Articoli con tag: Prov. Sondrio

Servono più bike hotel per il cicloturismo

Le strutture ricettive devono adeguarsi alla domanda con la creazione di strutture ad hoc che, con l’eccezione dell’Alta Valle, in provincia sono ancora pochissime.

laprovinciadisondrio.it, 21/08/2017

Come nel suo stile, il direttore del consorzio turistico del Terziere Superiore, Gigi Negri, guarda avanti e propone come adattare la risposta turistica valtellinese alle nuove richieste. E il mondo delle bike – mt bike e bici da strada- ha, ormai, investito in maniera decisa anche la provincia di Sondrio dove, ogni anno, sono migliaia i turisti che dall’estero o dall’Italia scelgono di visitare le Valle con la due ruote.

Dati precisi non sono disponibili, ma Negri è convinto che sia grande il lavoro fatto dai consorzi, ora tocca agli operatori turistici, anche perché «nel giro di cinque anni, con l’avvento della bicicletta con la pedalata assistita che sta andando di moda – dichiara -, ci sarà un ulteriore incremento di questa forma di turismo. La gente, anche meno allenata, potrà arrivare dove normalmente non riesce. È questo un mondo in evoluzione, dobbiamo farci trovare pronti con servizi, nel caso della bicicletta elettrica con punti di ricarica ad esempio, ma su tutto, con i bike hotel».

Secondo Negri non servono grossi adeguamenti: bastano una piccola officina dove i ciclisti possano sistemare la loro due ruote o alla sera lavarla con la pompa dell’acqua, una bike room che custodisca di notte le bici – ce ne sono alcune che costano più di 10mila euro -, un servizio di lavanderia in modo che, alla mattina, i ciclisti possano avere gli indumenti puliti ed, infine, la preparazione di una colazione importante con carboidrati e tutto ciò che lo sportivo necessita per affrontare la pedalata. «Quello delle biciclette – dice – è un turismo che paga, non sta a guardare i soldi, se si chiedono 2 euro in più per colazione, questi vengono sborsati senza problemi. Non è vero che la gente non spende, non spende se non riceve i servizi».

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Nasce lo Stelvio Natural Bike Park

mtb-mag.com, 24/07/2016

A Santa Caterina Valfurva nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, una rete di sentieri, tutta naturale, dedicata agli amanti dell’Allmountain e soprattutto delle avventure in Mountain Bike.

Stelvio Natural Trail Park nasce dall’esigenza di comunicare il potenziale della rete sentieristica naturale di Santa Caterina Valfurva. Più di 35 km di single trail line, più di 7.500 mt di dislivello su single trail. Tredici linee di discesa che sapranno mettere alla prova le abilità dei bikers più esperti.

Un, Allmountain Loop di 45 km e 2450 mt di dislivello che collega tutti i migliori single trail dello Stelvio Natural Trail Park.

“Il nostro territorio è conosciuto già da molti bikers, soprattutto Tedeschi e Svizzeri, che amano la nostra sentieristica “”natural””, mancava un lavoro di sintesi per comunicare il potenziale di tutto il territorio”, afferma Manuel Confortola che con Alberto Pedranzini ha sviluppato il progetto dello SNTP.

“Il messaggio che vogliamo trasmettere a chi viene all’interno dello SNTP è quello di vivere la mountain bike non solo come un gesto sportivo ma come un’esperienza a 360° capace di coinvolgere non solo il fisico ma anche lo spirito. Ride Clean è un’invito al rispetto e alla consapevolezza di avere il privilegio di guidare la MTB in uno dei Parchi Nazionali più belli del Mondo” spiega Alberto Pedranzini.

La collaborazione nata con il Parco Nazionale dello Stelvio permetterà allo SNTP di crescere e di migliorarsi nel corso dei prossimi anni, con l’obbiettivo di diventare una meta di riferimento per il Mondo della mountain bike. “Gli eventi dedicati alla mtb, come la gara di SuperEnduro che si terrà a Santa Caterina Valfurva il 31 Luglio, serviranno come catalizzatore per comunicare ai bikers le opportunità che può offrire questa località” dichiara Angelo Galbiati guida di MTB che opera su Santa Caterina Valfurva.

