Articoli con tag: Ferrara

Rando Imperator

La Rando Imperator è la randonnée che segue il tracciato dell’antica via Claudia Augusta: costruita durante l’Impero Romano, oggi è un percorso cicloturistico che toglie il fiato, attraversando le Alpi tra Baviera, Austria e Italia.

Witoor propone dal 2013 la propria versione delle randonnée: un uso della bici più personale, meno agonistico, in cui ogni partecipante si costruisce la propria storia con passione, fatica, entusiasmo.

Scegli la tua Rando Imperator: 600km tra Monaco e Ferrara, 300km tra Monaco e Bolzano, 300km tra Bolzano e Ferrara.

Passa alla storia con questa serie di randonnée lungo l’antica Via Claudia Augusta, un tempo strada di comunicazione dell’Impero romano, oggi uno dei percorsi cicloturistici più lunghi e belli d’Europa.

Il 6 e 7 maggio 2017 sono in programma tre randonnée del calendario AUDAX ARI300 km da Monaco di Baviera a Bolzano, 300 km da Bolzano a Ferrara o l’impresa di 600 km da Monaco di Baviera a Ferrara.

Da Monaco di Baviera a Ferrara in bicicletta, in soli due giorni: un’idea che ha ispirato ciclisti da tutta Italia e anche dall’estero. Nel 2016 oltre 150 iscritti sfidarono la pioggia e il freddo lungo le salite alpine, quest’anno in quanti sarete? Anche per la terza edizione Witoor è pronta ad offrirvi un evento indimenticabile, che all’amore per la bicicletta e il cicloturismo unisce un’esperienza turistica: dalla Germania all’Italia passando per l’Austria, paesaggi e panorami diversi, dalla montagna alla pianura. I partecipanti potranno così sentirsi parte della Storia, pedalando lungo i boschi della Baviera, le salite sterrate austriache, costeggiando corsi d’acqua e respirando il profumo della natura. È la prima randonnée davvero europea: in bici attraverso quattro stati, dalla Germania
all’Italia, perché su due ruote, non ci sono confini.

La Randonneé (letteralmente “passeggiata di lunga percorrenza”) è nata in Italia nel 1897, ma si è radicata in Francia nel secolo scorso, sviluppando un sistema di brevetti che ne regolamentano lo svolgimento. Dal 1993 è tornata in Italia e oggi il calendario nazionale, gestito da Audax Italia, prevede una ricca serie di appuntamenti. Le randonneé non sono gare competitive, ma aggregazioni spontanee fra i ciclisti che si dimenticano del cronometro e affrontano lunghi percorsi animati soltanto da un genuino spirito sportivo.

Per info, iscrizioni, etc… visita il sito ufficiale o vai sulla pagina facebook di Witoor!

Ecco il video dell’edizione 2016…

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Ferrara, città delle biciclette… e le altre perché no?

di Manuel Massimo – bikeitalia.it, 21/11/2016

Avere un contesto urbano che favorisce l’uso della bicicletta può essere decisivo per far sviluppare la ciclabilità sul proprio territorio: Ferrara l’ha dimostrato negli anni, con azioni volte a creare migliori condizioni per pedalare e un’attenzione per le due ruote che affonda le sue radici molto lontano, se si pensa che la prima ciclabile ferrarese risale al 1908 e che la diffusione della bici è sempre stata alta in quel di Ferrara.

Circa un terzo dei ferraresi utilizza quotidianamente la bici
: un mezzo di trasporto ideale per spostamenti entro i 10 km, soprattutto dove le strade pianeggianti rendono il tutto ancora più agevole. Ma le ciclabili da sole non fanno i ciclisti, a incidere sul numero di persone in sella è anche la percezione che si ha della bici da parte dell’amministrazione e degli stessi cittadini: il legame tra bici e Ferrara è forte e si è rinsaldato nel tempo.

La prima iniziativa, di carattere cicloturistico, risale al 1995: l’introduzione della Bicicard, una tessera che permetteva ai turisti di lasciare la propria auto in un parcheggio apposito e di prendere a noleggio una bicicletta gratuitamente, di entrare nei musei civici senza pagare il biglietto, di usufruire di sconti per mostre e pernottamenti in hotel nonché agevolazioni in ristoranti e negozi convenzionati.

