Info Turistiche

Un progetto per Passo Rolle

Qualche settimana fa avevo riportato un post relativo al progetto La Sportiva Outdoor Paradise. Per chi fosse interessato ad approfondire, segnalo quanto riportato da LaVocedelNordEst.eu, da altri siti di informazione locale, oltre al servizio messo in onda trasmesso dal TGR. Tanto per intenderci, la mappa della zona sciistica da San Martino – Passo Rolle è qui e gli impianti che ci si propone di smantellare sono la seggiovia Ferrari e Paradiso, (salendo al Passo Rolle da Predazzo, si trovano sulla destra).

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“La Sportiva Outdoor Paradise”, tre milioni di euro per far rinascere Passo Rolle

In questi giorni, sono stati intrapresi contatti preliminari con tutti gli Enti preposti: dai vari assessorati (turismo e promozione, infrastruttura e ambiente, urbanistica), all’Ente Parco Naturale “Paneveggio – Pale di San Martino”, alle Foreste Demaniali, ai sindaci dei singoli Comuni interessati e ai Presidenti delle Comunità di Valle. L’obiettivo comunque è quello di poter dare l’inizio ai lavori nel corso del 2018

LaVocedelNordEst.eu, 05/07/2017

Passo Rolle/Primiero (Trento) – Passo Rolle è oggi una ferita aperta per chi, come Lorenzo Delladio, patron della nota fabbrica di abbigliamento tecnico “La Sportiva” di Ziano di Fiemme, ama il suo territorio, ha passione per la montagna ed ha la disponibilità economica per presentare il suo progetto ribattezzato “La Sportiva Outdoor Paradise”.

Si tratta di restyling totale di Passo Rolle, spogliato dei vecchi impianti di risalita, ripulito delle vecchie strutture, che diventerà un mega parco con aree e serizi per gli sport all’aperto e piccole strutture di accoglienza raffinate, di qualità, emozionanti.

La Sportiva Outdoor Paradise

Il paradiso dell’outdoor nel paradiso delle Dolomiti situato in Trentino e più precisamente nel Primiero. E’ questo il nome dall’ambiziosa operazione di marketing proposta da Lorenzo Delladio, Amministratore Delegato e Presidente de La Sportiva S.p.a. di Ziano di Fiemme, azienda leader mondiale nella produzione di calzature ed abbigliamento outdoor, che prevede la riqualificazione turistica e territoriale del Passo Rolle e partirà con l’acquisto delle quote societarie Sitr da parte de La Sportiva.

Il progetto si basa su un cambio di prospettiva radicale per il turismo di montagna. In breve: un’area tradizionalmente vocata allo sci alpino, sarà riportata al naturale, attraverso lo smantellamento degli impianti e la riqualificazione delle strutture presenti, per soddisfare nuovi target di appassionati della natura e della vita attiva all’aria aperta, alla ricerca di benessere, sostenibilità, sicurezza e semplicità.

Nessun ritardo per il collegamento San Martino – Rolle

“Allo stesso tempo – tiene a precisare Lorenzo Delladio – questo nostro progetto non rallenterà la realizzazione del collegamento previsto con San Martino di Castrozza, anzi, auspichiamo che il tutto venga fatto al più presto in modo da poterne usufruire, convinti che il passaggio dal versante del Primiero sarà un grande beneficio per tutti.Inoltre questo collegamento potrebbe servire come viabilità alternativa alle auto e come supporto all’accessibilità al Passo Rolle in caso di forti nevicate e valanghe sul versante del Primiero”.

La visione di Delladio, supportato nella proposta dallo Studio Gabrielli & Partner di Davide Gabrielli, è la creazione di un vero e proprio paradiso per l’outdoor dove le persone possano scaricarsi dallo stress quotidiano e ricaricarsi attraverso le bellezze naturali di uno dei luoghi più iconici delle Dolomiti, patrimonio dell’umanità.

Un luogo quindi perfetto, per rappresentare e comunicare l’immagine La Sportiva nel mondo, uno spazio che renderà esperienza concreta i valori ed i prodotti dell’azienda di Ziano. “Per noi non vuole essere un’operazione speculativa -aggiunge Delladio – , ma esclusivamente una grande ed importante iniziativa di marketing, per raccontare ancora meglio i valori della nostra Azienda che guarda caso partono proprio da queste montagne”.

L’idea iniziale

Un gruppo di amici, compagni di sport e allegria, persone che nei momenti di svago e relax riescono, come spesso accade, ad essere creativi e propositivi. Ragionamenti che partono da valori che accomunano tutti, amore per la montagna e senso di appartenenza, uniti ad intelligenza, perspicacia strategica e responsabilità sociale.

Lorenzo Delladio è uno di questi 10 amici che iniziano a fare delle riflessioni su come poter rivalorizzare quest’area davvero ’speciale’.

Ci si rende conto subito che da privati cittadini non sarebbe possibile presentare un progetto agli Enti competenti, pertanto si è pensato alla leva mediatica che l’Azienda di Delladio potrebbe sfruttare al meglio per poter dare al progetto il maggior risalto e richiamo possibile, in modo da garantire al progetto stesso le maggiori possibilità di riuscita.

La Sportiva di oggi è figlia di una identità personale di Lorenzo Delladio, identità che nell’ Azienda si traduce in ‘’Brand’’ ma che rimane identità e che, come tale, cerca di esprimere la propria passione ed il proprio legame con il territorio in un impegno concreto di difesa e valorizzazione dello stesso.

Percorsi emozionali e turismo

La proposta turistica sarà molto variegata e si articolerà in percorsi emozionali che coinvolgeranno mente e corpo a partire dal centro nevralgico rappresentato da un grande rifugio, attraente ed accogliente dal quale si snoderanno le diverse attività sportive, ludiche ed educative, assistite ed in massima sicurezza e che consentirà di garantire una serie di servizi legati alla ristorazione e al relax, ma anche di ospitare meeting aziendali, eventi, test prodotti, educational e fungere da centro di allenamento per atleti in alta quota.

