intermezzo

“Rosa” rosso sangue

Sarà un mio limite, ma io la “mania” di far partire il Giro d’Italia dall’estero non l’ho mai capita. Passi qualche sconfinamento nei paesi limitrofi, che è comprensibile, ma prevedere “pacchetti” di tappe in nazioni distanti, costringendo l’intera carovana a fare spostamenti di ampio raggio con l’anticipazione del giorno di riposo a metà della prima giornata di gara, non lo trovo logico.

Mi sembra che così il Giro venga ridotto ad un semplice marchio da cedere in franchising, mentre dovrebbe essere qualcosa di più: un lungo filo che collega località anche sconosciute della nostra Italia, con la ricerca di nuovi percorsi e salite, personaggi, tradizioni, monumenti e bellezze naturalistiche. Invece si finisce col penalizzare molte Regioni, e già con un Giro “autarchico” si finisce con il trascurare le Regioni meridionali e la Sardegna, figuriamoci con sconfinamenti così macroscopoci.. E i casi, negli ultimi decenni, sono stati numerosi. Anzi, sembra sia stata instaurata una “prassi” che vuole una partenza all’estero negli anni pari:

  • 1996: Grecia
  • 1998: Francia
  • 2002: Olanda
  • 2006: Belgio
  • 2010: Olanda
  • 2012: Danimarca
  • 2014: Irlanda
  • 2016: Olanda

Mi viene da dire che, forse, avrebbe più senso organizzare una specie di Tour d’Europa, un circuito di gare con tracciati che toccano alcune città europee, attraversando i confini. Forse potrebbe anche aiutare a cementare il senso di appartenenza ad una comunità transnazionale… e ce ne sarebbe anche bisogno, visto che l’Europa è considerata, a torto o ragione, la fonte di tutti i nostri mali. E se un fondo di verità c’è, in un ragionamento del genere, bisogna anche dire che è comodo, per chi deve reggere le sorti di uno Stato, scaricare la colpa delle proprie incapacità legislative, organizzative, di pianificazione, su una causa esterna, un capro espiatorio, manco si trattasse delle Edizioni del Taglione e di Benjamin Malaussène. Ma non divaghiamo troppo…

Detto ciò, con questo Giro d’Italia, secondo me, si è varcato il limite. Con l’idea di partire fuori dall’Europa, la si è fatta fuori dal vaso.

Trovo l’idea di partire da Israele una follia e un errore strategico e politico.

Una follia perché partire da uno stato così instabile, dovendo garantire la sicurezza di tutti, lo trovo troppo rischioso.

Ma il motivo del rischio riporta alle questioni strategiche e politiche. Israele è uno stato piccolo e “giovane”, che trae origine e si regge sui soprusi, sulla violenza. Soprusi e violenze che hanno attraversato la storia dell’Europa per secoli, sfociando nell’immane tragedia dell’Olocausto, ma che, in un modo che personalmente trovo assurdo, sono stati travasati nel Medio Oriente quando, all’atto della nascita di Israele, di fatto i Palestinesi sono stati privati della loro terra e sono stati via via spinti in poche zone, con sempre meno possibilità di muoversi, di lavorare, di studiare, di curarsi e alimentarsi correttamente.

L’operato di Israele è stato più volte condannato dall’ONU, ma le risoluzioni sono state abbondantemente disattese. Ed è per la storia di Israele che non capisco questa scelta. Tutto ciò può essere visto come una legittimazione di ciò che il governo Israeliano sta facendo a danno dei cittadini palestinesi, il tutto caricando i ciclisti della responsabilità morale di questa scelta, esponendoli anche alle rimostranze dei cittadini palestinesi che non riescono a far sentire la propria voce ai potenti della terra.

Yaser Muraja

Per questo, e altro, sono state lanciate numerose iniziative volte a spostare le prime tappe del Giro. Una di queste è la campagna #CambiaGiro, lanciata alcuno mesi fa.

E ciò che è successo in questi giorni è a dir poco agghiacciante: tiratori scelti appostati sulle dune per sparare contro i manifestanti palestinesi, anche senza avere visibilità su ciò che succede al di là del confine di Gaza; Yaser Muraja, un giornalista con pettorina “Press”, morto perché colpito allo stomaco mentre documentava la manifestazione al confine. Yaser, il 24 marzo, aveva scritto sul suo profilo Facebook, commentando un’immagine aerea di Gaza:

Mi auguro, un giorno, di scattare questa stessa foto. Mi chiamo Yaser Murtaja, ho 30 anni, vivo a Gaza e non ho mai viaggiato in vita mia.

