Fuciade (mettiti a Focus!)

Il “girone” di questa estate è stato il percorso completo da Pozza a Fuciade via passo San Pellegrino. Non particolarmente difficile ma lunghetto per chi, come me, ha solo il pomeriggio a disposizione, e con alcuni strappi un po’… antipatici. Generalmente riesco ad arrivare al passo (a volte manco quello, se si mette a piovere), stavolta, con più tempo a disposizione e un meteo spettacolo, sono riuscita a raggiungere l’obiettivo. In valle è segnato il percorso partendo da Someda, frazione di Moena (tour 204). Io, oltre a partire da Pozza, di solito faccio qualche lieve variazione sul tema. Questa estate la variazione è stata per cause di forza maggiore (piccola frana).

I luoghi

Fuciade è una splendida conca ai piedi di Cima Uomo e del Sas de Valfreida, un unico grande prato costellato di tabià (i fienili), con una chiesetta e un rifugio dove si mangia molto bene (più da ristorante che da rifugio). Ci si arriva tramite una forestale (una ex strada militare) che, scendendo da Passo San Pellegrino verso Falcade, si stacca sulla sinistra poco dopo aver svalicato. Dal passo è una passeggiata “per tutti”, vecchietti con un minimo di gamba, bambini con e senza passeggino compresi. Ci vuole circa un’ora, comprensibile quindi che nelle settimane centrali di agosto ci sia veramente un sacco di gente, e se si vuol mangiare al rifugio è meglio prenotare. Ad aver la possibilità è meglio evitare il periodo di punta…

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Fuciade – il laboratorio del falegname

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Il falegname al lavoro

Come tutta l’area circostante, è stata interessata dagli scontri della Grande Guerra. Molti giovani hanno perso la vita qui in zona, e non solo per colpi di mitraglia o mortaio: proprio sopra Fuciade una valanga investì in pieno un accampamento di Alpini e se portò via una quarantina. A Someda sono invece presenti i ruderi di un forte austriaco posto a protezione dell’imbocco della valle che porta a Passo San Pellegrino e, più a monte, c’era una postazione di artiglieria. Lungo la strada, nella zona di Fanch si incontrano alcune trincee austriache: la valle infatti è stretta fra la catena di Bocche e la cresta Monzoni – Costabella, dove gli eserciti si sono fronteggiati.

Per chi ama la neve: al Passò San Pellegrino-Lusia-Col Margherita si scia, mentre in zona Fanch-San Pellegrino c’è il centro di fondo Alochet. A Fuciade si può arrivare anche in inverno.

Un paio di curiosità: lungo lo sterrato che porta a Fuciade, sulla sinistra ad un certo punto si trova un rigagnolo in cui è stato realizzato un mini mulino che aziona un meccanismo. Lì vicino c’è una piccola baita in cui c’è (o c’era?) il laboratorio di un falegname. Anni fa ho avuto l’occasione di vederlo al lavoro.

E arriviamo alla spiegazione di questo titolo un po’ strano. Se qualcuno di voi segue il canale Tv Focus forse avrà avuto l’occasione di vedere una trasmissione di pochi minuti, nella quale persone comuni parlano di scienza e tecnologia. La scenografia è quella di un fienile, il titolo è “Mettiti a Focus”. La prima volta che l’ho vista, quando è partita la sigla finale, ho fatto un salto sul divano. Veniva infatti inquadrata una baita circondata da prati, e l’inquadratura si apriva parzialmente verso i monti circostanti. “Caaaa….spita*, Fuciade!!!!! E so anche dove è questa baita!!!” Ecco, non ne ho la certezza matematica, ma la baita in questione dovrebbe essere questa, poco distante dal laboratorio del falegname.

*Ovviamente non ho esclamato “caspita”, ma facciamo finta che sia andata così 😉

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Mettiti a focus!

