Articoli con tag: bicicletta

Sono… in bicicletta, quindi leggo

(Grazie a Stefano per la segnalazione)

timreading.it, 19/07/2017

Quest’anno ti vuoi dare al cicloturismo e fare una bella vacanza a pedali? Nel ritmo lento di un viaggio su pista ciclabile ci vuole un buon libro da leggere tra una tappa e l’altra, anzi un ebook, che non occupa spazio e non pesa. C’è un che di eroico nell’andare in bici, perché per raggiungere la meta – che sia la scuola, l’ufficio o il prossimo borgo lungo la ciclovia – bisogna mettere in gioco tutti se stessi: muscoli, fiato, occhi e riflessi. Il terreno ti parla attraverso la vibrazione di ruote e manubrio, il vento ti sospinge o ti rallenta, la pioggia ti punge come spilli o ti inonda come una doccia fredda, il sole ti ustiona gli avambracci.

Ecco, se tutto questo ha il sapore dell’epica non è perché ti sei montata la testa, ma perché la bicicletta è mitica, epica ed utopica, parola di Marc Augé. Nel suo Il bello della bicicletta il filosofo francese che ha chiamato non luoghi tutti quei posti che frequentiamo quotidianamente, tra stazioni, aeroporti e centri commerciali, scopre nella bicicletta il mezzo per un nuovo umanesimo. La bici rende uguali, restituisce al tempo il suo significato e ai luoghi la loro essenza e, di più, la bici dà speranza per il futuro perché è un mezzo per spostarsi in modo sostenibile, senza emissioni di pm10. Insomma, se vuoi dare un senso profondo e filosofico alla tua vacanza in bici, il saggio di Marc Augé è tra gli ebook più consigliati. Il filosofo indica alcune città italiane come esempi di questo umanesimo su due ruote, naturalmente parliamo di città emiliane, Modena, Reggio Emilia e Ferrara, che fieramente si proclama “città delle biciclette”.

E c’è un romanzo che rientra tra i capolavori della letteratura italiana ambientato a Ferrara in cui la bicicletta ha un ruolo importante: è Il giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani. Un libro da leggere anche se se ne conosce la trama ponendo attenzione proprio sull’elemento della bici, il mezzo con il quale il protagonista esplora la città di notte e scopre l’amore percorrendo il giardino dei Finzi Contini con la bella Micòl. L’autore si sofferma spesso sulla descrizione dei modelli delle bici degli anni Trenta e sulle sensazioni che colpiscono il giovane protagonista mentre si avventura nel buio e nel gelo padano.

Adolescenza, pedalate e amore in una città emiliana le puoi ritrovare anche in un romanzo dalla trama più leggera che ha spopolato tra i ragazzini degli anni Novanta, è Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi, autore che nei libri successivi ha elogiato anche il viaggio a piedi. Qui sono memorabili le scalate in bicicletta che il protagonista fa per andare a studiare a casa della sua amica e amore impossibile, lei vive sui colli bolognesi e per raggiungerla bisogna fare una salita con una bella pendenza. Un libro di culto per una generazione da riprendere in mano per chi l’ha letto all’epoca e oggi vuole ricordare come era e da scoprire per i famosi millennial, per immaginare come erano amore, amicizia e musica appena prima dell’avvento di internet.

Se invece sei in partenza e vuoi farti una cultura sulle tante declinazioni della bicicletta c’è un libretto pratico, divertente e informativo che si intitola Dieci bici e ti spiega qual è il modello di bici proprio giusto per te: mountain bike con venti marce per pedalare in ogni pendenza e terreno o minimal a scatto fisso per essere la più trendy in città?

A te la scelta, l’importante e avere l’ebook giusto a portata di pedale.

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Ciao Paolo

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Bimbimbici 2017

fonte: fiabcremona.it

Bimbimbici è una manifestazione nazionale, la cui prima edizione si è svolta nel 2000, voluta dalla FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) e tesa a promuovere la mobilità sostenibile e a diffondere l’uso della bicicletta tra i giovani e giovanissimi.

La manifestazione si concretizza in una allegra pedalata in sicurezza lungo le vie cittadine e nel territorio urbano, che si svolge ogni anno nel mese di maggio ed è rivolta principalmente a bambini e ragazzi, ma è aperta a tutti i cittadini.

L’evento è una vera e propria occasione di festa e di rivincita per tutti quegli utenti deboli delle strade che vivono quotidianamente la città come luogo riservato ad utenti forti (in primo luogo gli automobilisti). Il “popolo” di Bimbimbici è costituito da tutti coloro (grandi e piccini) che amano la bicicletta, la natura e desiderano vivere in un mondo dove le macchine lascino spazio alle bici, lo smog all’aria fresca, la frenesia alla lentezza. Bimbimbici vuole quindi sollecitare la collettività ad una riflessione generale sulla necessità di creare zone verdi e piste ciclabili per aumentare la vivibilità dei centri urbani.