Il progetto è caratterizzato da un’offerta di ospitalità unica ed esclusiva: saranno infatti realizzati 5/6 alloggi all’avanguardia che si distingueranno per location, design e fruibilità: casa sull’albero, camera in quota con tetto trasparente, Igloo in ghiaccio abitabile, riconversione delle strutture industriali esistenti. con l’ottica di integrare ancor di più uomo e natura.

La possibilità di praticare tutte le discipline dell’outdoor sia in estate che in inverno quali trail running, ciaspole, trekking, nordic walking, bike, sled dog, arrampicata, sci alpinismo, attività di avvicinamento allo sport per i più piccoli, ma anche parapendio, orienteering, passeggiate a cavallo e camminate in totale immersione con la natura ed in completa sicurezza, sarà di forte attrattiva per turisti di tutto il mondo che da sempre guardano alle Dolomiti come località outoor per eccellenza, e si sposa perfettamente con la filosofia aziendale de La Sportiva che attraverso le sue collezioni mountain, climbing, mountain running, hiking e skialp, offre oggi tutto il necessario all’appassionato per vivere la montagna a 360 gradi.

La Sportiva Outdoor Paradise prevede anche un’area giochi dedicata alle nuove generazionicon particolare attenzione all’avvicinamento alle pratiche sportive attraverso percorsi motori, laboratori, giochi dinamici, creativi e di socializzazione.

Un nuovo turismo

Il progetto fonda le sue premesse sulle nuove tendenze in campo turistico e sulle nuove abitudini dei consumatori sempre più dediti al turismo attivo e alla ricerca di luoghi nuovi dove praticare lo sport. Secondo i più recenti dati Istat il 64% delle persone che praticano attività sportiva con intensità lo fanno all’aria aperta in spazi non sportivi. A questo si affianca il calo evidente di pratiche quali lo sci alpino e lo snowboard in favore di sci alpinismo, free-ride e ciaspole. Un italiano su 4 inoltre sceglie la destinazione turistica in virtù della sua offerta sportiva.

Nuovi paradigmi

“E’ un progetto ambizioso che ribalta i paradigmi del turismo di montagna normalmente incentrati sulla presenza di impianti a fune, affiancandosi all’offerta turistica attuale per un approccio sostenibile e in grado di trasferire veramente i valori fondanti del nostro territorio – spiega l’ideatore Lorenzo Delladio – è una grande opportunità di visibilità e di marketing a livello internazionale per il Trentino tutto, in particolare per il Primiero – continua Delladio – opportunità che va sviluppata e comunicata in modo deciso e convinto per dare risposta alle nuove richieste del mercato turistico.”

“L’iniziativa privata dell’azienda La Sportiva porta una decisa iniezione di entusiasmo in un progetto che per il suo successo ha bisogno di una partecipazione convinta di tutti gli Enti coinvolti che porterà anche a generare nuove opportunità di sviluppo per il Passo Rolle stesso: ci auguriamo che la mentalità degli operatori possa essere aperta al cambiamento per preparare il futuro di quest’area”, ha precisato Davide Gabrielli.

A giocare un ruolo fondamentale è il senso di appartenenza con il territorio che accomuna tutte le realtà coinvolte nel progetto ed una visione strategica che si intreccia con la responsabilità sociale d’impresa verso le proprie comunità e le proprie montagne. A beneficiarne saranno tutti gli operatori del Passo Rolle, di San Martino di Castrozza / Primiero e anche della Valle di Fiemme.

Il progetto avrà successo se tutti gli operatori, soprattutto del Passo Rolle, ma non solo, sapranno adeguarsi alle nuove esigenze offrendo maggiori e migliori servizi. Per questo si pensa di coinvolgerli in corsi di formazione, in modo da creare una offerta che soddisfi quanto verrà promesso dalla pubblicità che sarà fatta. Tutti dovranno adoperarsi per far si che questa ‘’operazione’’ possa dare finalmente una svolta decisiva e positiva al Passo Rolle.

Lo stato dell’arte

In questi giorni, sono stati intrapresi contatti preliminari con tutti gli Enti preposti: dai vari assessorati (turismo e promozione, infrastruttura e ambiente, urbanistica), all’Ente Parco Naturale “Paneveggio – Pale di San Martino”, alle Foreste Demaniali, ai sindaci dei singoli Comuni interessati e ai Presidenti delle Comunità di Valle.

Dai prossimi giorni, saranno organizzati gli incontri ufficiali con questi Enti in modo da confrontarsi sulle modalità operative, legislative ed esecutive per la messa in opera del progetto. Da imprenditore Delladio auspica di poter applicare a questo progetto le stesse dinamiche e tempistiche cui è abituato in Azienda, si rende conto altresì che le istituzioni e la politica richiedono tempi diversi.

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Da LaVoceDel Nordest.eu, le voci pro e contro l’iniziativa.

Da PredazzoBlog, la lettera di alcuni frequentatori del Passo Rolle

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Il servizio su TrentinoTV

I video della serata di presentazione

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Servono più bike hotel per il cicloturismo

Le strutture ricettive devono adeguarsi alla domanda con la creazione di strutture ad hoc che, con l’eccezione dell’Alta Valle, in provincia sono ancora pochissime.

laprovinciadisondrio.it, 21/08/2017

Come nel suo stile, il direttore del consorzio turistico del Terziere Superiore, Gigi Negri, guarda avanti e propone come adattare la risposta turistica valtellinese alle nuove richieste. E il mondo delle bike – mt bike e bici da strada- ha, ormai, investito in maniera decisa anche la provincia di Sondrio dove, ogni anno, sono migliaia i turisti che dall’estero o dall’Italia scelgono di visitare le Valle con la due ruote.

