Al cospetto del Catinaccio

Dove andiamo oggi?

La Conca del Gardeccia è un punto nodale in val di Fassa. Situata in un anfiteatro naturale costituito dalle Cigolade, dal Catinaccio, dal Dirupi di Larsech, è il punto di partenza (o di transito) per numerose escursioni in questi gruppi (Torri del Vajolet, Passo Principe e Catinaccio d’Antermoja, Passo Coronelle, Passo Scalette e Lago Antermoja). E’ servita da servizio bus navetta ed è raggiungibile dal Ciampedie (circa 45 min di gradevole passeggiata nel bosco) o mediante seggiovia da Pera, che al momento non è utilizzabile: è stata smantellata per essere sostituita con un impianto moderno. Ci si può arrivare anche in inverno, con le ciaspole, neve permettendo… ma negli ultimi anni le ciaspole si sono rivelate del tutto superflue.

Il Vajolet

La zona è però critica dal punto di vista idrogeologico: la conca dove sono situati i rifugi Gardeccia e Stella Alpina è stata più volte interessata da colate di fango e sassi trascinati dai torrenti che scendono dalle montagne circostanti, e anche la strada di accesso non è da meno. Locali mi hanno raccontato che, quando è stata realizzata quella strada, i “vecchi” dicevano che era una fesseria realizzarla su quei versanti. Ricordo che i primi anni che venivo qui in vacanza si poteva arrivare in macchina fino al Gardeccia, ed era un delirio. Macchine che si incrociavano sulla strada stretta e che venivano parcheggiate ovunque nei pressi del rifugio. Poi la strada ha avuto cedimenti, è stata chiusa per essere sistemata e da quel momento (primi anni novanta) è stato istituito il servizio bus navetta. Indubbiamente ciò ha portato benefici, alla strada, all’ambiente, al benessere di chi viene qui perché avere la zona antistante un rifugio di montagna ridotta ad un parcheggio stile centro commerciale non è proprio ciò che ci si aspetta da una caratteristica valle dolomitica. Periodicamente però si verificano frane e dissesti, l’ultimo episodio è questa estate, quando tre diverse frane hanno interessato la strada (ripristinata, peraltro, in temi rapidissimi). Mi vien però da dire che questi luoghi sono belli, paradossalmente, proprio grazie al loro essere fragili, perché le guglie frastagliate dei Dirupi di Larsech non sarebbero così se il materiale non tendesse a sgretolarsi sotto l’azione degli agenti atmosferici, e prati e boschi ai loro piedi si sono formati con i detriti caduti dall’alto. Il problema è, semmai, umano. Siamo noi che costruiamo in territori delicati, e siamo sempre noi che acceleriamo gli eventi causando l’estremizzazione degli eventi atmosferici.

Ma torniamo a noi. Stavolta voglio parlare di questa valle da un punto di vista diverso, ovvero… sopra a due ruote. Qualche anno fa il Gardeccia è stato arrivo di tappa del Giro d’Italia, in una giornata con un tempo abbastanza infame che non ha consentito agli spettatori di apprezzare la bellezza dei luoghi, ai tifosi presenti lungo la strada di godersi appieno la giornata… e ai ciclisti di arrivare asciutti e non infreddoliti al traguardo. Ma, oltre con la strada asfaltata (che presenta pendenze di tutto rispetto), qui ci si può arrivare in mtb, sfruttando le forestali che risalgono i pendii della valle, ai piedi del Ciampedie e delle Cigolade. E non solo…

Come ci arriviamo?

Il percorso che propongo qui è segnalato in valle con il numero 208. Io, purtroppo, ho dovuto fare una variazione a causa dei lavori in corso per il rifacimento della seggiovia. Mi avevano segnalato la chiusura di un tratto di forestale, quindi mi sono sobbarcata un lungo tratto a spinta per evitare di beccarmi insulti dagli operai (che in realtà erano impegnati altrove, ma ovviamente non potevo saperlo).

Il tracciato

Profilo altimetrico

Parto, come mio solito, da Meida, strada de Ciancoal. La percorro in discesa fino ad immettermi sulla strada bianca che porta, in sinistra Avisio, al parco giochi di Pera e poi verso Canazei. Arrivo fino al bivio che porta in Mazzin, attraverso l’Avisio e imbocco la ripida salita che porta in paese. E qui ho una piacevole sorpresa. Dovete sapere che proprio lungo la strada principale di Mazzin (non la statale, quella più a monte) c’è un edificio è vuoto da anni e fatiscente. Fino a qualche anno fa, sulla facciata si leggeva ancora il nome “Jackob Cassan”: è un edificio denominato Cèsa Battel, Casa Cassàn, Casa del Moro, o “castello” per la presenza di una torre cuspidata. Si tratta di uno dei pochi esempi superstiti di edificio rustico-signorile. Ha impronta romanica. Nel XIX secolo ospitava la “Locanda dell’uomo nero” (Gasthaus zum schwarzen Mann), di proprietà di Jackob Cassan. Si raccontano molte cose relativamente alla storia di questo edificio. Le testimonianze parlano di un mercante proveniente dall’Africa, Jakob Cassan, e per questo detto, appunto, “uomo nero”, dal colore della pelle. Sembra che in questa antica costruzione si udissero nottetempo lamenti, sospiri, passi, porte che sbattevano, finestre che si aprivano improvvisamente nel cuore della notte. Varie le ipotesi per i fenomeni riportati nel tempo. Alcuni parlano di un soldato morto in quella casa. Altri ancora ritengono responsabile dei fatti misteriosi la stessa figlia di Jakob Cassan, che in seguito a una delusione amorosa si uccise gettandosi dal terrazzino dell’ultimo piano.

