Articoli con tag: VenTo

VenTo diventa realtà

protocollo VenTo

da pagina facebook VenTo

Il 27 luglio per VENTO è il giorno di un grande traguardo: Governo e Regioni firmano un’intesa per dare concreto avvio alla progettazione e realizzazione della dorsale cicloturistica ideata e studiata dal Politecnico di Milano e sostenuta in tutti questi anni dal territorio del Po, quel territorio fantastico fatto di cittadini, aziende, comuni, istituzioni, associazioni, fondazioni e amministrazioni che hanno aderito al progetto rendendolo grande e possibile. Un nuovo modello di sviluppo avanza, la rivoluzione leggera a colpi di pedale e paesaggio diventa realtà. Dopo la legge di stabilità 2016, domani è il giorno che vedrà la nascita della Rete Nazionale delle Ciclovie Turistiche Italiane, come dirà il ministro Delrio, a cui VENTO e voi tutti hanno dato una convinta pedalata in avanti proponendo una ciclabile di ben 679 km. Sempre il 27 si avvieranno anche i protocolli per la ciclabile del Sole e per quella dell’acquedotto pugliese. Un’altra Italia è possibile.

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Si alza il VenTo

VenTo… e non solo

Importanti notizie dalle Regioni

Lombardia

E’ stato approvato il Protocollo di intesa tra Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero dei Beni Culturali e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Veneto, Regione Emilia-Romagna, Regione Lombardia, Regione Piemonte per la progettazione e la realizzazione della Ciclovia Turistica VenTo da Venezia a Torino!

Qui il comunicato

Veneto

La giunta regionale veneta, con due provvedimenti proposti dall’assessore alle infrastrutture Elisa De Berti di concerto con l’assessore al turismo, Federico Caner, ha approvato i protocolli di intesa da sottoscrivere con il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del Turismo e le Regioni territorialmente interessate, per l’avvio della progettazione e la successiva realizzazione delle ciclovie VEnTo e Sole.

Qui il comunicato

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Idee su 2 ruote – Somaglia

Il progetto VenTo può diventare realtà, grazie anche ad una maggiore sensibilità da parte di Governo e Parlamento, infatti con l’ultima finanziaria sono stati stanziati 91 milioni di euro per il triennio 2016-2018 da destinarsi alle infrastrutture per il cicloturismo e con il collegato ambientale sono stati stanziati altri fondi per la mobilità sostenibile.

Il lavoro di progettazione e ricerca prosegue: gli studenti del Laboratorio di Progettazione Urbanistica (IV anno scuola di Architettura Urbanistica), coordinati dal team del prof. Paolo Pileri, sono stati invitati a ideare progetti di raccordo fra la ciclovia VenTo e le località toccate dal tracciato. Diffondere questi progetti potrebbe portare anche le Amministrazioni Locali ad avere una maggiore attenzione al progetto della ciclabile del Po e alle ricadute potenziali sul territorio: l’adesione al progetto (che peraltro non costa nulla, comporta la volontà di renderne noti i contenuti, rendendo più agevole e proficua la sua realizzazione) è stata molto a macchia di leopardo, con aree che hanno accolto con favore il progetto e altre nelle quali non ci si è (ancora?) attivati per renderlo noto a popolazione e soggetti economici.

Si legge nella pagina di presentazione dei laboratori:

