Articoli con tag: montagna

Anima Montis 2018

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Si combatteva qui!

100 anni dopo, il fronte della Grande Guerra fa Italia e impero Austroungarico, nelle foto Di Alessio Forconi.

Dalla Slovenia attraverso Carso, Alpi Giulie, Dolomiti, Marmolada, Adamello, Stelvio: tutto è cominciato a inizio 2017, quanto Alessio si è recato  nei lontani Monti Carpazi, per immortalare con i suoi scatti le terre un tempo interessate dal fronte orientale, dove si combatteva già nel 2014 e dove sono stati mandati a combattere, spesso a morire, anche trentini, ladini, friulani, che ai tempi vivevano sotto il dominio austriaco (come già veniva ricordato nella mostra Gran Vera ). Da lì, il progetto, patrocinato dal CAI, si è poi ampliato, fino a consentire la realizzazione di una mostra fotografica che ha già toccato alcune città europee.

Attraverso lo studio del passato che ci accomuna possiamo trarre riflessioni sui conflitti e su ciò che rappresentano per le popolazioni italiane ed europee, sulle conseguenze dei conflitti sulla popolazioni, sullo spirito di fratellanza fra popoli, che ora sembra sia stato dimenticato, rendendoci tutti più poveri.

La mostra è poi diventata un libro

A. Francioni – Si combatteva qui! Nei luoghi della Grande Guerra – Hoepli

Per informazioni

franconiphotos.eu

Pagina facebook Montagne 360 -rivista del CAI

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Burian non ci spaventa

«Burian? Non ci spaventa»: parla la famiglia che vive a 2 mila metri

La famiglia De Francesch attende il «grande freddo» proveniente dalla Siberia in una casa insolita, dove vive dal 1962: un ex rifugio sulle Dolomiti della Grande Guerra, a una passo dalle Tre Cime di Lavaredo. La motoslitta per portare la figlia a scuola

Via Monte Piana 32, Auronzo di Cadore: la famiglia De Francesch

di Massimo Spampani – corriere.it, 25/02/2018

Leggendo l’indirizzo: via Monte Piana 32, Auronzo di Cadore, verrebbe da pensare a un normale numero civico, non certo a un posto fuori dal mondo, in perfetta solitudine, sulle cime dolomitiche a 2.205 metri di quota, con vista spettacolare sulle Tre Cime di Lavaredo, ma con affaccio su burroni da brivido. Eppure lassù, al civico 32 (ma gli altri dove sono?) al termine di una strada coperta dalla neve, che d’inverno si percorre solo a piedi o in motoslitta, piena di arditi tornanti, arrampicati sulla roccia, scolpiti dai soldati italiani durante la Prima guerra mondiale, vive una famiglia tutto l’anno, nella sua tranquilla quotidianità.

Tra -20° e -30°

Quella è la loro casa, la loro dimora fissa e quando arriverà il Burian, l’ondata di gelo estremo proveniente dalla Siberia attesa a ore, il termometro si inabisserà con minime (come si legge nelle previsioni dell’Arpav , l’Agenzia regionale per l’ambiente del Veneto) «che nelle zone più fredde delle Dolomiti saranno comprese tra -20 e -30°» alle quali andranno ad aggiungersi venti tesi da Nord-Est. Mauro De Francesch, il capofamiglia, non batte ciglio: «Al freddo e alla neve siamo abituati, non ci spaventano. Nell’inverno 2013-14 è caduta così tanta neve che siamo rimasti isolati per 13 giorni. Io vivo quassù dal 1962, quando mio padre Giovanni acquistò un complesso di baracche che durante la Grande Guerra ospitavano il comando italiano in questa zona del fronte. Le trasformò in un rifugio, più volte ampliato, finché nel 1993 la gestione passò a me e a mia moglie Lucia».

Nel resto della settimana regna la pace

D’inverno il rifugio è aperto solo nel weekend, quando la vita della famiglia si anima e arrivano i turisti. Nel resto della settimana regna la pace, in compagnia di volpi, camosci ed ermellini. Ogni mattina, come accade da tanti anni, Sofia, la figlia minore della coppia, deve essere accompagnata a scuola: «Sveglia alle 6.30 — racconta —. Il papà poi mi porta giù in motoslitta fino a Misurina per poi proseguire in auto, valicando il passo Tre Croci, fino a Cortina, il posto con la scuola più vicina». Sofia affronta quest’anno la prima classe del liceo Artistico: «Ora ho 15 anni ma faccio questa vita fin dall’asilo». Capita che per la pericolosità della strada qualche giorno di scuola vada perso, ma sono pochi. La sorella Chiara, 24 anni, ha fatto la stessa trafila, e ora studia letteratura tedesca e lavora in Germania. Nel rifugio per le due figlie c’è una vetrata che limita una stanzetta dove poter studiare e svolgere i compiti. Ovviamente il papà, al termine delle lezioni deve riportare la figlia a Monte Piana. «Faccio due volte la spola — dice — salvo le volte in cui mi fermo a Cortina a fare la spesa e aspetto». E poi, il pomeriggio, le lunghe serate così isolati? «Uso i social ma non troppo — risponde Sofia — preferisco disegnare, la mia vera passione. Amo suonare la chitarra e vorrei fare un corso estivo. Leggo libri del genere fantasy».

