persone

Vivere il Vajolet

Le parole di Valeria e Stefan, titolari del Rifugio Re Alberto.

Le immagini spettacolari del Catinaccio e del Vajolet.

Buona visione

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Grease!!!

Selva di Val Gardena, 15/06/2018.

Siamo alla festa di premiazione della Hero Kids.

Sul palco salgono due ragazzini vestiti come John Travolta e Olivia Newton-John in Grease, e interpretano la scena del Luna Park (quella di “You’re the one that I want”). Il mio compagno mi dice

Questa scena l’ha rifatta Peter Sagan con la moglie. L’ho trovata su youtube.

Istintivamente mi viene da ridere.

Intendiamoci, considero Sagan sufficientemente fuori di melone per fare una cosa del genere, ma per non essere ridicoli nel reinterpretare questa scena bisogna sapersi muovere quantomeno discretamente. Poi mi capita di leggere che da ragazzo ha studiato recitazione, a quel punto, incuriosita, vado a cercare il filmato.

Per chi se lo fosse perso, eccolo qua.

Buona visione!

nb.

E comunque, i calzini bianchi sono inguardabili…

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Un grande tra i Giusti

Evento facebook QUI

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Il diavolo generoso

Al Trento Film Festival, domenica 29 aprile…

Il Diavolo generoso. La storia di Tita Piaz, il diavolo delle Dolomiti

di Alfredo Paluselli, Edizioni Dolomiti.

Iva Berasi, presidente di SportAbili, onlus a cui è destinata una parte degli introiti del libro, dialoga con l’autore

Domenica 29/04/2018 ore 18.00

Palazzo Roccabruna – via SS Trinità, 24 – Trento

Il ritrovamento di importanti documenti inediti, di nuove testimonianze e di moltissime fotografie hanno spinto alla realizzazione di questo curato volume sull’incredibile esistenza di Tita Piaz, il Diavolo delle Dolomiti.
Più di duecento pagine accompagneranno il lettore in un’avvincente avventura, realmente avvenuta e inequivocabilmente documentata, attraverso gli albori dell’alpinismo, due guerre mondiali, arresti, scandali, tragedie, conquiste e amori. Fino a un epilogo inatteso, sorprendente, che riassumerà i tratti infinitamente umani di un personaggio indimenticabile.

In tutta la storia sarà riconoscibile lo spirito generoso di Piaz, sempre pronto ad aiutare i più deboli. In linea con lo spirito altruista del protagonista, una parte dei proventi del libro sarà devoluta in solidarietà.

L’autore

Alfredo Paluselli: è il nipote dell’omonimo Alfredo Paluselli, il “papà” di Baita Segantini a Passo Rolle.

Si veda il post nel quale ricordava la figura del nonno e parlava del progetto di riconversione di Passo Rolle

 

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Un violino sul Grignone

Rifugio Elisa – montagna.tv

Elena Cosmo, la violinista che molla tutto per il rifugio sul Grignone

«Basta tournée in giro per il mondo, divento capanatt: continuerò a essere una musicista, solo che i concerti invece che in un auditorium davanti a un pubblico numeroso si terranno tra le mie amate vette con accanto gli appassionati di montagna»

Elena Cosmo – resegoneonline.it

di Barbara Gerosa – milano.corriere.it, 27/04/2018

Guai a chiederle perché ha deciso di appendere il violino al chiodo per gestire un rifugio a 1.515 metri d’altezza, ai piedi del Sasso Cavallo e del Sasso dei Carbonari, a tre ore di cammino dalla frazione mandellese di Rongio e lontano dai sentieri più conosciuti. Gli occhi scuri si accendono di passione e le parole sgorgano come le note dello strumento che suona fin da piccola. «Non ho appeso proprio nulla. Continuerò ad essere una musicista, solo che i concerti invece che in un auditorium davanti a un pubblico numeroso si terranno tra le mie amate vette con accanto gli appassionati di montagna, che sono certa apprezzeranno il suono della natura che si mescola con le note del mio violino».