La nostra idea di sviluppo è andata sbiadendosi negli anni.
Soprattutto nei più recenti in cui si è fatta ancor più acuta la pretesa
di immaginare che al benessere sociale corrisponda la grigia urbanizzazione
delle più recenti cementificazioni fatte di capannoni e villette.
Quel modello è fallito e i nostri territori rischiano di fallire insieme a loro.
Oggi dobbiamo metterci alla ricerca di un nuovo progetto di territorio che, siamo convinti, rimetta in primo piano lo spazio aperto come sintesi tra paesaggio, territorio, ambiente e nuove pratiche sociali
. In questi decenni di retoriche sviluppiste (che ci lasciano oggi un tasso di disoccupazione peggiore di quello di 20 anni fa) abbiamo forse perso di vista la misura della bellezza di ciò che abbiamo dentro e attorno ai luoghi che abitiamo. Ci spostiamo sempre in auto, dentro una scatola. O ci spostiamo sempre più velocemente lasciando che tutto il resto ci sfugga accanto. I nostri territori trattengono tanta bellezza. Ma la bellezza va scoperta. Bisogna camminarci dentro e attraverso. Pedalarci e correrci. Fermarsi e respirarla.

Tutto ciò ha bisogno di spazi, percorsi, aree che diventano la punteggiatura attraverso cui ri-mettersi in contatto con gli spazi apertie scoprire che non ci sono solo gli interni e gli spazi pubblici, ma gli spazi aperti dove agricoltura, natura e patrimoni storici e urbani del passato attendono sguardi che li ricomprendano. Gli studenti del IV anno di Architettura si sono misurati con il tema di come rigenerare il movimento lento sul territorio utilizzando la bicicletta, non tanto per riaccendere l’emozione e il gusto di libertà che dà, ma come strategia per rigenerare un territorio ricco di spunti e opportunità. Oggi il progetto urbanistico è anche qualcosa che non si misura con i volumi ma con l’intenzione di studiare nuove forme per interpretare la relazione culturale tra uomo e spazio aperto, con la capacità di ri-evocare congiunzioni perse sotto il peso eccessivo di una cultura degli interni e del cemento, in cui lo spostamento è un esercizio troppo disgiunto da ciò che si attraversa al punto da esserne estraneo, mentre qui lo spostamento diviene la narrazione centrale in cui scoprire, godere, apprezzare, sentire, imparare, prendere coscienza del paesaggio. La destinazione invece diviene una semplice pausa del tra un’esperienza di movimento e la successiva.

Di seguito trovate il video girato da un gruppo di studenti a Somaglia (LO), con l’individuazione dei criteri che hanno portato all’ideazione del percorso ciclabile di connessione fra abitato e ciclovia. In questo caso, l’approccio scelto è stato quello dell’individuazione di punti di interesse, di visuali da evidenziare escludendo il contesto antropico vicino, da qui l’ideazione di “cubi visuali” da disporre nei luoghi prescelti per isolare le visuali di interesse.

QUI trovate le tavole di progetto.

NB. Somaglia è uno dei comuni del lodigiano che ha aderito al progetto.

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VenTo bici tour 2016 – Ricucire la bellezza

Settembre 2016 | Ricucire la bellezza

“La bellezza è una somma non riducibile alle sue parti”

http://www.progetto.vento.polimi.it/

La quarta edizione di VENTO Bici Tour si svolgerà nella seconda metà del mese di settembre, in parte in concomitanza con la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile (16-22 settembre). Un’occasione per farsi sentire a più voci diffondendo un messaggio comune: la bicicletta come cambiamento culturale, fonte di occupazione e di un’economia alternativa. La partenza è prevista da Venezia il 17 settembre, con arrivo a Torino domenica 25 in occasione del Salone del Gusto.

Il gruppo di lavoro del DAStU – Politecnico di Milano in occasione di VENTO Bici Tour lascia i propri laboratori di ricerca per andare sul territorio a raccontare a istituzioni, associazioni, cittadini e operatori locali le potenzialità del progetto e i suoi recenti sviluppi.

