Articoli con tag: Duron

Piano solo

DSC_1547Finalmente ce l’ho fatta ad assistere ad un intero concerto de “I suoni delle Dolomiti“. Lo scorso anno sono riuscita solo ad udire qualche nota di violino, ma direi che stavolta… mi sono rifatta con gli interessi, vista occasione, location e protagonista.

Occasione: data 03/08. Stavolta ci sono, e il meteo è buono.

Location: rifugio Micheluzzi in val Duron, uno dei luoghi che, nel bene e nel male, hanno segnato le mie vacanze fassane (un posto bellissimo).

Protagonista: Stefano Bollani. Premesso che sono tendenzialmente una rocchettara e che di jazz non so un tubo, Bollani però so chi è, perché ogni tanto in TV ci va e, soprattutto, perché qualche anno fa aveva fatto una trasmissione con la Guzzanti jr, “Sostiene Bollani” e lì mi aveva colpito, oltre che per le sue capacità musicali, anche per le qualità di intrattenitore. Meglio di molti conduttori professionisti…

E quindi… in marcia verso la Val Duron!!!

Questa volta, invece della “solita” forestale, per raggiungere il rifugio abbiamo seguito il sentiero alternativo, ovvero all’altezza di baita Fraines abbiamo imboccato un’altra forestale che scavalca il torrente e sale ripida nel bosco. Dove questa finisce si prosegue su un sentiero nel bosco, a tratti piuttosto ripido, che porta ad una piccola selletta. Da qui si scende e in pochi minuti si arriva al Micheluzzi (ci sono due ponticelli in legno in prossimità del rifugio). Dalla deviazione dal percorso DSC_1535“standard” sono segnalati 45 minuti, complessivamente dal paese ci vuole meno di un’ora e mezza. E meno male che abbiamo scelto il percorso alternativo, un po’ perché le mie ginocchia malandate soffrono il passo ritmico che si tiene sulle forestali, un po’ perché lo gnomo preferisce i sentieri sconnessi e sassosi, e se il fondo è regolare si annoia e rompe abbondantemente le scatole.

Al nostro arrivo, intorno a mezzogiorno, c’era già un sacco di gente, e farsi servire il pranzo al rifugio non è stata un’impresa banale. Diciamo che forse sarebbe stato meglio farsi altri dieci minuti a piedi e andare alla Baita Lino Brach, poco più avanti. Avremmo mangiato un po’ più tranquilli e avremmo comunque avuto il tempo di tornare indietro per le 13.

Ci siamo accaparrati un posto su un prato già affollatissimo, alle spalle di Bollani ma con una visuale su valle e Denti di Terrarossa che non era niente male!!!

Quanto al concerto… beh, Bollani è uno showman. Ha alternato musica di vario genere, pezzi suoi e di altri, musica brasiliana, popolare, filastrocche, brani di cantautori. Inizialmente ha solo suonato, poi ha cominciato raccontando qualcosa sui pezzi suonati, per passare poi a parlare delle versioni italiane di pezzi stranieri, che sono ben poco aderenti al testo originale, raccontando la storia di un fantomatico autore toscano che, prefissandosi di tradurre letteralmente le canzoni americane e non solo, si è ritrovato pezzi pieni di “zozzerie”. “My way” che tradotta diventa “Mi fo’ i hazzi miei”, “Pretty woman” tradotta diventa “Bella topa”… insomma, tutte poco adatte al mercato discografico italiano…

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DSC_1648Vederlo (oltre che sentirlo) suonare, agitandosi sul seggiolino, alzandosi e “sculettando” è una goduria. Persino le mucche nel pascolo accanto sembravano far suonare i campanacci a tempo, fra un fischio di marmotta e l’altro.

E al momento della finta uscita, mancando una quinta si è accucciato per terra fingendo di nascondersi dietro la mano, per poi “uscire” nuovamente e, bloc notes alla mano, segnare le richieste del pubblico per il bis. Pezzi che ha riarrangiato, alternandoli (musiche popolari, la sigla di Goldrake e altro) per regalarci complessivamente due ore di musica, compreso un “Tanti auguri” mixato a “La stangata” per augurre buon compleanno ad una persona. E dirigersi poi verso il pubblico per firmare autografi.

Esperienza da ripetere…assolutamente!!!

 

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You can be hero…

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…Just for one day?