Ogni anno FIAB organizza parallelamente alla manifestazione Bimbimbici, un Concorso Nazionale di Disegno, aperto a tutti i bambini delle scuole dell’infanzia, elementari e medie di tutta Italia.
A Bimbimbici è dedicato un sito apposito dove, tra l’altro, si riportano le modalità per l’adesione e il materiale disponibile per gli Enti Promotori (associazioni, scuole, Comuni, ecc.), i programmi locali, gli eventi collaterali (il Concorso annuale, ecc.).

Vai al sito ufficiale della manifestazione per i dettagli e le città aderenti.

Per quanto riguarda Cremona (una città a caso…) il ritrovo è in piazza Stradivari alle ore 9.30. Tutti i dettagli QUI.

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La bicicletta è una forma di felicità

di Marilena Lucente, bicizen.it, 11/06/2015

Non l’avrei mai detto, forse sino al giorno prima. Ma è prova provata: la bicicletta cambia la vita. Oggi non saprei immaginarmi senza. È incominciato per caso, una risposta di emergenza dettata dalla circostanza. Poi, è bastato un momento di consapevolezza, ed è stata scelta di vita, che tutt’ora dura.

Correva l’anno 2002, pochi giorni prima dell’inizio della scuola. Parcheggio di un ipermercato, quando ancora gli ipermercati erano oggetti luccicanti nel buio delle periferie e ogni settimana se ne apriva uno giurando che era il più grande d’Europa. Ne hanno rubato di spazio, quelle scatole di cemento ora sempre più vuote e tristi. A me invece, nel parcheggio dell’ipermercato hanno rubato un’automobile. Lancia Y Elefantino, pochi mesi di vita, due seggiolini per bambini, di cui uno nuovo di zecca e una vita da mamma trafelata da portare in giro. Quando sono andata in Caserma a denunciare il furto mi hanno persino rimproverato: “Dovevate saperlo che sicuro che questa ve la rubavano”. Giuro che no, proprio non sapevo. Quelli dell’assicurazione mi promettono che faranno di tutto per accelerare i tempi del rimborso: sei mesi e potrò ricomprare una nuova auto. Sei mesi sono proprio tanti.

Avevo trentacinque anni e dall’età di diciotto non avevo mai trascorso un giorno senza auto. Sono costretta a tirare fuori la bicicletta dal garage, quella della domenica, di qualche pomeriggio d’estate per raggiungere i giardinetti. E incomincio. Prima solo per andare a lavoro – insegno e in tutte le scuole che ho frequentato non ho trovato quasi mai una rastrelliera – poi prendo coraggio e all’arrivo della primavera, la attrezzo con i sediolini, uno avanti e uno dietro. Le temperature sono ancora basse, abbiamo sempre l’irrazionale convinzione che i bambini e il freddo sono nemici giurati. Invece…

Invece i giorni trascorrono con sciarpe e cappellini, nasini rossi, certo, ma anche una nuova allegria che viene dal cantare mentre pedalo e loro si guardano intorno. Davanti a me il piccolo, ha compiuto da poco un anno, dietro il grande, quattro anni e mezzo, che mi abbraccia forte tutto il tempo. Nel frattempo scelgo la nuova auto, il colore, il modello. Ci siamo quasi. Arriva anche la telefonata che mi dice che posso passare in assicurazione a ritirare il premio. Sono alla finestra e vedo parcheggiata un’auto proprio come quella che voglio io. La guardo. E mi accorgo di non desiderarla più. La guardo meglio. Non è che non voglio quel modello, non voglio la macchina. Non mi piace il pensiero di mettermi di nuovo al volante, di allacciare le cinture ai bambini, di preoccuparmi se uno piange, di tenere l’altro sotto controllo con lo specchietto retrovisore. La guardo ancora.

Ho scoperto che posso raggiungere tutto quello che mi serve in bici, e in fondo Caserta, è qui che viviamo, è pianeggiante, si può percorrere in poco tempo. La sera ne parlo con il papà. Decidiamo che avremo una sola auto, quella che a lui serve per andare a lavoro. La useremmo per andare fuori città, per le vacanze. Quanto a me, se mi accorgo che ci sono troppe difficoltà, andiamo subito in concessionaria. “Va bene?”

