Ready for the battle?

Mancano 10 giorni al weekend della Hero.

15/06 Hero kids (per gli eroi di domani)

16/06 Sellaronda MTB Hero

Tutte le info sul sito ufficiale

La gara in tivvù… su Eurosport e RaiSpot (ore 10.00 – 12.00)

Siete pronti?

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I Suoni delle Dolomiti 2018

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Col Margherita

E’ da qualche giorno che su facebook mi compare il promo de “I Suoni delle Dolomiti”. Per chi non sapesse di cosa si tratta, cito paro paro ciò che dice visittrentino.info

Le alte vette dolomitiche saranno il tuo teatro, un prato verde e una coperta il tuo posto a sedere e, come effetti speciali, le mille sfumature dell’alba in quota. Qui, tra guglie e cime meravigliose, potrai ascoltare musicisti di fama internazionale suonare dal vivo!

Jazz, musica classica, world music o canzone d’autore? A te la scelta! Sono 25, in tutto, gli eventi musicali che, dal 30 giugno al 31 agosto, prenderanno vita nei più suggestivi angoli del Trentino. Appuntamenti straordinari in una cornice naturale d’eccezione, che potrai raggiungere camminando assieme agli stessi artisti. E a fine concerto? Un territorio tutto da scoprire! Benvenuto ai Suoni delle Dolomiti!

Un connubio perfetto tra suoni e natura, in un palcoscenico unico al mondo

Traduco. Vi fate una bella camminata, magari con il plaid infilato nelle cinghie dello zaino, arrivate in un posto mediamente spettacolare, mettete il plaid sul prato (dove c’è, altrimenti vi cercate un sasso “comodo”) e vi sedete.

E ascoltate.

Musica, di tutti i generi, musicisti italiani e no, ma tutti decisamente “di livello” (giusto per fare un esempio, qualche anno fa sono andata a sentire Bollani in val Duron). Oppure attori, che si esibiscono in uno spettacolo dove spesso e volentieri le forma artistiche si contaminano. Neri Marcorè è quasi di casa, qui, ma mica è l’unico…

Ecco, stasera sono andata finalmente a vedere il programma. Sì, perché ogni volta spero che ci sia qualche interessante concerto in Val di Fassa nelle due settimane nelle quali io sono in ferie, ed ogni anno mi mangio le dita, perché in questo periodo di solito vengono battute altre zone. Infatti mi stanno ancora qui il concerto di Carmen Consoli a Fuciade, che ho mancato perché era a fine agosto, o le volte che mi sono fatta sfuggire il sopra citato Marcoré.

Apro il file, faccio scorrere le date. Per un attimo mi sbarluccicano gli occhi: Paolo Fresu (che desidero tanto vedere dal vivo, qui nelle dolomiti) insieme a… Muzega de Poza, la banda di Pozza ti Fassa, nella quale, tra l’altro, suonano alcune persone che conosco. E la location non è niente male, visto che si tratta del Roda de Vael.

La data però mi riporta alla realtà. 29/07. Giorno nel quale, in teoria, dovrei essere in Valtellina causa granfondo del moroso. E lo sconforto  mi assale..

E niente… mi tengo la voglia anche per questo anno. Ma se voi volete consultare il programma completo, eccolo qui

 

 

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Uomo medio vs Zoncolan

Da Eurosport

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Anello Gerundo – extended version

Canale Vacchelli fra Crema e Izano

Venerdì a casa.

Il figlio da portare a scuola (e da andare a riprendere), le commissioni da fare.

Un tempo fantastico.

‘fanculo le commissioni. Vado a fare un giro in bici.

Preparo la bici, e intanto penso a dove andare. Ho voglia di fare qualcosa di un po’ diverso dal solito ma ho comunque un vincolo di tempo, non posso sperimentare troppo.

E quindi?

