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A Capo Nord con una gamba ciascuno

di Cesare Pastarini – gazzettadiparma.it, 02/07/2017

Andrea cammina e pedala con una gamba sola da quando, a 17 anni, un incidente stradale gli causò l’amputazione della sinistra.

Massimo subì l’amputazione della gamba destra poco tempo fa, a 18 anni, anche lui a causa di un incidente motociclistico.

Domani (ieri n.d.b.), lunedì 3 luglio, Andrea e Massimo tenteranno in bicicletta di raggiungere in 23 giorni Capo Nord, estrema punta d’Europa. Undicimila chilometri di fatiche, di sfide e di divertimento. Ovviamente non saranno esclusivamente in bici, sarebbe impossibile. Guideranno un’auto e ogni giorno tireranno giù le bici e faranno lunghi tratti pedalando e altri in trekking.

Andrea Devicenzi, 44 anni, è uno tosto, non è la prima volta che compie un’impresa. Ha già scalato la Manali Leh in India (700 km, tra le vie più alte del mondo), ha fatto la Parigi-Brest-Parigi (1230 km). Quando non tiene “lezioni di vita” nelle scuole in giro per l’Italia, si allena. Pedala e cammina, cammina e pedala. Stavolta sarà un’impresa di coppia, assieme al giovane Massimo Spagnoli, per promuovere lo sport tra persone diversamente abili, con la consapevolezza dei momenti duri da affrontare e con la certezza che dopo quelli arriveranno le gioie.

Storia diversa quella di Massimo, 20 anni, alla sua prima esperienza, spinto proprio dalla caparbia di Devicenzi, che lo ha allenato e motivato da gennaio a oggi.

I sogni – spiegano regalando un’ulteriore lezione – possono essere realizzati. Bisogna credere nelle proprie possibilità anche quando la vita ci riserva sorprese drammatiche”.

L’intero viaggio è in gran parte supportato dalla fondazione di un’importante compagnia telefonica, che assieme ad Andrea, Massimo e a tanti altri testimonial come Alex Zanardi e Bebe Vio, promuove l’attività sportiva delle persone diversamente abili, grazie ad una piattaforma ideata e realizzata ad hoc per questo grande progetto.

Potremo seguire l’impresa qui: http://www.andreadevicenzi.it/progetti/route-22 e anche qui: https://www.youtube.com/channel/UCDquGvQbWa_-Zi_IgynO_Zg

Per una volta con “Onde Road” ci siamo trasferiti davvero on the road.

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Bartali, l’eroe che salvò quasi mille ebrei dai nazisti

Il 5 maggio 2000 moriva Gino Bartali

www.lefotochehannosegnatounepoca.it, 05/05/2017

I grandi campioni vengono ricordati per le loro imprese sportive, eppure la stella del ciclismo Gino Bartali brilla anche per altruismo e umanità. Lui, che durante le persecuzioni degli ebrei in Italia trasportò all’interno della sua bicicletta documenti falsi per aiutarli ad avere una nuova identità e a sfuggire alla deportazione che li avrebbe portati nei campi di concentramento nazifascisti.

Questa storia nella Storia è venuta fuori soltanto molti anni dopo, perché Bartali ha custodito gelosamente questo segreto in fondo al suo cuore: “Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”, diceva. Il campione italiano è scomparso nel 2000 e la ricostruzione di questa sua grande impresa contro le persecuzioni degli ebrei si è fatta strada pian piano, scavando nella memoria e dando un nome e un volto alle centinaia di persone che con i documenti falsi trasportati all’interno della sua bicicletta da corsa Bartali salvò dalle deportazioni nazifasciste.

Nel 2006 l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferì a Gino Bartali la medaglia d’oro al valor civile (postuma) per la sua attività a favore degli ebrei perseguitati durante la Seconda guerra mondiale. E il 23 settembre 2013 è stato dichiarato ‘Giusto tra le nazioni’ dallo Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell’Olocausto fondato nel 1953, riconoscimento per i non-ebrei che hanno rischiato la propria vita per salvare quella anche di un solo ebreo durante le persecuzioni naziste.

“Cattolico devoto, nel corso dell’occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l’arcivescovo della città cardinale Elia Angelo Dalla Costa”, questa la motivazione dello Yad Vashem.

Da quando la notizia è stata resa di dominio pubblico, la figura di Gino Bartali – celebre per le sue corse in bicicletta, per l’eterna sfida con il suo amico-rivale Fausto Coppi e per la foto del passaggio della borraccia, è finita in libri, film, documentari che ne hanno ritratto anche l’aspetto più nascosto, raccontando la sua opera di salvataggio.