Sono passati tredici anni, le biciclette sono diventate quattro. Sono cambiate nel tempo, ma non ne abbiamo più fatto senza. I primi tempi ho imparato a organizzarmi, soprattutto quando i bambini erano piccoli. Consegna della spesa a domicilio, un accordo con un tassista che mi faceva dieci euro a tratta per gli spostamenti serali, o quando pioveva, o avevamo i bagagli; turni tra mamme e papà per accompagnare i ragazzini a scuola; solidarietà delle amiche sempre disposte a venirmi a prendere in caso di bisogno. Nel frattempo è cambiato quasi il nostro armadio, pieno di vestiti comodi e colorati; le biciclette hanno cestini per la spesa e borse sulle ruote posteriori. Appena possibile usciamo tutti e quattro in bici, ma spesso si aggiungono amici, che come noi hanno sperimentato che la bicicletta è una forma di felicità.

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Una domenica in centro

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Il pane in bici

In bici portiamo il pane artigianale nelle case. In Italia non c’è lavoro? Uscite dagli schemi

Danilo Perozzi, 26 anni, e Elena Galli, 27, hanno ideato Mylbread dopo essersi conosciuti ad Expo durante un concorso di idee sulla malnutrizione. L’obiettivo è anche di aiutare i forni virtuosi a offrire una via d’uscita alla grande distribuzione. “Vediamo entusiasmo per la nostra startup”

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di Danilo Nappi – ilfattoquotidiano.it, 17/10/2016

Tutte le mattine Danilo ed Elena salgono in sella alla loro bici e iniziano a pedalare tra le strade di Bologna, lasciando il profumo di pane appena sfornato. Poi ci sono gli eventi, la programmazione, la cura del sito e il rapporto con i forni artigianali in città. Si chiama Mylbread, ed è la piattaforma messa insieme da due studenti italiani che permette di ordinare ceste di pane artigianale e riceverle direttamente a casa o al lavoro. “Volevamo convincere le persone ad abbandonare il fast food e a tornare a gustare il pane di una volta”, raccontano.

Tutto è nato durante un concorso di idee sulla malnutrizione, organizzato dal Food Innovation Program ad Expo, nel 2015. “Era un pomeriggio piovoso di settembre – racconta Danilo – Lì ci siamo conosciuti per la prima volta”. Da quel giorno è nata l’idea di unire la community di panettieri, amanti del pane e ciclisti per riportare il pane (fresco e di prima qualità) nelle case delle famiglie bolognesi. Danilo Perozzi, 26 anni, è uno studente in Design sistemico del Politecnico di Torino; Elena Galli, 27 anni, ha una laurea magistrale in International Management presso l’Università di Bologna e un’esperienza alle spalle in Silicon Valley grazie ad una borsa di studio.

Dopo mesi di presentazioni, raccolte opinioni e dubbi, Danilo ed Elena hanno deciso di partire. Dal primo giorno di marzo la piattaforma Mylbread è diventata reale. Perché proprio il pane? “Abbiamo l’ambizione di portare la magia della panificazione artigianale a casa di tutti, o almeno ci proviamo – spiega Danilo – Il pane fatto a mano ha un suo gusto, un suo sapore, un suo odore. È completamente diverso da quello industriale”. Mylbread ha l’obiettivo di offrire ai piccoli panifici virtuosi una “way out” dalla concorrenza della grande distribuzione, “che sempre più rischia di farli scomparire” aggiunge Danilo. Ma vuole anche offrire a chi apprezza il pane, ma non riesce ad andare a comprarlo al forno, la possibilità di riceverlo a casa.

L’obiettivo di Elena e Danilo è anche quello di conciliare tradizione e innovazione. “In questo momento collaboriamo con tre forni bolognesi, tutti i ragazzi che li gestiscono sono nativi digitali. Per loro scelta hanno iniziato a lavorare con un occhio di riguardo alle materie prime e ai processi di panificazione”, aggiungono. Alla piattaforma, infatti, sono iscritti solo i forni artigianali e locali che usano lievito madre e farine di grani pregiati.

Grazie a Mylbread si può ricevere direttamente a casa o al lavoro pane, ma anche ceste per colazione e brunch, merende, aperitivi e kit per la panificazione casalinga. Tutto è consegnato in bici o in auto elettrica. L’obiettivo è anche quello di portare un messaggio legato alla qualità del cibo e all’importanza di una sana nutrizione. La risposta dei bolognesi, per il momento, rimane molto positiva. “Parliamo con le persone e notiamo tanto entusiasmo e voglia di conoscere che pane stiano mangiando”, racconta Elena. L’interesse sta crescendo: “Siamo fiduciosi”.

Elena e Danilo sono determinati su un punto. “La solita frase ‘il lavoro in Italia non c’è’ non appartiene al nostro modo di vivere. Le difficoltà nel mondo del lavoro, certo, ci sono – insistono i due – ma il potenziale del nostro territorio è immenso”. L’obiettivo, insomma, non è solo il benessere economico, ma un miglioramento della qualità di vita. L’idea piace, ed anche altre città si stanno interessando al progetto. “Abbiamo presentato la piattaforma a Milano: hanno apprezzato, anche se ci fanno già alcune critiche per migliorare il servizio”, sorridono. Anche a Torino poi, sono sorte alcune iniziative legate al mondo della panificazione, da semplici corsi a classi con risvolti sociali.