E ieri è passato sui media un video amatoriale nel quale si sentono nitidamente soldati israeliani esultare perché uno di loro ha colpito un cittadino palestinese inerme. L’esercito israeliano ha aperto una inchiesta (ha confermato l’autenticità del video, che a quanto pare risale a dicembre). La frontiera della striscia di Gaza come un poligono di tiro, con bersagli veri. Disarmati. Innocenti.

La prima tappa del Giro 2018 è dedicata a Gino Bartali, Giusto fra le Nazioni per ciò che ha fatto per aiutare molti Ebrei perseguitati del regime fascista, è questa è un’ottima cosa, ma… siamo sicuri che Ginettaccio apprezzerebbe ciò che sta succedendo in Israele?

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Burian non ci spaventa

«Burian? Non ci spaventa»: parla la famiglia che vive a 2 mila metri

La famiglia De Francesch attende il «grande freddo» proveniente dalla Siberia in una casa insolita, dove vive dal 1962: un ex rifugio sulle Dolomiti della Grande Guerra, a una passo dalle Tre Cime di Lavaredo. La motoslitta per portare la figlia a scuola

Via Monte Piana 32, Auronzo di Cadore: la famiglia De Francesch

di Massimo Spampani – corriere.it, 25/02/2018

Leggendo l’indirizzo: via Monte Piana 32, Auronzo di Cadore, verrebbe da pensare a un normale numero civico, non certo a un posto fuori dal mondo, in perfetta solitudine, sulle cime dolomitiche a 2.205 metri di quota, con vista spettacolare sulle Tre Cime di Lavaredo, ma con affaccio su burroni da brivido. Eppure lassù, al civico 32 (ma gli altri dove sono?) al termine di una strada coperta dalla neve, che d’inverno si percorre solo a piedi o in motoslitta, piena di arditi tornanti, arrampicati sulla roccia, scolpiti dai soldati italiani durante la Prima guerra mondiale, vive una famiglia tutto l’anno, nella sua tranquilla quotidianità.

Tra -20° e -30°

Quella è la loro casa, la loro dimora fissa e quando arriverà il Burian, l’ondata di gelo estremo proveniente dalla Siberia attesa a ore, il termometro si inabisserà con minime (come si legge nelle previsioni dell’Arpav , l’Agenzia regionale per l’ambiente del Veneto) «che nelle zone più fredde delle Dolomiti saranno comprese tra -20 e -30°» alle quali andranno ad aggiungersi venti tesi da Nord-Est. Mauro De Francesch, il capofamiglia, non batte ciglio: «Al freddo e alla neve siamo abituati, non ci spaventano. Nell’inverno 2013-14 è caduta così tanta neve che siamo rimasti isolati per 13 giorni. Io vivo quassù dal 1962, quando mio padre Giovanni acquistò un complesso di baracche che durante la Grande Guerra ospitavano il comando italiano in questa zona del fronte. Le trasformò in un rifugio, più volte ampliato, finché nel 1993 la gestione passò a me e a mia moglie Lucia».

Nel resto della settimana regna la pace

D’inverno il rifugio è aperto solo nel weekend, quando la vita della famiglia si anima e arrivano i turisti. Nel resto della settimana regna la pace, in compagnia di volpi, camosci ed ermellini. Ogni mattina, come accade da tanti anni, Sofia, la figlia minore della coppia, deve essere accompagnata a scuola: «Sveglia alle 6.30 — racconta —. Il papà poi mi porta giù in motoslitta fino a Misurina per poi proseguire in auto, valicando il passo Tre Croci, fino a Cortina, il posto con la scuola più vicina». Sofia affronta quest’anno la prima classe del liceo Artistico: «Ora ho 15 anni ma faccio questa vita fin dall’asilo». Capita che per la pericolosità della strada qualche giorno di scuola vada perso, ma sono pochi. La sorella Chiara, 24 anni, ha fatto la stessa trafila, e ora studia letteratura tedesca e lavora in Germania. Nel rifugio per le due figlie c’è una vetrata che limita una stanzetta dove poter studiare e svolgere i compiti. Ovviamente il papà, al termine delle lezioni deve riportare la figlia a Monte Piana. «Faccio due volte la spola — dice — salvo le volte in cui mi fermo a Cortina a fare la spesa e aspetto». E poi, il pomeriggio, le lunghe serate così isolati? «Uso i social ma non troppo — risponde Sofia — preferisco disegnare, la mia vera passione. Amo suonare la chitarra e vorrei fare un corso estivo. Leggo libri del genere fantasy».

