intermezzo

Diga del Vajont dall’alto, 54 dopo il disastro del Vajont

Le riprese fatte da un drone realizzate da Alessandro Menafra per ricordare il disastro del Vajont del 9 ottobre 1963.

planetmountain.com, 08/10/2017

Le immagini, a dir poco spettacolari, di quella che nel 1960, anno della sua costruzione, era la diga più alta al mondo. Ecco le riprese realizzate da Alessandro Menafra della Diga del Vajont, della Valle del Vajont e del piccolo borgo di Casso a 950m sopra la diga, per ricordare quella terribile tragedia della sera del 9 ottobre 1963 quando il Monte Toc franò nel lago provocando una devastante onda che causò quasi 2000 vittime a Longarone e nelle frazioni limitrofi.

Una gobba immensa sollevò la luce della luna dalla superficie del lago e la scagliò verso il cielo. Poi il bagliore si spense nel boato di un mare che piombava su Longarone. E in quel momento anche Erto, avviato a diventare una cittadina, sprofondò. E non rinacque mai più.

Da “Il volo della martora” di Mauro Corona

Link: www.alessandromenafra.com

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Upcycle. Bere, mangiare, pedalare

Post un po’ ruffiano.

Sono andata a Milano con la famiglia, a vedere una mostra (per la cronaca, la mostra dedicata alla conquista dello spazio allestita allo Spazio Ventura XV). In fase di pianificazione della giornata, in modo un po’ paraculo, ho proposto al moroso (che è in trip totale per la bici):

…e se andassimo all’Upcycle Café? E’ vicino al Politecnico…

Una lucina si è accesa nei suoi occhi… finita la mostra abbiamo trascinato il pargolo, che si sarebbe fermato nel primo posto dispensatore di cose commestibili, fino in via Ampère.

Allora: il posto è veramente carino, e abbiamo mangiato bene. Io ho preso le Vegan Balls, molto buone, e la birra rossa altrettanto. Mio figlio, a 8 anni, si è mangiato il sui primo burger (giuro…) ma si è fatto togliere insalata, pomodoro e…i semi di papavero dal pane (aaaargghhh!!). Però le patate se le è scofanate senza fare storie…

Ma Upcycle non è solo un posto per mangiare, organizzano eventi legati al mondo a due ruote, e si può venir qui anche per studiare. Le decorazioni sono “a tema”, volevo anche fotografare la maglie appese al soffitto ma c’era troppa gente e mi vergognavo un po’….

E, da mamma che ha superato l’età cambio pannolino ma che a queste cose sta attenta, non è sfuggita una cosa. Mi è capitato di leggere in giro polemiche sugli spazi per il cambio pannolino, generalmente scarsi e/o inaccessibili ai papà. Ecco. Ficchiamoci in testa una cosa. E’ pur vero che in genere i bambini hanno un papà e una mamma (non sempre, ma in genere è così), ma non è detto che entrambi possano essere presenti. Ma ci possono anche essere bambini con due papà, due mamme, o in giro col cugino, lo zio o il fratello più grande. In ognuno di questi casi i bambini hanno il sacrosanto diritto di essere cambiati con tranquillità. Da chiunque. E anche i maschietti, che sono perfettamente in grado di accudire un bambino, devono poter accedere ad un posto per cambiare il pargolo, senza essere insultati perché entrano nel bagno delle signore, o senza dover usare il piano in marmo del lavandino del bagno degli uomini. Ecco, qui almeno hanno l’autorizzazione scritta ad entrare nello spazio dedicato.

Consigli per il cambio pannolino a parte…se volete essere informati su menù, orari, iniziative, varie ed eventuali, potete accedere al sito internet o alla pagina facebook del locale.

