Info Turistiche

Cremona, prendi fiato in un minuto

La prima free bike pump di Cremona è stata inaugurata il 25 giugno. E’ stata installata grazie alla collaborazione fra Comune di Cremona e Biciclettando – FIAB Cremona e si trova in Largo Boccaccino, angolo via XX settembre. Dietro al Duomo, insomma… al servizio dei cremonesi a due ruote e dei turisti che visitano la nostra città… magari utilizzando il servizio di bike sharing “Scegli inBici“.

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La Valle delle Cartiere

(Ovvero: il posto che non ti aspetti, praticamente dietro casa)

Maina inferiore – sede del Museo della Carta

Un paio di anni fa, dopo una estenuante coda in uscita al casello di Sirmione, ci eravamo detti “mai più Pasquetta sul lago”. Questa volta invece ci siamo azzardati a ripetere l’esperienza, e devo dire che, nonostante il traffico al rientro, ne valeva la pena.

L’occasione è stata data da una nuova iniziativa dell’Arci di Persichello (un paesino vicino a Cremona), che ha iniziato una collaborazione con l’APE di Brescia (APE non nel senso di ape-ritivo, ma di Associazione Proletaria Escursionisti, in un’altra occasione vi racconterò di che si tratta). L’idea è quella di organizzare una serie di uscite collettive in montagna, la prima delle quali era fissata proprio per il giorno di Pasquetta. Meta decisamente a portata di mano, ovvero la Valle delle Cartiere: si tratta della valle del Toscolano, torrente che si getta nel Garda a Toscolano-Maderno.

Un po’ di storia

Una barca naufragò nel Garda; il vento spezzò l’albero e portò la vela ad incassarsi in una insenatura di Toscolano. La forza delle onde ridusse la vela in poltiglia ma l’esposizione al sole tornò a darle consistenza. Quando alcuni abitanti del luogo si resero conto che quel materiale era adatto alla scrittura fondarono la prima cartiera.

Questa è la leggenda che “spiega” la nascita e lo sviluppo della produzione cartaria, dal medioevo in poi, nella valle del Toscolano. Il fatto è che il torrente portava parecchia acqua, e le prime strutture per produrre carta dagli stracci sono nate qui già nel ‘400, via via ampliandosi e ammodernandosi. La stretta imboccatura della valle rendeva impossibile arrivare in valle con i carri, direttamente dal paese: gli stracci arrivavano a dorso d’asino dalle valli laterali (alcuni di questi percorsi sono ancora praticabili). Solo nella seconda metà del XIX secolo, grazie anche all’intervento dei proprietari delle cartiere della valle, è stata realizzata la strada di accesso dal lago, caratterizzata dalla presenza di alcune gallerie.

Info più approfondite potete trovarle QUI.

Accesso

L’imboccatura della valle è ben segnalato, dalla strada del lungo lago si seguono le indicazioni per Gaino, Valle delle Cartiere o Museo della Carta: arrivando davanti al municipio si gira a destra per poi tenere la sinistra (occhio ai cartelli per la valle). Ci si intrufola nella stretta strada che, grazie a qualche galleria, permette di raggiungere il parcheggio (gratuito). Lo spazio non è molto, in ogni caso dal paese dista circa 500m, volendo si può arrivare in valle anche con il trenino turistico.

Mappa del percorso (spudoratamente rubata dalla pagina dell’evento)

L’escursione

Il tracciato scelto è alla portata di quasi tutti: per non fare solo la camminata di fondovalle ci è stato proposto di percorrere un giro ad anello sulle tracce dei vecchi sentieri di accesso alla valle e di servizio per le attività delle cartiere. Il sentiero delle Calchere risale il versante in destra idrografica, passando accanto ai vecchi manufatti che venivano utilizzati per produrre la calce, materiale utilizzato nel ciclo produttivo della carta, con funzione di sbiancante e disinfettante.

Lo sviluppo totale è di circa 8km, la quota massima toccata è 290m slm. Temo di percorrenza netto: circa 2h30′.