Stelvio Natural Trail Park aspetta tutti gli appassionati di mountain bike.

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Sulle orme della storia

Valfurva – Sulle orme della storia

Dal 6 al 10 luglio “In viaggio sulle Orobie” toccherà le cime della Valfurva e i luoghi della Grande Guerra. Giornalisti, alpinisti, musicisti e fotografi in cammino per riflettere su passato e presente tra incontri, letture e persino concerti. E quest’anno il viaggio si fa anche social.

welfarenetwork.it, 03 Luglio 2016
Trekking, storia, cultura e gastronomia. La quarta edizione di «In viaggio sulle Orobie» porta nello zaino un po’ di tutto questo sulle cime della Valfurva, in luoghi simbolo dell’alpinismo, che furono anche teatro alla Grande Guerra, di cui quest’anno si celebra il Centenario.

Un ben assortito e variegato gruppo di escursionisti, guidato dalla guida alpina Giulio Beggio, seguirà le tracce della memoria lungo un itinerario immerso in uno dei paesaggi montani più suggestivi d’Italia. Un’occasione per ricordare le ferite del passato, ma anche per meditare su quelle dei nostri giorni. Dal 6 al 10 luglio 2016 la comitiva toccherà i rifugi Forni, Branca, Pizzini e V Alpini, che, assieme al Casati, sono autentici simboli per chi ama le terre alte. Si camminerà e ci si fermerà a pensare: il programma prevede conversazioni, letture, spettacoli e persino concerti che si terranno di volta in volta nelle mete raggiunte. Quest’anno il Viaggio sarà anche “social”: tappe e contenuti saranno condivisi attraverso la piattaforma Garmin Adventure (http://adventures.garmin.com/it-IT/) e la app Orobie Active (http://appitaliane.it/iphone-ipad/viaggi/orobie-active-ddqdxni.html).

La comitiva sarà composta da figure e sensibilità volutamente diverse, proprio per cercare di cogliere a fondo le numerose sfumature della montagna. Con il grande alpinista Mario Curnis e le guide Hervé Barmasse e Marco Confortola ci saranno il giornalista Lorenzo Cremonesi, l’ex sciatrice Deborah Compagnoni, il professore di filosofia Dimitri D’Andrea, il medico e alpinista Annalisa Fioretti, il direttore dei programmi di Radio Popolare Claudio Agostoni, il dirigente e viaggiatore bergamasco Stefano Viganò, l’alpinista e progettista elettronico Gian Pietro Verza, il fotografo e giornalista Umberto Isman, il musicista Martin Mayes, la documentarista Alessandra Locatelli, l’attore Stefano Panzeri, la giornalista e blogger Simonetta Radice. A “sfamare il gruppo” penserà lo chef orobico Michele Sana, che cucinerà i pasti basandosi sugli ingredienti poveri ma sostanziosi delle razioni del soldato, reinterpretate anche dagli studenti di Taste, il ristorante didattico dell’Istituto Alberghiero di iSchool.

“Cucinerò due diversi piatti rappresentativi per ogni rifugio. Uno salato e un dolce – svela lo chef Michele Sana – Le parole chiave su cui lavorerò saranno sicuramente rispetto, in memoria di una situazione meno piacevole della nostra, e semplicità. Gli ingredienti utilizzati saranno sicuramente poveri come quelli forniti nel rancio al fronte. Carne in scatola, verdure, gallette; per i più fortunati cioccolato. Il vino era poco e l’arrivo di alcool in trincea lasciava presupporre un’imminente azione di guerra. È interessante pensare che i soldati si improvvisavano cuochi per sé stessi, cucinando con mezzi di fortuna come scatolette vuote o addirittura elmetti capovolti”.