Esportare il modello all’estero? Elena e Danilo rimangono con i piedi ben piantati per terra. “Siamo nati da poco – spiegano –, abbiamo molto più interesse a creare un servizio con un reale valore aggiunto, piuttosto che a sognare la Silicon Valley”. Se dovessero dare un consiglio a qualche coetaneo, però, le ideesarebbero chiare: “Siamo nati e cresciuti in un contesto socio-culturale che predilige i percorsilavorativi lineari, senza uscire troppo dagli schemi. Il nostro consiglio è invece quello di sperimentare”, sorridono. La decisione di fondare una startup viene proprio dalla voglia di ripristinare connessioni con il territorio. “E poi – concludono – una volta che assaggi il pane artigianale è difficile farne a meno”.

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In spiaggia senza auto

In spiaggia senza auto, il Comune ti paga il gelato

PESARO – L’iniziativa dell’amministrazione comunale insieme a Pesaro For Kids e alle gelaterie di Baia Flaminia ha premiato i comportamenti virtuosi di chi si è recato in spiaggia in bici oppure usando le navette gratuite

cultmarche.it, 11/07/2016

Lascia l’auto a casa, vai in spiaggia in bici e il Comune ti paga il gelato. Doppio colpo nelle calde domeniche estive. La bella iniziativa per incentivare il trasporto ecologico è nata a Pesaro dove sono stati distribuiti in un sol colpo ben 150 buoni acquisto per le fredde leccornie. L’associazione Pesaro For Kids, in collaborazione con l’assessorato alla sostenibilità, ha voluto premiare domenica 10 luglio, tutti coloro che si sono recati in spiaggia a Baia Flaminia senza usare l’auto, ma arrivando con la bicicletta, sulla nuova pista ciclabile, o con il bus navetta gratuito del nuovo servizio dal parcheggio tra i due porti. Grazie al contributo delle gelaterie di Baia Flaminia sono stati distribuiti ben 150 buoni da consumare in giornata nei due esercizi commerciali aderenti: “Il Marchese del Grillo” e “Paciugo Puro&Bio”. Una campagna di sensibilizzazione nei confronti degli automobilisti, invitandoli a lasciare l’auto nel parcheggio tra i due porti e a utilizzare la navetta, che è attiva tutti i fine settimana di luglio e agosto ogni 15 minuti, dalle 8,45 alle 19,45.

“E’ stata un’iniziativa interessante – commenta l’assessore Rito Briglia – all’inizio i cittadini e turisti non si fermavano perché diffidenti, probabilmente pensavano che eravamo lì per vendere qualcosa. Poi, con il passare dei minuti, si sono incuriositi e hanno cominciato a fermarsi ricevendo il buono gelato. Siamo lieti di aver regalato un sorriso a chi si è fermato e ha accettato il piccolo dono, che premia un comportamento virtuoso”. “Pesaro For Kids – spiega Alessandra Renzi – promuove l’idea di utilizzare la bici e la navetta per andare al mare perché crediamo in uno stile di vita sostenibile per i bambini; ringraziamo Green Bike per averci sostenuto nella realizzazione di questa iniziativa che cercheremo di replicare in altre zone della città, qualora ci siano gelaterie interessate che invitiamo a contattarci al numero 335 6891117 o all’indirizzo info@pesaroforkids.it”.

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La nostra promessa elettorale ai nuovi sindaci

di Paolo Pinzuti – bikeitalia.it, 22/06/2016

Le elezioni comunali e la campagna elettorale più pecoreccia e bassa della storia sono finalmente alle spalle e, finito il tempo delle promesse, è arrivato quello di rimboccarsi le maniche.

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Alla luce delle considerazioni fatte in un precedente post (Milano, Bologna, Torino, Roma: un bilancio di fine mandato), personalmente posso dirmi più che soddisfatto dei risultati  dei ballottaggi, non tanto per questioni ideologiche o di appartenenza partitica, quanto piuttosto perché (è sicuramente una coincidenza) chi si è presentato con una visione nuova della mobilità è stato premiato mentre chi ha continuato con la solita prona accettazione della realtà è stato punito. Al di là delle noiose diatribe sullo spostamento dei voti, quello che rileva soprattutto è ungrande rinnovamento tra coloro che andranno a sedere nei vari consigli comunali e un sostanziale abbassamento dell’età media.

La generazione Ryan Air al potere.

