A Capo Nord con una gamba ciascuno

di Cesare Pastarini – gazzettadiparma.it, 02/07/2017

Andrea cammina e pedala con una gamba sola da quando, a 17 anni, un incidente stradale gli causò l’amputazione della sinistra.

Massimo subì l’amputazione della gamba destra poco tempo fa, a 18 anni, anche lui a causa di un incidente motociclistico.

Domani (ieri n.d.b.), lunedì 3 luglio, Andrea e Massimo tenteranno in bicicletta di raggiungere in 23 giorni Capo Nord, estrema punta d’Europa. Undicimila chilometri di fatiche, di sfide e di divertimento. Ovviamente non saranno esclusivamente in bici, sarebbe impossibile. Guideranno un’auto e ogni giorno tireranno giù le bici e faranno lunghi tratti pedalando e altri in trekking.

Andrea Devicenzi, 44 anni, è uno tosto, non è la prima volta che compie un’impresa. Ha già scalato la Manali Leh in India (700 km, tra le vie più alte del mondo), ha fatto la Parigi-Brest-Parigi (1230 km). Quando non tiene “lezioni di vita” nelle scuole in giro per l’Italia, si allena. Pedala e cammina, cammina e pedala. Stavolta sarà un’impresa di coppia, assieme al giovane Massimo Spagnoli, per promuovere lo sport tra persone diversamente abili, con la consapevolezza dei momenti duri da affrontare e con la certezza che dopo quelli arriveranno le gioie.

Storia diversa quella di Massimo, 20 anni, alla sua prima esperienza, spinto proprio dalla caparbia di Devicenzi, che lo ha allenato e motivato da gennaio a oggi.

I sogni – spiegano regalando un’ulteriore lezione – possono essere realizzati. Bisogna credere nelle proprie possibilità anche quando la vita ci riserva sorprese drammatiche”.

L’intero viaggio è in gran parte supportato dalla fondazione di un’importante compagnia telefonica, che assieme ad Andrea, Massimo e a tanti altri testimonial come Alex Zanardi e Bebe Vio, promuove l’attività sportiva delle persone diversamente abili, grazie ad una piattaforma ideata e realizzata ad hoc per questo grande progetto.

Potremo seguire l’impresa qui: http://www.andreadevicenzi.it/progetti/route-22 e anche qui: https://www.youtube.com/channel/UCDquGvQbWa_-Zi_IgynO_Zg

Per una volta con “Onde Road” ci siamo trasferiti davvero on the road.

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Ciao Paolo

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Anello gerundo

Proposta per un giro ad anello fra le rive dell’Adda e la scarpata di quello che un tempo era il “Lago Gerundo”, con possibilità di fare più varianti. 

Mappa schematica del Lago Gerundo (da wikipedia)

L’occasione è ghiotta: un lunedì a casa dal lavoro, ad inizio aprile, in una bella giornata di sole… come si fa a non inforcare la mtb per il primo giro “serio” della stagione? Piatto ricco, mi ci ficco… e decido di fare un giro ad anello che ritengo ormai collaudato, per essere sicura di fare un po’ di chilometri divertendomi.

La scelta ricade sull’anello che da Regona, passando per Formigara e le cascine lungo l’Adda, porta fino a Montodine, per poi raggiungere Ripalta Arpina costeggiando il Serio, rientrando poi da Castelleone e San Bassano. E’ un percorso che ho via via affinato per aumentare la frazione su sterrato, ma che anche stavolta, complice una svolta mancata nell’area industriale di Castelleone, mi ha portato ad una ulteriore modifica al percorso. Lo descriverò qui in senso orario, depurandolo (ovviamente) della parte che da casa mia porta fino alla partenza.

Per comodità (mia) fisso come punto di partenza Regona, per la precisione il ponte sul Serio Morto vicino alla Cascina Vallate Ponte (inconfondibile…per il colore rosa scuro).

