intermezzo

Grease!!!

Selva di Val Gardena, 15/06/2018.

Siamo alla festa di premiazione della Hero Kids.

Sul palco salgono due ragazzini vestiti come John Travolta e Olivia Newton-John in Grease, e interpretano la scena del Luna Park (quella di “You’re the one that I want”). Il mio compagno mi dice

Questa scena l’ha rifatta Peter Sagan con la moglie. L’ho trovata su youtube.

Istintivamente mi viene da ridere.

Intendiamoci, considero Sagan sufficientemente fuori di melone per fare una cosa del genere, ma per non essere ridicoli nel reinterpretare questa scena bisogna sapersi muovere quantomeno discretamente. Poi mi capita di leggere che da ragazzo ha studiato recitazione, a quel punto, incuriosita, vado a cercare il filmato.

Per chi se lo fosse perso, eccolo qua.

Buona visione!

nb.

E comunque, i calzini bianchi sono inguardabili…

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I Suoni delle Dolomiti 2018

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Col Margherita

E’ da qualche giorno che su facebook mi compare il promo de “I Suoni delle Dolomiti”. Per chi non sapesse di cosa si tratta, cito paro paro ciò che dice visittrentino.info

Le alte vette dolomitiche saranno il tuo teatro, un prato verde e una coperta il tuo posto a sedere e, come effetti speciali, le mille sfumature dell’alba in quota. Qui, tra guglie e cime meravigliose, potrai ascoltare musicisti di fama internazionale suonare dal vivo!

Jazz, musica classica, world music o canzone d’autore? A te la scelta! Sono 25, in tutto, gli eventi musicali che, dal 30 giugno al 31 agosto, prenderanno vita nei più suggestivi angoli del Trentino. Appuntamenti straordinari in una cornice naturale d’eccezione, che potrai raggiungere camminando assieme agli stessi artisti. E a fine concerto? Un territorio tutto da scoprire! Benvenuto ai Suoni delle Dolomiti!

Un connubio perfetto tra suoni e natura, in un palcoscenico unico al mondo

Traduco. Vi fate una bella camminata, magari con il plaid infilato nelle cinghie dello zaino, arrivate in un posto mediamente spettacolare, mettete il plaid sul prato (dove c’è, altrimenti vi cercate un sasso “comodo”) e vi sedete.

E ascoltate.

Musica, di tutti i generi, musicisti italiani e no, ma tutti decisamente “di livello” (giusto per fare un esempio, qualche anno fa sono andata a sentire Bollani in val Duron). Oppure attori, che si esibiscono in uno spettacolo dove spesso e volentieri le forma artistiche si contaminano. Neri Marcorè è quasi di casa, qui, ma mica è l’unico…

Ecco, stasera sono andata finalmente a vedere il programma. Sì, perché ogni volta spero che ci sia qualche interessante concerto in Val di Fassa nelle due settimane nelle quali io sono in ferie, ed ogni anno mi mangio le dita, perché in questo periodo di solito vengono battute altre zone. Infatti mi stanno ancora qui il concerto di Carmen Consoli a Fuciade, che ho mancato perché era a fine agosto, o le volte che mi sono fatta sfuggire il sopra citato Marcoré.

Apro il file, faccio scorrere le date. Per un attimo mi sbarluccicano gli occhi: Paolo Fresu (che desidero tanto vedere dal vivo, qui nelle dolomiti) insieme a… Muzega de Poza, la banda di Pozza ti Fassa, nella quale, tra l’altro, suonano alcune persone che conosco. E la location non è niente male, visto che si tratta del Roda de Vael.

La data però mi riporta alla realtà. 29/07. Giorno nel quale, in teoria, dovrei essere in Valtellina causa granfondo del moroso. E lo sconforto  mi assale..

E niente… mi tengo la voglia anche per questo anno. Ma se voi volete consultare il programma completo, eccolo qui

 

 

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A mente sgombra (forse…)

Inforcare una bici, andare a correre… mica lo si fa “solo” per buttar giù qualche etto (e già sarebbe un successo). E’ anche un modo per “buttar giù” i pensieri, nel senso di liberarsene, sgomberare la mente. Poi, ovvio che a correre, se non si è abbastanza allenati, dopo un po’ subentra il pensiero “no, cazzo, non ce la faccio”. Ma questo è un altro discorso.