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Un progetto per Passo Rolle

Qualche settimana fa avevo riportato un post relativo al progetto La Sportiva Outdoor Paradise. Per chi fosse interessato ad approfondire, segnalo quanto riportato da LaVocedelNordEst.eu, da altri siti di informazione locale, oltre al servizio messo in onda trasmesso dal TGR. Tanto per intenderci, la mappa della zona sciistica da San Martino – Passo Rolle è qui e gli impianti che ci si propone di smantellare sono la seggiovia Ferrari e Paradiso, (salendo al Passo Rolle da Predazzo, si trovano sulla destra).

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“La Sportiva Outdoor Paradise”, tre milioni di euro per far rinascere Passo Rolle

In questi giorni, sono stati intrapresi contatti preliminari con tutti gli Enti preposti: dai vari assessorati (turismo e promozione, infrastruttura e ambiente, urbanistica), all’Ente Parco Naturale “Paneveggio – Pale di San Martino”, alle Foreste Demaniali, ai sindaci dei singoli Comuni interessati e ai Presidenti delle Comunità di Valle. L’obiettivo comunque è quello di poter dare l’inizio ai lavori nel corso del 2018

LaVocedelNordEst.eu, 05/07/2017

Passo Rolle/Primiero (Trento) – Passo Rolle è oggi una ferita aperta per chi, come Lorenzo Delladio, patron della nota fabbrica di abbigliamento tecnico “La Sportiva” di Ziano di Fiemme, ama il suo territorio, ha passione per la montagna ed ha la disponibilità economica per presentare il suo progetto ribattezzato “La Sportiva Outdoor Paradise”.

Si tratta di restyling totale di Passo Rolle, spogliato dei vecchi impianti di risalita, ripulito delle vecchie strutture, che diventerà un mega parco con aree e serizi per gli sport all’aperto e piccole strutture di accoglienza raffinate, di qualità, emozionanti.

La Sportiva Outdoor Paradise

Il paradiso dell’outdoor nel paradiso delle Dolomiti situato in Trentino e più precisamente nel Primiero. E’ questo il nome dall’ambiziosa operazione di marketing proposta da Lorenzo Delladio, Amministratore Delegato e Presidente de La Sportiva S.p.a. di Ziano di Fiemme, azienda leader mondiale nella produzione di calzature ed abbigliamento outdoor, che prevede la riqualificazione turistica e territoriale del Passo Rolle e partirà con l’acquisto delle quote societarie Sitr da parte de La Sportiva.

Il progetto si basa su un cambio di prospettiva radicale per il turismo di montagna. In breve: un’area tradizionalmente vocata allo sci alpino, sarà riportata al naturale, attraverso lo smantellamento degli impianti e la riqualificazione delle strutture presenti, per soddisfare nuovi target di appassionati della natura e della vita attiva all’aria aperta, alla ricerca di benessere, sostenibilità, sicurezza e semplicità.

Nessun ritardo per il collegamento San Martino – Rolle

“Allo stesso tempo – tiene a precisare Lorenzo Delladio – questo nostro progetto non rallenterà la realizzazione del collegamento previsto con San Martino di Castrozza, anzi, auspichiamo che il tutto venga fatto al più presto in modo da poterne usufruire, convinti che il passaggio dal versante del Primiero sarà un grande beneficio per tutti.Inoltre questo collegamento potrebbe servire come viabilità alternativa alle auto e come supporto all’accessibilità al Passo Rolle in caso di forti nevicate e valanghe sul versante del Primiero”.

La visione di Delladio, supportato nella proposta dallo Studio Gabrielli & Partner di Davide Gabrielli, è la creazione di un vero e proprio paradiso per l’outdoor dove le persone possano scaricarsi dallo stress quotidiano e ricaricarsi attraverso le bellezze naturali di uno dei luoghi più iconici delle Dolomiti, patrimonio dell’umanità.

Un luogo quindi perfetto, per rappresentare e comunicare l’immagine La Sportiva nel mondo, uno spazio che renderà esperienza concreta i valori ed i prodotti dell’azienda di Ziano. “Per noi non vuole essere un’operazione speculativa -aggiunge Delladio – , ma esclusivamente una grande ed importante iniziativa di marketing, per raccontare ancora meglio i valori della nostra Azienda che guarda caso partono proprio da queste montagne”.