Mappa percorso

Dati percorso

Lunghezza totale 36,500km, di cui

  • 23,600km su strade sterrate
  • 4,700km su strade asfaltate urbane
  • 8,200km su strade extraurbane a bassa frequentazione

Alcuni siti toccati dal percorso sono inseriti nell’Ecomuseo della Provincia di Cremona, in particolare la strada Romana Mediolanum-Cremona

Descrizione tracciato

Regona, Cascina Vallate Ponte

Si percorre la stretta strada asfaltata che, puntando verso Ovest, porta in direzione di Formigara: si seguono le indicazioni per la Ciclabile delle Città Murate, direzione Pizzighettone, con la possibilità di fare una “puntatina” all’Eremo Sant’Eusebio, imboccando una strada sterrata sulla destra (la chiesetta si trova sulla scarpata, nascosta dagli alberi, accanto ad una azienda agricola).

Eremo S. Eusebio

Eremo S. Eusebio, la facciata è rivolta verso una roggia

Formigara, ex mulino

All’incrocio si svolta a destra, lungo una strada che costeggia la vecchia scarpata incisa dal fiume (o dal lago?) fino all’abitato di Ferie; qui, sempre seguendo le indicazioni per la ciclabile, si svolta a sinistra e poi a destra, passando accanto all’oratorio. Uscendo dall’abitato, con la ripida scarpata sulla destra (c’è un recinto dove “alloggia” un asinello) si imbocca una leggera salita e poi si prosegue verso Formigara. Avviso agli allergici ai pioppi…evitate il periodo piumini, se non volete collassare…in piena “fioritura” qui si pedala nell’ovatta…

Si attraversa la provinciale e si entra in Formigara, sulla destra ci sono villette, cascinali e un mulino ristrutturato, che un tempo, per azionare la ruota, sfruttava un canale che scende dalla scarpata su cui è costruito il paese. Con qualche curva e un paio di strappetti si sale in paese. L’Adda la si raggiunge seguendo (come è logico) le indicazioni per il porto, oppure dalla strada che porta alla chiesa, tenendola sulla sinistra e imboccando una stretta discesa.

Formigara, fiume Adda

Povero bambinello…

Raggiunto il fiume si svolta a destra sulla sterrata, e poi si tiene la sinistra per costeggiare l’Adda. Si prosegue così, su strade ben tenute, svoltando a destra, allontanandosi dal fiume) per passare fra le cascine Pastorello e Biasolo, girando successivamente a sinistra al bivio con la strada per Cornaleto, per poi imboccare uno sterrato sulla destra. Si passa davanti ad una grossa azienda agricola (Cascina Fasola, mi pare si chiami…); seguendo la strada si arriverebbe (anche da qui) a Cornaleto, volendo dirigersi a Gombito si svolta a sinistra con una curva secca, situata in corrispondenza di un alto pioppo e di una cappellina votiva con un dipinto della Madonna con bambino (non potete sbagliare: se il dipinto è orrendo siete nel posto giusto…).

Poco più avanti si gira a destra, imboccando una strada che, con qualche curva, procede parallelamente al fiume, e fra gli alberi potete intravedere le antenne azzurre del ponte strallato che collega Montodine con il Lodigiano, all’altezza di Castiglione d’Adda. Si svolta ancora a destra, e poi a sinistra, tagliando un’ansa dell’Adda. Passando accanto a Cascina Vinzasca si raggiunge una strada asfaltata che porta ad una cava, la si attraversa e si imbocca uno sterrato ben tenuto che, passando accanto ad una bella area di sosta (ci sono giochi per bambini, tavoli da pic nic e una torretta di avvistamento per birdwatching), corre fra l’Adda e una fila di pioppi. Arrivati alle prime case del paese, se si tiene la sinistra si arriva all’attracco sul fiume e ad una piccola area di sosta con spazio per il barbecue.

Arrivando a Gombito, area attrezzata

Verso Gombito

Gombito, area attrezzata vicino all’attracco

Riportandosi sulla strada asfaltata, si imbocca via Marconi e, passato lo scolmatore, si arriva in un’area in via di lottizzazione (via della Luna), con una villetta molto particolare davanti alla quale si passa imboccando lo sterrato sulla destra. Con qualche curva ci si avvicina a… una collina? No, non esageriamo… probabilmente la strada che si inerpica superando pochi metri di dislivello risale dal fondo del fantomatico Lago Gerundo verso una zona emersa dalle acque che un tempo era denominata Isola Fulcheria. O almeno così si dice… sta di fatto che su queste scarpate di “saliscendi” ne abbiamo già fatti dall’inizio del giro, ed altri ne faremo proseguendo fino a Ripalta e sulla strada del ritorno…