Con la bici, invece, è più facile, perché, se non si vuole battere il record personale, ci si può rilassare di più, e le tensioni se ne vanno. Per me questo funziona soprattutto se mi muovo seguendo il flusso d’acqua di un fiume, o di un canale.

Ma una testa non riesce a stare a lungo vuota, l’eliminazione delle tensioni riattiva le connessioni, e le suggestioni del paesaggio, le piccole cose che si notano guardandosi intorno si mescolano ad altri pensieri che riaffiorano, e ti ritrovi, nuovamente, a ripensare ai tuoi casini, ma analizzandoli con spirito diverso, cambiando punto di osservazione, a fare qualche piccolo bilancio.

E allora, mentre ti fai una piccola uscita nella campagna cremonese, tagliando inizialmente per campi per poi riportarti su asfalto a fare un giro tranquillo, di quelli che sai quanto ci metti e quanto margine puoi prenderti per fermarti a scattare qualche foto, prende avvio il processo di rimozione, miscelazione e rielaborazione. E lo sguardo sulla natura che sta completando il risveglio primaverile, questo processo lo aiuta. E così, passando accanto alla cascina disabitata lungo lo sterrato verso la Roggia Marchesa, scopri l’immancabile gatto nero, ma anche qualche cucciolotto nato da poco. E le rogge che non sono ancora state riempite d’acqua, mentre l’acqua caduta nei giorni precedenti qualche segno sulla vicinale lo ha lasciato, e tu un po’ smadonni, perché non hai voglia di infangarti troppo.

Cascina Vallate Ponte

E via, lungo lo sterrato, fino a Regona, e da qui verso Formigara, dove la Cascina Vallate Ponte, col suo inconfondibile rosa-rosso, un tempo tipico delle abitazioni della mia zona, sta a presidiare il ponticello sul Serio Morto. Ed ecco che l’acqua, elemento essenziale di questo paesaggio, trasporta pensieri, riflessioni… Potesse rimuovere completamente anche le frustrazioni sarebbe una gran bella cosa… e invece non è proprio così. E dal muro rosa carico ai muri di gomma contro i quali ti sei imbattuto durante la settimana il passo è breve…

Il Serio Morto

E arrivi a Ferie, lungo la scarpata del Lago Gerundo… territorio modellato da un corso d’acqua un tempo ampio e ora rientrato nell’alveo dell’Adda. Cascine più o meno grandi, villette… un sacco di case vuote, l’osteria del paese, l’oratorio (ma ci sono i bambini qui? in quanti usano i giochini di lato al parchetto?), l’immancabile asinello nel recinto lungo la strada per Formigara… I discorsi fatti in ufficio, a casa… che si mescolano nella testa senza un ordine logico mentre affronti la salitella, e insieme ai pensieri, le canzoni. Già, perché non puoi mai sapere che canzone ti verrà in mente, per qualche stranissimo scherzo della mente. Per associazione di idee (in ufficio era stato nominato Vasco Rossi, un paio di giorni prima) ti viene in  mente la Mannoia e la sua bellissima interpretazione di Sally. Una canzone che associ ad un periodo poco divertente della vita. Un periodo di decisioni drastiche.

Sally cammina per la strada senza nemmeno / guardare per terra

Sally è una donna che non ha più voglia / di fare la guerra

No, ma io per terra devo guardare, mica che poi prendo una buca. E non avrei certo voglia di fare la guerra, ma mi ci trovo dentro, cazzo, nella mia piccola guerra personale…

La musica esce dalla testa, svolti per imboccare la strada “di argine” verso Pizzighettone (in pratica, è il primo tratto della “ciclabile delle città murate” fatto al contrario). E sono le piccole cose che ti colpiscono…

Ma da quanto tempo non vedevo un orto con le bustine di sementi infilate su un bastoncino? Si lo so, è una cavolata… ma fa molto orto della nonna. Il mio vicino, che ha un orto immenso, non le mette. La mappa dell’orto ce l’ha stampata in testa.

E man mano che incontri viottoli laterali, ti dici che una qualche volta devi venire in perlustrazione per cercare percorsi alternativi. Anche da Ferie ce ne sono di vicinali che scendono giù verso la valle dell’Adda… totalmente sconosciute.

