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Prevenire un infarto. Correre o andare in bicicletta fa sempre bene, anche con lo smog

Sempre meglio senza smog, eh!!!

Nb. Lo studio di cui sotto ha parecchi limiti, ma fornisce comunque indicazioni interessanti

Fonte: www.quotidianosanita.it, 19/07/2018

Anche in condizioni ambientali non salubri, caratterizzate da un elevato inquinamento, l’attività fisica svolge un ruolo protettivo nei confronti del cuore. È questa l’evidenza che emerge da uno studio danese al quale hanno partecipato oltre 50 mila persone tra i 50 e i 65 anni

Anche quando i gas di scarico permeano l’aria, è sempre meglio uscire e fare esercizio fisico invece di trascorrere tutta la giornata seduti in casa o in ufficio. Il cuore ringrazia. È quanto suggerisce un recente studio pubblicato dal Journal of the American Heart Association.

Lo studio. Nadine Kubesch e colleghi, dell’università di Copenaghen,  hanno esaminato dati sull’esposizione all’inquinamento atmosferico, le abitudini di esercizio e le ospedalizzazioni o gli incidenti mortali correlati a infarti relativi 51.868 adulti danesi tra i 50 e i 65 anni. Durante un periodo medio di follow up di quasi 18 anni, 3.260 partecipanti (il 6%) ha avuto un infarto. Chi viveva in aree con alti livelli di inquinamento atmosferico ha avuto il 17% di probabilità in più di avere un attacco cardiaco rispetto a chi risiedeva in zone meno inquinate. E le persone che all’inizio del lavoro avevano già una storia di infarto, hanno fatto registrare il 39% di probabilità in più di avere un attacco di cuore durante il follow up, quando vivevano in zone molto inquinate. L’attività fisica, tuttavia, è stata d’aiuto anche nelle aree più inquinate. Chi ha praticato regolarmente sport in questi luoghi, infatti, aveva il 21% di probabilità in meno di avere un infarto rispetto a chi era inattivo.

Le conclusioni. “Il nostro studio dimostra che l’attività fisica, anche quella in aree inquinate, può ridurre il rischio di attacco cardiaco – osserva Kubesch – La nostra ricerca supporta l’evidenza esistente che anche livelli moderati di attività fisica regolare sono sufficienti per ottenere questi benefici”.

I ricercatori hanno preso in esame, oltre allo sport, l’andare in bicicletta, il giardinaggio e le passeggiate e hanno scoperto che tutte queste attività, tranne l’ultima, sono associate con un minor rischio di infarto. Tra le persone con una storia pregresso di attacchi cardiaci, andare in bicicletta, giardinaggio e camminate sono state associate con una riduzione del rischio di ripetizione dell’evento cardiovascolare.

Chi faceva da mezz’ora a quattro ore di attività fisica la settimana aveva un rischio inferiore del 23% di avere un primo infarto rispetto a chi si muoveva per meno di mezz’ora. Chi dedicava all’esercizio fisico oltre quattro ore riduceva il rischio del 28%. Quando i ricercatori hanno considerato solo l’attività all’aria aperta, l’allenamento da mezz’ora a quattro ore a settimana è stato associato a un 19% in meno di avere il primo attacco cardiaco. La percentuale saliva a 24% per chi dedicava all’esercizio fisico oltre quattro ore. E l’esercizio all’aperto ha aiutato anche nella prevenzione degli attacchi ripetuti: chi si muoveva tra mezz’ora e le quattro ore la settimana aveva un 45% di probabilità in meno, mentre chi superava le quattro ore dimezzava il rischio.

Limiti dello studio. Lo studio non era controllato né progettato per dimostrare se e come l’esposizione all’inquinamento o l’attività fisica possano avere un impatto diretto sul rischio di infarto. Un altro limite è rappresentato dal fatto che ai ricercatori mancavano i dati relativi a eventuali cambiamenti nelle abitudini di esercizio dei partecipanti e del livello di inquinamento atmosferico nel tempo. Inoltre, la regione interessata dallo studio non ha incluso zone con livelli molto alti di inquinamento , quindi i risultati non possono essere generalizzati a queste condizioni.