Qualche anno fa un documentario del regista newyorkese Oren Jacoby “My Italian secret. The Forgotten Heroes”, presentato al Festival del film di Roma nel 2014, racconta anche la sua storia. Il 27 gennaio del 2015 è stato pubblicato il libro di Simone Dini Gandini “La bicicletta di Bartali”, in cui si ricostruiscono anche gli spostamenti che Gino percorreva in sella alla sua bici per trasportare i preziosi documenti da una stamperia clandestina di Assisi fino a Firenze, dove poi venivano consegnati agli ebrei consentendo loro di avere una nuova identità e sfuggire all’orrore.

E una volta ci mancò poco che venisse scoperto, come racconta l’autore del libro in un’intervista rilasciata a RaiNews: “”Nell’autunno del ’43 Bartali venne arrestato dalla polizia fascista: a Firenze c’era il temutissimo comandante Mario Carità, persona crudele e spietata. Venne fermato ma nessuno ispezionò la sua bicicletta: grazie a questa ‘dimenticanza’ il campione si salvò. Ho voluto raccontare la sua storia per fare capire ai giovani lettori che l’eroismo e l’impegno civile esistono veramente”.

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Campionissimo me: Fausto Coppi per un giorno

Upcycle Milano Bike Cafè organizza la sfida tutta personale per essere Coppi per un giorno: CAMPIONISSIMO ME la pedalata non competitiva di 100 km – con salita finale – per raggiungere Castellania (AL), città natale del Campionissimo.

Si parte da Upcycle Bike Cafè insieme o a gruppetti per raggiungere Castellania dove i ciclisti verranno accolti da una grande festa, dal Circolo Velocipedistico Alessandrino e dal Sindaco di Castellania, Sergio Vallenzona, che aprirà le porte ai luoghi intimi della vita di Fausto e allestirà, in collaborazione con la Camera di Commercio di Alessandria, un ristoro gourmet con Salame Nobile del Giarolo, formaggio Montebore, vino Barbera e Timorasso, torte e focaccia novese.

I ciclisti potranno visitare la casa-museo Coppi, inoltre potranno passeggiare per il borgo, il mausoleo a Fausto e Serse e il centro documentale.

Programma

  • Ritrovo da Upcycle dalle ore 7:30
  • Partenza alla francese dalle 8 alle 8:30
  • Arrivo a Castellania entro le 14:00

CAMPIONISSIMO ME ha un unico percorso di circa 100 km su strada asfaltata, sono previsti circa 2 km su strada bianca. Il percorso è pianeggiante, solo gli ultimi km prevedono salita per arrivare a Castellania, a 400 metri di quota.

Ogni partecipante dovrà seguire le indicazioni del Road Book o la traccia GPS che verrà inviata via mail a tutti gli iscritti durante la settimana dell’evento.

Non sono previsti ristori lungo il percorso ma un ristoro finale a Castellania.

Il ritorno a Milano sarà gestito in autonomia dai partecipanti, i ciclisti potranno prendere un treno dalle vicine stazioni di Tortona oppure Voghera. Oppure tornare a Milano in bici.

Partecipazione

La partecipazione è aperta ai ciclisti iscritti e affiliati ad Associazioni Sportive e ai ciclisti individuali con discreto livello di allenamento.

L’iscrizione è obbligatoria entro la mezzanotte di giovedì 4 maggio 2017 o fino al raggiungimento massimo di 100 iscritti.

Per iscriverti devi leggere e accettare il REGOLAMENTO su www.upcyclecafe.com

La quota di partecipazione è di 15€. Comprende:

  • ROAD BOOK del percorso e GPS traccia del percorso;
  • colazione da Upcycle;
  • ingresso alla Casa-Museo Coppi;
  • ristoro gourmet a Castellania;
  • Assicurazione.

Come iscriversi:

  1. puoi mandare una email a events@upcyclecafe.com con i tuoi dati: NOME, COGNOME, CODICE FISCALE, INDIRIZZO COMPLETO DI RESIDENZA, PROFESSIONE e allegare ricevuta versamento bonifico bancario di 15€ “CAUSALE: Quota CAMPIONISSIMO ME” intestata a UPCYCLE SRL, IBAN IT44K0306909495100000000872.
  2. oppure puoi iscriverti direttamente presso Upcycle Bike Cafè via Ampere 59, Milano.

Evento facebook

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L’ultima vittoria

Ciao, Michele

(da Eurosport)

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L’agenda ritrovata: la prima ciclostaffetta in memoria di Paolo Borsellino

fiab-onlus.it, 26/03/2017

Parte da Milano, precisamente da Bollate, domenica 25 giugno la prima ciclostaffetta in memoria di Paolo Borsellino, il magistrato ucciso dalla mafia a Palermo nel luglio 1992. Una manifestazione itinerante organizzata dall’associazione culturale L’Orablù che terminerà proprio nel capoluogo siciliano con l’arrivo dei suoi ambasciatori mercoledì 19 luglio, a 25 anni esatti dalla strage di via D’Amelio. In Sicilia i ciclostaffettisti porteranno una copia esatta dell’agenda rossa, ceduta dal fratello del magistrato, Salvatore Borsellino, su cui i partecipanti potranno apporre una firma.