Qualche «botta di vita»

Ogni tanto qualche «botta di vita» capita anche lassù. Dopo gli episodi della serie televisiva A un passo dal cielo girati sul monte, a maggio sarà la volta di un episodio della serie di Star War. Sul Monte Piana, nell’estate del 1892, salì un giorno anche il poeta Giosuè Carducci elogiandone i magnifici panorami. La famiglia De Francesch, al civico 32, si è stabilita per tutta la vita. Incurante del Burian.

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Linee e cerchioni

Ma cosa ci fa una e-bikemi a Lambrate, dove le rastrelliere non esistono?

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Favola della faina e del lupo cattivo

Le storie di Lou Donn

Vita a Lou Don

C’era una volta una faina scaltra che tutte le sere spiava dalla finestrella della sua baracca gli umani che abitavano in una casetta proprio vicino alla sua. Non appena gli uomini salivano nelle stanze superiori per coricarsi, la faina si avvicinava di soppiatto alla casa, attirata dal tepore che sentiva sprigionarsi da quelle mure e dagli odori delle pietanze che erano state cucinate poche ore prima; all’inizio, timorosa di essere scoperta, la povera bestiola restava incantata davanti al cancello della casetta, confusa sul da farsi. Passava così tanto tempo a contemplare quasi intontita quel posto che ben presto iniziò a portarsi uno spuntino per quegli appostamenti notturni e a fare i suoi bisogni senza ritegno di fronte al cancello degli umani.

Qualche tempo dopo, le persone che vivevano nella casetta si accorsero della cosa e decisero di tendere una trappola (a dirla tutta, una fototrappola) all’animale: speravano di…

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Diga del Vajont dall’alto, 54 dopo il disastro del Vajont

Le riprese fatte da un drone realizzate da Alessandro Menafra per ricordare il disastro del Vajont del 9 ottobre 1963.

planetmountain.com, 08/10/2017

Le immagini, a dir poco spettacolari, di quella che nel 1960, anno della sua costruzione, era la diga più alta al mondo. Ecco le riprese realizzate da Alessandro Menafra della Diga del Vajont, della Valle del Vajont e del piccolo borgo di Casso a 950m sopra la diga, per ricordare quella terribile tragedia della sera del 9 ottobre 1963 quando il Monte Toc franò nel lago provocando una devastante onda che causò quasi 2000 vittime a Longarone e nelle frazioni limitrofi.

Una gobba immensa sollevò la luce della luna dalla superficie del lago e la scagliò verso il cielo. Poi il bagliore si spense nel boato di un mare che piombava su Longarone. E in quel momento anche Erto, avviato a diventare una cittadina, sprofondò. E non rinacque mai più.

Da “Il volo della martora” di Mauro Corona

Link: www.alessandromenafra.com

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Upcycle. Bere, mangiare, pedalare

Post un po’ ruffiano.

Sono andata a Milano con la famiglia, a vedere una mostra (per la cronaca, la mostra dedicata alla conquista dello spazio allestita allo Spazio Ventura XV). In fase di pianificazione della giornata, in modo un po’ paraculo, ho proposto al moroso (che è in trip totale per la bici):

…e se andassimo all’Upcycle Café? E’ vicino al Politecnico…

Una lucina si è accesa nei suoi occhi… finita la mostra abbiamo trascinato il pargolo, che si sarebbe fermato nel primo posto dispensatore di cose commestibili, fino in via Ampère.

Allora: il posto è veramente carino, e abbiamo mangiato bene. Io ho preso le Vegan Balls, molto buone, e la birra rossa altrettanto. Mio figlio, a 8 anni, si è mangiato il sui primo burger (giuro…) ma si è fatto togliere insalata, pomodoro e…i semi di papavero dal pane (aaaargghhh!!). Però le patate se le è scofanate senza fare storie…

Ma Upcycle non è solo un posto per mangiare, organizzano eventi legati al mondo a due ruote, e si può venir qui anche per studiare. Le decorazioni sono “a tema”, volevo anche fotografare la maglie appese al soffitto ma c’era troppa gente e mi vergognavo un po’….