Fonte: J Am Heart Assoc 2018

Lisa Rapaport

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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Perché le biciclette salveranno gli italiani

di Omar Gatti – bikeitalia.it, 10/01/2017

L’ultimo rapporto Istat è impietoso: il 42,3% degli italiani sopra i 3 anni non pratica attività sportiva e quasi il 50% degli adulti si definisce sostanzialmente “sedentario”. Questa è la fotografia di un paese che diventa sempre più fermo, non solo nell’innovazione, ma anche nell’attività di tutti i giorni. Il fatto che un italiano su due viva in una condizione di ipocinesi, cioè di mancanza totale di movimento fisico, è un fattore preoccupante ed è tristemente destinato a salire.

Abbiamo app che ci permettono di fare la spesa, pagare le fatture, farci consegnare la cena a casa senza nemmeno più uscire e il tempo che abbiamo “guadagnato” lo spendiamo sul divano, grazie alle sempre più allettanti proposte della tv a pagamento. Andiamo al lavoro in auto, prendiamo l’ascensore per salire in ufficio, lavoriamo al computer per 8 ore e poi torniamo a casa, per sederci a tavola, sul divano e poi a andare a letto. Ci stiamo convincendo che muovere il corpo significhi usurarlo e affaticarlo, mentre restare fermi e seduti permetta di mantenerlo in perfetto stato. Siamo stati cresciuti da una generazione di mamme e nonne abituate a pensare che magrezza significhi povertà e miseria mentre grassezza sia sinonimo di benessere. Questo stile di vita sta già presentando il suo conto: le cosiddette malattie del “benessere” sono ormai diffusissime. Problemi coronarici, ipertensione, obesità, diabete di tipo II, sono patologie in continua crescita, tanto che un medico, conosciuto a un nostro corso di biomeccanica, mi disse: “Omar, se vuoi investire fallo nella salute, perché gli italiani sono sempre più vecchi e sempre più malati”.

Come si può fronteggiare questa vera e propria emergenza? La sensibilizzazione è importante certo ma spesso siamo portati a pensare che “tanto succede sempre agli altri”. Non pensiamo mai che certe cose possano succedere a noi e se ciò avviene ne siamo sorpresi. Per consentire agli italiani di modificare il proprio stile di vita, aumentando il movimento e l’attività motoria, bisogna dar loro i mezzi per farlo. E tra questi mezzi ci sono le biciclette. La bici è l’unico mezzo di trasporto che consente di coprire lunghe distanze che allo stesso tempo impegna il conducente in un’attività sportiva. Sono innumerevoli gli studi che dimostrano come l’uso continuativo della bici consenta di rafforzare il sistema immunitario, migliorare la circolazione, aumentare l’attenzione, diminuire il rischio d’insorgenza di patologie coronariche. Anche in età avanzata, l’uso quotidiano della bici permette di mantenere le ossa più forti, i muscoli più tonici e le articolazioni lubrificate, con conseguente diminuzione di anchilosi o artrosi. L’idea che il nostro corpo si conservi se non usato è totalmente sbagliata. Il nostro organismo utilizza una funzione meravigliosa: la supercompensazione. In sostanza, ogni volta che noi lo sottoponiamo a uno sforzo, il nostro corpo attua delle modifiche strutturali per resistere a un eventuale nuovo stress fisico. Più ci muoviamo e più diventiamo forti e resistenti.

La bicicletta è il mezzo che consente di passare da uno stile di vita sedentario e ipocinetico a uno più attivo e quindi il suo acquisto può essere equiparato a quello di un medicinale, solo con molti meno effetti collaterali. Dare la bici agli italiani significa permettere loro di recuperare l’investimento fatto attraverso una defiscalizzazione, che può avvenire con l’inclusione delle bici nei presidi medici scaricabili dalla dichiarazione dei redditi.

Il trend “ipocinetico” degli italiani non cambierà dall’oggi al domani, poiché si è ormai convinti che questo stile di vita sia qualcosa di immutabile. Eppure includere del movimento nella propria vita, senza che questo richieda un dispendio di tempo libero, è semplice: usare la bici per gli spostamenti quotidiani. Anche una sola mezz’ora al giorno permette di ridurre drasticamente le probabilità di sviluppare patologie del benessere. Per cui se non volete farlo per l’ambiente perché pensate che il riscaldamento globale sia una bufala per vendere auto elettriche, se non volete farlo per gli altri perché del prossimo non ve ne frega niente, se non volete farlo per i vostri figli perché “tanto si arrangeranno”, allora siate davvero egoisti e fatelo per voi stessi: compratevi una bicicletta.

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