Sempre nel 1995, Ferrara entra a far parte del circuito europeo Cities for Cyclists (città per i ciclisti). Il network ha come obiettivo di promuovere la bicicletta come parte integrante del traffico urbano. Il provvedimento più importante, quello che ha permesso di dare impulso al “sistema-bicicletta” ferrarese, è stato senza dubbio l’istituzione dell’Ufficio Biciclette nel 1996, rimasto per anni l’unico in Italia.

Qualche tempo fa avevamo intervistato Gianni Stefanati, il Bicycle Manager della città di Ferrara, e i concetti espressi riguardo ai risultati raggiunti come amministrazione e al continuo lavoro da fare per mantenere alto il livello di ciclabilità oggi restano validi. La rete ciclabile in sede propria, con percorsi radiali e interconnessi, si sviluppa all’esterno della cinta muraria al cui interno è racchiusa la città storica: qui Ferrara dispone di un’ampia area a ciclabilità diffusa quasi del tutto priva di piste ciclabili.

Questa condizione, comune a molte realtà italiane, invita a riflettere: che cosa manca a decine di città simili – con popolazione compresa tra 100 e 150mila abitanti – per diventare più bike friendly? Perché per spostamenti quotidiani inferiori ai 10 km in moltissime realtà urbane il mezzo più utilizzato è l’automobile in modalità 1:1 (dove cioè chi guida è l’unico occupante del veicolo, ndr)? Quali azioni bisogna intraprendere per dare un’impronta ciclabile alle altre città d’Italia?

Ciascuna realtà geografica ha caratteristiche proprie
, ma il dato che le accomuna tutte è la presenza delle auto e la loro considerazione sulle strade: incentivare la circolazione delle auto, alla lunga, impoverisce il territorio e crea un effetto-domino dove le conseguenze negative – come l’inquinamento e l’incidentalità stradale – impattano sulla società peggiorando la qualità della vita. “Pensare ciclabile” significa sottrarre spazio alla mobilità insostenibile a motore con azioni mirate per chi sceglie di spostarsi pedalando.

Ferrara può rappresentare un modello per indurre altre realtà comunali a diventare sempre più a misura di bicicletta: non a caso la rete Cittainbici.it – che collega gli Enti locali che in Italia che hanno attivato un Ufficio Biciclette, a oggi 29 – è coordinata dalla città di Ferrara e gestita tramite l’Agenzia della Mobilità (AMI Ferrara).

Negli ultimi 20 anni le azioni-a-pedali di Ferrara sono state molteplici: la Carta della Bicicletta nel 1997, l’approvazione del Biciplan nel 1998, l’avvio del sistema “C’entro in bici” nel 2004 per l’utilizzo gratuito di biciclette pubbliche da parte dei pendolari; campagne mirate per la sicurezza dei ciclisti e per il contrasto ai furti di bici; nel 2013 collocazione di ContaBicy sulle ciclabili di accesso alla città storica per monitorare passaggi/frequenza dei ciclisti. E tante altre presenti sul sito dedicato ferrarainbici.it.

Se è vero che Ferrara sta lavorando con attenzione da 20 anni su questo tema e può contare su una popolazione incline a pedalare e un territorio pianeggiante, è vero anche che “volere è potere” e che le altre amministrazioni locali sono chiamate a fare la loro parte per considerare la bicicletta come un mezzo di trasporto da valorizzare in ogni ambito: una scelta che ripaga in ogni senso. Provare (e pedalare) per credere.

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Le migliori città italiane da scoprire in bicicletta

di Chiara Marras – ecobnb.it, 19/08/2016

Il vento che ti attraversa i capelli, l’ebrezza di una discesa veloce, i profumi della natura e della città, la libertà: niente è irraggiungibile, tutto è più vicino e tutto è più bello in bicicletta.

Ci sono alcune città d’Italia che sembrano essere nate per essere visitate e vissute in bici, dove le macchine piano piano spariscono e tutti scelgono di pedalare, grazie anche a un’amministrazione attenta all’ambiente che investe in piste ciclabili. Ma quali sono? Quali sono le città da visitare in  una vacanza in bici? Scopriamolo insieme!

1. Lucca, città a misura di bicicletta

Lucca in bicicletta

Foto di Ștefan Jurcă via Flickr

Proprio qui, dove fu invitato il motore a scoppio, macchine non se ne vedono. Il centro storico di Lucca infatti è un enorme isola priva di auto dove sfrecciano davvero tante biciclette! Potrai percorrere per intero le meravigliose mura per poi addentrarti nelcentro storico per visitare il Palazzo Ducale, la Torre dell’orologio e tutte le meraviglie che questa incredibile città medievale offre.