E, da mamma che ha superato l’età cambio pannolino ma che a queste cose sta attenta, non è sfuggita una cosa. Mi è capitato di leggere in giro polemiche sugli spazi per il cambio pannolino, generalmente scarsi e/o inaccessibili ai papà. Ecco. Ficchiamoci in testa una cosa. E’ pur vero che in genere i bambini hanno un papà e una mamma (non sempre, ma in genere è così), ma non è detto che entrambi possano essere presenti. Ma ci possono anche essere bambini con due papà, due mamme, o in giro col cugino, lo zio o il fratello più grande. In ognuno di questi casi i bambini hanno il sacrosanto diritto di essere cambiati con tranquillità. Da chiunque. E anche i maschietti, che sono perfettamente in grado di accudire un bambino, devono poter accedere ad un posto per cambiare il pargolo, senza essere insultati perché entrano nel bagno delle signore, o senza dover usare il piano in marmo del lavandino del bagno degli uomini. Ecco, qui almeno hanno l’autorizzazione scritta ad entrare nello spazio dedicato.

Consigli per il cambio pannolino a parte…se volete essere informati su menù, orari, iniziative, varie ed eventuali, potete accedere al sito internet o alla pagina facebook del locale.

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Un progetto per Passo Rolle

Qualche settimana fa avevo riportato un post relativo al progetto La Sportiva Outdoor Paradise. Per chi fosse interessato ad approfondire, segnalo quanto riportato da LaVocedelNordEst.eu, da altri siti di informazione locale, oltre al servizio messo in onda trasmesso dal TGR. Tanto per intenderci, la mappa della zona sciistica da San Martino – Passo Rolle è qui e gli impianti che ci si propone di smantellare sono la seggiovia Ferrari e Paradiso, (salendo al Passo Rolle da Predazzo, si trovano sulla destra).

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“La Sportiva Outdoor Paradise”, tre milioni di euro per far rinascere Passo Rolle

In questi giorni, sono stati intrapresi contatti preliminari con tutti gli Enti preposti: dai vari assessorati (turismo e promozione, infrastruttura e ambiente, urbanistica), all’Ente Parco Naturale “Paneveggio – Pale di San Martino”, alle Foreste Demaniali, ai sindaci dei singoli Comuni interessati e ai Presidenti delle Comunità di Valle. L’obiettivo comunque è quello di poter dare l’inizio ai lavori nel corso del 2018

LaVocedelNordEst.eu, 05/07/2017

Passo Rolle/Primiero (Trento) – Passo Rolle è oggi una ferita aperta per chi, come Lorenzo Delladio, patron della nota fabbrica di abbigliamento tecnico “La Sportiva” di Ziano di Fiemme, ama il suo territorio, ha passione per la montagna ed ha la disponibilità economica per presentare il suo progetto ribattezzato “La Sportiva Outdoor Paradise”.

Si tratta di restyling totale di Passo Rolle, spogliato dei vecchi impianti di risalita, ripulito delle vecchie strutture, che diventerà un mega parco con aree e serizi per gli sport all’aperto e piccole strutture di accoglienza raffinate, di qualità, emozionanti.

La Sportiva Outdoor Paradise

Il paradiso dell’outdoor nel paradiso delle Dolomiti situato in Trentino e più precisamente nel Primiero. E’ questo il nome dall’ambiziosa operazione di marketing proposta da Lorenzo Delladio, Amministratore Delegato e Presidente de La Sportiva S.p.a. di Ziano di Fiemme, azienda leader mondiale nella produzione di calzature ed abbigliamento outdoor, che prevede la riqualificazione turistica e territoriale del Passo Rolle e partirà con l’acquisto delle quote societarie Sitr da parte de La Sportiva.

Il progetto si basa su un cambio di prospettiva radicale per il turismo di montagna. In breve: un’area tradizionalmente vocata allo sci alpino, sarà riportata al naturale, attraverso lo smantellamento degli impianti e la riqualificazione delle strutture presenti, per soddisfare nuovi target di appassionati della natura e della vita attiva all’aria aperta, alla ricerca di benessere, sostenibilità, sicurezza e semplicità.