Dati precisi non sono disponibili, ma Negri è convinto che sia grande il lavoro fatto dai consorzi, ora tocca agli operatori turistici, anche perché «nel giro di cinque anni, con l’avvento della bicicletta con la pedalata assistita che sta andando di moda – dichiara -, ci sarà un ulteriore incremento di questa forma di turismo. La gente, anche meno allenata, potrà arrivare dove normalmente non riesce. È questo un mondo in evoluzione, dobbiamo farci trovare pronti con servizi, nel caso della bicicletta elettrica con punti di ricarica ad esempio, ma su tutto, con i bike hotel».

Secondo Negri non servono grossi adeguamenti: bastano una piccola officina dove i ciclisti possano sistemare la loro due ruote o alla sera lavarla con la pompa dell’acqua, una bike room che custodisca di notte le bici – ce ne sono alcune che costano più di 10mila euro -, un servizio di lavanderia in modo che, alla mattina, i ciclisti possano avere gli indumenti puliti ed, infine, la preparazione di una colazione importante con carboidrati e tutto ciò che lo sportivo necessita per affrontare la pedalata. «Quello delle biciclette – dice – è un turismo che paga, non sta a guardare i soldi, se si chiedono 2 euro in più per colazione, questi vengono sborsati senza problemi. Non è vero che la gente non spende, non spende se non riceve i servizi».

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La rinascita di Passo Rolle

Alcune settimane fa mi sono imbattuta in questo post, pubblicato sulla pagina Passo Rolle

Mio nonno Alfredo Paluselli, dopo aver viaggiato per il mondo, vide in Passo Rolle tutta la bellezza possibile e a questo luogo dedicò la sua esistenza. Qui creò la prima scuola di sci delle Dolomiti, il primo skilift del Trentino e seguendo l’ispirazione creò uno dei luoghi di montagna più fotografati in assoluto: Baita Segantini. Con badile e piccone realizzò anche un placido laghetto alpino, in modo da poter vedere la bellezza della sua Baita e del suo amato Cimon della Pala raddoppiati dal riflesso. Tutto questo non prima di aver adattato a strada carrozzabile, sempre a braccia e sudore, un vecchio camminamento risalente alla prima guerra mondiale che portava fin là. A Baita Segantini rimase in solitudine per trentacinque anni, nel contatto estremo con la natura, a volte terribile, a volte eccelsa. Superò in perfetta solitudine anche l’inverno del 1950/’51 quando a Baita Segantini caddero ventisette metri di neve. Rimase sempre fedele a Passo Rolle, fino alla morte.

Oltre che un custode di questi luoghi fu sicuramente anche un pioniere. Questa parola, pioniere, racchiude un significato di innovazione, di visione diversa, di rottura con il passato. Come ogni volta che si propone qualcosa di innovativo e diverso anche ai suoi tempi non mancarono le forti critiche: “È un matto” dicevano alcuni. “Cosa pensa di fare? Qua è sempre stato così, perché vuole cambiare?” dicevano altri. È la natura umana, che avendo paura di ciò che non conosce, lo rinnega. Eppure lui continuò sulla sua strada e il risultato è che oggi Baita Segantini è una delle immagini dolomitiche più conosciute in assoluto e Passo Rolle è stato per decenni una località sciistica rinomata e frequentata.

Ho quarantuno anni, e fatta eccezione per l’anno del servizio militare, posso dire di aver vissuto e lavorato a Passo Rolle tutta la mia vita. Di questa località ho visto i momenti turisticamente migliori, quando per esempio a volte i carabinieri dovevano chiudere l’accesso perché la mobilità era compromessa dalle troppe macchine dei turisti. E ne ho visto il declino, con l’apparire del degrado, dell’abbandono, del disinteresse. Ho visto le incomprensioni, i litigi, le invidie, gli indici puntati ad indicare le colpe, tra operatori, tra politici, tra Fiemme e Primiero… A volte ho avuto persino vergogna per come Passo Rolle si presentava. Ho vissuto lo smantellamento della seggiovia per la Segantini, la chiusura di Malga Fosse, dell’Hotel Rolle. Ho vissuto anche la chiusura della strada per settantadue giorni nell’inverno del 2013/’14. Fino ad arrivare alla chiusura degli impianti, l’inverno scorso.
Difficile lavorare in una situazione di incertezza così esasperante.
E dire che si tratterebbe di un posto così bello, su questo siamo d’accordo tutti.

In questo clima di decadenza e inefficienza una recente proposta di una nota azienda locale mi ha donato un bagliore di nuova energia, di rottura con il passato, mi ha fatto sentire quel senso di rinascita di cui tanto questo posto ha bisogno. Una sera a Malga Rolle, mentre ascoltavo la proposta de La Sportiva, sentivo un senso di soddisfazione per non essermene andato, per aver resistito, nonostante tutto. Quello che La Sportiva stava proponendo a noi operatori era dirompente, innovativo, qualcosa che guardava al futuro e non al passato, qualcosa basato su due semplici fattori: le emozioni, vero motore del turismo di oggi, e la natura magnifica di Passo Rolle. Un’impresa con sede a Ziano di Fiemme, guarda caso proprio il paese di mio nonno, stava facendo una proposta in controtendenza: in una montagna dove tutti cercano di creare nuovi impianti, nell’idea de La Sportiva si parlava di togliere le seggiovie per puntare tutto sulla natura incontaminata.
Durante quella presentazione mi sono sentito come deve essersi sentito mio nonno nel 1931 quando si lasciava affascinare per le prime volte dall’idea di creare nuovi impianti sciistici. Ora nel 2017 innovare a Passo Rolle significa togliere quegli impianti. Almeno quelli non più economicamente sostenibili, appesantiti dai debiti e con una stagione di chiusura totale alle spalle; impianti che difficilmente avrebbero potuto risollevarsi, collegamento o meno. Certo, mai dire mai, ma la realtà è che l’inverno scorso quegli impianti erano chiusi.