Elena Cosmo ha il sorriso che incanta e grinta da vendere. Fisico minuto, da un paio di settimane è la nuova «capanatt» del rifugio Elisa, di proprietà del Cai Grigne di Mandello, sul versante occidentale del Grignone, tra le più note cime lecchesi. Originaria di Desio, 37 anni, da sei vive a Pasturo, in Valsassina, dove si è trasferita per trasformare in lavoro la sua passione per la montagna. Figlia di musicisti, diplomata in violino al Conservatorio di Milano, si è inizialmente dedicata all’insegnamento per poi suonare in tutta Italia e nel mondo, con concerti anche in Indonesia.

Nel 2010 è rimasta folgorata sulla via delle vette lariane: il Resegone, la Grigna, si è poi dedicata all’arrampicata arrivando persino a risalire le cascate di ghiaccio. Infine l’attività nei rifugi, a Claviere, in Val di Susa, Brioschi, Rosalba e Sassi Castelli nel Lecchese. «Facevo praticamente di tutto. È stata un’esperienza importante e quando si è trattato di poter partecipare al bando per gestire da sola l’Elisa, raccogliendo l’eredità di Mauro Balatti che mi ha preceduta in questo incarico, non ci ho pensato un istante», racconta raggiante.

Ma insieme allo zaino pesante 70 chili con le provviste per cucinare i pranzi e le cene agli ospiti-alpinisti- amanti della musica, con sé ha portato anche il violino. «In realtà non l’ho mai abbandonato — continua a raccontare —. Nel 2016 è nato il progetto “Armonie tra cielo e terra”. Insieme al quartetto d’archi di cui faccio parte abbiamo organizzato una decina di concerti in alta quota, molto apprezzati e partecipati. Ed è quello che intendo continuare a fare, anche se non abbiamo ancora fissato date precise».

Intanto il rifugio Elisa, edificato nel 1926 in alta Val Meria, ventitrè posti letto e un panorama mozzafiato, ha già fatto il pieno di consensi, è stato letteralmente preso d’assalto nella giornata del 25 aprile e resterà aperto nei week end fino a giugno e in autunno. Porte e finestre spalancate tutti i giorni, invece, a luglio e agosto, il periodo di maggiore richiesta e quello nel quale l’ambiente e le temperature sono maggiormente gradevoli. Un richiamo irresistibile soprattutto per chi è costretto a vivere nelle città.

«Un lavoro difficile? Impegnativo certo, ma non faccio né più né meno di quello che fanno gli altri rifugisti — si schermisce Elena —. Portare le provviste a piedi per tre ore di cammino? Vivere isolati dal mondo per lunghi mesi? È normale. Anzi è fantastico. E le donne che hanno scelto di impegnarsi in questa attività sono sempre di più. Certo io suono anche il violino, ma in alta quota la musica ha tutto un altro sapore. Arriva prima al cielo e al cuore di chi l’ascolta».

Fotogallery

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Da Baveno a Ushuaia

Bike Traveller con Darinka Montico

MERCOLEDì 11 APRILE 2018 ORE 21:00 c/o Upcycle – via Ampère, 59 – Milano

La Carrettera Austral. Da Baveno (ITA) a Ushuaia (Argentina) in bici e barca a vela.

Fonte: upcyclecafe.it

Al grido di “PEACE & LOVE & TRAVEL” Darinka Montico, scrittrice, fotografa e blogger piemontese di origini slave, nella sua vita ha deciso di viaggiare e sognare girando il mondo in bici e attraversando gli oceani in barca a vela.

Darinka sarà eccezionalmente in Italia e noi di Upcycle non abbiamo esitato un attimo a intercettarla e invitarla come rappresentante del movimento BIKE TRAVELLER che ci porterà, dopo Dino Lanzaretti, in giro per il mondo e nei freschi ricordi del suo ultimo viaggio da Baveno (ITA) a Ushuaia (Argentina) in bici e barca a vela, per finire in bici sulla Carretera Austral.