Qualche «botta di vita»

Ogni tanto qualche «botta di vita» capita anche lassù. Dopo gli episodi della serie televisiva A un passo dal cielo girati sul monte, a maggio sarà la volta di un episodio della serie di Star War. Sul Monte Piana, nell’estate del 1892, salì un giorno anche il poeta Giosuè Carducci elogiandone i magnifici panorami. La famiglia De Francesch, al civico 32, si è stabilita per tutta la vita. Incurante del Burian.

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I suoli alpini nell’equilibrio ecosistemico globale

5 dicembre giornata di approfondimento e confronto scientifico sui suoli alpini organizzata da Legambiente/Carovana delle Alpi a Torino

legambiente.it, 29/11/2017

Il 5 dicembre, in occasione del World Soil Day istituito dalle Nazioni Unite, perché in tutto il mondo cresca la consapevolezza del ruolo fondamentale del suolo negli equilibri che regolano la vita sul Pianeta, Legambiente/Carovana delle Alpi promuove una giornata di approfondimento scientifico sui suoli alpini nell’equilibrio ecosistemico globale. 

L’evento, organizzato con il patrocinio di FAO, Regione Piemonte, IPLA e Ordine degli Agronomi, avrà luogo il 5 dicembre presso la Sala multimediale della Regione Piemonte, in Corso Regina Margherita, 174 a  Torino.

Nell’attuale contingenza di gravissimo degrado ambientale dovuto all’antropizzazione incontrollata del Pianeta, il ruolo fondamentale dei suoli alpini nell’equilibrio ecosistemico globale necessita di essere tutelato prioritariamente come fattore chiave nella gestione del territorio montano, sia in ambito regionale sia italiano sia transfrontaliero.

La partecipazione all’evento è gratuita

Necessaria la prenotazione online: http://www.ipla.org >Comunicazione>Iscrizione Eventi

Scarica il programma

 

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Favola della faina e del lupo cattivo

Le storie di Lou Donn

Vita a Lou Don

C’era una volta una faina scaltra che tutte le sere spiava dalla finestrella della sua baracca gli umani che abitavano in una casetta proprio vicino alla sua. Non appena gli uomini salivano nelle stanze superiori per coricarsi, la faina si avvicinava di soppiatto alla casa, attirata dal tepore che sentiva sprigionarsi da quelle mure e dagli odori delle pietanze che erano state cucinate poche ore prima; all’inizio, timorosa di essere scoperta, la povera bestiola restava incantata davanti al cancello della casetta, confusa sul da farsi. Passava così tanto tempo a contemplare quasi intontita quel posto che ben presto iniziò a portarsi uno spuntino per quegli appostamenti notturni e a fare i suoi bisogni senza ritegno di fronte al cancello degli umani.

Qualche tempo dopo, le persone che vivevano nella casetta si accorsero della cosa e decisero di tendere una trappola (a dirla tutta, una fototrappola) all’animale: speravano di…

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Un progetto per Passo Rolle

Qualche settimana fa avevo riportato un post relativo al progetto La Sportiva Outdoor Paradise. Per chi fosse interessato ad approfondire, segnalo quanto riportato da LaVocedelNordEst.eu, da altri siti di informazione locale, oltre al servizio messo in onda trasmesso dal TGR. Tanto per intenderci, la mappa della zona sciistica da San Martino – Passo Rolle è qui e gli impianti che ci si propone di smantellare sono la seggiovia Ferrari e Paradiso, (salendo al Passo Rolle da Predazzo, si trovano sulla destra).

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“La Sportiva Outdoor Paradise”, tre milioni di euro per far rinascere Passo Rolle

In questi giorni, sono stati intrapresi contatti preliminari con tutti gli Enti preposti: dai vari assessorati (turismo e promozione, infrastruttura e ambiente, urbanistica), all’Ente Parco Naturale “Paneveggio – Pale di San Martino”, alle Foreste Demaniali, ai sindaci dei singoli Comuni interessati e ai Presidenti delle Comunità di Valle. L’obiettivo comunque è quello di poter dare l’inizio ai lavori nel corso del 2018

LaVocedelNordEst.eu, 05/07/2017

Passo Rolle/Primiero (Trento) – Passo Rolle è oggi una ferita aperta per chi, come Lorenzo Delladio, patron della nota fabbrica di abbigliamento tecnico “La Sportiva” di Ziano di Fiemme, ama il suo territorio, ha passione per la montagna ed ha la disponibilità economica per presentare il suo progetto ribattezzato “La Sportiva Outdoor Paradise”.

Si tratta di restyling totale di Passo Rolle, spogliato dei vecchi impianti di risalita, ripulito delle vecchie strutture, che diventerà un mega parco con aree e serizi per gli sport all’aperto e piccole strutture di accoglienza raffinate, di qualità, emozionanti.