Uno scheletro…in golena

Però una deviazione la fai, in corrispondenza di un vecchio impianto a servizio di una cava. Deviazione si fa per dire, perché dopo nemmeno 100 metri ti trovi in riva all’Adda, che dalla strada nemmeno si vede. Quello che vedi invece sono le solite taniche di plastica blu abbandonate fra i rovi. Che schifo… ma avere cura per il proprio territorio è così da radical chic? Gli agricoltori proprio se ne sbattono, eh…

Attrezzatura di cava in disuso

L’Adda fra Formigara e Pizzighettone

Riprendi la ciclabile in direzione sud. In un campo preparato a puntino spuntano le prime piante, ma alcuni mucchietti di terra alterano la geometria perfetta del terreno perfettamente rullato e rigato dalle file di germogli. Una talpa? Talpa topografo, cazzarola, sono tutti allineati manco li avessero tracciati col laser. E qui ci scapperebbe una battuta da  ingegnere, ma non la capirebbe nessuno (addetti ai lavori a parte)…

Ecco, ci risiamo….

Sally ha già visto che cosa / ti può crollare addosso

Sally è già stata punita

Cappellina votiva

In un certo senso… sarà perché mi fido troppo delle persone, poi quando ci sbatto il naso fa molto male… Fa male vedere le persone diventare il peggio che prima detestavano… Fa male vedere la mediocrità fatta carriera (o presunta tale). E zitta non ci so stare, prima o poi mi spediranno a casa di Dio per punizione…

Sul curvone (no, la Coppa Cobram non c’entra), dove si stacca una sterrata che conduce ad un maneggio, sorge l’immancabile cappellina votiva. Ma chissà perché sono tutte dedicate alla Madonna? Le rose di lato all’ingresso, le sedie di plastica per sostare a prendere il fresco nelle giornate afose, questa ha sull’altare un dipinto che, almeno agli ignoranti in materia di religione, fa pensare alla Madonna di Lourdes che appare alla pastorella. Ma magari non c’entra un tubo…

Sally cammina per la strada sicura / senza pensare a niente

Di sicuro c’è solo la morte, ma sinceramente questa certezza spero di provarla il più tardi possibile. A pensare a niente un bel tubo… 

Quando la vita era più facile…

Ma perché caspita la vita è così un casino, che se non lo è sembra che te la complichino apposta, giusto per farti un dispetto? Perché si riempiono tutti la bocca di parole fighe, poi alla resa dei conti sono ottusi? Perché impongono agli altri delle scelte totalmente prive di senso solo perché devono far vedere che comandano loro, perché ti considerano una pedina nello scacchiere dei loro premi aziendali, e chissenefotte se ne va della tua vita familiare, e pure (diciamolo) dell’efficienza aziendale?

Mobbasta, però, eh…

Le mura di Pizzighettone

Prosegui seguendo i cartelli della Ciclabile delle Città murate, arrivi a Pizzighettone. Il sole che illumina radente la parete della torre d’angolo crea un contrasto di colori ed ombre. E per la prima volta ti fermi a guardare, da questa angolazione, le mura, ancora ben conservate (grazie anche all’appassionato lavoro di un gruppo di volontari), e noti le torrette di avvistamento presenti sul lato nord. Ma non solo… ai piedi delle mura, il percorso un po’ tortuoso di ciò che rimane di una lanca del Serio Morto, in questo periodo asciutta. Alcuni pannelli illustrano la vegetazione presente e inquadrano la zona all’interno della antica valle fluviale.

Lato Nord della cinta muraria di Pizzighettone: le torrette di avvistamento. A i piedi, la Lanca del Becco

Chiesa di San Bassiano

Attraversi il centro abitato: il Palazzo Comunale esattamente di fronte alla Chiesa di San Bassiano, la cerchia delle mura, la Polveriera, Porta Soccorso.

Poco fuori le mura, oltre il ponte della ferrovia, l’Alveo dell’Adda è stato in passato rimodellato. In corrispondenza delle “rapide” alcuni anni fa è stata costruita una centrale elettrica in riva destra. Da poco è stata inaugurata quella in sinistra, durante la realizzazione dell’opera sono stati trovati i resti di un antico mulino.