Darinka e la bici. “La mia bici è il mio portale verso la trasformazione nel mio alterego fantastico. A volte mi trasformo in un ninja invisibile in completa simbiosi con la natura, che vive di quello che riesce a portarsi dietro solo grazie ai proprio muscoli,  che di notte si nasconde ai margini del mondo per osservarlo da fuori e che ogni giorno sgattaiola nuovamente in strada, perchè è proprio di lei che si nutre. Altre volte mi trasformo in Atreyu, il cacciatore del bufalo purpureo, che per sconfiggere il Nulla raccoglie i sogni della gente.
La mia bici è il motore della mia fantasia e certamente grazie a lei riesco a sconfiggere il mio nulla interiore pedalata dopo pedalata.

Chi è Darinka Montico:
www.facebook.com/darinkamontico/
http://theneverendingroad.com

BIKE TRAVELLERS è una rassegna di racconti di viaggio in collaborazione con Ciclica e La Stazione Delle Biciclette.

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Burian non ci spaventa

«Burian? Non ci spaventa»: parla la famiglia che vive a 2 mila metri

La famiglia De Francesch attende il «grande freddo» proveniente dalla Siberia in una casa insolita, dove vive dal 1962: un ex rifugio sulle Dolomiti della Grande Guerra, a una passo dalle Tre Cime di Lavaredo. La motoslitta per portare la figlia a scuola

Via Monte Piana 32, Auronzo di Cadore: la famiglia De Francesch

di Massimo Spampani – corriere.it, 25/02/2018

Leggendo l’indirizzo: via Monte Piana 32, Auronzo di Cadore, verrebbe da pensare a un normale numero civico, non certo a un posto fuori dal mondo, in perfetta solitudine, sulle cime dolomitiche a 2.205 metri di quota, con vista spettacolare sulle Tre Cime di Lavaredo, ma con affaccio su burroni da brivido. Eppure lassù, al civico 32 (ma gli altri dove sono?) al termine di una strada coperta dalla neve, che d’inverno si percorre solo a piedi o in motoslitta, piena di arditi tornanti, arrampicati sulla roccia, scolpiti dai soldati italiani durante la Prima guerra mondiale, vive una famiglia tutto l’anno, nella sua tranquilla quotidianità.

Tra -20° e -30°

Quella è la loro casa, la loro dimora fissa e quando arriverà il Burian, l’ondata di gelo estremo proveniente dalla Siberia attesa a ore, il termometro si inabisserà con minime (come si legge nelle previsioni dell’Arpav , l’Agenzia regionale per l’ambiente del Veneto) «che nelle zone più fredde delle Dolomiti saranno comprese tra -20 e -30°» alle quali andranno ad aggiungersi venti tesi da Nord-Est. Mauro De Francesch, il capofamiglia, non batte ciglio: «Al freddo e alla neve siamo abituati, non ci spaventano. Nell’inverno 2013-14 è caduta così tanta neve che siamo rimasti isolati per 13 giorni. Io vivo quassù dal 1962, quando mio padre Giovanni acquistò un complesso di baracche che durante la Grande Guerra ospitavano il comando italiano in questa zona del fronte. Le trasformò in un rifugio, più volte ampliato, finché nel 1993 la gestione passò a me e a mia moglie Lucia».