Il tracciato

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Percorso con massimizzazione sterrato da Someda a Fuciade Tratteggiato, tratto Pozza-Someda e deviazione vero Malga Boer

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Forte di Someda

Partendo da Pozza si percorre la ciclabile in sinistra Avisio fino alle porte di Soraga (vedere percorso Passo Costalunga). Qui non bisogna farsi tentare dalla discesa al 13% in direzione Soraga: si tiene la sinistra, in salita (magari fosse il 13%…) con uno strappo ancora più bastardo del reale perché si arriva da 3km circa di discesa. Con la lingua a terra si arriva a Soraga Alta, da qui si seguono le indicazioni per Someda, prima su asfalto e poi su sterrato. Entrati in paese, per andare verso il forte bisognerebbe svoltare a sinistra e passare davanti al museo della grande guerra, ma è senso vietato. Se volete fare i bravi svoltare a destra, in discesa, e poi vi fatte tutta la salita, ripida, che passa accanto alla chiesa (barando ne saltate metà). Al termine della salita si segue verso il parcheggio e poi si passa dietro al forte.

Si prosegue su asfalto a tratti malconcio, passando dietro la partenza della cabinovia del Lusia, fino ad incontrare la strada che sale al Passo, in corrispondenza di un ponte. Qui si svolta a destra (discesa verso Moena) e, subito dopo il ponte, si svolta a sinistra in uno spiazzo sterrato da cui parte una forestale.

Questa strada, che inizialmente passa accanto ai tralicci Enel, porta fino alla località Fanch e poi al bar Negritella. Si alternano tratti con pendenza dolce a strappi, ma il fondo è generalmente buono e ad una persona un minimo allenata (mica come me…) non fa né caldo né freddo.

Su questa strada si innestano da destra alcune forestali che risalgono il versante verso Malga Colvere e Passo Lusia, sull’altro lato in alcuni punti è possibile attraversare il torrente. Uno di questi è a Fanch, dove c’è un’area pic nic, ed è qui che ho svoltato per reimmettermi sulla statale perché la forestale era chiusa. Oddio…bisognerebbe spiegare a chi di dovere che se cade una frana su una strada non ci si dovrebbe limitare a mettere il nastro bianco e rosso, ci vorrebbe transenna con cartello e, nel caso, ordinanza del sindaco…ma facciamo finta di niente…per fortuna che avevo sentito il tg regionale qualche giorno prima e sapevo che in zona c’erano stati dei problemi.

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Cippo commemorativo nei pressi del bar Negritella

È stato un peccato non poter proseguire nel bosco perché questo tratto è bello, e più lontano dalla statale. E a me pedalare su asfalto fa abbastanza schifo.

Giunti all’altezza del Negritella il tracciato si riporta comunque sulla asfaltata; poco più avanti, volendo, si può tornare su sterrato, dove c’è l’ingresso del centro di fondo Alochet. C’è infatti una strada che, per un tratto, corre parallela alla statale; vi sconsiglio però di passare di qui se ha piovuto parecchio: la volta che l’ho fatto io ho trovato una marea d’acqua, la strada era diventata l’alveo di un torrente.

Giunti al Passo San Pellegrino (volendo ci sta anche un giretto al lago omonimo, poco distante) si prosegue svalicando; sulla sinistra, dopo un vecchio albergo chiuso da anni (che a quanto pare stanno recuperando) si stacca la strada per l’Hotel Miralago e Fuciade (sentiero 607, si segue l’alta Via 2). Come dice il nome dell’albergo, anche qui c’è un piccolo lago, il Lago delle Poze.

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Baite verso Fuciade

Da qui in poi l’azione più impegnativa è evitare gli escursionisti, cosa che distrae solo parzialmente dall’ammirare il panorama. E, arrivati al rifugio, oltre al panorama potete “ammirare” una fetta di torta (non male, anche se ad essere sinceri la torta alla ricotta l’ho mangiata più buona alla malga Monzoni) o un bel piatto di polenta. O l’orzotto a Teroldego, tanto ai bikers non fanno l’alcoltest 😀

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Prati nella conca di Fuciade

Ritorno: è possibile fare una variazione sul tema. Invece di rifare la stessa strada, è possibile svoltare a sinistra appena lasciate le baite di Fuciade, per scendere a malga Boer. È meno frequentato dell’itinerario di andata, però la strada si innesta più a valle verso Falcade e bisogna beccarsi una salita asfaltata più lunga per risalire al San Pellegrino (sono circa 100m di dislivello) oppure riportarsi sulla strada che porta a Fuciade.

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Vista sulle Pale di San Martino

Qualche dato

Il percorso così come segnalato in loco (Tour 204) è lungo circa 29km e presenta circa 1100m di dislivello positivo. Partendo da Pozza bisogna aggiungere 12.5km circa e 140m di dislivello.
QUI il link ai tracciati in mtb sul portale Val di Fassa

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