La Sportiva Outdoor Paradise

Il paradiso dell’outdoor nel paradiso delle Dolomiti situato in Trentino e più precisamente nel Primiero. E’ questo il nome dall’ambiziosa operazione di marketing proposta da Lorenzo Delladio, Amministratore Delegato e Presidente de La Sportiva S.p.a. di Ziano di Fiemme, azienda leader mondiale nella produzione di calzature ed abbigliamento outdoor, che prevede la riqualificazione turistica e territoriale del Passo Rolle e partirà con l’acquisto delle quote societarie Sitr da parte de La Sportiva.

Il progetto si basa su un cambio di prospettiva radicale per il turismo di montagna. In breve: un’area tradizionalmente vocata allo sci alpino, sarà riportata al naturale, attraverso lo smantellamento degli impianti e la riqualificazione delle strutture presenti, per soddisfare nuovi target di appassionati della natura e della vita attiva all’aria aperta, alla ricerca di benessere, sostenibilità, sicurezza e semplicità.

Nessun ritardo per il collegamento San Martino – Rolle

“Allo stesso tempo – tiene a precisare Lorenzo Delladio – questo nostro progetto non rallenterà la realizzazione del collegamento previsto con San Martino di Castrozza, anzi, auspichiamo che il tutto venga fatto al più presto in modo da poterne usufruire, convinti che il passaggio dal versante del Primiero sarà un grande beneficio per tutti.Inoltre questo collegamento potrebbe servire come viabilità alternativa alle auto e come supporto all’accessibilità al Passo Rolle in caso di forti nevicate e valanghe sul versante del Primiero”.

La visione di Delladio, supportato nella proposta dallo Studio Gabrielli & Partner di Davide Gabrielli, è la creazione di un vero e proprio paradiso per l’outdoor dove le persone possano scaricarsi dallo stress quotidiano e ricaricarsi attraverso le bellezze naturali di uno dei luoghi più iconici delle Dolomiti, patrimonio dell’umanità.

Un luogo quindi perfetto, per rappresentare e comunicare l’immagine La Sportiva nel mondo, uno spazio che renderà esperienza concreta i valori ed i prodotti dell’azienda di Ziano. “Per noi non vuole essere un’operazione speculativa -aggiunge Delladio – , ma esclusivamente una grande ed importante iniziativa di marketing, per raccontare ancora meglio i valori della nostra Azienda che guarda caso partono proprio da queste montagne”.

L’idea iniziale

Un gruppo di amici, compagni di sport e allegria, persone che nei momenti di svago e relax riescono, come spesso accade, ad essere creativi e propositivi. Ragionamenti che partono da valori che accomunano tutti, amore per la montagna e senso di appartenenza, uniti ad intelligenza, perspicacia strategica e responsabilità sociale.

Lorenzo Delladio è uno di questi 10 amici che iniziano a fare delle riflessioni su come poter rivalorizzare quest’area davvero ’speciale’.

Ci si rende conto subito che da privati cittadini non sarebbe possibile presentare un progetto agli Enti competenti, pertanto si è pensato alla leva mediatica che l’Azienda di Delladio potrebbe sfruttare al meglio per poter dare al progetto il maggior risalto e richiamo possibile, in modo da garantire al progetto stesso le maggiori possibilità di riuscita.

La Sportiva di oggi è figlia di una identità personale di Lorenzo Delladio, identità che nell’ Azienda si traduce in ‘’Brand’’ ma che rimane identità e che, come tale, cerca di esprimere la propria passione ed il proprio legame con il territorio in un impegno concreto di difesa e valorizzazione dello stesso.

Percorsi emozionali e turismo

La proposta turistica sarà molto variegata e si articolerà in percorsi emozionali che coinvolgeranno mente e corpo a partire dal centro nevralgico rappresentato da un grande rifugio, attraente ed accogliente dal quale si snoderanno le diverse attività sportive, ludiche ed educative, assistite ed in massima sicurezza e che consentirà di garantire una serie di servizi legati alla ristorazione e al relax, ma anche di ospitare meeting aziendali, eventi, test prodotti, educational e fungere da centro di allenamento per atleti in alta quota.

Il progetto è caratterizzato da un’offerta di ospitalità unica ed esclusiva: saranno infatti realizzati 5/6 alloggi all’avanguardia che si distingueranno per location, design e fruibilità: casa sull’albero, camera in quota con tetto trasparente, Igloo in ghiaccio abitabile, riconversione delle strutture industriali esistenti. con l’ottica di integrare ancor di più uomo e natura.

La possibilità di praticare tutte le discipline dell’outdoor sia in estate che in inverno quali trail running, ciaspole, trekking, nordic walking, bike, sled dog, arrampicata, sci alpinismo, attività di avvicinamento allo sport per i più piccoli, ma anche parapendio, orienteering, passeggiate a cavallo e camminate in totale immersione con la natura ed in completa sicurezza, sarà di forte attrattiva per turisti di tutto il mondo che da sempre guardano alle Dolomiti come località outoor per eccellenza, e si sposa perfettamente con la filosofia aziendale de La Sportiva che attraverso le sue collezioni mountain, climbing, mountain running, hiking e skialp, offre oggi tutto il necessario all’appassionato per vivere la montagna a 360 gradi.