L’idea iniziale

Un gruppo di amici, compagni di sport e allegria, persone che nei momenti di svago e relax riescono, come spesso accade, ad essere creativi e propositivi. Ragionamenti che partono da valori che accomunano tutti, amore per la montagna e senso di appartenenza, uniti ad intelligenza, perspicacia strategica e responsabilità sociale.

Lorenzo Delladio è uno di questi 10 amici che iniziano a fare delle riflessioni su come poter rivalorizzare quest’area davvero ’speciale’.

Ci si rende conto subito che da privati cittadini non sarebbe possibile presentare un progetto agli Enti competenti, pertanto si è pensato alla leva mediatica che l’Azienda di Delladio potrebbe sfruttare al meglio per poter dare al progetto il maggior risalto e richiamo possibile, in modo da garantire al progetto stesso le maggiori possibilità di riuscita.

La Sportiva di oggi è figlia di una identità personale di Lorenzo Delladio, identità che nell’ Azienda si traduce in ‘’Brand’’ ma che rimane identità e che, come tale, cerca di esprimere la propria passione ed il proprio legame con il territorio in un impegno concreto di difesa e valorizzazione dello stesso.

Percorsi emozionali e turismo

La proposta turistica sarà molto variegata e si articolerà in percorsi emozionali che coinvolgeranno mente e corpo a partire dal centro nevralgico rappresentato da un grande rifugio, attraente ed accogliente dal quale si snoderanno le diverse attività sportive, ludiche ed educative, assistite ed in massima sicurezza e che consentirà di garantire una serie di servizi legati alla ristorazione e al relax, ma anche di ospitare meeting aziendali, eventi, test prodotti, educational e fungere da centro di allenamento per atleti in alta quota.

Il progetto è caratterizzato da un’offerta di ospitalità unica ed esclusiva: saranno infatti realizzati 5/6 alloggi all’avanguardia che si distingueranno per location, design e fruibilità: casa sull’albero, camera in quota con tetto trasparente, Igloo in ghiaccio abitabile, riconversione delle strutture industriali esistenti. con l’ottica di integrare ancor di più uomo e natura.

La possibilità di praticare tutte le discipline dell’outdoor sia in estate che in inverno quali trail running, ciaspole, trekking, nordic walking, bike, sled dog, arrampicata, sci alpinismo, attività di avvicinamento allo sport per i più piccoli, ma anche parapendio, orienteering, passeggiate a cavallo e camminate in totale immersione con la natura ed in completa sicurezza, sarà di forte attrattiva per turisti di tutto il mondo che da sempre guardano alle Dolomiti come località outoor per eccellenza, e si sposa perfettamente con la filosofia aziendale de La Sportiva che attraverso le sue collezioni mountain, climbing, mountain running, hiking e skialp, offre oggi tutto il necessario all’appassionato per vivere la montagna a 360 gradi.

La Sportiva Outdoor Paradise prevede anche un’area giochi dedicata alle nuove generazionicon particolare attenzione all’avvicinamento alle pratiche sportive attraverso percorsi motori, laboratori, giochi dinamici, creativi e di socializzazione.

Un nuovo turismo

Il progetto fonda le sue premesse sulle nuove tendenze in campo turistico e sulle nuove abitudini dei consumatori sempre più dediti al turismo attivo e alla ricerca di luoghi nuovi dove praticare lo sport. Secondo i più recenti dati Istat il 64% delle persone che praticano attività sportiva con intensità lo fanno all’aria aperta in spazi non sportivi. A questo si affianca il calo evidente di pratiche quali lo sci alpino e lo snowboard in favore di sci alpinismo, free-ride e ciaspole. Un italiano su 4 inoltre sceglie la destinazione turistica in virtù della sua offerta sportiva.