Il turismo invernale è cambiato molto, sarebbe miope non notarlo. Sarebbe da stolti far finta di non vedere tutti quei turisti invernali che non sciano ma scelgono comunque le nostre montagne per le loro vacanze e sono alla caccia di attività alternative, di esperienze. E non è soltanto questione di sensazioni. Al giorno d’oggi ci sono le statistiche e i sondaggi a dirci che le abitudini dei turisti si stanno evolvendo.

Scrivo questa lunga lettera perché nonostante la grande approvazione generale, l’idea de La Sportiva ha suscitato anche alcuni pareri ostili, e le discussioni sui social network tra favorevoli e contrari si sono moltiplicate. L’idea a mio avviso non è stata compresa fino in fondo, si sono diffuse voci che parlavano di lusso, di mega resort, di un progetto per pochi che escludeva le persone non ricche e via dicendo. Voci che spesso erano fondate sul nulla ma che alimentavano lunghe discussioni fuorvianti. Basti dire che anche se venissero create alcune strutture di alto livello ciò non andrebbe a levare l’offerta più economica già oggi presente sul passo. Basti dire che la montagna resterebbe libera ma che tutti potrebbero usufruire di una migliore segnaletica e di una sistemazione generale dell’area con criteri assolutamente ecologici. Certo, non si potrebbe più fare sci alpino sulla pista Paradiso, ma si guadagnerebbero altre possibilità, diversificate, e vorrei ricordare ancora una volta che l’anno scorso quell’impianto è stato chiuso per tutta la stagione e che non mi pare di vedere all’orizzonte grosse possibilità su questo fronte. Sulle piste Rolle, Castellazzo e Cimon si potrebbe continuare a sciare e da quanto dichiarato finora dai politici di competenza l’idea de La Sportiva non andrebbe ad interferire con il progetto degli impianti di collegamento con San Martino di Castrozza.

Perché non provare quindi a lasciarsi affascinare da prospettive nuove? Perché non cercare di uscire dalla stagnazione tramite l’innovazione? Perché non capire la possibilità di allungamento delle stagioni o i vantaggi di avere una proposta che può funzionare anche in assenza di neve? Perché non farsi sedurre dall’idea di una zona con un’offerta turistica integrata e diversificata, unica in Italia, che porterebbe nuove tipologie di turisti?

Cambiare richiede impegno lo sappiamo. Richiede un ripensamento di abitudini e di metodi. Ma a pensare sempre nello stesso modo si va sempre nella stessa direzione, e abbiamo visto bene che direzione ha preso Passo Rolle negli ultimi anni. Se guardiamo indietro ci accorgiamo che sono state proprio le idee dirompenti e innovative a funzionare a Passo Rolle, un tempo. Ora quei tempi sono passati e c’è bisogno di nuove idee. Queste idee sono arrivate e non provare a capirle sarebbe come guardare il treno partire e passare, senza salirci. Un’azienda privata che investe lo fa per un qualche ritorno, è ovvio, ma se saremo aperti e pronti ad accogliere il cambiamento le opportunità saranno per tutti, anche per le località vicine che potranno proporre ai propri clienti qualcosa di alternativo allo sci.

Cerchiamo di essere lungimiranti come lo sono stati i pionieri che ci hanno preceduto.
Se invece saremo chiusi e ancorati ai soliti sistemi, se continueremo a piagnucolare senza avere il coraggio di cambiare, cosa ci resterà quando avremo finito il fiato?

Alfredo Paluselli

Il tema mi ha incuriosito molto: non è da tutti pensare, al giorno d’oggi, di rinunciare al turismo invernale sci ai piedi. Ovunque si sta assistendo al potenziamento degli impianti di risalita (giusto o sbagliato che sia), all’allargamento delle piste esistenti o alla creazione di nuove, al potenziamento degli impianti di innevamento artificiale necessari per poter aprire le piste in queste annate di neve pressoché assente; questa sarebbe un’iniziativa in totale controtendenza. Mi sono detta: mi informo.

Ecco, ora che sono in vacanza nelle Dolomiti ne ho sentito nuovamente parlare al TG regionale. Teoricamente, nel giro di qualche settimana si dovrebbe decidere se accettare la proposta del patron de La Sportiva (nota azienda che produce attrezzatura da montagna, con sede a Ziano di Fiemme): in sostanza l’idea è quella di acquisire gli impianti, cospicui debiti compresi, smantellarli, recuperare e riqualificare parte delle strutture esistenti per ricavare un centro dedicato agli sport all’aria aperta sia estivi che invernali, con noleggio attrezzature, assistenza di professionisti, percorsi tracciati per tutte le età e capacità. E ampliando l’offerta ricettiva anche al Passo (anche per turisti molto danarosi, stando a quel che ho letto).

Il tutto potrebbe integrarsi, anche se le due cose possono sembrare in contraddizione, con i nuovi impianti di collegamento fra San Martino di Castrozza e Passo Rolle, perché così si potrebbe accedere al centro in modo green, dando la possibilità a chi scia e a chi preferisce fare altro di partire dallo stesso punto e fare ognuno ciò che più aggrada.

Da appassionata di montagna, mi pare un’idea fantastica. Prima di tutto, non esiste solo lo sci. Esistono molte attività che si possono fare in inverno, con e senza neve, e il numero di appassionati è in continua ascesa. Inoltre bisognerebbe cominciare a farsi qualche domanda relativamente alla sostenibilità ambientale dello sci alpino, e alle ripercussioni sull’economia delle aree alpine date dall’accorciamento (e spostamento) della stagione sciistica, oltre che dalla presenza ed esigenze degli appassionati delle altre discipline.

