Articoli con tag: invernale

L’incredibile operazione di salvataggio sul Nanga Parbat

Un’alpinista francese è stata soccorsa da alcuni dei migliori alpinisti in circolazione su una delle montagne più difficili del mondo

Il momento in cui Elisabeth Revol è stata caricata sull’elicottero, al campo base del Nanga Parbat. (SAYED FAKHAR ABBAS/AFP/Getty Images)

ilpost.it, 29/01/2017

Domenica gli alpinisti polacchi Adam Bielecki, Jarek Botor e Piotr Tomala e il russo Denis Urubko hanno salvato l’alpinista francese Elisabeth Revol sul Nanga Parbat, la nona montagna più alta del mondo, in Pakistan. Revol stava tentando insieme al polacco Tomek Mackiewicz di scalare il Nanga Parbat – che è alto 8126 metri – d’inverno: erano rimasti bloccati durante la discesa e in loro aiuto si è mobilitata quella che in molti stanno definendo una delle più incredibili operazioni di soccorso della storia dell’alpinismo. Revol, che ha riportato gravi congelamenti alle mani e ai piedi, è stata salvata, mentre Mackiewicz è ancora sulla montagna: con ogni probabilità è morto.

Cos’è il Nanga Parbat

Il Nanga Parbat non appartiene propriamente né al massiccio dell’Himalaya né a quello del Karakorum: si trova nella regione del Kashmir, nella valle dell’Indo, ed è considerata una delle montagne più difficili al mondo da scalare (molto più dell’Everest, nonostante sia oltre 700 metri più bassa), per la ripidezza dei suoi versanti e per la grande rapidità con la quale cambiano le condizioni climatiche. Venne scalato per la prima volta nel 1953 dall’austriaco Herman Buhl, in una storica salita compiuta per la maggior parte in solitaria. Negli anni precedenti, oltre 30 persone erano già morte provando a scalare il Nanga Parbat, e da allora ne sono morte altre decine, tanto che ha ricevuto il soprannome di “montagna assassina”. Nel 1970 l’alpinista italiano Reinhold Messner, il più grande himalayista di sempre, provò a scalare per la prima volta il versante del Rupal, quello esposto a sud. Nel tentativo morì travolto da una valanga suo fratello Günther, sulla cui morte ci furono per anni polemiche, perché a lungo Reinhold non fu creduto e fu accusato ingiustamente di avere abbandonato il fratello.

A partire dagli anni Ottanta, quando ormai tutte e quattordici le montagne più alte di ottomila metri erano state scalate, l’alpinismo himalayista si concentrò sul provare a scalarle d’inverno, quando le condizioni già normalmente molto ostili all’uomo sono ancora più difficili. L’unico ottomila ancora mai scalato d’inverno è il K2, mentre il Nanga Parbat è stato salito in invernale per la prima volta nel 2016, da una spedizione in cui c’era l’alpinista italiano Simone Moro.

La spedizione di Revol e Mackiewicz

Revol ha 37 anni ed è una delle migliori alpiniste del mondo. È stata la prima donna a scalare il Broad Peak, il Gasherbrum I e il Gasherbrum II – tre ottomila del Karakorum vicini tra loro – in solitaria e senza utilizzare bombole d’ossigeno, che rendono molto più facile respirare rispetto all’aria rarefatta a grandi altitudini. Mackiewicz aveva invece 42 anni ed era a sua volta un alpinista affermato, che aveva già provato a scalare il Nanga Parbat d’inverno altre sei volte. La loro spedizione era partita settimane fa, ed era stata organizzata in stile alpino, cioè senza usare bombole d’ossigeno, portatori, corde fisse o rifornimenti dal basso. Dopo il periodo di acclimatamento con cui gli alpinisti si abituano alle altitudini sopra i 4000 metri, la spedizione era partita ufficialmente a metà gennaio: il piano era salire la montagna dal versante del Diamir, quello occidentale.