Nuovi paradigmi

“E’ un progetto ambizioso che ribalta i paradigmi del turismo di montagna normalmente incentrati sulla presenza di impianti a fune, affiancandosi all’offerta turistica attuale per un approccio sostenibile e in grado di trasferire veramente i valori fondanti del nostro territorio – spiega l’ideatore Lorenzo Delladio – è una grande opportunità di visibilità e di marketing a livello internazionale per il Trentino tutto, in particolare per il Primiero – continua Delladio – opportunità che va sviluppata e comunicata in modo deciso e convinto per dare risposta alle nuove richieste del mercato turistico.”

“L’iniziativa privata dell’azienda La Sportiva porta una decisa iniezione di entusiasmo in un progetto che per il suo successo ha bisogno di una partecipazione convinta di tutti gli Enti coinvolti che porterà anche a generare nuove opportunità di sviluppo per il Passo Rolle stesso: ci auguriamo che la mentalità degli operatori possa essere aperta al cambiamento per preparare il futuro di quest’area”, ha precisato Davide Gabrielli.

A giocare un ruolo fondamentale è il senso di appartenenza con il territorio che accomuna tutte le realtà coinvolte nel progetto ed una visione strategica che si intreccia con la responsabilità sociale d’impresa verso le proprie comunità e le proprie montagne. A beneficiarne saranno tutti gli operatori del Passo Rolle, di San Martino di Castrozza / Primiero e anche della Valle di Fiemme.

Il progetto avrà successo se tutti gli operatori, soprattutto del Passo Rolle, ma non solo, sapranno adeguarsi alle nuove esigenze offrendo maggiori e migliori servizi. Per questo si pensa di coinvolgerli in corsi di formazione, in modo da creare una offerta che soddisfi quanto verrà promesso dalla pubblicità che sarà fatta. Tutti dovranno adoperarsi per far si che questa ‘’operazione’’ possa dare finalmente una svolta decisiva e positiva al Passo Rolle.

Lo stato dell’arte

In questi giorni, sono stati intrapresi contatti preliminari con tutti gli Enti preposti: dai vari assessorati (turismo e promozione, infrastruttura e ambiente, urbanistica), all’Ente Parco Naturale “Paneveggio – Pale di San Martino”, alle Foreste Demaniali, ai sindaci dei singoli Comuni interessati e ai Presidenti delle Comunità di Valle.

Dai prossimi giorni, saranno organizzati gli incontri ufficiali con questi Enti in modo da confrontarsi sulle modalità operative, legislative ed esecutive per la messa in opera del progetto. Da imprenditore Delladio auspica di poter applicare a questo progetto le stesse dinamiche e tempistiche cui è abituato in Azienda, si rende conto altresì che le istituzioni e la politica richiedono tempi diversi.

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Da LaVoceDel Nordest.eu, le voci pro e contro l’iniziativa.

Da PredazzoBlog, la lettera di alcuni frequentatori del Passo Rolle

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Il servizio su TrentinoTV

I video della serata di presentazione

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Quando suona il telefono…

Dalla pagina del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, immagini, video e testimonianze relativamente all’opera degli operatori del Soccorso Alpino nei decenni passati. Un momento di riflessione, viste le polemiche che ci sono state nelle ultime settimane relativamente alle richieste di intervento per motivi assurdi.

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Ma come operava il Soccorso Alpino 35 anni fa? Un video storico di una tv tedesca racconta le modalità di allertamento dell’Aiüt Alpinisc’ Alta Badia nei primi anni 80.