Cosa vedere a Lucca? Scoprilo con la nostra guida green!

2. Verona da scoprire su due ruote

Verona, una città amica delle bici

Foto di Stanislav Georgie via Flickr

Lungo l’Adige, attraverso i ponti e poi il giro dell‘arena: girare in bici a Verona ti permette di vedere in poco tempo le meraviglie del centro e sentirti parte della città. Sono tanti gli itinerari che si possono percorrere in tutta tranquillità, visto che il centro è zona a traffico limitato, per un mix di arte, cultura e tradizioni.

Da non perdere: Un itinerario di tre ore in bicicletta da Verona a Vicenza oppure un’avventura su due ruote dalla città degli innamorati al lago di Garda

Informazioni utili: Verona bike, la nostra guida green

3. Firenze in bici è più bella!

Firenze

Foto di Antonio Cinotti via Flickr

Passare dalle opere senza tempo del centro di Firenze ai parchi in pochi minuti: con la bici è possibile! Anche il centro di Firenze, dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, è chiuso al traffico e le sue dimensioni lo rendono perfetto per un giro sulle due ruote. Il sole, la bici e le meraviglie di questa incredibile città rinascimentale: cosa c’è di meglio?

Per il tuo viaggio a Firenze c’è la nostra guida green!

4. Torino e i suoi 175 km di piste ciclabili

Scopri Torino in bici

Foto di Maurizio Montanaro™ –  via Flickr

Dai capolavori architettonici ai parchi metropolitani, Torino offre ai suoi cittadini e turisti ben 175 km di piste ciclabili. Non bisogna essere grandi atleti, tutto è in pianura, e dalla bici, la città è avvolta da un’atmosfera diversa, lontano dal traffico e dai suoi rumori. Percorrendo i viali alberati, raggiungerai il suggestivo centro storico con le sue stupende piazze e facciate per poi spostarsi lungo il Po, nel bellissimo Parco del Valentino o lungo le sponde della Dora Riparia.

Info utili: Noleggio bici in cittàScopri la nostra guida green per scoprire le meraviglie di Torino!

5. Ferrara, la città con più biciclette in Italia

Scopri Ferrara in bici

Foto di Brzyska Małgorzata via Flickr

Tra tutte, è Ferrara la città che può vantare il maggior numero di bici per abitante. Non c’è mezzo migliore per scoprire le sue caratteristiche e tortuose stradine, per percorrere i nove chilometri di mura che abbracciano il centro storico e per scoprire le grandi opere del Rinascimento. Gli storici la indicano come la prima città moderna d’Europa: è il connubio perfetto tra la storia che ogni strada e angolo raccontano e l’innovazione.

Info: Ferrara in bici

Scopri la città e i suoi verdi dintorni con la nostra guida.

6. Bologna: nel centro le auto lasciano posto alle biciclette

Bologna in bici

Foto di Matteo via Flickr

Bologna è sicuramente una città amica della bici, l’amministrazione favorisce l’uso quotidiano di questo mezzo ecologico. In un centro dove le macchine non posso passare, la bici sembra la soluzione perfetta. Passare tra le due famose Torri, innamorarsi della Piazza Maggiore, scoprire i numerosi monumenti, ma anche i locali e scorci segreti della vita bolognese: in bici diventa un’esperienza unica.

Info: Biciclette pubbliche a noleggio

Quale pietanza devi assolutamente provare? Quali sono gli angoli più suggestivi della città? Scoprilo con la nostra guida!

7. Trento e Rovereto unite da una pista ciclabile

Scopri Trento in bici

Foto di Alessio Maffeis via Flickr

Anche nel capoluogo trentino potrai vedere numerosi abitanti e studenti universitari muoversi tra le vie del centro in bici e potrai così sentirti parte della città. Dal MUSE, il bellissimo museo della scienza nel quartiere progettato da Renzo Piano, al Duomo e poi sino al castello del Buoncosiglio, con le montagne che fanno da sfondo: Trento è una città a misura d’uomo che offre ai suoi visitatori meravigliosi scorci.

Info: Bike sharing e-motion Guida green a Trento

Da non perdere: l’Itinerario in bicicletta dal MUSE di Trento al MART di Roverto

8. Parma, la città delle biciclette

Parma in bici

Foto di Carrie Zimmer via Flickr

Tra gli edifici storici, la cultura gastronomica, il fiume: Parma è un tuffo al cuore, è una città vivace, è arte e storia, è cordialità e cibo. E per scoprire la sua vera essenza non resta che salire sulla bici e iniziare a pedalare.

