Le storie dell’ultratrail

Il campione, la wonder woman e il medico: le storie dell’ultra trail dei castelli valdostani

Si è svolta la prima edizione del Tor des Châteaux: nel tracciato da 170 chilometri vince Oliviero Bosatelli, nel percorso da 100 chilometri prima assoluta Simona Morbelli

di Franz Rossi – repubblica.it, 16/05/2017

Pagina di quotidiano divisa in due sezioni uguali: da una parte la cronaca dell’incendio doloso di quattro auto a Quart e dall’altra una grande foto del runner Oliviero Bosatelli mentre spicca da vincitore uno dei suoi tradizionali salti proprio sulla linea del traguardo della 170 km del Tor des Châteaux, prima edizione. Pagina su cui i fans del “Bosa”, arrivati da Bergamo in gran numero, hanno ironizzato non poco. Perché lui, il campione bergamasco vincitore anche del Tor des Géants dello scorso anno, di mestiere fa il vigile del fuoco e dunque non poteva esserci accostamento migliore su cui fare battute.

Per rimanere a Quart non è stata invece presa bene, dalla società organizzatrice VdA Trailers e dai valdostani stessi, la mancata illuminazione del castello della suddetta località quasi alle porte di Aosta.

Tutte le altre dimore storiche della valle erano illuminate al passaggio notturno dei corridori, creando scenari di grande effetto e dando al tempo stesso ampio riscontro al nome e agli intenti anche culturali della manifestazione. Ma a Quart buio pesto, neanche una candela alla finestra. Chi dice per vecchie ripicche mai sopite, chi per malintesi, chi ha rimpallato competenze sulla gestione dell’interruttore generale. Fatto sta che è intervenuta una task force notturna prontamente inviata dall’assessorato alla cultura per riportare la luce sulla cupa vicenda.

Corsa veloce, ma anche massacrante, la 170 km; vuoi per le diversità del terreno, vuoi per i dislivelli (4mila metri positivi) vuoi per i cambiamenti climatici, dalle piogge al vento freddo della notte al caldo torrido del giorno. Non poteva vincere che un runner eclettico, preparato, resistente, incapace di demoralizzarsi. Anche se ne avrebbe avuto il motivo, considerando che si è perso almeno quattro o cinque volte nei punti cruciali, ovvero nei pressi dei paesi, dove le vie spesso si incrociano, si mescolano, si perdono nelle piccole piazze irregolari. Colpa di una segnaletica non particolarmente efficiente, di beceri atti di vandalismo spicciolo (lo stesso vincitore ha raccontato di fettucce strappate), di furtarelli da parte per lo più di passanti occasionali a cui le aste delle bandierine vengono utili per tener su le piantine dei pomodori nell’orto o di ragazzini a cui i piccoli stendardi gialli fluorescenti servono da catarifrangenti per la mountain bike.

Non è stato l’unico a perdersi il concorrente bergamasco, ma tutti sono stati riportati sulla retta via grazie al contatto telefonico con la sala comando, che ha sempre una dettagliata cartina sott’occhio. Questa sì segnalata con dovizia di particolari.

La corsa non ha età, o meglio, non c’è una età in cui non si può correre. E bene, anche. Lo ha dimostrato, sempre nella 170 km, il medico piemontese Tarcisio Fresia, al traguardo di Piazza Chanoux come una rosa fresca, asciutto e pimpante come quasi nessun altro, persino elegante (non a caso la sua società è sponsorizzata dalla Ermenegildo Zegna). Decimo assoluto e con il tempo di 23 ore. Mezz’ora prima della prima donna, Marina Plavan, anche lei piemontese, un lavoro in banca, due figlie oltre i vent’anni e ampi successi conquistati nelle corse in montagna. Il dottor Fresia avrebbe potuto far qualcosa di meglio, ha detto un suo assistente lungo il percorso, ma non è riuscito a prepararsi al meglio perché ha dovuto anche badare a sua madre, ultranovantenne. Dimenticavo: il dottor Fresia ha 72 anni.

La 170 km non è stata l’unica gara ad avere protagonisti sorprendenti. Infatti sullo stesso percorso ma con uno sconto sul chilometraggio, si è disputata anche una gara, diciamo così, corta, una 100 km. In cui gran favorito era l’idolo di casa, Giuliano Cavallo che, di corsa o in bici, si allena su e giù per la Valle d’Aosta tutto l’anno e il percorso lo aveva pure provato più volte. A lui la mancanza di segnaletica gli ha fatto dunque un baffo.
Ma a un certo punto, esattamente all’84° chilometro, i crampi si sono dimostrati più forti della preparazione e della determinazione. Così la  corsa di Giuliano è terminata in una gelateria. Per conservare almeno un po’ di buonumore.

Quindi strada spianata per la concorrente alle sue immediate spalle. La concorrente, sì è giusto; Simona Morbelli, gentile e determinata signora piemontese adottata dalla Valle d’Aosta dove pratica tutti gli sport di montagna nel tempo che l’essere madre di due figlie le concede; una atleta di primo piano che i trail, anche quei che contano nel calendario internazionale, se li conquista con uno smagliante sorriso sulle labbra e una fisicità che sembra sempre di tutto riposo. Non dico come andare a fare shopping ma quasi. Simona ha sempre seguito Cavallo da vicino, all’insegna della continuità e della costanza; segno di una grande preparazione e di una altrettanto grande capacità di saper gestire la gara e le sue difficoltà. Alla fine la notizia vera non è stata la sua vittoria, dunque prima assoluta nella gara e prima, di conseguenza, anche della classifica femminile, ma il forzato ritiro del suo compagno di squadra – stesso team Salomon – Giuliano Cavallo.

Organizzatori molto soddisfatti, non c’è che dire, anche se si aspettavano qualche atleta in più; ma non tutti i mali …. Perché se avessero smarrito le strade notturne qualche centinaio di concorrenti allora sì sarebbero stati bei problemi nell’indicare loro il viottolo giusto.

La prima edizione molto apprezzata dai runner e molto supportata, specie dai Comuni della valle e dalle solite centinaia di volontari, ha così dato modo allo staff di VdA Trailer di prendere nota dei piccoli ingranaggi da oliare in vista della prossima tornata. Intanto c’è da pensare al Gran Trail di Courmayeur di luglio e al Tor des Géants e Tot Dret di settembre, quando oltre un migliaio di concorrenti torneranno a correre nel silenzio delle alte quote. Dove a strappar via le bandierine gialle saranno al massimo indisciplinate mucche brade o camosci curiosi.

 

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Categorie: escursionismo, trail | Tag: , | Lascia un commento

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