L’edizione 2016 del Tour presenta un’importante novità: l’inserimento del progetto VENTO nella legge di Stabilità LEGGE 28 dicembre 2015, n.208, (consulta il testo di legge all’art.1 Comma 640). Uno stanziamento previsto di 91 milioni in tre anni per potenziare le piste ciclabili urbane, ma anche per progettare e realizzare specificatamente quelle turistiche. Ed è questa una bruciante novità. Ma la novità delle novità è che è stato precisato che le risorse dovranno essere destinate soprattutto alle ciclovie turistiche Verona-Firenze (Ciclovia del Sole), Venezia-Torino (Ciclovia Vento), Grab (Roma) e dalle sorgenti del Caposele a Santa Maria di Leuca (Ciclovia dell’Acquedotto pugliese). Un cambio di prospettiva e di velocità. Attualmente è in corso la definizione dell’accordo tra Ministeri e Regioni, al termine del quale si potrà partire con la progettazione preliminare di VENTO e tutto ciò che ne concerne.

Amministrazioni, Enti, Associazioni interessate ad organizzare eventi e incontri tecnici legati a VenTo Bici Tour sono stati invitati ad inviare proposte entro il 13/05 (qui la call of proposal). Aspettiamo il calendario definitivo!

 

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Cicloaperitivo: ciclabili a confronto

Cicloaperitivo: ciclabili a confronto, la nuova Vento e il Danubio classico da Passau a Vienna

Una serata dedicata alla presentazione di due importanti ciclabili, la nuovissima “Ciclabile Vento” che da Venezia arriva a Torino e la classica “Ciclabile del Danubio” nel suo tratto più famoso che da Passau arriva a Vienna.

Due gli ospiti della serata:

Paolo Pileri autore, insieme a Alessandro Giacomel e Diana Giudici del libro Vento, la rivoluzione leggera a colpi di pedale e paesaggio.

Paolo è professore associato di progettazione e pianificazione urbanistica al Politecnico di Milano. Si occupa da sempre di temi ambientali, ma soprattutto di mobilità lenta, a piedi e in bicicletta, tutti i giorni e per ogni motivo: dagli spostamenti quotidiani a intere vacanze.

Alberto Fiorin autore della Ciclovia del Danubio, da Passau a Vienna. Alberto esperto viaggiatore e autore delle descrizioni delle ciclabili più famose d’Europa, edite dalla Ediciclo. Nato a Venezia nel 1960, Alberto coltiva la sua passione per la storia, la letteratura e lo sport sperimentando sempre nuovi itinerari assieme alla sua famiglia.

Entrambe le ciclabili si sviluppano seguendo il corso di due fiumi, il Po e il Danubio, un rapporto, quello tra la mobilità alternativa e ambiente circostante, che sempre di più si interseca offrendo non solo una ciclabile ma un vero e proprio itinerario ideale per escursioni giornaliere e vacanze in bicicletta. Gli autori ci racconteranno come sono nate queste due ciclabili, i vantaggi che hanno portato, e naturalmente ci sveleranno gli angoli più suggestivi da scoprire in sella alle due ruote.

Non mancherà un fresco aperitivo a fine presentazione per brindare tutti insieme!

Quando: 29/06/2016 h 18,30

Dove: Sede di Girolibero – via Conforto da Costozza, 7 – Vicenza

Entrata libera, consigliata la registrazione cliccando al seguente link: http://bit.ly/1Pr3KCh

Organizzazione: Girolibero e ZeppelinViaggi

Evento facebook: link

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VenTo al Salone del libro!!!

VenTo TO

Lunedì 16 maggio, per la conclusione del XXIX Salone internazionale del Libro A Torino, ci sarà anche lo staff di VenTo a dialogare sul tema PIEMONTE UNESCO IN TRENO STORICO E IN BICICLETTA, si parlerà di spostamenti, intermodalità, paesaggio, luoghi da tutelare e un futuro ciclabile da creare!

Lunedì 16 maggio ore 20, spazio Arena Piemonte, Salone del Libro, Lingotto Fiere, Torino.

Save the date!

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Le rive del Po

Vado (parzialmente) fuori dal tema ciclistico-montanaro, che fa da motivo conduttore per questo blog, per parlare di territorio.