Ma tutti, a modo loro, daranno un contributo originale durante le soste nei rifugi, tra riflessioni e performance.“Attraverso dibattiti e interviste, suoni e sapori, il viaggio servirà a rinnovare, se mai ce ne fosse bisogno, l’amore per la montagna, custode di emozioni che appartengono alle nostre più profonde radici” sottolinea Pino Capellini, direttore della rivista Orobie, che organizza il viaggio con il contributo di Fondazione Credito Bergamasco, Italcementi group, Oriocenter e, in collaborazione con Garmin Italia, il Collegio delle Guide alpine lombarde, l’Unione bergamasca Cai, l’agenzia Spiagames e numerose realtà€ locali, tra cui il Comune e la Pro Loco di Valfurva, la Comunità montana dell’Alta Valtellina, i rifugi Forni, Pizzini, V Alpini, lo Sport Hotel di Santa Caterina Valfurva e il Cai Valfurva. Preziosa, in particolare, la collaborazione con il Parco dello Stelvio, che organizzerà escursioni aperte a tutti fino ai rifugi toccati dal Viaggio.

“Un viaggio importante perché parla di montagne, rifugi e soprattutto di Prima Guerra Mondiale – sottolinea Marco Confortola -. Attraverseremo una zona che era la prima linea del conflitto: le tracce lasciate sui luoghi sono ancora ben evidenti. E’ ancora possibile vedere trincee, reticolati, gallerie e certi cannoni talmente pesanti che più nessuno è riuscito a spostare. Questi resti fanno toccare con mano il significato della storia, sarà una grande emozione per coloro che parteciperanno. Il racconto dell’avventura, inoltre, costituirà uno straordinario documento sulla montagna”.

“Sarà una bella opportunità per tutti – conclude il medico e alpinista Annalisa Fioretti – . Credo che sia una bella occasione per far conoscere la montagna italiana. Ho bazzicato a lungo l’Himalaya, ma sono sempre più convinta che le cime più belle siano le nostre. Avrò anche la possibilità di parlare del mio progetto “Tor-vagando for Nepal”, a metà fra alpinismo e azione umanitaria, che ha l’obiettivo di raccogliere fondi per il post terremoto. Inoltre, come medico, mi sento di dire che la montagna vale sempre più come terapia, sia fisica che mentale. Raggiungere obiettivi con fatica, immersi nella natura, permette di migliorare la propria forza interiore”.

Per i dettagli: www.orobie.it

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“Folding” Stelvio

La Brompton Climb 2016: il 24 giugno sullo Stelvio con la bici pieghevole per beneficienza

cicloturismo-it, 10/06/2016

È una questione di stile. Brompton, il brand londinese produttore delle biciclette pieghevoli più famose sul mercato, è riconosciuto dal pubblico per l’unicità del prodotto ma anche per il carattere degli eventi di cui è protagonista. I possessori di questa bicicletta, vera icona di eleganza e simbolo di uno stile di vita, rimangono fedeli alla Brompton sempre e comunque – anche quando piove, anche in vacanza e… anche in salita.

Poche settimane dopo aver disputato il Brompton World Championship a Venezia gareggiando “in giacca, cravatta e casco” in laguna, il prossimo venerdì 24 Giugno il popolo delle folding bike si ritroverà a Bormio per attaccare tutti insieme i 2758 metri dello Stelvio per una buona causa. Come avvenuto anche nelle prime due edizioni, anche quest’anno la finalità della Brompton Climb sarà infatti quella di raccogliere fondi per Soccorso Clown, la Onlus che contribuisce a regalare sorrisi ai bambini in ospedale attraverso l’intervento di “pagliacci volontari”.

I Bromptoniani abbandoneranno così il dress code della gara precedente per recuperare l’abbigliamento tecnico più adatto per l’ascesa, la più impervia nella storia del Giro d’Italia da quando nel 1965 è nata la consuetudine della Cima Coppi. Del resto, lo Stelvio è il valico stradale più alto d’Italia. La partenza è prevista alle 8 del mattino dai 1250 metri di altezza del centro di Bormio, ai piedi della salita: da lì in poi i partecipanti conteranno 36 tornanti distribuiti lungo i 21,5 km di strada fino a raggiungere il Passo, superando quindi 1550 metri di dislivello positivo. La pendenza media è del 7,1% con una punta massima del 14%.

Sarà l’occasione per passare un weekend diverso dal solito, per pedalare lungo una strada dai panoramici meravigliosi e per sentirsi dei veri arditi, capaci di tuffarsi in una vera avventura. Si potrà così mettere alla prova sé stessi e la propria Brompton.