Calchera

Panorama dal sentiero delle Calchere. E’ visibile la stretta imboccatura della valle

Dal parcheggio abbiamo seguito la strada di fondovalle fino al Museo (in località Maina inferiore), proseguendo ulteriormente fino a ponte di Maina Superiore. Qui si imbocca, appunto, il sentiero delle calchere, che si snoda, su forestali e sentieri, nel bel bosco sovrastante Maina. Passando accanto ad alcune abitazioni e ai resti delle vasche di produzione della calce, si raggiunge un belvedere da cui risulta evidentissima la “V” che segna lo stretto ingresso nella valle. Si prosegue in quota per poi scendere, con alcuni tornanti, fino alla chiesetta di Luseti (risale al ‘500) e all’adiacente campo scout. Le strutture qui presenti sono ciò che rimane dei vecchi opifici, risalendo la valle lungo il corso del Toscolano in pratica si cammina tra, e sopra, le rovine, raggiungendo la Forra di Covoli.

Forra di Covoli

Forra di Covoli – Torrente Toscolano

Torrente Toscolano nei pressi di Luseti

Rientrati a Luseti abbiamo percorso la strada di fondovalle. Poco sotto Luseti si incontrano le rovine di una struttura caratterizzata dalla presenza di più locali (alcuni dei quali parzialmente scavati nella roccia) realizzati in epoche successive, qui è ben visibile il canale realizzato per deviare il torrente per poter azionare i mulini che muovevano i macchinari.

Edificio nei pressi di Luseti – vasche scavate nella roccia

Edificio nei pressi di Luseti – interno di uno dei locali più antichi

Edificio nei pressi di Luseti – Canale di servizio per funzionamento mulini

Più a valle, altre rovine risultano visibili, le più recenti (e più grandi) sono parzialmente realizzate in cemento armato. Per alcune strutture sono in atto interventi di messa in sicurezza, per poterle rendere accessibili.

Vecchio ponte in legno

Il paesaggio è, nel complesso, molto particolare, perché mescola la natura, a tratti selvaggia, e l’opera dell’uomo, con la prima che, complici il tempo che passa, le frane e le intemperie, sta avendo il sopravvento sulla seconda. E’ quindi fondamentale che le opere più importanti vengano adeguatamente restaurate, per non smarrire la testimonianza di un’epoca importante per queste terre.

Il museo

In località Maina Inferiore, ha sede, in una cartiera ristrutturata, il Museo della carta. Qui si viene guidati lungo il percorso che dagli stracci permetteva di ottenere carta pregiata, secondo il metodo tradizionale: la cernita, la macerazione in acqua e calce, la riduzione in poltiglia degli stracci, la creazione dei fogli, la loro pressatura e successiva asciugatura, il trattamento impermeabilizzante con colla animale, la lisciatura. Successivamente alcuni macchinari (come il cilindro olandese) hanno consentito di aumentare la produzione. Con la costruzione della nuova cartiera in riva al lago (proprietà Burgo), e con l’introduzione dei macchinari a ciclo continuo, la produzione in valle si è progressivamente ridotta.

Il locale asciugatura

Attrezzatura per trattamento con la colla

Tamburina (macchina per produzione in ciclo continuo)

Nel museo c’è spazio anche per esemplari di libri stampati dai Paganini (famiglia di stampatori attivi nel ‘500) per i principali signori dei secoli scorsi, nonché per filigrane artistiche e per documenti storici.

Libretto di lavoro di un residente in valle.

Info

Sito web Valle delle Cartiere

Itinerari ad anello nel Comune di Toscolano Maderno

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Soncino, fra Ladyhawke e le stamperie

Soncino - La Rocca

Soncino – La Rocca

Mio figlio, che ha 7 anni, è piuttosto curioso e desideroso di imparare; ha però un difetto: riuscire a schiodarlo è un problema. Diciamo che ha una certa “inerzia”… Bisogna trovare sempre l’argomento giusto per stuzzicarlo e convincerlo ad uscire dalla sua “routine”. E non sempre è facile, a volte bisogna litigarci…

L’autunno scorso, una domenica pomeriggio, sono riuscita a portarlo a fare un giro a Soncino, con la scusa che c’erano le bancarelle dei “cioccolatai”. A parte che abbiamo speso un botto in praline, mattonelle di fondente con frutti di bosco e smarties, cremini alla menta… gli ho proposto di partecipare ad un laboratorio per bambini.

“NO”.