E quindi rifaccio l’Anello Gerundo, che ben conosco, non è corto, e provo ad aggiungerci qualcosina. Da Ripalta Arpina in su, lungo il Serio si può raggiungere Crema, da qui, lungo il Canale Vacchelli, ci si può dirigere verso Genivolta, ma senza bisogno di andare così lontano si può tagliare da Izano verso Castelleone e, da qui, verso Cascina Stella, sul percorso già fatto. Consultando la app che ho sul cellulare trovo delle strade sterrate che fanno al caso mio… ma è comunque un’incognita. Ad occhio, dovrei farcela senza problemi a tornare e andare a prendere il marmocchio a scuola. Certo che l’allenamento è quello che è.

Massì, ci provo. Al limite taglio prima.

Anello Gerundo – In rosso la versione originaria del percorso, in blu la versione estesa

Dati tracciato

Lunghezza: 67km circa

D+: 158m circa

Gombito

Descrizione percorso

Aziono il gps all’altezza del cimitero di Grumello. Procedo in direzione Pizzighettone e scendo sulla strada sterrata che porta alla cascina Campagnola. Raggiungo l’argine della Roggia Marchesa, la costeggio fino al ponte in mattoni, qui giro a sinistra e poi, con una serie di curve secche, raggiungo un gruppo di cascine nei pressi di Regona. Attraverso la provinciale e, giunta in paese, imbocco la vecchia strada che porta a Ferie. Al ponte sul Serio, in corrispondenza della cascina Vallate Ponte, mi immetto sul percorso dell’Anello Gerundo, che percorro in senso orario.

Ripalta Arpina – Vecchio forno

Dal portico del Santuario, vista verso la cappellina e la “Scala Santa”, che porta alla cappella dell’apparizione

Tocco Ferie, Formigara, da qui all’Adda e poi raggiungo Gombito. Arrivo a Montodine e, lungo il percorso ciclabile, costeggio il Serio, salgo la scarpata e raggiungo Ripalta Arpina.

Da qui, lungo la strada d’argine che costeggia il Serio (bella e abbastanza ombreggiata, decisamente poco trafficata), arrivo al Santuario del Marzale. Si tratta di una piccolissima chiesa risalente al XI secolo, in mattoni, costruita sul ciglio della scarpata che sovrasta il Serio. Anzi, a voler essere pignoli, si trova fra la vallata del Serio Vivo e quella del Serio Morto (ora ridotto al rango di scolmatore). Sorge in un luogo dove in epoca romana esisteva un cimitero. La sua costruzione è dovuta ad un impegno testamentario assunto da un signore locale; il sito, che ha subito alcuni danneggiamenti a causa delle iene del Serio, E’ stato luogo di eventi storici importanti per il Cremasco.

Storia e curiosità su questo sito si possono trovare sulla pagina dedicata del sito del comune di Madignano.

Proseguendo verso Nord raggiungo Ripalta Vecchia, dove spero di trovare il modo di scendere verso il fiumo. Mi va maluccio, proseguo quindi passando sotto il nuovo tracciato della Paullese e raggiungendo un incrocio sul vecchio tracciato della statale. Attraverso, imbocco un passaggio ciclopedonale e proseguo lungo via Marzale in direzione centro, immettendomi sulla strada che arriva da Cremona. Svolto a destra per imboccare via Cadorna, passo sotto la ferrovia costeggiando un lungo murales e poi percorro via Brescia.

Santuario del Marzale – il portico

Al ponte sul Canale Vacchelli svolto a destra seguendo le indicazioni per il percorso ciclabile. Costeggio inizialmente il canale lungo uno steratto poco frequentato, po i cartelli mi “spediscono” sulla provinciale per farmi attraversare, grazie ad un sottopasso, una strada trafficata ed immettermi successivamente su un tratto di ciclabile ampia e su sede protetta, che costaggia la strada per Izano.