Davvero è possibile salire fino allo Stelvio con una piccola bicicletta pieghevole che, debitamente richiusa, porta via lo spazio di una grossa borsa della spesa?

Sembra proprio di sì, a ben vedere cos’è accaduto nelle scorse edizioni. Pur non rinnegando il proprio carattere urban che anzi contribuisce ad aumentare la portata di questa “epica impresa”, Brompton invita tutti a tentare lo Stelvio. Non è necessario essere dei campioni né tantomeno dei supereroi e non serve nemmeno avere dei rapporti speciali montati sulla bici: basta essere in forma e avere voglia di provarci.

Le iscrizioni alla Brompton Clown sono ancora aperte su brompton.it e su soccorsoclown.it.

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Melloblocco 2016: una storia che parte da lontano

Michele Comi, Nicola Noè e Stefano Scetti, storici organizzatori del Melloblocco, parlano del più grande raduno di arrampicata boulder del mondo che si terrà in Val Masino – Val di Mello dal 5 all’8 maggio 2016. Attualmente sono oltre 1300 i climbers iscritti alla 13° edizione, e le registrazioni sono online sul sito http://www.melloblocco.it

planetmountain.com, 19/04/2016

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Melloblocco 2015

Il più grande raduno di bouldering e arrampicata del mondo si appresta ad inaugurare, dal 5 all’8 maggio, l’edizione numero 13 e, alla faccia della scaramanzia, decide di volgere lo sguardo a ritroso, quando, ai principi di questa splendida avventura in Val Masino, nessuno, probabilmente, avrebbe scommesso su una manifestazione che presentava diversi aspetti innovativi per l’Europa. Come sempre il successo di un evento di tale portata conta su molte firme e contributi, ma, se si vuole spiegare il Melloblocco nella sua storia, anima ed essenza, bisogna rivolgersi agli storici consulenti per l’organizzazione cioè Michele Comi, Nicola NoèStefano Scetti.

Locandina 2016

Michele Comi. “Alla vigilia della tredicesima edizione possiamo dire di essere stati dei facilitatori di esperienze sul granito della Val Masino e nella Riserva naturale della Val di Mello. L’atto dell’arrampicare ci riporta ad una coscienza felice ed è un’esperienza che ci cambia, rendendoci più sensibili a godere del tempo, piuttosto che sottometterci alla fretta che governa ogni giornata. Arrampicare sulla roccia, così come camminare, è vivere attraverso il corpo: scalare può essere un ottimo espediente per riprendere contatto con noi stessi. Melloblocco non fa che stimolare l’incontro e la conversazione, anche attraverso una piacevole fruizione del tempo, con la libertà di salire, fermarsi o continuare.  Un modo per celebrare con semplicità la gioia dell’arrampicata in un gran bel luogo”.

Nicola Noè. “Ho incontrato un Melloblocco in embrione al Rock Master 2003. Allora non mi era chiara l’evoluzione del progetto, ma lo erano i principi fondanti: formula a raduno e senza una competizione, inserimento nell’ambiente naturale e riduzione al minimo dell’impatto ambientale, che ci hanno condotto, anno dopo anno, come nel 2004, quando le presenze non arrivarono a 500, alle migliaia delle ultime edizioni. Com’è cresciuto il Melloblocco? Diventando un raduno frequentato da un pubblico sempre più giovane, di arrampicatori non necessariamente fortissimi, ma accomunati dalla passione di arrampicare nella natura, stare in compagnia e incontrare i propri beniamini in un ambiente informale”.

Stefano Scetti. “Questa sarà il mio 10° Melloblocco come organizzatore, nel corso dei quali ho conosciuto mondo completamente nuovo, fatto di ragazzi provenienti da tutte le parti del globo, uniti da una grande passione per il “verticale”. Non posso definirmi arrampicatore, ma ho riscoperto un forte legame che mi unisce ai partecipanti: voglia di stare all’aria aperta con gli amici, rispettare la natura, riscoprire la semplicità di un ambiente poco influenzato dall’uomo, accontentarsi di quello che ci offre senza chiedere di più, che diventa la vera ricchezza che oggi tutti cercano. Parlando della Val Masino ho notato un  forte cambiamento nella percezione dell’evento da parte della popolazione. Tredici anni fa eravamo pacificamente invasi da uno strano popolo di individui con un materasso sulle spalle e non capivamo del tutto cosa stessero facendo, ogg sentiamo nostro l’evento e ci mettiamo tutti in gioco per accogliere al meglio gli ospiti”.

