elenco completo delle iniziative è qui: http://dolomitesvives.com/it/eventi/.

Non si è andati molto al di là di una limitata fantasia, perché oltre alla possibilità di escursioni a piedi, per gli eventi si tratta di concerti ed esibizioni eno-gastronomiche, con l’eccezione dell’inaugurazione del 5 luglio (con Messner che ha dialogato con la giornalista Ellis Kasslatter) e del 9 agosto (Leggende dello Sport, incontro con alcuni personaggi che con le Dolomiti hanno da sempre un rapporto speciale, come i campioni dello sci alpino Isolde Kostner e Peter Runggaldier, e i ciclisti Maurizio Fondries e Francesco Moser).

Una buona idea è il programma delle escursioni di Geo Trekking: semplici gite di qualche ora, ma guidate dalla Fondazione Dolomiti UNESCO, dagli esperti del Muse di Trento, dalle Guide Alpine e Accompagnatori di Media Montagna delle valli di Fassa, Gardena e Badia. Su un itinerario che proporrà una lettura del paesaggio geologico dolomitico, attraverso l’illustrazione delle principali tappe evolutive del territorio (dalle piattaforme carbonatiche pre-vulcaniche, al vulcanismo medio-Triassico fino alle piattaforme carbonatiche post-vulcaniche), i fossili della Formazione di San Cassiano, la Marmolada e il suo ghiacciaio.

La domanda a questo punto sorge spontanea: ma è possibile che a nessuno venga in mente di valorizzare il SILENZIO e la mancanza assoluta di ogni evento organizzato, ivi comprese le escursioni di gruppo?

Il silenzio è e deve restare la base di un soggiorno in montagna, assieme alla lentezza e alla mancanza di aggressività. Questo è e rimane l’intendimento dell’Unesco quando ha attribuito alle Dolomiti il riconoscimento di patrimonio dell’umanità. Sembra però di predicare ai sordi.

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Riprendiamoci Passo Sella!

Dolomiti, parte la sperimentazione: un passo alpino aperto solo alle biciclette. Messner: “Bene, serve cambio radicale”

Tutti i mercoledì dalle 9 alle 16 il Passo Sella sarà chiuso ad automobili e motociclette. Dal 2018 potrebbe toccare a Pordoi, Gardena e Campolongo. L’alpinista: “Così si apprezza il silenzio”. Ma gli operatori turistici protestano: “È la nostra fine”

di Giuseppe Pietrobelli – ilfattoquotidiano.it, 05/07/2017

Un sogno, le Dolomiti senza auto e senza moto. “Bisogna chiudere al traffico i passi almeno cinque-sei ore al giorno”. Nel luglio di un anno fa l’alpinista Reinhold Messner aveva lanciato questo appello, il giorno dopo la morte in un incidente stradale di Bruno Bonaldi, ex campione di sci nordico e marito di Maria Canins, che in bicicletta si era schiantato contro un furgoncino a San Cassiano, mentre scendeva lungo la strada della Val Parola. Una frase che sembrava dettata da un fatto di cronaca. Ma da allora si è approfondita la riflessione sul bisogno di far ritrovare alla montagna la sua dimensione e di ridarle il silenzio. Al punto che con il primo mercoledì di luglio prende il via una iniziativa che potrebbe essere il primo passo verso un futuro in cui la montagna non sarà più accessibile con mezzi motorizzati, salvo pullman-navetta, per diventare il regno di cicloturisti e camminatori.

Un sogno possibile? Oltre a Messner, che ne è diventato in qualche modo il portabandiera, ne sono convinti anche gli amministratori delle province autonome di Bolzano e Trento, nonostante debbano fronteggiare le proteste degli albergatori. L’esperimento riguarda, per quest’anno, il Passo Sella che mette in comunicazione Canazei, in Val di Fassa, con Selva di Val Gardena. Ma dal 2018 lo stop al traffico potrebbe essere esteso ai passi Pordoi, Gardena e Campolongo. Ogni mercoledì di luglio e agosto la strada del passo sarà chiusa ai veicoli a motore tra le 9 e le 16. Unici mezzi consentiti, quelli a trazione elettrica, le biciclettee gli autobus del servizio pubblico.

Nel primo mercoledì, Messner partecipa al Passo Sella all’iniziativa di Dolomites Vives, raccontando episodi della sua vita legati al rapporto con le montagne, proprio lui che per primo ha scalato tutti i quattordici Ottomila della terra. Ai giornali locali ha spiegato l’importanza di un evento che significa una svolta non solo nel rapporto dell’uomo con la natura, ma anche del turismo di massa con la conservazione dell’ambiente.

“Questo è più che un primo passo verso il futuro. So che per fare ciò che per me sarebbe assolutamente necessario ci vorranno anni: la maggior parte dei passi dolomitici andrebbero chiusi, almeno per gran parte della giornata”. Un ritorno al passato? Messner è convinto del contrario. “Il futuro sta in un cambio radicale delle nostre Dolomiti, anche perché dobbiamo conservare e incentivare quel turismo che punta alla lentezza, al silenzio. Dobbiamo restituire le strade ai ciclisti, che attualmente sono quasi più numerosi di chi si muove a piedi. Sono persone che cercano il silenzio e ora invece abbiamo passi pieni di rumore, di aggressività”.

Messner parla anche da alpinista. “Ti ritrovi in parete e non riesci nemmeno a sentire cosa urlano i tuoi compagni di cordata perché i motori di auto e moto coprono qualsiasi altro suono. Questo non è certamente quello che voleva l’Unesco quando ci ha attribuito il riconoscimento di patrimonio dell’umanità“. Ma per lui non ci sono altre scelte, pur nell’esigenza di garantire a chi lavora in alta montagna la possibilità di portare in quota il necessario per lavorarvi e viverci. “Le ore centrali però vanno preservate dai clacson, dagli automobilisti arrabbiati o dalle moto – ha dichiarato al Corriere dell’Alto Adige – Per imprimere un cambio di rotta sulla mobilità non possiamo fare tutto in un anno. Serviranno navette, un’organizzazione, ulteriori parcheggi, in una parola una strategia che richiederà anni. Ma sono convinto che alla fine avremo più clienti perché riusciremo a offrire ciò che proponevamo una volta”.

Contro l’iniziativa è insorto il Comitato degli operatori turistici dei passi dolomitici che due mesi fa ha incaricato un legale di ricorrere al Tar del Lazio contro la chiusura del passo Sella, decisa dalle Province di Trento e Bolzano, con autorizzazione del ministero delle Infrastrutture. Punto di riferimento del Comitato è Osvaldo Finazzer, che gestisce un albergo sul Passo Pordoi. “Chiudere i passi sarebbe la nostra morte. Per i cicloturisti le amministrazioni comincino a programmare e investire sulle piste ciclabili. Almeno sul circuito del Sellaronda“. E ha trovato una sponda in Veneto, nell’assessore regionale all’Ambiente, il bellunese Giampaolo Bottacin, che ha detto: “La mobilità è un diritto costituzionale, che nessuno può impedire”. Con la pronta replica dell’assessore trentino Mauro Gilmozzi: “I nostri vicini, a casa loro, potranno sempre fare ciò che vogliono. Ma non vorrei che mandassero le forze dell’ordine a presidiare il confine…”.

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I Giorni Verdi del Sella

da LaStampa, 18/09/2016

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