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Mio padre ha operato come volontario del Soccorso Alpino di Cortina d’Ampezzo per 37 anni. Riceveva le chiamate presso l’ufficio in cui lavorava e immediatamente chiamava casa, dove io bambina guardavo mia mamma attivarsi per contattare tutti i nominativi di una lista di volontari, alla ricerca di soccorritori disponibili. Papà arrivava poco dopo semi vestito, perché anche il tempo per cambiare gli abiti era considerato perso. Ricordo inoltre il suo sguardo al ritorno dai soccorsi: l’esito si leggeva in volto. E quante volte purtroppo gli sfortunati erano amici d’infanzia. Sono cresciuta con l’immagine dei familiari delle vittime della montagna, seduti al tavolo di casa, nel nostro salotto, per ricevere un piatto di pasta e parole di conforto. Per anni ho visto mio papà alzarsi alle 4 del mattino. Usciva per allenarsi: il suo fisico, i suoi muscoli dovevano poter affrontare le immani fatiche di quelle ore alla ricerca delle persone bisognose di aiuto. L’elicottero del IV corpo d’armata quei tempi giungeva da Bolzano soltanto in casi eccezionali. Sono cresciuta con l’idea che il telefono fosse solo un ambasciatore di cattive notizie. Sono cresciuta con la convinzione che chi opera per aiutare il prossimo in difficoltà sia un eroe. Allora, come oggi.

Racconto di Simonetta, figlia di Luciano (tecnico del Soccorso alpino e speleologico Veneto).

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La storia di Kathrine

Kathrine Switzer: la prima donna che sfidò il mondo per correre la Maratona di Boston

di Dominella Trunfio – greenme.it, 20/04/2017

Nel 1967, quando il regolamento della maratona di Boston vietava alle donne di partecipare, lei lo fece lo stesso registrandosi senza scrivere il suo nome per intero. Kathrine Switzer è per tutti il simbolo delle donne che amano lo sport.

Alla centoventunesima edizione della maratona più antica e famosa del mondo, quella di Boston, c’era anche lei: Kathrine Switzer, oggi settantenne e conosciuta ai più perché è stata la prima donna a correre nel lontano 1967.

All’epoca, il regolamento prevedeva la partecipazione di soli uomini, ma Kathrine Switzer sportiva e amante della corsa, neanche per un minuto, ha mai pensato di rinunciare alla gara.

E così è stato. L’atleta si era, infatti, iscritta raggirando il problema ovvero registrandosi come “K.V. Switzer”, cioè senza scrivere il suo nome per intero. Con il numero 261 la sua gara è passata alla storia perché, durante la competizione Kathrine Switzer, venne inseguita da uno degli organizzatori.

A tre chilometri dal via, l’uomo cercò di bloccare la donna strattonandola e solo grazie all’intervento dell’allora fidanzato di Switzer l’atleta riuscì a completare la corsa in quattro ore e venti minuti.

Fino al 1972 però il regolamento di Boston rimase immutato: le donne venivano considerate troppo deboli per correre ad una maratona. Nel 1971 era stato modificato quello di New York, mentre per le Olimpiadi femminile della stessa disciplina si è dovuti aspettare il 1984.

La storia di Kathrine Switzer è sicuramente un esempio di forza di volontà, non solo è stata una pioniera ma ha gareggiato in più di trenta maratone, vincendo quella di New York del 1974.

Il suo impegno è tutt’ora vivo per favorire la partecipazione delle donne alle maratone in tanti paesi del mondo dove ancora è vietato. Da sempre l’atleta corre con il numero 261, ma in futuro questo numero sarà ritirato in suo onore.

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Lo zen e l’arte di accatastare la legna

Accatastare la legna per farla asciugare in vista dell’inverno può diventare una forma d’arte.

No, non sto scherzando: con un po’ di tecnica e parecchia fantasia ogni anno si può rinnovare la facciata di casa. In questi anni ho visto cose degna di nota, qui in Val di Fassa: ecco qualche esempio.

Mazzin, 2012

Mazzin, 2017

Baita Lino Brach – Val Duron, 2012

Pozza, 2017

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Le Dolomiti viste dal National Geographic

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Voglio una vita spericolata

A Canazei, dalla parte opposta dell’Avisio rispetto al Dòlaondes, d’inverno c’è un campo scuola: uno skilift e un tappeto a servizio di una piccola pista. D’estate… lo skilift funziona. E pure il tappeto. Viene infatti allestito un piccolo parco giochi, su scende lungo la pista con ciambelloni e macchinine, ci sono i tappeti elastici, il bar… E tutte le volte che passo di qui in bici dalle casse della radio esce buona musica, e posso godermela per qualche minuto, visto che qui devo scendere dalla mtb.