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Melloblocco 2015

Dal 2004 il Melloblocco trasforma l’incantevole paesaggio della Val Masino e della Val di Mello in un luogo di aggregazione senza precedenti, grazie all’unione con la natura della Lombardia, regione a grande vocazione alpina, ad una organizzazione snella e alla formula non agonistica che offre a tutti la possibilità di arrampicare vicino ai campioni mondiali della disciplina. Arrampicata, musica, natura, stimolo alla conoscenza dei luoghi e divertimento in Valtellina per il più grande raduno internazionale di bouldering al mondo.

13° Melloblocco 5 – 8 Maggio 2016 Val Masino – Val di Mello (SO)

Per registrarsi: www.melloblocco.it

Gli articoli a tema su Planetmountain: Melloblocco story

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Melloblocco 2015

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Valtellina, non di solo sci

Accanto alla “rete” anche la bottega del commercio equo di Sondrio

Valtellina, non di solo sci

Si scrive “AltRaValtellina” e si legge un’associazione di B&B e aziende agricole che punta al turismo responsabile tra festival, artigiani e percorsi accessibili, in una valle tutta da scoprire. Anche in bicicletta, lungo i 76 chilometri di percorsi che uniscono Morbegno a Tirano, la “Via dei Terrazzamenti”

di Duccio Facchini – altreconomia.it, 30/10/2015

L’appuntamento con Norma Ghizzo è davanti al teatro parrocchiale di Grosio, piccolo comune della Valtellina appena dopo Tirano, in provincia di Sondrio. Poco distante corre la Statale 38, che porta alle mete più battute di Bormio e Livigno. È una calda serata di luglio e dentro al teatro sta per cominciare il concerto jazz del William Lenihan Trio, uno dei numerosi appuntamenti della rassegna AmbriaJazz (www.ambriajazz.it, conclusasi il 9 agosto). Giunta quest’anno alla settima edizione, la manifestazione curata da Giovanni Busetto -marito di Norma- è un tour (gratuito) alla scoperta della Valle. Una riuscita esperienza artistica che cerca di mostrare una Valtellina alternativa al modello “mordi e fuggi” delle frequentate piste da sci.

In questi anni AmbriaJazz ha costruito una fitta rete tra amministrazioni locali, cooperative sociali e associazioni di varia natura. Una tela virtuosa che ha convinto Norma a dar vita con altri 16 soci fondatori all’associazione di turismo responsabile chiamata “AltRaValtellina” (www.altravaltellina.altervista.org). “Dal novembre 2014 ad oggi i soci sono diventati 21, tra B&B, agriturismi, guide, punti di ristoro e aziende agricole -racconta Norma- e respiriamo davvero un grande entusiasmo”. Mentre Norma elenca gli obiettivi della giovanissima rete -“l’ottica condivisa è quella di una fruizione senza sfruttamento delle risorse”, infatti- Roberta sta spillando una “Sbrega”, buona birra amara prodotta dal “Pintalpina” (www.pintalpina.it), birrificio artigianale sociale aperto da quest’anno con base a Chiuro, a 10 chilometri da Sondrio, che offre opportunità di lavoro e formazione a giovani con disabilità parziale. È tra i partner del festival, proprio come l’associazione fondata da Norma.