Tra le associazioni che sosterranno e parteciperanno alle varie tappe del progetto anche la Fiab, che ha patrocinato la prima edizione del progetto de L’agenda ritrovata. Un’iniziativa che si ispira alla scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, sparita dal luogo dell’attentato. Fogli su cui sono in molti a credere che il magistrato avesse annotato informazioni e nomi sull’omicidio del collega e amico Giovanni Falcone e altri dati fondamentali per il suo lavoro.

Un viaggio in sella da Milano a Palermo con un programma ricco di eventi, letture e spettacoli per parlare di legalità e lotta alla mafia. Due i ciclostaffettisti che prenderanno parte all’intero percorso accompagnati da un camper. Un centinaio o poco più i chilometri al giorno, pedalabili del tutto o in parte da chiunque voglia aggregarsi, purché in sicurezza e rispettando le tabelle di marcia. Sarà comunque possibile agganciarsi al gruppo negli ultimi 5 chilometri di ogni tappa. Già attiva nel frattempo la rete delle associazioni che si impegnano a ospitare presso alloggi privati o sedi del territorio gli ambasciatori dell’agenda ritrovata.

Il progetto de L’agenda ritrovata sosterà in numerose piazze, in un giro d’Italia che vuole coinvolgere il maggior numero di comuni possibili, dal Nord al Sud. Tra quelli toccati, ad esempio, Piacenza, Bologna, Rimini, Perugia, Grosseto, Roma, Napoli, Bari e Messina. Città dove tutte le associazioni Fiab sono invitate a dare il proprio contributo. “Quelle che abbiamo contattato – ci ha raccontato Barbara Marelli di L’Orablù – si sono subito rese disponibili. Non chiediamo uno sforzo agonistico, ma piuttosto una partecipazione attiva da parte dei cittadini”.

A lanciare poi la ciclostaffetta in memoria di Paolo Borsellino, pochi giorni prima della partenza del prossimo giugno verrà pubblicata un’antologia di testi edita da Feltrinelli. Racconti di scrittori italiani che si sono cimentati con la vicenda ancora irrisolta dell’agenda rossa. Soddisfatto anche Walter Palagonia, presidente de L’Orablù, “soprattutto perché è la casa editrice che si è messa a disposizione per la raccolta di questi testi”, un segno che testimonia quanto sia ancora forte la spinta per la ricerca della verità sulle stragi di mafia.

Pagina facebook dedicata

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Nanga Parbat, il gigante femmina

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Staffetta

Ciao Tina

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L’archivio Bonatti a Torino

Accolto nel luogo più adatto un patrimonio di grande valore storico

L’archivio di Walter Bonatti donato al Museo della montagna di Torino

di Piero Carlesi – touringclub.it, 11/10/2016

bonatti

Circa 7000 foto di montagna, databili dalla fine degli anni ’40 agli anni ’80 del Novecento, attrezzature alpinistiche utilizzate da Bonatti negli anni ’50 e ’60 (dalla famosa solitaria sul Petit Dru alla via nuova sulla parete nord del Cervino): abbigliamento, zaini, caschi, scarponi, piccozze, ramponi, martelli, occhiali e poi dattiloscritti, appunti, relazioni tecniche, testi per conferenze, interventi e discorsi pubblici, libri, pellicole e registrazioni audio e video, fotocamere. Inoltre 70.000 diapositive realizzate da Bonatti nel corso dei viaggi di esplorazione, oltre ai materiali preparatori per le avventure in terre lontane e ancora, sessant’anni di ritagli stampa e di corrispondenze. Un patrimonio di testimonianze, cimeli e ricordi stimabile in circa 250mila pezzi è stato donato dagli eredi di Walter Bonatti (Francesco e Stefano Vicario, figli di Rossana Podestà) al Museo nazionale della montagna di Torino, del Club Alpino Italiano.

TUTTO IL MATERIALE A TORINO

Secondo il Direttore del Museo Aldo Audisio “l’acquisizione delle collezioni di Bonatti, decisione presa unicamente dagli eredi, rappresenta la continuazione di un progetto iniziato da tempo con Walter, e si allinea con il grande lavoro di documentazione che il Museo Nazionale della Montagna conduce da molti anni, con l’obiettivo di studiare, narrare in maniera rigorosa e valorizzare la storia dell’alpinismo e delle alte terre. L’archivio Bonatti, che fino ad oggi era diviso tra Valtellina, Milano e Visso, in provincia di Macerata, viene così finalmente riunito”.