La Sportiva Outdoor Paradise prevede anche un’area giochi dedicata alle nuove generazionicon particolare attenzione all’avvicinamento alle pratiche sportive attraverso percorsi motori, laboratori, giochi dinamici, creativi e di socializzazione.

Un nuovo turismo

Il progetto fonda le sue premesse sulle nuove tendenze in campo turistico e sulle nuove abitudini dei consumatori sempre più dediti al turismo attivo e alla ricerca di luoghi nuovi dove praticare lo sport. Secondo i più recenti dati Istat il 64% delle persone che praticano attività sportiva con intensità lo fanno all’aria aperta in spazi non sportivi. A questo si affianca il calo evidente di pratiche quali lo sci alpino e lo snowboard in favore di sci alpinismo, free-ride e ciaspole. Un italiano su 4 inoltre sceglie la destinazione turistica in virtù della sua offerta sportiva.

Nuovi paradigmi

“E’ un progetto ambizioso che ribalta i paradigmi del turismo di montagna normalmente incentrati sulla presenza di impianti a fune, affiancandosi all’offerta turistica attuale per un approccio sostenibile e in grado di trasferire veramente i valori fondanti del nostro territorio – spiega l’ideatore Lorenzo Delladio – è una grande opportunità di visibilità e di marketing a livello internazionale per il Trentino tutto, in particolare per il Primiero – continua Delladio – opportunità che va sviluppata e comunicata in modo deciso e convinto per dare risposta alle nuove richieste del mercato turistico.”

“L’iniziativa privata dell’azienda La Sportiva porta una decisa iniezione di entusiasmo in un progetto che per il suo successo ha bisogno di una partecipazione convinta di tutti gli Enti coinvolti che porterà anche a generare nuove opportunità di sviluppo per il Passo Rolle stesso: ci auguriamo che la mentalità degli operatori possa essere aperta al cambiamento per preparare il futuro di quest’area”, ha precisato Davide Gabrielli.

A giocare un ruolo fondamentale è il senso di appartenenza con il territorio che accomuna tutte le realtà coinvolte nel progetto ed una visione strategica che si intreccia con la responsabilità sociale d’impresa verso le proprie comunità e le proprie montagne. A beneficiarne saranno tutti gli operatori del Passo Rolle, di San Martino di Castrozza / Primiero e anche della Valle di Fiemme.

Il progetto avrà successo se tutti gli operatori, soprattutto del Passo Rolle, ma non solo, sapranno adeguarsi alle nuove esigenze offrendo maggiori e migliori servizi. Per questo si pensa di coinvolgerli in corsi di formazione, in modo da creare una offerta che soddisfi quanto verrà promesso dalla pubblicità che sarà fatta. Tutti dovranno adoperarsi per far si che questa ‘’operazione’’ possa dare finalmente una svolta decisiva e positiva al Passo Rolle.

Lo stato dell’arte

In questi giorni, sono stati intrapresi contatti preliminari con tutti gli Enti preposti: dai vari assessorati (turismo e promozione, infrastruttura e ambiente, urbanistica), all’Ente Parco Naturale “Paneveggio – Pale di San Martino”, alle Foreste Demaniali, ai sindaci dei singoli Comuni interessati e ai Presidenti delle Comunità di Valle.

Dai prossimi giorni, saranno organizzati gli incontri ufficiali con questi Enti in modo da confrontarsi sulle modalità operative, legislative ed esecutive per la messa in opera del progetto. Da imprenditore Delladio auspica di poter applicare a questo progetto le stesse dinamiche e tempistiche cui è abituato in Azienda, si rende conto altresì che le istituzioni e la politica richiedono tempi diversi.

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Da LaVoceDel Nordest.eu, le voci pro e contro l’iniziativa.

Da PredazzoBlog, la lettera di alcuni frequentatori del Passo Rolle

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Il servizio su TrentinoTV

I video della serata di presentazione

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Quando suona il telefono…

Dalla pagina del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, immagini, video e testimonianze relativamente all’opera degli operatori del Soccorso Alpino nei decenni passati. Un momento di riflessione, viste le polemiche che ci sono state nelle ultime settimane relativamente alle richieste di intervento per motivi assurdi.

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Ma come operava il Soccorso Alpino 35 anni fa? Un video storico di una tv tedesca racconta le modalità di allertamento dell’Aiüt Alpinisc’ Alta Badia nei primi anni 80.