Nessun ritardo per il collegamento San Martino – Rolle

“Allo stesso tempo – tiene a precisare Lorenzo Delladio – questo nostro progetto non rallenterà la realizzazione del collegamento previsto con San Martino di Castrozza, anzi, auspichiamo che il tutto venga fatto al più presto in modo da poterne usufruire, convinti che il passaggio dal versante del Primiero sarà un grande beneficio per tutti.Inoltre questo collegamento potrebbe servire come viabilità alternativa alle auto e come supporto all’accessibilità al Passo Rolle in caso di forti nevicate e valanghe sul versante del Primiero”.

La visione di Delladio, supportato nella proposta dallo Studio Gabrielli & Partner di Davide Gabrielli, è la creazione di un vero e proprio paradiso per l’outdoor dove le persone possano scaricarsi dallo stress quotidiano e ricaricarsi attraverso le bellezze naturali di uno dei luoghi più iconici delle Dolomiti, patrimonio dell’umanità.

Un luogo quindi perfetto, per rappresentare e comunicare l’immagine La Sportiva nel mondo, uno spazio che renderà esperienza concreta i valori ed i prodotti dell’azienda di Ziano. “Per noi non vuole essere un’operazione speculativa -aggiunge Delladio – , ma esclusivamente una grande ed importante iniziativa di marketing, per raccontare ancora meglio i valori della nostra Azienda che guarda caso partono proprio da queste montagne”.

L’idea iniziale

Un gruppo di amici, compagni di sport e allegria, persone che nei momenti di svago e relax riescono, come spesso accade, ad essere creativi e propositivi. Ragionamenti che partono da valori che accomunano tutti, amore per la montagna e senso di appartenenza, uniti ad intelligenza, perspicacia strategica e responsabilità sociale.

Lorenzo Delladio è uno di questi 10 amici che iniziano a fare delle riflessioni su come poter rivalorizzare quest’area davvero ’speciale’.

Ci si rende conto subito che da privati cittadini non sarebbe possibile presentare un progetto agli Enti competenti, pertanto si è pensato alla leva mediatica che l’Azienda di Delladio potrebbe sfruttare al meglio per poter dare al progetto il maggior risalto e richiamo possibile, in modo da garantire al progetto stesso le maggiori possibilità di riuscita.

La Sportiva di oggi è figlia di una identità personale di Lorenzo Delladio, identità che nell’ Azienda si traduce in ‘’Brand’’ ma che rimane identità e che, come tale, cerca di esprimere la propria passione ed il proprio legame con il territorio in un impegno concreto di difesa e valorizzazione dello stesso.

Percorsi emozionali e turismo

La proposta turistica sarà molto variegata e si articolerà in percorsi emozionali che coinvolgeranno mente e corpo a partire dal centro nevralgico rappresentato da un grande rifugio, attraente ed accogliente dal quale si snoderanno le diverse attività sportive, ludiche ed educative, assistite ed in massima sicurezza e che consentirà di garantire una serie di servizi legati alla ristorazione e al relax, ma anche di ospitare meeting aziendali, eventi, test prodotti, educational e fungere da centro di allenamento per atleti in alta quota.

Il progetto è caratterizzato da un’offerta di ospitalità unica ed esclusiva: saranno infatti realizzati 5/6 alloggi all’avanguardia che si distingueranno per location, design e fruibilità: casa sull’albero, camera in quota con tetto trasparente, Igloo in ghiaccio abitabile, riconversione delle strutture industriali esistenti. con l’ottica di integrare ancor di più uomo e natura.

La possibilità di praticare tutte le discipline dell’outdoor sia in estate che in inverno quali trail running, ciaspole, trekking, nordic walking, bike, sled dog, arrampicata, sci alpinismo, attività di avvicinamento allo sport per i più piccoli, ma anche parapendio, orienteering, passeggiate a cavallo e camminate in totale immersione con la natura ed in completa sicurezza, sarà di forte attrattiva per turisti di tutto il mondo che da sempre guardano alle Dolomiti come località outoor per eccellenza, e si sposa perfettamente con la filosofia aziendale de La Sportiva che attraverso le sue collezioni mountain, climbing, mountain running, hiking e skialp, offre oggi tutto il necessario all’appassionato per vivere la montagna a 360 gradi.