Da “Altreconomia” propongo un articolo sul grande fiume nella tratta fra Cremona e Reggio Emilia: prospettive per la navigazione a scopo turistico e commerciale, il Progetto VenTo, il problema delle escavazioni abusive e le infiltrazioni criminali.

di Donato Ungaro – altreconomia.it, 25/02/2016

Dunque il Po comincia a Piacenza, e fa benissimo perché è l’unico fiume rispettabile che esista in Italia: e i fiumi che si rispettano si sviluppano in pianura, perché l’acqua è roba fatta per rimanere orizzontale, e soltanto quando è perfettamente orizzontale l’acqua conserva tutta la sua naturale dignità.

Così scriveva Giovannino Guareschi nella prefazione di “Don Camillo”. E per partire, per conoscere il Grande fiume, prendiamo per buona l’idea dello scrittore-giornalista parmense, che dal Po ha preso tanta ispirazione. Il cuore di questo gigante d’acqua è quell’angolo di Pianura Padana dove si incrociano sul pelo dell’acqua quattro province:Reggio Emilia, Mantova, Parma e Cremona.
Girovagando curiosi in queste lande ci si rende presto conto che il fiume è un confine solo sulle cartine, ma non per gli abitanti che vivono sulle sue rive. Le problematiche della vita di chi vive a stretto contatto col fiume -come la nebbia che spesso avvolge la Bassa, ovattandola e creando artistici panorami- creano di fatto una provincia italiana a sé stante, che segue il corso del Po, fino al Delta, accomunando paesi e abitanti, anche se appartengono a regioni diverse e parlano dialetti diversi.

Culture, tradizioni, costumi, economia: tutto lega in un ipotetico e irripetibile “luogo in-comune”, un territorio ricco di peculiarità introvabili in altre parti d’Italia. Il corso del fiume crea ambienti unici dal punto di vista naturalistico, mentre la ricchezza delle campagne bagnate dalle acque del Po determina il fiorire di conoscenze agro-alimentari che costituiscono un patrimonio gastronomico unico. E poi il fiume stesso, con il fluire della corrente, che aveva ispirato il regime del Ventennio in merito alla navigazione fluviale, con Benito Mussolini che voleva realizzare un canale navigabile da Cremona a Rogoredo, alle porte di Milano, dove ancora oggi una zona chiamata “Porto di Mare” ricorda l’intenzione di trasportare merci e passeggeri dal capoluogo meneghina all’Adriatico.

Lentamente, perché anche il turismo lungo il Grande fiume non può correre, ma deve adeguarsi al placido scorrere dell’acqua. Come dicono da queste parti, “tolà su dolsa” (prenderla su dolce), pedalando su argini maestri e antiche alzaie ombreggiate dai pioppi cipressini, che con le loro interminabili file di colonne verdi indicavano ai naviganti il canale navigabile del fiume; ora non ci sono più uomini e cavalli, o buoi, a trascinare i navigli che dovevano risalire controcorrente il fiume e le strutture dove una volta questi viaggiavano sono state trasformate in piste ciclabili che corrono in riva al Grande fiume. Un progetto del Politecnico di Milano prevede di costruire VenTo, una dorsale ciclistica lunga 679 chilometri da Venezia a Torino, con un costo di circa 80 milioni di euro, che equivale alla realizzazione di 2 chilometri d’autostrada, per poter andare in bicicletta da piazza San Marco alla Mole Antonelliana, interconnettendo parchi, aree naturalistiche e città d’arte straordinarie: Ravenna, Ferrara, Mantova, Parma, Cremona e le tante piccole meraviglie incastonate sulle rive del Po, come San Benedetto Po, Guastalla o Sabbioneta, per citarne alcune. Gemme non solo storiche e architettoniche: il Po ha ispirato artisti di varie discipline, come il già citato Giovannino Guareschi, oppure il luzzarese Cesare Zavattini (sceneggiatore di “Ladri di biciclette”) o il parmigiano Attilio Bertolucci, poeta e padre dei registi Bernardo e Giuseppe.
In ambito pittorico, parlare di golena e di Po significa evocare i quadri del gualtierese (d’adozione) Antonio Ligabue, a cui recentemente una mostra dal titolo “Arte & Follia” ha associato un altro pittore del Po, il borettese Pietro Ghizzardi.

