Articoli con tag: Crotta d’Adda

E le cicale…

(anteprima sconclusionato)

Il frinire delle cicale lo associo irrimediabilmente alle vacanze di luglio in Istria. Un rumore fortissimo che arrivava dalle chiome dei lecci, dalle foglie spesso immobili (già, la “calma equatoriale” a volte c’era pure lì), mentre calpestando le sterpaglie si liberava l’odore caratteristico di alcune specie erbacee.

Fra Regona e Cascina Sant’Archelao

Ma se l’unico modo per andare a fare un giro in bici è inforcare la mtb alle 14,30 di un caldissimo venerdì di inizio luglio, rassegnandomi alla filosofia T.I.N.A. (there is no alternative), che generalmente aborrrrrro nella vita, ecco che le cicale diventano la mia compagnia, e il medesimo odore di erba, che si sprigiona mentre mi scanso per far passare un’auto lungo l’argine dell’Adda, mi fa tornare con la mente alle vacanze di 30 anni fa.

Ma, ricordi o non ricordi, fa un caldo abbestia mentre mi avventuro lungo un giro ben collaudato (che descriverò prossimamente), parzialmente ombreggiato nel primo tratto… e in pieno sole nel secondo, con la borraccia che dopo poco contiene qualcosa che assomiglia più alla pipì che all’acqua con i sali.

Ma non sono l’unica in giro per diletto, a quanto pare. Vecchietti in bici, a torso nudo e abbronzatissimi, che vanno più veloci della sottoscritta, e un tizio a piedi lungo l’argine dell’Adda, con solo un paio di pantaloncini tirati su che più non si può, senza manco il cappello… anche lui bello nero.

In ogni caso…meglio noi, a soffrire per diletto, che chi con quel caldo deve pure mettere le rotoballe di paglia sul pianale del carro. L’è mei fa un casu al so che laurà à l’umbria (*) , cantavano i Gamba de Legn, e in fondo non avevano tutti i torti.

Il giro collaudato mi gioca però un brutto scherzo. Poco prima di sbucare sull’argine di Adda mi trovo la strada sbarrata da due-trattori-due che stanno irrigando con la turbina e che occupano completamente la carreggiata, con le ruote posteriori a filo del fosso e il bocchettone che riversa l’acqua sul lato opposto, allagando totalmente la strada. A quel punto, per non dover tornare sulla provinciale, torno indietro per tentare la sorte lungo una traccia che avevo scartato in fase esplorativa in quanto avevo trovato ortiche alte un metro. Causa stagione piuttosto secca la traccia è percorribile e mi porta lungo un fossato che passa in prossimità del bacino terminale di quel monumento all’inutilità che è il Canale Cremona-Milano, che dopo tutti questi anni andrebbe derubricato a Cremona-Cascina Tencara (circa 15km totali). E così, arrancando nell’erba, mi trovo a scavalcare, bici in spalla, degli arbusti caduti sulla strada, con nutrie (nota specie “autoctona”) che placidamente mi passano davanti per tuffarsi in un fosso di acqua stagnante.

Questa è la zona della foce dell’Adda, di fronte a Isola Serafini. I temporali degli ultimi giorni hanno restituito all’Adda e agli stagni della torbiera un livello accettabile, ma il Po è decisamente in condizioni disastrose, con vasti spiaggioni emersi, alcuni dei quali coperti d’erba fin alla riva. Procedo fino a Spinadesco, dove mi fiondo in un bar gestito da un cinese, che parla in dialetto cremonese, per scolarmi una lemonsoda, chiacchierando con alcuni clienti un po’ perplessi alla vista di una tizia in giro in bici con quel caldo.

C’è chi lavora…lì in mezzo…

Cascina Tencara

E il discorso finisce sulle piste ciclabili, e il Comune di Cremona che finalmente collega le frazioni ma poteva svegliarsi prima (chissà dove si erano imboscati i soldi, mi dicono… bah, a dire il vero il comune aveva ottenuto dei finanziamenti circa un anno fa). E poi il solito discorso… l’industriale locale. Se non ci fosse Lui (non LVI, non fraintendete…) che fa lavorare tanta gente e finanzia piscina-ciclabili-museo-casa di riposo-cazzi e mazzi…non si farebbe nulla. “Di solito poi si vuole anche qualcosina in cambio”, dico io. Attimo di silenzio. “Beh, gli faranno mettere un po’ di scorie nella strada…” (preciso: pratica legale, sono materiali compatibili con la realizzazione di rilevati stradali e pavimentazioni, non si tratta di seppellire materiali tossici). “Fosse solo quello”, penso io. La discarica del paese accanto intanto continua a crescere, mentre altre questioni sono bloccate da pratiche burocratiche e indagini sulle aree interessate.