Con poca convinzione gli ho proposto di andare a vedere la Rocca: la volta che siamo entrati nella torre di Castell’Arquato si è spaventato alla vista di un’armatura, siamo dovuti scappare fuori e da allora non ne aveva più voluto sapere di castelli. Con mia somma sorpresa ha risposto in modo piuttosto entusiasta. Abbiamo così iniziato una mini-visita di questo paesotto che, oltre alla Rocca, nel suo centro storico vede concentrati piccoli musei e occasioni per capire come era la vita qui nei secoli passati. Il biglietto di accesso alla Rocca permette di visitare anche altri siti.

Visto che da qui passano numerosi percorsi ciclabili (ad esempio la Ciclabile delle Città Murate), vi racconto sinteticamente quello che è possibile vedere a Soncino (solo quello che abbiamo visto noi nella nostra breve visita, perché abbiamo saltato, ad esempio, le Chiese). Ma prima…qualche nota storica e qualche curiosità per cinefili.

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Planimetria del borgo fornita dal’Ufficio Turistico

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Il comune di Soncino (circa 7600 abitanti) è in Provincia di Cremona ma confina direttamente con le province di Brescia e Bergamo. Essendo sorta in corrispondenza di un guado sull’Oglio ha sempre avuto un’importanza strategica, in quanto da qui passavano le antiche strade di collegamento fra Lodi Vecchio e Brescia e fra Cremona e Bergamo. Ciò ha ovviamente condizionato la storia di questo borgo. Se siete interessati a sapere maggiori dettagli potete visitare la pagina dedicata sul sito della ProLoco, qui vi dico solamente che questi territori sono più volte passati di mano: Cremona, Ducato di Milano, Serenissima, Francesi, Impero, Spagnoli, Austriaci… fino al passaggio al Regno d’Italia nel 1859.

La dominazione degli Sforza ha regalato al borgo la Rocca, sorta sui strutture preesistenti e tuttora parzialmente visibili.

Un set perfetto

Presso la Rocca Sforzesca sono stati girate le scene di alcuni film, come Ladyhawke e Il mestiere delle Armi. Le foto sono riprese dal sito dell’associazione Castrum Soncini.

Il mestiere delle armi – E. Olmi

Ladyhawke – R. Donner

La Rocca Sforzesca

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Ingresso Ovest

E’ la meglio conservata in Lombardia, costruita a partire dal 1473 (in soli tre anni) per ordine del Duca Galeazzo Maria Sforza, su una struttura preesistente (visibile in uno dei locali interrati), con merlatura ghibellina. Munita di tre torri quadrangolari e una circolare con torretta di avvistamento, ha il rivellino (fungeva da dogana) sull’ingresso nord, nel cortile centrale c’è un pozzo. I locali sono piuttosto spogli, una delle torri presenta resti di dipinti probabilmente legati alla presenza di un luogo di culto, in un’altra torre sono visibili i locali della cucina e in una stanza è allestita una camera da letto. Nei locali interrati vi erano le prigioni, le cantine, le stalle per i cavalli. I locali nel cortile, lungo il lato sud, ospitano il museo archeologico.

 

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Il cortile visto dalla torre circolare

Camera – cassapanca

Camera – letto a baldacchino

Museo Civico Archeologico Acquaria

All’interno del cortile della Rocca, ospita vari reperti rinvenuti nelle campagne circostanti e risalenti a varie epoche: monili, armi, vasellame, oltre a manufatti di epoca romana. Piccino, ma c’è un po’ di tutto.

Museo della seta

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Camminamento

Nella campagna cremonese e delle province limitrofe è stato a lungo diffuso l’allevamento del baco da seta: i contadini allestivano i graticci per l’allevamento delle bestioline nelle stanze (piccole) delle loro (piccole) abitazioni, sguinzagliando i figli (di solito numerosi) alla raccolta delle foglie di gelso. Questo era il cibo per eccellenza dei bruchetti, e ai tempi i gelsi erano diffusissimi lungo i fossi (ora se ne trovano pochini). Questo allevamento indoor era l’unica attività che i contadini potevano portare avanti in proprio, e il guadagno era loro. La richiesta era notevole, nei centri più grandi si trovavano filande in cui venivano lavorati i bozzoli per ricavare il prezioso filato.