Se da un lato è vero che l’abbassamento dell’età media può essere sinonimo di inesperienza, è altresì vero che giovane età significa anche mancanza di preconcetti, coraggio, capacità di innovazione e, si spera, una visione differente. Chi oggi ha 30/40 anni, infatti, fa parte di quella che da più parti viene definita la “generazione Erasmus” o “generazione Ryan Air”. Chi oggi ha 30/40 ha spesso avuto modo di viaggiare in lungo e in largo per l’Europa per scoprire che esistono modi diversi di spostarsi, che la storia per cui bisogna fare spazio alle auto nelle nostre città per dare da mangiare agli operai della FIAT non regge più e che non esiste modo più stupido di trascorrere il proprio tempo se non bloccati in un auto in mezzo al traffico dove non si può lavorare, non ci si può rilassare, non si può studiare, non si può stare coi propri cari ma ci si può solo dedicare al “piacere della guida”  che non fa altro che creare diseconomie.

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Chi però, a partire da lunedì, è stato chiamato ad amministrare le nostre città, deve avere ben chiaro in mente una cosa: quanto visto girando per Copenhagen, Amsterdam, Valencia, Parigi, Amburgo, etc. non è frutto solamente di una visione, ma soprattutto di precise allocazioni di budget. Sì, perché, vedete, se in altre parti d’Europa si usa la bicicletta invece che la macchina per spostarsi in città non è perché gli altri sono nati con il gene della ciclabilità nel sangue che a noi Italiani non è stato dispensato, ma perché altrove si creano le infrastrutture (ovvero non è che esistono già per creazione divina) per mettere in sicurezza gli spostamenti delle persone.

Copenhagen Ora di Punta

Quando si parla di infrastrutture non ci si riferisce alle sporadiche ciclabili interrotte, magari ricavate sui marciapiedi o di fantasmagorici interventi calati dall’alto per “cambiare tutto per non cambiare nulla”, ma, piuttosto, di reti pensate sulla base delle esigenze dei cittadini per mettere in connessione i poli attrattori, i punti di interscambio, e tanta, tanta moderazione del traffico.

I soldi per la ciclabilità ci sono.

Sulla base di questa logica, le città di tutto il mondo stanno facendo a gara a chi riuscirà a rendersi maggiormente a misura di bicicletta: Atlanta negli Stati Uniti ha deciso di allocare un miliardo di dollari nei prossimi 25 anni per questo obiettivo, Parigi destinerà 150 milioni di euro entro il 2020, Londra destinerà invece 164 milioni di sterline entro il 2020, Copenhagen alloca 15 milioni di euro ogni anno per i progetti ordinari sulla cilabilità (a cui si aggiungono quelli straordinari) e mi fermo qua per carità di patria.

Nel corso dell’ultima tornata elettorale tutti i vincitori hanno ben evidenziato l’importanza dell’uso della bicicletta nella propria visione futura di città. Adesso che si è passati dalla campagna elettorale alla pratica, quello che tocca fare è mettere il naso nel bilancio comunale e trovare i fondi per trasformare in realtà questo bel sogno.

Citytech bikenomics

E non salti in mente a nessuno di uscirsene con la solita storia del “maledetto patto di stabilità che ci impedisce di spendere i soldi dove vorremmo”: i soldi ci sono, e a dimostrarlo sono le innumerevoli porcate a cui abbiamo assistito nel corso degli ultimi anni, denari sperperati in progetti utili soltanto agli amici degli amici o, nei migliori dei casi, a offrire i circenses ai cittadini.

I soldi ci sono e devono essere scuciti a ogni costo perché la ciclabilità, come spiega nel video qui sotto il sindaco di Copenhagen, non è un costo per la città ma un investimento che si ripaga prima di tutto nella riduzione dei tempi di percorrenza e quindi nell’aumento dell’efficienza e produttività della città (poi la salute, il piccolo commercio, la ridotta incidentalità e tutte quelle cose archiviabili alla voce “bikenomics”).

La nostra promessa elettorale.

Nell’arco delle ultime settimane noi cittadini abbiamo ascoltato qualunque spergiuro da parte di chiunque volesse essere eletto, ma adesso è arrivato il nostro turno di fare promesse: cari neosindaci, noi (e parlo a nome mio, della testata su cui scrivo, ma anche dei cicloattivisti di tutta Italia di cui sono certo di interpretare il pensiero) vi promettiamo che vi marcheremo stretto e metteremo in atto qualunque azione legale o illegale che sia per trasformare le nostre città in luoghi a misura di persona. Qualora voleste assecondare questo desiderio,  saremo i vostri migliori alleati e vi porteremo in palmo di mano, qualora decideste di opporvi, saremo il vostro peggior nemico per i prossimi 5 anni perché non possiamo in nessun modo permettere che la vita nostra e dei nostri cari sia messa a repentaglio da qualche sbruffoncello che ha la bocca troppo larga durante la campagna elettorale.