Alla villetta si svolta a destra…

… e si “sale”!!! 😀 😀 😀

In salita verso Ripalta Arpina

Tornando a bomba, ci sono due strade che consentono di risalire, quella a sinistra un po’ più dolce, quella di destra è più ripida e con il fondo inciso dall’acqua, e, almeno per il primo tratto dopo la salita, non è tenuta da dio, il fondo è parecchio erboso. Io sono passata di qui, e con un paio di curve a 90° verso sinistra, mi sono riportata sulla strada che sbuca a Cascina Saragozza (inconfondibile, arrivando alla cascina si percorre un viale costeggiato da alti pioppi cipressini). Si prosegue fino a Montodine, qui, appena prima del ponte sul Serio, si imbocca un viottolo in discesa, con il quale si raggiunge un percorso ciclabile sterrato sistemato di recente: inizialmente si segue il Serio e poi si sale per raggiungere Ripalta Arpina (all’incrocio con la strada asfaltata si svolta a sinistra).

Si attraversa il paese portandosi sulla SP52 ed imboccando successivamente via Ripalta Arpina (si passa davanti al cimitero) si raggiunge la zona industriale di Castelleone. Qui, dopo aver correttamente svoltato a sinistra in via Fontanili, invece di svoltare a sinistra in via del Carroccio per raggiungere la rotonda (quella del “famila”, tanto per capirci, da dove avrei dovuto imboccare la SP22 e successivamente svoltare a sinistra seguendo le indicazioni per il Bosco Didattico) ho tirato dritto, e in via del Lavoro ho imboccato uno sterrato, dirigendomi verso sud-est.

Questa strada vicinale, che arriva dalla rotonda di cui sopra, passa accanto ad una cava e porta ad un bivio (ci sono indicazioni per un percorso ciclabile). Qui, svoltando a sinistra, si attraversa la SP22. Proseguendo su sterrato, si svolta poi a sinistra (la deviazione non è molto visibile) e, su buon fondo, si sbuca proprio davanti a Cascina Stella e al Bosco didattico, dove ci si ricongiunge con il tracciato inizialmente previsto. Insomma, causa errore ho aumentato la percentuale su sterrato, e la cosa non mi dispiace….

Mantenendo Cascina Stella sulla sinistra si prosegue dritto attraversando un gruppo di cascine (località Cà Nove), proseguendo su una sterrata ben tenuta che segue una scarpata data dal rimodellamento apportate dalle acque si sbuca su una stretta strada asfaltata. Si svolta a sinistra in direzione San Giacomo.

Valle del Serio vista dalla strada per Ripalta

Qui, deviando nel piccolo centro (costituito da alcune cascine), si può raggiungere la chiesa di San Giacomo, che si trova lungo il tracciato di quella che, in epoca romana, era la strada che collegava Cremona a Milano. La strada risulta essere ancora “visibile” se si osserva l’allineamento dato da strade asfaltate (la ciclabile che costeggia la Paullese verso Cremona), strade vicinali, rogge e filari di alberi.

San Giacomo

Chiesetta di San Giacomo

Pannello esplicativo: Strada Mediolanum-Cremona

Pannello esplicativo: San Giacomo

Il Serio Morto fra Regona e San Bassano

Proseguendo si arriva a San Bassano. Dopo aver attraversato la provinciale nei pressi del cimitero, si imbocca la strada principale del paese e, scendendo verso il Serio Morto, si svolta a destra appena prima del ponte, seguendo le indicazioni della Ciclabile delle Città Murate.

Si percorre qui il tratto di sterrato che segue il Serio Morto: esso costituisce parte del vecchio corso del Serio, che negli anni 30 del secolo scorso è stato rettificato, anche se rimangono tracce dell’antico tracciato (lanche e la tipica vegetazione delle aree umide).

Proseguendo ci si reimmette sulla Regona-Formigara in corrispondenza della Cascina Vallate Ponte.