La Sportiva Outdoor Paradise prevede anche un’area giochi dedicata alle nuove generazionicon particolare attenzione all’avvicinamento alle pratiche sportive attraverso percorsi motori, laboratori, giochi dinamici, creativi e di socializzazione.

Un nuovo turismo

Il progetto fonda le sue premesse sulle nuove tendenze in campo turistico e sulle nuove abitudini dei consumatori sempre più dediti al turismo attivo e alla ricerca di luoghi nuovi dove praticare lo sport. Secondo i più recenti dati Istat il 64% delle persone che praticano attività sportiva con intensità lo fanno all’aria aperta in spazi non sportivi. A questo si affianca il calo evidente di pratiche quali lo sci alpino e lo snowboard in favore di sci alpinismo, free-ride e ciaspole. Un italiano su 4 inoltre sceglie la destinazione turistica in virtù della sua offerta sportiva.

Nuovi paradigmi

“E’ un progetto ambizioso che ribalta i paradigmi del turismo di montagna normalmente incentrati sulla presenza di impianti a fune, affiancandosi all’offerta turistica attuale per un approccio sostenibile e in grado di trasferire veramente i valori fondanti del nostro territorio – spiega l’ideatore Lorenzo Delladio – è una grande opportunità di visibilità e di marketing a livello internazionale per il Trentino tutto, in particolare per il Primiero – continua Delladio – opportunità che va sviluppata e comunicata in modo deciso e convinto per dare risposta alle nuove richieste del mercato turistico.”

“L’iniziativa privata dell’azienda La Sportiva porta una decisa iniezione di entusiasmo in un progetto che per il suo successo ha bisogno di una partecipazione convinta di tutti gli Enti coinvolti che porterà anche a generare nuove opportunità di sviluppo per il Passo Rolle stesso: ci auguriamo che la mentalità degli operatori possa essere aperta al cambiamento per preparare il futuro di quest’area”, ha precisato Davide Gabrielli.

A giocare un ruolo fondamentale è il senso di appartenenza con il territorio che accomuna tutte le realtà coinvolte nel progetto ed una visione strategica che si intreccia con la responsabilità sociale d’impresa verso le proprie comunità e le proprie montagne. A beneficiarne saranno tutti gli operatori del Passo Rolle, di San Martino di Castrozza / Primiero e anche della Valle di Fiemme.

Il progetto avrà successo se tutti gli operatori, soprattutto del Passo Rolle, ma non solo, sapranno adeguarsi alle nuove esigenze offrendo maggiori e migliori servizi. Per questo si pensa di coinvolgerli in corsi di formazione, in modo da creare una offerta che soddisfi quanto verrà promesso dalla pubblicità che sarà fatta. Tutti dovranno adoperarsi per far si che questa ‘’operazione’’ possa dare finalmente una svolta decisiva e positiva al Passo Rolle.

Lo stato dell’arte

In questi giorni, sono stati intrapresi contatti preliminari con tutti gli Enti preposti: dai vari assessorati (turismo e promozione, infrastruttura e ambiente, urbanistica), all’Ente Parco Naturale “Paneveggio – Pale di San Martino”, alle Foreste Demaniali, ai sindaci dei singoli Comuni interessati e ai Presidenti delle Comunità di Valle.

Dai prossimi giorni, saranno organizzati gli incontri ufficiali con questi Enti in modo da confrontarsi sulle modalità operative, legislative ed esecutive per la messa in opera del progetto. Da imprenditore Delladio auspica di poter applicare a questo progetto le stesse dinamiche e tempistiche cui è abituato in Azienda, si rende conto altresì che le istituzioni e la politica richiedono tempi diversi.

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Da LaVoceDel Nordest.eu, le voci pro e contro l’iniziativa.

Da PredazzoBlog, la lettera di alcuni frequentatori del Passo Rolle

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Il servizio su TrentinoTV

I video della serata di presentazione

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Quando suona il telefono…

Dalla pagina del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, immagini, video e testimonianze relativamente all’opera degli operatori del Soccorso Alpino nei decenni passati. Un momento di riflessione, viste le polemiche che ci sono state nelle ultime settimane relativamente alle richieste di intervento per motivi assurdi.