Passo di qui, destinazione Villetta Maria. Mentre sgancio i pedali mi arriva alle orecchie l’inconfondibile attacco di “Vita spericolata” di Vasco. Faccio il giro attorno alla postazione, e, davanti al “Roxy bar” vedo una mamma che, canticchiando il ritornello, culla il bimbo (a occhio e croce fra i 18 e i 24 mesi) che tiene in braccio.

Mi ha fatto tenerezza. Tutti abbiamo, in un modo o nell’altro, desiderato una “vita spericolata”, e ogni età ha un suo modo di intenderla.

I ragazzini che stanno giocando a piedi scalzi in un rigagnolo nell’alveo dell’Avisio magari hanno in testa solo le gesta dei loro idoli calciatori e desiderano ripercorrerne le orme… E crescendo non penseranno solo alle gesta sui campo di calcio, ma anche alle “spericolatezze” che accompagnano molti di quei ragazzotti cresciuti troppo in fretta, con un conto in banca troppo pieno e finiti presto sotto i riflettori.

Il vecchietto barbuto che sta parcheggiando la mtb forse la sua vita spericolata la sta già avendo, già arrivare alla pensione non è da tutti, arrivarci in forma ancora meno. Ma evidentemente non basta, visto che vuol compensare i mesi di vita conquistati andando in bici accendendosi una sigaretta.

Incontrando tanti genitori e nonni con passeggino contenenti pargoli più o meno sonnecchianti, urlanti o con vario stadio di dentizione ho ripensato a tanti papà che ricordavo atletici giovanotti, sempre in giro ad alternare le proprie passioni al lavoro, e che ho rivisto con pargolo appresso e filo di pancetta addosso, in attesa di rituffarsi nelle proprie passioni quando l’età del marmocchio sarà tale da ritoccare un pochino la lista di priorità. Forse, al giorno d’oggi, la vera “vita spericolata” è quella di pensare di metter su famiglia. E’ un mondo difficile già ora, figuriamoci fra qualche anno.

Io non sono mai stata una ribelle. Per me un tempo forse “vita spericolata” voleva dire chiudere un 6c o un 6c+, mentre mi sono limitata a due 6b+, uno lavorato e uno a vista (per i profani, si tratta dei gradi di difficoltà in arrampicata), o fare un tour di più giorni in mtb, o il tour del Monte Bianco, passare comunque intensamente le 2-3 settimane di vacanza spaccandomi di fatica su monti e sentieri. Ora ho un marmocchio da crescere (se riesco a trasmettergli le mie passioni è pure meglio)… e un po’ di chili da buttar giù. Poi si potrà pensare di trovare un po’ di tempo per qualche avventura… Nel frattempo mi devo accontentare.

Per tutti gli spericolati veri, potenziali, mancati, in aspettativa causa famiglia….questa è per tutti noi.

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Sono… in bicicletta, quindi leggo

(Grazie a Stefano per la segnalazione)

timreading.it, 19/07/2017

Quest’anno ti vuoi dare al cicloturismo e fare una bella vacanza a pedali? Nel ritmo lento di un viaggio su pista ciclabile ci vuole un buon libro da leggere tra una tappa e l’altra, anzi un ebook, che non occupa spazio e non pesa. C’è un che di eroico nell’andare in bici, perché per raggiungere la meta – che sia la scuola, l’ufficio o il prossimo borgo lungo la ciclovia – bisogna mettere in gioco tutti se stessi: muscoli, fiato, occhi e riflessi. Il terreno ti parla attraverso la vibrazione di ruote e manubrio, il vento ti sospinge o ti rallenta, la pioggia ti punge come spilli o ti inonda come una doccia fredda, il sole ti ustiona gli avambracci.