Sempre seguendo i cartelli della ciclabile, all’altezza di Vergonzana svolto a sinistra e raggiungo nuovamente il canale, lungo un tratto dal fondo ben tenuto, con ampi boschi di pioppi lateralmente al tracciato e frequenti ponti in mattoni a scavalcare il canale. Proseguo verso Est.

Canale Vacchelli fra Crema e Izano

Da Cascina Giacinta a Villa Abbadia

Attraverso il canale ed entro in Izano da via Gerardo da Izano, percorro via San Rocco e Via Manzoni e svolto a sinistra (verso Est) portandomi su una sterrata ben tenuta, con una curva a gomito mi dirigo verso Sud. Sulla sinistra, fra gli alberi, fa capolino un laghetto. Con una serie di curve a 90° verso destra e sinistra, si raggiunge Casina Giacinta (comune di Fiesco): la si aggira verso Est, proseguendo successivamente in direzione Sud. In questa azienda si nota un edificio in mattoni, dallo stile un po’ “retrò”. Si tratta di una scuola rurale di epoca fascista (ma dallo stile decisamente meno “quadrato”, attualmente utilizzata come stalla.

Le scuole rurali, nel periodo fra fine ‘800 e il fascismo, erano probabilmente l’unico luogo di “cultura” a disposizione della società rurale, ma la loro funzione non andava molto oltre la lotta all’analfabetismo.

Un lungo rettilineo costeggiato da alti alberi porta a Villa Abbadia, anch’essa da aggirare verso Est con una serie di curve ad angolo retto.  Si giunge così sulla SP20 in corrispondenza dii una pizzeria, sotto un voltone si può scorgere una ruota di mulino azionata da una roggia che corre parallela alla provinciale.

Nei pressi di Villa Abbadia

Si percorre la provinciale in direzione Sud, verso Castelleone. Da lontano si scorge la sagoma della Torre Isso. Superato l’abitato di Le Valli, è consigliatissima una deviazione verso la chiesa di Santa Maria in Bressanoro. E’ un piccolo gioiellino in mattoni a vista, con elementi decorativi anch’essi in cotto. L’ho visitata in occasione del matrimonio di un mio zio, tanti anni fa (23, anno più, anno meno…), e, per chi ci crede (in Dio…e nel matrimonio), è veramente un bel posto per sposarsi, perché è intima, raccolta, senza fronzoli. Poi, per chi vuole c’è pure un agriturismo, eh…

Santa Maria in Bressanoro

Santa Maria in Bressanoro

Torno sulla provinciale e proseguo verso Castelleone, che si attraversa in direzione di Gombito, attraversando la Paullese (che qui si chiama Castelleonese) all’altezza della rotonda del Famila. Seguendo una strada poco frequentata, per poi deviare su sterrato per il Bosco didattico e Cascina Stella, mi riporto sul tracciato del percorso originario.

Passo da San Giacomo e San Bassano. Qui, temendo di essere troppo in ritardo (e cominciando a farsi sentire la stanchezza, associata a mal di piedi (le scarpe sono un po’ strettine) e di lato B, preferisco seguire le indicazioni per la ciclabile delle città murate in direzione Soresina, ovvero uscendo dal paese seguendo i cartelli per il depuratore (e non costeggiando il Serio Morto in direzione di Regona). Arrivata in via Molini imbocco la SP84 in direzione Sud (verso Regona e Pizzighettone). Percorro poco più di un chilometro e svolto a sinistra verso Zanengo (il cartello non è molto visibile). Attraverso il centro abitato in direzione Grumello, uscita dalla frazione svolto a destra per seguire la vecchia strada, superato il Molino nuovo imbocco una sterrata sulla destra, inconfondibile perché avanti qualche centinaio di metri c’è un albero isolato sulla sinistra della strada e perché in lontananza si scorge il castello. Lo si raggiunge e costeggia seguendo via Roma, poi si imbocca via Fermi svoltando a destra. Si sale passando accanto alla parrocchiale, giunta in piazza svolto a destra e, lungo via Martiti, posso raggiungere il punto di partenza. io però mi fermo qui, perché mia madre mi aspetta…con la sacca della palestra per il figlio.