Oltre l’incrocio con la provinciale scendi lungo l’argine verso Crotta.

Bello lasciar correre le ruote… una volta tanto posso avvicinarmi ai 30km/h 😀 😀 😀

Le centrali di Pizzighettone

Prosegui, incontrando alcuni ciclisti e qualche “camminatore”, uno sguardo a sinistra su cascinali e campi e uno a destra sul fiume, le opere idrauliche, le ripide scarpate sabbiose. Costeggi la torbiera e poi su, verso Crotta. Svolti a destra e, da via Cavallatico, sovrasti l’ansa del fiume. E ancora il flusso dell’acqua accompagna quello dei pensieri.

Ma forse Sally è proprio questo il senso, il senso / del tuo vagare
forse davvero ci si deve sentire / alla fine un po’ male
Forse alla fine di questa triste storia / qualcuno troverà il coraggio
per affrontare i sensi di colpa / e cancellarli da questo viaggio
per vivere davvero ogni momento / con ogni suo turbamento
e come se fosse l’ultimo

Sensi di colpa, errori, “omissioni”… o meglio, cose su cui si è lasciato troppo correre. Per poi pentirsene. E no, non li cancelli. Però puoi trarre insegnamento, forse. Provare a cercare soluzioni. Poco diplomaticamente, dire le cose in faccia. che almeno è liberatorio. O forse, semplicemente (si fa per dire), tirare delle belle somme, e poi decidere del futuro. Ma forse quello che mi fa star veramente male è veder trattare di merda chi la possibilità di dire le cose in faccia non ce l’ha.

Ti riporti sulla strada per Acquanegra passando davanti a Villa Stanga. Sulla cascina accanto, una mano ardita ha coperto con vernice bianca una frase di stampo fascista, che, bastarda, riaffiora in trasparenza.

Sembra quasi una metafora dell’attualità… e ciò non mi piace per nulla.

Villa Stanga

Di nuovo in sella, imbrocchi la provinciale che arriva dal ponte sul fiume.

ed un pensiero le passa per la testa / forse la vita non è stata tutta persa
forse qualcosa s’è salvato / forse davvero non è stato poi tutto sbagliato

Bah, speriamo. Un pizzico di ottimismo, ogni tanto, ci vuole. Almeno al prossimo giro mi verrà in mente una canzone più allegra. 

Rientri a casa, che la famiglia aspetta.

*****

Bonus track

 

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Bei giri

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“Rosa” rosso sangue

Sarà un mio limite, ma io la “mania” di far partire il Giro d’Italia dall’estero non l’ho mai capita. Passi qualche sconfinamento nei paesi limitrofi, che è comprensibile, ma prevedere “pacchetti” di tappe in nazioni distanti, costringendo l’intera carovana a fare spostamenti di ampio raggio con l’anticipazione del giorno di riposo a metà della prima giornata di gara, non lo trovo logico.

Mi sembra che così il Giro venga ridotto ad un semplice marchio da cedere in franchising, mentre dovrebbe essere qualcosa di più: un lungo filo che collega località anche sconosciute della nostra Italia, con la ricerca di nuovi percorsi e salite, personaggi, tradizioni, monumenti e bellezze naturalistiche. Invece si finisce col penalizzare molte Regioni, e già con un Giro “autarchico” si finisce con il trascurare le Regioni meridionali e la Sardegna, figuriamoci con sconfinamenti così macroscopoci.. E i casi, negli ultimi decenni, sono stati numerosi. Anzi, sembra sia stata instaurata una “prassi” che vuole una partenza all’estero negli anni pari:

  • 1996: Grecia
  • 1998: Francia
  • 2002: Olanda
  • 2006: Belgio
  • 2010: Olanda
  • 2012: Danimarca
  • 2014: Irlanda
  • 2016: Olanda

Mi viene da dire che, forse, avrebbe più senso organizzare una specie di Tour d’Europa, un circuito di gare con tracciati che toccano alcune città europee, attraversando i confini. Forse potrebbe anche aiutare a cementare il senso di appartenenza ad una comunità transnazionale… e ce ne sarebbe anche bisogno, visto che l’Europa è considerata, a torto o ragione, la fonte di tutti i nostri mali. E se un fondo di verità c’è, in un ragionamento del genere, bisogna anche dire che è comodo, per chi deve reggere le sorti di uno Stato, scaricare la colpa delle proprie incapacità legislative, organizzative, di pianificazione, su una causa esterna, un capro espiatorio, manco si trattasse delle Edizioni del Taglione e di Benjamin Malaussène. Ma non divaghiamo troppo…

Detto ciò, con questo Giro d’Italia, secondo me, si è varcato il limite. Con l’idea di partire fuori dall’Europa, la si è fatta fuori dal vaso.