Info: La Cicletteria, la nuova velostazione dove puoi anche noleggiare le bici. Vuoi organizzare una vacanza a Parma? Leggi la nostra guida green

Da non perdere: l’itinerario in bici da Parma al Castello di Torrechiara

9. Rimini, pedalare lungo il mare

L'arco di Augusto di Rimini

Foto di LANZATE via Flickr

Le prime cose che ci vengono in mente pensando a Rimini sono ombrelloni, estate e divertimento. Ma Rimini non è solo quello: èstoria e cibo, prima di tutto. I riminesi si spostano in bici e pedalando ti senti davvero parte della città e non semplice turista. Potrai così scoprire l’Arco di Augusto, il più antico e meglio conservato arco romano, il Ponte di Tiberio, le piccole taverne e per poi pedalare lungo il litorale, con le sue spiagge e i suoi pescherecci. È una città dove l’antico si sposa con il moderno e che nonostante la forte vocazione turistica offre un’autenticità tipicamente italiana.

Info: il servizio di bike sharing della città

Leggi la nostra guida per scoprire le meraviglie di Rimini!

10. Pesaro e la Bicipolitana

Pesaro

A Pesaro c’è la Bicipolitana, una metropolitana in superficie dove al posto delle rotaie ci sono le piste ciclabili e al posto dei treni ci sono le bici. Quattro linee, che collegano le diverse zone della città, rendono gli spostamenti su due ruote ancora più semplici. La città di origini romane, tra le colline e l’Adriatico, ha un fascino unico e dal sapore antico.

Info: Bike sharing

Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta penso che per la razza umana ci sia ancora speranza.

(Herbert George Wells)

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Il terremoto che rivoluzionò il corso del Po

Proprio qualche giorno fa ho ritrovato questo articolo, e, visti gli scenari di distruzione che ci arrivano tramite TV e social, mi sembra giusto postarlo. La natura ha una forza immensa e non dobbiamo mai dimenticare che, più che governare questa forza, dobbiamo adeguarci ad essa, tenerne conto quando dobbiamo intervenire sull’ambiente ed evitare azioni che possano aumentarla, questa forza…

17 novembre 1570: il  terremoto che rivoluzionò il corso del Po

di Paolo Rumiz – repubblica.it, 09/08/2015 (tramite blueplanetheart.it, 12/08/2015)

L’hanno trovata, nella pancia della pianura, più di quattro secoli dopo, la faglia madre del terremoto che ha fatto entrare il Po nel suo letto attuale. Che lo ha spostato di 40 km sul ramo principale del delta. Era il 17 novembre del 1570 e la botta, ben documentata dai contemporanei, seminò il panico a Ferrara, provocando morte e distruzione. Ma il danno più grave fu che il fiume abbandonò rapidamente la città degli Estensi privandola del suo secolare ruolo portuale. Fino ad allora il braccio principale del Po aveva tagliato in diagonale la pianura dal meandro di Stellata (confluenza col Panaro) fino alle grandi dune a Nord di Ravenna. Dopo il sisma, nulla fu più come prima e l’acqua prese a incanalarsi nel ramo di Venezia, fino ad allora marginale nell’immensità del Delta.

Si tratta di una sorta di cartolina illustrata per informare la famiglia sui rilevanti danni del terremoto che l’autore, un militare svizzero, aveva visto di persona. Gli effetti sismici a Ferrara furono descritti in corrispondenze diplomatiche, documenti amministrativi e cronache. (Zentralbiliothek Zurich, E. Guidoboni e J. Ebel, 2009)

Questo del 1570 è, da oggi, il terremoto più antico a livello mondiale di cui si sia riusciti a risalire alla forma della frattura in profondità e al suo meccanismo di rottura, rileggendo matematicamente le testimonianze d’epoca sui danni provocati. Del lavoro, portato a termine grazie a un “algoritmo genetico” da due sismologi dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di geofisica Sperimentale, Livio Sirovich e Franco Pettenati, ha dato notizia una delle riviste scientifiche più attendibili del Pianeta, il Journal of Geophysical Research, che con un comunicato stampa ha pubblicizzato i calcoli e le spiegazioni dell’Ogs, compresa l’appendice di carattere storico fornita dai due ricercatori, fatto del tutto inusuale nel panorama scientifico statunitense.