I doveri familiari incombono.

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Cicloturistica Cremonese 2018

Per i ciclisti “eroici” …
Per gli estimatori del movimento “gravel” …
Per i cultori delle ruote grasse in MTB …
o più semplicemente per tutti gli amanti della bicicletta …

LA CICLOTURISTICA CREMONESE è …

Pedalare solcando asfalti e sentieri sterrati. Immersi nella tranquilla pianura padana cremonese fra borghi caratteristici, piazze porticate, campanili ed antiche osterie.
In un week-end di festapassione e bici.

A partire dal Sabato pomeriggio,

Il ritrovo … La festa …

L’iscrizione … La Partenza …

Troverete tutto presso il CAMPEGGIO!

La Domenica, partenza collettiva alle ore 8.00 presso il Camping Parco al Po

Chiusura manifestazione ore 18.30

Chiunque arriverà a partenza già avvenuta potrà partire senza alcun problema ritirando prima il modulo per i timbri presso la partenza.

Non è una gara, è un modo lento per godere ed assaporare le bellezze del nostro territorio condividendo a pieno la nostra passione

CREMONA e ciò che la circonda VI ASPETTA!

Per informazioni

Sito internet

Pagina facebook

Evento – pagina dedicata

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Anima Montis 2018

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A mente sgombra (forse…)

Inforcare una bici, andare a correre… mica lo si fa “solo” per buttar giù qualche etto (e già sarebbe un successo). E’ anche un modo per “buttar giù” i pensieri, nel senso di liberarsene, sgomberare la mente. Poi, ovvio che a correre, se non si è abbastanza allenati, dopo un po’ subentra il pensiero “no, cazzo, non ce la faccio”. Ma questo è un altro discorso.

Con la bici, invece, è più facile, perché, se non si vuole battere il record personale, ci si può rilassare di più, e le tensioni se ne vanno. Per me questo funziona soprattutto se mi muovo seguendo il flusso d’acqua di un fiume, o di un canale.

Ma una testa non riesce a stare a lungo vuota, l’eliminazione delle tensioni riattiva le connessioni, e le suggestioni del paesaggio, le piccole cose che si notano guardandosi intorno si mescolano ad altri pensieri che riaffiorano, e ti ritrovi, nuovamente, a ripensare ai tuoi casini, ma analizzandoli con spirito diverso, cambiando punto di osservazione, a fare qualche piccolo bilancio.

E allora, mentre ti fai una piccola uscita nella campagna cremonese, tagliando inizialmente per campi per poi riportarti su asfalto a fare un giro tranquillo, di quelli che sai quanto ci metti e quanto margine puoi prenderti per fermarti a scattare qualche foto, prende avvio il processo di rimozione, miscelazione e rielaborazione. E lo sguardo sulla natura che sta completando il risveglio primaverile, questo processo lo aiuta. E così, passando accanto alla cascina disabitata lungo lo sterrato verso la Roggia Marchesa, scopri l’immancabile gatto nero, ma anche qualche cucciolotto nato da poco. E le rogge che non sono ancora state riempite d’acqua, mentre l’acqua caduta nei giorni precedenti qualche segno sulla vicinale lo ha lasciato, e tu un po’ smadonni, perché non hai voglia di infangarti troppo.

