La bicicletta è una forma di felicità

di Marilena Lucente, bicizen.it, 11/06/2015

Non l’avrei mai detto, forse sino al giorno prima. Ma è prova provata: la bicicletta cambia la vita. Oggi non saprei immaginarmi senza. È incominciato per caso, una risposta di emergenza dettata dalla circostanza. Poi, è bastato un momento di consapevolezza, ed è stata scelta di vita, che tutt’ora dura.

Correva l’anno 2002, pochi giorni prima dell’inizio della scuola. Parcheggio di un ipermercato, quando ancora gli ipermercati erano oggetti luccicanti nel buio delle periferie e ogni settimana se ne apriva uno giurando che era il più grande d’Europa. Ne hanno rubato di spazio, quelle scatole di cemento ora sempre più vuote e tristi. A me invece, nel parcheggio dell’ipermercato hanno rubato un’automobile. Lancia Y Elefantino, pochi mesi di vita, due seggiolini per bambini, di cui uno nuovo di zecca e una vita da mamma trafelata da portare in giro. Quando sono andata in Caserma a denunciare il furto mi hanno persino rimproverato: “Dovevate saperlo che sicuro che questa ve la rubavano”. Giuro che no, proprio non sapevo. Quelli dell’assicurazione mi promettono che faranno di tutto per accelerare i tempi del rimborso: sei mesi e potrò ricomprare una nuova auto. Sei mesi sono proprio tanti.

Avevo trentacinque anni e dall’età di diciotto non avevo mai trascorso un giorno senza auto. Sono costretta a tirare fuori la bicicletta dal garage, quella della domenica, di qualche pomeriggio d’estate per raggiungere i giardinetti. E incomincio. Prima solo per andare a lavoro – insegno e in tutte le scuole che ho frequentato non ho trovato quasi mai una rastrelliera – poi prendo coraggio e all’arrivo della primavera, la attrezzo con i sediolini, uno avanti e uno dietro. Le temperature sono ancora basse, abbiamo sempre l’irrazionale convinzione che i bambini e il freddo sono nemici giurati. Invece…

Invece i giorni trascorrono con sciarpe e cappellini, nasini rossi, certo, ma anche una nuova allegria che viene dal cantare mentre pedalo e loro si guardano intorno. Davanti a me il piccolo, ha compiuto da poco un anno, dietro il grande, quattro anni e mezzo, che mi abbraccia forte tutto il tempo. Nel frattempo scelgo la nuova auto, il colore, il modello. Ci siamo quasi. Arriva anche la telefonata che mi dice che posso passare in assicurazione a ritirare il premio. Sono alla finestra e vedo parcheggiata un’auto proprio come quella che voglio io. La guardo. E mi accorgo di non desiderarla più. La guardo meglio. Non è che non voglio quel modello, non voglio la macchina. Non mi piace il pensiero di mettermi di nuovo al volante, di allacciare le cinture ai bambini, di preoccuparmi se uno piange, di tenere l’altro sotto controllo con lo specchietto retrovisore. La guardo ancora.

Ho scoperto che posso raggiungere tutto quello che mi serve in bici, e in fondo Caserta, è qui che viviamo, è pianeggiante, si può percorrere in poco tempo. La sera ne parlo con il papà. Decidiamo che avremo una sola auto, quella che a lui serve per andare a lavoro. La useremmo per andare fuori città, per le vacanze. Quanto a me, se mi accorgo che ci sono troppe difficoltà, andiamo subito in concessionaria. “Va bene?”

Sono passati tredici anni, le biciclette sono diventate quattro. Sono cambiate nel tempo, ma non ne abbiamo più fatto senza. I primi tempi ho imparato a organizzarmi, soprattutto quando i bambini erano piccoli. Consegna della spesa a domicilio, un accordo con un tassista che mi faceva dieci euro a tratta per gli spostamenti serali, o quando pioveva, o avevamo i bagagli; turni tra mamme e papà per accompagnare i ragazzini a scuola; solidarietà delle amiche sempre disposte a venirmi a prendere in caso di bisogno. Nel frattempo è cambiato quasi il nostro armadio, pieno di vestiti comodi e colorati; le biciclette hanno cestini per la spesa e borse sulle ruote posteriori. Appena possibile usciamo tutti e quattro in bici, ma spesso si aggiungono amici, che come noi hanno sperimentato che la bicicletta è una forma di felicità.

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Categorie: mobilità sostenibile | Tag: | Lascia un commento

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