Nel resto della settimana regna la pace

D’inverno il rifugio è aperto solo nel weekend, quando la vita della famiglia si anima e arrivano i turisti. Nel resto della settimana regna la pace, in compagnia di volpi, camosci ed ermellini. Ogni mattina, come accade da tanti anni, Sofia, la figlia minore della coppia, deve essere accompagnata a scuola: «Sveglia alle 6.30 — racconta —. Il papà poi mi porta giù in motoslitta fino a Misurina per poi proseguire in auto, valicando il passo Tre Croci, fino a Cortina, il posto con la scuola più vicina». Sofia affronta quest’anno la prima classe del liceo Artistico: «Ora ho 15 anni ma faccio questa vita fin dall’asilo». Capita che per la pericolosità della strada qualche giorno di scuola vada perso, ma sono pochi. La sorella Chiara, 24 anni, ha fatto la stessa trafila, e ora studia letteratura tedesca e lavora in Germania. Nel rifugio per le due figlie c’è una vetrata che limita una stanzetta dove poter studiare e svolgere i compiti. Ovviamente il papà, al termine delle lezioni deve riportare la figlia a Monte Piana. «Faccio due volte la spola — dice — salvo le volte in cui mi fermo a Cortina a fare la spesa e aspetto». E poi, il pomeriggio, le lunghe serate così isolati? «Uso i social ma non troppo — risponde Sofia — preferisco disegnare, la mia vera passione. Amo suonare la chitarra e vorrei fare un corso estivo. Leggo libri del genere fantasy».

Qualche «botta di vita»

Ogni tanto qualche «botta di vita» capita anche lassù. Dopo gli episodi della serie televisiva A un passo dal cielo girati sul monte, a maggio sarà la volta di un episodio della serie di Star War. Sul Monte Piana, nell’estate del 1892, salì un giorno anche il poeta Giosuè Carducci elogiandone i magnifici panorami. La famiglia De Francesch, al civico 32, si è stabilita per tutta la vita. Incurante del Burian.

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Addio a The Bird

Jim Bridwell, addio a The Bird leggenda dell’arrampicata mondiale

Jim Bridwell ci ha lasciati. Ieri, 16 febbraio 2018, se n’è andato a 73 anni una delle assolute leggende dell’arrampicata e dell’alpinismo di tutti i tempi.

planetmountain.com, 17/02/2018

Jim Bridwell

Se n’è andato The Bird. Uno dei simboli e delle leggende immortali dell’arrampicata nella Yosemite Valley, anzi dell’arrampicata tout court. Di quell’arrampicata che è anche uno stile di vita e che riempie la vita tutta. Quell’arrampicata nata negli anni ’60 sulle pareti di Yosemite e vissuta da vagabondi della verticale. Un’era per certi versi mitica, che riecheggiava quel mondo ribelle e “hippie” che sognava la libertà e si preparava a contestare l’ordine di sempre. Jim Bridwell è stato non solo uno dei profeti di quell’arrampicata, di quell’alpinismo e di quel modo di intendere il mondo da “ribelli”. Ma anche uno che ha praticato e testimoniato quelle idee fino alla fine, dimostrando un coraggio e un’etica in parete davvero unici, da vero guerriero.

Nato a San Antonio, USA, il 29 luglio 1944, Bridwell ha iniziato suo viaggio nel mondo dell’arrampicata e dell’alpinismo negli anni ’60 proprio dalle immense pareti della Yosemite Valley facendo parte di quel gruppo di climber che, dal mitico Camp 4, cambiò per sempre il modo di intendere ed interpretare l’arrampicata, modificandone per sempre anche il “costume”. Da allora non si è più fermato spaziando poi sulle montagne del mondo ed in particolare in Patagonia e Alaska dove ha scritto pagine memorabili nella storia dell’alpinismo.