Serio Morto: modifiche al percorso

Serio Morto: pannello esplicativo su formazione lanche

Tracce del vecchio alveo del Serio Morto

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Il prato di narcisi del Parco dell’Antola devastato dal parcheggio abusivo

Inciviltà dei “cittadini” e poca attenzione da parte delle istituzioni…

montagna.tv, 27/05/2017

29 verbali da 204 euro l’uno, 3 tra 100 euro e due da 102 euro. Questo l’esito di un sopralluogo effettuato domenica scorsa dalla polizia amministrativa al Parco regionale dell’Antola, in Liguria. In località Casa del Romano, dove si trova una delle più belle distese di narcisi, si sono verificati 29 casi di parcheggio abusivo, 3 casi di raccolta di flora protetta e 2 casi di circolazione fuori strada di moto sui prati. Sono ora in corso accertamenti riguardo all’utilizzo di quest’area a destinazione agricola che però è stata trasformata lo scorso weekend in un parcheggio.

In ogni caso, a fine giornata, sono stati sequestrati 500 narcisi. Così ha commentato Guglielmo Jansen, coordinatore regionale del WWF: “In 30 anni di vigilanza non avevo mai visto niente del genere; finti amanti della montagna hanno distrutto i prati di narcisi, c’era chi scorrazzava con la moto lasciando olio sull’erba e solchi e chi posteggiava direttamente sui fiori”. Ricordiamo che, nonostante la legge preveda la raccolta di massimo 5 narcisi a testa, spesso i raccoglitori cercano di nascondere i fiori sotto la giacca o nelle borse.

Jansen ha commentato così la situazione regionale: “Purtroppo i parchi liguri non hanno guardia parco ad esclusione di Portofino; un primato nazionale in negativo che si aggiunge alla drastica riduzione del personale della polizia metropolitana di Genova”.

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La polvere e l’altare

Capitomboli, arrivi mancati e grandi successi… in attesa del Tour di France.

 

 

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Cinquemila metri Zero termico

La temperatura di scioglimento dei ghiacci è arrivata oltre l’altezza del Monte Bianco così un secolo di copertura glaciale è a rischio

Un giorno sul Bianco in t-shirt. Gli scatti di Federico Ravassard, fotografo italo-francese, ritraggono la climber Federica Mingolla mentre scala il Monte Bianco in una giornata di estate.

di Enrico Martinet – lastampa.it, 18/06/2017

Osservatori d’un mondo di roccia e ghiaccio in agonia. Così deve diventare l’uomo di montagna. L’indicazione è di uno dei massimi glaciologi, il professor Martin Funk, politecnico di Davos. Vola in Groenlandia a studiare quel pezzo candido, grande quanto la Liguria, che si sta staccando dalla terra dell’Artico e lascia il compito di testimone a chi vive e studia ai piedi del Monte Bianco: «Guardate con attenzione, il cambiamento è rapido e dovete saperlo vedere e trasmettere subito». In questo giugno travestito da luglio, con lo zero termico a 5000 metri, non c’è più una sola parte della penisola italica votata al gelo. Neppure in vetta all’Europa, sulla cupola sommitale del Monte Bianco. L’agonia è cominciata vent’anni fa, ma la svolta è stata l’estate del 2003, quando inclemenza meteo ha cominciato a far rima con febbre, non con bufere.

Dall’Artico alle Alpi

Se l’artico perde pezzi giganteschi, la Valle d’Aosta, la terra con altitudine media più elevata d’Europa (2000 metri) ha perduto l’un per cento dei suoi ghiacciai in sette anni, dal 2005 al 2012. La sua superficie è coperta di ghiaccio per il 4 per cento, 120 chilometri quadrati: ne ha persi 30, qualcosa come seimila campi di calcio, oppure sei volte la parte più densa della città di Aosta. Gli «osservatori» che Funk consigliava sono quelli della Fondazione Montagna Sicura, di Courmayeur, ai piedi del gigante febbricitante, geologi e esperti di meteo e di clima di Regione e Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente). Guardano e studiano quanto accade in alto, dove dovrebbe regnare il freddo. L’alpinista Giorgio Passino, guida alpina di Courmayeur: «Caldo impressionante. A giugno in maglietta a 4.800 metri. Pazzesco. La notte il cielo è sereno eppure non gela. Non c’è la solita escursione termica. Si sprofonda in neve marcia perfino alle prime ore del mattino».