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Se non sapete come fare a prestare fede alle promesse fatte, abbiamo preparato per voi un evento dove vi faremo raccontare dai più grandi esperti italiani ed europei come realizzare città a misura di bicicletta. L’evento si chiama CosmoBike Mobility, si terrà dal 14 al 16 settembre a Verona e siete caldamente invitati a partecipare e a far partecipare i vostri tecnici comunali.

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Nel frattempo, buon lavoro e buona scelta della giunta.

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Vite da Monsters

Resoconto dell’incontro con Andrea Devicenzi (atleta paralimpico e mental coach) e Pierpaolo Vigolini, recentemente tenutosi a Grumello Cremonese. Organizzazione: locale gruppo AIDO, in collaborazione con le società sportive U.S. San Bartolomeo e A.S.D. Grumulus e con l’oratorio.

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La presentazione di “Vite da monsters”, 10/06/2016

Estate 1990, quella dei mondiali.

Andrea ha 17 anni, un lavoro come artigiano, una moto.

La moto… e chi non ha desiderato, a 16-17 anni, di avere una moto? Il senso di libertà; le ragazze che ti guardano, se hai una bella moto…

Una moto che ad Andrea ha drasticamente cambiato la vita, quell’estate del 1990, l’estate delle notti magiche. Un urto frontale contro un’auto, il ginocchio che va a sbattere contro il fanale, il volo. Il primo pensiero: la moto. Dov’è? Ha subìto danni?

Eccola lì la moto. Ma…

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Andrea Devicenzi

Ma c’è qualcosa che è messa peggio della moto: la gamba sinistra di Andrea. Il femore “esploso”, l’angolazione innaturale del piede, il sangue.

I soccorsi.

L’ospedale.

L’amputazione.

I mesi di ospedale e una nuova operazione.

Una vita stravolta, i pensieri che si accavallano. I pensieri di Andrea, e quelli dei familiari. Non potrai più lavorare. E come farai con le ragazze, sei destinato a restare solo, quelle i ragazzi li vogliono perfetti. E lo sport, il canottaggio?

Andrea però trova la forza per reagire, per riprendere in mano la sua vita adattandola alla nuova condizione. Un corso professionale e un nuovo lavoro. E il canottaggio non è utopia, basta allenarsi ed educare il corpo ad una nuova postura. E poi… il ciclismo, il passaggio allo sport paralimpico professionistico in una squadra di Piacenza, il paratriathlon. E le imprese sportive, oltre le barriere fisiche e mentali.

Nel 2010 in Ladakh (India), insieme a Stefano Mattioli, ha compiuto in mtb il raid in autosufficienza sulla carrozzabile più alta del mondo da Manali a Leh, fino a raggiungere il Kardung La (5602mslm). E’ stato il primo amputato a compiere un’impresa del genere, che è maledettamente tosta anche per un normodotato per molti motivi: prima di tutto la quota, perché Manali è a circa 2000mslm e da lì si sale subito a 4000m per superare una serie di passi che arrivano fino ai 5000m di quota, per poi “scendere” a Leh che è intorno ai 3500 e poi l’ultima salita fino al Kardung La. E’ difficile anche per le condizioni delle strade, sterrate, che in caso di pioggia diventano tremende. Sono inoltre zone poverissime, dove la sistemazione più comoda è… la tenda! Difficile trovare alloggi di fortuna, quasi impossibile trovare acqua corrente ed elettricità. E anche per quanto riguarda l’alimentazione è necessario molto spirito di adattamento.

Nel 2011 ha portato a termine la randonnée Parigi-Brest-Parigi, 1230km percorsi in 72 ore, primo amputato al mondo a completare la gara. A beneficio dei profani preciso che non si tratta di gara a tappe, le ore sono continuative, ogni ciclista si gestisce le ore di sonno (poche) per poter portare a termine l’impresa nel tempo fissato.

Ora Andrea si sta preparando per una nuova impresa: a luglio partirà per il Perù. 1.200 chilometri in mountain bike e 4 giorni di trekking verso Machu Picchu.

Machu Picchu

Lima-Cuzco

Percorso trek

Partirà anche se in fase di preparazione c’è stato un “contrattempo”: mentre si allenava in bicicletta è stato investito da un’auto, ed ha subìto una frattura al femore amputato. Sta comunque recuperando a tempo di record.

Ora Andrea, oltre che atleta, è “mental coach”, motivatore. Lavora con i ragazzi e con atleti professionisti. Trae spunto dalla sua esperienza e dalla sua energia interiore per trasmettere motivazioni agli altri, per insegnar loro ad ottenere il massimo, in ogni campo, facendo leva sul fatto che gli ostacoli che spesso si frappongono fra noi e l’obiettivo li abbiamo creati noi, o li ha creati l’ambiente in cui viviamo, e sono soprattutto nella nostra testa. Applicando i principi della PNI (Programmazione Neuro Linguistica) si possono recuperare risorse che nemmeno pensiamo di avere.

