Railway to nowhere

C’è sempre una prima volta

Per tutto, e l’età non conta.

Già, perché nella mia consolidata esperienza di pendolare di varia frequenza sulle linee ferroviarie lombarde e liguri, credo di non aver mai viaggiato sulla linea che collega Pavia a Cremona.

Ormai l’EC che prendo per tornare da Genova è il “treno del mare” e arriva a Genova con già venti minuti di ritardo, tutte le sante volte, e stavolta ho deciso di tentare l’avventura scendendo a Pavia per intercettare un altro treno. Che a sua volta doveva intercettarne un terzo, a Rogoredo, con cinque minuti di margine. La possibilità di farcela era pari a fare tredici al totocalcio (a proposito, esiste ancora?).

Poi l’ho visto, il trenino diesel per Cremona, arrivare in stazione. Quello composto da un solo vagone, detto amichevolmente “la supposta”.

Bah, proviamo… almeno mi risparmio un cambio…

E così sono partita per questo viaggio, fra rogge, risaie, campi di mais che hanno vissuto tempi migliori, stazioni abbandonate da tempo, con cespugli di robinie alti mezzo metro fra le traversine di legno del secondo binario, mentre ascolto i Led Zeppelin ma solo perché sul cellulare non ho “Road to nowhere” 

Ma ‘ndo caxxo sta “Motta San Damiano”???

Paradossalmente allontanandosi da Pavia si torna nella normalità, con campi di mais meno rachitici, le villette lungo la ferrovia (quelle anni 70-80, che, se sono dipinte di bianco, vedi bene dove sono i pilastri perché sono isolate ad minchiam), la Galbani di Corteolona col muro scrostato e la scritta sbiadita. La stazione di Belgioioso, dove ci tocca fermarci per incrociare un treno
Un viaggio che se te lo fai in bicicletta ci metti di meno, il treno che non fa in tempo a prendere velocità perché deve già rallentare per la fermata successiva, e la controllora che ogni volta esce dalla cabina guida per andare all’unica porta del treno
16 stazioni in circa 60km fanno meno di 4km fra una fermata e l’altra, una media di 5 fermate ogni mezz’ora. 16 fermate quasi tutte con annesso passaggio a livello e stazione impresenziata, magari pure con finestre murate. Per fortuna che molte le hanno ridipinte. Insomma, non sono tutte come la stazione di Motta San Damiano.

E mentre cerco di non appoggiare troppo la schiena al sedile perché questa vera fintissima pelle blu non sembra pulitissima, e non voglio rovinare la maglietta dei Simple Minds, nelle cuffie finisce “When the levee breaks”.

E non sono ancora a Casalpusterlengo.

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Categorie: intermezzo | 1 commento

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Un pensiero su “Railway to nowhere

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