Cascina Vallate Ponte

E via, lungo lo sterrato, fino a Regona, e da qui verso Formigara, dove la Cascina Vallate Ponte, col suo inconfondibile rosa-rosso, un tempo tipico delle abitazioni della mia zona, sta a presidiare il ponticello sul Serio Morto. Ed ecco che l’acqua, elemento essenziale di questo paesaggio, trasporta pensieri, riflessioni… Potesse rimuovere completamente anche le frustrazioni sarebbe una gran bella cosa… e invece non è proprio così. E dal muro rosa carico ai muri di gomma contro i quali ti sei imbattuto durante la settimana il passo è breve…

Il Serio Morto

E arrivi a Ferie, lungo la scarpata del Lago Gerundo… territorio modellato da un corso d’acqua un tempo ampio e ora rientrato nell’alveo dell’Adda. Cascine più o meno grandi, villette… un sacco di case vuote, l’osteria del paese, l’oratorio (ma ci sono i bambini qui? in quanti usano i giochini di lato al parchetto?), l’immancabile asinello nel recinto lungo la strada per Formigara… I discorsi fatti in ufficio, a casa… che si mescolano nella testa senza un ordine logico mentre affronti la salitella, e insieme ai pensieri, le canzoni. Già, perché non puoi mai sapere che canzone ti verrà in mente, per qualche stranissimo scherzo della mente. Per associazione di idee (in ufficio era stato nominato Vasco Rossi, un paio di giorni prima) ti viene in  mente la Mannoia e la sua bellissima interpretazione di Sally. Una canzone che associ ad un periodo poco divertente della vita. Un periodo di decisioni drastiche.

Sally cammina per la strada senza nemmeno / guardare per terra

Sally è una donna che non ha più voglia / di fare la guerra

No, ma io per terra devo guardare, mica che poi prendo una buca. E non avrei certo voglia di fare la guerra, ma mi ci trovo dentro, cazzo, nella mia piccola guerra personale…

La musica esce dalla testa, svolti per imboccare la strada “di argine” verso Pizzighettone (in pratica, è il primo tratto della “ciclabile delle città murate” fatto al contrario). E sono le piccole cose che ti colpiscono…

Ma da quanto tempo non vedevo un orto con le bustine di sementi infilate su un bastoncino? Si lo so, è una cavolata… ma fa molto orto della nonna. Il mio vicino, che ha un orto immenso, non le mette. La mappa dell’orto ce l’ha stampata in testa.

E man mano che incontri viottoli laterali, ti dici che una qualche volta devi venire in perlustrazione per cercare percorsi alternativi. Anche da Ferie ce ne sono di vicinali che scendono giù verso la valle dell’Adda… totalmente sconosciute.

Uno scheletro…in golena

Però una deviazione la fai, in corrispondenza di un vecchio impianto a servizio di una cava. Deviazione si fa per dire, perché dopo nemmeno 100 metri ti trovi in riva all’Adda, che dalla strada nemmeno si vede. Quello che vedi invece sono le solite taniche di plastica blu abbandonate fra i rovi. Che schifo… ma avere cura per il proprio territorio è così da radical chic? Gli agricoltori proprio se ne sbattono, eh…

Attrezzatura di cava in disuso

L’Adda fra Formigara e Pizzighettone

Riprendi la ciclabile in direzione sud. In un campo preparato a puntino spuntano le prime piante, ma alcuni mucchietti di terra alterano la geometria perfetta del terreno perfettamente rullato e rigato dalle file di germogli. Una talpa? Talpa topografo, cazzarola, sono tutti allineati manco li avessero tracciati col laser. E qui ci scapperebbe una battuta da  ingegnere, ma non la capirebbe nessuno (addetti ai lavori a parte)…

Ecco, ci risiamo….

Sally ha già visto che cosa / ti può crollare addosso

Sally è già stata punita

Cappellina votiva

In un certo senso… sarà perché mi fido troppo delle persone, poi quando ci sbatto il naso fa molto male… Fa male vedere le persone diventare il peggio che prima detestavano… Fa male vedere la mediocrità fatta carriera (o presunta tale). E zitta non ci so stare, prima o poi mi spediranno a casa di Dio per punizione…