UN RIORDINO COMPLESSO 

Il riordino delle collezioni dell’archivio Bonatti entrerà a breve nella sua fase operativa. Si tratterà di un lavoro lungo, complesso e oneroso, completamente a carico del Museo del CAI Torino. Il costo indicativo dell’operazione è stimabile in circa 300.000 euro. Al momento il progetto può far conto su un primo, consistente sostegno economico della Sede Centrale del Club alpino italiano, pari a un terzo della somma.

Per gran parte del periodo di riordino del materiale non sarà ovviamente possibile la consultazione dei documenti, che verranno poi messi a disposizione degli studiosi e del pubblico, una volta ultimata la completa sistemazione archivistica.

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La rivolta dei fattorini a pedali

Da Parigi parte la rivolta dei fattorini a pedali della gig economy

lifegate.it, 04/10/2016
I fattorini in bici sono il simbolo di una nuova logistica urbana sostenibile. Eppure, le loro condizioni di lavoro ricordano molto il passato.

Fare la spola in bicicletta fra ristoranti e abitazioni di clienti affamati con in spalla la loro cena. Da qualche ora nel weekend a diverse ore tutti i giorni, per compensi che possono superare i 1000 euro al mese. È questo il quotidiano delle migliaia di fattorini che lavorano in Europa per piattaforme internazionali come Deliveroo o Foodora. Un lavoro sempre più ambito da studenti e giovani adulti, ma anche il simbolo di una nuova logistica urbana.

Come funziona la gig economy

Dietro questa patina moderna e sostenibile si nasconderebbero però fattorinicondizioni di lavoro che non lo sono. Come le più note Uber e AirBnB in altri campi, le Food Tech – la famiglia cui appartengono le piattaforme di consegne nel gergo degli investitori – fanno proprie le regole della cosiddetta “gig economy”, l’economia dei concertini. Rapporti di lavoro occasionali, fugaci, ripetuti nel tempo e pagati a prestazione che ricordano quelli dei musicisti che si esibiscono nei piccoli club. Nei fatti però, i ragazzi delle consegne in bici sottostanno a regole che tanto ricordano quelle di un dipendente a tutti gli effetti: pressione da parte della gerarchia, obbligo di portare l’uniforme, turni da rispettare, niente ferie o malattia, ancor meno sussidi di disoccupazione, assicurazioni infortuni o contributi per la pensione. Impossibile per giunta negoziare le tariffe, come ogni libero professionista dovrebbe poter fare. In sintesi, zero costi per la piattaforma, zero garanzie per chi fa le consegne.

Fattorini in bici

Fattorini in bici che consegnano un pasto. Foto © ERIC FEFERBERG/AFP/Getty Images

La rivolta dei fattorini in bici parigini

I primi in Europa a provare sulla loro pelle le conseguenze di questo modello sono stati i “rider” parigini. Quando a fine luglio di quest’anno TakeEatEasy, importante piattaforma nata in Belgio nel 2013, ha chiuso i battenti, i 2.500 ragazzi delle consegne che lavoravano per lei in Francia si sono ritrovati appiedati dall’oggi al domani, senza la paga di luglio e senza nessuna garanzia. Alcuni di loro facevano parte del Collectif des coursiers franciliens nato a maggio di quest’anno e che oggi conta circa 1000 membri riuniti attorno a un gruppo Facebook. La sua prima battaglia sarà quella di far riconoscere, in sede legale, che fra piattaforme e ragazzi delle consegne esisteva un rapporto di subordinazione e che quindi questi ultimi devono poter beneficiare di tutte le garanzie che spettano a un dipendente.

Proteste lavoratori

In Europa avanzano le proteste per le condizioni di lavoro dei ragazzi delle consegne. Foto © Russell Davies / Flickr

Una cooperativa dei fattorini su due ruote

E domani? Piuttosto che attendere il fallimento della prossima piattaforma – a settembre è toccato a una francese, Tok Tok Tok, chiudere per farsi riassorbire da una piattaforma spagnola – c’è chi vorrebbe organizzarsi per unire le forze e reclamare migliori condizioni di lavoro. Ad esempio ispirandosi ai colleghi belgi che, assunti tramite una società di interim, hanno potuto se non altro farsi pagare fino all’ultima consegna nonostante il fallimento di Take Eat Easy. Un alleato di peso in questa mobilitazione si è già manifestato: a fine settembre, il consiglio comunale della capitale francese ha deciso di studiare la fattibilità di una cooperativa di fattorini su due ruote, sull’esempio di quelle che federano già alcuni tassisti della capitale. Simbolo della rivoluzione ecologica nella mobilità, la bicicletta si sta trasformando in strumento di emancipazione nel mondo del lavoro 2.0.

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A stare fermi…

….non succede niente.

zanardi

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