Trovo l’idea di partire da Israele una follia e un errore strategico e politico.

Una follia perché partire da uno stato così instabile, dovendo garantire la sicurezza di tutti, lo trovo troppo rischioso.

Ma il motivo del rischio riporta alle questioni strategiche e politiche. Israele è uno stato piccolo e “giovane”, che trae origine e si regge sui soprusi, sulla violenza. Soprusi e violenze che hanno attraversato la storia dell’Europa per secoli, sfociando nell’immane tragedia dell’Olocausto, ma che, in un modo che personalmente trovo assurdo, sono stati travasati nel Medio Oriente quando, all’atto della nascita di Israele, di fatto i Palestinesi sono stati privati della loro terra e sono stati via via spinti in poche zone, con sempre meno possibilità di muoversi, di lavorare, di studiare, di curarsi e alimentarsi correttamente.

L’operato di Israele è stato più volte condannato dall’ONU, ma le risoluzioni sono state abbondantemente disattese. Ed è per la storia di Israele che non capisco questa scelta. Tutto ciò può essere visto come una legittimazione di ciò che il governo Israeliano sta facendo a danno dei cittadini palestinesi, il tutto caricando i ciclisti della responsabilità morale di questa scelta, esponendoli anche alle rimostranze dei cittadini palestinesi che non riescono a far sentire la propria voce ai potenti della terra.

Yaser Muraja

Per questo, e altro, sono state lanciate numerose iniziative volte a spostare le prime tappe del Giro. Una di queste è la campagna #CambiaGiro, lanciata alcuno mesi fa.

E ciò che è successo in questi giorni è a dir poco agghiacciante: tiratori scelti appostati sulle dune per sparare contro i manifestanti palestinesi, anche senza avere visibilità su ciò che succede al di là del confine di Gaza; Yaser Muraja, un giornalista con pettorina “Press”, morto perché colpito allo stomaco mentre documentava la manifestazione al confine. Yaser, il 24 marzo, aveva scritto sul suo profilo Facebook, commentando un’immagine aerea di Gaza:

Mi auguro, un giorno, di scattare questa stessa foto. Mi chiamo Yaser Murtaja, ho 30 anni, vivo a Gaza e non ho mai viaggiato in vita mia.

E ieri è passato sui media un video amatoriale nel quale si sentono nitidamente soldati israeliani esultare perché uno di loro ha colpito un cittadino palestinese inerme. L’esercito israeliano ha aperto una inchiesta (ha confermato l’autenticità del video, che a quanto pare risale a dicembre). La frontiera della striscia di Gaza come un poligono di tiro, con bersagli veri. Disarmati. Innocenti.

La prima tappa del Giro 2018 è dedicata a Gino Bartali, Giusto fra le Nazioni per ciò che ha fatto per aiutare molti Ebrei perseguitati del regime fascista, è questa è un’ottima cosa, ma… siamo sicuri che Ginettaccio apprezzerebbe ciò che sta succedendo in Israele?

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Burian non ci spaventa

«Burian? Non ci spaventa»: parla la famiglia che vive a 2 mila metri

La famiglia De Francesch attende il «grande freddo» proveniente dalla Siberia in una casa insolita, dove vive dal 1962: un ex rifugio sulle Dolomiti della Grande Guerra, a una passo dalle Tre Cime di Lavaredo. La motoslitta per portare la figlia a scuola

Via Monte Piana 32, Auronzo di Cadore: la famiglia De Francesch

di Massimo Spampani – corriere.it, 25/02/2018

Leggendo l’indirizzo: via Monte Piana 32, Auronzo di Cadore, verrebbe da pensare a un normale numero civico, non certo a un posto fuori dal mondo, in perfetta solitudine, sulle cime dolomitiche a 2.205 metri di quota, con vista spettacolare sulle Tre Cime di Lavaredo, ma con affaccio su burroni da brivido. Eppure lassù, al civico 32 (ma gli altri dove sono?) al termine di una strada coperta dalla neve, che d’inverno si percorre solo a piedi o in motoslitta, piena di arditi tornanti, arrampicati sulla roccia, scolpiti dai soldati italiani durante la Prima guerra mondiale, vive una famiglia tutto l’anno, nella sua tranquilla quotidianità.