Soncino era uno dei centri in cui si faceva questa lavorazione. Accanto alla Rocca c’era infatti la filanda, che è stata di recente ristrutturata e attualmente adibita a spazio eventi e mostre. Al suo interno c’è anche il museo della seta… ovvero tutto quello che avreste voluto sapere sul baco da seta concentrato in una stanza. Varietà di insetti e sdadi di maturazione, fasi di lavorazione e attrezzature. E alcuni documenti d’epoca.

Ex filanda Meroni – foto da www.soncino.org

Casa degli stampatori

Macchina per litografia – da www.museostampasoncino.it

La famiglia di Israel Nathan arrivò da Spira (Germania) nel 1441 e, almeno all’inizio, si dedicò all’Usura. Successivamente all’apertura del Monte di Pietà i Soncino (questo il cognome che assunsero) decisero di cambiare attività e di diventare stampatori: nel 1483, 28 anni dopo l’invenzione della stampa a caratteri mobili da parte di Gutenberg, a Soncino venne stampato il primo libro con questa tecnica.

I Soncino si spostarono poi in altre località della penisola, continuando a dedicarsi alla stampa, inizialmente solo in lingua ebraica, per poi passare a stampare anche libri in latino e in volgare.

Nell’edificio in laterizio in cui la famiglia Soncino esercitava la sua attività ora c’è un piccolo museo, con attrezzatura per la stampa di varie epoche (dal ‘400 al ‘900), ricostruzioni di torchi lignei e presse per litografia, e un’esposizione delle opere prodotte dalla stamperia.

Alla scoperta di questo mondo vi accompagna un omino un po’ particolare: era già un personaggio vent’anni fa, quando per la prima volta ho visitato la stamperia, ora è anziano ma è ancora lì a introdurre il visitatore nel mondo dei caratteri mobili e delle lastre per la stampa. Di solito, ai più piccoli viene data la possibilità di fare una prova di stampa con un torchio manuale: si tratta della prima pagina della Bibbia in ebraico.

Altre informazioni sulla storia della famiglia Soncino e sulla su attività si possono trovare anche qui.

Pagina iniziale della Bibbia stampata il 22 aprile 1488 – copia stampata nel corso della visita con torchio “Mediceo”

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Targa su un edificio vicino all’ex Monte di Pietà

biglietto-soncinoLink utili

Amici della Rocca

Associazione Castrum Soncini

Comune di Soncino

Museo della stampa

Pro loco Soncino

Soncino Turismo

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Velorama, il museo olandese della bicicletta

di Ludovica Casellati – viagginbici.com, 18/12/2013

LOlanda è il Paese della bicicletta per antonomasia!

Pensate ci sono più bici (18 milioni) che abitanti (16 milioni), 32000 sono i chilometri di piste ciclabili e 15 miliardi sono i chilometri che gli olandesi fanno tutti assieme ogni anno per andare al lavoro, a scuola, a fare la spesa per incontrare amici o semplicemente fare escursioni. La bicicletta fa parte del loro DNA  tanto che iniziano a pedalare fin da piccolissimi quando ancora non sono in grado di camminare.

Tra le attrazioni da segnalare il Velorama National Bicycle Museum, il Museo Nazionale della bicicletta a Nimega. Il Museo offre una panoramica delle biciclette prodotte dal 1817 in avanti. La collezione esposta è di Gertjan Moed, il fondatore del museo, e presenta 250 cicli di epoche diverse insieme a diversi accessori e immagini che attirano ogni anno migliaia di appassionati delle 2 ruote da tutto il mondo.

Nella sua collezione non mancano alcuni esemplari di biciclette appartenute alla Casa Reale, tra cui la bicicletta pieghevole Fongers utilizzata dalla Regina Wilhelmina negli anni Quaranta e Cinquanta e il tandem di fidanzamento appartenuto al Principe Bernhard e alla Principessa Juliana.

Nel 1998 la collezione ha subìto un ampliamento sostanziale, con l’annessione di numerosi veicoli a due, tre o quattro ruote, a partire dalla storica draisina (in inglese: hobbyhorse), nata nel 1817. Il museo possiede inoltre un’ampia collezione di libri sulla bicicletta, letteratura specializzata e fotografie. Il museo dispone inoltre di un archivio del famoso produttore olandese di biciclette Gazelle e di altri produttori olandesi. Esso è una fonte molto valida per reperire informazioni sull’origine di certi modelli o per scoprire di più sulla storia dell’industria ciclistica.