Da Mazzin vista verso la Val Udai, chiusa dal Sas Mantèl

Casa Cassan, particolare delle decorazioni a tempera. Sullo sfondo Sas Mantel

Casa Cassan pre-ristrutturazione

Il Comune aveva, in passato, chiesto alla Provincia aiuto per rilevare l’edificio e ristrutturarlo, ma senza risultato. Ora qualcuno si è cimentato nell’impresa di recuperarlo per ricavare appartamenti. Sono ben contenta che si prosegua nel lavoro di recupero dell’esistente senza occupare nuovo terreno, in particolare di un edificio che in origine doveva essere veramente bello e che stava diventando pericoloso per i passanti. Spero solo che non ne venga alterato l’impianto.

Ritorniamo al percorso. Si svolta a sinistra per uscire dal paese, in leggera discesa, e si imbocca il viottolo per Ronch. Questa mulattiera fa parte della rete di sentieri Troi di Ladins, che veniva utilizzata dai valligiani per spostarsi fra i paesi di mezzacosta e le valli laterali senza dover necessariamente scendere a fondovalle. Lo sterrato presenta numerosi strappi, a tratti la ruota tende a slittare. L’ultimo tratto, che si immette su un tornante della strada asfaltata che sale al Gardeccia, è particolarmente ripido e con fondo un po’ sabbioso.

Raggiunti la strada asfaltata la si percorre in salita verso Ronch, e oltre fino a Mazzin. Qui, seguendo i cartelli, si svolta a destra imboccando una strada asfaltata che è un piccolo balcone con vista sul gruppo del Sella. La strada, entrando nel bosco, diventa sterrata, con alcuni tratti in acciottolato, e si sa, acciottolato vuol dire ben ripido….

L’alta Val di Fassa da Ronch

Nel complesso, comunque, la forestale è abbastanza pedalabile, si prosegue inizialmente verso la Val Udai, con un tornante si riprende la direzione de direzione Gardeccia, attraverso i boschi ai piedi dei Dirupi di Larsech. E’ un percorso bello e poco frequentato: non è una strada che rientra dei tradizionali percorsi escursionistici, anzi mi pare che non sia nemmeno segnata sulle mappe. Porta fino ad uno spiazzo dove si trovano una mangiatoia per gli animali selvatici e un crocefisso, spesso usato per accatastare la legna. Si comincia poi a scendere, su un fondo generalmente regolare… ma che si fa piuttosto sassoso man mano che si scende.

Ai piedi del Larsech

Ci si immette sulla strada asfaltata che sale al Gardeccia, poco dopo quella che, qualche anno fa, era la Baita Regolina (anni fa ero venuta qui per cena, e avevo mangiato veramente bene, io avevo scelto un profumatissimo orzotto con fiori di campo). Si passa il “guado”, si sale ancora per un breve tratto e poi si svolta a sinistra seguendo le indicazioni, lungo la vecchia strada per Gardeccia. Si passa il ponte…e si trova il muro. Una salita molto ripida (a tratti raggiunge il 30%) e che non molla assolutamente. In teoria si dovrebbe percorrere un tratto piuttosto breve, per poi svoltare a sinistra, verso Pera ed imboccare la forestale che risale lungo la pista da sci. Per i motivi che ho spiegato prima io ho tirato dritto, quindi ho spinto la mtb fino in cima. I tentativi di salire in sella, fatti approfittando di qualche punto meno ripido e con un viottolo laterale a fare da corsia di immissione, si sono rivelati fallimentari, come ampiamente previsto…

Lungo la pista da sci

Si arriva così sulla pista da sci e si svolta a destra. E tutte le volte che arrivo qui, percorrendo questo tratto di forestale, faccio sempre lo stesso pensiero. Mi ricordo di quanto percorrevo questa pista da principiante, con la tavola, e le madonne che tiravo perché in alcuni tratti non riuscivo a far scorrere la tavola e mi impiantavo. Ecco, a farla in salita sono comunque madonne, ma per motivi totalmente diversi. Le rampette che in discesa erano una benedizione per riprendere velocità, a farle in senso contrario strappano non pochi insulti…

Dirupi di Larsech

Si arriva a Pian Peccei, un ampio prato da cui partono le seggiovie che servono le piste da sci del Ciampedie: una di queste ha, più a monte, la variante “Tomba”, che già ad attraversarla in estate, lungo il sentiero che collega Gardeccia e Ciampedie, fa abbastanza impressione per quanto è ripida, mentre le altre sono comunque tutte piste rosse.