Tra -20° e -30°

Quella è la loro casa, la loro dimora fissa e quando arriverà il Burian, l’ondata di gelo estremo proveniente dalla Siberia attesa a ore, il termometro si inabisserà con minime (come si legge nelle previsioni dell’Arpav , l’Agenzia regionale per l’ambiente del Veneto) «che nelle zone più fredde delle Dolomiti saranno comprese tra -20 e -30°» alle quali andranno ad aggiungersi venti tesi da Nord-Est. Mauro De Francesch, il capofamiglia, non batte ciglio: «Al freddo e alla neve siamo abituati, non ci spaventano. Nell’inverno 2013-14 è caduta così tanta neve che siamo rimasti isolati per 13 giorni. Io vivo quassù dal 1962, quando mio padre Giovanni acquistò un complesso di baracche che durante la Grande Guerra ospitavano il comando italiano in questa zona del fronte. Le trasformò in un rifugio, più volte ampliato, finché nel 1993 la gestione passò a me e a mia moglie Lucia».

Nel resto della settimana regna la pace

D’inverno il rifugio è aperto solo nel weekend, quando la vita della famiglia si anima e arrivano i turisti. Nel resto della settimana regna la pace, in compagnia di volpi, camosci ed ermellini. Ogni mattina, come accade da tanti anni, Sofia, la figlia minore della coppia, deve essere accompagnata a scuola: «Sveglia alle 6.30 — racconta —. Il papà poi mi porta giù in motoslitta fino a Misurina per poi proseguire in auto, valicando il passo Tre Croci, fino a Cortina, il posto con la scuola più vicina». Sofia affronta quest’anno la prima classe del liceo Artistico: «Ora ho 15 anni ma faccio questa vita fin dall’asilo». Capita che per la pericolosità della strada qualche giorno di scuola vada perso, ma sono pochi. La sorella Chiara, 24 anni, ha fatto la stessa trafila, e ora studia letteratura tedesca e lavora in Germania. Nel rifugio per le due figlie c’è una vetrata che limita una stanzetta dove poter studiare e svolgere i compiti. Ovviamente il papà, al termine delle lezioni deve riportare la figlia a Monte Piana. «Faccio due volte la spola — dice — salvo le volte in cui mi fermo a Cortina a fare la spesa e aspetto». E poi, il pomeriggio, le lunghe serate così isolati? «Uso i social ma non troppo — risponde Sofia — preferisco disegnare, la mia vera passione. Amo suonare la chitarra e vorrei fare un corso estivo. Leggo libri del genere fantasy».

Qualche «botta di vita»

Ogni tanto qualche «botta di vita» capita anche lassù. Dopo gli episodi della serie televisiva A un passo dal cielo girati sul monte, a maggio sarà la volta di un episodio della serie di Star War. Sul Monte Piana, nell’estate del 1892, salì un giorno anche il poeta Giosuè Carducci elogiandone i magnifici panorami. La famiglia De Francesch, al civico 32, si è stabilita per tutta la vita. Incurante del Burian.

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Linee e cerchioni

Ma cosa ci fa una e-bikemi a Lambrate, dove le rastrelliere non esistono?

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Favola della faina e del lupo cattivo

Le storie di Lou Donn

Vita a Lou Don

C’era una volta una faina scaltra che tutte le sere spiava dalla finestrella della sua baracca gli umani che abitavano in una casetta proprio vicino alla sua. Non appena gli uomini salivano nelle stanze superiori per coricarsi, la faina si avvicinava di soppiatto alla casa, attirata dal tepore che sentiva sprigionarsi da quelle mure e dagli odori delle pietanze che erano state cucinate poche ore prima; all’inizio, timorosa di essere scoperta, la povera bestiola restava incantata davanti al cancello della casetta, confusa sul da farsi. Passava così tanto tempo a contemplare quasi intontita quel posto che ben presto iniziò a portarsi uno spuntino per quegli appostamenti notturni e a fare i suoi bisogni senza ritegno di fronte al cancello degli umani.