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Mio padre ha operato come volontario del Soccorso Alpino di Cortina d’Ampezzo per 37 anni. Riceveva le chiamate presso l’ufficio in cui lavorava e immediatamente chiamava casa, dove io bambina guardavo mia mamma attivarsi per contattare tutti i nominativi di una lista di volontari, alla ricerca di soccorritori disponibili. Papà arrivava poco dopo semi vestito, perché anche il tempo per cambiare gli abiti era considerato perso. Ricordo inoltre il suo sguardo al ritorno dai soccorsi: l’esito si leggeva in volto. E quante volte purtroppo gli sfortunati erano amici d’infanzia. Sono cresciuta con l’immagine dei familiari delle vittime della montagna, seduti al tavolo di casa, nel nostro salotto, per ricevere un piatto di pasta e parole di conforto. Per anni ho visto mio papà alzarsi alle 4 del mattino. Usciva per allenarsi: il suo fisico, i suoi muscoli dovevano poter affrontare le immani fatiche di quelle ore alla ricerca delle persone bisognose di aiuto. L’elicottero del IV corpo d’armata quei tempi giungeva da Bolzano soltanto in casi eccezionali. Sono cresciuta con l’idea che il telefono fosse solo un ambasciatore di cattive notizie. Sono cresciuta con la convinzione che chi opera per aiutare il prossimo in difficoltà sia un eroe. Allora, come oggi.

Racconto di Simonetta, figlia di Luciano (tecnico del Soccorso alpino e speleologico Veneto).

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La rinascita di Passo Rolle

Alcune settimane fa mi sono imbattuta in questo post, pubblicato sulla pagina Passo Rolle

Mio nonno Alfredo Paluselli, dopo aver viaggiato per il mondo, vide in Passo Rolle tutta la bellezza possibile e a questo luogo dedicò la sua esistenza. Qui creò la prima scuola di sci delle Dolomiti, il primo skilift del Trentino e seguendo l’ispirazione creò uno dei luoghi di montagna più fotografati in assoluto: Baita Segantini. Con badile e piccone realizzò anche un placido laghetto alpino, in modo da poter vedere la bellezza della sua Baita e del suo amato Cimon della Pala raddoppiati dal riflesso. Tutto questo non prima di aver adattato a strada carrozzabile, sempre a braccia e sudore, un vecchio camminamento risalente alla prima guerra mondiale che portava fin là. A Baita Segantini rimase in solitudine per trentacinque anni, nel contatto estremo con la natura, a volte terribile, a volte eccelsa. Superò in perfetta solitudine anche l’inverno del 1950/’51 quando a Baita Segantini caddero ventisette metri di neve. Rimase sempre fedele a Passo Rolle, fino alla morte.

Oltre che un custode di questi luoghi fu sicuramente anche un pioniere. Questa parola, pioniere, racchiude un significato di innovazione, di visione diversa, di rottura con il passato. Come ogni volta che si propone qualcosa di innovativo e diverso anche ai suoi tempi non mancarono le forti critiche: “È un matto” dicevano alcuni. “Cosa pensa di fare? Qua è sempre stato così, perché vuole cambiare?” dicevano altri. È la natura umana, che avendo paura di ciò che non conosce, lo rinnega. Eppure lui continuò sulla sua strada e il risultato è che oggi Baita Segantini è una delle immagini dolomitiche più conosciute in assoluto e Passo Rolle è stato per decenni una località sciistica rinomata e frequentata.

Ho quarantuno anni, e fatta eccezione per l’anno del servizio militare, posso dire di aver vissuto e lavorato a Passo Rolle tutta la mia vita. Di questa località ho visto i momenti turisticamente migliori, quando per esempio a volte i carabinieri dovevano chiudere l’accesso perché la mobilità era compromessa dalle troppe macchine dei turisti. E ne ho visto il declino, con l’apparire del degrado, dell’abbandono, del disinteresse. Ho visto le incomprensioni, i litigi, le invidie, gli indici puntati ad indicare le colpe, tra operatori, tra politici, tra Fiemme e Primiero… A volte ho avuto persino vergogna per come Passo Rolle si presentava. Ho vissuto lo smantellamento della seggiovia per la Segantini, la chiusura di Malga Fosse, dell’Hotel Rolle. Ho vissuto anche la chiusura della strada per settantadue giorni nell’inverno del 2013/’14. Fino ad arrivare alla chiusura degli impianti, l’inverno scorso.
Difficile lavorare in una situazione di incertezza così esasperante.
E dire che si tratterebbe di un posto così bello, su questo siamo d’accordo tutti.

In questo clima di decadenza e inefficienza una recente proposta di una nota azienda locale mi ha donato un bagliore di nuova energia, di rottura con il passato, mi ha fatto sentire quel senso di rinascita di cui tanto questo posto ha bisogno. Una sera a Malga Rolle, mentre ascoltavo la proposta de La Sportiva, sentivo un senso di soddisfazione per non essermene andato, per aver resistito, nonostante tutto. Quello che La Sportiva stava proponendo a noi operatori era dirompente, innovativo, qualcosa che guardava al futuro e non al passato, qualcosa basato su due semplici fattori: le emozioni, vero motore del turismo di oggi, e la natura magnifica di Passo Rolle. Un’impresa con sede a Ziano di Fiemme, guarda caso proprio il paese di mio nonno, stava facendo una proposta in controtendenza: in una montagna dove tutti cercano di creare nuovi impianti, nell’idea de La Sportiva si parlava di togliere le seggiovie per puntare tutto sulla natura incontaminata.
Durante quella presentazione mi sono sentito come deve essersi sentito mio nonno nel 1931 quando si lasciava affascinare per le prime volte dall’idea di creare nuovi impianti sciistici. Ora nel 2017 innovare a Passo Rolle significa togliere quegli impianti. Almeno quelli non più economicamente sostenibili, appesantiti dai debiti e con una stagione di chiusura totale alle spalle; impianti che difficilmente avrebbero potuto risollevarsi, collegamento o meno. Certo, mai dire mai, ma la realtà è che l’inverno scorso quegli impianti erano chiusi.