Ecco, se tutto questo ha il sapore dell’epica non è perché ti sei montata la testa, ma perché la bicicletta è mitica, epica ed utopica, parola di Marc Augé. Nel suo Il bello della bicicletta il filosofo francese che ha chiamato non luoghi tutti quei posti che frequentiamo quotidianamente, tra stazioni, aeroporti e centri commerciali, scopre nella bicicletta il mezzo per un nuovo umanesimo. La bici rende uguali, restituisce al tempo il suo significato e ai luoghi la loro essenza e, di più, la bici dà speranza per il futuro perché è un mezzo per spostarsi in modo sostenibile, senza emissioni di pm10. Insomma, se vuoi dare un senso profondo e filosofico alla tua vacanza in bici, il saggio di Marc Augé è tra gli ebook più consigliati. Il filosofo indica alcune città italiane come esempi di questo umanesimo su due ruote, naturalmente parliamo di città emiliane, Modena, Reggio Emilia e Ferrara, che fieramente si proclama “città delle biciclette”.

E c’è un romanzo che rientra tra i capolavori della letteratura italiana ambientato a Ferrara in cui la bicicletta ha un ruolo importante: è Il giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani. Un libro da leggere anche se se ne conosce la trama ponendo attenzione proprio sull’elemento della bici, il mezzo con il quale il protagonista esplora la città di notte e scopre l’amore percorrendo il giardino dei Finzi Contini con la bella Micòl. L’autore si sofferma spesso sulla descrizione dei modelli delle bici degli anni Trenta e sulle sensazioni che colpiscono il giovane protagonista mentre si avventura nel buio e nel gelo padano.

Adolescenza, pedalate e amore in una città emiliana le puoi ritrovare anche in un romanzo dalla trama più leggera che ha spopolato tra i ragazzini degli anni Novanta, è Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi, autore che nei libri successivi ha elogiato anche il viaggio a piedi. Qui sono memorabili le scalate in bicicletta che il protagonista fa per andare a studiare a casa della sua amica e amore impossibile, lei vive sui colli bolognesi e per raggiungerla bisogna fare una salita con una bella pendenza. Un libro di culto per una generazione da riprendere in mano per chi l’ha letto all’epoca e oggi vuole ricordare come era e da scoprire per i famosi millennial, per immaginare come erano amore, amicizia e musica appena prima dell’avvento di internet.

Se invece sei in partenza e vuoi farti una cultura sulle tante declinazioni della bicicletta c’è un libretto pratico, divertente e informativo che si intitola Dieci bici e ti spiega qual è il modello di bici proprio giusto per te: mountain bike con venti marce per pedalare in ogni pendenza e terreno o minimal a scatto fisso per essere la più trendy in città?

A te la scelta, l’importante e avere l’ebook giusto a portata di pedale.

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E le cicale…

(anteprima sconclusionato)

Il frinire delle cicale lo associo irrimediabilmente alle vacanze di luglio in Istria. Un rumore fortissimo che arrivava dalle chiome dei lecci, dalle foglie spesso immobili (già, la “calma equatoriale” a volte c’era pure lì), mentre calpestando le sterpaglie si liberava l’odore caratteristico di alcune specie erbacee.

Fra Regona e Cascina Sant’Archelao

Ma se l’unico modo per andare a fare un giro in bici è inforcare la mtb alle 14,30 di un caldissimo venerdì di inizio luglio, rassegnandomi alla filosofia T.I.N.A. (there is no alternative), che generalmente aborrrrrro nella vita, ecco che le cicale diventano la mia compagnia, e il medesimo odore di erba, che si sprigiona mentre mi scanso per far passare un’auto lungo l’argine dell’Adda, mi fa tornare con la mente alle vacanze di 30 anni fa.

Ma, ricordi o non ricordi, fa un caldo abbestia mentre mi avventuro lungo un giro ben collaudato (che descriverò prossimamente), parzialmente ombreggiato nel primo tratto… e in pieno sole nel secondo, con la borraccia che dopo poco contiene qualcosa che assomiglia più alla pipì che all’acqua con i sali.