Billy Westbay, Jim Bridwell (al centro), e John Long dopo la prima ascensione in giornata di The Nose (El Capitan) nel 1975 – da wikipedia

Nella mitica Yosemite sono più di 100 le sue nuove vie, alcune diventate delle autentiche icone e delle pietre di paragone. Indimenticabile, nel 1974, la sua prima salita in giornata di The Nose su El Capitan, insieme a Billy Westbay e John Long. Impiegarono 15 ore. Fu una sorta di rivoluzione, anche per l’approccio. Non a caso la foto che riprende i 3 climber sullo sfondo dell’immensa parete del Cap è un’assoluta icona. Di più: quei tre giovani “figli dei fiori”, con quei gilets, quelle camicie a fiori, quelle bandane rappresentano lo spirito e il simbolo di un’epoca indimenticabile. Come indimenticabili sono tutte le vie di Bridwell di cui, tra le altre, ricordiamo: The integral (1969), Aquarian wall (1971), Pacific ocean wall (1975), Mirage (1976), Sea of dreams (1978), Zenyatta Mondatta (1981) e ‘Shadows’ (1989) su El Capitan. Mentre sull’ Half Dome assolutamente da ricordare sono Snake dike (1966), Bushido (1977), Zenith (1978), Big chill (1987). In Valle sarà anche ricordato per avere contribuito a fondare il Yosemite National Park’s Search and Rescue Team – YOSAR.

Invece, in Patagonia, altra sua terra d’elezione, Bridwell lasciò il suo segno indelebile centrando nel 1979 la storica prima ripetizione, ma anche prima salita completa e prima in stile alpino (con Steve Brewer), della via del “Compressore” di Maestri al Cerro Torre. Proprio riferendosi alla schiodatura di quella via Bridwell espresse il suo parere a planetmountain.com in un articolo pieno di passione e visioni che vanno oltre l’arrampicata. Sempre in Patagonia sono da ricordare, inoltre, la prima salita di Exocet al Cerro Standhardt (1988) e la prima salita completa di Desmochada (1988). In Alaska assolutamente da menzionare la prima stupefacente salita della parete Est del Moose’s Tooth (1981) aperta in pieno inverno con difficoltà di A4. Un’impresa incredibile, un autentico capolavoro! Da segnalare in Himalaya anche la sua via nuova sul Pumori (7145m) aperta nell’inverno del 1982.

Jim Bridwell, l’inconfondibile Jim, con i suoi baffi, con quella faccia segnata e vissuta da mille battaglie e pareti non c’è più. E’ un altro pezzo di storia che se ne va. Stava male da tempo. Anche su queste pagine avevamo pubblicato l’appello lanciato del suo amico e compagno di cordata Giovanni Groaz. Eppure Bridwell ha resistito, ha lotttato come sempre ha fatto sulle pareti del mondo. Forse perché, come ci aveva risposto in un’intervista tanto tempo fa, la via perfetta, come la vita, “Non deve dimostrare le capacità di uno specialista ma la completezza dell’arrampicatore.”

