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La forza della natura, le colpe dell’uomo

Lungo la strada per il Gardeccia (pagina facebook Rifugi del Trentino)

Nei giorni 27-29 ottobre tutta l’Italia è stata flagellata dal maltempo, particolarmente colpite sono state la Liguria, con mareggiate impressionanti che hanno fatto danni indicibili a Rapallo e hanno distrutto la spiaggia di Boccadasse, e le Alpi fra Carnia, Veneto, Alto Adige e Trentino. Piange il cuore vedere boschi interi completamente distrutti, un numero di alberi abbattuti dalla forza del vento che, a chiamare a raccolta i boscaioli delle aree interessate, ci vorrebbero almeno tre anni per abbattere una tal quantità di larici ed abeti.

Carezza – Strada per Passo Costalunga (pagina facebook Rifugi del Trentino)

Le foreste di abeti di risonanza di Paneveggio, del Latemar e della Carnia hanno subito danni impressionanti. Il bellunese è in ginocchio. con comunità che sono rimaste isolate e senza elettricità (la situazione in questa zona è stata ben descritta nel servizio di Diego Bianchi per Propagandalive).

La diga di Comelico, nel servizio andato in onda su Propagandalive

Sul sito DolomitiMeteo è stato pubblicato un articolo nel quale vengono esposte le modalità con cui si è formato questo ciclone, e i dati (impressionanti) relativi alle velocità di picco raggiunte dalle raffiche di vento:

128km/h Passo Valles

148km/h Capo Carbonara (Sardegna)

155km/h colle di Cadibona (Savona)

180km/h Marina di Loano

200km/h Monte Rest (Prealpi carniche)

204km/h Monte gomito (Appennino Tosco-Emiliano)

E, nei giorni successivi, altri disastri in altre regioni. La Sicilia, soprattutto.

Boccadasse, 01/07/2018

Spiaggia di Boccadasse, dopo la tempesta (fonte: ilsussidiario.net)

Ma questa natura “cattiva” non è così per un castigo divino. E’ così perché sta reagendo ai cambiamenti in atto.

Ed è semplicemente colpa nostra.

Colpa dei nostri governi che inseguono l’interesse immediato, di bottega, alla caccia di un ritorno elettorale, senza curarsi degli effetti di lungo termine delle scelte scellerate fatte nel tempo.

Colpa loro che scaricano le responsabilità sugli altri, e la definizione di “ambientalista da salotto” fa particolarmente incazzare se arriva da una componente politica che, avendo governato per vent’anni alcuni dei territori devastati, deve trovare un capro espiatorio, omettendo di dire che i suoi rappresentanti in UE hanno addirittura votato contro il recepimento di quanto stabilito con la COP21.

Colpa dei Governi che si sono via via avvicendati se i soldi per manutenzione del territorio sono insufficienti e vengono spesi male, se somme ingenti vengono spese per coccolare le società che operano nel campo delle fonti fossili, invece di investirle in un serio piano di riconversione radicale dell’economia (che porterebbe pure un sacco di lavoro). Colpa loro se si fanno condoni periodici, se mancano le somme necessarie alle demolizioni degli edifici abusivi, se gli amministratori locali, che si trovano ad operare sul territorio fra minacce e ricatti, sono senza un adeguato sostegno da parte dello Stato.

Colpa nostra che non chiediamo conto di tutto ciò.

Colpa nostra che non ci incazziamo perché siamo pigri, perché basta che abbiamo quello che ci serve (e anche quello che non ci serve), perché basta che non vengano toccati i nostri piccoli interessi di bottega, e il resto chissenefrega.

Colpa nostra che non abbiamo la voglia di scendere in piazza a far casino per tutelare ciò che deve sopravvivere a noi, e che andrà abitato dai nostri figli e nipoti. Colpa nostra che, con le nostre azioni quotidiane, siamo i primi a minare gli equilibri della natura.

I cambiamenti climatici sono in atto, lo sfruttamento del territorio è arrivato a livelli improponibili. Abbiamo ancora poco tempo per intervenire.

Dobbiamo intervenire subito.

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