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Pierpaolo Vigolini e Andrea Devicenzi

Il libro che Andrea ha scritto insieme a Pierpaolo Vigolini si basa proprio su questo: si parte dalla vicenda di Andrea, dalle sue esperienze per spiegare come ricercare la motivazione, fissare ed inseguire gli obiettivi che ci si è proposti, non dimenticando l’aspetto “ecologico”, nel senso di rapporto con l’ambiente che ci circonda, persone ed affetti compresi. Il titolo del libro infatti riassume gli otto aspetti da considerare, che poi sono anche i capitoli in cui è suddiviso: Motivazione-Obiettivi-Nemici-Stato-Top-Energia-Ricerca-Sinergia.

Per la cronaca. Visto che all’inizio di questa storia avevamo parlato delle ragazze… Di “ragazze”, nella vita di Andrea, ce ne sono quattro: la moglie, le loro due bambine… e la bicicletta!!!

La vita non è quella che dovrebbe essere. E’ quella che è! E’ il modo in cui l’affronti che fa la differenza

Virginia Satir, terapista familiare

La copertina del libro

Il CV di Andrea – dal suo sito

2008 – Partecipazione ad alcune Granfondo (Ciclismo).

2009 – Partecipazione a gare Internazionali di Ciclismo per acquisire punti necessari per le qualificazioni alle Paralimpiadi di Londra 2012.

2010 – Raid in autosufficienza sulla strada carrozzabile più alta del mondo, situata in India. 700 km in 8 giorni in sella alla mia MTB, raggiungendo, per la prima volta per un atleta amputato di gamba, il KardlungLa a quota 5.602.

2011 – Partecipazione alla Parigi-Brest-Parigi. L’Olimpiade delle Ranonnèe. 1.230 km da percorrere in un tempo dichiarato di 80 ore. Concludendola in 72 ore e 42 minuti, sono stato il primo amputato al Mondo, dal 1890, a riuscirci.

2012 – Inizia una importante avventura nel Paratriathlon (nuoto, bici e corsa), nel quale riesco a conquistare la medaglia di Bronzo ai Campionati Europei in Israele, qualificiandomi per i Mondiali a Settembre in Nuova Zelanda.

2013 – Medaglia d’argento ai Campionati Europei di Paratriathlon in Turchia.

2014 – Assieme ad amici/che, ho ideato e concluso, il 1° Giro d’Italia Formativo, dedicato ai ragazzi, alle loro risorse, fiducia in sé stessi ed autostima, consapevolizzandoli delle straordinarie capacità e talenti che hanno già dentro di loro.

Randonnée conclusa!!!

Riferimenti

Il suo blog

La pagina facebook (attività di mental coach)

Il libro – Vite da Monsters

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Bicistaffetta Terramare

Non è il film dello Studio Ghibli… è il racconto della nostra Terra

Bicistaffetta Terramare: scienziati in viaggio per raccontare l’ecologia

fiab-onlus.it, 23/05/2016

Centocinquanta anni fa il naturalista tedesco Ernst Haeckel coniava il termine ecologia unendo le parole greche oikos (casa) e logos (scienza). L’ecologia, o “scienza della casa”, studia la natura da una prospettiva molto generale e cerca di rispondere a domande come: perché certe piante e certi animali vivono in un dato luogo (come ad esempio una foresta o un lago) e non in un altro? Cosa succede ad un ecosistema (ovvero piante, animali ed elementi naturali in una data area) quando l’ambiente cambia (ad esempio, a causa di un incendio o di variazioni di temperatura)?

Tutti noi viviamo in un immenso ecosistema, il pianeta terra, ovvero la nostra casa. In Italia, così come nel resto del mondo, un gran numero di scienziati “ecologi” studia i cambiamenti che avvengono sul nostro pianeta prendendo a riferimento dei “siti sentinella”, ovvero ecosistemi terrestri ed acquatici che vengono monitorati periodicamente, anche a frequenza settimanale, e a lungo termine, cioè per molti decenni. Tutto ciò per capire come “la nostra casa” cambia e, ad esempio, quanto questo cambiamento deriva dalla mano dell’uomo. In Italia sono 25 i siti monitorati da scienziati che lavorano in enti di ricerca ed università italiani. Questi siti sono riuniti insieme in un rete, detta Long Term Ecological Research Italy (LTER-Italy), alla quale partecipano moltissimi scienziati. Allo stesso modo, LTER-Italy è inserita nella rete International LTER che copre la gran parte del globo. Gli studi ecologici a lungo termine ci forniscono informazioni preziosissime per capire fino a che punto possiamo utilizzare gli ecosistemi per le nostre attività (quanta acqua possiamo prelevare? Quanto pesce pescare? Quanto suolo utilizzare?) e quando fermare in tempo la nostra mano. Mantenere gli ecosistemi in una condizione ecologicamente accettabile consente un utilizzo sostenibile delle risorse ed è garanzia di salute per noi ed i nostri figli.