di Vinicio Stefanello

Alcune delle moltissime prime salite e salite di rilievo di Jim Bridwell

1963 Northeast Buttress, Higher Cathedral Rock, Yosemite, CA, USA
1964 North Buttress 5.10a, Middle Cathedral Rock, first free ascent
1965 Entrance Exam, Arch Rock, Yosemite, CA, USA con Chuck Pratt, Chris Fredericks e Larry Marshik
1967 East Face, Higher Cathedral Rock, Yosemite, CA, USA con Chris Fredericks
1967 South Central, Washington Column, Yosemite, CA, USA con Joe Faint
1968 T-riple Direct, El Capitan, Yosemite, CA, USA con Kim Schmitz
1970 New Dimensions, Arch Rock, Yosemite, CA, USA con Mark Klemens
1970 Vain Hope, Ribbon Falls, Yosemite, CA, USA con Royal Robbins e Kim Schmitz
1971 Aquarian Wall, El Capitan, Yosemite, CA, USA con Kim Schmitz
1972 Nabisco Wall, The Cookie, Yosemite, CA, USA
1973 Straight Error, Elephant Rock
1974 Freestone, Geek Towers, Yosemite Falls, Yosemite, CA, USA
1975 Wailing Wall, Tuolumne Meadows, CA, USA (2° 5.12 degli USA) con Dale Bard e Rick Accomozo
1975 Pacific Ocean Wall, El Capitan, Yosemite, CA, USA con Bill Westbay, Jay Fiske e Fred East
1976 Gold Ribbon, Ribbon Falls, Yosemite, CA, USA con Mike Graham
1977 Bushido, Half Dome, Yosemite, CA, USA con Dale Bard
1978 Sea of Dreams, El Capitan, Yosemite, CA, USA con Dale Bard e Dave Diegelman
1978 Zenith, Half Dome, Yosemite, CA, USA con Kim Schmitz
1979 Southeast Ridge del Cerro Torre (Via del Compressore), Patagonia, Argentina con Steven Brewer (prima salita in stile alpino del Torre)
1979 Northwest Face, Kichatna Spire, Alaska Range, USA con Andrew Embick
1981 Zenyatta Mondatta, El Capitan, Yosemite, CA, USA con Peter Mayfield e Charlie Row
1981 Dance of the Woo Li Masters, East Face di The Moose’s Tooth, Ruth Gorge, Alaska, USA con Mugs Stump
1982 South Face, Pumori, Nepal con Jan Reynolds e Ned Gilette (invernale)
1987 The Big Chill, Half Dome, Yosemite, CA, USA con Peter Mayfield, Sean Plunkett e Steve Bosque
1988 Exocet VI 5.9 WI6, East Face Cerro Stanhardt, Patagonia con Greg Smith, Jay Smith
1989 Shadows VI 5.10 A5, Half Dome, con Cito Kirkpatrick, Charles Row, William Westby
1989 West Face (VI 5.11b), El Capitan (in libera)
1999 Oddysey, Gran Capucin, Monte Bianco, Alpi, Francia con Giovani Groaz
1999 The Useless Emotion (VII 5.9 WI4 A4), The Bear’s Tooth, Ruth Glacier, Alaska, USA con Terry Christensen, Glenn Dunmire, Brian Jonas e Brian McCray May 3-21, 1999
2001 The Beast Pillar, The Moose’s Tooth, Ruth Gorge, Alaska, USA con Spencer Pfinsten

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L’ultima intervista a Walter

Bella intervista a Walter Bonatti.

Di Hervé Bricca, per “Fischio d’inizio”

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Ladri di biciclette

Ladri di biciclette: restituite la bici al giramondo Etienne Godard

di Gianluca Nicoletti – lastampa.it, 09/10/2017

Ladri di biciclette mettetevi una mano sulla coscienza. Quanto potrete mai farci con quella bici impolverata che avete rubato al signor Etienne Godard, il giramondo che aveva già pedalato in quasi un anno per 15.000 partendo da Hong Kong per tornare a casa sua in Francia…Gli mancava poco, ma appena è arrivato dalle nostre parti…L’ha persa di vista un minuto e si è volatilizzata. Riporto per intero il suo appello su Facebook…Vi conviene tutto sommato fargliela riavere, meglio la sua lauta ricompensa che i quattro soldi di un ricettatore…

Amici di Facebook. Ieri pomeriggio 30 settembre 2017, sono stato derubato della mia bicicletta da viaggio sulla spiaggia di Castel Volturno (Lido Costazzurra). Stavo viaggiando da 11 mesi per 15.000 km da Hong Kong al nord della Francia, dove vivo. Per me è stato un brutto colpo perché questa bicicletta e tutto l’ equipaggiamento nelle 4 borse verdi avevano un grande valore sentimentale oltre che finanziario.Vi chiedo aiuto per trovarla con i suoi bagagli (fotocamera, Iphone, attrezzi da campeggio, vestiti, occhiali da vista e da sole …) Offro una lauta ricompensa a chi mi aiuterà a trovare la mia bici e il mio materiale. Pubblico alcune foto della bici carica per potervi aiutare nella ricerca. Vi prego di inviare questo messaggio a chiunque sia interessato o sulla vostra bacheca di FB se lo desiderate. Grazie di cuore !puoi raggiungere il mio amico italiano al 348 415 7276

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