Sul curvone (no, la Coppa Cobram non c’entra), dove si stacca una sterrata che conduce ad un maneggio, sorge l’immancabile cappellina votiva. Ma chissà perché sono tutte dedicate alla Madonna? Le rose di lato all’ingresso, le sedie di plastica per sostare a prendere il fresco nelle giornate afose, questa ha sull’altare un dipinto che, almeno agli ignoranti in materia di religione, fa pensare alla Madonna di Lourdes che appare alla pastorella. Ma magari non c’entra un tubo…

Sally cammina per la strada sicura / senza pensare a niente

Di sicuro c’è solo la morte, ma sinceramente questa certezza spero di provarla il più tardi possibile. A pensare a niente un bel tubo… 

Quando la vita era più facile…

Ma perché caspita la vita è così un casino, che se non lo è sembra che te la complichino apposta, giusto per farti un dispetto? Perché si riempiono tutti la bocca di parole fighe, poi alla resa dei conti sono ottusi? Perché impongono agli altri delle scelte totalmente prive di senso solo perché devono far vedere che comandano loro, perché ti considerano una pedina nello scacchiere dei loro premi aziendali, e chissenefotte se ne va della tua vita familiare, e pure (diciamolo) dell’efficienza aziendale?

Mobbasta, però, eh…

Le mura di Pizzighettone

Prosegui seguendo i cartelli della Ciclabile delle Città murate, arrivi a Pizzighettone. Il sole che illumina radente la parete della torre d’angolo crea un contrasto di colori ed ombre. E per la prima volta ti fermi a guardare, da questa angolazione, le mura, ancora ben conservate (grazie anche all’appassionato lavoro di un gruppo di volontari), e noti le torrette di avvistamento presenti sul lato nord. Ma non solo… ai piedi delle mura, il percorso un po’ tortuoso di ciò che rimane di una lanca del Serio Morto, in questo periodo asciutta. Alcuni pannelli illustrano la vegetazione presente e inquadrano la zona all’interno della antica valle fluviale.

Lato Nord della cinta muraria di Pizzighettone: le torrette di avvistamento. A i piedi, la Lanca del Becco

Chiesa di San Bassiano

Attraversi il centro abitato: il Palazzo Comunale esattamente di fronte alla Chiesa di San Bassiano, la cerchia delle mura, la Polveriera, Porta Soccorso.

Poco fuori le mura, oltre il ponte della ferrovia, l’Alveo dell’Adda è stato in passato rimodellato. In corrispondenza delle “rapide” alcuni anni fa è stata costruita una centrale elettrica in riva destra. Da poco è stata inaugurata quella in sinistra, durante la realizzazione dell’opera sono stati trovati i resti di un antico mulino.

Oltre l’incrocio con la provinciale scendi lungo l’argine verso Crotta.

Bello lasciar correre le ruote… una volta tanto posso avvicinarmi ai 30km/h 😀 😀 😀

Le centrali di Pizzighettone

Prosegui, incontrando alcuni ciclisti e qualche “camminatore”, uno sguardo a sinistra su cascinali e campi e uno a destra sul fiume, le opere idrauliche, le ripide scarpate sabbiose. Costeggi la torbiera e poi su, verso Crotta. Svolti a destra e, da via Cavallatico, sovrasti l’ansa del fiume. E ancora il flusso dell’acqua accompagna quello dei pensieri.

Ma forse Sally è proprio questo il senso, il senso / del tuo vagare
forse davvero ci si deve sentire / alla fine un po’ male
Forse alla fine di questa triste storia / qualcuno troverà il coraggio
per affrontare i sensi di colpa / e cancellarli da questo viaggio
per vivere davvero ogni momento / con ogni suo turbamento
e come se fosse l’ultimo

Sensi di colpa, errori, “omissioni”… o meglio, cose su cui si è lasciato troppo correre. Per poi pentirsene. E no, non li cancelli. Però puoi trarre insegnamento, forse. Provare a cercare soluzioni. Poco diplomaticamente, dire le cose in faccia. che almeno è liberatorio. O forse, semplicemente (si fa per dire), tirare delle belle somme, e poi decidere del futuro. Ma forse quello che mi fa star veramente male è veder trattare di merda chi la possibilità di dire le cose in faccia non ce l’ha.