Rispetto all’intero territorio alpino il versante italiano del Monte Bianco è quello che ha avuto nevicate più abbondanti sia in inverno sia in primavera. Non così sul versante francese dove la situazione è ancora più preoccupante. «Negli ultimi 15 giorni – dice Edoardo Cremonese dell’Arpa – per sei volte le temperature hanno superato lo zero in cima al Bianco. Domenica scorsa a mezzogiorno la punta più alta, 12 gradi. E la quantità di neve è pari all’anno più povero, il 2011».

Rischio siccità, frane, crolli. Jean-Pierre Fosson, segretario di Montagna Sicura: «Abbiamo tre situazioni sotto controllo sul Monte Bianco. Il “cucciolone”, il grande ghiacciaio pensile delle Grandes Jorasses, che è soggetto a perdere per gravità la parte frontale senza che il riscaldamento incida più di tanto, poi il ghiacciaio di Planpincieux e il versante della Brenva che invece subiscono l’alterazione climatica». Fotocamere e sensori puntano i luoghi a rischio. Valerio Segor, ufficio valanghe della Regione che ha appena partecipato a un summit di 16 paesi in Germania per rivedere le scale del rischio, dice: «Ghiacciai come la Brenva o il Miage stanno per diventare “caldi”. Significa che quando accadrà saranno soggetti a scivolamento perché non poggeranno più su terreno freddo ma faranno i conti con la circolazione d’acqua da scioglimento nel loro substrato».

La Brenva

Il versante della Brenva che è memoria anche delle grandi imprese alpinistiche di Walter Bonatti è un altro «malato». Lo Sperone di granito e ghiaccio subisce l’ingiuria del caldo che provoca crolli di parete. E cambia perfino l’alpinismo. Le vie di salita sono in parte irriconoscibili per l’abbassamento dei ghiacciai. Mario Mochet, guida del Bianco da 46 anni: «Sulla Brenva Arnaud Clavel ed io aprimmo una via sul Père Eternel dedicandola a Papa Wojtyla. Oggi per rifarla hanno dovuto piantare due chiodi a pressione in più. Il ghiacciaio ha scoperto un piede liscio e verticale. Noi guide dobbiamo fare i conti con queste variazioni. Però mi sembra che si è un po’ troppo ossessionati dalle previsioni. Tutto si è estremizzato, non solo il clima, ma anche la nostra percezione. I ghiacci torneranno».

Il presidente delle guide del Bianco, Giulio Signò: «Una settimana fa nevicava, un freddo umido inconsueto, poi tutto svanito in poco tempo. Al rifugio Gouter, sul versante francese, non c’è neve. Di solito a giugno si doveva spalare per raggiungere l’ingresso». Ghiacciai irti di seracchi, con crepacci che, se il caldo perdurerà, obbligheranno gli alpinisti a larghi giri per evitarli. Il mondo in agonia ha luoghi sconosciuti. Nella conca del «cercle Maudit», dove emergono come torri i «satelliti» di granito rosso, tutto è più alto. Passino: «Decine di metri in più da arrampicare». Su roccia scolorita da un secolo di copertura glaciale ora svanita sotto un sole d’Africa.

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Anello Valle del Morbasco

Non sono proprio mille, però…

Giornata di ferie, senza incombenze familari = mtb.

Devo dire la verità, inizialmente pensavo di andare a rifare la Ciclabile delle Città Murate (collaudata e abbastanza lunga), perché non avevo voglia di azzardarmi a cercare un percorso nuovo, oltretutto le idee che ho in testa prevedono un po’ troppo asfalto per i miei gusti e, soprattutto, per “l’esigenza” del momento. Ma, quando mi sono svegliata, il cielo grigio mi ha consigliato di rimanere più vicino a casa, così ho pensato di andare a concatenare più tratti già percorsi per chiudere un anello. Ne è uscito un giro di lunghezza più che discreta, nella campagna a Nord-Ovest rispetto a Cremona, ottenuto collegando la Strada Regina con un pezzo di Ciclabile delle città murate, la ciclabile del Naviglio Civico e un tratto di ciclabile scoperto per caso dalle parti di Castelverde.

Si tratta di un anello che racconta un po’ di storia del mio territorio, passata e recente, e le modificazioni ad esso apportate da uomo e natura. E, vista la data (24 aprile), forse pure in tema, perché passa in un luogo piuttosto significativo per la storia Cremonese del periodo in cui Mussolini saliva al potere.