Mercoledì 25 gennaio avevano raggiunto la quota di 7300 metri, dove avevano bivaccato pianificando di raggiungere la cima il giorno successivo. I due sono effettivamente arrivati sulla vetta, ma durante la discesa hanno avuto dei gravi problemi. Le informazioni sono ancora confuse, perché arrivano solo dalle testimonianze fornite via radio e poi di persona da Revol, che deve ancora fare delle dichiarazioni pubbliche. Sembra però che intorno ai 7400 metri Mackiewicz abbia sofferto di un grave mal di montagna, che abbia perso la vista e abbia riportato dei congelamenti. Revol, dopo avere aiutato per quanto possibile Mackiewicz nel proseguire la discesa, ha proseguito da sola per provare a chiedere aiuto, riuscendo a lanciare un segnale di soccorso con il telefono satellitare.

L’operazione di soccorso

Dopo la diffusione della notizia delle difficoltà della spedizione, è stata immediatamente lanciata una raccolta fondi online per finanziare la spedizione di soccorso, che ha raccolto rapidamente oltre 115mila euro. Il governo pakistano infatti non finanzia le operazioni di soccorso di questo tipo, e mancavano i soldi per trasportare dei soccorritori sul posto. Poco dopo il ministro dello Sport polacco ha comunque annunciato che sarebbe stato il suo governo a coprire le spese.

Il problema è che organizzare una spedizione di soccorso a oltre 7000 metri su una delle montagne più difficili del mondo è complicatissimo. Gli elicotteri non possono atterrare sopra una certa quota, intorno ai 5000 metri, oltre i quali i soccorritori devono salire a piedi. Per questo potevano essere impiegati soltanto altri alpinisti, che dovevano essere nei paraggi e disponibili a rischiare grosso: i cinque membri di una spedizione che stava provando la prima salita del K2 in invernale, tra i migliori alpinisti del mondo, si sono subito offerti di provare a soccorrere Revol e Mackiewicz.

Le condizioni meteo sul Nanga Parbat però stavano peggiorando, così come quelle sul K2, distante un centinaio di chilometri. Due elicotteri hanno raggiunto sabato mattina il campo base del K2, dove si trovavano gli alpinisti, ma hanno potuto decollare soltanto nel primo pomeriggio per via del brutto tempo: a bordo c’erano Bielecki, Urubko, Botor e Tomala. Sono stati lasciati sul Nanga Parbat, a circa 5000 metri, e hanno subito cominciato la salita. Dalle notizie si sapeva che Revol era a circa 6700 metri, e si sperava che stesse continuando lentamente la sua discesa, andando incontro ai soccorritori. Mackiewicz, a quanto si sapeva, era invece a 7200 metri. (Un video girato nel momento in cui Revol è stata ritrovata).

Due dei quattro alpinisti hanno salito quasi duemila metri, in cattive condizioni meteo e in parte di notte, ma alla fine sono riusciti a trovare Revol grazie al tracker satellitare e grazie ai segnali che stava facendo con una lampada frontale. Dopo una breve sosta hanno incominciato la discesa, mentre gli altri due alpinisti sono andati loro incontro per aiutarli. Domenica mattina Revol ha infine raggiunto il campo base del Nanga Parbat, con principi di congelamento a mani e piedi, e successivamente è stata trasportata in elicottero a Islamabad. Le condizioni meteo, l’altitudine e la stanchezza non hanno consentito ai soccorritori di provare a raggiungere Mackiewicz, le cui ricerche sono per ora sospese. È molto improbabile che sia sopravvissuto.

Categorie: alpinismo | Tag: , , , , , , , , | Lascia un commento

Nanga Parbat – Moro e Lunger

Spedizione Nanga Parbat 2015/2016 (prima invernale).

Le interviste di Mountain Blog a Simone Moro e Tamara Lunger

Categorie: alpinismo | Tag: , , , , | Lascia un commento

Vivere un sogno

Categorie: alpinismo | Tag: , , , | Lascia un commento

Prima invernale al Nanga Parbat

Nanga Parbat: cima e prima invernale per Simone Moro, Ali Sadpara e Alex Txikon

di Vinicio Stefanello – plnetmountain.com, 26/02/2016

Oggi, venerdì 26 febbraio 2016, l’italiano Simone Moro, lo spagnolo Alex Txikon e il pachistano Ali Sadpara hanno realizzato la prima storica salita invernale del Nanga Parbat (8126 metri, Karakorum, Pakistan). L’italiana Tamara Lunger che faceva parte del team si è fermata prima della vetta. Verso le 20:00 circa (Pakistan time) tutti gli alpinisti hanno fatto ritorno al Campo 4 a 7.100m.