Dato l’orario è il caso di rimettersi in sella. E la temperatura del contenuto residuo della borraccia consiglia vivamente una sforbiciata al percorso di rientro.

Un po’ di Po

ps.

(*) Traduzione dal magentino: è meglio non fare un cazzo al sole che lavorare all’ombra.

Con Cremona non c’entrano nulla, ma, visto che li ho nominati, ecco i Gamba de Legn (sono di Corbetta, MI).

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1° XC Trofeo Adda

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Stagni ghiacciati

(lucertole su due ruote – cronaca di un giro in mtb di inizio gennaio)

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Morta dell’Adda

Modalità “Piero Angela” on.

In questo strano inverno, freddo ma senza neve, che alterna periodi di nebbie persistenti ad altri di splendide giornate di sole, uno strano animale esce dalla tana all’ora di pranzo, preferibilmente nel weekend, per approfittare dei raggi del sole quasi come un animale a sangue freddo.

E’ l’homo ciclisticus, strano mammifero completamente coperto da maglia termica e windstopper, munito di occhiali e con strane propaggini circolari sulle quali si mantiene in equilibrio, ghiaccio permettendo, sfruttando l’effetto giroscopico. Questo animale nel periodo invernale è tendenzialmente solitario, al limite si muove in coppia con un suo simile, mentre durante il periodo estivo, dopo aver mutato la sua livrea, è più frequente che si muova in gruppo, spesso lottando per la conquista del territorio (una sottile striscia di asfalto) con altri mammiferi muniti di corazza metallica su 4 ruote. Altra particolarità è che, nel periodo invernale, si incontrano sulle strade quasi esclusivamente homo ciclisticus maschi, mentre d’estate anche alcuni esemplari femminili si avventurano fuori dalla tana, se trovano qualcuno che si prende cura dei cuccioli per qualche ora.

Modalità “Piero Angela” off.

Beh, approfittando della bella giornata anche io una domenica, dopo aver preparato il pasto per il cucciolo e per il mio compagno, mi sono ri-scoperta homo ciclisticus di genere femminile, ed ho fatto un piccolo giro giusto per sgranchire un po’ le gambe e scattare qualche foto alla campagna invernale.

stagni-ghiacciati

Il tracciato

Anello del parco dell’Adda

Uscendo da Grumello in direzione Ovest avevo l’intenzione di fare un giro su sterrato per arrivare a Pizzighettone, alla Morta dell’Adda: ero curiosa di vedere se e quanto l’acqua era ghiacciata. Ma i colpi di fucile sparati in lontananza mi hanno fatto pensare “…mmm… meglio di no, sarà per un’altra volta!” e mi sono diretta subito verso Pizzighettone, per la provinciale, che, a dirla tutta, non è molto più ampia di una strada vicinale…

img_20170115_142600Morta dell’Adda, il tratto lungo la strada verso Cascina Gerre

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Morta dell’Adda, il tratto lungo la strada verso la Codognese

Questa strada la faccio tutti i giorni per andare in stazione, ma percorrerla in bici mi ha fatto notare meglio il livello di inciviltà raggiunto dagli umani, che non si fanno scrupoli a gettare sacchetti, bottiglie e vaschette da gastronomia dalle vetture in transito. E non è nulla in confronto a ciò che si trova in posti più isolati, dove, tra simpatici personaggi che vanno a smaltire abusivamente i loro sacchetti e agricoltori che buttano i contenitori del lubrificante dove capita, nelle rogge ci si trova di tutto.

Si arriva al “Mùunt del Panigàal”, una zona della campagna sopraelevata rispetto alle aree circostanti (rimodellate nei millenni da corsi d’acqua in parte scomparsi) che prende il nome dalla cascina Panigale… e che da queste parti è una specie di gpm. Da qui si scende verso Roggione, frazione di Pizzighettone.