Per tutte le informazioni www.holland.com

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Il database del pellegrino misterioso

Tutti i cammini d’Europa online! L’incredibile database del pellegrino misterioso

Il Pilgrim Routes Database raccoglie (quasi) tutte le vie di pellegrinaggio del Vecchio Continente. Ed è stato realizzato da Peter Robins, di cui non si riesce a scoprire nulla…

di Andrea Mattei – running.gazzetta.it, 01/03/2017

Ci sono, ovviamente, la Via Francigena e il Cammino di Santiago, la Via degli Dei e il Cammino di San Benedetto. Ma anche percorsi meno noti, come il Cammino della Luce, che unisce Aquileia a Roma, e la Ruta de la Lana, che taglia la Spagna da nord a sud. Poi si possono scoprire tracciati non solo inattesi ma anche dai nomi impronunciabili: la Svatojakubská cesta na jižní Moravě in Repubblica Ceca e la Südostbayerischer Jakobsweg in Germania, per fare giusto due esempi.

In poche parole: tutti i cammini d’Europa che possiate immaginare, e anche quelli che non vi verrebbero mai in mente, li trovate in un unico luogo virtuale creato da un misterioso introvabile personaggio. È il Pilgrim Routes Database, una fantastica raccolta di link a tutti (o quasi tutti) i percorsi del Vecchio Continente messi insieme da tal Peter Robins, personaggio schivo e diffidente, che ha compiuto ovviamente questo grande lavoro sul web, ma che dal web si tiene scrupolosamente alla larga, lasciando pochissime tracce di sé. Di lui si sa che è un pellegrino e studioso inglese che vive nella parte di Chester City chiamata Boughton, più precisamente a Spital Boughton: ha fatto questo incredibile lavoro di ricerca ma non si sa su quante di queste vie abbia camminato. Chi, anni fa, riuscì a rintracciare un suo indirizzo mail e gli scrisse ricevette una risposta categorica: mi spiace, ho troppo lavoro da fare per potermi occupare di quello che mi chiede. Fine.

Forse non proprio un bel carattere. Ma di certo ci lascia un database da cui attingere a piacimento, per sbizzarrirci a scegliere o sognare il nostro prossimo cammino in giro per l’Europa. E per questo lo dobbiamo ringraziare.

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Il grande fiume lento

Di Alessandro Sanna ne avevo già parlato QUI.

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Palermo Capitale

Il riconoscimento assegnato al capoluogo della Sicilia. Ecco le motivazioni

Palermo è Capitale italiana della cultura 2018

touringclub.it, 31/01/2017

Palermo è la Capitale italiana della cultura 2018. Lo ha comunicato oggi il presidente della giuria Stefano Baia Curioni al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini.

LE MOTIVAZIONI PER PALERMO 2018

Le città in corsa per il titolo di Capitale italiana della cultura, oltre a Palermo, erano nove: Alghero, Aquileia, Comacchio, Ercolano, Montebelluna, Recanati, Settimo Torinese, Trento, Unione dei Comuni Elimo Ericini.

Palermo è stata premiata per la qualità informativa del dossier presentato al Ministero, per la significatività del progetto e per la sostenibilità del progetto stesso. Come ha detto Baia Curioni durante la presentazione, il riconoscimento di Capitale italiana della cultura è un riconoscimento alla capacità di progetto, non alla città più bella o ricca di storia.

IL DOSSIER DI PALERMO 2018

Su che cosa ha puntato Palermo per diventare Capitale italiana della cultura 2018? In primis sulla sua posizione strategica e sulla lunga storia, che ne fa da secoli una delle capitali del Mediterraneo: Palermo è da sempre una città mosaico, espressione delle diverse culture europee che dialogano con il mondo arabo, “luogo di interfacce culturali”, come recita il dossier di candidatura che si può scaricare in fondo alla pagina.

