Idee su due ruote – Crotta d’Adda

Il lavoro di progettazione e ricerca relativamente al progetto Vento prosegue: gli studenti del Laboratorio di Progettazione Urbanistica (IV anno scuola di Architettura Urbanistica), coordinati dal team del prof. Paolo Pileri, sono stati invitati a ideare progetti di raccordo fra la ciclovia VenTo e le località toccate dal tracciato. Diffondere questi progetti potrebbe portare anche le Amministrazioni Locali ad avere una maggiore attenzione al progetto della ciclabile del Po e alle ricadute potenziali sul territorio: l’adesione al progetto (che peraltro non costa nulla, comporta la volontà di renderne noti i contenuti, rendendo più agevole e proficua la sua realizzazione) è stata molto a macchia di leopardo, con aree che hanno accolto con favore il progetto e altre nelle quali non ci si è (ancora?) attivati per renderlo noto a popolazione e soggetti economici.

Si legge nella pagina di presentazione dei laboratori:

La nostra idea di sviluppo è andata sbiadendosi negli anni.
Soprattutto nei più recenti in cui si è fatta ancor più acuta la pretesa
di immaginare che al benessere sociale corrisponda la grigia urbanizzazione
delle più recenti cementificazioni fatte di capannoni e villette.
Quel modello è fallito e i nostri territori rischiano di fallire insieme a loro.

Oggi dobbiamo metterci alla ricerca di un nuovo progetto di territorio che, siamo convinti, rimetta in primo piano lo spazio aperto come sintesi tra paesaggio, territorio, ambiente e nuove pratiche sociali. In questi decenni di retoriche sviluppiste (che ci lasciano oggi un tasso di disoccupazione peggiore di quello di 20 anni fa) abbiamo forse perso di vista la misura della bellezza di ciò che abbiamo dentro e attorno ai luoghi che abitiamo. Ci spostiamo sempre in auto, dentro una scatola. O ci spostiamo sempre più velocemente lasciando che tutto il resto ci sfugga accanto. I nostri territori trattengono tanta bellezza. Ma la bellezza va scoperta. Bisogna camminarci dentro e attraverso. Pedalarci e correrci. Fermarsi e respirarla.

Tutto ciò ha bisogno di spazi, percorsi, aree che diventano la punteggiatura attraverso cui ri-mettersi in contatto con gli spazi apertie scoprire che non ci sono solo gli interni e gli spazi pubblici, ma gli spazi aperti dove agricoltura, natura e patrimoni storici e urbani del passato attendono sguardi che li ricomprendano. Gli studenti del IV anno di Architettura si sono misurati con il tema di come rigenerare il movimento lento sul territorio utilizzando la bicicletta, non tanto per riaccendere l’emozione e il gusto di libertà che dà, ma come strategia per rigenerare un territorio ricco di spunti e opportunità. Oggi il progetto urbanistico è anche qualcosa che non si misura con i volumi ma con l’intenzione di studiare nuove forme per interpretare la relazione culturale tra uomo e spazio aperto, con la capacità di ri-evocare congiunzioni perse sotto il peso eccessivo di una cultura degli interni e del cemento, in cui lo spostamento è un esercizio troppo disgiunto da ciò che si attraversa al punto da esserne estraneo, mentre qui lo spostamento diviene la narrazione centrale in cui scoprire, godere, apprezzare, sentire, imparare, prendere coscienza del paesaggio. La destinazione invece diviene una semplice pausa del tra un’esperienza di movimento e la successiva.

Vi avevo già presentato il progetto riguardante Somaglia elaborato da un gruppo di studenti. Ora propongo il progetto di un altro gruppo che si è concentrato sua zona compresa fra Pizzighettone e Spinadesco.

Gli studenti hanno ideato un progetto in grado di valorizzare, oltre al tracciato lungo il Po, anche l’alzaia del Canale Cremona-Milano, che in realtà non è mai stato completato e si ferma nei pressi di Pizzighettone.

Segnalo che dei comuni coinvolti ad oggi ha aderito al progetto il Comune di Spinadesco e (non direttamente interessato ma confinante) il comune di Grumello Cremonese ed Uniti.

Tavole di progetto

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Categorie: bicicletta, mobilità sostenibile, percorsi ciclabili | Tag: , , , , , , , , , | Lascia un commento

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