“Fù detto dopo ancor per gli Munari (mugnai) che mentre trete (avvenne) questo quarto terremoto (la quarta scossa, che fu la più forte) il Po gonfiette e fermette il corso suo e tanto crescette l’acqua che era a pari delle rive, e dopo cessato il terremoto calete l’acqua al basso con tanta velocità che quasi tutti li molini che erano alla Stellata nel Po se spicorono dai loro pali dove erano attaccati”. All’origine di tutto sta questo documento dell’epoca, “Memoria de’ gran Terremoti, e Ruine causate da essi nella cità di Ferrara l’anno 1570”, la cui trascrizione settecentesca è stata rinvenuta alcuni anni fa dalla storica della sismologa Emanuela Guidoboni negli archivi della Biblioteca comunale ariostea di Ferrara.

Che il terremoto del 1570 e lo spostamento del Po potessero essere collegati tra loro, era già stato ipotizzato nel 2003 dal geologo Pierfrancesco Burrato, sulla base dello stesso manoscritto e della geologia della regione. Un innalzamento del letto — oggi si sa che potrebbe essere stato anche di soli 10-20 centimetri — poteva aver rallentato e impaludato momentaneamente il fiume prima di fargli riprendere il corso con una piccola onda di piena. In fondo, era da millenni che Po subiva spostamenti verso Nord per via del lento sollevamento dell’Appennino al di sotto delle alluvioni. A Sud dell’attuale corso del fiume, la pianura è segnata da numerosi meandri abbandonati e in secca, come quelli tra Guastalla e Ferrara, ricchi di manufatti antichissimi legati al commercio fluviale.

In questo quadro “errabondo” del Po, i terremoti, assieme alle grandi piene (la più famosa quella che generò la cosiddetta “Rotta di Ficarolo” nel 1152), diventano eventi di rottura di un processo lento, millimetrico, in atto da tempi immemorabili. È la stessa spinta dell’Appennino che ha provocato il doppio sisma del maggio 2012 tra Mirandola e Ferrara e che fa ballare la pianura da sempre. Nel 1117, tanto per dare un’idea, ci fu un terremoto che, secondo un manoscritto trovato in Germania, gonfiò il Po al punto da “formare un arco” fra cielo e terra, “finché l’acqua ripiombò nel suo alveo con un rumore così grande che si sentì per miglia”.

È certo che già prima del terremoto in questione gli Estensi vivessero con allarme una lenta perdita di portata del corso principale sotto le mura di Ferrara e, a causa di questa emorragia, avessero intrapreso, proprio alla vigilia del sisma, importanti lavori di dragaggio. Altrettanto certo è che nel 1580, dieci anni dopo il botto, il corso del fiume aveva già abbandonato la città, decretandone la decadenza, come certifica l’iniziativa di papa Gregorio XIII di far dipingere due mappe (oggi nella Galleria delle carte geografiche dei Musei vaticani), una col nuovo corso del Po e una con il suo tracciato precedente.

Per costruire solidamente il nesso fra sisma e trasloco del fiume a partire dal 1570 bisognava individuare la faglia. Una base di partenza esisteva, ed erano i rapporti dell’epoca sui danni: resoconti immediati di ambasciatori e relazioni diaristiche manoscritte di testimoni diretti, di cui le più importanti sono i tre libri sul terremoto pubblicati in ebraico dal medico ferrarese Azaria Min Haadumim e le testimonianze del grande architetto Pirro Ligorio, successore di Michelangelo alla fabbrica di S. Pietro.

Partendo da qui, si era già arrivati a individuare la distribuzione dei danni nella regione, classificati in intensità tipo Mercalli. È partendo da questa banca dati, curata dall’Ingv, che oggi si è trovata la frattura profonda che riproduce al meglio i danni del 1570. Sirovich e Pettenati ci sono riusciti ipotizzando 4000 faglie possibili e poi altre ancora, fino a trovare la migliore in assoluto: un piano inclinato verso sud-sud-ovest lungo il quale l’Appennino da sotto alle alluvioni risale verso nord-nord-est nell’area fra Rovigo e Ferrara, e del tutto scollegato dalla linea di rottura del terremoto del maggio 2012.

Padania inquieta dunque, da sempre. E il curioso è che quel terremoto provocò anche i suoi sconvolgimenti politici. Il Papa tuonò che il sisma e la fuga del fiume verso Nord erano stati il castigo di Dio contro gli Estensi, rei di aver accolto gli Ebrei in fuga dalla Spagna. Pochi anni dopo il Vaticano si sarebbe riappropriato di Ferrara.

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