Basta dare un’occhiata alle mappe Google Earth: molte foto nell’area dolomitica sono state scattate durante questo inverno, e sono inquietanti: piste ridotte a striscioline di neve sparata in mezzo ad un panorama brullo. E’ ancora ammissibile investire tutti questi soldi su aree così vaste? Ecco, se l’iniziativa de La Sportiva può dimostrare che esiste una via alternativa all’approccio alla montagna, sarà comunque un successo, perché di aree che in passato sono state attrezzate per lo sci e ora sono poco o per nulla utilizzate, in Italia ce ne sono parecchie. Forse è il caso di cambiare schema.

E credo sia anche normale che, a fronte di una proposta di cambiamento così radicale, le opinioni siano così diverse. Pensare di ribaltare la prospettiva che ha fatto da guida nelle ultime decadi non è facile, ma credo che nemmeno far fronte ai 750000€ di debiti sia una cosa semplice. Sono straconvinta che certe iniziative dovrebbero essere sempre prese dalle Amministrazioni e non dai privati: qui si parla anche di marketing, nel senso che per la nota azienda sarebbe un modo per dare visibilità al suo marchio, alla sua “filosofia aziendale”, ma, volendo pensar male, mi viene da dire che un’azienda che investe così tanto su un’area voglia poi qualcosa in cambio. Ma è anche difficile, al giorno d’oggi, avere Amministratori con visione nuova e di lungo periodo, perché le amministrazioni sono comunque espressione degli interessi di imprenditori e lavoratori della zona, e ognuno vuole salvare il proprio orticello, a volte contro ogni evidenza.

Spero prima di tutto che vengano rispettati i vincoli dati dal fatto che ci si muove nel contesto del Parco di Paneveggio – Pale di San Martino, questo per quanto riguarda il recupero delle strutture esistenti, perché, detto papale papale, le nuove attività previste sono sicuramente più a misura di parco rispetto allo sci alpino. In secondo luogo spero che questa sia comunque l’occasione per fare tutti una riflessione: amministratori, imprenditori, lavoratori, ambientalisti.

(Ne riparleremo a breve… anche degli interrogativi che molti cominciano a farsi relativamente alla sostenibilità degli impianti di innevamento artificiale)

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Festival Alta Felicità 2017

Dopo il successo della prima edizione, il Movimento No Tav organizza anche per il 2017 il Festival Alta Felicità, dal 27 a 30 luglio.
Le parole d’ordine sono le medesime: alta felicità a bassa velocità.

A Venaus, una porzione della valle sarà interamente chiusa al traffico. Lasceremo le nostre auto e per qualche giorno fermeremo insieme il tempo e il consumo, per scoprire i segreti della natura e della vita tra le montagne. Percorsi a piedi, zone di campeggio, palchi e arene naturali in cui vivere momenti di scambio, pace e tranquillità.
Ogni attività proposta sarà gratuita e completamente accessibile. Per il pernottamento saranno messe a disposizione aree campeggio attrezzate e anch’esse gratuite.

Un appuntamento per mandare un forte segnale al governo italiano, tutti insieme, sul come vanno investiti i denari pubblici: non in un’opera inutile e dannosa come il Tav, ma a favore della cura e della messa in sicurezza del territorio. Per mettere a riparo tutti i cittadini del nostro paese da tragedie, come quelle causate dal terremoto e dalle alluvioni, a volte facilmente prevedibili con una politica seria di prevenzione.

Quattro giorni di musica, performances e dibattiti che si susseguiranno nelle diverse aree naturali raggiungibili a piedi attraverso sentieri, opportunamente indicati, tra i boschi, i fiumi e le montagne della Valle di Susa e delle Alpi Cozie.

Per info

www.altafelicità.org

Evento facebook

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Cremona, prendi fiato in un minuto

La prima free bike pump di Cremona è stata inaugurata il 25 giugno. E’ stata installata grazie alla collaborazione fra Comune di Cremona e Biciclettando – FIAB Cremona e si trova in Largo Boccaccino, angolo via XX settembre. Dietro al Duomo, insomma… al servizio dei cremonesi a due ruote e dei turisti che visitano la nostra città… magari utilizzando il servizio di bike sharing “Scegli inBici“.

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La Valle delle Cartiere

(Ovvero: il posto che non ti aspetti, praticamente dietro casa)

Maina inferiore – sede del Museo della Carta

Un paio di anni fa, dopo una estenuante coda in uscita al casello di Sirmione, ci eravamo detti “mai più Pasquetta sul lago”. Questa volta invece ci siamo azzardati a ripetere l’esperienza, e devo dire che, nonostante il traffico al rientro, ne valeva la pena.

L’occasione è stata data da una nuova iniziativa dell’Arci di Persichello (un paesino vicino a Cremona), che ha iniziato una collaborazione con l’APE di Brescia (APE non nel senso di ape-ritivo, ma di Associazione Proletaria Escursionisti, in un’altra occasione vi racconterò di che si tratta). L’idea è quella di organizzare una serie di uscite collettive in montagna, la prima delle quali era fissata proprio per il giorno di Pasquetta. Meta decisamente a portata di mano, ovvero la Valle delle Cartiere: si tratta della valle del Toscolano, torrente che si getta nel Garda a Toscolano-Maderno.

Un po’ di storia

Una barca naufragò nel Garda; il vento spezzò l’albero e portò la vela ad incassarsi in una insenatura di Toscolano. La forza delle onde ridusse la vela in poltiglia ma l’esposizione al sole tornò a darle consistenza. Quando alcuni abitanti del luogo si resero conto che quel materiale era adatto alla scrittura fondarono la prima cartiera.