Ti riporti sulla strada per Acquanegra passando davanti a Villa Stanga. Sulla cascina accanto, una mano ardita ha coperto con vernice bianca una frase di stampo fascista, che, bastarda, riaffiora in trasparenza.

Sembra quasi una metafora dell’attualità… e ciò non mi piace per nulla.

Villa Stanga

Di nuovo in sella, imbrocchi la provinciale che arriva dal ponte sul fiume.

ed un pensiero le passa per la testa / forse la vita non è stata tutta persa
forse qualcosa s’è salvato / forse davvero non è stato poi tutto sbagliato

Bah, speriamo. Un pizzico di ottimismo, ogni tanto, ci vuole. Almeno al prossimo giro mi verrà in mente una canzone più allegra. 

Rientri a casa, che la famiglia aspetta.

*****

Bonus track

 

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Bei giri

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(In)civili

Un viottolo inesplorato lungo un giro super collaudato.

Diamo un’occhiata

E giù dall’argine di Adda, verso il fiume. Si, so più o meno dove si sbuca… Ma non ci sono mai andata, quindi…

E, soprattutto, lo faccio ora che la strada è in buone condizioni, prima che si sminchi causa irrigazioni massicce e letame gettato ad minchiam. Ma chissà se in fondo ci sono problemi, dato che qualche settimana fa il fiume era salito di livello…

Supero il primo filare di alberi, arrivato al secondo “parcheggio” la MTB. Scendo la massicciata a protezione dell’ansa del fiume. Ben nascosti fra robinie, ortiche e sabbia, i massi affiorano, qua e là.

Ecco, un po’ di acqua c’è ancora sopra al livello normale del fiume, e i gorghi creati dalla corrente fanno un po’ impressione, soprattutto perché fanno rumore, dove smuovono gi arbusti che spuntano dall’acqua bassa.

Crotta d’Adda

L’abitato di Crotta si affaccia dalla ripida scarpata, sulla quale si vedono i nastri bianchi che delimitano il percorso della gara di XC organizzata per il 1°maggio. Attraccata, si vede una barchetta che ricorda quella dei cartoni animati…quella guidata dalla nonnina canterina, con Tweety che cinguettava nella gabbietta e Silvestro che le tentava tutte per raggiungere l’ambita preda.

Sullo spiaggione in ombra, all’interno dell’ansa, alcuni pescatori intenti a manovrare le canne.

Adda, verso la foce nel Po

Tutto bello, vero?

No, per niente.

Abbasso lo sguardo.

Una bombola del gas, di quelle grosse. Dubito possa essere stata trascinata lì dalla corrente, soprattutto perché accanto c’è un sacco della spazzatura pieno di piatti di plastica, e un congruo numero di lattine di Bavaria vuote. Capisco che il materiale trascinato dalla corrente tenda ad accumularsi nei punti dove la riva è bassa, ma che “casualmente” i resti di un pic nic finiscano tutti nello stesso punto, sacco pieno aperti compreso, mi sembra poco verosimile.

Sorpresa #1

Sorpresa #2

E schifezze simili se ne trovano ovunque, sacchi pieni abbandonati nei fossi lungo la provinciale, bottiglie di plastica che si accumulano nei navigli in corrispondenza di grate e sifoni, residui di ogni tipo nei campi coltivati, per non parlare delle TV abbandonate nei fossi a 20m dall’ingresso della piazzola ecologica (si, visto pure quello).

Ma cosa vi costa riportarvi a casa quello che vi siete portati appresso? Meno di quello che vi è costato portarlo lì, visto che ora è vuoto. Servono obblighi, divieti, multe, vigli sguinzagliati in orari poco urbani armati di blocchetto contravvenzioni (cosa improponibile per i piccoli comuni)? Non dovrebbe bastare un po’ di testa?