Roggione si è sviluppato lungo la strada: una fila di case sulla sinistra, fra la via principale e la ferrovia che corre parallela. Sulla destra della provinciale un’altra fila di case, oltre a quelle allineate lungo una via che costeggia la scarpata fino alla Cascina Sant’Archelao. E nuove villette e palazzine. E cascine. Alcune ben tenute, altre in fase di ristrutturazione. Alcune, purtroppo, completamente diroccate, ed è un peccato perché credo che si debba fare il possibile per conservare queste strutture, che sono parte della nostra storia, evitando di andare ad occupare terreno agricolo per costruire nuove abitazioni. E, detto sinceramente, ristrutturare l’esistente stimola la creatività.

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Morta dell’Adda, il tratto lungo la strada verso la Codognese

Passato Roggione, si svolta a sinistra verso il passaggio a livello, successivamente si attraversa la provinciale imboccando la strada per cascina Gerre. La Morta dell’Adda, un’ansa abbandonata dal corso principale del fiume e rifugio per molti animali selvatici, è a ridottissima distanza dalla Codognese. Vederla quasi completamente ghiacciata fa decisamente impressione.

Da qui ci sono numerose possibilità per proseguire. Stavolta ho fatto una cosa che normalmente evito come la peste: ho percorso  un tratto di provinciale. Ripassando da Pizzighettone avrei allungato il tragitto (e vista l’ora non potevo perdere tempo), inoltre non c’era in giro un’anima… Mi sono quindi diretta verso Codogno, e all’imbocco del ponte sull’Adda ho svoltato a sinistra sulla strada di argine, che, almeno fino a Crotta d’Adda, è interamente asfaltata.

D’inverno, con gli alberi spogli, il sole più basso e la luce un po’ soffusa, sono più evidenti le geometrie che caratterizzano la campagna: i pioppi in filari, le linee rette di suddivisione fra gli appezzamenti, le piantine seminate in autunno in file strette. E le ampie anse del fiume.

L’argine corre a distanza variabile dal fiume, con ampi campi e grosse aziende agricole sulla sinistra, campi, pioppeti e zone con vegetazione spontanea sulla destra, ed accanto ad esso sorgono numerosi manufatti per la gestione delle acque delle rogge. In località “Marez” c’è anche la possibilità di scendere in spiaggia.

L’argine, dopo aver quasi “abbracciato” una grossa azienda agricola, punta in direzione Nord, da qui risulta visibile l’abitato di Crotta, che sorge su una scarpata che sovrasta il fiume.

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Casotto di Caccia

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L’Adda fra Pizzighettone e Crotta

Sulla sinistra è visibile la torbiera, e deve aver fatto ben freddo se l’acqua dei laghetti è completamente gelata pur essendo esposta al sole per tutto il giorno… Qui nel periodo estivo si possono vedere con una certa facilità gli aironi cinerini.

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La torbiera

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La torbiera

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L’argine a Crotta, in corrispondenza della torbiera

Si prosegue fino alla strada che esce da Crotta in direzione Ovest e ci si innesta su di essa nei pressi del cimitero. Si gira a destra, verso il paese, e poco dopo si trova un viottolo sulla destra (è segnalato) che porta sul ciglio della scarpata che sovrasta la golena, si entra in paese e si percorre via Cavallatico. Percorrendo via Porto si arriva in una piazzetta e si svolta a destra in direzione Acquanegra. Raggiunto l’incrocio con la provinciale si gira a sinistra, passando l’inutile canale Cremona-Tencara (in origine doveva raggiungere Milano, ma si è fermato prima dell’Adda), anch’esso ghiacciato. Si raggiunge la Codognese, la si attraversa in direzione Grumello. Dopo il passaggio a livello sulla sinistra si può scorgere la sagoma un po’ inquietante della ciminiera dell’ex Fornace: dico così perché la parte alta è paurosamente inclinata, ogni volta che la vedo ho la sensazione che basti una raffica i vento un po’ più forte per tirarla giù.

Per i patiti del genere: poco prima dell’incrocio sulla Codognese (territorio di Crotta d’Adda) c’è una pista di motocross. Ci fanno gare anche di un certo livello, credo. Sicuramente c’è sempre un bel movimento di sportivi, attivi e “passivi”.