Per la cronaca, fra gli uomini (86km) l’ordine di arrivo è

  1. Leonardo Paez
  2. Markus Kaufmann
  3. Daniele Mensi

Per le donne (60km)

  1. Sally Bigham
  2. Michalina Ziolkowska
  3. Maria Cristina Nisi

Ma chiunque sia riuscito a portarla a termine è comunque un eroe.

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La Val Duron dal rifugio Micheluzzi (ovvero il tratto soft), sullo sfondo i Denti di Terrarossa

Le foto che seguono sono state scattate nei pressi del rifugio Micheluzzi (nb: quella ai lati della strada è la grandine caduta la sera precedente).

Mentre scendiamo incrociano un biker con gopro sul manubrio, che ci fa segno di incitare. Ci accorgiamo che ha un microfono professionale montato sulla schiena: è Mirko Celestino, biker-cameraman sul percorso lungo…e bici a pedalata assistita per poter raggiungere in scioltezza l’altrimenti inarrivabile Paez.

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Cristian Cominelli

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Franz Hofer

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Mattia Penna

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Pasquale Sirica, Humberto Caro

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Andi Plank, Wolfgang Niederwanger

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David Ciarocchi

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Matej Kainz

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Neve in Val Duron

Della Val Duron in versione estiva ne ho parlato qui.

In inverno ha un fascino tutto suo, ecco un po’ di scatti scattati nell’inverno 2008-2009, quando, da perfetta scavezzacollo, sono venuta qui da sola, incinta di due mesi, mentre il mio moroso era a sciare. Per la cronaca, c’erano -12°C.

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È proprio Duron!

La val Duron è una verde e splendida valle pensile che si innesta nella Val di Fassa a Campitello. Ottima meta per famiglie, zona di transito o rientro per escursioni di più ampio respiro… e meta tostissima per gli appassionati di MTB. Già, perché la parte centrale sarà anche pianeggiante, ma il primo e l’ultimo tratto… decisamente no. Per chi segue gare e manifestazioni: avete presente il Sellaronda MTB Hero? Ecco… Questa è l’ultima salita del giro lungo, quello da 87km e 4400m di dislivello, e questi 830m di dislivello arrivano dopo Gardena “abbondante”, Pralongià/Campolongo, Porta Vescovo e Pordoi. E io, che faccio solo questa salita, l’ultimo tratto lo faccio a spinta…sigh… 😦

Il contesto

La valle ha indicativamente orientazione Est-Ovest e si incunea a Nord del Gruppo del Catinaccio fino ai piedi del Molignon; è delimitata a Nord dalla Cresta di Siusi, che si stacca dal Sasso Piatto, cima che domina il primo tratto della valle. Valle dal paesaggio piuttosto vario, è caratterizzata dalla presenza di una colata di lava che è andata a coprire la sottostante dolomia, un po’ come è successo nella zona del Buffaure.

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Highlander al pascolo

Per chi cammina

Punto di partenza “standard” per salire in Val Duron è Campitello, traccia n°532. Si segue una forestale chiusa al traffico che è il proseguimento di Streda do Ruf e segue il torrente, con una micidiale rampa da affrontare poco dopo la partenza, in corrispondenza di una strettoia della valle, dove il torrente scorre molto incassato. Tutto il primo tratto della forestale scorre nel bosco, lungo il tragitto si incontrano un punto di ristoro (Baita Fraines) e alcune baite, fino a sbucare davanti al rifugio Micheluzzi, ubicato dove la valle si apre… e spiana.

C’è anche la possibilità di salire per un altro sentiero nel bosco, che passa più a sinistra rispetto alla forestale (aggira il cocuzzolo che segna l’ingresso della valle, in destra idrografica) e si reimmette su questa proprio all’altezza del Micheluzzi.

Percorrendo tutta (o quasi) la valle si può salire verso l’Alpe di Tires, raggiungere la val di Dona e il lago di Antermoja, andare all’Alpe di Siusi; la valle è utilizzata come tragitto di rientro da molti itinerari, quali il sentiero in cresta che è proseguimento del sentiero Frederick August.

Fra Campitello e il Micheluzzi è attivo un servizio taxi (verificare le fasce orarie, che cambiano in funzione della stagione).