Mappa del percorso

Dati percorso

Lunghezza 54km, di cui

  • 17.040km: sede protetta – asfalto
  • 11.500km: sede protetta o strade poderali – sterrato
  • 23.560km: strade urbane o extraurbane a bassa frequentazione – asfalto
  • 1.900km: strade extraurbane provinciali a media frequentazione

(la definizione di “frequentazione media o bassa dipende agli standard cremonesi, i milanesi potrebbero mettersi a ridere…)

Percorsi ciclabili interessati:

  • Antica Strada Regina. Collega Cremona a Soresina e misura complessivamente 26.8km. Per un tratto ripercorre la “Strada Regina“, il collegamento Cremona-Milano realizzato in epoca romana il cui tracciato è ancora riconoscibile a tratti, in quanto sono presenti tratti di strada, rogge, filari di alberi che ne evidenziano l’andamento. Qui si può trovare il quaderno realizzato nell’ambito del progetto “Il territorio come ecomuseo”
  • Ciclabile delle città murate. Bellissimo percorso che collega Pizzighettone a Soncino, passando per San Bassano, Soresina, Genivolta.
  • Ciclabile del Naviglio Civico di Cremona. Collega Cremona al nodo delle Tombe Morte, a Genivolta, e misura complessivamente circa 27km. Corre in buona parte parallela al Naviglio Civico, percorrendo strade sterrate o strade secondarie poco battute.
  • Ciclabile dei Dossi: Collega, su sede protetta, San Martino in Beliseto a Castelverde, ripercorrendo l’antica sede della provinciale Cremona-Bergamo. Sul portale del Comune di Castelverde è descritta nel percorso A2-quarto tratto.

Il Castello di Cabrino Fondulo, sede del Comune di Annicco

Descrizione del tracciato

Convenzionalmente prendiamo come punto di partenza Piazza Garibaldi (davanti alla sede del Municipio di Annicco). Imbocchiamo via Arnaldo da Brescia, dopo una curva a sinistra svoltiamo a destra in via Gloria, dove troviamo le indicazioni della “Antica Strada Regina”, direzione Grontorto.

Antica Strada Regina fra Annicco e Grontorto

Verso Soresina

Si raggiunge Grontorto, lo si attraversa seguendo le indicazioni, si svolta a destra per uscire dal paese e si tiene la sinistra, proseguendo fino all’incrocio in corrispondenza della piazzola ecologica, si svolta a sinistra e, sulla destra, in corrispondenza dell’attraversamento di una roggia, si ritrovano le indicazioni per la ciclabile. Volendo si può evitare un tratto di sterrato se, lungo la strada che esce dal paese in direzione di Barzaniga, si imbocca un viottolo ombreggiato sulla sinistra: costeggiando la roggia si ritrovano le indicazioni per la ciclabile all’innesto con via Cavour (collega la SP47 con Barzaniga).

Proseguendo nella campagna si attraversa la strada Annicco-Soresina, successivamente si svolta a destra e, dopo il passaggio a livello, si sbuca sulla circonvallazione di Soresina, davanti alla Latteria Soresinese. Si prosegue verso Ovest, per poi imboccare, svoltando a destra, via Barbò (immettendosi, in sostanza, sul percorso della Ciclabile delle Città murate). E qui scopro il motivo di tanta confusione di lunedì mattina: il mercato!!! A quel punto mi arrabatto per cercare di evitare le bancarelle, imboccando strade laterali, ma con successo parziale. Normalmente però (ed è ciò che ho segnato nella mappa) si arriva in piazza Garibaldi e la si attraversa proseguendo verso Nord.

Si passa davanti al Comune e alla casa di Riposo, si giunge nuovamente sulla circonvallazione, si svolta a destra e poi a sinistra seguendo i cartelli della Ciclabile (viottolo che passa accanto ad una roggia). Da qui, per strada asfaltata riservata a bici e pedoni, ben ombreggiata grazie alla presenza di betulle, pioppi ed altre specie arboree, si giunge al santuario di Ariadello, dove si svolta a sinistra lungo una roggia, imboccando uno sterrato (occhio alle sbarre sulla salita).