Nanga Parbat (8126m) il 26 febbraio 2016, giorno della storica prima salita invernale effettuata da Simone Moro, Alex Txikon e Ali Sadpara. Il quarto membro del team, Tamara Lunger, si era fermata sulla cresta a poca distanza dalla vetta.

Chi la dura la vince. E sicuramente gli italiani Tamara Lunger e Simone Moro, lo spagnolo Alex Txikon e il pachistano Ali Sadpara hanno saputo tenere duro. Ci hanno creduto, si sono adattati, hanno cambiato i loro piani, si sono uniti e hanno resistito anche quando ormai tutti (o quasi) non ci credevano più. Due mesi e mezzo è durato il loro “viaggio”. Un tempo fatto soprattutto di eterne attese, di vento, di freddo “polare”, di una meteo terribile, ma anche di delusioni, cambi di programma e di mille altri impicci. Poi, quasi inaspettato, è arrivato l’attimo fuggente e loro l’hanno saputo cogliere. Oggi alle 15 e 37 (ore locali) Moro, Txikon e Sadpara hanno raggiunto la vetta del Nanga Parbat. Mentre Tamara Lunger si è fermata più sotto ma la sua è comunque un impresa visto che già da questa mattina non stava benissimo. La notizia della vetta è arrivata da Igone Mariezkurrena direttamente dal Campo base dopo una comunicazione con il team degli alpinisti via walkie talkie. E’ la prima volta che la Montagna Nuda viene scalata d’inverno. E questo – comunque la si pensi – è un tassello della storia dell’alpinismo invernale sugli Ottomila, e non solo. Basti pensare che il Nanga contava almeno una trentina di precedenti tentativi in invernale. Da oggi, per completare l’elenco della salite invernali delle 14 montagne più alte, manca solo il K2.

Alex Txikon, Simone Moro, Ali Sadpara e Tamara Lunger al campo base prima della partenza per la storica prima invernale del Nanga Parbat

Altra fondamentale notizia: poco fa dal campo base è arrivata la tanto attesa notizia che (circa alle 20 ora locale, 16 ora italiana) tutti e quattro gli alpinisti hanno fatto ritorno al Campo 4 a 7.100m. Sono passate circa 14 ore dalla partenza dal C4 e 5 giorni dal Campo Base! Adesso, per Moro, Txikon, Sadpara e Lunger resta da compiere l’ultimo importante atto. Li attende un’altra notte e un altro giorno (o due) sulla montagna. Li conforta (e ci conforta) una previsione meteo ancora buona. Noi li aspettiamo al campo base dove tutto sarà veramente finito. Intanto vale la pena di sottolineare come questa cima significhi, per ciascuno dei quattro protagonisti (perché vogliamo associare ai tre della vetta anche Tamara), un risultato assolutamente da incorniciare. Per Simone Moro questa è la quarta prima invernale sugli Ottomila – dopo Shisha Pangma (2005), Makalu (2009) e Gasherbrum II (2011). Nessuno ne ha fatte più di lui!

Alex Txikon, dal canto suo, è il primo spagnolo a scrivere il suo nome sull’albo delle prime invernali dei 14 Ottomila. Poi, assolutamente non per ultimo, resta Ali Sadpara. “E’ un grande alpinista!” ha detto di lui Moro. Non a caso è considerato il miglior alpinista del suo paese e, oltre ad essere il primo pachistano a realizzare una prima invernale su un Ottomila, con la cima del Nanga ha scalato tutti e cinque gli Ottomila del suo paese, oltre all’Everest. Senza contare che questa vetta lo ripaga, con gli interessi, di quello sfortunato tentativo dell’anno scorso che l’aveva visto arrivare, con Daniele Nardi e lo stesso Txikon a 7.800m ma… “fuori rotta” per la cima. Il tutto poi si era concluso con la discesa e la rinuncia a ri-tentare il giorno dopo, anche perché proprio il pachistano non stava bene. Tamara Lunger, infine, aldilà della “non vetta”, ha dimostrato ancora una volta la forza del suo “motore”. Da segnalare, inoltre, che lei era l’unica dei 4 a non aver tentato in precedenza il Nanga d’inverno.