Uno dei B&B appartenenti alla rete è il suo, “Via Paradiso” (www.viaparadiso.it), immerso nel meraviglioso borgo medioevale di Ponte in Valtellina. Norma, che di mestiere fa la restauratrice, è una guida puntuale nelle strade ciottolate del paese. Oltre alle tappe storiche -come la casa dell’astronomo Giuseppe Piazzi o quella della famiglia della giornalista e scrittrice Camilla Cederna, figlia del valtellinese Giulio-, Norma tiene particolarmente a far conoscere chi coltiva mele biologiche -sono cinque aziende in tutta la provincia di Sondrio, in una terra dove l’ultimo rapporto di Greenpeace “Il gusto amaro della produzione intensiva di mele” è tornato a denunciare l’utilizzo massiccio di pesticidi- o recupera grani particolari al suo forno. Sono l’azienda agricola Simonini e il Forno di Berola. Buona parte dei negozi e delle botteghe a piano terra, però, sono chiusi, a dimostrazione di uno spopolamento che in questa parte di Valle è regola che si fatica a contraddire. Tra le eccezioni c’è Luca Waldner (www.lucawaldner.com), liutaio di bottega con clienti fino in Cina, che qui a Ponte è rimasto nonostante tutto e continua a “pensare e costruire” chitarre da studio e da concerto. È arrabbiato perché sicuro che “il modello economico e turistico di massa non porti nulla al territorio ma concentri semmai i profitti”. Pensa ad esempio al noto caso di Livigno, epicentro sciistico dell’alta valle compreso nel Parco nazionale dello Stelvio che è zona franca dal 1910. Nel solo mese di dicembre 2014 quel Comune di 6mila abitanti ha contato arrivi per oltre 38mila persone, per lo più stranieri, in crescita del 16% rispetto al 2011. Del complicato rapporto tra turismo e conservazione della fauna, ad esempio, ha trattato Mariagrazia Folatti, responsabile del Servizio Aree Protette della Provincia di Sondrio, ospite di un convegno organizzato proprio da “AltRaValtellina” a fine maggio.

Occupandosi della gestione dei 16 siti di Rete Natura 2000 affidati alla Provincia di Sondrio, Folatti conosce bene gli impatti che il turismo -anche se sostenibile- può avere sulla vita nelle aree tutelate. Ed è per questo che ha lavorato per raggiungere accordi -com’è il caso di un protocollo d’intesa sottoscritto con il Comune di Livigno- per la regolamentazione, delimitazione e formazione di chi attraversa zone battute, ad esempio, da specie come il gallo forcello, l’aquila reale o la pernice bianca. Discorso a parte per lo sci “tradizionale”, dove il consumo di suolo ha di fatto espulso la fauna dalla circolazione, eccetto cervi, caprioli o lepri che attraversano le piste in tarda serata.

Conservare la biodiversità conviene, così come passeggiare e pedalare lungo la Via dei Terrazzamenti, splendido progetto frutto del Distretto Culturale (www.distrettoculturalevaltellina.it) sostenuto da Fondazione Cariplo, finanziato dalla Fondazione di Sviluppo Locale e coordinato da Dario Foppoli, che è ingegnere. “Dei 76 chilometri di percorsi che uniscono Morbegno -all’inizio della Valle- a Tirano, -racconta Foppoli- quelli realizzati ‘ex novo’ sono meno di uno”. Gli ultimi due lotti della Via -realizzata con un investimento di 3 milioni di euro- sono stati consegnati nel giugno di quest’anno. Già candidati a diventare patrimonio dell’UNESCO, con i loro 850-1.000 ettari di estensione utilizzabile (si stima ce ne siano altri 5mila coperti dal bosco), i terrazzamenti valtellinesi rappresentano il 37% di tutta la superficie terrazzata italiana. “Le prime notizie storiche relative ai terrazzamenti -ricostruisce Foppoli- sono connesse a insediamenti monastici del 1100-1200. La grande esplosione ci fu con il dominio dei Grigioni (1512-1796), dato che la nostra valle era la più fertile del Cantone ed il vino era esportato a Nord e nell’Impero. Nel 1800 raggiungevano i 6mila ettari, coltivati a segale, grano saraceno e vino, ma attualmente sono rimasti quelli di maggior valore, dove si concentrano i vitigni Sassella, Grumello e Inferno”. Preservare i terrazzamenti è pratica che implica “un costo considerevole”, racconta Foppoli. “I muretti richiedono una manutenzione periodica, cultura che s’è persa negli ultimi 50 anni”. È per questo che la Via non si pone soltanto come un ‘sentiero’ quanto come uno strumento che metta in relazione produttori di vini, strutture ricettive, cooperative sociali che impegnano ragazzi con disabilità magari e privati, così che comprendano l’importanza strategica dei terrazzamenti e del territorio e si facciano attori della sua tutela”.