Il turismo invernale è cambiato molto, sarebbe miope non notarlo. Sarebbe da stolti far finta di non vedere tutti quei turisti invernali che non sciano ma scelgono comunque le nostre montagne per le loro vacanze e sono alla caccia di attività alternative, di esperienze. E non è soltanto questione di sensazioni. Al giorno d’oggi ci sono le statistiche e i sondaggi a dirci che le abitudini dei turisti si stanno evolvendo.

Scrivo questa lunga lettera perché nonostante la grande approvazione generale, l’idea de La Sportiva ha suscitato anche alcuni pareri ostili, e le discussioni sui social network tra favorevoli e contrari si sono moltiplicate. L’idea a mio avviso non è stata compresa fino in fondo, si sono diffuse voci che parlavano di lusso, di mega resort, di un progetto per pochi che escludeva le persone non ricche e via dicendo. Voci che spesso erano fondate sul nulla ma che alimentavano lunghe discussioni fuorvianti. Basti dire che anche se venissero create alcune strutture di alto livello ciò non andrebbe a levare l’offerta più economica già oggi presente sul passo. Basti dire che la montagna resterebbe libera ma che tutti potrebbero usufruire di una migliore segnaletica e di una sistemazione generale dell’area con criteri assolutamente ecologici. Certo, non si potrebbe più fare sci alpino sulla pista Paradiso, ma si guadagnerebbero altre possibilità, diversificate, e vorrei ricordare ancora una volta che l’anno scorso quell’impianto è stato chiuso per tutta la stagione e che non mi pare di vedere all’orizzonte grosse possibilità su questo fronte. Sulle piste Rolle, Castellazzo e Cimon si potrebbe continuare a sciare e da quanto dichiarato finora dai politici di competenza l’idea de La Sportiva non andrebbe ad interferire con il progetto degli impianti di collegamento con San Martino di Castrozza.

Perché non provare quindi a lasciarsi affascinare da prospettive nuove? Perché non cercare di uscire dalla stagnazione tramite l’innovazione? Perché non capire la possibilità di allungamento delle stagioni o i vantaggi di avere una proposta che può funzionare anche in assenza di neve? Perché non farsi sedurre dall’idea di una zona con un’offerta turistica integrata e diversificata, unica in Italia, che porterebbe nuove tipologie di turisti?

Cambiare richiede impegno lo sappiamo. Richiede un ripensamento di abitudini e di metodi. Ma a pensare sempre nello stesso modo si va sempre nella stessa direzione, e abbiamo visto bene che direzione ha preso Passo Rolle negli ultimi anni. Se guardiamo indietro ci accorgiamo che sono state proprio le idee dirompenti e innovative a funzionare a Passo Rolle, un tempo. Ora quei tempi sono passati e c’è bisogno di nuove idee. Queste idee sono arrivate e non provare a capirle sarebbe come guardare il treno partire e passare, senza salirci. Un’azienda privata che investe lo fa per un qualche ritorno, è ovvio, ma se saremo aperti e pronti ad accogliere il cambiamento le opportunità saranno per tutti, anche per le località vicine che potranno proporre ai propri clienti qualcosa di alternativo allo sci.

Cerchiamo di essere lungimiranti come lo sono stati i pionieri che ci hanno preceduto.
Se invece saremo chiusi e ancorati ai soliti sistemi, se continueremo a piagnucolare senza avere il coraggio di cambiare, cosa ci resterà quando avremo finito il fiato?

Alfredo Paluselli

Il tema mi ha incuriosito molto: non è da tutti pensare, al giorno d’oggi, di rinunciare al turismo invernale sci ai piedi. Ovunque si sta assistendo al potenziamento degli impianti di risalita (giusto o sbagliato che sia), all’allargamento delle piste esistenti o alla creazione di nuove, al potenziamento degli impianti di innevamento artificiale necessari per poter aprire le piste in queste annate di neve pressoché assente; questa sarebbe un’iniziativa in totale controtendenza. Mi sono detta: mi informo.

Ecco, ora che sono in vacanza nelle Dolomiti ne ho sentito nuovamente parlare al TG regionale. Teoricamente, nel giro di qualche settimana si dovrebbe decidere se accettare la proposta del patron de La Sportiva (nota azienda che produce attrezzatura da montagna, con sede a Ziano di Fiemme): in sostanza l’idea è quella di acquisire gli impianti, cospicui debiti compresi, smantellarli, recuperare e riqualificare parte delle strutture esistenti per ricavare un centro dedicato agli sport all’aria aperta sia estivi che invernali, con noleggio attrezzature, assistenza di professionisti, percorsi tracciati per tutte le età e capacità. E ampliando l’offerta ricettiva anche al Passo (anche per turisti molto danarosi, stando a quel che ho letto).

