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Ciclabile del Canale Cavour: la Regione Piemonte stanzia 2 milioni di euro.

fiab-onlus.it, 01/02/2017

L’edificio di presa del Canale Cavour a Chivasso.

Tre edizioni di Explorando, decine e decine di cicloturisti accompagnati da Fiab tra Torino e Milano. E poi comuni, province ed enti coinvolti per la realizzazione della ciclabile lungo il Canale Cavour. Dopo tutto questo, e anche grazie all’impegno delle diverse associazioni sul territorio, la Regione Piemonte ha firmato l’accordo di programma il 26 gennaio scorso. E i 2 milioni di euro stanziati sono solo il primo passo. A impegnarsi anche la Città Metropolitana di Torino e le Province di Vercelli e Novara.

La ciclabile – almeno, chi l’ha fatta se la immagina così – partirebbe dall’edificio di presa del Cavour, a Chivasso, dove quest’opera di ingegneria idraulica ha iniziato poco dopo l’Unità ad abbeverare le risaie e le campagne piemontesi. Ma se ancora non è chiaro il percorso in cantiere, lo sono invece gli 85 i chilometri complessivi del canale. Tutti in gran parte pedalabili tra il vercellese e il novarese fino allo sfogo delle sue acque nel Ticino, a mezza giornata in bici da Milano. Un’arteria cicloturistica su cui da anni Fiab ha scommesso insieme alle Associazioni irrigue di Est ed Ovest Sesia, al Parco regionale del Po e della collina torinese e al Parco del Ticino e del Lago Maggiore.

“Ma siamo solo alle prime battute – confida Massimo Tocci, Presidente della Fiab Torino Bici e Dintorni – anche perchè nei prossimi mesi e anni andrà pensata non soltanto la ciclabile del Cavour. Ci sono anche le strutture ricettive, oltre alle migliori soluzioni per l’intermodalità da pensare”. Se però l’opera all’epoca fu un capolavoro d’ingegneria, realizzata peraltro in un tempo record di 33 mesi, per la ciclabile del Canale Cavour si dovrà attendere qualche anno. Secondo La Stampa, almeno il 2020.

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VenTo diventa realtà

protocollo VenTo

da pagina facebook VenTo

Il 27 luglio per VENTO è il giorno di un grande traguardo: Governo e Regioni firmano un’intesa per dare concreto avvio alla progettazione e realizzazione della dorsale cicloturistica ideata e studiata dal Politecnico di Milano e sostenuta in tutti questi anni dal territorio del Po, quel territorio fantastico fatto di cittadini, aziende, comuni, istituzioni, associazioni, fondazioni e amministrazioni che hanno aderito al progetto rendendolo grande e possibile. Un nuovo modello di sviluppo avanza, la rivoluzione leggera a colpi di pedale e paesaggio diventa realtà. Dopo la legge di stabilità 2016, domani è il giorno che vedrà la nascita della Rete Nazionale delle Ciclovie Turistiche Italiane, come dirà il ministro Delrio, a cui VENTO e voi tutti hanno dato una convinta pedalata in avanti proponendo una ciclabile di ben 679 km. Sempre il 27 si avvieranno anche i protocolli per la ciclabile del Sole e per quella dell’acquedotto pugliese. Un’altra Italia è possibile.

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Idee su 2 ruote – Somaglia

Il progetto VenTo può diventare realtà, grazie anche ad una maggiore sensibilità da parte di Governo e Parlamento, infatti con l’ultima finanziaria sono stati stanziati 91 milioni di euro per il triennio 2016-2018 da destinarsi alle infrastrutture per il cicloturismo e con il collegato ambientale sono stati stanziati altri fondi per la mobilità sostenibile.

Il lavoro di progettazione e ricerca prosegue: gli studenti del Laboratorio di Progettazione Urbanistica (IV anno scuola di Architettura Urbanistica), coordinati dal team del prof. Paolo Pileri, sono stati invitati a ideare progetti di raccordo fra la ciclovia VenTo e le località toccate dal tracciato. Diffondere questi progetti potrebbe portare anche le Amministrazioni Locali ad avere una maggiore attenzione al progetto della ciclabile del Po e alle ricadute potenziali sul territorio: l’adesione al progetto (che peraltro non costa nulla, comporta la volontà di renderne noti i contenuti, rendendo più agevole e proficua la sua realizzazione) è stata molto a macchia di leopardo, con aree che hanno accolto con favore il progetto e altre nelle quali non ci si è (ancora?) attivati per renderlo noto a popolazione e soggetti economici.

Si legge nella pagina di presentazione dei laboratori:

La nostra idea di sviluppo è andata sbiadendosi negli anni.
Soprattutto nei più recenti in cui si è fatta ancor più acuta la pretesa
di immaginare che al benessere sociale corrisponda la grigia urbanizzazione
delle più recenti cementificazioni fatte di capannoni e villette.
Quel modello è fallito e i nostri territori rischiano di fallire insieme a loro.
Oggi dobbiamo metterci alla ricerca di un nuovo progetto di territorio che, siamo convinti, rimetta in primo piano lo spazio aperto come sintesi tra paesaggio, territorio, ambiente e nuove pratiche sociali
. In questi decenni di retoriche sviluppiste (che ci lasciano oggi un tasso di disoccupazione peggiore di quello di 20 anni fa) abbiamo forse perso di vista la misura della bellezza di ciò che abbiamo dentro e attorno ai luoghi che abitiamo. Ci spostiamo sempre in auto, dentro una scatola. O ci spostiamo sempre più velocemente lasciando che tutto il resto ci sfugga accanto. I nostri territori trattengono tanta bellezza. Ma la bellezza va scoperta. Bisogna camminarci dentro e attraverso. Pedalarci e correrci. Fermarsi e respirarla.

Tutto ciò ha bisogno di spazi, percorsi, aree che diventano la punteggiatura attraverso cui ri-mettersi in contatto con gli spazi apertie scoprire che non ci sono solo gli interni e gli spazi pubblici, ma gli spazi aperti dove agricoltura, natura e patrimoni storici e urbani del passato attendono sguardi che li ricomprendano. Gli studenti del IV anno di Architettura si sono misurati con il tema di come rigenerare il movimento lento sul territorio utilizzando la bicicletta, non tanto per riaccendere l’emozione e il gusto di libertà che dà, ma come strategia per rigenerare un territorio ricco di spunti e opportunità. Oggi il progetto urbanistico è anche qualcosa che non si misura con i volumi ma con l’intenzione di studiare nuove forme per interpretare la relazione culturale tra uomo e spazio aperto, con la capacità di ri-evocare congiunzioni perse sotto il peso eccessivo di una cultura degli interni e del cemento, in cui lo spostamento è un esercizio troppo disgiunto da ciò che si attraversa al punto da esserne estraneo, mentre qui lo spostamento diviene la narrazione centrale in cui scoprire, godere, apprezzare, sentire, imparare, prendere coscienza del paesaggio. La destinazione invece diviene una semplice pausa del tra un’esperienza di movimento e la successiva.

Di seguito trovate il video girato da un gruppo di studenti a Somaglia (LO), con l’individuazione dei criteri che hanno portato all’ideazione del percorso ciclabile di connessione fra abitato e ciclovia. In questo caso, l’approccio scelto è stato quello dell’individuazione di punti di interesse, di visuali da evidenziare escludendo il contesto antropico vicino, da qui l’ideazione di “cubi visuali” da disporre nei luoghi prescelti per isolare le visuali di interesse.

QUI trovate le tavole di progetto.

NB. Somaglia è uno dei comuni del lodigiano che ha aderito al progetto.

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