Ex Rifugio Catinaccio

Si rimane sulla destra, salendo fino a dove si trova una sbarra verde che chiude una forestale. La si imbocca in direzione Gardeccia. Da qui in poi c’è pochissimo dislivello; qualche tratto un po’ rognoso, magari perché il fondo è sconnesso, lo si trova comunque, ma nel complesso è un bel tratto pedalabile, pur se parecchio frequentato in agosto. Il tratto più antipatico è in corrispondenza dell’immissione del sentiero che arriva dal Ciampedie. Da qui manca poco, e si raggiunge il rifugio Catinaccio, chiuso da 4-5 anni. E’ un peccato perché si trova in una posizione tranquilla. Certo, aveva bisogno di (consistenti) lavori di ristrutturazione, ma poteva comunque mantenere una sua “fetta di mercato”, rinnovandosi mantenendo il suo carattere di rifugio, senza diventare, cioè, l’ennesimo “albergo in quota” come invece è successo a molte strutture.

Piccola divagazione. Qualche anno fa (ovvero l’ultimo anno che l’ho trovato aperto) sono venuta qui a piedi, salendo dal paese, insieme alla mia famiglia, ad un amico e alla sua compagna. Ai tempi mio figlio faceva ancora l’asilo. Troviamo posto all’interno, ci sediamo. Arriva una signora a servirci, che, mentre prende gli ordini, mi fissa e se ne esce con un “…camping Catinaccio?!?!?”. La fisso. Orco boia… Arianna!!! Milanese, qualche anno più di me, era nella compagnia del campeggio di Pozza, quando eravamo ggiovani. Dopo la scuola aveva cominciato a lavorare qui in estate (i suoi si fermavano qui praticamente tutto l’anno), e qui si era sposata. Da allora, credo di averla vista per caso una volta in giro per il paese (mentre i genitori, che sicuramente di me non si ricordano, li ho incrociati spesso). E la ritrovo qui, dopo tanti anni, che gestisce il rifugio, mentre i tre figli giocano sul prato e sulle rive del “laghetto” sul retro (ora interrato). E mi viene un po’ da ridere a vedere questi marmocchi che crescono allo stato brado (esagero, ovviamente…), mentre da noi ci sono genitori che corrono dietro ai figli per pulir loro le mani con l’amuchina… Ok, fine divagazione.

Ex Rifugio Catinaccio

In ricordo del “Diavolo”

Si passa dietro al rifugio, dove già si cominciano a vedere le cime del Vajolet, si passa il torrente e si percorre l’ultimo tratto fino al Gardeccia.

Intendiamoci, da qui non si vedono le Torri del Vajolet come nelle foto da cartolina (per quello bisogna camminare ancora un’ora e mezzo circa, l’ultimo tratto è un sentiero su roccette), ma l’anfiteatro merita comunque, con le cime del Larsech verso Nord, talmente vicine che nelle foto non entrano tutte, e la parete del Catinaccio, inconfondibile con le sue macchie scure, verso Ovest.

Vista verso le cime fra la Marmolada e Costabella

La torta alla ricotta ha il suo perché

Generalmente la merenda ristoratrice la prendo al bar Edelweiss, perché è più tranquillo e ha una bella terrazza in legno, con vista su Larsech e, in lontananza, Marmolada. Il tempo di gironzolare un po’ di fare qualche foto, e di verificare cos’è quell’assembramento di persone sul prato, fa molto gita della parrocchia, o gruppo scout. Guardo meglio: c’è il prete che dice messa. OK, meglio mettersi in sella prima della benedizione finale, perché se li becco sul sentiero al ritorno è un bel casino.

Ripercorro la strada dell’andata (beh, in discesa è una bella goduria), svolto a sinistra lungo la discesa ripida che mi ha portato qui. Causa fifa, e non solo (ho problemi alla regolazione del sellino, non riesco ad abbassarlo in discesa e mi sembra di ribaltarmi) scendo e la faccio a piedi fino alla deviazione per Pera. Risalgo in sella e mi faccio l’ultimo pezzo, passando sotto la seggiovia e sbucando sulla paseggiata “sora i prè”. Scendo fino alla statale, la attraverso e vado verso il lungo Avisio che attraverso di fronte ai prati di Fraines: l’appuntamento è al parco giochi di Pera, dove la famigliola mi attende.

Dati tracciato

Lunghezza:          18.7km

D+:                        810m

Quota minima:   1357m slm

Quota massima: 1994m slm

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Categorie: i miei giri, mtb | Tag: , , , , | 1 commento

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