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Ma come operava il Soccorso Alpino 35 anni fa? Un video storico di una tv tedesca racconta le modalità di allertamento dell’Aiüt Alpinisc’ Alta Badia nei primi anni 80.

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Mio padre ha operato come volontario del Soccorso Alpino di Cortina d’Ampezzo per 37 anni. Riceveva le chiamate presso l’ufficio in cui lavorava e immediatamente chiamava casa, dove io bambina guardavo mia mamma attivarsi per contattare tutti i nominativi di una lista di volontari, alla ricerca di soccorritori disponibili. Papà arrivava poco dopo semi vestito, perché anche il tempo per cambiare gli abiti era considerato perso. Ricordo inoltre il suo sguardo al ritorno dai soccorsi: l’esito si leggeva in volto. E quante volte purtroppo gli sfortunati erano amici d’infanzia. Sono cresciuta con l’immagine dei familiari delle vittime della montagna, seduti al tavolo di casa, nel nostro salotto, per ricevere un piatto di pasta e parole di conforto. Per anni ho visto mio papà alzarsi alle 4 del mattino. Usciva per allenarsi: il suo fisico, i suoi muscoli dovevano poter affrontare le immani fatiche di quelle ore alla ricerca delle persone bisognose di aiuto. L’elicottero del IV corpo d’armata quei tempi giungeva da Bolzano soltanto in casi eccezionali. Sono cresciuta con l’idea che il telefono fosse solo un ambasciatore di cattive notizie. Sono cresciuta con la convinzione che chi opera per aiutare il prossimo in difficoltà sia un eroe. Allora, come oggi.

Racconto di Simonetta, figlia di Luciano (tecnico del Soccorso alpino e speleologico Veneto).

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La storia di Kathrine

Kathrine Switzer: la prima donna che sfidò il mondo per correre la Maratona di Boston

di Dominella Trunfio – greenme.it, 20/04/2017

Nel 1967, quando il regolamento della maratona di Boston vietava alle donne di partecipare, lei lo fece lo stesso registrandosi senza scrivere il suo nome per intero. Kathrine Switzer è per tutti il simbolo delle donne che amano lo sport.

Alla centoventunesima edizione della maratona più antica e famosa del mondo, quella di Boston, c’era anche lei: Kathrine Switzer, oggi settantenne e conosciuta ai più perché è stata la prima donna a correre nel lontano 1967.

All’epoca, il regolamento prevedeva la partecipazione di soli uomini, ma Kathrine Switzer sportiva e amante della corsa, neanche per un minuto, ha mai pensato di rinunciare alla gara.

E così è stato. L’atleta si era, infatti, iscritta raggirando il problema ovvero registrandosi come “K.V. Switzer”, cioè senza scrivere il suo nome per intero. Con il numero 261 la sua gara è passata alla storia perché, durante la competizione Kathrine Switzer, venne inseguita da uno degli organizzatori.

A tre chilometri dal via, l’uomo cercò di bloccare la donna strattonandola e solo grazie all’intervento dell’allora fidanzato di Switzer l’atleta riuscì a completare la corsa in quattro ore e venti minuti.

Fino al 1972 però il regolamento di Boston rimase immutato: le donne venivano considerate troppo deboli per correre ad una maratona. Nel 1971 era stato modificato quello di New York, mentre per le Olimpiadi femminile della stessa disciplina si è dovuti aspettare il 1984.

La storia di Kathrine Switzer è sicuramente un esempio di forza di volontà, non solo è stata una pioniera ma ha gareggiato in più di trenta maratone, vincendo quella di New York del 1974.

Il suo impegno è tutt’ora vivo per favorire la partecipazione delle donne alle maratone in tanti paesi del mondo dove ancora è vietato. Da sempre l’atleta corre con il numero 261, ma in futuro questo numero sarà ritirato in suo onore.

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Lo zen e l’arte di accatastare la legna

Accatastare la legna per farla asciugare in vista dell’inverno può diventare una forma d’arte.

No, non sto scherzando: con un po’ di tecnica e parecchia fantasia ogni anno si può rinnovare la facciata di casa. In questi anni ho visto cose degna di nota, qui in Val di Fassa: ecco qualche esempio.

Mazzin, 2012

Mazzin, 2017

Baita Lino Brach – Val Duron, 2012

Pozza, 2017

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