C’è un fiore all’occhiello, che è stato il punto di partenza della candidatura: Palermo ospiterà nel 2018 MANIFESTA12, una fra le principale biennali di arte contemporanea su scala mondiale. “Nel 2018” ha dichiarato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando “la nostra città sarà di fatto una capitale dell’arte contemporanea e la possibilità di abbinare le attività con quelle di Capitale italiana della Cultura rappresenta una grande opportunità non solo per Palermo ma per tutto il nostro Paese. La Capitale italiana potrà diventare un palcoscenico facendo di quello che sarebbe un evento nazionale, un grande evento internazionale. La visibilità internazionale data da Manifesta sarà uno straordinario strumento per venire incontro alla volontà del Governo di diffondere il valore della cultura come volano per la coesione sociale, l’integrazione e lo sviluppo”.

Si tratta, secondo lo stesso sindaco, di un riconoscimento che rafforza molte iniziative già programmate nel capoluogo siciliano e finanziate con interventi quali il Patto per Palermo e il Pon Metro. All’interno di quest’ultimo – è il programma operativo dedicato alle “nuove” Città Metropolitane – il dossier di Palermo 2018 prevede per esempio la realizzazione di una piattaforma telematica “cultura e tempo libero”, con l’obiettivo di realizzare un portale del territorio che comprenda patrimonio artistico, naturalistico, tradizioni, prodotti eno-gastronomici, strutture ricettive e di ristoro, eventi; di mettere a sistema risorse culturali riguardanti orari e modalità di accesso a teatri, monumenti, strutture sportive, biblioteche; di condividere l’accesso al patrimonio librario dell’intera area metropolitana attraverso la realizzazione di un portale unico di prenotazione e di consultazione; di realizzare un sistema di prenotazione dei servizi turistici, in grado non solo di proporre soluzioni tradizionali (trasporto, vitto, alloggio e itinerario) ma anche di valorizzare i prodotti del territorio diventando un vero e proprio portale di marketing territoriale. Un bel passo in avanti per Palermo, che si metterebbe “in pari” con tante altre città europee.

Nel dossier di Palermo 2018 (da scaricare in fondo alla pagina) è prevista anche la riorganizzazione funzionale degli spazi culturali secondo il criterio dei “Poli”: sono già stati individuati quattro poli tematici, il Polo Teatrale cittadino (che comprende fra gli altri il Montevergini, il Garibaldi, la Sala De Seta, lo Spasimo), il Polo Espositivo (GAM, Palazzo Ziino, ZAC, Ecomuseo del Mare), il Polo Archivistico-Bibliotecario (Biblioteca Comunale, Archivio Storico) e il Polo Etno-Antropologico (Museo Pitrè, Palazzo Tarallo), con un progetto che si basa su una forte collaborazione fra pubblico e privato, sul rafforzamento della sinergia con l’associazionismo culturale della città e sulla collaborazione tra istituzioni (Comune, Accademia, Conservatorio).

Tra i tanti luoghi deputati a ospitare eventi e attività di Palermo 2018, i Cantieri culturali della Zisa, il Teatro Massimo, Palazzo Sant’Elia, il Loggiato San Bartolomeo, il Complesso dello Spasimo, Palazzo Branciforte, il Complesso di Sant’Anna alla Misericordia, il Museo civico di Castelbuono.

L’INIZIATIVA

La Capitale italiana della cultura è una novità introdotta con il Decreto Legge 31 maggio 2014, n. 83, contenente nuove misure in materia di tutela del patrimonio culturale, sviluppo della cultura e rilancio del turismo (convertito in legge e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 175 del 30 luglio 2014). In particolare, il provvedimento conteneva le misure ArtBonus, atte a favorire il mecenatismo culturale attraverso un credito di imposta al 65% per gli anni 2014 e 2015 e al 50% per il 2016.

Nel 2015 il titolo è andato a cinque città (Lecce, Siena, Cagliari, Perugia-Assisi e Ravenna), che erano le “sconfitte” al titolo di Capitale europea della cultura 2019, andato a Matera. Per la Capitale italiana della cultura 2016 è stata invece scelta Mantova, mentre per il 2017 Pistoia. 
La prescelta di oggi è dunque la terza ad avere il ruolo di capitale da sola per un anno intero e a ottenere un milione di euro dal Ministero dei Beni Culturali per la realizzazione del suo progetto.

 Il dossier su Palermo 2018, pdf

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Zoncolan bike park

Mia madre, al ritorno da una breve vacanza in Friuli, ha portato un “presente” al mio compagno: una mappa dello “Zoncolan bike park”.