Il tutto potrebbe integrarsi, anche se le due cose possono sembrare in contraddizione, con i nuovi impianti di collegamento fra San Martino di Castrozza e Passo Rolle, perché così si potrebbe accedere al centro in modo green, dando la possibilità a chi scia e a chi preferisce fare altro di partire dallo stesso punto e fare ognuno ciò che più aggrada.

Da appassionata di montagna, mi pare un’idea fantastica. Prima di tutto, non esiste solo lo sci. Esistono molte attività che si possono fare in inverno, con e senza neve, e il numero di appassionati è in continua ascesa. Inoltre bisognerebbe cominciare a farsi qualche domanda relativamente alla sostenibilità ambientale dello sci alpino, e alle ripercussioni sull’economia delle aree alpine date dall’accorciamento (e spostamento) della stagione sciistica, oltre che dalla presenza ed esigenze degli appassionati delle altre discipline.

Basta dare un’occhiata alle mappe Google Earth: molte foto nell’area dolomitica sono state scattate durante questo inverno, e sono inquietanti: piste ridotte a striscioline di neve sparata in mezzo ad un panorama brullo. E’ ancora ammissibile investire tutti questi soldi su aree così vaste? Ecco, se l’iniziativa de La Sportiva può dimostrare che esiste una via alternativa all’approccio alla montagna, sarà comunque un successo, perché di aree che in passato sono state attrezzate per lo sci e ora sono poco o per nulla utilizzate, in Italia ce ne sono parecchie. Forse è il caso di cambiare schema.

E credo sia anche normale che, a fronte di una proposta di cambiamento così radicale, le opinioni siano così diverse. Pensare di ribaltare la prospettiva che ha fatto da guida nelle ultime decadi non è facile, ma credo che nemmeno far fronte ai 750000€ di debiti sia una cosa semplice. Sono straconvinta che certe iniziative dovrebbero essere sempre prese dalle Amministrazioni e non dai privati: qui si parla anche di marketing, nel senso che per la nota azienda sarebbe un modo per dare visibilità al suo marchio, alla sua “filosofia aziendale”, ma, volendo pensar male, mi viene da dire che un’azienda che investe così tanto su un’area voglia poi qualcosa in cambio. Ma è anche difficile, al giorno d’oggi, avere Amministratori con visione nuova e di lungo periodo, perché le amministrazioni sono comunque espressione degli interessi di imprenditori e lavoratori della zona, e ognuno vuole salvare il proprio orticello, a volte contro ogni evidenza.

Spero prima di tutto che vengano rispettati i vincoli dati dal fatto che ci si muove nel contesto del Parco di Paneveggio – Pale di San Martino, questo per quanto riguarda il recupero delle strutture esistenti, perché, detto papale papale, le nuove attività previste sono sicuramente più a misura di parco rispetto allo sci alpino. In secondo luogo spero che questa sia comunque l’occasione per fare tutti una riflessione: amministratori, imprenditori, lavoratori, ambientalisti.

(Ne riparleremo a breve… anche degli interrogativi che molti cominciano a farsi relativamente alla sostenibilità degli impianti di innevamento artificiale)

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La nuova vita di Alan

Un giorno, mentre sto “cazzeggiando” (termine tecnico) su internet, mi arriva una notifica da un gruppo g+ che seguo. Il titolo del post, relativo ad un trek nel Lagorai, mi incuriosisce: io di solito vado in Val di Fassa, ma il Lagorai, che è nella vicina val di Fiemme, non lo conosco per niente.

Clicco sul link. Si apre una pagina, e la prima cosa che mi colpisce, più che le montagne, è il logo AIDO su un pannello segnaletico.

Io sono una donatrice AIDO (o meglio, una potenziale donatrice) e i miei genitori, in tempi diversi, sono stati nello staff del gruppo AIDO locale (mia mamma è tuttora presidente), quindi il tema della donazione in casa mia è… “di casa”. Incuriosita, comincio a navigare nel sito, una volta tanto interessata più al gestore del sito che alle escursioni in montagna descritte nelle pagine.

E la storia che scopro è una di quelle che ti scombussolano dentro. E’ la storia di una doppia vita, la vita prima e la vita dopo.

In mezzo, un trapianto.

Ecco la storia di Alan.

Personalmente mi sento in dovere di dover inserire nella mia autobiografia, due Biografie, una per il “pre” e una per il “post” Trapianto.

Mi chiamo Alan e sono nato a Trento il 27 ottobre 1984 all’Ospedale San Camillo da genitori entrambi trentini, con parto naturale.

Appena nato dopo poco più di un mese vengo ricoverato all’ospedalino a Trento per problemi di fegato, ero giallo, gonfio, non avevo appetito e quindi, dopo qualche mese sono stato trasferito all’ospedale di Padova nel reparto di Gastroenterologia presso la Prof.ssa Zancan per accertamenti più dettagliati sul mio stato di salute.

