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Ai piedi delle Odle

(S’alza il vento)

Le Odle dal Col Raiser

Come dicevo in un post precedente, il giorno della “Hero” io e il pargolo siamo andati a fare un’escursione.

Obiettivo: percorso non eccessivamente lungo con dislivello contenuto e bel panorama. Essendo la prima volta che ci avventuravamo in Val Gardena, ed essendo mio figlio un po’ difficile da convincere quando si tratta di fare qualcosa di nuovo, era necessario minimizzare l’avvicinamento per salire in quota, privilegiando i sentieri alle forestali (si, ho un figlio esigente…).

Anello Col Raiser – Pieralongia – Rif. Firenze. Purtroppo abbiamo fatto solo la parte in blu, andata e ritorno

La scelta è caduta sulla conca sopra Santa Cristina, ai piedi delle Odle, raggiungibile con la lunghissima cabinovia di Col Raiser, anche se, alla fin della fiera, a fondovalle è stato fatto comunque un avvicinamento di tutto rispetto. L’idea era quella di compiere un giro ad anello, in senso orario, toccando la malga di Pieralongia e il rifugio Firenze, per cause di forza maggiore il giro è poi stato “potato”.

Mappa dell’area

Il percorso

Si parte da Santa Cristina, zona Plan de Tieja: si percorre la strada che, dal paese, sale e porta a Selva di Val Gardena passando a mezzacosta, da qui si seguono le indicazioni per la cabinovia Col Raiser.

Man mano che con l’ovetto si sale “sorvolando” quella che in inverno è la pista di rientro, superando i 22 piloni della cabinovia, il panorama si allarga: sotto e accanto a noi gli abeti sferzati dal vento si diradano sempre di più per lasciar spazio a estesi verdi pascoli, con le vette del parco Puez-Odle che li abbracciano verso nord, mentre alle nostre spalle via via compaiono le vette delle dolomiti della Val di Fassa (Sella, Sassolungo e Sassopiatto, la catena del Molignon) e l’Alpe di Siusi. E, sopra, il cielo azzurrissimo, sporcato solo da qualche nuvoletta.

Alla faccia del bagno #1

La stazione di arrivo della cabinovia, a circa 2100mslm, è, in pratica, tutt’uno con il rifugio. Anche se il termine rifugio, qui, è decisamente fuori luogo. Questo è un vero e proprio hotel, con tanto di area benessere (c’è anche una vasca all’esterno), bella stufa di maiolica nel bar e finiture di livello. E qui apro una parentesi: non ho mai trovato bagni così belli nei rifugi. Direte: e chissenefrega… Beh, tra questo e il piccolo rifugio dove mi sono fermata all’Alpe di Siusi ho trovato delle cose che mai mi sognerei di mettere nel bagno di casa mia, e non solo perché ho il braccino corto: certe cose bisogna anche saperle tenere, e io a casa non saprei farlo. Qui c’erano piastrelle con inserti e bordure in legno e un sistema di contrappesi in pietra per chiudere in automatico le porte (qualcosa del genere c’è anche a Fuciade, ma qui si sono superati).

Alla faccia del bagno #2

Dopo il caffè ristoratore (per me, lo gnomo meglio di no…) ci mettiamo in marcia. E qui purtroppo ci rendiamo conto che il vento è un po’ più forte rispetto a quello che ci aspettavamo, è freddino e piuttosto fastidioso (anche se io vado avanti, coraggiosamente, in maniche corte ancora per un po’).

Spalle al rifugio prendiamo la forestale sulla sinistra, che, passando accanto alla malga Odles, porta verso il rifugio Fermeda. Si sale molto dolcemente, la strada è abbastanza riparata, ma nei punti esposti il vento si fa sentire. I fiori di inizio estate ci fanno compagnia, ne approfitto per far vedere al pargolo le genziane (che ad agosto non ci sono). D’altra parte bisogna pur sfruttare il manualetto sui fiori alpini comperato il giorno prima…

Genziane

Gruppo Sella e Sassolungo

Sassolungo, Sassopiatto, grippo del Molignon

Imbocchiamo successivamente una forestale sulla destra, contrassegnata dal 4A, seguendo le indicazioni per la ferrata e per Pieralongia. Il vento si fa via via più insistente, e freddo, mentre prendiamo dolcemente quota fra i prati. Sempre peggio…mentre proseguiamo tenendo nuovamente la destra dirigendoci verso i massi erratici ai piedi della Gran Fermeda, aggirando il piccolo colle sopra il quale c’è il nostro primo obiettivo (la malga Pieralongia, dove, vista l’ora, vorremmo mangiare). Il figlio si lamenta, e ha ragione. Nel frattempo si copre pure il cielo, qui a ridosso delle vette.

Arrivati alla malga scopriamo che…è proprio una malga, piccina picciò, senza saletta interna. Ci rimango un po’ male, la stragrande maggioranze delle “malghe” e “baite” della val di Fassa sono ristoranti a tutti gli effetti: mi sarei presa volentieri una zuppa, giusto per scaldarmi, mentre il figlio a metà strada già stava sognando un piatti di tagliatelle al ragù… Invece no, troviamo un angolo di panca riparato dal vento e ordiniamo un tagliere speck e formaggio in due. Con speck si intende una fetta alta più di mezzo centimetro, e il formaggio (due tipi diversi) sufficientemente dolce da piacere all’erede. Più che l’onor potè il digiuno… Ettore si scofana quasi tutto il formaggio e un pezzetto di speck.

Con questo vento pensare di completare il giro è abbastanza assurdo. Si tratta di fare un tratto in quota verso Est (segnavia 2B) prima di scendere verso il rifugio Firenze (13B-13) e da lì “risalire” al Col Raiser, zona quasi tutta molto esposta, senza alcun riparo. E già così è dura, se poi il vento dovesse aumentare ulteriormente….

Scendiamo quindi da dove siamo arrivati, e riprendiamo la cabinovia. Peccato, perché il posto meritava sul serio… rimane la voglia di tornare per completare il giro, magari allungandolo un po’.

Categorie: escursionismo, miei trek | Tag: , , , | Lascia un commento

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