E nella Boretto di Ghizzardi, denominata “Lo smeraldo del Po”, è attraccata la più grande motonave da crociera fluviale battente bandiera italiana, la Stradivari. Il suo armatore, Giuliano Landini -ex campione mondiale di motonautica-, ha intrapreso la sfida del coniugare navigazione fluviale, buona cucina e cultura del fiume. Sulla Stradivari trasformata in ristorante navigante è possibile organizzare banchetti e cerimonie, sono state girate puntate di programmi dedicati alla cucina e vengono organizzati convegni e spettacoli. Landini non dimentica, però, il motivo per cui la Stradivari è stata varata, nel 1976: la navigazione del Po, con il capitano che conduce abitualmente la motonave nella laguna di Venezia. “Nel 2015 sono salite a bordo più di 5mila persone, ma la potenzialità di una struttura del genere sarebbe aperta al triplo dei turisti –-spiega Landini-: per il 2016 ci stiamo già organizzando, per offrire la fruizione di realtà artistiche e paesaggistiche che non sono delocalizzabili. Le istituzioni devono capire che sono queste le realtà italiane da promuovere, concentrate in un centinaio di chilometri tra Cremona e Mantova: il Po non puoi portarlo da un’altra parte, come un’azienda qualsiasi che la porti in Cina”. In passato alcune società europee avevano intrapreso l’avventura delle crociere fluviali, come succede negli altri grandi fiumi europei. Si chiamavano Michelangelo, Venezia, Queen River le grandi navi che scorrazzavano sul fiume turisti americani, russi e cinesi; da Venezia a Cremona, facendo sosta a tutti gli attracchi che meritavano una visita. Spesso erano soste gastronomiche, per assaporare il Parmigiano Reggiano o il Culatello di Zibello, che proprio grazie alle nebbie del Po stagiona in un modo inconfondibile.

La navigazione è la vera croce e la delizia del Po. Agli inizi del Novecento si doveva decidere come governare la corrente del fiume, per permetterne la navigazione commerciale. Le possibilità erano due: la bacinizzazione oppure la creazione dei “pennelli”, scogliere artificiali che facendo rimbalzare la corrente da una riva all’altra la incanalano permettendole di ricavarsi con la forza del suo scorrere un canale nel letto sabbioso del fiume. Si optò per la seconda possibilità, mentre quasi tutti i grandi fiumi europei sceglievano invece di costruire dighe e bacini con le quali rendere navigabili i corsi d’acqua. Il Po paga oggi lo scotto di una scelta non proprio esatta. “La navigazione fluviale del bacino del Po è marginale -spiega l’ingegner Ivano Galvani, responsabile del settore navigazione interna dell’Agenzia interregionale del Po- con circa 400mila tonnellate annue di materiale trasportato, a fronte di un milione di tonnellate degli anni Novanta e 3 milioni degli anni Settanta e Ottanta. La Regione Emilia-Romagna ha fatto un bando per la gestione delle strutture e per la concessione di benefici finalizzati a promuovere il trasporto fluviale, ma è andato deserto. Non c’è più un contatto tra il fiume e gli apparati logistici che effettuano la movimentazione delle merci, e il fiume è abbandonato. Rimane qualche traffico sui canali artificiali, tra Mantova e Rovigo, ma è davvero cosa di poco conto”. La navigazione si è attestata a Cremona, dove nel progetto del canale navigabile Cremona-Milano doveva sorgere un’importante struttura portuale nel cuore della produttiva Pianura Padana. Nel 2000, però, il “Consorzio del Canale Navigabile Milano-Cremona-Po” è stato dichiarato un ente inutile, e quindi sciolto. Oggi la navigazione del Po è garantita -ma non per 365 giorni all’anno a causa dei “bassi fondali”- solo da Cremona al mare. Eppure, il Sistema idroviario padano-veneto costituisce con il Po e  alcuni canali navigabili -tra gli altri l’Idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco, o la Ferrara-Ravenna- una rete di possibile  trasporto fluviale che collega le sponde emiliane, Cremona, Mantova, il basso Veneto al mare Adriatico e alla laguna di Venezia. Se si aggiunge il tratto alto del Po, con la sua navigazione locale, si arriva a una struttura lunga 987 chilometri.