Dopo vari studi mi diagnosticano il Deficit di Alfa 1 antitripsina, disordine genetico che per una combinazione del 50% di possibilità vado a incontrare già dalla tenera età…

Inizia una vita fatta di visite, dottori, ospedali, una vita da “malato”. La tenera età non mi consente di potermi lamentare, le problematiche che incontro durante il periodo neonatale sono relativamente poche.
La vita però va avanti, frequento asilo, elementari, medie e superiori cercando di condurre una vita normale, ma così non è, le limitazioni sono tante, troppe per un ragazzo che sta iniziando a vivere la sua adolescenza, non poter far sport non mi aiuta a socializzare e a poter confrontarmi con i miei compagni,  ma con determinazione riesco ad arrivare fino ai 14 anni, i tempi del motorino, delle prime compagnie.

Un “bel” giorno succede il “patatrack”, la pipì rossa….. è Panico!!! Non riesco a parlarne con nessuno, neanche con gli adulti, ho paura, dentro di me mi convinco del fatto che da li a pochi giorni il tutto si sarebbe risolto.

Un giorno vengo colto in flagrante, si accorgono del mio problema e mi portano in ospedale con urgenza.

Successivamente mi viene diagnosticata una Glomerulo-nefrite membranoproliferativa, una malattia renale per la quale ho dovuto sottopormi a un trattamento Dialitico (Emodialisi) piuttosto intensivo.

Qui inizia uno dei periodi più duri della mia vita, a 14 anni, non poter più fare neanche il poco che mi piaceva, costretto in un letto d’ospedale con 3 trattamenti di Emodialisi da fare a settimana…

Il morale è sotto terra, ansia e panico sono all’ordine del giorno, ricordo ancora il mio pensiero più ricorrente “Quando andrò a casa?”…

Un giorno… l’encefalopatia… che in poche parole è l’accumulo di sostanze tossiche nel sangue che il fegato non riesce a eliminare e che causa coma epatico, in cui se non vieni trattato subito con i mezzi più appropriati vai incontro a morte certa.

Fortunatamente a Trento i medici del reparto di Nefrologia mi hanno salvato, e dopo 12 ore di lotta contro la morte, riapro gli occhi e intorno a me trovo i miei famigliari più cari, la mia amata nonna Letizia, il mio zio Emilio e la mia mamma. Bei brutti momenti !!!

L’encefalopatia è il punto di non ritorno, successivamente l’Ospedale di Trento prende contatti con la Clinica Universitaria di Padova e dopo attente valutazioni, con un’ambulanza vengo trasportato al Policlinico Universitario dell’Ospedale Civile dove la dott.ssa che mi seguiva fin da piccolo mi ha fissato una visita specialistica un pò particolare.

Quella visita cambiò per sempre la mia vita…

In un mese e mezzo di Ospedale a Padova eseguo tutti gli esami necessari per il Trapianto, penso di non aver mai fatto così tanti esami, invasivi o meno, una sorta di Check-Up completo di tutto il mio corpo, atto a valutare le mie possibilità di sopravvivenza al Trapianto e la mia predisposizione all’accoglimento di due nuovi organi. Il fegato e il Rene.

Il 22 maggio 2000 il telefono di mia madre squilla, è sera, sono circa le 18.00.

Poco dopo mia madre entra in camera e mi dice “Alan prepara il pigiama!”.

Verso le 20.00 siamo a Padova, un chirurgo viene a prelevarmi circa 20, 25 provette di sangue, il quale verrà utilizzato per tutte le analisi necessarie al Trapianto.

Entro in sala operatoria il 23 maggio 2000 alle ore 06.00 e ne esco alle 22.30 dello stesso giorno.

Da qui in poi potrei scrivere un’altra Biografia, quella che descrive la vita da Trapiantato di Organi, ma preferisco non farlo, perché in questo piccolo spazio sul web voglio raccontare le esperienze sportive con immagini e racconti che testimoniano che una vita dopo il Trapianto è possibile e anzi, è un dover sfruttare e goderne a pieno, per te stesso e per chi col suo sacrificio di vita ti ha donato una seconda chance.

Vigolana trail, passaggio a 35km

Nella sua nuova vita Alan va in montagna. O meglio: partecipa ad escursioni impegnative, fa ghiaccio, partecipa a gare Ultratrail. Le sue escursioni le racconta sul suo blog, TRANSPLANT SPORT. Il sito però non è solo il diario di bordo di un giovane appassionato di montagna, è anche uno strumento per parlare di emodialisi e trapianti. Uno strumento di supporto a pazienti in attesa di trapianto o già trapiantati e, soprattutto, di sensibilizzazione nei confronti dei potenziali donatori.

Cima Tosa – Canalone Neri

Per chi volesse sapere qualcosa in più su Alan:

Blog: TRANSPLANT SPORT

Mail: alan.cattincosso@gmail.com

Facebook: https://www.facebook.com/alan.deslucca

Garmin: http://connect.garmin.com/profile/alancattin

Alan in vetta… con maglietta

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In volo su Passo Rolle

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