Questa è la leggenda che “spiega” la nascita e lo sviluppo della produzione cartaria, dal medioevo in poi, nella valle del Toscolano. Il fatto è che il torrente portava parecchia acqua, e le prime strutture per produrre carta dagli stracci sono nate qui già nel ‘400, via via ampliandosi e ammodernandosi. La stretta imboccatura della valle rendeva impossibile arrivare in valle con i carri, direttamente dal paese: gli stracci arrivavano a dorso d’asino dalle valli laterali (alcuni di questi percorsi sono ancora praticabili). Solo nella seconda metà del XIX secolo, grazie anche all’intervento dei proprietari delle cartiere della valle, è stata realizzata la strada di accesso dal lago, caratterizzata dalla presenza di alcune gallerie.

Info più approfondite potete trovarle QUI.

Accesso

L’imboccatura della valle è ben segnalato, dalla strada del lungo lago si seguono le indicazioni per Gaino, Valle delle Cartiere o Museo della Carta: arrivando davanti al municipio si gira a destra per poi tenere la sinistra (occhio ai cartelli per la valle). Ci si intrufola nella stretta strada che, grazie a qualche galleria, permette di raggiungere il parcheggio (gratuito). Lo spazio non è molto, in ogni caso dal paese dista circa 500m, volendo si può arrivare in valle anche con il trenino turistico.

Mappa del percorso (spudoratamente rubata dalla pagina dell’evento)

L’escursione

Il tracciato scelto è alla portata di quasi tutti: per non fare solo la camminata di fondovalle ci è stato proposto di percorrere un giro ad anello sulle tracce dei vecchi sentieri di accesso alla valle e di servizio per le attività delle cartiere. Il sentiero delle Calchere risale il versante in destra idrografica, passando accanto ai vecchi manufatti che venivano utilizzati per produrre la calce, materiale utilizzato nel ciclo produttivo della carta, con funzione di sbiancante e disinfettante.

Lo sviluppo totale è di circa 8km, la quota massima toccata è 290m slm. Temo di percorrenza netto: circa 2h30′.

Calchera

Panorama dal sentiero delle Calchere. E’ visibile la stretta imboccatura della valle

Dal parcheggio abbiamo seguito la strada di fondovalle fino al Museo (in località Maina inferiore), proseguendo ulteriormente fino a ponte di Maina Superiore. Qui si imbocca, appunto, il sentiero delle calchere, che si snoda, su forestali e sentieri, nel bel bosco sovrastante Maina. Passando accanto ad alcune abitazioni e ai resti delle vasche di produzione della calce, si raggiunge un belvedere da cui risulta evidentissima la “V” che segna lo stretto ingresso nella valle. Si prosegue in quota per poi scendere, con alcuni tornanti, fino alla chiesetta di Luseti (risale al ‘500) e all’adiacente campo scout. Le strutture qui presenti sono ciò che rimane dei vecchi opifici, risalendo la valle lungo il corso del Toscolano in pratica si cammina tra, e sopra, le rovine, raggiungendo la Forra di Covoli.

Forra di Covoli

Forra di Covoli – Torrente Toscolano

Torrente Toscolano nei pressi di Luseti

Rientrati a Luseti abbiamo percorso la strada di fondovalle. Poco sotto Luseti si incontrano le rovine di una struttura caratterizzata dalla presenza di più locali (alcuni dei quali parzialmente scavati nella roccia) realizzati in epoche successive, qui è ben visibile il canale realizzato per deviare il torrente per poter azionare i mulini che muovevano i macchinari.

Edificio nei pressi di Luseti – vasche scavate nella roccia

Edificio nei pressi di Luseti – interno di uno dei locali più antichi

Edificio nei pressi di Luseti – Canale di servizio per funzionamento mulini

Più a valle, altre rovine risultano visibili, le più recenti (e più grandi) sono parzialmente realizzate in cemento armato. Per alcune strutture sono in atto interventi di messa in sicurezza, per poterle rendere accessibili.

Vecchio ponte in legno

Il paesaggio è, nel complesso, molto particolare, perché mescola la natura, a tratti selvaggia, e l’opera dell’uomo, con la prima che, complici il tempo che passa, le frane e le intemperie, sta avendo il sopravvento sulla seconda. E’ quindi fondamentale che le opere più importanti vengano adeguatamente restaurate, per non smarrire la testimonianza di un’epoca importante per queste terre.

Il museo

In località Maina Inferiore, ha sede, in una cartiera ristrutturata, il Museo della carta. Qui si viene guidati lungo il percorso che dagli stracci permetteva di ottenere carta pregiata, secondo il metodo tradizionale: la cernita, la macerazione in acqua e calce, la riduzione in poltiglia degli stracci, la creazione dei fogli, la loro pressatura e successiva asciugatura, il trattamento impermeabilizzante con colla animale, la lisciatura. Successivamente alcuni macchinari (come il cilindro olandese) hanno consentito di aumentare la produzione. Con la costruzione della nuova cartiera in riva al lago (proprietà Burgo), e con l’introduzione dei macchinari a ciclo continuo, la produzione in valle si è progressivamente ridotta.

Il locale asciugatura

Attrezzatura per trattamento con la colla

Tamburina (macchina per produzione in ciclo continuo)

Nel museo c’è spazio anche per esemplari di libri stampati dai Paganini (famiglia di stampatori attivi nel ‘500) per i principali signori dei secoli scorsi, nonché per filigrane artistiche e per documenti storici.

Libretto di lavoro di un residente in valle.