Fra Soresina e Ariadello

Fra Soresina e Ariadello

Pannello lungo la Ciclabile delle Città Murate, fra Ariadello e le Tombe Morte

Planimetria della Valle del Morbasco

Giunti alle Tombe Morte si attraversa il ponte e si svolta a destra, seguendo la ciclabile del Naviglio Civico di Cremona. L’ottimo fondo della strada consente di procedere agevolmente, fra naviglio, canali di irrigazione sopraelevati, vecchie centrali elettriche. Di queste, la prima che si incontra (fra Genivolta e Azzanello) è attualmente in fase di ristrutturazione.

Genivolta – Tombe morte

Lavori in corso

Si prosegue sempre su sterrato, attraversando alcune provinciali. In corrispondenza con una strada secondaria che collega Casalmorano con Azzanello si deve abbandonare il Naviglio, svoltando verso sinistra in direzione Azzanello. Qui bisogna prestare attenzione, perché è “saltato” il cartello che segnala la deviazione. Superato un cascinale si imbocca una stradina sulla sinistra (segnalata), seguendo un sistema di rogge si arriva alla strada che porta a Mirabello Ciria.

Fra Casalmorano e Azzanello

Si supera l’abitato di Mirabello e si svolta a sinistra per riprendere il percorso lungo il Naviglio. Qui si passa accanto ad una vecchia centrale elettrica. Si sbuca sulla provinciale per Cignone, di fronte ad una fabbrica. Si svolta a sinistra, passando davanti al Poeta Contadino (consigliato, si mangia bene) e si entra in Casalbuttano superando un passaggio a livello.

Mirabello Ciria – la centrale

Qui bisogna destreggiarsi fra i sensi unici per raggiungere la vasta piazza della chiesa (Piazza Libertà) e poi imboccare via Podestà in direzione Cremona. Volendo si può fare una piccola deviazione verso la Torre della Norma (edificata in ricordo del soggiorno di Bellini a Casalbuttano, attualmente in fase di ristrutturazione), imboccando via Risorgimento (a destra) e poi via Torre della Norma.

La Torre della Norma (foto risalente ad agosto 2016, adesso la torre è impacchettata)

Tornando indietro si prosegue in direzione San Vito. Si percorre un lungo rettilineo, superate le villette sulla destra ci si immette nuovamente sulla ciclabile lungo il Naviglio. Al ponticello (dal quale si vede la Cascina Mancapane) si passa sulla sponda opposta, proseguendo fino ad incontrare la SP86.

Cascina Mancapane

L’intenzione originaria era quella di proseguire oltre, ma ho trovato un bel divieto di transito per lavori di asfaltatura. Proprio dove c’era la transenna, oltrepassata la provinciale all’inizio del nuovo tratto lungo il Naviglio, si trova un cascinale disabitato da anni: sul muro di cinta c’è una lapide che ricorda l’uccisione di Attilio Boldori, per mano di quattro fascistelli (giovani e tutti di “buona famiglia”, alcuni all’epoca erano minorenni).

Ma chi era Boldori?

Lapide in ricordo di Attilio Boldori

Nato a Duemiglia (Cremona) nel 1883, assassinato dai fascisti l’11 dicembre 1921 (si, 1921, prima della marcia su Roma).

Socialista sin dagli anni giovanili. Combattente della prima guerra mondiale, guerra che avversò sempre duramente e durante la quale venne gravemente ferito. Tornò invalido.

Subito dopo la guerra fu uno dei dirigenti più stimati e capaci della Federazione Socialista di Cremona. Redattore dell’Eco del Popolo, membro dell’Esecutivo della Camera del Lavoro, fu consigliere comunale di Cremona e Vice presidente dell’Amministrazione Provinciale dall’ottobre 1920. In uno scontro con i fascisti ebbe un braccio spezzato. Mentre stava svolgendo in provincia la propria attività di dirigente del movimento operaio venne riconosciuto da un gruppo di squadristi fascisti.

Venne inseguito in aperta campagna e massacrato con bastonate e calci presso la cascina Marasca.

L’efferato assassinio ebbe una forte risonanza nazionale; a Cremona venne proclamato uno sciopero generale. Ai suoi funerali, pur essendo la città percorsa da minacciose squadracce fasciste parteciparono larghe masse di cittadini.