Ma non sono l’unica in giro per diletto, a quanto pare. Vecchietti in bici, a torso nudo e abbronzatissimi, che vanno più veloci della sottoscritta, e un tizio a piedi lungo l’argine dell’Adda, con solo un paio di pantaloncini tirati su che più non si può, senza manco il cappello… anche lui bello nero.

In ogni caso…meglio noi, a soffrire per diletto, che chi con quel caldo deve pure mettere le rotoballe di paglia sul pianale del carro. L’è mei fa un casu al so che laurà à l’umbria (*) , cantavano i Gamba de Legn, e in fondo non avevano tutti i torti.

Il giro collaudato mi gioca però un brutto scherzo. Poco prima di sbucare sull’argine di Adda mi trovo la strada sbarrata da due-trattori-due che stanno irrigando con la turbina e che occupano completamente la carreggiata, con le ruote posteriori a filo del fosso e il bocchettone che riversa l’acqua sul lato opposto, allagando totalmente la strada. A quel punto, per non dover tornare sulla provinciale, torno indietro per tentare la sorte lungo una traccia che avevo scartato in fase esplorativa in quanto avevo trovato ortiche alte un metro. Causa stagione piuttosto secca la traccia è percorribile e mi porta lungo un fossato che passa in prossimità del bacino terminale di quel monumento all’inutilità che è il Canale Cremona-Milano, che dopo tutti questi anni andrebbe derubricato a Cremona-Cascina Tencara (circa 15km totali). E così, arrancando nell’erba, mi trovo a scavalcare, bici in spalla, degli arbusti caduti sulla strada, con nutrie (nota specie “autoctona”) che placidamente mi passano davanti per tuffarsi in un fosso di acqua stagnante.

Questa è la zona della foce dell’Adda, di fronte a Isola Serafini. I temporali degli ultimi giorni hanno restituito all’Adda e agli stagni della torbiera un livello accettabile, ma il Po è decisamente in condizioni disastrose, con vasti spiaggioni emersi, alcuni dei quali coperti d’erba fin alla riva. Procedo fino a Spinadesco, dove mi fiondo in un bar gestito da un cinese, che parla in dialetto cremonese, per scolarmi una lemonsoda, chiacchierando con alcuni clienti un po’ perplessi alla vista di una tizia in giro in bici con quel caldo.

C’è chi lavora…lì in mezzo…

Cascina Tencara

E il discorso finisce sulle piste ciclabili, e il Comune di Cremona che finalmente collega le frazioni ma poteva svegliarsi prima (chissà dove si erano imboscati i soldi, mi dicono… bah, a dire il vero il comune aveva ottenuto dei finanziamenti circa un anno fa). E poi il solito discorso… l’industriale locale. Se non ci fosse Lui (non LVI, non fraintendete…) che fa lavorare tanta gente e finanzia piscina-ciclabili-museo-casa di riposo-cazzi e mazzi…non si farebbe nulla. “Di solito poi si vuole anche qualcosina in cambio”, dico io. Attimo di silenzio. “Beh, gli faranno mettere un po’ di scorie nella strada…” (preciso: pratica legale, sono materiali compatibili con la realizzazione di rilevati stradali e pavimentazioni, non si tratta di seppellire materiali tossici). “Fosse solo quello”, penso io. La discarica del paese accanto intanto continua a crescere, mentre altre questioni sono bloccate da pratiche burocratiche e indagini sulle aree interessate.

Dato l’orario è il caso di rimettersi in sella. E la temperatura del contenuto residuo della borraccia consiglia vivamente una sforbiciata al percorso di rientro.

Un po’ di Po

ps.

(*) Traduzione dal magentino: è meglio non fare un cazzo al sole che lavorare all’ombra.

Con Cremona non c’entrano nulla, ma, visto che li ho nominati, ecco i Gamba de Legn (sono di Corbetta, MI).

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