Info

Sito web Valle delle Cartiere

Itinerari ad anello nel Comune di Toscolano Maderno

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Soncino, fra Ladyhawke e le stamperie

Soncino - La Rocca

Soncino – La Rocca

Mio figlio, che ha 7 anni, è piuttosto curioso e desideroso di imparare; ha però un difetto: riuscire a schiodarlo è un problema. Diciamo che ha una certa “inerzia”… Bisogna trovare sempre l’argomento giusto per stuzzicarlo e convincerlo ad uscire dalla sua “routine”. E non sempre è facile, a volte bisogna litigarci…

L’autunno scorso, una domenica pomeriggio, sono riuscita a portarlo a fare un giro a Soncino, con la scusa che c’erano le bancarelle dei “cioccolatai”. A parte che abbiamo speso un botto in praline, mattonelle di fondente con frutti di bosco e smarties, cremini alla menta… gli ho proposto di partecipare ad un laboratorio per bambini.

“NO”.

Con poca convinzione gli ho proposto di andare a vedere la Rocca: la volta che siamo entrati nella torre di Castell’Arquato si è spaventato alla vista di un’armatura, siamo dovuti scappare fuori e da allora non ne aveva più voluto sapere di castelli. Con mia somma sorpresa ha risposto in modo piuttosto entusiasta. Abbiamo così iniziato una mini-visita di questo paesotto che, oltre alla Rocca, nel suo centro storico vede concentrati piccoli musei e occasioni per capire come era la vita qui nei secoli passati. Il biglietto di accesso alla Rocca permette di visitare anche altri siti.

Visto che da qui passano numerosi percorsi ciclabili (ad esempio la Ciclabile delle Città Murate), vi racconto sinteticamente quello che è possibile vedere a Soncino (solo quello che abbiamo visto noi nella nostra breve visita, perché abbiamo saltato, ad esempio, le Chiese). Ma prima…qualche nota storica e qualche curiosità per cinefili.

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Planimetria del borgo fornita dal’Ufficio Turistico

soncino-plan-apt-legSoncino

Il comune di Soncino (circa 7600 abitanti) è in Provincia di Cremona ma confina direttamente con le province di Brescia e Bergamo. Essendo sorta in corrispondenza di un guado sull’Oglio ha sempre avuto un’importanza strategica, in quanto da qui passavano le antiche strade di collegamento fra Lodi Vecchio e Brescia e fra Cremona e Bergamo. Ciò ha ovviamente condizionato la storia di questo borgo. Se siete interessati a sapere maggiori dettagli potete visitare la pagina dedicata sul sito della ProLoco, qui vi dico solamente che questi territori sono più volte passati di mano: Cremona, Ducato di Milano, Serenissima, Francesi, Impero, Spagnoli, Austriaci… fino al passaggio al Regno d’Italia nel 1859.

La dominazione degli Sforza ha regalato al borgo la Rocca, sorta sui strutture preesistenti e tuttora parzialmente visibili.

Un set perfetto

Presso la Rocca Sforzesca sono stati girate le scene di alcuni film, come Ladyhawke e Il mestiere delle Armi. Le foto sono riprese dal sito dell’associazione Castrum Soncini.

Il mestiere delle armi – E. Olmi

Ladyhawke – R. Donner

La Rocca Sforzesca

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Ingresso Ovest

E’ la meglio conservata in Lombardia, costruita a partire dal 1473 (in soli tre anni) per ordine del Duca Galeazzo Maria Sforza, su una struttura preesistente (visibile in uno dei locali interrati), con merlatura ghibellina. Munita di tre torri quadrangolari e una circolare con torretta di avvistamento, ha il rivellino (fungeva da dogana) sull’ingresso nord, nel cortile centrale c’è un pozzo. I locali sono piuttosto spogli, una delle torri presenta resti di dipinti probabilmente legati alla presenza di un luogo di culto, in un’altra torre sono visibili i locali della cucina e in una stanza è allestita una camera da letto. Nei locali interrati vi erano le prigioni, le cantine, le stalle per i cavalli. I locali nel cortile, lungo il lato sud, ospitano il museo archeologico.

 

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Il cortile visto dalla torre circolare

Camera – cassapanca

Camera – letto a baldacchino

Museo Civico Archeologico Acquaria

All’interno del cortile della Rocca, ospita vari reperti rinvenuti nelle campagne circostanti e risalenti a varie epoche: monili, armi, vasellame, oltre a manufatti di epoca romana. Piccino, ma c’è un po’ di tutto.

Museo della seta

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Camminamento

Nella campagna cremonese e delle province limitrofe è stato a lungo diffuso l’allevamento del baco da seta: i contadini allestivano i graticci per l’allevamento delle bestioline nelle stanze (piccole) delle loro (piccole) abitazioni, sguinzagliando i figli (di solito numerosi) alla raccolta delle foglie di gelso. Questo era il cibo per eccellenza dei bruchetti, e ai tempi i gelsi erano diffusissimi lungo i fossi (ora se ne trovano pochini). Questo allevamento indoor era l’unica attività che i contadini potevano portare avanti in proprio, e il guadagno era loro. La richiesta era notevole, nei centri più grandi si trovavano filande in cui venivano lavorati i bozzoli per ricavare il prezioso filato.

Soncino era uno dei centri in cui si faceva questa lavorazione. Accanto alla Rocca c’era infatti la filanda, che è stata di recente ristrutturata e attualmente adibita a spazio eventi e mostre. Al suo interno c’è anche il museo della seta… ovvero tutto quello che avreste voluto sapere sul baco da seta concentrato in una stanza. Varietà di insetti e sdadi di maturazione, fasi di lavorazione e attrezzature. E alcuni documenti d’epoca.

Ex filanda Meroni – foto da www.soncino.org

Casa degli stampatori

Macchina per litografia – da www.museostampasoncino.it

La famiglia di Israel Nathan arrivò da Spira (Germania) nel 1441 e, almeno all’inizio, si dedicò all’Usura. Successivamente all’apertura del Monte di Pietà i Soncino (questo il cognome che assunsero) decisero di cambiare attività e di diventare stampatori: nel 1483, 28 anni dopo l’invenzione della stampa a caratteri mobili da parte di Gutenberg, a Soncino venne stampato il primo libro con questa tecnica.