Proprio la promozione dell’ecologia e degli studi a lungo termine sul territorio nazionale ha spinto un manipolo di ricercatori a sviluppare una serie di iniziative di comunicazione della scienza itineranti che toccano i siti della rete LTER nel nostro paese: i Cammini LTER. Alcuni di questi cammini usano proprio la bicicletta come strumento di incontro “dolce” tra scienziati e cittadini. Lo scorso anno, il Cammino Mesothalassia, patrocinato anche da FIAB, ha portato una dozzina di scienziati provenienti da tutta Italia ad attraversare in bicicletta l’Italia dall’Adriatico al Tirreno, toccando Molise, Puglia, Basilicata e Campania. In dieci tappe, gli “scienziati in bicicletta” hanno dato vita ad un piccolo “circo scientifico” itinerante fatto di mini-lezioni di ecologia, laboratori per piccoli e grandi, attività di campo alla portata visiva dei cittadini. Il tema principale di Mesothalassia era l’acqua come fonte di cibo, energia e biodiversità. Quest’anno, gli stessi scienziati si ripeteranno, questa volta nel Nord-Est d’Italia, tra Lombardia, Trentino e Veneto, con un altro Cammino LTER: Terramare.

“Terramare – il racconto del cambiamento tra foreste, laghi e mare” avrà come tema portante i cambiamenti climatici. Il lancio dell’iniziativa e la sua partenza ufficiale si terranno, rispettivamente, il pomeriggio del 30 giugno e la mattina del 1° luglio 2016 alla foresta di Bosco Fontana (Mantova). Le tappe giornaliere saranno sei (si veda locandina allegata) e toccheranno il Lago di Garda, Tovel, e la laguna di Venezia, dove il Cammino si completerà il 6 luglio. Questi ambienti sono siti della rete LTER, oltreché importanti località turistiche. Terramare però andrà anche alla scoperta di siti non inclusi nella rete LTER ma altrettanto importanti e potenziali sentinelle dello stato dell’ambiente, come ad esempio i Parchi di Mincio edAdamello-Brenta, la valle del fiume Sarca, i laghi di Molveno e Levico, il Biotopo Fontanazzo in bassa Valsugana, lungo il corso del fiume Brenta. Organizzano questo cammino diversi enti quali il CNR (sedi di Milano, Verbania-Pallanza, Bologna e Venezia), il Corpo Forestale dello Stato, laFondazione Edmund Mach di S. Michele all’Adige (TN) e la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli. Lo spirito degli organizzatori è quello di coinvolgere gli enti e le associazioni locali in maniera sinergica, al fine di garantire la massima partecipazione dei cittadini dei territori attraversati negli eventi di comunicazione scientifica tenuti dai ricercatori e divulgatori di Terramare. Gli eventi di divulgazione scientifica avverranno in avvio, durante le soste e al termine di ciascuna tappa. Inoltre, sono in programma mini-corsi di avvio all’uso di applicazioni per smartphone da utilizzare durante escursioni in bicicletta per raccogliere ed inviare dati agli scienziati da remoto.

Terramare ha ricevuto il pieno sostegno di FIAB ed è inserito nel novero di eventi di lancio del network Scientists 4 Cycling (scienziati per la bicicletta), promosso da European Cyclists’ Federation, anche in Italia. Gli scienziati in bicicletta saranno quindi tutti tesserati FIAB. Il percorso si svolgerà in gran parte lungo piste ciclabili turistiche e si avvarrà di mezzi adatti al trasporto intermodale (traghetti, treni, bici-bus). Nel corso della penultima tappa, da Bassano a Venezia-Mestre (5 luglio), in mancanza di un collegamento ciclabile diretto, FIAB Mestre guiderà la carovana a destinazione. Il tutto si chiuderà con l’evento finale di Terramare che si terrà nella splendida cornice dell’Arsenale di Venezia, sede dell’Istituto di Scienze Marine del CNR, la mattina del 6 luglio.

Tutti i soci FIAB sono invitati a partecipare a Terramare, principalmente attraverso mini-staffette giornaliere lungo il percorso tracciato dagli scienziati in bicicletta. Una occasione unica per entrare in contatto con l’ecologia e chi la studia, ma nel modo che preferiamo, ovvero pedalando!

Per contatti:
Domenico D’Alelio
Stazione Zoologica Anton Dohrn Napoli
Gruppo Comunicazione di Rete LTER-Italia
Presidente FIAB Avellino Senza Rotelle
Membro di Scientists 4 Cycling Network

email: dom.dalelio@gmail.com

Categorie: ambiente, iniziative | Tag: , , , , | Lascia un commento

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