Arrivo a casa giusto per una doccia calda e un thé…

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Idee su due ruote – Crotta d’Adda

Il lavoro di progettazione e ricerca relativamente al progetto Vento prosegue: gli studenti del Laboratorio di Progettazione Urbanistica (IV anno scuola di Architettura Urbanistica), coordinati dal team del prof. Paolo Pileri, sono stati invitati a ideare progetti di raccordo fra la ciclovia VenTo e le località toccate dal tracciato. Diffondere questi progetti potrebbe portare anche le Amministrazioni Locali ad avere una maggiore attenzione al progetto della ciclabile del Po e alle ricadute potenziali sul territorio: l’adesione al progetto (che peraltro non costa nulla, comporta la volontà di renderne noti i contenuti, rendendo più agevole e proficua la sua realizzazione) è stata molto a macchia di leopardo, con aree che hanno accolto con favore il progetto e altre nelle quali non ci si è (ancora?) attivati per renderlo noto a popolazione e soggetti economici.

Si legge nella pagina di presentazione dei laboratori:

La nostra idea di sviluppo è andata sbiadendosi negli anni.
Soprattutto nei più recenti in cui si è fatta ancor più acuta la pretesa
di immaginare che al benessere sociale corrisponda la grigia urbanizzazione
delle più recenti cementificazioni fatte di capannoni e villette.
Quel modello è fallito e i nostri territori rischiano di fallire insieme a loro.

Oggi dobbiamo metterci alla ricerca di un nuovo progetto di territorio che, siamo convinti, rimetta in primo piano lo spazio aperto come sintesi tra paesaggio, territorio, ambiente e nuove pratiche sociali. In questi decenni di retoriche sviluppiste (che ci lasciano oggi un tasso di disoccupazione peggiore di quello di 20 anni fa) abbiamo forse perso di vista la misura della bellezza di ciò che abbiamo dentro e attorno ai luoghi che abitiamo. Ci spostiamo sempre in auto, dentro una scatola. O ci spostiamo sempre più velocemente lasciando che tutto il resto ci sfugga accanto. I nostri territori trattengono tanta bellezza. Ma la bellezza va scoperta. Bisogna camminarci dentro e attraverso. Pedalarci e correrci. Fermarsi e respirarla.

Tutto ciò ha bisogno di spazi, percorsi, aree che diventano la punteggiatura attraverso cui ri-mettersi in contatto con gli spazi apertie scoprire che non ci sono solo gli interni e gli spazi pubblici, ma gli spazi aperti dove agricoltura, natura e patrimoni storici e urbani del passato attendono sguardi che li ricomprendano. Gli studenti del IV anno di Architettura si sono misurati con il tema di come rigenerare il movimento lento sul territorio utilizzando la bicicletta, non tanto per riaccendere l’emozione e il gusto di libertà che dà, ma come strategia per rigenerare un territorio ricco di spunti e opportunità. Oggi il progetto urbanistico è anche qualcosa che non si misura con i volumi ma con l’intenzione di studiare nuove forme per interpretare la relazione culturale tra uomo e spazio aperto, con la capacità di ri-evocare congiunzioni perse sotto il peso eccessivo di una cultura degli interni e del cemento, in cui lo spostamento è un esercizio troppo disgiunto da ciò che si attraversa al punto da esserne estraneo, mentre qui lo spostamento diviene la narrazione centrale in cui scoprire, godere, apprezzare, sentire, imparare, prendere coscienza del paesaggio. La destinazione invece diviene una semplice pausa del tra un’esperienza di movimento e la successiva.

Vi avevo già presentato il progetto riguardante Somaglia elaborato da un gruppo di studenti. Ora propongo il progetto di un altro gruppo che si è concentrato sua zona compresa fra Pizzighettone e Spinadesco.

Gli studenti hanno ideato un progetto in grado di valorizzare, oltre al tracciato lungo il Po, anche l’alzaia del Canale Cremona-Milano, che in realtà non è mai stato completato e si ferma nei pressi di Pizzighettone.

Segnalo che dei comuni coinvolti ad oggi ha aderito al progetto il Comune di Spinadesco e (non direttamente interessato ma confinante) il comune di Grumello Cremonese ed Uniti.

Tavole di progetto

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