A questo punto spero che si moltiplichino iniziative come quello del sindaco delle Isole Tremiti, che, dopo aver visto le analisi relativi alle microplastiche presenti nel mare dell’arcipelago, ha vietato l’impiego di stoviglie usa e getta. Ma dovremmo andare oltre, affrontare la realtà e abbandonare l’usa e getta, la plastica, i contenitori non biodegradabili i non riutilizzabili.

Ma senza usare la testa non si va da nessuna parte. Senza l’educazione e il rispetto dei beni comuni siamo condannati.

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Le ragazze del 43 e la bicicletta

uisp.it, 13/05/2015

Le ragazze del ’43 e la bicicletta” è il documentario realizzato da Uisp e Udi in occasione del 70° della Liberazione. Il video racconta il contributo decisivo delle donne alla Resistenza e in modo particolare quello dei Gruppi di difesa della donna e delle staffette partigiane. L’Uisp sceglie la bicicletta come simbolo della Liberazione per celebrare il ruolo fondamentale giocato dalle Staffette partigiane durante la Resistenza. La bici è, inoltre, un esempio di Liberazione da un modello di mobilità urbana insostenibile.

Le donne nella Resistenza erano in gran parte giovani e giovanissime e per il loro impegno hanno usato i mezzi semplici e poveri che avevano a disposizione, come la bicicletta. Questa, proibita come pericolosa dai nazisti, rimane il simbolo dell’impegno di una nuova generazione di uomini e di donne per la libertà del nostro paese e aiuta a comprendere il coraggio e la generosità di quella storia.

Il documentario, della durata di 30′, racconta, attraverso immagini e le testimonianze di Marisa Rodano, Lidia Menapace, Luciana Romoli e Tina Costa, quelle straordinarie pagine della Resistenza italiana, scritte anche con l’uso della bicicletta. Il video è stato ideato da Vittoria Tola e Raffaella Chiodo, che hanno curato e realizzato le interviste, mentre la regia e il montaggio sono firmati da Francesca Spanò.

Ecco alcuni stralci delle interviste alle quattro partigiane: “La bicicletta in quegli anni serviva per scappare, per questo i nazisti la vietarono a Roma durante l’occupazione, con un editto del 1943. La stessa cosa avvenne in altre città italiane, ha detto Marisa Rodano, classe 1921, parlamentare italiana ed europea che ebbe un ruolo attivo nella lotta partigiana a Roma.

“La maestra un giorno ci disse che saremmo dovuti andare tutti vestiti da figli della lupa e piccole italiane e a me l’idea piaceva molto. Mia madre quel giorno mi disse: ‘qui c’è poco da mangiare, vai a cercare la lupa e fatti dare da mangiare, perché anche per lei non ne abbiamo’. Credo di aver fatto la mia scelta quel momento, anche guidata da una famiglia di antifascisti”. Queste le parole di Tina Costa.

Luciana Romoli, ci ha raccontato il suo primo atto di ribellione, nel 1938: “Appartenevo ad una famiglia di antifascisti, mia madre addormentava le mie sorelle con canzoni sovversive. Nel 1938 quando facevo la terza elementare sono stata espulsa da tutte le scuole del regno perché ho difeso la mia compagna di banco ebrea”.

“Dopo l’8 settembre mio padre viene preso e portato in un campo di concentramento, noi siamo sfollati ma mia sorella e io in bicicletta tutte le mattine scendiamo a Torino per andare a scuola. Una volta mentre scendiamo due ragazzi in borghese ma col moschetto ci fermano e ci chiedono ‘Da che parte state?’ Io rispondo che sto contro quelli che hanno portato via mio padre, allora ci propongono di aiutarli a portare messaggi a Novara. Così sono diventata staffetta, usando la bici che era il mezzo di comunicazione più popolare”, così Lidia Menapace racconta il suo ingresso tra le staffette partigiane.

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