Burian non ci spaventa

«Burian? Non ci spaventa»: parla la famiglia che vive a 2 mila metri

La famiglia De Francesch attende il «grande freddo» proveniente dalla Siberia in una casa insolita, dove vive dal 1962: un ex rifugio sulle Dolomiti della Grande Guerra, a una passo dalle Tre Cime di Lavaredo. La motoslitta per portare la figlia a scuola

Via Monte Piana 32, Auronzo di Cadore: la famiglia De Francesch

di Massimo Spampani – corriere.it, 25/02/2018

Leggendo l’indirizzo: via Monte Piana 32, Auronzo di Cadore, verrebbe da pensare a un normale numero civico, non certo a un posto fuori dal mondo, in perfetta solitudine, sulle cime dolomitiche a 2.205 metri di quota, con vista spettacolare sulle Tre Cime di Lavaredo, ma con affaccio su burroni da brivido. Eppure lassù, al civico 32 (ma gli altri dove sono?) al termine di una strada coperta dalla neve, che d’inverno si percorre solo a piedi o in motoslitta, piena di arditi tornanti, arrampicati sulla roccia, scolpiti dai soldati italiani durante la Prima guerra mondiale, vive una famiglia tutto l’anno, nella sua tranquilla quotidianità.

Tra -20° e -30°

Quella è la loro casa, la loro dimora fissa e quando arriverà il Burian, l’ondata di gelo estremo proveniente dalla Siberia attesa a ore, il termometro si inabisserà con minime (come si legge nelle previsioni dell’Arpav , l’Agenzia regionale per l’ambiente del Veneto) «che nelle zone più fredde delle Dolomiti saranno comprese tra -20 e -30°» alle quali andranno ad aggiungersi venti tesi da Nord-Est. Mauro De Francesch, il capofamiglia, non batte ciglio: «Al freddo e alla neve siamo abituati, non ci spaventano. Nell’inverno 2013-14 è caduta così tanta neve che siamo rimasti isolati per 13 giorni. Io vivo quassù dal 1962, quando mio padre Giovanni acquistò un complesso di baracche che durante la Grande Guerra ospitavano il comando italiano in questa zona del fronte. Le trasformò in un rifugio, più volte ampliato, finché nel 1993 la gestione passò a me e a mia moglie Lucia».

Nel resto della settimana regna la pace

D’inverno il rifugio è aperto solo nel weekend, quando la vita della famiglia si anima e arrivano i turisti. Nel resto della settimana regna la pace, in compagnia di volpi, camosci ed ermellini. Ogni mattina, come accade da tanti anni, Sofia, la figlia minore della coppia, deve essere accompagnata a scuola: «Sveglia alle 6.30 — racconta —. Il papà poi mi porta giù in motoslitta fino a Misurina per poi proseguire in auto, valicando il passo Tre Croci, fino a Cortina, il posto con la scuola più vicina». Sofia affronta quest’anno la prima classe del liceo Artistico: «Ora ho 15 anni ma faccio questa vita fin dall’asilo». Capita che per la pericolosità della strada qualche giorno di scuola vada perso, ma sono pochi. La sorella Chiara, 24 anni, ha fatto la stessa trafila, e ora studia letteratura tedesca e lavora in Germania. Nel rifugio per le due figlie c’è una vetrata che limita una stanzetta dove poter studiare e svolgere i compiti. Ovviamente il papà, al termine delle lezioni deve riportare la figlia a Monte Piana. «Faccio due volte la spola — dice — salvo le volte in cui mi fermo a Cortina a fare la spesa e aspetto». E poi, il pomeriggio, le lunghe serate così isolati? «Uso i social ma non troppo — risponde Sofia — preferisco disegnare, la mia vera passione. Amo suonare la chitarra e vorrei fare un corso estivo. Leggo libri del genere fantasy».

Qualche «botta di vita»

Ogni tanto qualche «botta di vita» capita anche lassù. Dopo gli episodi della serie televisiva A un passo dal cielo girati sul monte, a maggio sarà la volta di un episodio della serie di Star War. Sul Monte Piana, nell’estate del 1892, salì un giorno anche il poeta Giosuè Carducci elogiandone i magnifici panorami. La famiglia De Francesch, al civico 32, si è stabilita per tutta la vita. Incurante del Burian.

Categorie: ambiente, intermezzo, persone | Tag: , , | 1 commento

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Un pensiero su “Burian non ci spaventa

  1. Beh complimenti a tutta la famiglia De Francesch. Non è certamente da tutti accettare quel tipo di vita ma si vede che, superato lo scoglio iniziale, l’aria di lassù ammalia e rende più forti.

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