Altri informazioni su questa vicenda, e sul clima che si respirava in provincia all’epoca dei fatti, sono disponibili su welfarecremona.it.

Cascina Marasca

Percorso ciclabile a Castelverde

Ci si immette sulla SP86 in direzione Sud e, dopo circa 1,6km, si giunge a San Martino in Beliseto, si entra in paese, si passa davanti alla chiesa e si imbocca la ciclabile dei dossi, bel percorso piuttosto ombreggiato che porta fino al campo sportivo di Castelverde.

Superato il piazzale si svolta a sinistra, imboccando un percorso ciclopedonale ben ombreggiato. Si attraversa il centro abitato fino ad imboccare via Breda, da qui si seguono le indicazioni per Breda de’ Bugni: Si tratta di una cascina-castello dalle origini molto antiche, che ora ospita un agriturismo.

La ciclabile prosegue in direzione Ovest, fino ad immettersi sulla strada che porta alla frazione di Costa Sant’Abramo, proprio di fronte ad alcuni ex mulini ristrutturati. Si svolta verso sinistra, imboccando la ciclabile che porta a Costa.

Breda de’ Bugni, pannello segnaletico lungo la ciclabile

Breda de’Bugni, ingresso della corte

Breda de’ Bugni, facciata interna

Breda de’ Bugni, finestra sulla torre meridionale

Fra Breda e Costa Sant’Abramo (complimenti per la casa…)

Luignano

Verso Annicco

Poco prima della rotonda sulla SS415 si svolta a destra, imboccando la Ciclabile della Strada Regina, proseguendo su asfalto in direzione Ovest, per poi deviare, sempre seguendo la cartellonistica, verso Cortetano (qui il proseguimento del tracciato è proprietà privata). Ci si reimmette sul tracciato parallelo alla SS415 fino all’incrocio per Luignano, dove si svolta a destra.

La Ciclabile della Strada Regina si sovrappone qui ad una strada secondaria, costeggiata da rogge ed alberi piuttosto alti. Si prosegue verso nord passando dall’incrocio per Luignano e, passando accanto all’Agriturismo El Ciòos, si raggiunge la strada che collega Annicco a Paderno Ponchielli.

Si svolta a sinistra e si raggiunge il punto di partenza.

 

 

 

 

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Cortina: un’estate di corsa e tutta in salita

3 giorni di gare per i più allenati

di Chiara Todesco – lastampa.it, 19/06/2017

Una dietro l’altra, senza sosta: Cortina comincia la stagione estiva di corsa. Sono tre le gare di running in quota previste tra qualche giorno: la Cortina Skyrace il 22 giugno, The North Face Lavaredo Ultra Trail il 23 giugno e la Cortina Trail il 24. Tre appuntamenti per chi ha le gambe allenate e saltabecca come i camosci.

Il primo appuntamento impegna gli atleti per 20 chilometri: un percorso che parte dal centro di Cortina, in Corso Italia, e si arrampica sempre più su lungo i sentieri. Occorre avere testa e gambe perché il dislivello positivo è notevole: ben 1000 metri. Da precorrere massimo in 3 ore e mezza.

Il giorno dopo è la volta di un’altra ultra maratona delle montagne, la “The North Face Lavaredo Ultra Trail”: 119 chilometri di corsa con 5.850 metri di dislivello positivo. A questa rinomata competizione di trail running, giunta alla sua undicesima edizione, partecipano atleti da tutto il pianeta. Fatica, agonismo e spettacolo: gli ingredienti ci sono tutti. Si parte di notte, sempre dal centro di Cortina, e si percorrono sentieri che attraversano i luoghi più scenografici di tutta la zona: dal Cristallo alle Tofane, dalle Cinque Torri alle Cime di Lavaredo. I più in forma ci mettono 12 ore a tagliare il traguardo, i meno allenati hanno 30 ore di tempo a disposizione per compiere l’impresa della vita.

Sabato 24 giugno si chiude invece con la Cortina Trail, giusto per alleggerire un po’ le gambe: “solo” 48 km di percorso con un dislivello positivo di 2.600 metri.

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I piccoli eroi del 2017

Bellissimi i pargoli. Erano circa 400.

E il percorso per i più “grandicelli”, ovvero dai 7 ai 12 anni, non era stupidissimo…

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Spettacolare Hero 2017

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