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Marmotte in osservazione

Per chi sale in MTB…

…sconsiglio vivamente di fare il primo tratto della forestale. Si può passare da Strada Santi Filippo e Giacomo, passare accanto al cimitero e prendere la strada asfaltata per Pian, piccolo centro situato a mezzacosta. Da lì si attraversa il paese e si imbocca una sterrata che, con un falsopiano, si immette sulla strada di valle fra il tratto più ripido e Baita Fraines, in corrispondenza di una cabina di presa.

Si prosegue seguendo questa forestale, alternando tratti a pendenza diversa…che se li fai a piedi manco li senti, ma in bici lasciano il segno. Anzi…mi confesso…avendola fatta senza allenamento (cosa che capita sempre negli ultimi anni) ho subìto l’umiliazione di essere sorpassata… a piedi, da un escursionista dal passo particolarmente lungo e ben disteso. E non è bello. Per niente. Nemmeno se leggi sulla guida che chi l’ha scritta ha sacramentato non poco su questa strada.

E, detto tra parentesi, vorrei sapere per quale strano corollario della legge di Murphy mi ritrovo sempre in punti critici o strettoie, magari un tratto ripido che sto superando pulendo la strada con la lingua, mancano le ultime pedalate…e dalla curva sbuca la jeep del tassista. Idem per il ponticello in legno seguito da salita ripida…tutte le volte ci incrocio l’auto….

Ricapitolando….smadonnando un po’ si sbuca nel tratto pianeggiante della valle, in vista del rifilugio Micheluzzi, con i Denti di Terrarossa sullo sfondo. Spettacolo!

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Val Duron e Denti di Terrarossa dal rifugio Micheluzzi

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Sempre i Denti di Terrarossa

Si prosegue così, tirando finalmente il fiato, fra verdi prati, il bianco della dolomia a sinistra e le nere rocce vulcaniche a destra, passando accanto a baite ben tenute e con nelle orecchie il fischio delle marmotte. Anzi avete buone possibilità di incontrarle da vicino, ci sono parecchie tane sulla destra della strada nel tratto dopo il Micheluzzi, e se siete fortunati le potete vedere giocare nel prato.

Si passa davanti a Baita Lino Brach, inconfondibile con le sculture nel prato e la bandiera ladina (e le torte non sono male, da tenere a mente), si prosegue attraversando alcuni pascoli, dove vengono allevati gli highlander, le mucche con la frangia, specie introdotta in valle per la resistenza alle basse temperature e per l’ottima carne. Anzi… Spero che l’allerta OMS per potenziale cancerogenicità della carne rossa non riguardi la carne salada di highlander altrimenti sono già morta…

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Baite in Val Duron

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Baita fra il rifugio Micheluzzi e la Baita Lino Brach

Proseguendo fino a Maso Stefin si arriva in un’ampia conca dominata dalla dalla Crepa da Lech, dalla Croda dei Cirmei, dalle Cime del Principe. E qui finisce la pacchia: la strada ricomincia a salire, a tratti piuttosto ripida, in alcuni punti con molta ghiaia. A tratti, per facilitare il passaggio dei fuoristrada, sono state fatte delle gettate di cemento, ma complessivamente il fondo, salendo verso il passo, si fa decisamente sconnesso. Si prosegue oltre Malga Ducoldaura, arrancando fino al bivio per l’alpe di Tires, e poco oltre si arriva al Passo Duron, con splendida vista sull’Alpe di Siusi, le Odle, il Sasso Piatto.

Bello, eh… ma che fatica!

E quei sacramenti del Sellaronda mtb Hero se lo fanno dopo tutto il resto… che nervoso….

Beh, dai…almeno uno si è guadagnato la sosta-torta!!!

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Da Passo Duron verso la valle, sullo sfondo il Gran Vernel

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Da Passo Duron verso l’Alpe di Siusi

Dati tecnici

Il percorso è segnalato come Tour 210, con partenza da Canazei. Il tragitto andata ritorno misura 26,800km, per 1035m di dislivello. Partendo da Campitello di Fassa si accorcia di qualche chilometro e il dislivello, dal piazzale della funivia, è di circa 830m.

Il percorso fino a Maso Stefin è descritto anche nella guida “Val di Fassa e Dolomiti in mountain bike”.

val duron mtb

Cartina percorso segnalato, con profilo altimetrico

Categorie: i miei giri, mtb | Tag: , , | 1 commento

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