Devo dire la verità: ho cercato riferimenti in rete ed ho trovato ben poco. Da quello che ho capito si tratta di un progetto promosso da LivBikeFvg (qui la pagina facebook) in collaborazione con Enti Locali, agenzie turistiche, comunità montana, CAI, Regione e la società sportiva Carnia Bike, partner tecnico Bottecchia. Vengono proposti 12  percorsi in mtb nella zona dello Zoncolan e del Passo Crostis. La maggior parte degli itinerari hanno lo Zoncolan come punto di partenza o di arrivo. Eccoli elencati.

  1. Zoncolan – Versante Sutrio
  2. Zoncolan – Meleit – Sutrio
  3. Zoncolan – Zuglio – Caneva
  4. Zoncolan – Dolacis – Curiedi – Zuglio
  5. Zoncolan – Dolacis – Curiedi – Casanova
  6. Zoncolan – Vinaio
  7. Zoncolan – Chiassis
  8. Zoncolan – Clunidico
  9. Zoncolan – Claupa – Ovaro
  10. Clavais – Zoncolan
  11. Clavaiana (Ravascletto-Ovaro)
  12. Paoramica delle Vette (Comeglians – Ravascletto)

Si tratta di itinerari tendenzialmente piuttosto impegnativi, dei quali è riportata una descrizione sintetica e l’altimetria. Alcuni sono riportati anche sulla mappa che si può scaricare dal sito Carnia.it.

C’è un aspetto che va però al di là del discorso mtb. Le ruote grasse vengono viste in sostanza come il mezzo per vivere e scoprire un territorio, che è vivo grazie a persone che in questo territorio sono rimaste, e anche l’ospitalità rispecchia questo contatto “intimo” con il territorio. Accanto a strutture convenzionali qui si può trovare alloggio con la formula dell’albergo diffuso.

Riporto di seguito un video “promozionale” della zona e delle attività legate alla mtb, illustrate dal gestore della Casa del Ciclista di Ovaro.

Per info: oltre alle agenzie di promozione turistica dei comuni interessati potete visitare la Pagina facebook Zoncolan Bike Park

 

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Gli ambulanti di Hanoi

Le neravigliose e coloratissime bici degli ambulanti vietnamiti

Dominella Trunfio – greenme.it, 02/11/2016

La fotografa Loes Heerink è riuscita a catturare un pezzettino di vita quotidiana vietnamita in uno scatto, mostrando la bellezza e la simmetria delle bicicletteutilizzate dai venditori ambulanti per trasportare frutta, verdura e fiori ai mercati rionali.

Passo ore e ore su un paio di ponti di Hanoi a guardarli passare. Con le loro biciclette, inconsapevolmente, creano una sorta di street art che dall’alto si fonde con il paesaggio.

Sono donne e uomini che si alzano ogni mattina alle 4 e portano con sé il maggior numero possibile di frutta e verdura, con la speranza di vederle ai passanti.

Ho parlato con alcune di queste donne, spesso donne migranti che arrivano in città cercando di guadagnare un po’ di denaro extra. Devono lavorare molto duramente, guadagnano poco le condizioni di denaro e di lavoro non sono molto buone.

Un Km zero davvero stravagante, ma che esiste anche in Italia. In molti paesini soprattutto del Sud Italia, ci sono ancora i contadini che vanno casa per casa a vendere i loro prodotti.

Di certo in Vietnam l’effetto è davvero straordinario e scenografico, guardate queste immagini!

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Il treno del foliage

di Dominella Trunfio – greenme.it, 03/11/2016

E’ definita come la ferrovia più panoramica d’Italia perché guardando fuori dal finestrino, lo spettacolo è assicurato e in questo periodo autunnale anche il foliage.

Se avete voglia e tempo di immergervi tra i colori del bosco, saltate a bordo del treno del foliage, sulla linea Vigezzina-Centovalli che attraversa la Valle Vigezzo, detta anche Valle dei pittori e che collega Piemonte e Canton Ticino in Svizzera, tra le Alpi e il Lago Maggiore.

Tra settembre e novembre, l’atmosfera è davvero magica: un tripudio di colori tinteggia boschi, paesini e valli illuminati dalla stagione più suggestiva dell’anno.

Non rimane che salire su uno di questi trenini bianchi e blu, chi invece vuole viaggiare con la fantasia può perdersi in questi splendidi scatti.

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