Dicevamo che quella di oggi è una cima che per molti era quasi data per persa. In effetti, tutto o quasi è successo in questi ultimissimi giorni. Il 22 febbraio scorso, alle 5 e 30, i quattro alpinisti hanno lasciato il campo base del versante Diamir. Il loro obiettivo, ormai fissato da tempo, è percorrere la via Kinshofer aperta aperta nel 1962 da Toni Kinshofer con Anderl Mannhardt e Siegfried Loew sul versante Diamir. E’ considerata la via “normale” al Nanga, la seconda ad essere stata percorsa sulla grande montagna dopo la mitica prima solitaria di Hermann Buhl nel 1953. Per Moro e Lunger questa scelta è stata presa solo nell’ultimo periodo, loro all’inizio infatti puntavano a salire lungo la Messner-Eisendle ma il seracco sopra la traversata iniziale era davvero troppo pericoloso. Così la decisione (consensuale) di unirsi a Txikon e Sadpara sulla Kinshofer. In realtà in un primo tempo della partita sembrava essere anche l’alpinista romano Daniele Nardi che poi però ha fatto ritorno a casa. Come del resto prima di lui avevano fatto i componenti delle altre spedizioni (in tutto erano 6) presenti quest’inverno sulla montagna.

Nanga Parbat d’inverno, la montagna nuda di notte

Dunque, eravamo alla partenza dal Campo Base del 22 febbraio. Dopo 10 ore di duro “lavoro” i 4 conquistano i 6.200 metri del Campo 2. Ancora nulla è scontato, e i dubbi sono molti. A cominciare dal loro mancato “acclimatamento”. Per il meteo (e le valanghe) che non hanno dato scampo, la massima quota toccata finora da Txikon e Sadpara è stata 6.700m, mentre Lunger e Moro hanno assaggiato solo i 6100m. Inoltre il pit stop al Campo 2 dura tutto il 23 febbraio causa… bufera di vento stile Nanga. Intanto Karl Kobler, il mago svizzero del meteo, fa le sue previsioni: per venerdì 26, ma soprattutto per sabato e domenica, sono attese condizioni molto buone. Vuol dire che se giovedì riescono a portarsi in alto, ai 7100m del Campo 4, e se venerdì tentano la vetta, poi hanno 2 giorni per scendere con meteo buono. Intanto però hanno ancora l’enormità di quasi 2000 metri di dislivello sopra la testa, l’incognita delle condizioni della via ma soprattutto di come reagiranno alla quota. D’altra parte come dice Moro le probabilità di centrare un’invernale sugli Ottomila è sempre minimissima.

Per fortuna mercoledì 24 la bufera si placa e il team riparte. Dopo 5 ore sono al Campo 3 a quota 6700 metri. Stanno bene, vedono la vetta ma… mancano ancora 1.400 metri di quota da superare. E’ ancora lunghissima. Il programma però procede senza intoppi. Così giovedì 25 raggiungono il Campo 4 a 7.200 metri. Restano ancora quasi 1.000 metri di dislivello da percorrere, i più alti, i meno prevedibili. Può ancora succedere di tutto. Non resta che incrociare le dita e… crederci.

Il resto è storia di oggi. Di poco fa. Simone Moro, Alex Txikon e Ali Sadpara hanno raggiunto per la prima volta la vetta del Nanga Parbat d’inverno. Tamara Lunger s’è fermata sulla cresta, a poca distanza dalla fine della corsa. Vista l’ora, la scelta obbligata e assolutamente più giusta, era di scendere. Il tempo massimo era scaduto: solo due o tre ore separavano i 4 dal buio. E la vetta da raggiungere, a quel punto, era unicamente quella del Campo 4, mille metri più sotto. Sono stati bravi anche in questa scelta. Un vero team. Ora li aspettiamo al Campo Base. Un’altra importantissima meta da raggiungere, la più bella!

Nanga Parbat d’inverno

Categorie: alpinismo | Tag: , , | Lascia un commento

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.