Ma cosa si potrebbe trasportare? Prodotti siderurgici, piastrelle, inerti, granaglie, fertilizzanti, container, prodotti chimici e GPL. La potenzialità dell’intero sistema è di 16 milioni di tonnellate. Trasportare merci sul fiume permette un enorme risparmio di carburante: una chiatta trasporta 1.350 tonnellate di merce per volta, l’equivalente di una cinquantina di TIR. E, a parità di distanza percorsa, consuma meno carburante. Il trasporto fluviale però non decolla: a Pieve Saliceto, sulla sponda reggiana, è stato inaugurato nel 2006 un porto commerciale che, secondo i progetti, doveva permettere il transito di 700mila tonnellate di merce. Le aziende della zona -che vede la produzione di componenti per l’oleodinamica, oltre che delle ceramiche nelle vicine Rubiera e Sassuolo- avrebbero potuto affidare i propri trasporti alle acque del Po, ma da dieci anni a questa parte nessuna nave ha attraccato al porto di Pieve Saliceto, nonostante l’anno scorso la Regione abbia promesso incentivi per 800mila euro in tre anni a chi decideva di dedicarsi al trasporto fluviale. Il costo per la realizzazione del “Terminale dell’Emilia Centrale” sul Po si era attestato intorno ai 17 milioni di euro: soldi pubblici semplicemente buttati, oltre alla cementificazione (inutile?) di alcune centinaia di metri di riva.
In compenso, per un certo periodo molte navi hanno navigato lungo il medio corso del Po: erano le draghe che nottetempo effettuavano escavazioni abusive nell’alveo del fiume, danneggiandone gravemente l’equilibro ambientale.

Dagli anni Ottanta, la città di Reggio Emilia ha visto un’esplosione immobiliare senza precedenti. Un decennio dopo, gli abitanti del capoluogo passavano da 130mila a 170mila. Ma non si sono costruiti solo appartamenti. Anche strade, la ferrovia TAV Milano-Bologna, la stazione Mediopadana dell’Alta velocità. E per costruire serve cemento ma anche sabbia, e dove la si prende la sabbia se non in riva al Po. Le cave sono aree concesse dalle pubbliche amministrazioni a società che si occupano della loro coltivazione, per estrarre un quantitativo predefinito di sabbia. Ma la sabbia estratta in cava deve essere lavorata e resa idonea all’utilizzo in edilizia, e la lavorazione ha un costo, a cui si deve aggiungere il pagamento delle tasse di concessione. Scavare direttamente nell’alveo del fiume, invece, ha pochissimi costi, e il prodotto è già stato “lavorato” dalla corrente. Così si realizzano guadagni esorbitanti, drogando il mercato; ma quando a costruire appartamenti, strade e capannoni sono imprese che la recente inchiesta “Aemilia” ha bollato come contigue alla ‘ndrangheta, ecco che si crea un problema di legalità. E anche le imprese “Made in Reggio Emilia” arrivano a essere accusate di avere collegamenti con la criminalità organizzata, ricevendo interdittive anti-mafia che bloccano la possibilità di partecipare alla ricostruzione del dopo terremoto del 2012, e in ogni caso impediscono a soggetti imprenditoriali ritenuti in contatto con la criminalità organizzata di partecipare a gare d’appalto per l’assegnazione di lavori pubblici.