Attraversato il 18esimo Comune (Tirano), in prossimità del confine svizzero, la Via dei Terrazzamenti si unisce alla storica “Via Valtellina”, concepita per esportare il vino fino alla regione austriaca di Voralberg e che oggi è un percorso ciclo-pedonale che si snoda fino a Gargellen. Le due Vie hanno da poco sottoscritto una convenzione di “mutuo aiuto”, rendendo di fatto continuo il tracciato di circa 200 chilometri che dalle Alpi si spinge (quasi) fino al Lago di Como -mancano appena 15 chilometri-.

La Via terrazzata tra Tirano e Morbegno è costata circa 3 milioni di euro, 40mila euro a chilometro. Fa riflettere il confronto con il sesto lotto della variante di Santa Lucia della “nuova” SS38, a 30 minuti di macchina da Grosio: 1,4 chilometri di attraversamento in galleria voluto dalla Provincia di Sondrio per sgravare il centro cittadino di Bormio dal traffico automobilistico dei turisti diretti (anche e soprattutto) al Passo del Foscagno e quindi a Livigno (il treno infatti si ferma a Tirano). Il “costo complessivo” dell’opera -che per 994 metri è in galleria e sarà pronta nell’autunno di quest’anno- è di 40.374.444 euro: 28,8 milioni a chilometro. Anche questo è un esempio delle visioni differenti dello “sviluppo” della Valtellina e dell’utilizzo delle risorse a disposizione.

A Tresivio -borgo vicino a Ponte in Valtellina che conta 2mila abitanti- incontriamo Miria, che porta avanti il B&B “Dalla Zia” (www.bnbdallazia.it), anch’esso tra i soci di “AltRaValtellina”. Con lei e Norma ci spostiamo a Sud, verso Sondrio, capoluogo di Provincia e centro di questo nuovo corso della Valle, percorrendo un tratto della Via dei Terrazzamenti. Una parte di questo cuore batte in Bangladesh, equo e solidale. Lidia Perucconi, che è una delle fondatrici della Bottega della Solidarietà di Sondrio (www.commercioequosondrio.it, via Giuseppe Piazzi, 18) ormai prossima al ventitreesimo compleanno (dal 2000 è cooperativa), alza la claire del grande magazzino di stoccaggio della Bottega. Ci sono cesti, arazzi intrecciati, grembiuli e splendide creazioni con Sari riciclati. Grazie all’operato di padre Giovanni Abbiati -missionario scomparso tragicamente nel 2009- la Bottega è diventata importatore delle produzioni di BaSE (www.basebangladesh.org), l’unione degli artigiani del Bangladesh, organizzazione non-profit di commercio equo e solidale, tra gli espositori a Milano Fair City lo scorso maggio (vedi Ae 171). In occasione dell’evento milanese, alcuni membri di BaSE sono stati ospitati nel B&B “Panemiele”(www.panemiele.eu, socio di “AltRaValtellina”) che Lidia porta avanti a Sondrio con suo marito Gian Mario, la figlia Chiara e Paolo, suo genero. È proprio quest’ultimo -che lavora alla Comunità Montana del capoluogo- a mostrare nell’ufficio del B&B cartine, mappe e itinerari ciclo-pedonali che dalla città partono lungo i versanti retico e orobico che stringono la Valle. Sul suo smartphone, Paolo ha alcune fotografie del sentiero Rusca (dislivello di 2.250 metri, da Sondrio fino al Passo del Muretto nella Valmalenco),  e del sentiero Valtellina, da poco sistemati in collaborazione con l’associazione dei Tecnici senza barriere (www.valtellinaccessibile.it), associata ad “AltRaValtellina”. Le aree di sosta -dai tavoli per il pranzo ai giochi per i più piccoli- sono state rese così accessibili a tutti e i “tecnici” organizzano “eventi accessibili” “grazie all’impiego della joelette (carrozzina da montagna con una sola ruota centrale, ndr)” in modo che anche le persone disabili possano “apprezzare le bellezze naturali della provincia di Sondrio”. Questa è l’altra Valtellina.

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