Qualche tempo dopo, le persone che vivevano nella casetta si accorsero della cosa e decisero di tendere una trappola (a dirla tutta, una fototrappola) all’animale: speravano di…

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Diga del Vajont dall’alto, 54 dopo il disastro del Vajont

Le riprese fatte da un drone realizzate da Alessandro Menafra per ricordare il disastro del Vajont del 9 ottobre 1963.

planetmountain.com, 08/10/2017

Le immagini, a dir poco spettacolari, di quella che nel 1960, anno della sua costruzione, era la diga più alta al mondo. Ecco le riprese realizzate da Alessandro Menafra della Diga del Vajont, della Valle del Vajont e del piccolo borgo di Casso a 950m sopra la diga, per ricordare quella terribile tragedia della sera del 9 ottobre 1963 quando il Monte Toc franò nel lago provocando una devastante onda che causò quasi 2000 vittime a Longarone e nelle frazioni limitrofi.

Una gobba immensa sollevò la luce della luna dalla superficie del lago e la scagliò verso il cielo. Poi il bagliore si spense nel boato di un mare che piombava su Longarone. E in quel momento anche Erto, avviato a diventare una cittadina, sprofondò. E non rinacque mai più.

Da “Il volo della martora” di Mauro Corona

Link: www.alessandromenafra.com

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Upcycle. Bere, mangiare, pedalare

Post un po’ ruffiano.

Sono andata a Milano con la famiglia, a vedere una mostra (per la cronaca, la mostra dedicata alla conquista dello spazio allestita allo Spazio Ventura XV). In fase di pianificazione della giornata, in modo un po’ paraculo, ho proposto al moroso (che è in trip totale per la bici):

…e se andassimo all’Upcycle Café? E’ vicino al Politecnico…

Una lucina si è accesa nei suoi occhi… finita la mostra abbiamo trascinato il pargolo, che si sarebbe fermato nel primo posto dispensatore di cose commestibili, fino in via Ampère.

Allora: il posto è veramente carino, e abbiamo mangiato bene. Io ho preso le Vegan Balls, molto buone, e la birra rossa altrettanto. Mio figlio, a 8 anni, si è mangiato il sui primo burger (giuro…) ma si è fatto togliere insalata, pomodoro e…i semi di papavero dal pane (aaaargghhh!!). Però le patate se le è scofanate senza fare storie…

Ma Upcycle non è solo un posto per mangiare, organizzano eventi legati al mondo a due ruote, e si può venir qui anche per studiare. Le decorazioni sono “a tema”, volevo anche fotografare la maglie appese al soffitto ma c’era troppa gente e mi vergognavo un po’….

E, da mamma che ha superato l’età cambio pannolino ma che a queste cose sta attenta, non è sfuggita una cosa. Mi è capitato di leggere in giro polemiche sugli spazi per il cambio pannolino, generalmente scarsi e/o inaccessibili ai papà. Ecco. Ficchiamoci in testa una cosa. E’ pur vero che in genere i bambini hanno un papà e una mamma (non sempre, ma in genere è così), ma non è detto che entrambi possano essere presenti. Ma ci possono anche essere bambini con due papà, due mamme, o in giro col cugino, lo zio o il fratello più grande. In ognuno di questi casi i bambini hanno il sacrosanto diritto di essere cambiati con tranquillità. Da chiunque. E anche i maschietti, che sono perfettamente in grado di accudire un bambino, devono poter accedere ad un posto per cambiare il pargolo, senza essere insultati perché entrano nel bagno delle signore, o senza dover usare il piano in marmo del lavandino del bagno degli uomini. Ecco, qui almeno hanno l’autorizzazione scritta ad entrare nello spazio dedicato.

Consigli per il cambio pannolino a parte…se volete essere informati su menù, orari, iniziative, varie ed eventuali, potete accedere al sito internet o alla pagina facebook del locale.

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