Per quanto riguarda le escavazioni illegali, si parla di migliaia di tonnellate, con il letto del fiume Po che è sprofondato di 4 metri mettendo allo scoperto le fondamenta di manufatti come ponti e banchine. Un danno di cui si sono rese complici amministrazioni che hanno reso possibile la pratica delle escavazioni abusive, concedendo cave che poi venivano utilizzate per giustificare il trasporto della sabbia sulle draghe, senza che nessuna forza di polizia fosse in grado di capire se si trattava di inerti abusivi o estratti regolarmente. È un Grande fiume ammalato, quello osservato dalle rive reggiane e mantovane, parmensi e cremonesi; un corso d’acqua che sembrerebbe destinato al collasso. Ma Guareschi, dal campo di prigionia in cui era stato internato durante la Seconda guerra mondiale, scriveva: “Non muoio neanche se m’ammazzano”. Anche per il Po è così. Nonostante le violenze che l’uomo sta infliggendo al fiume.

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Un anno da ricordare per la bici

Questa fine anno sta portando buone notizie per chi ama la bici e per chi crede che sua giunto il tempo per puntare, anche in Italia, su mobilità sostenibile e cicloturismo.

Prima di tutto, nella Finanziaria è stato inserito lo stanziamento, per il triennio 2016-2018, di 91 milioni di Euro per il triennio 2016-2018 per il finanziamento di progettazione e realizzazione di un sistema nazionale di ciclovie turistiche, progettazione e realizzazione di ciclostazioni e interventi per la sicurezza della ciclabilità cittadina, con priorità per la Ciclovia del Sole (Verona-Firenze), progetto VenTo (Venezia-Torino), Grab (Roma) e Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese (da Caposele a Santa Maria di Leuca).

In secondo luogo, è stato approvato il “collegato ambientale“: i comuni con più di 100mila abitanti, anche in associazione, potranno presentare progetti per limitare traffico e inquinamento, che il governo finanzierà con 35 milioni di euro complessivi. I fondi saranno destinati a incentivare “iniziative di mobilità sostenibile, incluse iniziative di piedibus, di car-pooling, di car-sharing, di bike-pooling e di bike-sharing, la realizzazione di percorsi protetti per gli spostamenti, anche collettivi e guidati, tra casa e scuola, a piedi o in bicicletta, di laboratori e uscite didattiche con mezzi sostenibili, di programmi di educazione e sicurezza stradale, di riduzione del traffico, dell’inquinamento e della sosta degli autoveicoli in prossimità degli istituti scolastici”.

Si stanziano 5 milioni l’anno alla Regione-Emilia Romagna per il completamento del corridoio europeo EUROVELO 7, la riqualificazione ad uso ciclopedonale del vecchio tracciato ferroviario dismesso Verona-Bologna.

Grazie a modifiche normative chi usa la bici per andare al lavoro godrà dell’estensione dell’assicurazione Inail in caso di incidente.

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Un anno da ricordare. Video-auguri di Natale della Presidente FIAB.

fiab-onlus.it, 22/12/2013

Il 2015 sarà un anno da ricordare.

Finalmente per la FIAB si raccolgono i primi frutti di un lungo lavoro, con concreti provvedimenti pro mobilità ciclistica.

In video gli auguri di buon natale e felice anno nuovo da parte della Presidente FIAB Giulietta Pagliaccio.

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The River Journal

Mercoledì prossimo, 16 dicembre, finalmente presentiamo il nostro viaggio lungo il grande fiume Po a Milano presso lo Spazio Maimeri in zona Navigli/Porta Genova. Per gli amici milanesi e per chi è di passaggio, saremo ben felici di avervi con noi per passare una bella serata e bere un bicchiere insieme. Fate girare l’invito, la serata è aperta a tutti!

N. Fontana

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In marcia (e in sella) per il clima

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