I Soncino si spostarono poi in altre località della penisola, continuando a dedicarsi alla stampa, inizialmente solo in lingua ebraica, per poi passare a stampare anche libri in latino e in volgare.

Nell’edificio in laterizio in cui la famiglia Soncino esercitava la sua attività ora c’è un piccolo museo, con attrezzatura per la stampa di varie epoche (dal ‘400 al ‘900), ricostruzioni di torchi lignei e presse per litografia, e un’esposizione delle opere prodotte dalla stamperia.

Alla scoperta di questo mondo vi accompagna un omino un po’ particolare: era già un personaggio vent’anni fa, quando per la prima volta ho visitato la stamperia, ora è anziano ma è ancora lì a introdurre il visitatore nel mondo dei caratteri mobili e delle lastre per la stampa. Di solito, ai più piccoli viene data la possibilità di fare una prova di stampa con un torchio manuale: si tratta della prima pagina della Bibbia in ebraico.

Altre informazioni sulla storia della famiglia Soncino e sulla su attività si possono trovare anche qui.

Pagina iniziale della Bibbia stampata il 22 aprile 1488 – copia stampata nel corso della visita con torchio “Mediceo”

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Targa su un edificio vicino all’ex Monte di Pietà

biglietto-soncinoLink utili

Amici della Rocca

Associazione Castrum Soncini

Comune di Soncino

Museo della stampa

Pro loco Soncino

Soncino Turismo

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Velorama, il museo olandese della bicicletta

di Ludovica Casellati – viagginbici.com, 18/12/2013

LOlanda è il Paese della bicicletta per antonomasia!

Pensate ci sono più bici (18 milioni) che abitanti (16 milioni), 32000 sono i chilometri di piste ciclabili e 15 miliardi sono i chilometri che gli olandesi fanno tutti assieme ogni anno per andare al lavoro, a scuola, a fare la spesa per incontrare amici o semplicemente fare escursioni. La bicicletta fa parte del loro DNA  tanto che iniziano a pedalare fin da piccolissimi quando ancora non sono in grado di camminare.

Tra le attrazioni da segnalare il Velorama National Bicycle Museum, il Museo Nazionale della bicicletta a Nimega. Il Museo offre una panoramica delle biciclette prodotte dal 1817 in avanti. La collezione esposta è di Gertjan Moed, il fondatore del museo, e presenta 250 cicli di epoche diverse insieme a diversi accessori e immagini che attirano ogni anno migliaia di appassionati delle 2 ruote da tutto il mondo.

Nella sua collezione non mancano alcuni esemplari di biciclette appartenute alla Casa Reale, tra cui la bicicletta pieghevole Fongers utilizzata dalla Regina Wilhelmina negli anni Quaranta e Cinquanta e il tandem di fidanzamento appartenuto al Principe Bernhard e alla Principessa Juliana.

Nel 1998 la collezione ha subìto un ampliamento sostanziale, con l’annessione di numerosi veicoli a due, tre o quattro ruote, a partire dalla storica draisina (in inglese: hobbyhorse), nata nel 1817. Il museo possiede inoltre un’ampia collezione di libri sulla bicicletta, letteratura specializzata e fotografie. Il museo dispone inoltre di un archivio del famoso produttore olandese di biciclette Gazelle e di altri produttori olandesi. Esso è una fonte molto valida per reperire informazioni sull’origine di certi modelli o per scoprire di più sulla storia dell’industria ciclistica.

Per tutte le informazioni www.holland.com

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Il database del pellegrino misterioso

Tutti i cammini d’Europa online! L’incredibile database del pellegrino misterioso

Il Pilgrim Routes Database raccoglie (quasi) tutte le vie di pellegrinaggio del Vecchio Continente. Ed è stato realizzato da Peter Robins, di cui non si riesce a scoprire nulla…

di Andrea Mattei – running.gazzetta.it, 01/03/2017

Ci sono, ovviamente, la Via Francigena e il Cammino di Santiago, la Via degli Dei e il Cammino di San Benedetto. Ma anche percorsi meno noti, come il Cammino della Luce, che unisce Aquileia a Roma, e la Ruta de la Lana, che taglia la Spagna da nord a sud. Poi si possono scoprire tracciati non solo inattesi ma anche dai nomi impronunciabili: la Svatojakubská cesta na jižní Moravě in Repubblica Ceca e la Südostbayerischer Jakobsweg in Germania, per fare giusto due esempi.

In poche parole: tutti i cammini d’Europa che possiate immaginare, e anche quelli che non vi verrebbero mai in mente, li trovate in un unico luogo virtuale creato da un misterioso introvabile personaggio. È il Pilgrim Routes Database, una fantastica raccolta di link a tutti (o quasi tutti) i percorsi del Vecchio Continente messi insieme da tal Peter Robins, personaggio schivo e diffidente, che ha compiuto ovviamente questo grande lavoro sul web, ma che dal web si tiene scrupolosamente alla larga, lasciando pochissime tracce di sé. Di lui si sa che è un pellegrino e studioso inglese che vive nella parte di Chester City chiamata Boughton, più precisamente a Spital Boughton: ha fatto questo incredibile lavoro di ricerca ma non si sa su quante di queste vie abbia camminato. Chi, anni fa, riuscì a rintracciare un suo indirizzo mail e gli scrisse ricevette una risposta categorica: mi spiace, ho troppo lavoro da fare per potermi occupare di quello che mi chiede. Fine.

Forse non proprio un bel carattere. Ma di certo ci lascia un database da cui attingere a piacimento, per sbizzarrirci a scegliere o sognare il nostro prossimo cammino in giro per l’Europa. E per questo lo dobbiamo ringraziare.

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Il grande fiume lento

Di Alessandro Sanna ne avevo già parlato QUI.

alessandro-sanna

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